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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Arrestato il prefetto di Benevento

NAPOLI - L'attuale prefetto di Benevento, Ennio Blasco, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza in un' inchiesta su episodi di corruzione relativi a certificazioni antimafia di imprese di vigilanza privata quando era prefetto di Avellino fra il 2009 e il 2011. Blasco è stato posto agli arresti domiciliari insieme a tre imprenditori.

Equitalia 8 arresti per corruzione e truffa

In manette, tra gli altri, un funzionario che velocizzava la rateizzazione e talvolta la cancellazione dei debiti di alcuni imprenditori. Danni allo Stato ipotizzati di circa 17 milioni. Quindici finora le persone iscritte nel registro degli indagati. Ai primi di marzo altri arresti

Velocizzava le pratica di rateizzazione dei debiti e spesso anche la loro cancellazione. Prendendo, secondo l'accusa, delle bustarelle. Pesanti le accuse: corruzione e truffa aggravata ai danni di Equitalia.

Per questo è stato arrestato un funzionario di Equitalia sud Lazio, Salvatore Fedele e con lui sono finiti in manette altre sette persone, imprenditori e professionisti che si rivolgevano al funzionario compiacente. Gli arresti sono stati condotti dai finanzieri del Nucleo speciale di polizia. Quindici sinora le persone iscritte nel registro degli indagati.

QUEL SISTEMA DI FAVORI IN CAMBIO DI DENARO

Nelle misure cautelari disposte dal gip di Roma Maria Bonaventura, su richiesta dei pm Nello Rossi, Francesca Loi e Stefano Fava, si ipotizza una truffa ai danni di Equitalia per 17 milioni di euro. Attraverso professionisti introdotti a Equitalia, alcuni imprenditori avrebbero contattato il funzionario di Equitalia sud Lazio, riuscendo, con pratiche corruttive, a ottenere prima la rateizzazione dei propri debiti con l'erario, infine la cancellazione. Le perquisizioni sono ancora in corso negli uffici di Equitalia di Lazio, Campania e Calabria. Finanzieri sono anche negli uffici di due direttori regionali che però non risultano indagati. 

La Procura contabile: Bernazzoli l'assunzione di Genny Sandei è illegittima

Contestata al presidente Bernazzoli, ai membri della giunta e a diversi dirigenti l'assegnazione dell'incarico di capo di gabinetto a una persona non laureata. Chiesto il rimborso degli stipendi percepiti: danni per 500mila euro

La Procura regionale della Corte dei Conti chiede al presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli, ai membri della giunta e a diversi dirigenti dell'ente di risarcire il danno erariale per l'assunzione, ritenuta illegittima, di Genoveffa Sandei nell'ufficio di gabinetto della presidenza. 

Complessivamente, viene richiesto il rimborso all'ente delle somme percepite dalla Sandei dal 2005 al 2010, 316mila euro, più ulteriori 231mila euro di danno per l'ultima proroga dall'agosto 2010 al 2014. Ne dà notizia la Gazzetta di Parma.

"Appena ricevuta la comunicazione della Corte dei Conti - ha replicato Bernazzoli con una nota - ci siamo attivati per fornire alla stessa tutte le informazioni e i documenti necessari attestanti il comportamento dell'Ente. Abbiamo sempre ritenuto di comportarci correttamente nel rispetto delle norme e della legge secondo quanto ci veniva confermato dagli uffici competenti".

La contestazione è arrivata in seguito all'inchiesta avviata dopo l'interrogazione del consigliere provinciale del Pdl Simone Orlandini, presentato a fine 2010, che chiedeva di far luce sulle modalità di assunzione del capo di gabinetto. La Sandei fa assunta nel luglio 2005 con un inquadramento D3 e allo stesso stipendio del suo predecessore. E' stato poi prorogato una prima volta nel luglio 2009, dopo la rielezione di Bernazzoli. 

