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Alimentazione

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LATTE E FORMAGGI: CAUSA DI OSTEOPOROSI

“Non esiste un solo studio che abbia documentato che una dieta ricca di latticini in menopausa sia utile ad aumentare la densità ossea e a prevenire le fratture osteoporotiche. La frequenza di fratture in menopausa è tanto maggiore quanto è maggiore il consumo di carne e di latticini” (Prof. Franco Berrino)

Franco Libero Manco

Se fosse vero che per garantirsi il calcio nelle ossa, come raccomandano i nutrizionisti televisivi, occorre consumare latte e latticini, perché metà degli americani è carente di calcio nonostante ne bevano a fiumi? perché gli Eschimesi, nonostante consumino giornalmente circa 2500 mg di calcio (ne bastano  800 mg), sono tra le popolazioni maggiormente colpite da osteoporosi? perché le popolazioni a maggiore introito di calcio di derivazione animale registrano maggiori incidenze di fratture?

In realtà latte, latticini e formaggi sono alimenti altamente acidificanti e questo costringe l’organismo a sottrarre calcio buono per conservare l’equilibrio acido-basico del sangue e della matrice extracellulare. Anche le proteine animali e loro derivati provocano un’eccedenza di sostanze acide che richiamano calcio nel sangue favorendo l’osteoporosi.

Il calcio del latte solo in parte è utilizzabile dall’organismo umano perché reso inorganico con la bollitura, la pastorizzazione, la sterilizzazione, la lavorazione: oltre 45 gradi  il calore distrugge gli enzimi e senza enzimi (o loro carenza) le proteine e gli zuccheri del latte non sono correttamente digeribili e possono creare nel tempo problemi gastro-intestinali, diarrea, flatulenza, morbo di Crohn, ecc. Il calcio organico si trova solo nella frutta e nelle verdure crude.

La pastorizzazione disgrega calcio, magnesio e fosfati indispensabili per la formazione delle ossa, oltre a causare parziale coagulazione delle proteine e perdita di vitamine.

Rivoluzione a tavola: boom di frutta e verdura, crolla la carne

La relazione della Coldiretti sui consumi alimentari del 2015: cali del 9% per la carne fresca di maiale, del 6% per quella bovina e dell'1% per quella di pollo come pure per i salumi. Salgono le verdure confezionate, bene l'olio d'oliva e il vino

Per la Coldiretti non ci sono mezzi termini: si tratta di una "rivoluzione" quella che è accaduta negli ultimi tempi sulle tavole degli italiani, dove aumentano gli acquisti di frutta (+5%) e verdura fresca (+3%) e crollano quelli di carne (-6%) e uova (-4%) mentre sono sostanzialmente stabili quelli di pasta (+1%) e vola il riso (+5%). Nel complesso, i consumi alimentari nel 2015 degli italiani che se nel complesso rimangono praticamente stabili (+0,4%) nella composizione sono fortemente influenzati da diete, tendenze salutistiche, necessità di risparmio, allarmismi ed esigenze di praticità.

CIBUS CONCLUSO: si lavora al VEGANFEST!

L’interesse crescente per questo tipo di alimentazione si è fatto sentire nella grandissima quantità di realtà in linea con lo stile di vita vegan.
Numerosi, infatti, sono stati i prodotti certificati VEGANOK rappresentati alla fiera di Parma.
Assieme a Sauro Martella, fondatore di VEGANOK Network, e Renata Balducci, presidente dell’Associazione Vegani Italiani Onlus, il team ha avuto modo di documentare il grande interesse dei visitatori nei confronti degli stand che proponevano prodotti vegan.

Obesità, esperti in allarme: “È la nuova malattia della povertà. Diventerà un’emergenza sanitaria”

Nell’ambito del progetto “Cuore”, l’osservatorio epidemiologico cardiovascolare dell’Iss, tra il 1998 e il 2012, ha fotografato un aumento dell’obesità in tutti e due i sessi: dal 17,5 al 24,5 in quello maschile e dal 22 al 24,9 in quello femminile, raggiungendo circa il 25 per cento in entrambi

di Chiara Daina

La dieta mediterranea più che una realtà è rimasta un mito. Anche in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud, dove i dati sull’obesità mettono in allarme gli esperti. “Ci saremmo aspettati risultati diversi, almeno nel meridione, abbondante di frutta e verdura, e invece no, lo stile mediterraneo che vogliamo esportare ovunque è stato abbandonato, in particolare da chi vive in contesti di disagio economico e culturale” spiega Lino Caserta, direttore del centro Ace (Associazione calabrese di epatologia) di Reggio Calabria, che dal 2002 fa attività di ricerca su epatiti, obesità e cardiopatie con la collaborazione dell’Istituto superiore di sanità (Iss), e ha partecipato all’ultimo studio sull’obesità nel mondo appena uscito su Lancet.

