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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Il tribunale di Parma respinge il ricorso di Carlo Frateschi

 

Aveva chiesto oltre 5 milioni di euro, per il Tribunale di Parma non gli va neanche una lira.

E il fondo di riserva del Comune può tirare un sospiro di sollievo.

Si tratta della causa intentata contro il Comune di Parma dall’ex direttore generale Carlo Frateschi, che ha retto le sorti della struttura comunale  al tempo delle amministrazioni di Ubaldi e Vignali.

La causa di lavoro  è stata  intentata dall’ex Direttore Generale per ottenere la condanna del Comune al pagamento di oltre 5milioni di euro a titolo di risarcimento per pretesi danni .

Il riconoscimento di questa richiesta  sarebbe inevitabilmente  ricaduto sul Comune e quindi sulla città.

Consorzio agrario di Parma: 35 indagati

Gli ultimi anni prima del commissariamento, dal 2006 al 2011. Quando i debiti (e per la verità anche i crediti) del Consorzio agrario sono esplosi. Fino a a quel buco da quasi 80 milioni, quando l'ente è entrato in concordato preventivo. E' quello il periodo su cui si sono concentrati i riflettori della procura: 35 - per ora - le persone finite nel registro degli indagati, tra ex amministratori, presidenti compresi, ma anche sindaci e alcuni revisori dei conti, tutti sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta. A vario titolo, vengono contestate operazioni dolose e false comunicazioni sociali.

 Verrebbero contestate a vario titolo operazioni dolose e false comunicazioni sociali dal 2006 al 2011. L'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza è in corso: in questi giorni sono stati convocati alcuni degli indagati perché possano chiarire le proprie posizioni. Dopo l'omologazione del piano di concordato nel 2012, con l'alienazione del patrimonio immobiliare, il Consorzio Agrario ha proseguito l'attività nella sede di via dei Mercati

 

Mafia ed estorsioni, 8 arresti sull'asse Italia-Usa

Operazione della procura distrettuale lucana con gli agenti dello Sco e della Mobile di Matera. I provvedimenti eseguiti in Basilicata, Sicilia, Milano e New York. Confermati i legami oltre oceano di Cosa nostra e 'Ndrangheta

ROMA - Otto persone sono state arrestate dalla polizia tra Milano, Matera, Trapani e New York, nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Potenza. Gli ordini di custodia cautelare in carcere sono stati emessi dal gip di Potenza e contestano agli indagati l'accusa di associazione per delinquere transnazionale, finalizzata alla tentata estorsione ed aggravata dalle modalità mafiose.

I provvedimenti sono stati eseguiti da agenti del Servizio centrale operativo della polizia e dalla squadra mobile di Matera. Le indagini, avviate oltre un anno fa, si sono sviluppate a margine dell'inchiesta della procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria denominata 'New Bridge', che nel febbraio scorso portò all'arresto di 26 persone appartenenti a un sodalizio mafioso, tra Calabria e Stati Uniti, dedito al traffico internazionale di stupefacenti. Le investigazioni hanno permesso di scoprire le proiezioni internazionali di Cosa nostra e 'ndrangheta in America, nonché le attuali dinamiche in seno ai gruppi storici mafiosi di New York. Tra i destinatari di provvedimento cautelare c'è anche Francesco Palmieri, ritenuto appartenente alla famiglia dei Gambino. Palmieri, venuto in Italia nei mesi scorsi per riscuotere un credito dei boss delle famiglie americane, è stato bloccato dai poliziotti in un appartamento di Brooklyn, dove abitava senza risultare registrato. Oltre a Palmieri, è stato arrestato a New York anche Amabile. All'operazione hanno partecipato anche funzionari della polizia italiana.

Processo Ciappazzi, il procuratore: "Geronzi e Tanzi si spalleggiavano l'un l'altro ". Non vi fu estorsione

