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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Domenico Barili torna in carcere

La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Bologna. Revocati i domiciliari all'ex manager di Parmalat condannato in via definitiva a 7 anni e 8 mesi per il crac

PARMA - Ottant'anni e un caldo agosto da passare dietro alle sbarre. Domenico Barili, ex direttore marketing di Parmalat condannato in via definitiva a 7 anni e 8 mesi per il crac, ieri ha varcato di nuovo le porte del carcere di via Burla. 

Dopo la sentenza della Cassazione, pronunciata lo scorso marzo, aveva passato 46 giorni tra il reparto detenuto del Maggiore e il carcere. Il magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia aveva poi accolto l'istanza di detenzione domiciliare degli avvocati difensori, considerata l'età di Barili. 

La legge cosiddetta ex Cirielli consiglia infatti la scarcerazione per i detenuti over 70. Ma, come insegna il caso Tanzi, non c'è nessun obbligo né automatismo. E la decisione non è stata ratificata dal tribunale di Sorveglianza di Bologna. 

Come riporta la Gazzetta di Parma, i giudici hanno ritenuto che Barili sia "una persona assolutamente indifferente rispetto ai gravi danni cagionati a migliaia di risparmiatori", a cui non ha offerto alcun risarcimento. 

Inoltre, l'ex manager avrebbe manifestato l'intenzione di tornare al lavoro, quindi esisterebbe un concreto pericolo di recidiva. Dopo due mesi e mezzo a casa il beneficio della detenzione domiciliare è così stato revocato e per l'ex vicepresidente di Parma, inaspettatamente, si sono riaperte le porte di una cella

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/07/22/news/barili_torna_in_carcere_nessun_pentimento-92119004/

La satira politica secondo Dario Fo tradotta in termini giuridici

(avv. Antonello Tomanelli)

La satira è “un atto di rifiuto e come tale non può che essere acceso”. La satira è “una controaggressione che risponde allo smacco del Potere con uno sghignazzo che non può essere elegante”. La satira è “nata per mettere il re in mutande”. Per questo “il linguaggio della satira non può che essere virulento, sfacciato, insultante”. Sono parole di Dario Fo, indiscusso re della satira, estrapolate da un’intervista resa a Micromega all’indomani del “No Cav Day” dell’8 luglio, e pronunciate a difesa di quei comici, prima fra tutti Sabina Guzzanti, le cui performance lanciate dal palco di Piazza Navona sono state oggetto di attacchi bipartisan.

Il pensiero di Dario Fo è volutamente rivolto alla satira politica, quel genere di satira che si sostanzia in un attacco al Potere. L’autore satirico reagisce dal basso ad un discutibile uso del Potere imposto dall’alto. E lo fa con uno “sghignazzo”.

Lo sghignazzo cui allude Dario Fo è l’elemento che distingue la satira dalla critica, e che meglio rappresenta la diversità del linguaggio attraverso cui essa si manifesta. La critica è valutazione negativa ma lucida, che implica l’analisi di un fatto o di un comportamento. E il suo linguaggio può essere duro nella misura in cui sia utile a far meglio comprendere al pubblico quella valutazione. La satira invece deride, sbeffeggia, colloca il personaggio pubblico in una dimensionegrottesca. La satira non vuole valutare, ma mettere “il re in mutande”, come dice Dario Fo. Per questo necessita di un linguaggio che “non può essere elegante”.