Addio carne, mai così poca sulle tavole degli italiani negli ultimi 15 anni

Rapporto di Coldiretti: "Quasi un italiano su dieci ha detto addio a questo alimento". E' in corso una rivoluzione delle abitudini alimentari, complice l'allarme dell'Oms sui rischi per la salute. Il primato della spesa per cibo delle famiglie è passato a frutta e verdura: è la prima volta

di ELENA DUSI

Il consumo di carne in Italia non è mai stato così basso negli ultimi quindici anni. "Quasi un italiano su dieci ha completamente detto addio a questo alimento" afferma Coldiretti in un rapporto pubblicato oggi. A ottobre dell'anno scorso l'Organizzazione mondiale della sanità aveva classificato come "probabilmente cancerogena per l'uomo" la carne rossa e come "cancerogeni" gli insaccati. "L'allarmismo - prosegue Coldiretti, che ha organizzato per oggi la Giornata nazionale della carne italiana - si è fatto sentire sull'intera popolazione con gli acquisti delle famiglie che sono crollati del 9% per la carne fresca di maiale, del 6% per quella bovina e dell'1% per quella di pollo come pure per i salumi, scendendo ai minimi dell'inizio del secolo".

L’olio di palma contiene sostanze cancerogene! Allerta dell’Efsa per bambini e adolescenti. In Italia consumi record

L’olio di palma contiene tre sostanze tossiche (una delle quali classificata come genotossica e cancerogena) per cui il consumo di prodotti alimentari con discrete quantità di grasso tropicale viene sconsigliato soprattutto a bambini e adolescenti. È quanto sostiene l’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa) in un corposo dossier di 160 pagine dove si valuta la presenza di tre contaminanti che si formano nel processo di raffinazione ad alte temperature (200°C) di oli vegetali. Stiamo parlando dell’estero glicidico  degli acidi grassi (GE), del 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e del 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e loro esteri degli acidi grassi. Il problema riguarda anche altri oli vegetali e margarine, ma l’aspetto saliente è che il grasso tropicale ne contiene da 6 a 10 volte di più (vedi tabella 1 e 2). Gli alimenti sotto accusa sono prodotti da forno, dolci, torte, ma anche cibi per l’infanzia che contengono il grasso tropicale.

La situazione è seria: basta dire che per l’estere glicidico degli acidi grassi (GE), non è stata stabilita una  soglia perché trattandosi di una sostanza cancerogena e genotossica non deve essere presente negli alimenti (proprio com’è successo per il colorante Sudan, la cui presenza anche in dosi minime è sufficiente per avviare il ritiro del prodotto). Il gruppo ha concluso che i GE sono un potenziale problema di salute soprattutto per i bambini e i giovani, e anche per tutte quelle persone che assumono cibi ricchi di acidi grassi di palma. Le criticità si pongono anche per i bambini che consumano esclusivamente alimenti per lattanti.

Lettera del presidente Lav Gianluca Felicetti al Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi sulla refezione scolastica con pasti vegan

di Gianluca Felicetti - Presidente LAV

Al Sindaco di Senigallia - Maurizio Mangialardi

Egregio Sindaco, ho letto con stupore la sua risposta alle famiglie che hanno chiesto pasti vegani per la refezione scolastica dei figli. Sostanzialmente lei dice che se riconosce i vegani poi lo dovrà fare per le altre almeno venti scelte alimentari diverse da quella onnivora e questo ha un costo economico e organizzativo.

Aldilà che queste sette famiglie pagano il servizio tanto quanto le altre, il suo Dirigente comunale non potrà non aver informato Lei e la Giunta che questo riconoscimento non è una facoltà ma un obbligo che i Comuni si sono impegnati a rispettare firmando, il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza Unificata con Regioni e Ministero della Salute, le “Linee di indirizzo nazionale per la refezione scolastica”, redatte anche con il contributo dell’Istituto Nazionale per la Ricerca e la Nutrizione (a proposito di eventuali dubbi sugli aspetti nutritivi della scelta vegana in qualsiasi età) pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n.134 dell’11 giugno 2010, che recitano – a pagina 22:“Vanno assicurate anche adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali. Tali sostituzioni non richiedono certificazione medica, ma la semplice richiesta dei genitori”. Tale prescrizione è stata ribadita da una recente Nota del Ministero della Salute diffusa il 25 marzo scorso.

