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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Arrestato il sindaco di Brindisi Consales: corruzione nella gestione dei rifiuti

Eletto con il Pd, si era autosospeso dal partito nel 2013 per le inchieste giudiziarie in cui era coinvolto. Emiliano: "Non aveva la nostra fiducia"

di GIULIANO FOSCHINI

BRINDISI - Il sindaco di Brindisi,Mimmo Consales, a guida di una giunta di centrosinistra, è stato arrestato all’alba dagli agenti della Digos. Per lui l’accusa è di corruzione, abuso di ufficio e truffa. In manette sono finiti anche un commercialista, Massimo Vergara, e un imprenditore, Luca Screti, titolare della Nubile srl, la società che gestisce a Brindisi la raccolta dei rifiuti. Screti è in carcere mentre Consales e Vergara ai domiciliari. E’ stato inoltre sequestrato l’impianto per la produzione di cdr che si trova nella periferia della città.

L’inchiesta era partita ormai due anni fa e aveva creato anche una crisi politica all’interno del centrosinistra con il presidente della Regione, Michele Emiliano, che aveva chiesto le dimissioni di Consales mai arrivate. Tanto che il sindaco si era poi autosospeso dal partita.

Per questo, immediato è stato il commento di Emiliano dopo l'arresto: "Il Pd Puglia aveva ritirato da mesi la fiducia al sindaco di Brindisi proprio a causa delle inefficienze e irregolarità nel ciclo dei rifiuti" ha commentato  in un tweet.

De Luca assolto. Può governare senza l’incubo Severino

"Finalmente". E' l'urlo del governatorepochi attimi dopo la sentenza. E viene dissequestrato anche il Crescent

di OTTAVIO LUCARELLI

"Finalmente". E' l'urlo di Vincenzo De Luca pochi attimi dopo l'assoluzione. Ora può governare senza l'incubo della legge Severino. E stamattina riapre a Salerno anche il cantiere del Crescent, voluto da lui quando era sindaco e dissequestrato dopo due anni. Un 5 febbraio da segnare sul calendario per il governatore della Campania, assolto con formula piena dalla Corte d'Appello di Salerno nel processo relativo al progetto di un termovalorizzatore a Salerno in cui era stato condannato in primo grado per abuso di ufficio. Processo di appello iniziato l'8 gennaio davanti al Collegio giudicante presieduto da Michelangelo Russo.

A questo punto, salvo il ricorso in Cassazione da parte della Procura generale, anche il verdetto della Corte Costituzionale sulla legge Severino non è più determinante. De Luca fu sospeso il 26 giugno 2015 dalla carica di presidente della Campania in virtù della legge Severino. Presentato il ricorso d'urgenza presso il Tribunale di Napoli, il 2 luglio, con decreto del presidente della prima sezione civile Guglielmo Cioffi, fu accolto il suo ricorso permettendogli dunque di nominare la giunta e firmare gli atti 

RIMINI, PROCESSO AL DELFINARIO. LAV RICONOSCIUTA PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO CHE VEDE IMPUTATI PER MALTRATTAMENTO DI ANIMALI IL LEGALE RAPPRESENTANTE DELLA STRUTTURA E LA VETERINARIA.

RIMINI, PROCESSO AL DELFINARIO. LAV RICONOSCIUTA PARTE CIVILE NEL PROCEDIMENTO CHE VEDE IMPUTATI PER MALTRATTAMENTO DI ANIMALI IL LEGALE RAPPRESENTANTE DELLA STRUTTURA E LA VETERINARIA.

 

La LAV è stata ammessa come parte civile nel processo al Delfinario di Rimini, che vede imputati per maltrattamenti agli animali il legale rappresentante della società di gestione della struttura, e la veterinaria responsabile della custodia e della somministrazione dei farmaci ai delfini.

 

Questo processo, il primo a livello nazionale ed europeo a carico di un delfinario, rappresenta un precedente importante in tema di maltrattamento di animali acquatici in cattività –  afferma la LAV – e l’ammissione della nostra parte civile è un riconoscimento importante per l’Associazione, da tempo impegnata nella protezione e  difesa dei diritti dei mammiferi marini detenuti in cattività”.

 

La LAV confida in un’attenta valutazione dei numerosi elementi di prova a carico degli  imputati, emersi durante le indagini.