Nella vicenda dell’acquisto delle acque minerali Ciappazzi, da parte della "vecchia" Parmalat, l’ex presidente della Banca di Roma-Capitalia Cesare Geronzi e l’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi «si fregavano l’un l’altro». Lo ha sottolineato il sostituto procuratore della Cassazione, Pietro Gaeta, in un passaggio della sua requisitoria al processo Ciappazzi-Parmalat davanti alla Quinta sezione penale della Suprema corte. 
«Era una situazione nella quale ognuno pressava l'altro quanto più poteva: Banca di Roma aveva bisogno che Parmalat comprasse le acque di Ciarrapico per l’impatto straordinariamente forte con il quale il debito accumulato da Ciarrapico pesava sulla banca che aveva bisogno di alleggerire questa posizione dopo i solleciti della vigilanza della Banca d’Italia». 
A sua volta - ha proseguito il Pg Gaeta - Parmalat «aveva bisogno della Banca di Roma alla quale continuava a chiedere prestiti». Ad avviso del Pg, non si è trattato di «estorsione" però «nemmeno di scelte esercitate in assoluta libertà». Per Gaeta, ad ogni modo, semmai la procura di parma abbia avuto in mente di formulare l’ipotesi estorsiva, ha comunque fatto bene ad accantonarla». Nella requisitoria il Pg Gaeta, inoltre, ha messo in evidenza come Matteo Arpe «abbia ricevuto un flusso informativo costante sulla vicenda del finanziamento alla Parmalat» come dimostrato dallo scambio di mail, appunti e testimonianze. «La linea difensiva di Arpe era che lui era fuori Roma, ad Eurodisney, e avrebbe firmato un finanziamento senza saperlo - ha sottolineato il Pg - ma in questo modo si vuol far credere che Arpe sia stato raggirato dai suoi "fedelissimi" che gli avrebbero messo sotto il naso un foglio da firmare con un finanziamento da 50 milioni di euro, per Parmalat, dicendogli "firma, firma". E lo sventurato firmò!». 

Giorgio Pagliari minaccia ancora di portare tutta la documentazione dei lavori della Commissione per la nomina del DG del Teatro Regio di Parma in Procura

Senatore Pagliari, non si minaccia di andare in Procura attraverso i media, ci si va!! E poi si trasmettono le informazioni ai media. La sua dietrologia non è certo frutto di un pensiero indirizzato alla trasparenza. Fatti, senatore, non parole! LB

Il senatore PD: pronto a portare tutta la documentazione in Procura. Si tace su una vicenda che esige risposte chiare: si tace per effettuare altre intromissioni di esterni, e fare cambiamenti discutibili ?

Ai cittadini e alle cittadine di Parma p.c. al sindaco di Parma Federico Pizzarotti

Carissime e carissimi,

Intorno ai lavori della Commissione per l’individuazione del Direttore del Teatro Regio è sceso uno “strano” silenzio. La quiete non dopo ma prima della tempesta? Tenere tutto sotto traccia per preparare l’annuncio a compimento della operazione, nefasta per Parma, da sempre perseguita?
I lavori della Commissione sono proseguiti in segreto (nessuno ha smentito la notizia) alla presenza e con la consulenza del Direttore della Fondazione Toscanini, la quale con il Regio collabora e che ha tutto l’interesse, insieme ad altri, a contribuire ad un assetto della governance del Teatro Regio che agevoli i rapporti. Una volta sarebbe stato un evidente conflitto di interessi, quando la trasparenza aveva un minimo di significato e non era invece proclamata e non praticata, come avviene nel Comune di Parma. La città, però, sa, e sa anche che le interferenze sono continuate non solo tramite il suddetto Direttore ma anche da parte dei massimi vertici comunali.

La Finanza sequestra appartamento in Parma di Pietro Vignali

I finanzieri del comando provinciale di Parma hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro conservativo, emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Parma nei confronti di Pietro Vignali, ex sindaco di Parma.

La misura cautelare ha riguardato un appartamento di sette vani, del valore stimato in circa 500mila euro, nel centro storico della città. Le indagini della Guardia di Finanza di Parma sono state coordinate da Paola Dal Monte, sostituto procuratore della Repubblica.

Il provvedimento chiesto dalla Procura scaturisce dalle indagini penali

 per ipotesi di peculato e corruzione che, a partire dal 2009, sono state sviluppate nei confronti dello stesso Vignali e di altri 40 soggetti, sino a portare, nel recente passato, all'arresto di 19 degli indagati, tra i quali l'ex sindaco.

La misura cautelare, eseguita la scorsa settimana, serve a garantire il pagamento delle spese di giustizia che potrebbero essere poste a carico dell'ex primo cittadino di Parma, al termine della fase dell'udienza preliminare, tutt'ora in corso.
Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/11/12/news/la_finanza_sequestra_appartamento_da_500mila_euro_a_vignali-100372317/ 

Spese pazze in Regione Emilia Romagna 42 avvisi di garanzia

Avvisi di fine indagini anche a Ferrari e Garbi (Pd), Meo (Verdi), Villani (Pdl) e Corradi (Lega). A Defranceschi, ex 5 Stelle, contestato un incarico da 10mila euro a Vagnozzi. Che precisa: tutto trasparente

Notificati dalla Procura di Bologna 42 avvisi di fine indagine ad altrettanti consiglieri regionali coinvolti dell'inchiesta sulle cosiddette "spese pazze", rimborsi per presunte attività politiche ritenuti fittizi o non dovuti, tanto da configurare il reato di peculato.

Soprattutto pasti luculliani, ma anche regali, feste di compleanno, cene di beneficenza. E c'è persino un "sex toy" messo a rimborso tra le spese.

