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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Reati Ambientali, sì del Senato alla legge: fino a 15 anni di carcere per i disastri ambientali

Quattro nuovi reati, ora il testo torna alla Camera. Il plauso di Grasso e dei ministri : approvarlo subito
ROMA La Camera l’aveva approvata esattamente un anno fa. E finalmente ieri anche il Senato ha detto sì alla legge che fa diventare penali i reati ambientali, fino ad oggi puniti soltanto con semplici contravvenzioni. I voti favorevoli sono stati 165, contrari i 49 voti di Forza Italia e astenuti i 18 della Lega. 
Una vera rivoluzione normativa. Sono stati introdotti quattro nuovi reati penali: il delitto di inquinamento ambientale e quello di disastro ambientale, il delitto di traffico e abbandono di materiale di alta radioattività e il delitto di impedimento di controllo. Con pene severe: fino a 15 anni di carcere per il disastro ambientale, ma anche tre anni per chi impedisce i controlli sull’ambiente. 
La rivoluzione non è ancora finita: la legge dovrà tornare alla Camera, dopo le modifiche apportate al Senato. Ma ieri gli appelli ad una approvazione immediata sono stati tantissimi, a partire dal presidente Senato Piero Grasso, al ministro della Giustizia Andrea Orlando, a quello dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ai presidenti delle commissioni di Montecitorio preposte all’esame del disegno di legge. 
C’è stato anche l’accorato appello di Legambiente e di Libera, due associazioni che questa legge hanno contribuito a far nascere (è stata poi presentata da Ermete Realacci del Pd, Salvatore Micillo del Movimento Cinque Stelle e Serena Pellegrino di Sel).
 

Nel Processo la Corte dei Conti chiede un milione di euro a Antonio Montepara (docente Università di Parma)

Più di un milione di euro: è il 'conto' che la procura regionale della Corte dei conti presenta ad Antonio Montepara, il docente dell'università di Parma finito nei guai per aver svolto una lunga lista di incarichi e consulenze senza aver chiesto l'autorizzazione all'ateneo (e senza versare all'università la percentuale spettante in questi casi all'ente di appartenenza). 

Questa mattina a Bologna- scrive l'agenzia Dire - davanti ai giudici della Corte dei conti dell'Emilia-romagna, si è svolta l'udienza in cui è stato discusso il caso di Montepara, che insegna "Strade, ferrovie e aeroporti" al dipartimento di Ingegneria civile dell'università e in passato è stato anche preside di facoltà. 

Sulla vicenda del docente, nei cui confronti scattò un sequestro da 700mila euro disposto dalla Corte dei Conti ai primi di giugno 2013, è stato poi svolto un ampio lavoro di istruttoria per 'sistemare' le tante, tantissime fatture relative a tutti gli incarichi svolti dal professore, anche per conto di enti pubblici. La difesa di Montepara a sua volta ha lavorato sulle fatture, nel tentativo di ridurre il numero di quelle 'incriminate'.

La discussione del processo, oggi, si è incentrata proprio su questo, con uno 'scontro' tra accusa e difesa sul numero e tipo di fatture da considerare. Le contestazioni dei pm contabili partivano dal gennaio 2007, ma sono destinati ad uscire di scena gli incarichi svolti fino al 23 luglio di quell'anno, perchè prima di quella data Montepara era docente part time, quindi lo svolgimento di incarichi esterni era compatibile. Dal 23 luglio in poi, divenne docente a tempo pieno, ragion per cui non poteva più fare consulenze senza chiedere l'autorizzazione dell'ateneo con cui aveva un rapporto di servizio esclusivo. 

Procura di Parma:Tommaso Ghirardi indagato per bancarotta fraudolenta

L’ex presidente del Parma calcio è indagato per bancarotta fraudolenta. Il suo è il primo e per ora unico nome iscritto nel registro degli indagati. L’indagine e l’ipotesi di reato sono stati formulati dai magistrati ancor prima che la società sia stata dichiarata fallita, a causa del conclamato stato di dissesto nei conti del club.

L’accusa è stata formulata dopo le prime indagini della Finanza. Un’accusa che rende sempre più inevitabile il fallimento del Parma Fc. Ghirardi è considerato dagli inquirenti il responsabile del grave sbilanciamento nei conti, che si è creato a poco a poco negli anni della sua gestione. Formalmente, inoltre, Ghirardi risulta ancora presidente della Eventi Sportivi spa, che pure ha venduto a fine dicembre (LEGGI QUI). È però probabile che altre persone verranno indagate nei prossimi giorni assieme a Ghirardi.