 

L'Onu si schiera con Assange: "Detenzione illegittima"

Il fondatore di Wikileaks, rifugiato nell'ambasciata ecuadoregna di Londra, si era detto disposto a farsi arrestare

LONDRA - ll gruppo di lavoro Onu incaricato di dare un parere sulla condizione di Julian Assange, denunciata come "ingiusta detenzione" dalla difesa, ha deciso di riconoscere le ragioni del fondatore di Wikileaks. Se confermata, questa decisione allontana la prospettiva che Assange lasci l'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dove è rifugiato da tre anni, e si consegni alla polizia britannica. 

Secondo il  Wgad (il gruppo di lavoro Onu sulla detenzione illegale), al quale Assange ha presentato una denuncia contro Londra e Stoccolma, la reclusione del fondatore di Wikileaks è "illegale": Svezia e Gran Bretagna devono rilasciarlo immediatamente e pagare un risarcimento. La decisione non è stata ancora diffusa ufficialmente ma, secondo quanto riporta la Bbc, sarebbe stata già inviata ai governi di Londra e Stoccolma. Una sentenza che non ha alcuna influenza formale sulle autorità inglesi e svedesi, ma va ricordato che in passato altre persone sono state rilasciate sulla base delle decisioni del comitato Onu.

Nelle scorse ore era stato lo stesso Assange, su cui pende un mandato di cattura europeo, ad annunciare di essere pronto a farsi arrestare laddove il parere Onu gli fosse stato sfavorevole. "Accetterò di essere arrestato domani dalle autorità britanniche se l'Onu si esprimerà contro di me" aveva scritto sull'account Twitter di Wikileaks.

Fonte Link repubblica.it
 

Processo Aemilia, l'accusa chiede 6 anni per l'ex assessore Bernini

Il pm Mescolini ha chiesto la riqualificazione del reato in voto di scambio politico mafioso

Una lunga giornata di udienza per il procedimento Aemilia in corso a Bologna. Poco prima delle 20.30 il pm della Dda Mescolini, titolare dell'inchiesta sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Emilia Romagna, ha terminato le requisitorie dei riti abbreviati con le richieste di condanna.

Nell'aula speciale in fiera a Bologna, il pubblico ministero ha chiesto la condanna per tutti i 71 imputati, con pene fino a 20 anni.

L'accusa ha chiesto la riqualificazione del reato contestato al politico parmigiano Giovanni Paolo Bernini in "voto di scambio politico mafioso" (416 ter), mentre inizialmente lo aveva indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (416 bis). Ha chiesto per l'ex assessore del Comune di Parma una condanna a 6 anni di reclusione.

Il gip e il tribunale del Riesame, rigettando la domanda di arresto e il relativo appello dell'accusa, avevano ritenuto che non ci fossero elementi per sostenere quelle tipologie di reato. Bernini, secondo l'accusa, avrebbe pagato  denaro agli uomini legati alle cosche in cambio di voti per le elezioni amministrative del 2007.

La difesa di Bernini, rappresentata dagli avvocati Daniele Carra e Carmelo Panico, chiederà l'assoluzione. Ora la parola passerà alle parti civili, poi alle difese. La sentenza è prevista tra fine febbraio e inizio marzo.

Egitto, il vignettista Islam Gawish in manette per aver criticato il governo

Il ventiseienne egiziano, direttore di un sito satirico con un milione di follower, è stato arrestato per aver dileggiato un parlamentare filogovernativo in un suo disegno

Ventisei anni, un milione e mezzo di follower su Facebook, qualche vignetta poco rispettosa nei confronti del governo egiziano, e un arresto con l’accusa di aver diretto un sito web non autorizzato e di possedere software senza licenza. Il fumettista egiziano Islam Gawish è finito sotto la lente della censura del Paese per aver rappresentato, in una delle sue vignette più note, il parlamentare filogovernativo Mortada Mansour, noto per il suo linguaggio scurrile. Mansour, che è a capo della commissione parlamentare per i Diritti umani, è ritratto in piedi accanto a un torturatore, mentre lo consiglia di accanirsi contro la vittima “gentilmente”.