Coldiretti: rivoluzione consumi, torna la dieta mediterranea

In un panorama di debole ripresa, volano gli acquisti dei cibi "sani" della tradizione italiana: si va dal +5% per il pesce al +19% per l'olio di oliva. Cresce anche la spesa per la frutta (+5%), per gli ortaggi freschi (+3%) e per la pasta secca (+1%)

La riscossa di un grande classico: sulle tavole degli italiani dove torna la dieta mediterranea con un aumento degli acquisti che va dal +5% per il pesce al +19% per l'olio di oliva, ma cresce anche la spesa per la frutta (+5%), per gli ortaggi freschi (+3%) e per la pasta secca (+1%). E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui consumi alimentari degli italiani nel 2015, che dopo sette anni di calo tornano a salire debolmente dello 0,4%. Un panorama ancora fragile, ma con un deciso orientamento a privilegiare cibi salutari per una maggiore consapevolezza dello stretto rapporto tra alimentazione e benessere, secondo elaborazioni su base dei dati Ismea relativi a undici mesi del 2015.

Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di una storica inversione di tendenza dopo anni di tagli progressivi che avevano portato il consumi dei prodotti base della dieta mediterranea su valori da minimo storico, con pericolosi effetti sulla salute. E' il caso della frutta con i consumi per persona che - rileva la Coldiretti - erano scesi a più di 130 chili all'anno che equivalgono a non più di 360 grammi al giorno rispetto ai 400 grammi consigliati dall'organizzazione mondiale ella Sanità per una buona salute. Nel 2015 invece la spesa degli italiani per gli acquisti di frutta e verdura è tornata a risalire e rappresenta ora il 23 per cento del totale del budget destinato dalle famiglie all'alimentazione per un importo di 99,5 euro per famiglia al mese, la prima voce della spesa degli italiani.

Cibo, ambiente e futuro. Il ruolo dell’Italia nel mondo

Da italiano emigrante e dall’osservatorio privilegiato del Sud est asiatico, rifletto spesso sulle possibilità di sviluppo dell’Italia, sul nostro posto nel mondo, sulla percezione che diversi popoli hanno di noi, su quanto di noi amino, comprino e amerebbero ulteriormente se potessero conoscere ciò che qui ancora non è arrivato.

E leggo con piacere che l’export di vino nel 2015 ha raggiunto picchi mai toccati, con un + 6% rispetto al 2014 e con la Cina ormai nostro quarto mercato. Stessa cosa per pasta, olio, insaccati, formaggi, e la quasi totalità dell’agroalimentare italiano. Una notizia positiva e incoraggiante, non solo per l’orgoglio di chi come noi expat possa vantarsi con gli amici del miglior cibo al mondo, né per il nostro palato, che può sentirsi a casa senza doversi piegare troppo alle deprimenti abitudini locali, ma soprattutto per le nostre aziende e le nostre prospettive di sviluppo.

Quello però di cui dobbiamo renderci conto, è l’enorme potenzialedi crescita che abbiamo ancora davanti, e quanto possiamo fare per far si che questo settore triplichi velocemente il suo valore e diventi sempre più, insieme alla manifattura e al turismo, ilpilastro su cui poggiare l’economia italiana di questo secolo. La richiesta e la necessità di cibo italiano, in particolare in quest’Asia così in crescita e lontana dalle nostre tradizioni, è impressionante.

COME SAREBBE UN MONDO SENZA CARNE?

di Rosamaria Bitetti e Federico Morganti

Si sa che Pasqua, complice la tenerezza degli agnelli, è il momento in cui le polemiche fra animalisti e onnivori si fanno più accese. È di recente circolazione il filmato di un tentativo di aggressione ai danni di Giuseppe Cruciani, conduttore de “La Zanzara”, da parte di un gruppo di attivisti vegani che hanno forzato l’ingresso degli studi milanesi di Radio 24 lanciandosi letteralmente all’inseguimento del conduttore. Pur senza nutrire alcuna simpatia per le continue provocazioni ed esternazioni anti-animaliste del personaggio, l’episodio – per fortuna senza conseguenze – non può non suscitare unanime condanna.