Caso Terremerse, In Appello Errani condannato a un anno: "Mi dimetto"

"Un gesto di responsabilità". In primo grado il governatore era stato assolto dall'accusa di falso ideologico nell'inchiesta sul finanziamento regionale ottenuto dalla cooperativa del fratello. Il suo avvocato: "Sentenza sconcertante". Nessuna interdizione dai pubblici uffici. Ora l'Emilia-Romagna verso le elezioni

BOLOGNA - Il governatore Vasco Errani si dimette dopo la sentenza di appello Terremerse che lo vede condannato a un anno con la condizionale per falso ideologico. Un anno a lui, un anno e due mesi sempre con la condizionale per i due funzionari della Regione Valtiero Mazzotti e Filomena Terzini. L'avvocato Alessandro Gamberini, difensore del governatore, commenta a caldo: "Sentenza sconcertante", e annuncia il ricorso in Cassazione. Il giudizio è arrivato in rito abbreviato; non è prevista alcuna interdizione dai pubblici uffici. 

La sua dichiarazione: "Davanti a tutto l'onore della Regione". Errani, alla guida dell'Emilia-Romagna da tre mandati (la prima elezione avvenne nel 1999), è stato anche Commissario straordinario per la ricostruzione post-terremoto. "E’ un momento di amarezza. Ma per prima cosa non parlo di me. Parlo della Regione, perché il mio compito è tutelare l’istituzione, il suo onore, la realtà pulita e di esempio a tanti che è questa Emilia-Romagna", scrive Errani nella nota con la quale, a pochi minuti dalla notizia della condanna, annuncia le sue dimissioni da presidente della Regione. "Ho sempre messo l’istituzione davanti ad ogni altra considerazione - a me stesso -  e non cambio ora". 

Cdm, il piano del governo sulla giustizia

ROMA - Riduzione dei tempi e dimezzamento dell'arretrato nella giustizia civile, riforma del Csm, falso in bilancio e autoriciclaggio contro la criminalità economica, accelerazione del processo penale e riforma della prescrizione, revisione delle intercettazioni bilanciando diritto all'informazione e tutela della privacy. Sono alcuni dei dodici punti presentati dal premierMatteo Renzi e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando al termine del Consiglio dei ministri.

"Una riforma della giustizia in dodici punti. La scommessa è discuterne per due mesi". Renzi ha annunciato la rivoluzione del suo governo in campo giudiziario,così come anticipato da Repubblica alcuni giorni fa. Per il momento si tratta solo di linee guida, che dovranno essere vagliate e discusse dal 1° luglio al 31 agosto su rivoluzione@governo.it . E il premir ha sollecitato il contributo di tutti, "cittadini e operatori che nei prossimi due mesi potranno dialogare e dare suggerimenti attraverso la stessa mail della riforma della P.A.".  

Colpo alla nuova Cupola: 91 arresti. Una cimice svela dopo 100 anni gli assassini di Joe Petrosino

Blitz a Palermo di carabinieri, finanza e polizia dentro i segreti di Cosa nostra. I negozi e i cantieri edili della parte occidentale della città nella morsa del pizzo. I boss imponevano anche le proprie forniture di carne alle macellerie più in vista del centro e riciclavano i soldi sporchi con le scommesse sulle partite di calcio. Divieto di soggiorno per un politico: Pietro Franzetti organizzava manifestazioni antimafia, è accusato di aver comprato voti dai clan. Un'intercettazione ha sorpreso i boss a festeggiare cento anni di mafia: "I nostri discendenti hanno ucciso il tenente Petrosino"