Intanto, Pietro Leonardi si è dimesso dalla carica di direttore generale: “Ho deciso di dimettermi da Direttore Generale del Parma Fc Spa – afferma lo stesso Leonardi in un comunicato –. Le mie condizioni di salute, peggiorate negli ultimi tempi e l’attuale situazione ambientale che si è mio malgrado venuta a creare, non mi consentono più di svolgere il mio lavoro proficuamente, non volendo oltretutto risultare d’impaccio all’attuale proprietà. Ringrazio i miei collaboratori, i dipendenti tutti, lo staff tecnico, i calciatori e la tifoseria, ai quali mi sento e mi sentirò sempre profondamente legato”.

Fonte link: http://www.parmaquotidiano.info/2015/03/05/ghirardi-indagato-bancarotta-fraudolenta/ 

 

Parma calcio, saltano i vertici della Guardia di Finanza di Parma

Finanzieri sono sotto inchiesta per omissione di atti d'ufficio. Tribunale di Bologna nomina curatore speciale dando ragione al socio Energy T.I. Group.

Il crac del Parma Fc investe come un terremoto i vertici del comando provinciale della Guardia di Finanza. La Procura di Parma ha iscritto nel registro degli indagati per il reato di omissione d'atti d'ufficio il colonnello Danilo Petrucelli e il vice tenente colonnello Luca Albanese, capo del Nucleo di polizia tributaria. Entrambi sono stati rimossi dagli incarichi la scorsa settimana.

Come anticipato da gazzettadiparma.it, i due ufficiali sono accusati di aver trasmesso in ritardo l'informativa sulla situazione finanziaria del Parma Calcio, ritardando quindi l'apertura dell'indagine per bancarotta fraudolenta. Sarebbe quindi venuto a mancare il rapporto di fiducia con il pool di magistrati che coordina l'inchiesta.

Gli ufficiali non torneranno più in servizio a Parma, come disposto dal Comando generale delle Fiamme Gialle: Albanese è stato trasferito nella caserma di Prato, mentre ancora non è stato deciso il trasferimento di Petrucelli che per ora è in ferie. 

Manenti agli arresti in via Burla, la quarta ipotesi

Giampietro Manenti

Manenti dice: "noi possiamo fare tre cose: vendere, portare i libri in tribunale o presentare il piano di lavoro e in questa settimana". Ce n'è una quarta: agli arresti in via Burla insieme ai suoi compari! E poi le dovrebbe essere inibito in modo permanente a vita il soggiorno o il semplice transito in tutto il parmense  (Parma, 01/03/2015)

Luigi Boschi

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Giudice firma la sua assoluzione, Renzi la promozione a capo della Corte dei Conti

Martino Colella, classe 1945, magistrato napoletano di lungo corso a un passo dalla pensione (che scatterà il 31 dicembre) giura: "Nessun collegamento tra le due vicende"

Il giudice firma la sua assoluzione in appello, Renzi la sua nomina a capo della Corte dei Conti. Sei giorni dopo la pubblicazione dellasentenza che ha definitivamente assolto il Presidente del Consiglio per la vicenda dei portaborse assunti in Provincia il Governo, su proposta dello stesso Renzi e per decreto, ha ratificato la nomina del magistrato che presiedeva il collegio giudicante a Procuratore Generale della Corte dei Conti.

Si tratta di Martino Colella, classe 1945, magistrato napoletano di lungo corso a un passo dalla pensione. La sua promozione è arrivata neanche una settimana dopo il deposito della sentenza della I Sezione centrale d’appello di Roma, avvenuto il 4 febbraio, che sollevava il premier da ogni responsabilità sulla vicenda degli incarichi dirigenziali conferiti senza concorso né laurea al personale di staff della sua segreteria che era costata a Renzi due condanneper danno erariale. Non è un dettaglio. Proprio Colella ha firmato, insieme a quattro magistrati, l’assoluzione che il 7 febbraio ha provocato l’esultanza del diretto interessato (“La verità è ristabilita”) e non poche perplessità nel mondo del diritto, giacché le motivazioni sono ricondotte al fatto che era un “non addetto ai lavori” e quindi poteva non percepire l’illegittimità degli atti che autorizzava. Singolare non è solo la pronuncia che, come rilevato da più parti, rischia di spalancare le porte a un sistema diffuso di elusione della responsabilità erariale, mandando assolti i tanti politici “non addetti ai lavori”.