Gli avvisi sono partiti a pochi giorni dalle elezioni regionali del 23 novembre e colpiscono tutti i gruppi consiliari dell'assemblea legislativa, senza alcuna eccezione: Pd, Pdl, Ln, Idv, Fds, Sel-Verdi, Udc, M5S e Misto. Tra le contestazioni oltre al peculato c'è un caso di truffa. Per quanto riguarda i rappresentanti in Regione parmigiani, risultano indagati  Gabriele Ferrari (candidato per il secondo mandato salvo poi ritirarsi improvvisamente) e Roberto Garbi del Pd, Luigi Giuseppe Villani del Pdl, Gabriella Meo di Sel-Verdi e Roberto Corradi della Lega Nord.

L'inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza con il coordinamento dei pm Morena Plazzi, Antonella Scandellari e del procuratore aggiunto Valter Giovannini, era stata avviata più di due anni fa e riguarda il periodo da giugno 2010 a dicembre 2011.

Indagato il figlio della Cancellieri

Piergiorgio Peluso accusato di concorso in bancarotta in relazione al fallimento di Imco, una delle holding dei Ligresti

Piergiorgio Peluso è indagato dalla procura di Milano. L'accusa è di concorso in bancarotta in relazione al fallimento di Imco, una delle holding dei Ligresti, ai tempi soci di Fonsai.

Il figlio dell’ex ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, all’epoca capo di Unicredit Corporate Banking, ha ricevuto un invito a comparire firmato dal pm Luigi Orsi.

L'ipotesi di concorso in bancarotta contestata a Peluso riguarda il capitolo relativo all'area Cerba e rientra nel filone di indagine sul fallimento di Imco e Sinergia, uno di quelli in via di chiusura e per il quale una serie di ex amministratori delle due società lo scorso luglio furono interdetti dall’esercizio delle cariche societarie per due mesi dal gip Roberto Arnaldi. La vicenda ha al centro l’operazione di ristrutturazione della controllante Sinergia che, come si legge in alcuni atti dei indagine, sarebbe avvenuta tramite un trasferimento dei 108,5 milioni di euro di debito bancario sulle "spalle, non robuste, della controllata Imco", nell’interesse degli istituti di credito, in primo luogo Unicredit, e poi GE Capital.

Andrea Costa in STT: Assunzioni "disinvolte" nelle partecipate. "Non necessarie e nessuna selezione pubblica"

Indagati per abuso d'ufficio quattro ex dirigenti di Stt, Alfa e Spip. Le motivazioni del sequestro preventivo, richiesto dalla Procura, sui conti correnti di tre dipendenti per presunte irregolarità nell'assunzione

Assunti senza alcuna selezione pubblica nelle società partecipate del Comune, senza avere la qualifica per ricoprire ruoli comunque non necessari e riassunti dopo il licenziamento nella holding Stt con procedure negoziali per garantire “una sorta di vitalizio dietro lo schermo di posti di lavoro (…)”. Così si può sintetizzare l’impianto accusatorio dell’ultima inchiesta della Procura sull’uso disinvolto di denaro pubblico nelle società partecipate, un filone nato dalle indagini sulla corruzione in Comune.

Risultano indagati per abuso d'ufficio, per aver sottoscritto le presunte assunzioni irregolari, gli ex dirigenti Nando Calestani, ex presidente di Spip, Andrea Costa ex numero uno di Stt e Alfa, Barbara Piermarioli ex amministratore delegato di Stt e il liquidatore di Spip e Alfa Massimo Vento.

Il Nucleo Trubutario della Guardia di Finanza, coordinato dal pm Paola Dal Monte, in questi giorni sta notificando gli avvisi di garanzia agli indagati, in tutto otto persone. Tra questi ci sono i quattro dipendenti delle partecipate che sarebbero stati assunti o sarebbero passati da Spip o Alfa ad Stt , anche con avanzamenti di carriera e aumenti retributivi, in spregio alle normative sulle pubbliche assunzioni. Si tratta di Federico Faccini (assunto in Stt con contratto interinale e ora non più nell’organico), Giuseppe Capotorto, Francesca Capelli e Chiara Casalini, tutti indagati per abuso d'ufficio in concorso.