Preso in Germania il mafioso che faceva affari a Parma

PARMA – I carabinieri di Parma hanno arrestato il latitante di mafia messinese Vincenzo Crascì, che per anni ha operato a Parma, facendo debiti e gestendo attività, come riferito da Parmaonline in un'inchiesta a giugno. Il 54enne era scomparso per sfuggire alla condanna a 21 anni di reclusione confermata in Cassazione nel 2011: dopo essere uscito di galera per decorrenza dei termini aveva fatto perdere le sue tracce. I militari lo hanno catturato seguendo i familiari, tra cui la moglie moldava e la figlia, che vivevano in città e nel marzo scorso si sono trasferiti in Germania. I carabinieri hanno avviato un’indagine che ha portato a individuare il covo del latitante nello stato del Baden Wurttemberg, a Singen, sul lago di Costanza. Crascì non viveva nello stesso domicilio dei familiari e si era inserito nella comunità locale dei siciliani e calabresi facendo l’imbianchino. Ad agosto è stato individuato e il 3 settembre è stato catturato dalla polizia tedesca, in collaborazione con le autorità italiane. I dettagli dell'operazione sono stati forniti questa mattina dal colonello Giorgio Sulpizi, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Parma. A Parma vive ancora un fratello dell'uomo.
L’inchiesta di Parmaonline 
Parmaonline si era occupata del mafioso a giugno in un’inchiesta sul mercato ortofrutticolo
, dal momento che la moglie ha gestito per mesi un negozio di ortofrutta in via Cappelluti e ha rifilato insoluti da migliaia di euro ai grossisti del Cal. 

Aflatossine nel latte: 4 ai domiciliari, 2.400 forme sequestrate di Parmigiano Reggiano

In tutto ci sono 63 indagati. Le tossine vengono dal mais contaminato a causa di caldo e siccità

Quattro persone agli arresti domiciliari, il direttore del Centro servizi per l'agroalimentare Sandro Sandri e tre imprenditori agricoli, 63 persone indagate e 2400 forme di Parmigiano Reggiano sequestrate. Sono questi i numeri di una maxi operazione conclusa la scorsa notte dai Nas di Parma. Al centro delle indagini il ritrovamento di aflatossina nel latte usato per produrre formaggio. Si tratta di una tossina proveniente da mais risultato contaminato a causa caldo e siccità. 

Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico e alla commercializzazione di sostanze alimentari nocive e tentata truffa aggravata finalizzata alla ricezione di pubbliche erogazioni per il latte qualità. 

Secondo le indagini dei Nas, gli sforamenti sui livelli di aflatossina presente nel cereale, utilizzato per l’alimentazione dei bovini da latte, raggiungeva anche il doppio di quanto consentito dalla legge e dalle regole comunitarie. 
L’inchiesta, coordinata dal pm Fabrizio Pensa, ha rilevato che le analisi condotte dal Centro servizi per l'agrolimentare di Parma non indicavano la reale presenza di aflatossina nelle partite latte. 
Un fenomeno che si sarebbe ripetuto dal febbraio del 2013 ad oggi coinvolgendo 2.402 forme di Parmigiano Reggiano in diversi caseifici del Parmense, permettendo così di immettere nella produzione il prodotto contaminato che, secondo la legge, doveva invece essere consegnato all’Asl di competenza per la distruzione. 

Carne bovina infetta, sequestri dei Nas in 21 province

L'operazione dei carabinieri è scattata all'alba partendo da Perugia, ma riguarda gran parte del territorio nazionale, da Verona a Potenza

ROMA - I carabinieri del Comando per la tutela della salute stanno eseguendo 78 decreti di perquisizione e sequestro in tutta Italia nell'ambito di un'indagine, denominata 'Lio' e condotta dal Nas di Perugia, relativa all'illecita commercializzazione di bovini infetti, con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata.

L'operazione è condotta nelle province di Arezzo, Avellino, Bari, Foggia, L'Aquila, Latina, Lodi, Matera, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pistoia, Potenza, Ravenna, Rieti, Roma, Siena, Terni, Torino, Verona e Viterbo.
I dettagli dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che avrà luogo alle 11 presso la sala conferenze del Comando provinciale dei carabinieri di Perugia.

Parma calcio no alla licenza Uefa: le motivazioni della sentenza

Per la Corte non si tratta di una sanzione ma dell'applicazione del "manuale" in materia

Il testo integrale della sentenza dell'Alta Corte, pubblicato sul sito del Coni

(Italpress) - Parma fuori dall’Europa League. L’Alta Corte di Giustizia del Coni ha respinto il ricorso del club crociato in merito alla mancata concessione della Licenza Uefa.