Per quanto chi scrive è sicuramente preoccupato dalle condizioni disumane alle quali decine di migliaia di animali sono quotidianamente costretti negli allevamenti intensivi di tutto il mondo, è allo stesso tempo opportuno osservare che il passaggio da una dieta onnivora a una dieta vegana o vegetariana – se mai avverrà, come almeno uno di noi auspica – dovrà necessariamente avvenire in virtù della libera scelta delle persone. Sull’onda dell’episodio, il giornalista Sebastiano Barisoni ha affermato all’indirizzo degli aggressori: “C’è gente che mangia la carne, è legale. Non vi va bene? Fate un referendum”. Negli stessi giorni l’onorevole Michela Brambilla ha invece lanciato una raccolta firme per vietare “l’abbattimento, la macellazione, nonché l’importazione e l’esportazione di animali che non abbiano raggiunto l’età adulta”.

Trattamenti sulle bucce degli agrumi: è giusto indicarne la presenza sugli imballaggi? Intervista a Roberto Pinton, segretario di AssoBio

  Beniamino Bonardi

Recentemente, la Corte di Giustizia Ue ha confermato la necessità di riportare sugli imballaggi di limoni, arance e mandarini indicazioni precise sugli eventuali agenti conservanti o sostanze chimiche utilizzate nei trattamenti effettuati sulla superficie esterna. La Corte ha respinto il ricorso della Spagna, che riteneva la norma discriminatoria rispetto ad altri frutti.  La discriminazione in realtà non sarebbe tale poiché gli agrumi vengono spesso trattati con dosi elevate di sostanze chimiche e la buccia viene utilizzata per la preparazione di alimenti e bevande. Per questo motivo è corretto fornire ai consumatori informazioni adeguate. Per approfondire il tema, abbiamo intervistato Roberto Pinton, segretario di AssoBio, l’associazione delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici.

Pinton, secondo lei è giusto indicare i trattamenti solo sugli imballaggi di arance, mandarini e limoni?

Il fatto che non ci sia l’obbligo di indicare i trattamenti post raccolta anche sulla frutta a buccia sottile è illogico, come ha rilevato la Spagna nel suo ricorso alla Corte di Giustizia europea. I trattamenti sulla buccia spessa degli agrumi possono essere in quantità superiori rispetto a quelli previsti sui frutti con buccia sottile. Tuttavia nel secondo caso il consumatore, proprio per evitare l’assunzione di residui, la elimina, riducendo così l’apporto di fibre. Altri tipi di frutta come fragole e ciliegie, invece, non subiscono trattamenti, perché le dimensioni rendono difficoltoso metterle a bagno in sostanze insetticide e antimuffa.

Che tipo di trattamenti post raccolta si fanno sulla frutta?

Glifosato: ecco perché lo IARC classifica l’erbicida come “probabilmente cancerogeno”

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità fornisce in un documento sul glifosato le risposte alle domande più frequenti,  che hanno portato alla decisione di classificate la sostanza come “probabilmente cancerogeno”. Il documento è stato pubblicato pochi giorni prima della riunione degli esperti dei 28 paesi Ue, incaricati di esaminare la proposta della Commissione europea di rinnovare l’autorizzazione per altri 15 anni. La decisione si basa sul parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che, a differenza dello Iarc,  ritiene “improbabile” che l’erbicida sia cancerogeno. Italia, Francia, Germania, Olanda e Svezia hanno sollevato obiezioni, facendo slittare la discussione a maggio.

Lo Iarc risponde, in particolare, alle domande riguardanti la pericolosità del glifosato considerato da solo o con altre sostanze chimiche, le risultanze degli studi sugli animali, il tipo di studi preso in considerazione, la differenza di valutazione rispetto all’Efsa. Alla domanda se gli effetti cancerogeni del glifosato possano essere collegati ad altre sostanze presenti nelle formulazioni, lo Iarc risponde “no”, precisando che la valutazione ha preso in considerazione sia gli studi riguardanti la sostanza “pura”, sia quelli dove è miscelata ad altri componenti. In entrambi i casi, lo Iarc ha rilevato una forte rischio di effetti genotossici.