Il fermo del giovane vignettista, secondo il suo avvocatoMahmoud Othman, è stato ordinato perché “il regime è preoccupato per ogni lavoro creativo” e l’unica accusa nei confronti del giovane “la pubblicazione di vignette offensive per il regime”. Secondo l’avvocato, inoltre, “hanno chiuso circoli artistici e ora stanno arrestando gli innovatori. Lo Stato deve essere molto fragile se ha paura dei fumettisti”. Mohamed Elzyiat, un collega di Gawish, ha precisato che la polizia ha fatto irruzione nella sede del sito Egypt News Network (attivo dal 2011 ma stamane oscurato in Egitto) e ha confermato che gli agenti stavano “cercando Islam perché le sue vignette sono critiche nei confronti del regime”.

Ultimo tango a Parigi”, 40 anni fa la condanna al rogo

Il 29 gennaio 1976 un giudice ordinava la distruzione delle copie del capolavoro di Bernardo Bertolucci, ultimo capitolo di un’odissea giudiziaria che decretava la scomparsa del film dalle sale per "esasperato pansessualismo fine a se stesso"

Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi

"Esasperato pansessualismo fine a se stesso". Sì si legge proprio così nella sentenza del giudice che il 29 gennaio 1976  condannava “al rogo” il film Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Nella storia del cinema pochi altri film hanno avuto vita tanto difficile e hanno segnato così profondamente pubblico e critica. Per non dire del regista Bernardo Bertolucci, che con questa pellicola si guadagnò la consacrazione ad autore e insieme una condanna per offesa al senso del pudore, con tanto di privazione dei diritti politici. E se per il protagonista Marlon Brando il film significò una rinascita professionale, insieme a Il padrino – l’altro capolavoro di cui era protagonista nello stesso 1972 – per la partner diciannovenne Maria Schneider questo debutto si rivelò un boomerang e il ruolo della scandalosa e ribelle Jeanne le rimase appiccicato addosso con conseguenze dolorose: la droga, un tentato suicidio e la depressione.

Segreto sulle fonti fiduciarie. Lo impone all’editore anche l’Europa

Il sequestro del filmato originale di un servizio giornalistico trasmesso dal programma Piazzapulita, eseguito presso l’editore de La7 su ordine dei magistrati della Procura di Roma, per individuare la fonte fiduciaria riservata del giornalista autore del servizio, finora non ha suscitato reazioni del mondo giornalistico proporzionate alla gravità di quanto è accaduto e alle conseguenze che ne possono derivare all’attività giornalistica. È un fatto su cui riflettere. Tanto più che il caso non è unico.

Infatti, abbiamo appreso che un sequestro analogo era stato eseguito in precedenza, il 24 novembre 2015, quando i procuratori romani si erano rivolti alla Rai per ottenere gli originali di un filmato, anche in questo caso in modo da individuare così l’identità di una fonte fiduciaria. E anche nel Rai Ballarò la fonte fiduciaria intervistata con accorgimenti per non essere riconosciuta dai telespettatori era un agente di polizia che dichiarava l’inadeguatezza degli strumenti di protezione in dotazione ai poliziotti.

I due editori – La7 e la Rai – hanno obbedito all’ordine di sequestro. Avrebbero potuto farne a meno? Su questo punto persiste un equivoco: alcuni sostengono che sarebbero tenuti per dovere alla tutela del segreto professionale soltanto i giornalisti e non anche degli editori.

Presidente Cassazione: “Depotenziare la prescrizione. Reato di clandestinità dannoso”

Cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario alla presenza del Capo dello Stato. Giovanni Canzio: "Lotta al terrorismo sia condotta nel rispetto della Costituzione". Tributo a Emilio Alessandrini, giudice ucciso da Prima Linea. Orlando: "Nuovi diritti per società che cambia"

Gli effetti “irragionevoli” della prescrizione. Il reato di immigrazione clandestina “inutile e dannoso“. La lotta al jihadismo che deve essere condotta nel rispetto delle regole. E leggi varate sull’onda dell’emergenza. Sono questi i principali temi toccati dal primo presidente della Cassazione Giovanni Canzionella sua relazione per l’apertura dell’anno giudiziario, che si è tenuto nell’Aula magna della Suprema Corte alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. “Vorrei davvero che la cerimonia per l’apertura dell’anno giudiziario non fosse considerata un semplice rito, solenne nella forma ma ripetitivo e perciò inutile nella sostanza, bensì riuscisse a segnare uno spazio di riflessione e di dialogo e a trasmettere alla comunità nazionale un messaggio di speranza, fiducia e impegno per una più feconda stagione della Giustizia”, ha esordito Canzio ringraziando Mattarella per aver “onorato l’Assemblea generale della Corte di Cassazione con la sua presenza”, oltre agli ospiti e agli amici intervenuti insieme a “tutte le donne e gli uomini che lavorano per la Magistratura e per la Corte”.