L’OIPA DIFFIDA LA REGIONE TOSCANA PER LE GABBIE ANGUSTE DEI CANI DEI CACCIATORI

L’OIPA DIFFIDA LA REGIONE TOSCANA DAL RENDERE LEGGE LA MOZIONE CHE RELEGA I CANI IN GABBIE ANGUSTE PER FAVORIRE I CACCIATORI


Tale mozione, oltre a calpestare i bisogni etologici del cane, è un assurdo legislativo perché applica agli animali d’affezione quanto prescritto dalle Direttiva europea sulla sperimentazione animale

L’OIPA Italia Onlus ha inviato un’istanza di diffida al Presidente della Regione Toscana e agli Assessori Diritto alla Salute, Ambiente e Agricoltura finalizzata al ritiro dell’atto di impegno per il Presidente del Consiglio Regionale a rivedere la legge regionale n.59 del 20 ottobre 2009 a seguito del recepimento da parte del Consiglio della mozione 805 sulle misure di detenzione degli animali.

Traffico di farmaci veterinari illeciti, perquisizioni anche a Parma

Bovini "dopati" per aumentare la produzione di latte. I carabinieri hanno controllato 31 allevamenti intensivi nel nord Italia, fermato un veterinario

Ha coinvolto anche Parma l'operazione dei Carabinieri con cui è stato scoperto un vasto traffico di farmaci veterinari illeciti da somministrare a bovini per aumentare la produzione di latte. Le perquisizioni sono state effettuate in tutta Italia, fermato un veterinario.

Oltre 200 carabinieri dei Nas e dell'Arma territoriale hanno dato esecuzione in nove province italiane (oltre Parma anche Cremona, Mantova, Bergamo, Verona, Brescia, Piacenza, Rovigo e Ragusa) a 48 decreti di perquisizione, di cui 31 in allevamenti intensivi che ospitano 15-20mila capi di bestiame da latte.

I decreti sono stati emessi dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani della Procura della Repubblica di Brescia, anche nei confronti di sette indagati ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al commercio e somministrazione di medicinali veterinari di provenienza illecita.

Le indagini e l'attività investigativa del Nas di Cremona hanno portato i militari ad eseguire, la scorsa settimana, un fermo di indiziato di delitto nei confronti di un medico veterinario, libero professionista, il quale, insieme agli altri indagati - professionisti del settore zootecnico - è stato trovato in possesso di una quantità ingente di farmaci veterinari privi di registrazione e autorizzazione all'immissione in commercio (due quintali circa di specialità medicinali comunitarie ed extracomunitarie, 20 chilogrammi di polvere anonima, verosimilmente antibiotico, e 500 confezioni di farmaci di provenienza extra Ue).

Nicola Dall’Olio: “Il sindaco ha ignorato la legge del 2012 sulla Protezione civile”

Quando arriva un preallarme della protezione civile bisogna disporre di procedure e piani di emergenza per muoversi tempestivamente e sapere cosa fare. Questi piani e procedure vanno elaborati, testati e diffusi “in tempo di pace”, per non ritrovarsi impreparati al momento del bisogno.

La legge 100/2012, recante disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile, stabilisce che i Comuni aggiornino e predispongano dei piani di emergenza per le aree a rischio. Tali piani devono rispettare e contenere dei requisiti minimi. Per le aree a rischio di esondazione, come la zona della Villetta e delle Piccole Figlie già individuata dalla cartografia provinciale, la legge prevede che siano predisposti, tra le altre cose, un censimento delle persone e delle attività esposte al rischio, una procedura di sgombero e, in funzione del grado di rischio, dispositivi di allertamento acustico-visivo collegati a sistemi di controllo dei corsi d’acqua (tele-idrometri).

Tra il novembre 2012 e il luglio 2014, Prefettura e Provincia, con numerose comunicazioni inviate ai sindaci in qualità di Autorità comunale di Protezione Civile, hanno sollecitato l’adeguamento alle nuove disposizioni normative e la trasmissione dei piani di emergenza. Nonostante queste ripetute sollecitazioni, il sindaco Pizzarotti non si è preoccupato che il Comune di Parma aggiornasse il proprio piano di protezione civile (fermo al 2006) e si dotasse di uno specifico piano di emergenza per le zone a rischio esondazione. Questo spiega perché il Comune abbia sottovalutato il pre-allarme e abbia diramato l’allerta presidiando la zona a rischio solo quando l’acqua stava già uscendo dagli argini.

L'Autorità Anticorruzione sul PAIP: "Distorsione della concorrenza e vantaggi a Iren"

Il parere dell'Anac ('Autorità Nazionale Anticorruzione) sull'iter di realizzazione dell'inceneritore di Ugozzolo e sull'affidamento della gestione dei rifiuti alla multiutility subentrata alla municipalizzata. Accolti i rilievi di Arrigo Allegri, finiti anche nel mirino della Procura di Parma

PARMA - Distorsione della concorrenza e posizione di vantaggio di Iren nell'iter di realizzazione e gestione del Polo ambientale integrato di Ugozzolo (PAIP). Lo scrive nero su bianco l'Autorità Nazionale Anticorruzione, accogliendo diversi rilievi dell'esposto presentato due anni fa dai legali "anti-inceneritore" Arrigo Allegri e Pietro De Angelis a quello che all'epoca si chiamava "Autorità di vigilanza sui contratti pubblici". L'istruttoria aveva preso il via nel 2012. Dopo diverse richieste di integrazioni documentali, la scorsa estate Allegri ha inviato un sollecito all'Anac.

