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La vita sta cambiando pelle

Alimentazione

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La dieta vegana crudista per sconfiggere il diabete: mito o realtà?

Convivere con il diabete mantenendo una buona qualità di vita è certamente possibile, come dimostra l’esperienza quotidiana di tanti diabetici. Allo stesso modo è chiaro che nella gestione di questa malattia l’alimentazione ha un ruolo di primo piano: si tratta di un principio che nessun endocrinologo si sognerebbe di contestare. L’iniezione di insulina – l’ormone che regola il livello di glucosio nel sangue – rimane, però, necessaria per mantenere la glicemia nei giusti limiti nei pazienti affetti da diabete di tipo 1 e, in alcuni casi, nei malati di diabete di tipo 2. In effetti, sotto la generica etichetta di “diabete mellito”, vengono ricondotte due malattie completamente diverse, accomunate semplicemente dal sintomo dell’aumento del tasso ematico di glucosio. Il diabete mellito di tipo 1 ha un’origine autoimmune ed è causato da un attacco del sistema immunitario alle cellule β del pancreas (che fanno parte delle “isole di Langerhans”), deputate alla produzione dell’insulina. La progressiva distruzione delle cellule β impedisce la produzione dell’insulina e ciò comporta la necessità di introdurla dall’esterno. Il diabete mellito di tipo 2 non ha, invece, origine autoimmune. Si tratta di una patologia multifattoriale, nella quale gioca un certo ruolo la genetica, ma anche lo stile di vita e fattori predisponenti come l’obesità. Il diabete di tipo 2 non richiede sempre la somministrazione di insulina: spesso si riesce a tenere la malattia sotto controllo correggendo l’alimentazione e aumentando l’esercizio fisico.

“CONSUMARE CARNE DUE TRE VOLTE A SETTIMANA NON AMMAZZA NESSUNO”

Franco Libero Manco

Questo era, più o meno, il senso del discorso del dr. Del Toma nella trasmissione televisiva di domenica 17 gennaio su Rai 1 sul tema “Veleni nel piatto”. La sua posizione, ormai arcinota, è che i vegetariani (e i vegani in particolare) sono degli avventati estremisti. E mentre tratta con sufficienza le nostre argomentazioni asserisce che l’alimentazione convenzionale/industriale consente di nutrire l’umanità che in fondo gode buona salute. Che è ridicolo pensare che consumare insaccati due tre volte a settimana, pesce, formaggi, uova, bere caffè o fumarsi una sigaretta dopo i pasti, possa determinare patologie. In sostanza non bisogna criminalizzare l’attuale sistema di vita perché tutto dipende dalle quantità che se assunte con moderazione tutto  fa bene alla salute. Ma uno studio recente su un quarto di 4500 anziani è stata riconosciuta la diagnosi di malnutrizione (Farma Magazine 1/16), dimostra che la popolazione sta tutt’altro che in buona salute.

Vegani tra etica e disinformazione: la carne fa male, tutta!

Maurizio Martucci 

Anteprima col botto: “La carne fa male tutta, senza artificiosi distinguo tra rossa, bianca o di pesce… cotta al barbecue o in padella”. Parola di Michela De Petris, medico chirurgo, dietologa, esperta in terapia nutrizionale del paziente oncologico. Cinque mesi di attesa per una visita privata presso il centro polispecialistico antroposofico dove lavora, evasa gavetta di rito e un incarico di ‘Ricercatore in studi di intervento alimentare’ all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Le chiedo: cos’è cambiato dalla classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità della carne come probabile fattore cancerogeno?

“Niente!” Niente? Ma come… “No, il messaggio non è stato recepito dalla popolazione, anzi volutamente non è stato fatto passare nel modo corretto”. Volutamente? E da chi? “Semplice: per tutelare il più possibile l’industria della carne, andando a discapito della salute del cittadino. I dati forniti dall’Oms sono vecchi, si sa già tutto ormai da anni… ma hanno preferito tirare fuori la storia dei distinguo, delle differenze nel tipo di cottura, della qualità della carne…” E invece? “Invece per stare in salute, l’alimentazione animale va eliminata del tutto dalla nostra dieta”. Semplice!