Cassazione, Canzio: «Il Paese ha sete di giustizia ed efficienza»

ROMA - Giustizia, legalità, efficienza ed efficacia della giurisdizione. Sono queste le cose di cui l'Italia ha bisogno e che i cittadini chiedono a gran voce, secondo il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, che ha parlato all'apertura della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2016 alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Il Paese chiede che la legge venga applicata in modo uniforme e rapido e che tutti abbiano un uguale trattamento in casi simili o analoghi", ha detto Canzio.

Inchiesta sul calcio italiano: 64 dirigenti, giocatori e procuratori indagati per fatture false ed evasione fiscale

Indagine della procura di Napoli: ersone, tra le quali l'ex presidente della Juventus Jean Claude Blanc, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, Adriano Galliani, Claudio Lotito, Alessandro Moggi e alcuni calciatori tra cui Ezequiel Lavezzi

di DARIO DEL PORTO

Terremoto giudiziario nel mondo del calcio. Perquisizioni e sequestri per i reati di evasione fiscale e false fatturazioni, per ordine della Procura di Napoli. Gli indagati sono 64 tra cui l'ex presidente della Juventus Jean Claude Blanc, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, il dirigente del Milan Adriano Galliani, il presidente della Lazio Claudio Lotito l'agente di calciatori Alessandro Moggi e alcuni calciatori, tra cui Ezequeil Lavezzi. Le indagini della Finanza sono condotte dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli e dai pm Stefano Capuano, Vincenzo Ranieri e Danilo De Simone.

La Procura napoletana ipotizza un "meccanismo fraudolelento architettato per sottrarre materiale imponibile alle casse dello Stato" nella compravendita dei calciatori. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 2009 e il 2013. I procuratori degli atleti, sostengono gli inquirenti, "provvedevano a fatturare in maniera fittizia alle sole società calcistiche le proprie prestazioni, simulando che l'opera intermediazione fosse resa nell'interesse esclusivo dei club, mentre di fatto venivano tutelati gli interessi degli atleti assistiti dagli agenti medesimi".

Caso Spip, la Finanza di Parma sequestra una palazzina per studenti

Dove era il codice etico di Loris Borghi il Magnifico Rettore? LB

Le indagini della Procura sono collegate al fallimento della Spip, società partecipata del Comune di Parma. L'edificio è uno studentato in Oltretorrente. Al centro dell'inchiesta l'imprenditore Paolo Borettini

La Guardia di Finanza di Parma ha sequestrato una palazzina a Parma di 46 unità immobiliari (per un valore di circa 5 milioni di euro) nonché delle quote e dei conti correnti riconducibili ad una società attiva a Parma, nella quale sono confluiti i proventi illeciti derivanti da un complesso sistema di frode finalizzato alla distrazione di denaro pubblico.

L'edificio è uno studentato universitario situato in borgo Cocconi in Oltetorrente. Il provvedimento di sequestro - spiega una nota della Gdf - "scaturisce dalle indagini coordinate dalla Procura di Parma, nell’ambito delle quali sono state riscontrate ipotesi di bancarotta fraudolenta a carico degli amministratori di una nota azienda, dichiarata fallita, di proprietà del Comune di Parma la quale, dal 2005 al 2011, ha accumulato un debito complessivo di oltre 115 milioni di euro per finanziamenti bancari ottenuti per l’acquisto di terreni". Si tratta del fallimento di Spip.

Gli accertamenti eseguiti dalla Finanza hanno consentito di rilevare che le operazioni immobiliari erano state effettuate a prezzi notevolmente superiori rispetto ai valori di mercato: le transazioni commerciali avvenivano tramite società riconducibili ad un noto imprenditore locale che, di fatto, si interponevano al solo fine di far “lievitare” i prezzi dei terreni generando così ingenti illeciti profitti.