Olio di Palma, abbassare i consumi come per tutti i grassi saturi

“Il consumo dell’olio di palma va ridotto soprattutto nei bambini (3 – 10 anni) e negli adulti con fattori di rischio cardiovascolare” lo scrive l’ISS. Basta con le irresponsabili interpretazioni

Riprendiamo la nota di Marco Silanodell’Istituto Superiore di Sanità sull’olio di palmapubblicata sulla newsletter dell’Istituto. Si tratta di un articolo che non lascia spazio alle posizione irresponsabile delle aziende alimentari che nel sito (Unione italiana per l’olio di palma sostenibile finanaziato da multinazionali come Ferrero, Nestlè e Unilever) ribaltano il documento dell’Istituto Superiore di Sanità  dichiarando  che sono stati  “sfatati finalmente gli inutili allarmismi nutrizionali”. 

Il consumo dell’olio di palma va ridotto soprattutto nei bambini tra i tre e i 10 anni e negli adulti con fattori di rischio cardiovascolare. Questa è, in sintesi, la conclusione del parere pubblicato recentemente sul sito del Ministero della salute in merito alla tossicità dell’olio di palma, e che si basa sulle raccomandazioni di una sana e corretta alimentazione delle principali organizzazioni e agenzie internazionali.

La presenza dell’olio di palma è largamente diffusa, soprattutto nei prodotti industriali

Quando il futuro è vegetariano. Secondo Eurispes nel 2015 l’8% degli italiani ha dichiarato di seguire un regime alimentare privo di carne o derivati animali

Agnello sì o agnello no? La domanda non è solo un interrogativo pasquale ma ritorna, ceteris paribus, in altri periodi dell’anno, per altri cibi - dall’aragosta al foie gras - e per alcuni manufatti non alimentari. Basterebbe ricordare, se ce ne fosse bisogno, come nei giorni scorsi abbia tenuto banco, specie sulla stampa del settore moda, la decisione di Giorgio Armani di escludere le pellicce dalle proprie collezioni.

È ormai normale, e anche onorevole, che la società si interroghi e si turbi quando ravvisa comportamenti che implicano la morte o la sofferenza degli animali. Ed è coerente che si agisca di conseguenza, specialmente quando l’embargo morale verso alcuni prodotti si somma ad altretendenze, da tempo emergenti, come la ricerca di alimenti più salutari, o più rispettosi della linea e della forma fisica.

A questo punto si pone il problema – meno visibile, ma ugualmente grave - delle imprese, dei mestieri e dei posti lavoro, messi in pericolo quando un bene diventa impopolare, in tutto o in parte: è un fenomeno che implica forti sofferenze e che merita opportune risposte e soluzioni, se possibile rapide.

Rimanendo sui trend di mercato, una delle conseguenze più evidenti è l’emergere dei prodotti vegetariani, vegani e, per quanto riguarda la tutela del benessere, anche biologici. Non è un caso che a Cesena si svolga quest’anno, il 2 e 3 aprile, la prima edizione della nuova rassegna Wellness food festival. La manifestazione ha un focus espositivo che va dall’alimentare alla cosmesi naturale, dalla bioedlizia all’erboristeria, dalla meditazione, alle tecnologie ecocompatibili.

Torino, la novità della Pasqua 2016: il record della colomba vegana

Senza burro e uova ma con olio extravergine, ad un prezzo medio di 15 euro al chilo. Nell'ultima settimana sotto la Mole  ne sono state vendute 35 mila

di MARIACHIARA GIACOSA

Al bando burro e uova anche nelle feste. L'ultima moda, per la Pasqua 2016, è la colomba vegana: nell'ultima settimana a Torino nel sono state vendute 35 mila ed è probabile che alla fine il bilancio sia superiore. Quindici euro in media al chilo e solo olio extravergine d'oliva nell'impasto per incontrare il gusto e la sensibilità di chi ha bandito carne e derivati animali dalla propriadieta. «La nostra produzione è in continua crescita – spiega Cesare Casa della Dolciaria casa di Verolengo, ormai specializzata in dolci “vegan” - già a Natale avevamo notato una crescita, con le vendite di Pasqua abbiamo la conferma. La nostra speranza è che il consumatore scelga sempre di più un prodotto che sappia soddisfare il palato e che al tempo stesso risponda alle richieste del mercato sempre più esigente».   