Carnivoro No. Vegetale Sì: sarà il filo conduttore del 1°Convegno Scientifico Nazionale di Nutrizione Etica Vegan in programma il 27 gennaio alla Fiera di Rimini nella prima edizione di ‘VeganOK for Planet’, manifestazione promossa da VeganOK e Associazione Vegani Italiani Onlus.

Rivoluzione nelle mense scolastiche di Bologna. Arriva anche la dieta vegana

Lo annuncia il Comune: la richiesta deve avere il consenso di entrambi i genitori e del pediatra

BOLOGNA - Nelle mense delle scuole di Bologna arriva la dieta vegana. Da febbraio sarà possibile per i genitori scegliere un menù ad hoc per i propri bimbi senza alimenti di origine animale. Ad annunciare la rivoluzione «veg» nei refettori bolognesi è il Comune nella consueta mail di aggiornamento sul servizio mensa (da quest’anno affidato a Ribò) inviata alle famiglie. A garanzia dei bambini, però, l’amministrazione esige tutta una serie di adempimenti: il modulo in cui si richiede la dieta vegana, infatti, deve essere sottoscritto da entrambi i genitori e contenere in calce la dichiarazione di presa d’atto della scelta operata dalla famiglia, firmata dal pediatra o dal medico di medicina generale che segue il bambino.

LA DIETA PERSONALIZZATA - Poi, dal mese prossimo arriveranno a tavola i vassoi personalizzati (che si aggiungono alle diete personalizzate per motivi di salute o religiosi) composti da alimenti che non sono di origine animale, come carne, pesce, latte e uova. Il veganismo, spiega il Comune, è una filosofia di vita che prevede la scelta di evitare, nel limite del possibile, «utilizzo e consumo di prodotti che derivano dallo sfruttamento o dall’uccisione di animali». Nella scelta vegana oltre alle ragioni di tipo etico si aggiungono quelle salutistiche date, per esempio, «dalla crescente preoccupazione per l’utilizzo sempre maggiore di antibiotici e di altri farmaci negli allevamenti e per la correlazione che viene sempre più ad evidenziarsi» tra il consumo di carne (specie quella rossa) e alcune malattie. «Seguiremo anche noi questa scia di riflessione sul tema degli alimenti vegetali impegnandoci a darvi sempre piu’ informazioni sui prodotti della terra, così poco amati dai bambini ma così preziosi per la nostra salute», assicura il Comune, scrivendo alle famiglie.

La grande voglia di cioccolato: cala la produzione, ma sale la domanda

Cala la produzione, sale la domanda Le aziende: formiamo noi i contadini

NEW YORK Qualcuno semina il panico tra gli amanti della cioccolata: «Stiamo andando verso una “cioccapocalisse”. La produzione scarseggia mentre i consumi esplodono: due miliardi di nuovi ghiottoni stanno arrivando sul mercato, soprattutto cinesi e indiani. Presto la tavoletta costerà cara come lo “champagne”». Davvero? Bè la produzione ristagna realmente da anni per i mutamenti climatici, le malattie che hanno colpito molte piantagioni, l’arretratezza dell’agricoltura nei Paesi africani — Ghana e Costa d’Avorio — che da soli coprono più del 60 per cento della produzione mondiale di cacao. Intanto i consumi continuano a crescere per due motivi. In primo luogo perché i gusti si stanno spostando dal cioccolato al latte a quello fondente, più puro e con una più alta concentrazione di cacao. E poi, come detto, perché i nuovi ricchi dei Paesi emergenti come la Cina stanno scoprendo le delizie del cioccolato. Così i prezzi sono già aumentati del 40 per cento negli ultimi anni, proprio mentre, insieme al petrolio, abbiamo assistito alla forte flessione delle quotazioni di quasi tutte le altre materie prime, agricole e non. 

Salute: boom di vegetariani, 1 italiano su 10 dice addio alla carne

ROMA – E’ boom di vegetariani e vegani nel nostro Paese: ormai un italiano su dieci dice addio alla carne, un trend in continua crescita. “Poco meno del 10% della popolazione italiana segue una dieta vegetariana, sia latta-ovo che vegana”, riferisce all’AGI Luciana Baroni, presidente della Societa’ scientifica di nutrizione vegetariana, secondo la quale i dati “evidenziano un trend ascendente”. Secondo l’esperta, questo boom di italiani vegetariani si dovrebbe a un maggior senso di responsabilita’.