Il giudice che ha assolto Erri De Luca: "Dire di sabotare la Tav non è per forza reato"

Se il processo si fosse tenuto a Parma, come sarebbe andata? Visti i precedenti, con il mio socialblog, non sarei così sicuro che sarebbe stato assolto. Sono felicissimo per Erri De Luca con cui sono stato sempre solidale, ma credo che la Giustizia non sia uguale per tutti. Con il mio giornale online sotto sequestro, io sono di fatto ai domiciliari senza soluzione di continuità dal 29/9/2015. Condannato in primo grado per diffamazione su fatti mai smentiti da nessuno. Questa è la considerazione della libertà di opinione nella Procura ducale. Spero che il caso De Luca diventi precedente giudiziario per tutti. Si deve rispondere solo alla Costituzione; e non c’è un’autorità superiore alla Costituzione. Sono stato privato del più prezioso frutto della civiltà, il diritto alla libera espressione individuale. So di aver agito nell'ambito dei diritti costituzionali e non ho commesso alcun reato. Quindi chiedo in Cassazione il dissequestro del socialblog e in Appello a Bologna la revisione della sentenza di primo grado che mi è stata inflitta ingiustamente dal Tribunale di Parma. E questo vale sia per il procedimento Vergara, sia per quelli della Assistenza Pubblica, nonché dell'orchestra di Sergio Pellegrini. LB 

Le motivazioni della sentenza dopo l'assoluzione del tribunale di Torino. Le frasi dello scrittore non erano "idonee a istigare attualmente e concretamente qualcuno" a commettere reati contro il cantiere della Val di Susa

di OTTAVIA GIUSTETTI

Si dovrebbero leggere le carte tra Pilia e Mura

Sarebbe tutto più semplice se adottasse una cultura della trasparenza. Cosa che non è nelle corde delle Procure. Perché ad esempio non si mette online la relazione di 130 pagine del consigliere Mario Marchetti. Se i giornali sono indotti ad sbagliare dipende spesso dalla fonte informativa. LB

Amsicora*

L’Unione fa prima uno scoop fasullo, poi fa uno scoop sullo scoop, ergo: due volte fasullo. Ricordate? A caratteri cubitali l’Unione ha riferito, sulla inchiesta Zedda bis, della revoca del sost. Pilia da parte del Procuratore capo Mauro Mura un attimo prima di chiudere l’ultima volta la porta del suo ufficio per andare a godersi la meritata pensione. Ieri ha riferito nientemeno delle revoca… della revoca, ad opera del Procuratore capo facente funzioni Gilberto Ganassi. Nuovo scoop: “ribaltone!“, strilla L’Unione.
La prima notizia ha suscitato vasta eco e molte perplessità e questa seconda anziché mitigarle, le accentua. Dalle notizie de L’Unione traspaiono due scontri: uno fra il procuratore capo Mura e il suo sostituto Pila, l’altra tra il nuovo e il vecchio procuratore capo. Insomma, una conflittualità incrociata e insanabile, una procura di fazioni, di serpenti e di veleni.

Un anno fa le frizioni Pilia - Mura sulla guida del pool nella Procura della Repubblica di Cagliari

C'è un episodio vecchio un anno che, anche se nessuno lo dice, ha in qualche modo segnato i rapporti nella Procura della Repubblica di Cagliari: riguarda l'insoddisfazione del pm Giangiacomo Pilia per una decisione presa dal procuratore Mauro Mura all'inizio del 2015.
A fine 2014 il sostituto Gaetano Porcu è in procinto di cambiare gruppo dopo aver coordinato per dieci anni il pool che indaga sui reati contro la pubblica amministrazione.
Si pone il problema della sua sostituzione: la squadra è formata da cinque persone e in quel momento ne fanno parte, tra gli altri, Marco Cocco e Pilia. Il capo dell'ufficio decide di nominare come nuovo coordinatore Cocco perché lo ritiene un magistrato adeguato al ruolo: da anni si occupa di una delle inchieste più importanti avviate in Sardegna, quella sui fondi ai gruppi in Consiglio regionale, dunque ha una notevole esperienza nel campo della pubblica amministrazione e ha dimostrato di conoscere bene la materia.
Pilia, avuto sentore dell'iniziativa, fa presente però che il più anziano professionalmente è lui e a lui - dice - spetterebbe l'incarico. Mura ritiene invece che il ruolo debba essere affidato in base all'esperienza del magistrato in quel tipo di reato. Pilia insiste. Poco dopo Cocco chiede gli sia revocato l'incarico perché incompatibile con l'inchiesta sui consiglieri regionali, molto impegnativa. Il procuratore, a quel punto, per risolvere il problema ed evitare tensioni tra i sostituti decide di tenere per sé il coordinamento del pool. (an. m.)