Diritto d’autore online, entra in vigore il regolamento Agcom

Il testo adottato a dicembre sarà attivo dal 31 marzo: un portale permetterà le denunce anche per i singoli cittadini. Plauso dall’industria, ricorso al Tar delle associazioni

Il problema della pirateria in Rete non è nuovo come non lo sono gli interventi per risolverlo: è di poco meno di un mese fa la notizia del sequestro di 46 portali di streaming da parte della Guardia di Finanza. Da lunedì 31 marzo, però, per i titolari del diritto d’autore di qualsiasi opera digitale, da un articolo a una canzone passando per un video o una foto, e per le associazioni che li rappresentano sarà molto più semplice far sentire la propria voce. Entra infatti in vigore il regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sul diritto d’autore online adottato, non senza qualche polemica, lo scorso dicembre.

Ricorso IREN bocciato dal Tar: nessun risarcimento dovuto dal Comune

L’azienda chiedeva 28 milioni di risarcimento per lo stop imposto nel 2011 ai lavori dell’inceneritore

 Il Tar di Parma, con sentenza pronunciata dalla Camera di Consiglio del 27 febbraio scorso e pubblicata oggi, ha bocciato la richiesta di risarcimento milionaria avanzata da Iren Ambiente S.p.A. per lo stop alla costruzione dell’inceneritore imposto nel 2011 ai tempi della Giunta Vignali.

I giudici sono stati chiarissimi: “La domanda risarcitoria – scrivono nella sentenza – così come formulata, essendo del tutto sfornita di prove, sia nell’an che nel quantum, deve essere respinta”.

Vengono invece compensate le spese di giudizio “attesa la complessità della questione trattata”.

Il Tribunale Amministrativo ha ripercorso tutto l’iter della vicenda, partendo dai 28 milioni di risarcimento richiesti con il ricorso di Iren Ambiente    a titolo di risarcimento  per la sospensione dei lavori del “termovalorizzatore cogenerativo per l’incenerimento dei rifiuti”, avanzata in seguito alle due ordinanze di sospensione da parte del Comune nell’anno 2011 (rivelatasi  comunque illegittima per una sentenza passata in giudicato perché non appellata ai tempi del Commissariamento del Comune), per un totale di 94 giorni, che Iren Ambiente ha ritenuto causa di un ritardo di 300 giorni per l’avvio dell’impianto, quantificando con una perizia di parte un risarcimento di quasi 28 milioni di euro.

Ora il Giudice ha stabilito che “non è provato il nesso di causalità” e che “manca del tutto la prova del’entità del ritardo”. Di conseguenza – scrive il Tar – “manca la prova documentale del pregiudizio economico effettivamente subito di danno emergente e lucro cessante”.

Tradotto in soldoni, per il Comune, con questa sentenza, viene meno ora il rischio incombente di un maxi risarcimento che avrebbe pesantemente gravato sulle casse municipali.

A giorni la sentenza del Tar di Parma sul ricorso di De Leo nei confronti della Fondazione Regio

Udienza al Tar di Parma con le parti in causa: Giuseppe De Leo contro Fondazione Teatro Regio.
Durante l'udienza si è discusso sul merito del ricorso.
Le parti hamnno ribadito le loro posizioni e il Presidente dopo aver scoltato entrambi si è riservato di pronunciare la sentenza nei prossimi giorni. (Parma, 27/03/2014)

Luigi Boschi 

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Il Tar di Parma giovedì 27 marzo si pronuncerà sul ricorso presentato da Giuseppe De Leo per la nomina di Carlo Fontana 

Tumori e cellulari, le associazioni fanno causa al governo

Imporre agli operatori telefonici l’obbligo di comunicare che i cellulari «sono dannosi per la salute perché possono provocare il cancro», vietarne la pubblicità e impedirne l’uso ai minori. Come avviene per le sigarette. Perché a rischio ci sono 40 milioni di italiani, un numero ben superiore a quello dei fumatori. Sono alcune delle richieste di una causa depositata al Tar del Lazio contro i ministeri dell’Ambiente, della Salute, dello Sviluppo economico e della Ricerca...