“Le persone responsabili – ha spiegato Baroni – hanno preso coscienza che si tratta di una scelta salutare ed ecosostenibile: l’aspetto ecologista e’ infatti tutt’altro che irrilevante, e la scelta di cosa mangiare ha un effetto potente sull’impatto ambientale delle nostre scelte alimentari”.

E i bambini? “Possono anch’essi seguire una dieta vegetariana (sia latto-ovo che vegana) senza problemi: tutti i genitori, di tutti i bambini, a prescindere dal tipo di dieta, devono essere educati”, ha detto l’esperta. “Il dramma dei bambini obesi e diabetici e visibile a tutti, e rappresentera’ a breve un’emergenza sanitaria”, ha aggiunto. Secondo Baroni, i benefici della dieta vegetariana sulla salute sono ampiamente documentati.

“Gli studi condotti sui vegetariani – ha riferito – evidenziano una protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari (infarto e ipertensione), delle malattie metaboliche (dislipidemie, obesita’ e diabete) e di tutti i tipi di cancro, nonche’ nei confronti della cataratta e della malattia diverticolare”.

ALLEVAMENTI E IMPATTO SULLA VITA SOCIALE

Franco Libero Manco  

L’inquinamento è diventato uno dei problemi più scottanti della società attuale e le soluzioni proposte dai personaggi televisivi e della carta stampata sono: abbassare la temperatura nelle abitazioni, ridurre il traffico automobilistico e le emissioni delle grandi industrie. Mai che si menzioni la causa principale, la madre di tutti gli inquinamenti, la maggiore responsabile di inquinare l’aria, la terra, le acque: il settore zootecnico. Se ne guardano bene, perché cadrebbero in contraddizione con se stessi se non rinunciassero alla loro bistecca.

Ma non si può parlare di inquinamento senza parlare di allevamenti intensivi di animali. A parte il problema salutistico, che come affermato ultimamente anche dall’OMS è causa delle peggiori malattie umane; c’è l’aspetto etico che mette sotto accusa la coscienza degli uomini dal momento che gli allevamenti intensivi sono veri e propri campi di concentramento ed i mattatoi luoghi infernali di smontaggio di animali. E risulta difficile capire come l’umanità possa accettare passivamente che miliardi di creature innocenti vengono allevate ed uccise per deliziare il palato degli umani; come non percepisca questa grande ingiustizia, che giustifica la violenza, la distruzione del diverso e che inclina l’essere umano alla violenza e alla supremazia del forte sul debole. Ma a parte questi due fondamentali aspetti, gli allevamenti intensivi di animali sono responsabili dei seguenti grandi problemi sociali:

Diciamo addio al malvagio foie gras

Margherita D'Amico

Possiamo e dobbiamo cambiare. Ciascuno di noi ha occasione di dissociarsi da pratiche stupide e crudeli con un semplice no: modificando le abitudini e spiegando ad altri le proprie ragioni, si possono influenzare cultura e mercato. Una simile presa di posizione viene oggi richiesta nel merito di quell’aberrazione che è il foie gras a cittadini, esercenti e a una serie di catene della grande distribuzione alimentare, che ancora lo distribuiscono. A ricordarci i metodi con cui si ottiene la malattia del fegato di anatre e oche, che in due settimane arriva a pesare dieci volte di più di un organo sano e ciò nonostante è considerato da alcuni una prelibatezza gastronomica, sono due video inchieste terribili.

La prima è realizzata da Essere Animali, che ha lanciato nei mesi scorsi la campagnaStopFoieGras, assieme all’organizzazione spagnola Promoviendo el Veganismo, documentando quanto avviene in sei stabulari dei Pirenei francesi. Ad essa va ad aggiungersi la recente indagine del gruppo francese L214 éthique & animaux.

