- Ambiente
- Animali
- Architettura Armi Guerre Terrorismo
- Arte e cultura
- Atti e Documenti
- Avere
- Benessere e Salute
- Cibus&Food
- Collezionismo
- Cronaca Nera e Giudiziaria
- Economia
- Fammiridere
- Fiere
- Florance
- Fotodoggi
- InMusic
- Insieme dove
- Mondipossibili
- Operaprima
- Opinioni Interviste Inchieste
- Religioni e Spiritualità
- Saperi
- Scienze e Tecnologia
- Scritture
- Skenet
- Società
- Sorgenti
- Sport e Giochi
- Storia
- Tuttoquelchevuoi
- Vedi anche
- Vegacibus
- Vegadinner
- Vita indipendente
RETROSPETTIVA POLITICA
Inserito da Redazione il Lun, 2009-03-16 18:01
Quando la Rete è la fantasia dei collant dell'amante
Basta guardare indietro!! Che cosa c'è? Craxi, Andreotti, Forlani, Formica, Martelli... e poi Veltroni, Dalema... Pecoraio Scanio e Bertinotti in cashmere ... Bossi, Casini, Fini e Berlusconi... Basta! Che sono questi statisti? E' che un popolo li ha votati turandosi il naso per anni! Ora basta!... respirate fratelli che siete già cianotici! Grillo e i Grillini? Uno squasso di coscienze, ma fan parte del sistema: vedi suo editore, ex Telecom partner, un affare mediatico! Alimentate solo le loro tasche... Se qualcosa di positivo han detto, bene, ora andate con le vostre gambe perché con questi non si va da nessuna parte! E i giovani che han voglia di impegnarsi seriamente in politica non possono essere mandati al macello. Uno "Stato canaglia" è facile preda dei comici... ma non sono statisti... Chi ci mandiamo Beppe Grillo a parlare con Obama?
Certo Benigni, altra dimensione, si abbracciò con Clinton ma per la sua arte unica... il suo film, il suo genio parlarono al mondo... a ognuno il suo mestiere. Quando i potenti e gli umili si incontrano non per consenso, ma perché han qualcosa da dirsi, vuol dire che quel luogo del mondo sta volgendo in meglio.
Non è con le piazze che si cambia una nazione... sappiam tutti che han combinato le piazze... L'ultimo che l'affollò poi si dimise!
Il cambiamento lo dobbiamo cercare dentro di noi, con l'intelligenza dell'agire quotidiano, con l'amore solidale, con le virtù dell'esistere.
Nessuno ve lo ha detto che la rivoluzione digitale si è propagata e che questi parlamentari hanno i giorni contati? Quello scenario del Parlamento è un museo? Questi politici sono improponibili non solo alle cronache locali, ma soprattutto in quelle internazionali. E' il vuoto creato dall'imbecillità delle segreterie politiche dove si contrattava e si contrattano le poltrone. Uno squallore, basta guardarli in faccia, negli occhi e vi troverete la rovina della nazione. Il politico di oggi deve avere una dimensione che questi non hanno. Sono ridicoli, se poi scendiamo nelle segreterie locali è la casba... da lì non può venir fuori nulla di buono! Non si possono mettere dei taxisti al comando di una navicella spaziale e nemmeno degli asini, con tutto rispetto per l'intelligenza animale.
La rivoluzione digitale ha decretato la rottura dimensionale con la società industriale, postindustriale, con il territorio e con il passato. E questa rottura deve avvenire anche in politica... non è possibile alcuna continuità. La Rete non ha spazi geografici... e la cultura del territorio ha sempre prodotto sangue! E'necessaria una radicale demarcazione, altrimenti è come correre nei sacchi.
D'altra parte chi agisce nel nuovo mondo vede in quali "ambienti" opera! Sono forse Google, Yahoo, Youtube, Microsoft, Sun, Mac, Facebook, Twitter, i principali programmi applicativi comuni, ambienti Italiani? Per non parlare dei colossi: Ibm, Hp e Dell.
Possono essere Napolitano, Dalema, Berlusconi i nostri riferimenti per abitare questo nuovo mondo? NO!!!