Imporre agli operatori telefonici l’obbligo di comunicare che i cellulari «sono dannosi per la salute perché possono provocare il cancro», vietarne la pubblicità e impedirne l’uso ai minori. Come avviene per le sigarette. Perché a rischio ci sono 40 milioni di italiani, un numero ben superiore a quello dei fumatori. Sono alcune delle richieste di una causa depositata al Tar del Lazio – la prima in Italia di questo tipo – contro i ministeri dell’Ambiente, della Salute, dello Sviluppo economico e della Ricerca, «colpevoli» di non divulgare i rischi a cui sono sottoposti quotidianamente le persone che usano i telefonini senza auricolare o vivavoce. Nella causa, si chiede al governo di avviare subito una campagna pubblicitaria che divulghi i rischi di insorgenza dei tumori alla testa.

Il ricorso

Finmeccanica, quattro arresti per fondi neri e tangenti

In manette ex dirigenti per appalti sul Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti Perquisita anche la casa dell’ex presidente Pier Francesco Guarguaglini

Quattro arresti eseguiti dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Napoli sul Sistri, il sistema di tracciabilità dei rifiuti. Agli arresti domiciliari, per fondi neri e tangenti, Lorenzo Borgogni, ex direttore delle Relazioni esterne Finmeccanica, Stefano Carlini, ex direttore operativo della Selex service management e due imprenditori romani, Vincenzo Angeloni e Luigi Malavisi. Perquisita anche l’abitazione dell’ex presidente Pier Francesco Guarguaglini, a capo di Finmeccanica fino al dicembre 2011.

Sequestrati conti correnti e cassette

Il Tar di Parma giovedì 27 marzo si pronuncerà sul ricorso presentato da Giuseppe De Leo per la nomina di Carlo Fontana

 Il 27 marzo 2014 si terrà l'udienza di merito sul ricorso di Giuseppe De Leo contro il Regio di Parma nella persona del suo Presidente Pizzarotti e di Carlo Fontana.
"Sono fiducioso -dice De Leo-  per il ripristino del principio del diritto e della trasparenza. In particolare penso che la sentenza  di Cagliari costituisca un precedente giuridico rilevante. Soprattutto dovrebbe far riflettere su cosa è stato fatto anche a Parma, che ritengo una vicenda, a mio avviso, ancor più grave. Lei pensi che, a seguito della mia richiesta di accesso agli atti, fu lo stesso Fontana a inviarmi il diniego di accesso".
E lui Fontana ricopre una carica non prevista né dallo statuto precedente, né da quello attuale (statuto eleborato con l'avvocato Albenzio che ora siede nel CDA in cui si è pensato di far confluire in pieno conflitto di interessi e a beneficio solo di Fontana, l'Amministratore Delegato e il Direttore Generale). Una nomina di Amministratore Esecutivo rinnovata per 4 anni (non qualche mese) fuori da ogni logica di buon senso dell'etica pubblica (loro i pentastellati!!), soggetto giuridico non previsto nemmeno dal codice civile. Ebbene Fontana, uomo di istituzioni, come pensa di essere, agisce in questo sconfinamento giuridico.
Massimo Zedda a Cagliari è indagato per abuso di ufficio ed è responsabile in proprio del danno prodotto. Uno scenario sardo configurabile anche a Parma, dopo la pronuncia del Tar. Il dolo, non l'errore amministrativo, se provato, non ha copertura assicurativa. (Parma, 23/03/2014)

Luigi Boschi 

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Richiesta di arresto per Francantonio Genovese parlamentare PD

Al setaccio sei milioni di finanziamenti. Il gip di Messina firma l’ordine di custodia cautelare in carcere per il deputato del Pd. La richiesta di autorizzazione notificata alla Camera (il sito web di Genovese)

ALESSANDRA ZINITI

MESSINA – In cinque anni, con un sistema di enti e società tutti a lui riconducibili, avrebbe fagocitato sei milioni di euro di risorse pubbliche destinate alla formazione professionale. Già la scorsa estate, chiudendo la prima tranche dell’inchiesta, la Procura di Messina aveva arrestato la moglie e la cognata, ora il pool di magistrati coordinato dal sostituto procuratore Sebastiano Ardita chiede l’arresto del deputato nazionale del Pd Francantonio Genovese, ras della formazione professionale nella provincia di Messina, azionista e dirigente della traghetti Caronte di Pietro Franza, oltre che nipote dell'ex ministro Nino Gullotti ed esponente di spicco dei democratici siciliani (alle primarie per il Parlamento del 2012 è stato il più votato d'Italiacon quasi 20 mila preferenze). La richiesta è stata accolta dal gip che ha girato alla Camera dei deputati la richiesta di autorizzazione all’arresto del parlamentare accusato di una sfilza di reati che vanno dall’associazione per delinquere al peculato, dalla truffa al riciclaggio al falso in bilancio.