Mulino Bianco: arrivano i primi biscotti senza olio di palma. Anche Barilla cede. L’Italia dice no all’olio tropicale, lo dice il Guardian

Sono arrivati i primi biscotti Mulino Bianco senza olio di palma. Si tratta dei Chicchi di cioccolato e dei Fiori di latte della linea Mulino Verde, riformulati sostituendo l’olio di palma con olio di girasole e mantenendo praticamente la stessa ricetta. Un’operazione che sembrava impossibile è diventata una realtà dopo qualche mese di titubanze dell’azienda. Si sta avverando quanto dichiarato da Guido Barilla qualche mese fa in una conferenza stampa a Milano che anticipava la scelta aziendale di ridurre progressivamente il palma. D’altro canto la linea Mulino Bianco oltre ai nuovi biscotti annovera nell’assortimento ben 26 prodotti senza l’olio tropicale. Ci aspettiamo altre scelte in linea con questa direzione per i biscotti più famosi come Le Macine, Campagnole, Molinetti…

Lo stesso concetto di Guido è stato ribadito a malincuore dal fratello Paolo Barilla a nome di tutte le aziende aderenti all’Aidepi,  in una conferenza stampa alla Camera dei deputati il 14 ottobre 2015 (salvo poi fare marcia indietro e rimangiarsi le dichiarazioni che esprimevano la reale tendenza del mercato e della sua azienda).

Rivoluzione in cucina: paste e farine con glutine anche per i celiaci

New gluten world è lo spinoff dell’Università di Foggia che ha messo a punto un processo di detossificazione del glutine rendendolo commestibile anche ai celiaci

di Giulia Cimpanelli

Celiaci e intolleranti al glutine potranno mangiare pasta e farina come tutti gli altri. A consentirlo New gluten world, spinoff dell’Università di Foggia che ha messo a punto un processo di “detossificazione” del glutine che non altera le proprietà delle farine ma le rende commestibili anche per i celiaci.

Rivoluzione in cucina

«Un’invenzione rivoluzionaria», la definisce la stessa capogruppo del progetto e docente dell’ateneo foggiano Carmela Lamacchia. Non a caso è stata premiata come migliore startup dell’anno al Premio Nazionale Innovazione 2015. «Rivoluzionaria — spiega — perché con un processo chimico semplicissimo e applicabile a livello industriale riesce non a togliere, ma a detossificare dal glutine tutti gli alimenti che lo contengono rendendoli così commestibili, e commerciabili, anche tra i celiaci».

Il segreto nella cottura

PATATE. Con una certa moderazione: richiedono insulina quanto lo zucchero.

La verità è spesso “impopolare”, anche nella nutrizione. Già eravamo stati messi sull’avviso da vari studi, ma gli ultimi, più precisi e controllati, confermano tutto, e non piaceranno alla lobby delle patatine chips e dei ristoranti fast food, che sulle patatine hanno fondato affari per milioni di euro e dollari ogni anno. Contro le abitudini dei consumatori e – una volta tanto – contro gli interessi dell’industria, i ricercatori hanno provato che le squisite e popolarissime patate, se consumate in eccesso o regolarmente, anche quando non sono fritte, sono un cibo rischioso per tutti, ma soprattutto per i bambini. Provocano, infatti, con maggiore probabilità sovrappeso, obesità, diabete, colesterolemia, eccesso di trigliceridi, insomma disturbi metabolici e cardio-vascolari, e a lungo andare perfino tumori. E non perché contengano chissà quali sostanze, come le tracce di solanina, terrore di steineriani e macrobiotici, ma proprio per la qualità particolare del loro amido che le equipara praticamente allo zucchero bianco.

I tuberi ricchi di amido della patata, pianta introdotta dall’America, si diffusero sulle tavole europee solo tra la fine del 700 e l’inizio dell’800, tra la diffidenza di contadini e borghesi che li consideravano rispettivamente cibo per animali e per poveri, e l’opposizione degli studiosi (le parti verdi della pianta sono velenose). A patrocinarli furono in Francia il farmacista Auguste Parmentier e in Italia il fisico Alessandro Volta. Ma conquistarono gli europei solo quando questi impararono a cucinarli, salvandosi così dalla carestia di cereali.

L'orto senza suolo

I ricercatori stanno perfezionando una tecnologia antichissima che consente di far crescere gli ortaggi senza doverli seminare nel terreno. Si chiamano "colture fuori suolo" e possono essere una buona risposta a molti problemi, dall'inquinamento all'esaurimento dei suoli

di ROSSELLA GRASSO

GLI ORTAGGI del futuro si coltiveranno senza terra. Una follia? No, una soluzione che i ricercatori stanno perfezionando per andare incontro al problema delle risorse che iniziano a scarseggiare. Si chiamano "colture fuori suolo" e sono coltivazioni che vengono fatte senza terra. È difficile da immaginare considerato che il suolo è il principio fondante dell'agricoltura. Potrebbe sembrare una creazione da laboratorio del tutto contro natura, invece è una tecnica antichissima che consente di avere migliori risultati con il maggior risparmio di risorse, il tutto nel totale rispetto dell'ambiente. "Nelle colture fuori suolo è l'uomo che si affianca alla natura non lasciando nulla al caso", spiega Accursio Venezia, ricercatore del Crea, Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l'Analisi dell'Economia Agraria di Pontecagnano.