Arrestato l'ex ministro Corrado Clini

(ANSA) -  L’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini è stato arrestato dalla Guardia di finanza. Nei suoi confronti, e di un imprenditore, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Il reato ipotizzato è peculato

Renzi gioca carta Cantone per Expo 2015

Politica reagisce, 'task force' e leggi anticorrotti. Boldrini, corruzione non endemica. Grasso, ora nuove norme. Pm, Frigerio sostenne sul piano elettorale Mantovani


Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, avrebbe chiesto a Raffaele Cantone di seguire, con l'Autorità nazionale sulla corruzione da lui presieduta, i lavori dell'Expo. Secondo quanto si apprende, martedì a Milano con il premier sarà presente anche Cantone. "Milano ce la farà, noi non molliamo". L'Expo è "un'occasione troppo grossa per buttarla via', avrebbe commentato il premier conversando con i suoi. 

EXPO 2015: arrestati Angelo Paris e altri sette

Il responsabile delle Costruzioni arrestato assieme all’ex senatore Grillo e ai due protagonisti della stagione di Mani Pulite, Primo Greganti e Gianstefano Frigerio

Gli altri arresti

Arrestati anche il mediatore Sergio Cattozzo e l’imprenditore Enrico Maltauro, altro già indagato negli anni ’90. La Procura aveva chiesto altri 12 arresti nel mondo della sanità lombarda, che però sono stati respinti dal gip per mancanza delle esigenze cautelari. Oltre a loro, una nuova ordinanza cautelare ha raggiunto Antonio Giulio Rognoni, ex dg di Infrastrutture Lombarde, già ai domiciliari per un’altra inchiesta. Sono state eseguite 80 perquisizioni a Milano, Rima, Torino, Vercelli, Alessandria, Pavia, Lecco, Vicenza, Bologna, Ferrara, Reggio Emilia, Pescara, La Spezia e Genova nei confronti di altre persone, società ed enti pubblici coinvolti nella vicenda.

Scajola arrestato dalla Dia

"Sconcertato e sconvolto": così è apparso l' ex ministro Claudio Scajola agli uomini della Dia che l'hanno arrestato all'alba in un albergo della capitale in via Veneto. Scajola ha detto di non aspettarsi il provvedimento e ha chiesto di conoscerne le motivazioni. L' ex ministro è ora nel Centro operativo della Dia di Roma. 

Otto sono i provvedimenti complessivamente eseguiti. Tra gli arrestati figurano persone ritenute legate al noto imprenditore reggino ed ex parlamentare Amedeo Matacena, anch'egli colpito da provvedimento restrittivo insieme alla moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis. Matacena è latitante, dopo una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

L'ex ministro Scajola è stato arrestato perché avrebbe aiutato Matacena a sottrarsi alla cattura. "Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità ad alti livelli grazie alla quale è riuscito a sottrarsi all'arresto", ha affermato il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho. Matacena è un imprenditore, noto non solo in Calabria, figlio dell'omonimo armatore famoso per avere dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina e morto nell'agosto 2003.

L'operazione che ha portato all'arresto dell'ex ministro rientra nell'indagine "Breakfast", che da più di due anni vede impegnata la Dia di Reggio Calabria nella ricerca dei reinvestimenti di capitali illeciti, movimentati dalla 'ndrangheta in Italia ed all'estero. Oltre a Scajola ed alla madre dell'imprenditore reggino Amedeo Matacena, figurano Martino Politi, Antonio Chillemi e la segretaria di Scajola, Roberta Sacco. Gli indagati sono accusati a vario titolo di aver, con la loro interposizione, agevolato Matacena ad occultare la reale titolarità e disponibilità dei suoi beni, nonché di aver favorito la sua latitanza all'estero.