Arrestati Silingardi e Barili

Dopo la sentenza definitiva sulla grande bancarotta. Barili colto da malore

Luciano Silingardi e Domenico Barili arrestati.
E' l'immediato e primo clamoroso effetto della sentenza definitiva della Cassazione sulla bancarotta del crac Parmalat. I primi a farne le spese (una volta ricordato il regime di detenzione che è già applicato a Calisto Tanzi) sono appunto l'ex presidente Cariparma, poi approdato nel cda di Collecchio, e l'uomo marketing che aveva caratterizzato gli anni dello sviluppo del marchio Parmalat anche attraverso una serie di azzeccate sponsorizzazioni sportive (in particolare sci e formula uno).

Arriva il braccialetto elettronico per i detenuti

Dalla settimana scorsa operativo anche a Parma, con il controllo di una persona ai domiciliari, accusata di spaccio. La questura spiega la procedura

Il braccialetto elettronico arriva a Parma. Lo strumento di controllo dei detenuti agli arresti domiciliari, lanciato nel 2001, è stato utilizzato la settimana scorsa in città con il primo detenuto sottoposto a controllo a distanza, un pusher fermato con un ingente quantità di sostanza stupefacente. 

Braccialetto agganciato a una caviglia e sistema di controllo installato nell'abitazione. Il soggetto interessato dalla misura cautelare non può oltrepassare il raggio d'azione. Se ciò avviene scatta il reato di evasione. Questi i punto salienti del sistema.

La questura, con una nota, ha spiegato la procedura per l'applicazione del braccialetto, articolata in più fasi. Si comincia dall'installazione di un dispositivo di controllo a distanza e la gestione di un sistema di sorveglianza tra la centrale operativa in Borgo della Posta e l'abitazione del detenuto. 

Quindi il sopralluogo della casa dove sarà accolto, per stabilire se l'alloggio è idoneo e se le persone disponibili ad ospitarlo sono immuni da precedenti penali. A questo punto, una volta effettuato il controllo tecnico del sistema di sorveglianza da parte di Telecom, il detenuto può essere trasferito. Il braccialetto viene applicato alla caviglia, mentre nella casa è installata una unità di sorveglianza locale - la base - che riceve i segnali trasmessi dal dispositivo. Il detenuto non può oltrepassare il raggio d'azione, impostato durante la fase di preparazione del sistema. Se ciò avviene scatta immediatamente l'allarme in questura. Per la persona il reato sarebbe a tutti gli effetti quello di evasione.

Rinviata a settembre 2015 la causa promossa da OTR nei confronti della Fondazione Regio di Parma

E' stata rinviata a settembre 2015 la prima udienza della causa promossa dall'OTR (Orchestra Teatro Regio srl) nei confronti della fondazione Teatro Regio di Parma per 3.690.000 euro.
Il tribunale del lavoro ha dichiarato invece la nullità del ricorso di Giancarlo Liuzzi (braccio destro di Meli al Regio durante la sua sovrintendenza) nei confronti della Fondazione Teatro Regio e a rifondere 1000 euro per le spese processuali. (Parma, 13/03/2014)

Luigi Boschi 

Aggiornamento: Recentemente la causa è stata spostata a settembre 2014. (16/04/2014) LB

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Accanimento giudiziario nei confronti di Tanzi?