Allarme in tre continenti per la "peste" delle banane

Il frutto più venduto al mondo rischia di sparire dalle nostre tavole. La varietà colpita è sempre la stessa, la Cavendish, pari al 95% del mercato totale. E niente sembra arrestare questa epidemia

di SILVIA DE SANTIS

QUANDO si mise in marcia dall'Indonesia era il 1960. Dalle porte della Cina, sull'isola di Taiwan si lanciò alla conquista dell'Asia meridionale, passando attraverso Pakistan, Libano, Giordania, Oman e Mozambico, fino all'Australia. Il Tropical Race 4 (TR4) è il ceppo di un fungo parassita capace di sterminare, nel giro di due o tre anni, ettari ed ettari di coltivazioni di banane. In poco più di mezzo secolo il killer ha invaso ed espugnato tre continenti, e l'avanzata non si è ancora arrestata: secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista PLoS Pathogens, le piantagioni di banane sono destinate a una lenta ma certa estinzione, minacciate da una peste chiamata "malattia di Panama", che rischia di mettere in ginocchio la produzione del frutto più venduto al mondo.

Maurizio Vescovi: carne da macello

Caro dott.Vescovi,mi piacerebbe conoscere il suo pensiero sulla questione della cancerogenicità delle carni rosse.Vorrei saperne di più sui consumi di carne……..e sulle quantità di carne consigliate e/o sconsigliate… 

Maria Luisa Fenzi Ferrari 

Gentilissima signora Maria Luisa,voglio risponderLe nel modo più esplicito e più semplice.Mi rifaccio a dati pubblicati da”L’Internazionale”in un editoriale del direttore Giovanni De Mauro numero 1126 del 5 novembre 2015.Gli italiani mangiano 80 kg di carne all’anno a testa,i francesi 89 kg e gli americani 125 kg..In tutto il mondo vengono uccisi ogni anno 65 miliardi di animali per l’alimentazione umana.Il numero di maiali(per fare un esempio)venduti da un allevamento USA è passato da 945 nel 1992 a 8.400 nel 2009 e il peso medio di un maiale abbattuto è passato da 67 kg nel 1970 a 100 oggi.In molti allevamenti i polli vivono senza vedere mai la luce del sole.Questo capita anche ai maiali allevati(in Germania lo ha mostrato Report).Ancora,per produrre un kg di manzo  servono 15.500 litri di acqua,per un kg di maiale 4.900,per un kg di pollo 4.000 litri..l’allevamento della”carne”è responsabile del 14.5 % delle emissioni di gas a effetto serra.

Il 70 % dei terreni agricoli è coltivato per nutrire gli animali.Gli animali sono allevati in condizioni incredibili,in spazi angusti,senza il minimo rispetto.Tutto questo per dire che:

-dovremmo mangiare meno carne, molto meno

-dovremmo mangiare carne di più alta qualità

-dovremo mangiare meno carne non solo per motivi di cancerogenicità e nutrizionali,ma anche per motivi etici ed ambientali. 

VERMI, MOSCHE E SCARAFAGGI A COLAZIONE

Franco Libero Manco 

Emulando le popolazione primitive si prospetta all’orizzonte la “geniale” idea di consumare formiche, insetti, vermi, grilli, bachi da seta, lombrichi, rettili e tutto ciò che si muove, nella folle, insensata, rivoltante convinzione che occorre ricorrere a tali espedienti alimentari per poter nutrire un’umanità in crescita esponenziale ed assicurarsi le famigerate proteine animali che alcuni pseudo nutrizionisti di stampo ottocentesco continuano a considerare essenziali per la buona salute umana. Se lo scopo di ricorrere ai vermi è quello di sfamare l’umanità vale la pena ricordare che attualmente gli animali d’allevamento consumano derrate alimentari quanto 9 miliardi di persone e che solo in Italia gli alimenti consumati dagli allevamenti basterebbero a nutrire 140 milioni di esseri umani.