Chi sono quei 10 padroni delle curve d'Italia

Ognuno "governa" la sua Curva, il suo territorio, con ferree regole non scritte che prevedono botte, minacce e complicità 

di PAOLO BERIZZI E FABIO TONACCI

Da Napoli a Torino, da Roma a Milano e poi Catania, Brescia, Verona. Ogni curva il suo capo. Ogni capo il suo territorio. Ogni territorio le sue regole scritte a suon di botte e minacce. Un uomo solo (o quasi) al comando. Uno che decide, fa e disfa per tutti. Nelle curve metropolitane "tutti" vuol dire anche 10 o 15mila persone. Che ti obbediscono e ti seguono. Pure all'inferno, se occorre. Ecco chi sono i ras del tifo. 

Loris Grancini, capo dei Viking della Juventus, è considerato uomo vicino a Cosa nostra e alla cosca calabrese dei Rappocciolo. 

Lusi condannato a 8 anni

Ex tesoriere della Margherita condannato per essersi appropriato di oltre 25 milioni di fondi del partito

L'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi è stato condannato ad otto anni di reclusione per essersi appropriato di oltre 25 milioni di euro di fondi destinati al partito. Lo ha deciso il tribunale di Roma.

I giudici della IV sezione penale hanno assolto Lusi dall'accusa di associazione a delinquere ma per l'ex tesoriere Dl resta, oltre alla condanna per appropriazione indebita, anche quella relativa all'accusa di calunnia ai danni di Francesco Rutelli.

Il tribunale di Roma ha condannato anche gli altri tre imputati. In particolare, condanne per i commercialisti Mario Montecchia (a tre anni e 6 mesi) e Giovanni Sebastio (a due anni e 8 mesi). Condanna anche ad un anno e 2 mesi per l'ex collaboratrice Diana Ferri per la quale la procura aveva chiesto l'assoluzione.

"Giustizia è fatta. Vengono dimostrate le esclusive responsabilità dell'ex tesoriere e dei suoi complici, e la nostra totale onestà, di politici e persone perbene". Così Francesco Rutelli commenta la condanna di Luigi Lusi. "Con la condanna di Lusi per calunnia nei miei confronti, si spazzano via tutti i veleni che furono diffusi".


Ignora il padre

Quando i figli non vogliono più andare a trovare il padre. I provvedimenti del magistrato, le sanzioni penali e civili, il diritto di visita, i servizi sociali.

La separazione dei coniugi dà luogo molto spesso a lunghi e sgradevolissimi contrasti circa i rapporti personali intercorsi durante il matrimonio, contrasti che, finiti in un’aula di Giustizia e messi alla mercé di testimoni e consulenti, finiscono con l’amplificarsi a dismisura, in un carosello di accuse e di controaccuse e di pretese al di fuori di ogni ragionevolezza, in nome del principio secondo cui, per ottenere qualche risultato, è sempre bene richiedere almeno dieci volte tanto.
Il tutto ovviamente con gravissimo pregiudizio per i contendenti ma più frequentemente per i figli, che vengono strumentalizzati quali chiavi di volta per ottenere l’assegnazione della casa ed il mantenimento nella misura più elevata possibile.

A ciò si aggiunga che pur di mettere in cattiva luce e prevalere sull’avversario (cioè l’ex compagno/a), si innesta, con l’ausilio dei propri legali un meccanismo perverso, sfruttando tutte le memorie più intime dell’ex vita coniugale, in una corsa al massacro, che lascia delle ferite personali non rimarginabili o rimarginabili solo con il passare di molti anni.
In questa ottica i figli finiscono sempre per essere coinvolti, in quanto ciascun genitore cerca in costoro un alleato contro le pretese dell’altro, dipingendo l’avversario nel peggior modo possibile.

RIFIUTO DI FREQUENTARE L’ALTRO GENITORE

A seguito di tali eventi che nella casistica non sono affatto rari, capita  che i figli pur “costretti” da un provvedimento del Tribunale a frequentare il genitore non collocatario (cioè quello estromesso dall’ex casa familiare) decidano di non recarsi più agli incontri settimanali (normalmente due volte a settimana ed un fine settimana alternato all’altro).