Vietare a Calisto Tanzi di andare al funerale del fratello Giovanni credo sia stato un atto di accanimento giuridico privo di alcuna giustificazione.
A un anziano ultrasettantente malato consentire la partecipazione alla funzione funebre del fratello, magari accompagnato da carabinieri in borghese, cosa avrebbe comportato? Quali i rischi? E non avrei elementi personali di clemenza, ma solo la valutazione del contesto.  Di fronte a questa situazione bisognerebbe avere clemenza anche nei confronti di chi ha prodotto il crac del secolo.
Non credo che questo accanimento giovi alla Giustizia italiana i cui mali endemici e errori superano a mio avviso i reati di Tanzi.
(Parma, 13/03/2014)

Luigi Boschi 

(ANSA) - PARMA, 11 MAR - Calisto Tanzi non è andato all'ultimo saluto al fratello Giovanni, ex vicepresidente Parmalat morto venerdì per una crisi cardiaca nello stesso giorno in cui la Cassazione pronunciava le condanne definitive per il crac da 14 miliardi. L'ex patron è dovuto rimanere nella sua camera dell'ospedale di Parma dove è agli arresti domiciliari. Nessun permesso straordinario per le esequie, cui erano presenti la moglie e le figlie Laura e Francesca oltre alla famiglia di Giovanni e a molti amici. 

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I funerali di Giovanni Tanzi 

Getty Images, 35 milioni di foto gratis. "Persa la guerra del copyright"

La più grande agenzia fotografica del mondo ammette la sconfitta contro la pirateria in Rete ma guarda avanti, sbloccando quasi la metà del proprio archivio.  Il nuovo meccanismo prevede la possibilità d’incorporare lo scatto con un codice

SIMONE COSIMI

È LA più grande agenzia fotografica del mondo. O almeno una delle più importanti. Adesso il suo prezioso contenuto è gratis. Non per intero, ma quasi. Del suo archivio da oltre 80 milioni d’immagini almeno 35 perderanno il watermark, quel logo in trasparenza, sorta di timbro digitale, che rende inutilizzabile lo scatto e si può togliere solo acquistando la singola immagine o pagando un abbonamento per accedere a uno dei più pachidermici archivi d’immagini (ma anche video e musica) del pianeta. Oppure sgraffignando lo stesso scatto tramite i motori di ricerca. Tutto superato. 

Buona parte della library diventa ora free, libera, a disposizione di chiunque, dal piccolo blogger alla grande testata editoriale. Purché non ne venga fatto un uso prettamente commerciale, cioè legato a pubblicità e marketing. Una mezza rivoluzione, praticamente quello che è successo nel mondo della musica: Getty Images diventa lo Spotify dell’iconografia in Rete. Alla base c’è l’ammissione di una debacle epocale, quella contro l’uso illegale delle foto online. Ma anche la voglia di trovare nuove soluzioni imparando da altri settori che sembrano essere usciti dal tunnel dell’illegalità. Almeno in parte. 

Crac Parmalat, la Cassazione conferma le condanne

La Suprema Corte ribadisce le sentenze della Corte d'Appello a parte un lieve sconto di pena, per prescrizione, per Tanzi e Silingardi e la determinazione della pena per Tonna

Condanne definitive per il crac della Parmalat del 2003. Lo ha deciso la quinta sezione penale di Cassazione che ha confermato sostanzialmente il verdetto emesso in appello dai giudici bolognesi. 

Un lieve sconto di pena di cinque mesi è stato pronunciato per l'ex patron Calisto Tanzi, di 4 mesi per Giovanni Tanzi e di tre mesi per Luciano Silingardi per la prescrizione dell'accusa di associazione a delinquere.

I supremi giudici della Quinta sezione penale, presieduta da Giuliana Ferrua,dopo una camera di consiglio di circa quattro ore, hanno in sostanza convalidato la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Bologna il 23 aprile 2012 per il crac da 14 miliardi di euro che ha truffato 38mila risparmiatori. Il verdetto della Cassazione accoglie quasi interamente, a parte la dichiarazione di prescrizione, le richieste del sostituto procuratore generale Pietro Gaeta.

Per Tanzi la condanna definitiva è dunque di 17 anni e 5 mesi a cui si aggiunge la sentenza definitiva di otto anni per aggiotaggio, per cui è ancora detenutoall'ospedale Maggiore di Parma. Era l'unico imputato già in regime di detenzione. Fausto Tonna (suo ex braccio destro) era stato condannato in appello a 9 anni, 11 mesi e 20 giorni, Giovanni Tanzi, fratello di Calisto, a 10 anni e sei mesi, Luciano Silingardi, (ex dirigente) a 6 anni.