E mentre la maggior parte dei paesi dell’UE vieta l’uso degli insetti a scopo alimentare, arriva il via libera di Strasburgo su questa rivoltante prospettiva (già la Fao nel 2013 si era pronunciata a favore degli insetti per sfamare la popolazione). Intanto  Cina, Thailandia, Stati Uniti e Olanda si stanno preparando a coltivare insetti su larga scala e già nei supermercati inglesi è possibile trovare buste di vermi, grilli e cavallette liofilizzate; in Olanda hamburger di insetti; in Belgio una pasta spalmabile di vermi. Anche se in molti casi si raccomanda di scartare le zampe per evitare soffocamento .Per fortuna, secondo la Coldiretti, in Italia solo l’8% della popolazione assaggerebbe un insetto.

Olio spacciato per extravergine, ma era di ‘categoria 2′: indagate a Torino 7 aziende

I rappresentanti legali di Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso, Primadonna (confezionato per la Lidl) e Antica Badia (per Eurospin) iscritti nel registro degli indagati per frode dopo la segnalazione di un sito specializzato e l'acquisizione, da parte dei Nas, di campioni di prodotto in commercio

Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso,Primadonna (confezionato per la Lidl) e Antica Badia (perEurospin) prodotti in Toscana, Abruzzo e Liguria: olio che sarebbe stato spacciato per extravergine mentre invece era di “categoria 2″, di qualità inferiore e meno caro. Il procuratore aggiunto di TorinoRaffaele Guariniello ha deciso di inviare i Nas di Torino per un controllo sui campioni nei supermercati torinesi dopo una segnalazione da parte di un periodico specializzato. Sette rappresentanti legali delle aziende olearie coinvolte sono indagati: dovranno rispondere di frode in commercio. Guariniello ha informato il ministero delle Politiche agricole anche alla luce di un report dedicato stilato dall’agenzia delle dogane. Il procuratore capoArmando Spataro “ha richiesto in visione il relativo procedimento al fine di valutare l’opportunità di co-assegnazione a se stesso, di accertare le modalità di diffusione della informazione e di verificare la competenza territoriale in ordine alle ipotesi di reato per cui si procede”.

L’OMS E LA CANCEROGENICITA’ DELLA CARNE

L’OMS E LA CACEROGENICITA’ DELLA CARNE. L’OMS non dice che imputata è solo la carne trattata, ma che la carne trattata è peggio delle altre

Franco Libero Manco

Con le ultime dichiarazioni dell’OMS sulla cancerogenicità della carne, macellai e lobby zootecniche, pervasi da un improvviso terrore che possano diminuire i guadagni, si sperticano per attutire il colpo e blandire il problema; senza considerare l’impatto che produce sull’economia personale e collettiva in fatto di cure mediche, e che ad ogni macelleria che chiude si apre inevitabilmente un negozio di frutta e verdura. In modo particolare l’attenzione è posta sulle carni rosse e quelle trattate classificate come cancerogene al pari della Diossina, dell’Amianto, della Formaldeide, del Benzopirene, del Tabacco, etc.

La carne fa male alla salute? Domande e risposte dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro sulle carni rosse e lavorate

Dopo la diffusione da parte dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro(Iarc) del primo rapporto sulla cancerogenicità delle carni rosse e di quelle lavorate, in Italia tutti i giornali, le tv e i siti internet hanno ripreso la notizia scatenando un grande dibattito. Molti si sono schierati a favore dei prodotti nazionali, sostenendo che i consumi sono minori e la qualità è più elevata se si sceglie il made in Italy. Altri si sono mostrati poco sorpresi, visto che da anni i nutrizionisti consigliano di ridurre le porzioni settimanali di carne rossa. Ma la polemica sui media non accenna a diminuire. Per questo motivo la Iarc ha stilato un elenco di domande e risposte per chiarire i dubbi, che riportiamo.

  1. Cosa si intende per carne rossa?

Con questa definizione ci si riferisce a tutte le carni di mammifero, inclusi: manzo, vitello, maiale, agnello, montone, cavallo e capra.

