E leggo con piacere che l’export di vino nel 2015 ha raggiunto picchi mai toccati, con un + 6% rispetto al 2014 e con la Cina ormai nostro quarto mercato. Stessa cosa per pasta, olio, insaccati, formaggi, e la quasi totalità dell’agroalimentare italiano. Una notizia positiva e incoraggiante, non solo per l’orgoglio di chi come noi expat possa vantarsi con gli amici del miglior cibo al mondo, né per il nostro palato, che può sentirsi a casa senza doversi piegare troppo alle deprimenti abitudini locali, ma soprattutto per le nostre aziende e le nostre prospettive di sviluppo.

Quello però di cui dobbiamo renderci conto, è l’enorme potenzialedi crescita che abbiamo ancora davanti, e quanto possiamo fare per far si che questo settore triplichi velocemente il suo valore e diventi sempre più, insieme alla manifattura e al turismo, ilpilastro su cui poggiare l’economia italiana di questo secolo. La richiesta e la necessità di cibo italiano, in particolare in quest’Asia così in crescita e lontana dalle nostre tradizioni, è impressionante.