Carceri italiane: Consiglio Europeo insufficienti le misure prese

Il comitato dei ministri ha espresso "preoccupazione" per come il nostro Paese sta affrontando la questione in vista della scadenza del 27 maggio prossimo e ha invitato le autorità italiane a pensare ad altre soluzioni anche preventive e a presentare un piano dettagliato. La questione sarà affrontata di nuovo a giugno

STRASBURGO - Le misure prese finora dall'Italia contro il sovraffollamento delle carceri sono insufficienti. Lo ha stabilito oggi il Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa il quale ha anche espresso "preoccupazione" per come il nostro Paese sta affrontando la questione in vista della scadenza fissata per il 27 maggio prossimo.

Il Comitato dei ministri ha il compito di valutare se i singoli Paesi stanno eseguendo correttamente le decisioni dei giudici della Corte per i diritti dell'uomo di Strasburgo, organismo emanazione dello stesso Consiglio d'Europa. E secondo i rappresentanti dei Paesi membri del Consiglio, le misure prese e considerate dall'Italia per rimediare alle violazioni ingenerate dal sovraffollamento carcerario accertate con l'ormai famosa sentenza Torreggianisono per ora insufficienti.

L'Italia ha tempo fino al 27 maggio per mettere in atto le necessarie misure. Alla luce di questa scadenza ormai sempre più vicina, il Comitato dei ministri ha quindi espresso "preoccupazione perché il rimedio preso in considerazione sinora per risolvere il sovraffollamento nelle carceri è unicamente compensatorio e utilizzabile solo in casi limitati".

I delitti contro l'ambiente saranno reati da codice penale

Primo sì dalla Camera, il disastro ambientale potrà essere punito fino a 15 anni. Previsti sequestri per beni provenienti da traffico rifiuti


ANTONIO CIANCIULLO

ROMA  -  I delitti contro l'ambiente, che spesso sono stati sanzionati con una multa, come per il passaggio con il rosso, saranno introdotti come reati nel codice penale. Lo ha deciso oggi la Camera dei Deputati: il testo dovrà passare al Senato ma l'orientamento è ormai netto.

Ecco un rapido elenco delle principali novità. Nasce il nuovo delitto di inquinamento ambientale, punito con una reclusione da 2 a 6 anni e con la multa da 10.000 a 100.000 euro (pena aggravata se l'inquinamento ricade in un'area naturale protetta o sottoposta a vincoli). Si configura il reato di disastro ambientale derivante da una grave alterazione dell'equilibrio dell'ecosistema o in un rischio per la pubblica incolumità (da 5 a 15 anni). S delinea il reato di traffico o abbandono di materiale ad alta radioattività (da 2 a 6 anni). E' prevista la confisca dei proventi derivanti dal  traffico di rifiuti.

Luca Bauccio il legale di Mauro Meli smentisce il buco di 25 milioni al Lirico di Cagliari e sostiene che lo stipendio di Meli a Parma fosse di 101.000 euro

Il legale di Mauro Meli: “Falsa la notizia del ‘buco’ da 25 milioni. E a Parma lo stipendio era di 101mila euro”

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2014 Egregio Direttore, formulo la presente in nome e per conto del maestro Mauro Meli con riferimento all’articolo in oggetto a firma di Francesca Mulas pubblicato in data 27 gennaio 2014 sul sito internet del quotidiano Sardinia Post. In tale articolo si legge testualmente che vi sarebbe “un’interrogazione di un consigliere comunale di Parma, Maurizio Vescovi, che nel 2009 svela stipendio e benefit annui per il lavoro di Mauro Meli: ben 319mila euro”.  Trattasi di notizia destituita di fondamento in quanto, in realtà, lo stipendio annuale del mio assistito all’epoca in cui ricopriva la duplice funzione di Sovrintendente e di Direttore artistico del Teatro Regio di Parma ammontava a euro 101.000,00 (euro centounmila).