De Leo – Regio di Parma: Parma.Repubblica.it anticipa la sentenza del TAR

De Leo – Regio di Parma: Parma.Repubblica anticipa la sentenza del TAR

Il TAR di PARMA comunica la sentenza De Leo contro Fondazione Teatro Regio e Carlo Fontana prima a parma.repubblica.it mentre la parte in causa compreso il legale non hanno ancora ricevuto nulla né in via informale, né tantomeno formale. Ora è divenuta prassi, forse, della Giustizia di Parma comunicare prima la sentenza ai giornali?
Dal testo sulle motivazioni della sentenza pubblicato da Parma.Repubblica.it si evince che l’incarico di Amministratore Esecutivo a Carlo Fontana sarebbe decaduto. (testualmente "il ricorso è improcedibile perché Fontana ha già cessato l'incarico")
Sono andato a verificare su “Amministrazione trasparente” del Teatro Regio di Parma e Carlo Ferruccio Antonio Fontana (  http://www.teatroregioparma.it/uploads/Fontana_Prospetto.pdf ) risulterebbe Amministratore esecutivo con incarico dal 1/10/2012 al 31/12/2016 a 140.000 euro anno.

Dopo la sentenza di Cagliari per l'incarico alla Crivellenti, De Leo, pur aspettando di ricevere la sentenza ufficiale, si dice "sconcertato", sia per questa informazione della sentenza su un organo di stampa a sua insaputa, sia per la motivazione della decadenza di Fontana che non risulterebbe veritiera. Ma – dice- preferisco ora non rilasciare dichiarazioni, aspettiamo di ricevere la sentenza ufficiale, prima di esporre, tutte le nostre ragioni, disposti ad andare avanti semmai anche giudizialmente perché il principio del Diritto non venga calpestato.
Una sentenza molto strana, dopo circa due anni, quasi come se il TAR di Parma non avesse voluto entrare nel merito. (Parma, 01/05/2014)

Luigi Boschi

Massimo Zedda taglia lo stipendio a Mauro Meli

CAGLIARI. Prosegue il braccio di ferro tra il sindaco Massimo Zedda e Mauro Meli: al centro della contesa, con riflessi giudiziari pubblici, è il contratto del nuovo responsabile del teatro lirico che secondo i tre consiglieri di amministrazione sentiti come testimoni giovedì scorso in Procura non viene firmato dal presidente della Fondazione per una sorta di vendetta legata al caso Crivellenti. In realtà il contratto c’è, risale ai 18 aprile, riporta la firma indispensabile del sindaco-presidente ed è stato consegnato al sovrintendente. Ma è Meli che finora si è rifiutato di sottoscriverlo. Per una ragione semplicissima: la retribuzione prevista è di 120mila euro lordi all’anno, la richiesta di Meli è di 180mila perché oltre al compito di sovrintendente deve svolgere anche quello di direttore artistico, come risulta nel sito del teatro. Su questa differenza di 60mila euro Zedda si è mostrato irremovibile: con una nota del 16 aprile scorso ha chiesto alla Procura regionale della Corte dei conti se il compenso proposto nel contratto fosse corretto. Nella nota di accompagnamento alla proposta di contratto il sindaco ha poi scritto che si riserva «di sottoscrivere l’ulteriore contratto di direttore artistico solo se i necessari approfondimenti istruttori mi garantiranno la piena legittimità dell’atto stesso».