La relazione di quindici pagine inviata oggi alle parti interessate, firmata dall'ingegner Filippo Romano, arriva a questa conclusione: "Si considera che gli eventi che hanno caratterizzato la realizzazione del Pai, con particolare riferimento alle modifiche statutarie all'ex municipalizzata (Amps, ndr) e all'originaria estensione della privativa comunale sui rifiuti allo smaltimento, abbiano causato una distorsione della concorrenza e comportato una posizione di vantaggio di Iren rispetto ad altri potenziali operatori economici, ciò sia per la realizzazione del termovalorizzatore, di cui poteva essere di fatto l'unico proponente, sia per le future attività di gestione stessa del ciclo integrato dei rifiuti nell'area parmense".

Alluvione, Procura di Parma indaga per disastro colposo

Aperto un fascicolo d'inchiesta contro ignoti su eventuali omissioni o negligenze nell'attuazione di opere di prevenzione e sulle procedure di allerta

La Procura di Parma ha aperto un fascicolo d'inchiesta per disastro colposo in merito all'esondazione del Baganza che lunedì 13 ottobre ha devastato la zona sud-occidentale della città, provocando danni per milioni di euro e causando un black out comunicativo da Piacenza a Modena per l'allagamento di una centralina Telecom. 

Secondo le prime indiscrezioni, non ci sono nomi iscritti nel registro degli indagati e per ora si procede contro ignoti. Il procuratore capo Antonio Rustico ha affidato l'inchiesta al pm Paola Dal Monte, che dovrà accertare se non vi siano state omissioni o negligenze nella realizzazione di opere di prevenzione o nelle procedure di allerta alla popolazione.

Il reato di disastro colposo è procedibile d'ufficio (cioè su iniziativa dei magistrati, senza che sia necessaria una denuncia. Nei giorni successivi all'alluvione il Movimento Nuovi Consumatori ha presentato un esposto chiedendo si facesse chiarezza sulla mancata costruzione della cassa d'espansione per il torrente Baganza, progetto approvato in un protocollo d'intesa sottoscritto già nell'aprile del 2011 da Regione, Aipo, Provincia e Comune di Parma, più altri Comuni del territorio (Colorno, Sala Baganza, Felino, Collecchio). 

Il Mnc denuncia che l'attuale amministrazione avrebbe disatteso quanto previsto dal commissario Ciclosi nella sua relazione commissariale, che a pagina 105 recita "(...) è stato inoltre avviato procedimento propedeutico alla realizzazione della cassa di espansione del torrente Baganza con la predisposizione della variante urbanistica al Regolamento Urbanistico Edilizio per il recepimento del Polo G9  -  Cassa Baganza del PIAE (delibera di prossima adozione)".

Iva sui rifiuti, Federconsumatori avvia causa collettiva

Federconsumatori Parma comunica a tutti i cittadini interessati di avere promosso, con la collaborazione degli Avvocati Simona Carpena e Ferdinando Piccinini, una causa collettiva nei confronti di IREN, per il recupero dell’IVA ingiustamente pagata dagli utenti sul tributo dei rifiuti TIA (Tariffa di Igiene Ambientale) negli anni compresi tra il 2004 e il 2012.

Fu infatti nel 2012 che la Corte di Cassazione dichiarò illegittima e fece cessare la richiesta di pagamento dell’IVA.

Recentemente, due sentenze, a Bologna e Reggio Emilia (sia presso il Giudice di Pace che presso il Tribunale) hanno dato ragione ai ricorsi promossi da Federconsumatori e in passato anche a Parma si registrarono sentenze favorevoli.

Gli importi IVA di cui gli utenti possono chiedere la restituzione variano da alcune decine ad alcune centinaia di euro. Si tratta comunque di un’azione volta a ripristinare, seppure a posteriori, una situazione di legalità.

Potranno aderire alla causa i residenti nei comuni che in quegli anni adottarono la TIA al posto della TRSU, che sono: Parma, Collecchio, Langhirano, Colorno, Felino, Fontanellato, Fontevivo, Mezzani, Medesano, Sala Baganza, Sorbolo, Tornolo e Torrile.

Gli utenti interessati possono rivolgersi, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 18,00, alla sede provinciale di Federconsumatori a Parma in via La Spezia ,156 (tel. 0521 508949) per avere tutte le informazioni necessarie e per procedere all’adesione formale alla causa collettiva.