Bologna, Mafia e lavori pubblici, la giunta Merola: "Faremo una mappa delle ditte indagate"

Inchiesta Aemilia, l’assessore Gabellini relaziona in commissione sui subappalti Civis della ditta Bianchini, il cui titolare è stato arrestato

SILVIA BIGNAMI e ENRICO MIELE

La giunta Merola corre ai ripari e dà il via alla mappatura dei cantieri delle ditte indagate per mafia nell’inchiesta Aemilia. In particolare Palazzo d’Accursio mette sotto la lente i lavori eseguiti dalla ditta Bianchini, accusata dai magistrati antimafia di aver sotterrato rifiuti tossici a San Felice sul Panaro, nel modenese, ma all’opera anche a Bologna, dove ha lavorato in subappalto in diversi cantieri. "Faremo un elenco dei siti e delle opere dove l’azienda ha eseguito lavori, in modo da essere pronti se la magistratura dovesse chiedere chiarimenti", ha spiegato ieri l’assessore all’Urbanistica Patrizia Gabellini, rispondendo a un ordine del giorno del consigliere M5S Massimo Bugani, che chiedeva di eseguire controlli sui terreni in cui ha lavorato la Bianchini.

Approda così anche sotto le Torri l’allarme per le infiltrazioni delle cosche. Un allarme che s’espande, dopo le bacchettate del consigliere della Direzione nazionale antimafia Roberto Pennisi, nella relazione annuale presentata in Senato, alle amministrazioni emiliano-romagnole, "manchevoli", secondo la Dna, nell’aiutare la procura. Bologna era rimasta fin qui in secondo piano nelle indagini, ma ora l’amministrazione accende i riflettori sulla ditta Bianchini, il cui titolare è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta Aemilia con l’accusa di aver triturato dell’amianto e di averlo poi usato per la realizzazione di alcune opere a Finale Emilia. La Bianchini avrebbe infatti lavorato in subappalto anche a numerose opere sotto le Torri. 

LAV: SCANDALO PELLICCE TOSSICHE E CANCEROGENE IN BABY CAPI D’ABBIGLIAMENTO “D&G”, “BLUMARINE BABY” E “WOOLRICH”. Ministero della salute blocca vendita

SCANDALO PELLICCE TOSSICHE E CANCEROGENE IN BABY CAPI D’ABBIGLIAMENTO “D&G”, “BLUMARINE BABY” E “WOOLRICH”: MINISTERO DELLA SALUTE BLOCCA LA VENDITA DEI PRODOTTI SEGNATATI DALLA LAV (INDAGINE TOXIC FUR 2), PER POTENZIALE PERICOLO PER LA SALUTE DEI MINORI E AVVIA NUOVI ACCERTAMENTI 

Salute dei bambini a rischio a causa delle sostanze chimiche, potenzialmente tossiche e cancerogene, nelle componenti di pelliccia animale di alcuni capi d’abbigliamento baby (24-36 mesi) delle note marche “D&G”, “BLUMARINE BABY”, “WOOLRICH”: dopo la denuncia della LAV (www.lav.it), che pochi mesi fa aveva sottoposto alcuni campioni di queste marche a rigorosi e indipendenti test di laboratorio (indagine Toxic Fur 2), per i prodotti segnalati ora finalmente arriva anche lo Stop deciso dal Ministero della Salute

Oggi, infatti, il Ministero della Salute ha notificato alle aziende “D&G”, “BLUMARINE BABY”, “WOOLRICH” il blocco della vendita dei baby capi con pelliccia animale oggetto dell’investigazione della LAV, disponendo: “per tutto il tempo necessario allo svolgimento delle verifiche e degli accertamenti sulla sicurezza del prodotto, ai sensi dell’articolo 107 comma 2 lett d) n.1 del Decreto Legislativo 206/2005 detto Codice del Consumo, il divieto per gli importatori/distributori di fornire, proporre la fornitura o di esporre nella rete di vendita gli articoli coinvolti”. 

LAV: SCANDALO PELLICCE TOSSICHE E CANCEROGENE IN BABY CAPI D’ABBIGLIAMENTO “D&G”, “BLUMARINE BABY” E “WOOLRICH”

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Oggi, infatti, il Ministero della Salute ha notificato alle aziende “D&G”, “BLUMARINE BABY”, “WOOLRICH” il blocco della vendita dei baby capi con pelliccia animale oggetto dell’investigazione della LAV, disponendo: “per tutto il tempo necessario allo svolgimento delle verifiche e degli accertamenti sulla sicurezza del prodotto, ai sensi dell’articolo 107 comma 2 lett d) n.1 del Decreto Legislativo 206/2005 detto Codice del Consumo, il divieto per gli importatori/distributori di fornire, proporre la fornitura o di esporre nella rete di vendita gli articoli coinvolti”. 