Fonte Link: http://www.ufficiostampacagliari.it/rassegnastampa.php?pagina=48994

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Marchetti contro Meli. Ecco come cominciò la guerra sui conti del Lirico


Appalti d’oro, arresti al Petruzzelli «Tangenti in cambio di lavori»


Il responsabile amministrativo, Vito Longo, ai domiciliari. Emesse cinque ordinanze, quattro già eseguite: l’accusa è corruzione sugli appalti legati alle forniture per il teatro

Bepi Castellaneta


Quattro persone sono state arrestate dalla polizia nell’ambito delle indagini sugli appalti del teatro Petruzzelli di Bari e un’altra è ricercata. I provvedimenti, emessi su richiesta del pubblico ministero Fabio Buquicchio, sono stati eseguiti dagli agenti della Digos. Agli arrestati è stato concesso il beneficio dei domiciliari. L’accusa è corruzione in merito a contratti per la fornitura di luci e di servizi di pulizia e facchinaggio presso il teatro. 

I nomi

Tra gli arrestati c’è Vito Longo, direttore amministrativo. Figurano anche tre imprenditori, accusati di corruzione: Vito Armenise, 47 anni (titolare dell’azienda Scav), Giacomo Delle Noci, anche lui 47 anni, e Nicola Losito. Un quarto imprenditore, Franco Mele, è ricercato con la stessa imputazione (è al momento irreperibile). La presunta corruzione si riferisce ai mesi novembre e dicembre 2015.

Il sindaco Decaro: «Preoccupato»

Colpo di scena al Teatro Lirico, inchiesta torna al pm Pilia

Il procuratore facente funzioni, Gilberto Ganassi, ha revocato il provvedimento preso dall'ormai ex procuratore capo cagliaritano, Mauro Mura, a fine dicembre prima di andare anch'egli in pensione

È tornato al sostituto procuratore Giangiacomo Pilia il fascicolo sull'inchiesta-bis dell'Ente Lirico di Cagliari per presunti abusi d'ufficio che vede indagati, oltre al sindaco Massimo Zedda, anche l'ex procuratore aggiunto del capoluogo sardo, Mario Marchetti, con la sola ipotesi di diffamazione, in veste di consigliere di amministrazione dell'ente nominato dal Comune dopo essere andato in pensione da magistrato.

Il procuratore facente funzioni, Gilberto Ganassi, ha revocato il provvedimento preso dall'ormai ex procuratore capo cagliaritano, Mauro Mura, a fine dicembre prima di andare anch'egli in pensione: aveva tolto la seconda inchiesta al suo sostituto, contestandogli di non aver indagato su una memoria presentata proprio da Marchetti e ora allegata al secondo fascicolo d'indagine.

La vicenda è complessa: dopo la prima inchiesta sul Lirico legata alla nomina illegittima della sovrintendente Marcella Crivellenti, poi annullata dal Tar (sfociata col rinvio a giudizio e il processo in corso al sindaco Massimo Zedda quale ex presidente della Fondazione Lirico), sarebbero stati commessi altri abusi d'ufficio per ritardare la nomina del successore designato Mauro Meli alla guida del Teatro.

Su questi altri presunti reati il procuratore Mura chiamò a indagare il sostituto procuratore Pilia, già titolare della prima indagine, a cui - a sorpresa - poi revocò il fascicolo, muovendogli di fatto degli addebiti. Un terremoto scoppiato in Procura poco prima di andare in pensione.