Fonte link: http://parma-comunica-stampa-parma.blogautore.repubblica.it/2014/09/16/iva-sui-rifiuti-federconsumatori-avvia-causa-collettiva/ 

Violazione dei parametri assistenziali DGR 564/2000 a Villa Gaj-Corradi di proprietà della Curia Vescovile accertata da ispezione dei NAS il 19 agosto 2014

L'ESSERE “IN MISSIONE PER CONTO DI DIO” GIUSTIFICA PER LA CURIA LA VIOLAZIONE DEI PARAMETRI ASSISTENZIALI MINIMI DA ASSICURARE AGLI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI?

Mafia, Totò Riina: "Ogni sei mesi Berlusconi ci pagava 250 milioni"

Nuove rivelazioni del boss intercettato in carcere a Opera sul "patto di protezione". E su Dell'Utri: "Una persona seria"

PALERMO - Salvatore Riina in carcere fa una battuta dietro l'altra sui "festini in Sardegna e in Puglia" di Silvio Berlusconi. "Mubarak Mubarak", ride durante la consueta passeggiata pomeridiana, riferendosi alla versione data dall'ex premier su Ruby, nipote del presidente dell'Egitto. "Che disgraziato, è un figlio di puttana che non ce n'è". E giù con altre risatine. Ma il tono della voce si fa serio quando inizia il racconto degli anni Ottanta e Novanta su Berlusconi: "A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi", spiega il capo di Cosa nostra al compagno di ora d'aria, il pugliese Alberto Lorusso. E anche questa frase è finita nelle intercettazioni disposte dai pm di Palermo nel processo "trattativa". 

Per la prima volta, Riina rivela come si articolò quel "patto di protezione" che la Cassazione ha accertato definitivamente, mandando l'ex senatore Marcello Dell'Utri in carcere. Perché Dell'Utri sarebbe stato l'intermediario fra i vertici della mafia e Berlusconi, che prima temeva un sequestro, poi attentati ai suoi ripetitori in Sicilia. È la storia di una lunga stagione, che Riina racconta così, il 22 agosto dell'anno scorso: "È venuto, ha mandato là sotto ad uno, si è messo d'accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati". Diversamente, come è emerso dai processi, andò a Catania. Conferma Riina: "Gli hanno dato fuoco alla Standa ed i catanesi dicono: ma vedi di.... Non ha le Stande? gli ho detto: da noi qui ha pagato... così li ho messi sotto. Gli hanno dato fuoco alla Standa... minchia aveva tutte le Stande della Sicilia. Gli ho detto: bruciagli la Standa". 

Andrea Zanoni: L' arresto dell’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan

Andrea Zanoni: “Magistrati avanti tutta e senza sconti a nessuno. Proseguire le indagini su tutte le opera in project financing e recuperare i denari dei cittadini finiti in tangenti” 

Treviso, 24 luglio 2014

L’arresto per l’inchiesta del MOSE di Giancarlo Galan, già Governatore del Veneto per ben 15 anni, deve portare a chiarire fino in fondo dove sono andati a finire i soldi dei cittadini per poi restituirli fino all’ultimo centesimo.

Mi auguro che la magistratura vada fino in fondo chiarendo non solo il sistema delle tangenti sul MOSE ma il sistema del project financing alla veneta utilizzato e abusato su molte grandi opere come la Pedemontana veneta e gli ospedali.

Nelle 711 pagine dell’atto del GIP Scaramuzza del Tribunale di Venezia relative al caso Mose sono state citate più volte le mie interrogazioni alla Commissione Europea (1) con le quali tra l’altro denunciavo anche l’estromissione dell’ISPRA, Ente del ministero dell’Ambiente, dal monitoraggio delle opere del MOSE in relazione alla direttiva europea di Salvaguardia della Biodiversità, con sua sostituzione con la stessa Regione (Settore Infrastrutture) avvenuta nel 2013.

Quanto da me denunciato alla Commissione Europea è stato adesso così valutato dai magistrati veneziani: “trattandosi in realtà di decisioni dirette a porre sotto il controllo del Settore Infrastrutture della Regione (e quindi prima del GALAN e del CHISSO e poi solo del CHISSO) le valutazioni ambientali relative all’opera del MOSE, in modo da garantire al politico titolare un ritorno economico dall’adozione di provvedimenti favorevoli al MOSE senza ostacoli.”

La Magistratura deve fare chiarezza su tutto questo malaffare che ha coinvolto sia partiti di centrodestra che di centrosinistra, scoperchiando tutto quello che c’è da scoperchiare, e lo deve necessariamente fare prima dell’appuntamento delle elezioni regionali del 2015.