Fonte Link torino.repubblica.it 

CONSIGLI PER UN VEGANO EFFETTIVAMENTE SANO

di Mauro Damiani 

Il vegano, chi non mangia alcun cibo animale, come si sa gode in media di un livello superiore di salute rispetto ai vegetariani ed ovviamente agli onnivori. A questo proposito vi riporto i risultati di una statistica pubblicata dalla Associazione Canadese di Igiene Naturale, relativa al rischio di morte per attacco cardiaco per l´americano medio: se onnivoro  50%, se vegetariano  15%, se vegano  4%.

Diverso però è il discorso se  guardiamo al più generale livello di salute, poiché in questo caso oltre alle suddette scelte alimentari entra in gioco il globale stile di vita della persona. Come sappiamo dall´ Igiene Naturale, branca della Scienza che si occupa di definire le condizioni naturali per mantenersi in salute,e per riacquistarle ove perduta, la causa di tutte le malattie è il livello di intossicazione dell´organismo, bisognerà quindi  che anche il vegano, se vuole mantenersi in salute, eviti accuratamente ogni benché minima causa di intossicazione. Dovrà pertanto evitare:

oltre tutte le sostanze di derivazione animale, i farmaci, tutti tossici, le sostanze eccitanti perché tossiche: caffè, tè, cacao, tabacco, tutte le droghe, il pepe, il peperoncino, l´alcol, l´aceto,lo zucchero bianco o scuro, i prodotti alimentari  industriali, tutti più o meno caricati, per i più svariati motivi, dei tristemente famosi additivi, tutti tossici. Dovrà  inoltre curare di disporre di acqua ed aria pura, esporsi il più possibile al sole, fare moto quotidiano, e se stanco, disporre di adeguato e tempestivo riposo.

Vergognoso e lungo articolo dello spregevole ignorante troglodita Camillo Langone sul Foglio

Foto Luigi Boschi: opera Enrico Robusti, affettatrice liturgica, dalla mostra Food Valley a Palazzo Pigorini di Parma

Franco Libero Manco

Un vergognoso articolo in prima pagina sul “Il Foglio” di sabato 12 e domenica 13 marzo a firma di Camillo Langone (LINK) il quale condanna aspramente la scelta vegan come una tendenza che mette in pericolo le tradizioni culinarie. Per Langone la carne è libertà di espressione, è tradizione e cultura e ognuno deve essere libero di mangiare quello che vuole (ammesso che riesca a mettere da parte la sua coscienza e dimostrare di conoscere gli effetti prodotti di tale primordiale, cruenta, disumana e lesiva abitudine).

In simili reazioni c’è la palese paura che qualcosa o qualcuno possa influire sulle innovazioni fino a rischiare di sottrarre un piacere al quale non si vorrebbe rinunciare, a costo di un cancro, quando non c’è la pressione delle lobby agro zootecniche alimentari di veder ridotti i loro lucrosi guadagni; senza pensare che ad ogni eventuale macelleria che chiude si apre inevitabilmente un negozio di frutta e verdura, a beneficio non solo della salute umana, degli animali, della coscienza, dell’ambiente, dell’economia e, non per ultimo, della fame nel mondo.

Cibi senza glutine, un mercato da quattro miliardi di dollari

L'Osservatorio nazionale del settore ha btracciato l'identikit delle aziende italiane: sono di piccole e medie dimensioni poco internazionalizzate ma sane

Stefania Aoi

Se un tempo essere celiaco era un problema, oggi il mercato offre pizze, gelati, pasta e pasticcini, tutto senza glutine. Le aziende in questi anni si sono date da fare. Sono nate realtà dedicate solo alla produzione di questi specifici alimenti. E, secondo l’ultimo report pubblicato dalla società inglese di ricerca Visiongain, il giro d’affari mosso a livello globale nel 2016 sarà superiore ai 4 miliardi e mezzo di dollari (4,64 miliardi). Cifra destinata quasi a triplicare nel 2026.

Ormai i produttori di questo tipo di cibi sono tantissimi. Perché mangiare senza glutine piace non solo ai celiaci ma anche a chi non ha nessun problema alimentare ma è convinto che faccia bene. Così, ben due aziende su tre, tra quelle che vendono questi alimenti, hanno semplicemente affiancato alla loro produzione tradizionale le nuove linee di prodotto.  Lo hanno fatto gruppi come Pepsi Cola o in Italia Barilla, Buitoni, Galbusera, Veronesi (con il marchio Aja) e tanti altri.