A Cagliari la stagione del melidramma si tiene ormai in Procura non al Lirico

Inchiesta torna a Pilia

Inchiesta torna a Pilia

Sarebbe il caso che il CSM intervenisse o il Ministero inviasse una commissione di indagine in Procura. La vicenda è troppo incancrenita e con incrostate fazioni che vanno aldilà della capacità di giudizio. Non c'è più un clima che favorisca lo svolgersi di un procedimento giuridico sereno. Troppi gli interessi, i legami, i fatti, e il cittadino è disorientato. Occorre la presenza e l'intervento di un organo superiore che ridia credibilità di giudizio che ora a leggere le cronache locali non c'è più.
Mauro Meli pretenderà doppio stipendio perché sta facendo in contemporanea il direttore artistico in due teatri. Più interessante il flusso turistico per lo studio delle carte legali che non quello per le recite. La funzione artistico-legale di Meli è senz'altro più originale e avvincente. Una vera primogenitura del divin Maestro, delle cui doti non dubitavamo. Il "caso Lirico" è da studio di diritto amministrativo. In famiglia tiene stage quotidiani, da master ad altissimo livello. Se a questo si aggiunge il saper tessere reti relazionali... Difficile tenergli testa con la sola ragione dei numeri... e le evidenze circoscritte e argomentate di Alessio Loi, Mario Marchetti e Donatella Masala.
Una grande bouffe di trippa come fece Gargamella, incinta di Gargantua. Che Lirico sarebbe senza Meli? Non fu forse Bacco generato dalla coscia di Giove? E il Lirico dal .... di Meli?  (Parma, 12/01/2016)

Luigi Boschi

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Presunte violenze nel carcere di Parma, la Procura replica

Fa discutere la richiesta di archiviazione dell'indagine a carico di otto agenti per presunte violenze sul detenuto Rachid Assarag. L'avvocato: "Porteremo il caso al Parlamento europeo"

Gli inquirenti giustificano le violenze sui detenuti definendole "lezioni di vita carceraria"? Non è affatto così, specifica il procuratore capo di Parma Antonio Rustico in relazione allarichiesta di archiviazione dell'indagine a carico di otto agenti della Penitenziaria accusati di presunti maltrattamenti dal detenuto Rachid Assarag, notizia anticipata da Repubblica.

Quelle parole sono state estrapolate da un contesto più ampio e non si riferiscono alle presunte aggressioni ma a un dialogo tra il detenuto e un agente, registrato da Assarag e pubblicato dall'Espresso nel settembre 2014, tre anni dopo i presunti fatti contestati che risalgono al 2010 e 2011.

L'agente dice che "dentro il carcere comandano loro e che non esistono né avvocati né giudici". Un'affermazione che il pm Emanuela Podda definisce nell'atto di archiviazione "decisamente inquietante". In tutto il discorso, però, la guardia afferma di essere stato corretto, di non aver mai dichiarato il falso nei suoi rapporti e di non aver mai usato violenza, circostanza confermata anche da Assarag. Per questo, osserva il pm, quelle affermazioni paiono essere "lezioni di vita carceraria" impartite al detenuto più che delle minacce o delle affermazioni di supremazia assoluta e negazione dei diritti.

Solidarietà a una voce libera

Paolo Scattoni*

Quando chiusinews fu minacciato di chiusura, tramite Paolo Miccichè venimmo in contatto con Luigi Boschi che a Parma operava con un blog sicuramente più ricco di chiusinews, ma ispirato allo stesso spirito e le stesse regole. Oggi è quello stesso blog a subire una sorte simile. Luigi Boschi sta aspettando il giudizio della Cassazione e il blog è minacciato di chiusura.

NON È CONCEPIBILE CHE LA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE POSSA ESSERE MINACCIATA DA NORME AMBIGUE E MAI RIVISTE.

Non possiamo che augurare che quel servizio, perché di questo si tratta, continui. C’è o non c’è nella nostra Costituzione un articolo 21 che sancisce la libertà di stampa?

Di seguito la descrizione che lo stesso Luigi Boschi dà del suo giornale online

Il socialblog “luigiboschi.it” è divenuto nel tempo un giornale online quotidiano, un luogo virtuale contestualizzato aperto a opinioni, informazioni, news, video, una ricerca di espressione artistica digitale individuale e collettiva nella comunità virtuale, nel divenire di una realtà nei suoi molteplici aspetti. Una voce mutevole e diretta di un accelerato divenire biotecnologico: una continua esperienza di futuro. Non si censura (se non le offese o le pretestuosità), non si emargina, ma si comprende e si include coltivando i diritti delle diversità, il diritto di cronaca, di opinione, di satira. Questa è la mia opera che vogliono sequestrare.