Teatro lirico di Cagliari, Mauro Meli ancora senza contratto

CAGLIARI. Si sono aggiunti documenti e accertamenti nell’ambito dell’inchiesta della procura di Cagliari sulla gestione del teatro Lirico della città, che ha come unico indagato il sindaco Massimo Zedda. L’indagine è stata chiusa lo scorso gennaio ma questa mattina il pm Giangiacomo Pilia ha sentito come testimoni Giovanni Follesa, Gualtiero Cualbu e Giorgio Baggiani, tutti componenti del cda della fondazione (i primi due in rappresentanza della Regione), che - depositando un’articolata memoria - hanno portato all’attenzione degli inquirenti quello che a loro avviso sarebbe un atteggiamento ostruzionistico del primo cittadino, che è anche presidente del Lirico, in merito all’insediamento del nuovo sovrintendente Mauro Meli. Quest’ultimo ha preso il posto della contestatissima Marcella Crivellenti, la cui nomina è stata annullata dal Tar, ma - nonostante la delibera di nomina - il nuovo sovrintendente non ha ancora sottoscritto il contratto che deve essere predisposto dal presidente della fondazione e quindi da Zedda.

Mentre Crivellenti ha presentato domanda di reintegro o di pagamento di quanto le spetterebbe dall’annullamento dell’incarico alla scadenza del contratto, Meli lavora senza aver firmato ancora nulla. Gli inquirenti dovranno ora valutare se siano stati commessi nuovi reati, ma le testimonianze di stamane verranno depositate, come indagine integrativa, nel fascicolo sul Lirico chiuso con la doppia accusa di abuso d’ufficio per Zedda. La prima contestazione è legata alla nomina di Crivellenti al vertice del teatro, l’altra al mancato insediamento, nel cda del Lirico, di Baggiani.

Cassazione: è diffamazione parlar male su Facebook anche senza fare nomi

ROMA - Chi parla male di una persona su Facebook, senza nominarla direttamente, ma indicando particolari che possano renderla identificabile, va incontro a una condanna per diffamazione. Lo si evince da una sentenza con cui la prima sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio l'assoluzione, pronunciata dalla Corte militare d'Appello di Roma, nei confronti di un maresciallo della Guardia di Finanza di San Miniato (Pisa) che, sul proprio profilo Fb, aveva usato espressioni diffamatorie nei confronti del collega che lo aveva sostituito in un incarico. 

"Attualmente defenestrato a causa dell'arrivo di un collega raccomandato e leccaculo...ma me ne fotto per vendetta...." scriveva sul Facebook il maresciallo, condannato in primo grado a tre mesi di reclusione militare (con i doppi benefici) per diffamazione pluriaggravata, poi assolto dalla Corte militare d'appello di Roma dato l'anonimato delle offese sul social network che impediva, secondo i giudici, di arrivare al diretto interessato. Il procuratore generale militare aveva quindi impugnato la sentenza di secondo grado in Cassazione. 

Ricorso che la Suprema Corte ha ritenuto fondato, disponendo un nuovo processo d'appello. "Ai fini dell'integrazione del reato di diffamazione - si legge nella sentenza depositata oggi - è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone, indipendentemente dalla indicazione nominativa". 

Osservano i giudici di 'Palazzaccio': "Il reato di diffamazione non richiede il dolo specifico, essendo sufficiente ai fini della sussistenza dell'elemento soggettivo della fattispecie la consapevolezza di pronunciare una frase lesiva dell'altrui reputazione e la volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche soltanto due". 

Arrestato il prefetto di Benevento

NAPOLI - L'attuale prefetto di Benevento, Ennio Blasco, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza in un' inchiesta su episodi di corruzione relativi a certificazioni antimafia di imprese di vigilanza privata quando era prefetto di Avellino fra il 2009 e il 2011. Blasco è stato posto agli arresti domiciliari insieme a tre imprenditori.

Equitalia 8 arresti per corruzione e truffa

In manette, tra gli altri, un funzionario che velocizzava la rateizzazione e talvolta la cancellazione dei debiti di alcuni imprenditori. Danni allo Stato ipotizzati di circa 17 milioni. Quindici finora le persone iscritte nel registro degli indagati. Ai primi di marzo altri arresti

Velocizzava le pratica di rateizzazione dei debiti e spesso anche la loro cancellazione. Prendendo, secondo l'accusa, delle bustarelle. Pesanti le accuse: corruzione e truffa aggravata ai danni di Equitalia.