Allo stesso modo si evidenzia che il mio assistito non riceveva alcun benefit. Allo stesso modo, si contesta recisamente la falsa rappresentazione secondo cui il Teatro Lirico di Cagliari avrebbe riportato un “buco” di bilancio di 25 milioni di euro e che di detto fantomatico “buco” fosse addirittura responsabile Maestro Meli.

Distinti saluti

Avvocato Luca Bauccio

una breve nota sull'avvocato

Fonte Link Sardinia POST http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/lettera-bauccio/ 

Documento PDF

Casa al Colosseo: assolto Scajola, prosciolto Anemone

La sentenza del giudice del Tribunale di Roma ha stabilito che il fatto di cui era accusato l'ex ministro 'non costituisce reato'. La telefonata a Berlusconi:"Ho sempre detto la verità, processo non andava fatto". Estinto per prescrizione il reato attribuito all'imprenditore

ROMA - L'ex ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola è stato assolto in merito alla vicenda della compravendita della casa al Colosseo. Era il 29 agosto del 2011 quando Scajola venne iscritto nel registro degli indagati per violazione della legge sul finanziamento illecito ai partiti. Prima che venisse formalmente coinvolto nella vicenda, si difese dicendo che quella casa in via Fagutale, a Roma, con vista Colosseo "era stata pagata da altri a sua insaputa".

La sentenza. 'Non doversi procedere' per l'imprenditore Diego Anemone, perché il reato è estinto per prescrizione, e assoluzione per l'ex ministro Claudio Scajola perché 'il fatto non costituisce reato': questa la sentenza emessa dal giudice del Tribunale di Roma Eleonora Santolini a carico dei due imputati che rispondevano di concorso in finanziamento illecito per la compravendita dell'immobile di via del Fagutale, a due passi dal Colosseo.

DOSSIER: A casa Scajola

Dai prof universitari ai dirigenti pubblici La truffa del doppio lavoro in nero

IL RAPPORTO DELLA GUARDIA DI FINANZA: PER GLI APPALTI TRUCCATI PERSO IN UN ANNO PIÙ DI UN MILIARDO. 
Consulenze e prestazioni in conflitto con quelle statali: un danno da 8 milioni

ROMA - Professori e ricercatori universitari che accettano consulenze oppure ottengono incarichi in società private. Alti funzionari di enti pubblici che svolgono attività in concorrenza o in conflitto con i compiti assegnati loro dallo Stato. Enti locali, Motorizzazione civile, Agenzia delle Entrate, Asl: sono migliaia i dipendenti con il «doppio lavoro». Dirigenti o semplici impiegati che, spesso in orario d’ufficio, sono altrove e percepiscono compensi «in nero». È uno dei capitoli del rapporto annuale della Guardia di Finanza sugli sprechi della «spesa pubblica» a destare maggior allarme. Perché si tratta di un fenomeno in crescita che drena le casse dell’Erario. Grave, come quello relativo al settore degli appalti che ha ormai raggiunto livelli da record: le gare «truccate» hanno causato nell’ultimo anno un danno economico di oltre un miliardo e 300mila euro.

Suicidio nel carcere di Parma, è il terzo da inizio anno

La denuncia del Sappe. Il sindacato non ha fornito ulteriori particolari. Problemi in vari penitenziari italiani
 

Il suicidio di un detenuto a Parma (il terzo caso dall'inizio dell'anno), un'aggressione a tre poliziotti a Prato e la protesta di un altro detenuto ad Alessandria, salito per protesta sul tetto del carcere. Sono i tre "gravi eventi critici" avvenuti nell'arco di poche ore e segnalati da Donato Capece, leader del sindacato della polizia penitenziaria Sappe.
"La situazione resta allarmante nelle nostre carceri. Quello di oggi a Parma è il terzo suicidio di un detenuto in un carcere italiano. Segue quelli di Roma-Rebibbia e Ivrea. Alla luce degli accadimenti che stanno attraversando le dinamiche penitenziarie in questo ultimo periodo occorre rivedere il sistema dell' esecuzione penale il prima possibile, altro che vigilanza dinamica nelle galere", commenta Capece. "Quella del suicidio è una notizia triste, che colpisce tutti noi che in carcere lavoriamo in prima linea, 24 ore al giorno. Ed è una sconfitta per lo Stato che a morire sia una persona in attesa di giudizio.
Ma in poche ore abbiamo registrato una grave aggressione ai poliziotti della Penitenziaria a Prato, feriti da un extracomunitario che ha dato in escandescenza, e un altro detenuto straniero salito sul tetto del carcere di Alessandria per protesta, nonostante recentemente fossero stati spesi ben 16mila euro per una fantomatica 'messa in sicurezza'".