L’INESISTENTE DIETA MEDITERRANEA

Franco Libero Manco

Non v’è nutrizionista che in televisione non esalti e raccomandi l’adozione della dieta mediterranea come la più salutare che ha collocato al secondo o terzo posto l’Italia per longevità (che non sempre è sinonimo di benessere). L’elenco delle sostanze alimentari considerate sono: frutta, verdura, cereali, legumi e pesce. E considerando che il pesce non è un alimento necessario alla salute umana (come testimonia l’eccellente salute dei vegetariani), e considerato che le stesse popolazioni mediterranee ne facevano un uso relativo, praticamente quando si parla di benefici della dieta mediterranea implicitamente si sta parlando di  dieta vegetariana; ma certi nutrizionisti se ne guardano bene dal farsi fautori di tale dieta, dal momento che  considerano i prodotti animali come necessari alla salute umana.

Ma anche il saltuario consumo di prodotti di derivazione animale (in tempi in cui era già tanto riuscire a sfamarsi), incideva (ed incide) negativamente sulla salute umana, anche se i prodotti erano genuini, per il semplice fatto che restano pur sempre prodotti incompatibili con la nostra natura. I benefici della cosiddetta dieta mediterranea derivano dalla riduzione del consumo di prodotti animali secondo la regola inversamente proporzionale:  meno se ne usano e più aumenta la salute.

CONOSCERE COME NASCONO CANCRI E TUMORI

Conoscere come nascono cancri e tumori

Voglio ribadire che non esiste una cellula tumorale. Le cellule del corpo non sono soggette a mutazione bensì al degrado. Le cellule sane, qualora poste in un ambiente acido, posso degradarsi generando batteri, lieviti e muffe. Gli acidi si possono diffondere in molte parti del corpo rovinando le cellule dei tessuti acidificati. Le cellule così deteriorate, con i rifiuti che generano, posso rovinare altre cellule creando una reazione a catena (dr. Robert Young).

Ispirato all'articolo del dr. Robert Young. presente in: 
http://articlesofhealth.blogspot.com/2008/01/erroneous-johns-hopkins-hospital-cancer.html

Cosa sono le cellule cancerose?

Non esistono le cellule cancerose. Il cancro non è formato da cellule cancerose, ma da acidi derivati dagli alimenti e dai processi metabolici dell'organismo; acidi che fermentano avvelenando i tessuti del corpo. Proprio come una mela marcia in una cassa di mele sane, rovina le altre, così una cellula cancerogena tende a rovinare quelle che la circondano. Parlando della mela di cui sopra, noi non diciamo che ha il cancro, diciamo che è marcia o immangiabile.

"Cancro" non è un nome, è un aggettivo!.

Non esistono cellule tumorali o cancerogene nel nostro corpo; esistono acidi che rovinare le cellule sane e cellule non più sane che generano una condizione tumorale o cancerogena.

Alimentazione vegan e bambini. LAV: scelta che va affrontata senza errori né pregiudizi.

ALIMENTAZIONE VEGAN E BAMBINI, LAV: SCELTA CHE VA AFFRONTATA SENZA ERRORI NE’ PREGIUDIZI. DISATTENZIONI FREQUENTI ANCHE CON ALIMENTAZIONE ONNIVORA 

Il caso della bimba vegana di Treviso che non cresceva abbastanza, riportato dai media oggi, non può essere utilizzato per denigrare una scelta alimentare che, se correttamente praticata, ha solo benefici, come confermato ormai dai maggiori istituti scientifici internazionali”. Con queste parole Paola Segurini, responsabile LAV del settore Veg, commenta la notizia della neonata che sarebbe stata alimentata con solo latte di mandorla, sul cui caso però non ci sono dettagli. 

Certamente, come per tutti i bambini, è necessario che i genitori si rivolgano a professionisti competenti, qualsiasi sia la dieta del piccolo. – prosegue Paola Segurini – Purtroppo, nonostante le evidenze scientifiche, la stragrande maggioranza dei pediatri sconsiglia ancora un’alimentazione basata su alimenti vegetali, costringendo molti genitori alla rinuncia, oppure ad un rischioso “fai da te”.

 

In tema di scelta veg esistono molta disinformazione e preconcetti diffusi. L’irresponsabilità dei genitori della piccola, qualora confermata, è comunque un caso limite in rapporto all’incredibile percentuale di bambini onnivori obesi (9,8%) e in sovrappeso (20,9%) di cui di cui l’Italia è leader negativa a livello europeo, con le relative patologie connesse ed elevati costi per il Servizio Sanitario  nazionale, per i quali però nessuno grida allo scandalo. 

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