Il digitale delegittima l'esistente rappresentanza politica che ha impedito, in Italia, per propri interessi il nuovo ed è incapace di cogliere i valori della civiltà digitale. Loro per noi non esistono, come noi non siamo esistiti per loro quando proponevamo e tracciavamo la nuova strada maestra. Loro avevano l'Alitalia, le Ferrovie, le betoniere, la ferraglia mobile da alimentare: almeno avessimo qualcosa di cui essere orgogliosi! Tutti conosciamo l'epilogo!
La storia ci insegna: chi possiede la tecnica di quel periodo ne determina le politiche. Chi prese il potere nell'era della comunicazione in Italia? Scontata la risposta!
Ora chi opera in rete si pone altri referenti e bypassa questa ignoranza di Stato! Non c'è più il farsi in differita, ma c'è l'esserci e il divenire in diretta! E da qui il crollo della burokratia incapace di poter gestire e manovrare il vivere di un Paese.
Oggi si risiede in rete e si abitano i luoghi. I nostri politici sono rimasti ancora all'amministrazione del territorio, che fanno peraltro male, in disinvolta corruttela o per interessi personali... distruggendo il distruggibile, senza alcuna capacità di pensiero etico, estetico... han ridotto la cultura a decorativismo. Hanno saccheggiato la qualità artistica e ambientale di un Paese, hanno impedito il divenire del pensiero artistico, letterario, scientifico... i cervelli costretti a migrare e nelle sedi in cui si elaborava la cultura hanno privilegiato le baronie, le celebrazioni, gli eventi... Hanno usato la cultura per creare voragini di bilancio, uno spettacolo ridicolo dove la genia del Rinascimento è stata deturpata.
I politici italiani sono solo il vecchio che ha prodotto questo disastro, quindi niente sconti, ma per favore si tolgano dai piedi... vadano a fare i politici in altra nazione... sperando che qualcuno se li prenda! E voi italiani aprite gli occhi e ribellativi a questa soggiogante imbecillità! E' tempo di una nuova resistenza o di esodo per debellare gli invasori di campo!...
Ma che volete da un Paese in cui primeggia la consorteria mafiosa? "Nell'epoca dello spettacolare integrato -scrive Debord nel 1967- la mafia appare di fatto come il modello di tutte le imprese commerciali avanzate... Quando si hanno soldi e amici, si ride della giustizia". 2009, possiamo forse dire che non fu profetico?
Guardate che si fa della ricerca. Mi scrive un amico:
"ho avuto notizie che la ricerca scientifica in Italia è più in difficoltà che mai.
Molti laboratori di ricerca tra i più avanzati su Milano, e non solo, sono a rischio di chiusura o stanno chiudendo. I motivi sono di due categorie: l'assoluta incapacità del governo (non solo questo ma anche di tutti i precedenti) di investire su questo settore strategico e sul quale invece la maggior parte dei paesi più dinamici in Europa ma soprattutto gli Stati Uniti (vedi Obama con la riapertura dei fondi federali sulle staminali embrionali) e tutto l'Oriente e l'Estremo Oriente stanno puntando. Alla Ricerca e Sviluppo oggi in Italia viene destinato meno dell'1% del PIL, in Europa siamo mediamente oltre il 2% e in molti paesi (India, Cina, Giappone, Stai Uniti) si va oltre il 3% e in qualche caso oltre il 5%. Senza contare gli investimenti privati che altrove finanziano tutta la ricerca, quella di base e quella applicata, mentre in Italia il privato (le fondazioni, le banche, e chi detiene il potere economico) finanzia essenzialmente la ricerca applicata, spesso quella degli amici e non in base a criteri di efficienza o potenzialità ma in base a criteri clientelari.
Il secondo motivo è di tipo strutturale e di sistema-paese: le aziende più importanti, i finanziatori che ci sono se ne vanno e chi vorrebbe venire a investire in Italia invece ci rinuncia perchè le tasse sono troppo alte, la burocrazia ancora asfissiante, la giustizia totalmente inefficiente, la classe politica e le politiche assolutamente inadatte a sostenere lo sviluppo e i settori più avanzati.