Lirico di Cagliari per Massimo Zedda accusa di abuso d'ufficio

Il pubblico ministero Giangiacomo Pilia ha chiuso l'inchiesta della Procura sulla nomina del soprintendente del Teatro Lirico di Cagliari, Marcella Crivellenti.

Per il sindaco del capoluogo Massimo Zedda, unico indagato, è caduta l'accusa di falso ma è rimasta in piedi quella di abuso d'ufficio. A far partire le indagini della Procura era stato un esposto dei lavoratori del teatro dopo la nomina da parte del consiglio di amministrazione: nomina poi annullata dal Tar Sardegna che l'ha giudicata illegittima. Zedda, rappresentato dall'avvocato Giuseppe Macciotta, aveva difeso la candidatura della Crivellenti davanti al Cda, nonostante fossero arrivati decine di curriculum per ricoprire il massimo ruolo dirigenziale del Lirico.

ZEDDA - "Prendo atto con soddisfazione – dal punto di vista umano, etico e politico – di come sulla vicenda della Fondazione Teatro Lirico sia stato fugato ogni dubbio su qualsivoglia influenza esterna che mi avrebbe portato a indicare la signora Marcella Crivellenti come sovrintendente". Così il sindaco Massimo Zedda in una nota. "Emerge con chiarezza la conferma che l'orientamento verso la nomina della signora Crivellenti non sia stato dettato da alcuna pressione politica. La scelta, alla luce del risanamento operato nel periodo in cui lei è stata sovrintendente e rispetto ai risultati nella gestione di risorse pubbliche, si è rivelata giusta nei fatti e indirizzata al bene della Fondazione". E ancora: "Sulle confermate censure di legittimità sul mio operato proseguirò con serenità il confronto con la Procura della Repubblica, con la stessa fiducia che ha contraddistinto il percorso sin qui affrontato e con la certezza di poter chiarire anche questi ultimi aspetti tecnici sulla vicenda".

Il TAR Sardegna spiega quale è l’errore di Zedda nella vicenda Lirico di Cagliari

Nelle recenti sentenze del TAR contro le decisioni prese dalla Fondazione Lirico di Cagliari volute dal suo Presidente Massimo Zedda, c’è un passo fondamentale e illuminante che ci spiega con esattezza il perché il sindaco Massimo Zedda e la maggioranza che lo sostiene si siano comportati così. Si tratta di questo:

[...] la Fondazione resistente cura interessi di rango sostanzialmente pubblicistico, come già rilevato da questa Sezione con la sentenza 23 maggio 2008, n. 1051 (cui si fa rinvio); i principi espressi nella decisione sono stati poi autorevolmente confermati da una recente sentenza della Corte costituzionale (21 aprile 12011, n. 153), ove si legge che “La dimensione unitaria dell’interesse pubblico perseguito, nonché il riconoscimento della “missione” di tutela dei valori costituzionalmente protetti dello sviluppo della cultura e della salvaguardia del patrimonio storico e artistico italiano, confermano, sul versante operativo, che le attività svolte dalle fondazioni lirico-sinfoniche sono riferibili allo Stato ed impongono, dunque, che sia il legislatore statale, legittimato dall’art. 117, comma 2, lett. g), cost., a ridisegnarne il quadro ordinamentale e l’impianto organizzativo, nonché dall’art. 117, comma 2, lett. l), cost., essendo le dette fondazioni munite di personalità giuridica di diritto privato, pur svolgendo funzioni di sicuro rilevo pubblicistico, e risultando quindi coinvolta anche la competenza statale in materia di ordinamento civile (sentt. n.59 del 2000, 307 del 2004, 51, 270, 405 del 2005, 133, 142 del 2008)”. [...]

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