Andrea Zanoni

Partito Democratico

Così cambierà il processo civile: meno appelli, più arbitrati e mediazioni

Il 29 agosto il governo varerà un provvedimento che il premier Renzi e il ministro Orlando ritengono strategico per modernizzare il Paese e venire incontro anche al mondo delle imprese che chiede tempi più celeri nei contenziosi

LIANA MILELLA

ROMA. Vuole passare alla storia della giustizia in Italia come il "modernizzatore del processo civile". È la scommessa del Guardasigilli Andrea Orlando che il 29 agosto approderà a palazzo Chigi e che il premier Matteo Renzi considera "strategica". Eccone linee guida e relativi possibili problemi. 

Come si è creato l'attuale arretrato civile di 5 milioni di processi pendenti?
È il frutto di lentezze accumulate nel tempo e soprattutto di carichi impropri addossati alla giurisdizione. Solo in Italia vi sono Comuni che non pagano i debiti benché iscritti in bilancio. E solo in Italia lo Stato ha dovuto fare una legge per obbligare se stesso a pagare i debiti. Un vero e proprio paradosso. Si ricorre alla giustizia civile solo come mero espediente dilatorio. Costa meno che chiedere un prestito in banca.

Parma Infrastrutture, esposto di Ettore Manno in Procura

Il consigliere di minoranza chiede alla Procura della Repubblica e della Corte dei Conti di far luce sul rapporto debito-credito tra la partecipata e il socio di maggioranza, perché i dati non corrispondono

Già oggetto di un'indagine penale della Guardia di Finanza, i conti di Parma Infrastrutture finiscono di nuovo sulla scrivania del procuratore della Repubblica di Parma.

Il consigliere comunale Ettore Manno (Comunisti Italiani) ha infatti presentato un dettagliato esposto, inviato anche alla Procura regionale della Corte dei Conti, denunciando presunte incongruenze tra i dati di bilancio della Partecipata, messi nero su bianco nel verbale dell'assemblea dello scorso 11 giugno, e i numeri resi noti dal Comune.

La divergenza riguarda l'entità dei reciproci rapporti di debito-credito come evidenziato anche dal verbale dell'ex presidente Isabella Pedroni in un documento pubblicato da Repubblica Parma

Manno denuncia che il Comune di Parma, tenuto a corrispondere a Parma Infrastrutture rilevanti somme anche per l’esercizio 2014, per i primi sei mesi dell'anno non avrebbe corrisposto neppure un euro riferito nonostante le difficoltà economico-finanziarie della società creditrice e l’entità degli interessi passivi che la partecipata è tenuta a corrispondere a istituti di credito e fornitori per i ritardi nei pagamenti.

Compagnia della buona radio. Sentenza del tribunale: diritto di critica esercitato in modo corretto

Pietro Acquafreedda

Compagnia della buona radio (Music@, marzo-aprile 2008). Sentenza del tribunale: diritto di critica esercitato in modo corretto

sabato 7 dicembre 2013 “Un tempo, nella benedetta era democristiana, profitti e ricavi radiofonici ( per diritto d’autore, a seguito di trasmissione ) venivano spartiti fra editori secondo percentuali che, seppur discutibili, assicuravano ad autori ed editori il pane e ad alcuni anche il companatico.

Cassazione sul crack Parmalat: tutte le manovre illecite per volontà di Tanzi

Motivazioni della sentenza di condanna per il crac del gruppo

"Le falsificazioni contabili", le "dissimulazione" dei debiti, "il 'giro dei concessionari' e i finanziamenti occultati", insomma "tutte le illecite manovre contabili ed operazioni dolose dalle quali ha tratto origine il rovinoso tracollo del gruppo, sono state attuate per volontà di Calisto Tanzi". 

Lo scrive la Cassazione, nella sentenza con cui il 7 marzo scorso ha confermato le responsabilità del 'patron', di suo fratello Gianni, morto il giorno stesso, e degli altri 13 imputati, per il crac Parmalat.

Nelle motivazioni del verdetto - di 168 pagine, redatte dai consiglieri relatori davanti alla quinta sezione penale Paolo Oldi e Giuseppe De Marzo - la Corte rimarca come sia certo - in base alla ricostruzione dei fatti "insindacabilmente recepita dalla Corte d'Appello" - che "il dissesto del gruppo fosse non già soltanto prevedibile, ma certamente previsto", per lo squilibrio economico "progressivamente accentuato dalle illecite iniziative assunte di volta in volta".

"Non è contestabile", secondo la Cassazione, che la condotta di Calisto Tanzi, emerso dalla sentenza di merito quale 'dominus' del sistema, "sia pure col concorso di quanti si sono prestati a tradurre in fatti concreti le sue direttive, sia collegata al dissesto", in quanto ogni "falsificazione e operazione" causa del disastroso crac con un buco di 14 miliardi sia stata posta in essere "dietro direttive da lui impartite con coscienze e volontà".