Per questo è stato arrestato un funzionario di Equitalia sud Lazio, Salvatore Fedele e con lui sono finiti in manette altre sette persone, imprenditori e professionisti che si rivolgevano al funzionario compiacente. Gli arresti sono stati condotti dai finanzieri del Nucleo speciale di polizia. Quindici sinora le persone iscritte nel registro degli indagati.

QUEL SISTEMA DI FAVORI IN CAMBIO DI DENARO

Nelle misure cautelari disposte dal gip di Roma Maria Bonaventura, su richiesta dei pm Nello Rossi, Francesca Loi e Stefano Fava, si ipotizza una truffa ai danni di Equitalia per 17 milioni di euro. Attraverso professionisti introdotti a Equitalia, alcuni imprenditori avrebbero contattato il funzionario di Equitalia sud Lazio, riuscendo, con pratiche corruttive, a ottenere prima la rateizzazione dei propri debiti con l'erario, infine la cancellazione. Le perquisizioni sono ancora in corso negli uffici di Equitalia di Lazio, Campania e Calabria. Finanzieri sono anche negli uffici di due direttori regionali che però non risultano indagati. 

La Procura contabile: Bernazzoli l'assunzione di Genny Sandei è illegittima

Contestata al presidente Bernazzoli, ai membri della giunta e a diversi dirigenti l'assegnazione dell'incarico di capo di gabinetto a una persona non laureata. Chiesto il rimborso degli stipendi percepiti: danni per 500mila euro

La Procura regionale della Corte dei Conti chiede al presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli, ai membri della giunta e a diversi dirigenti dell'ente di risarcire il danno erariale per l'assunzione, ritenuta illegittima, di Genoveffa Sandei nell'ufficio di gabinetto della presidenza. 

Complessivamente, viene richiesto il rimborso all'ente delle somme percepite dalla Sandei dal 2005 al 2010, 316mila euro, più ulteriori 231mila euro di danno per l'ultima proroga dall'agosto 2010 al 2014. Ne dà notizia la Gazzetta di Parma.

"Appena ricevuta la comunicazione della Corte dei Conti - ha replicato Bernazzoli con una nota - ci siamo attivati per fornire alla stessa tutte le informazioni e i documenti necessari attestanti il comportamento dell'Ente. Abbiamo sempre ritenuto di comportarci correttamente nel rispetto delle norme e della legge secondo quanto ci veniva confermato dagli uffici competenti".

La contestazione è arrivata in seguito all'inchiesta avviata dopo l'interrogazione del consigliere provinciale del Pdl Simone Orlandini, presentato a fine 2010, che chiedeva di far luce sulle modalità di assunzione del capo di gabinetto. La Sandei fa assunta nel luglio 2005 con un inquadramento D3 e allo stesso stipendio del suo predecessore. E' stato poi prorogato una prima volta nel luglio 2009, dopo la rielezione di Bernazzoli. 

Diritto d’autore online, entra in vigore il regolamento Agcom

Il testo adottato a dicembre sarà attivo dal 31 marzo: un portale permetterà le denunce anche per i singoli cittadini. Plauso dall’industria, ricorso al Tar delle associazioni

Il problema della pirateria in Rete non è nuovo come non lo sono gli interventi per risolverlo: è di poco meno di un mese fa la notizia del sequestro di 46 portali di streaming da parte della Guardia di Finanza. Da lunedì 31 marzo, però, per i titolari del diritto d’autore di qualsiasi opera digitale, da un articolo a una canzone passando per un video o una foto, e per le associazioni che li rappresentano sarà molto più semplice far sentire la propria voce. Entra infatti in vigore il regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sul diritto d’autore online adottato, non senza qualche polemica, lo scorso dicembre.

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