Fonte link: http://www.chiusiblog.it/?p=31118

Violenze nel penitenziario di Parma. Il pm archivia: "Solo una lezione di vita carceraria"

Per i suicidi o le violenze che d'ora in poi accadranno nel carcere sappiamo chi è il responsabile!! Questa è la dimensione della Giustizia marpigiana, così attenta alle parole da condannare per diffamazione e così disattenta a quelle di violenze ingiustificate contro le persone impossibilitate a difendersi. LB

Detenuto denunciò le botte e le minacce da parte di dieci agenti: "Qui non ci sono giudici o avvocati, comandiamo noi". Ma per la Procura non ci furono né abusi né negazione di diritti

La guerra silenziosa del Palazzo di Giustizia di Cagliari

 …tra indagini, accuse e nomine

Dopo la decisione di Mura di estromettere il pm Pilia dall’inchiesta sul Lirico

 Non ho niente da dire . Divisi da denunce e rancori, i protagonisti del feuilleton giudiziario trovano l’unità davanti al cronista. Neppure una-parola-una su una vicenda che coinvolge i potenti cagliaritani della politica, dell’imprenditoria e del mondo della musica. Dopo che l’ormai ex procuratore della Repubblica Mauro Mura ha estromesso il sostituto Giangiacomo Pilia dall’inchiesta bis sul Teatro Lirico – Massimo Zedda è indagato per abuso d’ufficio – tutti si chiedono quale sarà il prossimo passo.

Il procuratore Mura toglie l’indagine-bis su Zedda dalle mani del pm Pilia

Un’iniziativa clamorosa, per quanto risulta senza precedenti nella storia, almeno in quella recente, della magistratura sarda. Il procuratore capo Mauro Mura ha revocato al sostituto procuratore Giangiacomo Pilia la delega a indagare sul caso dell’Ente lirico di Cagliari, la vicenda che ha portato al processo (attualmente in corso) contro il sindaco di CagliariMassimo Zedda accusato di abuso d’ufficio. La revoca riguarda l’inchiesta-bis sulla stessa vicenda, quella che vede indagato Zedda per un’altra ipotesi di abuso d’ufficio connessa a una serie di comportamenti che il sindaco avrebbe messo in atto per ritardare il nuovo insediamento dell’ex sovrintendente Mauro Meli. Nomina decisa dopo la revoca di quella di Marcella Crivellenti. Ne dà notizia l’Unione Sardaoggi in edicola.

La vicenda è particolarmente complessa, la sostanza è semplice. Il procuratore capo di Cagliari imputa al suo sostituto di non aver svolto – nonostante gliene fosse stata fatta richiesta scritta – una serie di approfondimenti sul contenuto di una memoria presentata dall’ex componente del consiglio d’amministrazione dell’ente Lirico (ed ex magistrato) Mario Marchetti. Questi (che è stato a sua volta querelato dall’ex soprintendente Meli per diffamazione) contestava l’impostazione dell’inchiesta-bis, escludeva che a Zedda potessero essere attribuiti altri comportamenti tali da configurare l’abuso d’ufficio e, soprattutto, puntava il dito sulle gestioni del Lirico precedenti alla nomina di Marcella Crivellenti. Gestioni alle quali, a suo giudizio, andavano intestati i “buchi milionari” nel bilancio.

Fahrenheit 451 e Parma distopica

Benito MussoliniFahrenheit 451

Fahrenheit 451 e Parma distopica

Errore 451 pagina o sito censurato. Sarà il numero dell'errore che presto potremo vedere sugli schermi dei pc quando ci sarà negato l'accesso a una pagina web censurata (LINK). La città o società distopica è il contrario dell'utopia, descrive la società peggiore che si possa immaginare. "L'ignoranza, l'inerzia con la quale la società tira avanti è sconvolgente, quasi depressivo in alcuni punti, tale che si prova pena per la condizione in cui il mondo versa". 

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