Al patron la Suprema Corte ha comunque concesso un piccolo sconto di pena, di cinque mesi, che ha portato il totale a 17 anni e 5 mesi, per la prescrizione nel 2012 del reato di associazione a delinquere.

QUANDO LA GIUSTIZIA ITALIANA CENSURO' ULTIMO TANGO A PARIGI E CONDANNO' BERNARDO BERTOLUCCI

Bernardo Bertolucci fu condannato dalla cassazione alla distruzione del negativo per oscenità


Era il 29 gennaio 1976
, più di 35 anni fa, quando il film di Bernardo Bertolucci Ultimo Tango a Parigi veniva condannato dalla cassazione alla distruzione del negativo per oscenità (con l’aggiunta della perdita dei diritti civili, tra cui la possibilità di votare, per il regista). Il film era uscito poco più di tre anni prima, il 15 dicembre ’72, restò in programmazione otto giorni e finì sotto le forbici della censura per subire una serie di processi che portarono appunto alla sua «distruzione» totale. Per fortuna fu chi si premurò di salvarne il negativo (anche per merito della coproduzione francese) perché undici anni dopo, il 9 febbraio 1987, il film veniva riabilitato con sentenza di «non oscenità» dal momento che era «mutato il comune senso del pudore».

Inceneritore di Parma, esposto di Arrigo Allegri all'Autorità contro la corruzione

Il caso del Paip finisce sulla scrivania di Raffaele Cantone, già impegnato con lo scandalo Mose ed Expo 2015

Parma - L'inceneritore di Parma finisce sotto la lente dell'Autorità per la prevenzione dei fenomeni di corruzione, ente che proprio in questi mesi ha già un bel da fare con lo scandalo del Mose e l'Expo 2015. 

Un esposto firmato da Arrigo Allegri, il legale che ha dichiarato battaglia conto il Paip di Ugozzolo  (Piano Ambientale Integrato), è stato inviato al presidente dell'Anac Raffaele Cantone e alla Procura della Repubblica di Parma. 

Si tratta di un sollecito in merito alla decisione dell'Autorità per la Vigilanza sui lavori pubblici, già interessata da numerose segnalazioni sulla scadenza dell'appalto per lo smaltimento dei rifiuti. La convenzione con Enìa, subentrata alla municipale Amps, è terminata dal 19 dicembre 2011. Da allora Iren ha preso in carico il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Parma, mentre Atersir non ha ancora bandito una nuova gara pubblica che comunque interesserebbe solo la raccolta dei rifiuti e non lo smaltimento. 

"Con la creazione del Polo Ambientale Integrato - si legge nell'esposto - di proprietà di Iren, d fatto Iren si è assicurata il monopolio perpetuo del servizio (...)". Il caso è oggetto di un procedimento penale presso la Procura d Parma e di una procedura di infrazione presso la Commissione Europea. L'Autorità di vigilanza lo scorso settembre ha esaminato la questione disponendo solo un'integrazione istruttoria. Da allora, nessuna decisione ha fatto seguito. (m.c.p.)

Domenico Barili torna in carcere

La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Bologna. Revocati i domiciliari all'ex manager di Parmalat condannato in via definitiva a 7 anni e 8 mesi per il crac

PARMA - Ottant'anni e un caldo agosto da passare dietro alle sbarre. Domenico Barili, ex direttore marketing di Parmalat condannato in via definitiva a 7 anni e 8 mesi per il crac, ieri ha varcato di nuovo le porte del carcere di via Burla. 

Dopo la sentenza della Cassazione, pronunciata lo scorso marzo, aveva passato 46 giorni tra il reparto detenuto del Maggiore e il carcere. Il magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia aveva poi accolto l'istanza di detenzione domiciliare degli avvocati difensori, considerata l'età di Barili. 

La legge cosiddetta ex Cirielli consiglia infatti la scarcerazione per i detenuti over 70. Ma, come insegna il caso Tanzi, non c'è nessun obbligo né automatismo. E la decisione non è stata ratificata dal tribunale di Sorveglianza di Bologna. 

Come riporta la Gazzetta di Parma, i giudici hanno ritenuto che Barili sia "una persona assolutamente indifferente rispetto ai gravi danni cagionati a migliaia di risparmiatori", a cui non ha offerto alcun risarcimento. 

Inoltre, l'ex manager avrebbe manifestato l'intenzione di tornare al lavoro, quindi esisterebbe un concreto pericolo di recidiva. Dopo due mesi e mezzo a casa il beneficio della detenzione domiciliare è così stato revocato e per l'ex vicepresidente di Parma, inaspettatamente, si sono riaperte le porte di una cella

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/07/22/news/barili_torna_in_carcere_nessun_pentimento-92119004/

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