  1. Cosa si intende invece per “carni lavorate”?

Sono quelle trasformate attraverso la salatura, la stagionatura, la fermentazione, l’affumicatura o altri processi per migliorarne il sapore e prolungarene la conservazione. La maggior parte delle carni lavorate sono di maiale o manzo, ma esistono anche prodotti che contengono altre carni rosse, pollame, frattaglie o sottoprodotti come il sangue. Esempi di carni trasformate sono gli hot dog (wurstel), i prosciutti, le salsicce, la carne in scatola o essiccata e le preparazioni a base di carne e i sughi.

McDonald’s in crisi, profonda recessione

Le oscure prospettive dell’azienda

Menù personalizzabili, hamburger neri per Halloween e un servizio di colazione 24 ore su 24. Raccontata così, potrebbe essere la storia di un’azienda in salute che sperimenta nuove forme di guadagno. E invece, si tratta dei disperati tentativi compiuti da  Mc Donald’s per non fallire. Secondo quanto svela The Indipendent, la catena americana di fast food sta affrontando un periodo di “profonda recessione” che dura da due anni e che non accenna a migliorare.

Cosa non funziona – Per questo, l’amministratore delegato Steve Easterbrook ha pensato a metodi alternativi per recuperare nei guadagni. Primo su tutti, il servizio no stop di colazione. Ma l’idea non ha funzionato. Come scrive l’Huffington Post, le lamentele dai vari concessionari che servivano caffè e pancake per tutto il giorno sono state molte. “L’introduzione della colazione 24 ore su 24 non ha fatto altro checreare problemi in cucina: lo staff è sotto pressione e il rischio di commettere errori è più alto”. Le lamentele poi, sono arrivate anche da alcuni gestori del marchio sulle politiche di lungo termine adottate dall’azienda. “Stiamo provando a essere troppe cose insieme, per troppe persone”, sostengono.

I concessionari– L’analista Mark Kalinowski ha intervistato 29 concessionari e ha chiesto loro di dare un voto dall’1 al 5 sulla soddisfazione nei confronti di McDonald’s. Il risultato è stato impietoso, con una media pari a 1,69. Questo è il peggior risultato da 12 anni a questa parte.

Intervista a Umberto Veronesi: "Ora è nero su bianco, la via vegetale è l'unica, non ci sono più dubbi"

Giacomo Talignani

Oms: "Carne lavorata cancerogena". Intervista a Umberto Veronesi: "Ora è nero su bianco, la via vegetale è l'unica, non ci sono più dubbi"

Un assist "certificato" per la sua battaglia nella lotta ai tumori. Esulta Umberto Veronesi, presidente e fondatore della Fondazione Veronesi, vegetariano convinto e da anni in prima linea per promuovere una via alternativa alla carne, o per lo meno all'abuso, per prevenire la formazione del cancro. Oggi l'Oms, con i dati forniti dallo Iarc, ha definito le carni lavorate come wurstel, pancetta, prosciutti, salsicce, carne in scatola, secca o preparati a base di sughi di carne come "cancerogene" e le ha inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta come il fumo e il benzene. Inserendo nella lista delle "probabilmente cancerogene" anche le carni rosse.

Oms: "Salumi e carni rosse trattate possono causare il cancro"

Anziché fare il festival del Prosciutto a Parma si organizzerà quello del cancro.
E il comune conferirà il Premio Sant Ilario ai migliori produttori di cancro della Provincia di Parma.
A Natale che specie di cancro porterete in piazza sotto l'albero? LB

L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità conferma le anticipazioni dei giorni scorsi. Wurstel più pericolosi di fumo e benzene. Classificate come "probabilmente cancerogene" quelle non lavorate. Il capo dell'Agenzia: "Il rischio aumenta al crescere del consumo". Wurstel più pericolosi di fumo e benzene. Aiom: "Invito a tornare a dieta mediterranea"

CONSUMARE salumi, prosciutto e ogni genere di carne lavorata causa il cancro e probabilmente anche mangiare carne rossa: l'allarme arriva dall'agenzia di ricerca sul cancro dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, l'Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) - che ha stilato un rapporto sulla base di oltre 800 studi sul legame tra una dieta che comprenda le proteine animali e il cancro - fa rilevare che il dato conferma le attuali raccomandazioni "a limitare il consumo di carne". L'agenzia, che ha rilasciato delle anticipazioni nei giorni scorsi e che oggi ha pubblicato il rapporto su Lancet Oncology, include la carne di maiale tra la carne rossa, insieme a quella di manzo, vitello, agnello, pecora, cavalli e capre.

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