Cito un caso di cui sono venuto a conoscenza: esiste a Milano un centro di ricerca in campo oncologico tra i più avanzati in Europa che conta circa 800 persone, in gran parte ricercatori. La proprietà un paio di mesi fa ha mandato una lettera a tutti i dipendenti in cui li avvisava che entro fine Aprile o trovava nuovi finanziatori o chiudeva, probabilmente per trasferire le attività altrove, in paesi più accoglienti e interessati.
Questo è il deserto che si prepara in Italia nei prossimi anni."
Cosa hanno fatto di male gli italiani per meritarsi questa politica da farabutti?
Il popolo della Rete deve darsi una sua credibile rappresentanza politica con cui percorrere insieme il lungo cammino dell'autodeterminazione democratica. E' necessaria una netta demarcazione col passato, con chi pensa di governare o fare opposizione, peggio ancora, delineare il futuro di un Paese, senza conoscere le logiche della nuova civiltà derivante dalla rivoluzione digitale!
Se l'obiettivo è l'autodeterminazione democratica, quale il percorso? Occorrono persone che abbiano maturato la coscienza e il carisma.
Stante la natura dell'attuale contesto, non credo che questo obiettivo di autodeterminazione sia perseguibile, se non attraverso il cambiamento proposto dal "grande stile della società della tecnica guidata dalle scienze moderne, dalla filosofia e dalla poetica". E' la società della tecnica che sta facendo crollare tutti i tasselli dell'era industriale, dei servizi e della sua stupida burokratia. L'organizzazione sociale digitale insiste sulla logica neuronale che non è la stessa cosa di quella lineare analogica! In rete si è collegati e si coopera! Il successo dei socialnetworks ne è la riprova.
Vorrei evitare, vista la facilità con cui uomini e donne della prepotenza, periodicamente insidiano la Rete, con trovate jurassiche, che qualcosa in tal senso prima o poi avvenisse. E se fino ad oggi non è accaduto è perché ci sono interessi di gruppi di potere economico e politico mondiale che al momento lo impediscono, altrimenti lo avrebbero già fatto. Ma una volta che il mercato sarà a regime, che succederà? Senza una coscienza e responsabilità politica la Rete sarà in balia di chi in questi anni costituisce i nodi vitali del potere, le redini del nuovo mondo. Esserne fuori significherà non partecipare ai processi decisionali. Quel che fu la finanza per l'industria!
Il digitale ha in sé la filosofia del personal e quindi della valorizzazione individuale e della collettività collegata e cooperante. E' necessaria però la consapevolezza dei mezzi e la conoscenza delle logiche che sottendono la civiltà digitale e della tecnica. Così come lo era per i contadini conoscere la terra, le sementi e le stagioni.
Mai prima d'ora c'era stata una collettività mondiale così tecnicamente collegata. Il popolo della rete deve darsi una dimensione politica che non è e non può essere ridotta all'"l'amministrazione dei luoghi!!!".
Ecco perché ho proposto anche un po' provocatoriamente un sondaggio "Obama Wire President". Il popolo della Rete ora ha bisogno di politici così!... non di comici professionisti o da avanspettacolo e politici insipienti. La politica non può essere ridotta ad amministrazione locale!
E il riferimento non è più nazionale, ma è costituito da quelle persone che hanno dimostrato di avere le conoscenze, la visione, le relazioni, la tenuta etica, interpretazioni della civiltà digitale e dei saperi delle nuove scienze.
Nel momento in cui si agisce e si vive con strumenti e mezzi che esulano dal proprio territorio, ci si realizza e si risiede principalmente in rete, si ha di per sé, inesorabilmente, altri referenti politici non certo questi figuranti obsoleti o affaristi della politica italiana da cui non ci si può sentire rappresentati. Figuriamoci non san trattare nemmeno i rifiuti!! E una comunità nascente non può essere né restare in balia di un magistrato, di una ex soubrette o di un politico che della logica della rete pensa sia la fantasia dei collant della sua amante. (Parma, 16/03/2009)
Luigi Boschi











Commenti recenti
12 ore 32 min fa
12 ore 41 min fa
12 ore 44 min fa
19 ore 56 min fa
22 ore 38 min fa
1 giorno 21 min fa
1 giorno 12 ore fa
1 giorno 22 ore fa
1 giorno 23 ore fa
2 giorni 12 ore fa