Il pm: «Veneti ubriaconi? Non è reato» Chiesta l’archiviazione per Toscani

«Quelle affermazioni sono solo un luogo comune»

VERONA «Veneti ubriaconi e alcolizzati atavici». Parole che fecero insorgere un’intera regione, quelle pronunciate dal fotografo Oliviero Toscani alla trasmissione La Zanzara di Radio 24. Poche ore dopo quell’infelice uscita, si scatenò immediata la bufera: dal web alla politica, inevitabilmente il caso è finito sul tavolo della magistratura. Ad appena venti giorni di distanza, è la procura di Verona a pronunciare il primo verdetto, chiudendo a tempo-record l’inchiesta per diffamazione che vedeva indagato Toscani con un’istanza d’archiviazione su cui l’ultima parola spetterà prossimamente al gip. Al di là della decisione di «assolvere» l’architetto per quelle sue provocatorie dichiarazioni che avevano fatto gridare i veneti all’«insulto», sono le motivazioni poste nero su bianco dal pubblico ministero Marco Zenatelli che sembrano destinate a far discutere: ad avviso del magistrato, dare ai veneti degli ubriaconi «non ha rilevanza penale».

Easy Money, Onlus benefica Francesca Rava si costituisce parte civile

La Fondazione Francesca Rava si ritiene parte lesa nel caso della presunta appropriazione indebita di fondi per i bimbi di Haiti da parte dell'ex assessore Bernini. Processo al via

Al via la prima udienza del processo a carico dell'ex assessore ai Servizi per l'infanzia Giovanni Paolo Bernini e di Mauro Tarana, amministratore della ditta Copra, entrambi rinviati a giudizio nell'ambito dell'inchiesta Easy Money sulla corruzione negli appalti per le mense scolastiche. Oggi si è aperto il dibattimento davanti al collegio di giudici presieduto da Pasquale Pantalone, ma il processo è stato subito rinviato alla fine di ottobre per un difetto di notifiche a Tarana.

C'è stata però un'ulteriore costituzione di parte civile, esclusivamente nei confronti di Bernini, da parte della Fondazione Francesca Rava - NPH Italia Onlus. L'associazione benefica si ritiene parte lesa nella vicenda della presunta appropriazione indebita di 16mila euro dal conto corrente dell'iniziativa Parma per Haiti, sostenuta all'epoca del catastrofico terremoto dal Comune tramite la Onlus. Oltre all'associazione, si era già costituito parte civile il Comune di Parma, che chiede i danni d'immagine.

Bernini si è sempre dichiarato estraneo dalle accuse: "Non mi stupisce la costituzione di parte civile - dice, contattato da Repubblica Parma - vista la confusione mediatica fatta su questa vicenda. Sono certo che sarà chiarito una volta per tutte a giudizio che tutti i soldi sono stati destinati per l'acquisto della macchina medica che sta curando centinaia di bambine e bambini all'interno dell'ospedale Saint Damien". 

L'attrezzatura sanitaria ha permesso di creare un Centro protesi nell'ospedale pediatrico diretto da padre Richard Frechette ad Haiti. La Fondazione Francesca Rava aveva fatto da tramite tra "Parma per Haiti" e l'ospedale per la causa benefica. 

"La Fondazione si era impegnata

Torino:appalti informatici truccati, 25 indagati

Avrebbero messo in piedi tra le altre cose , una rete per favorire un'azienda di Parma la Audiolink srl

‘Ndrangheta, altri arresti a Bologna

‘Ndrangheta, altri arresti a Bologna. Si muovono i finanzieri da Firenze

Sequestrati anche 280 kg di cocaina, valore 43 milioni

BOLOGNA - Associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanza stupefacenti, con l'aggravante del fine di agevolare associazioni mafiose. E' questa l'ipotesi di reato con cui i finanzieri del nucleo di Polizia tributaria di Firenze (gruppo investigativo criminalita' organizzata, il Gico), stanno eseguendo 16 arresti nelle province di Reggio Calabria, Bologna, Alessandria, Palermo, Modena, Parma, Genova, Milano e Pavia. In manette, fa sapere la Gdf di Firenze, «soggetti prevalentemente di origine calabrese, collegati alle `ndrine degli Avignone e dei Paviglianiti, rispettivamente di Taurianova e di San Lorenzo, in provincia di Reggio Calabria".

Nell'operazione sono stati sequestrati 280 chilogrammi di cocaina purissima, per un valore di oltre 43 milioni di euro. L'ordine di custodia cautelare e´ stato emesso dal Gip del Tribunale di Firenze, Erminia Bagnoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica (Direzione distrettuale Antimafia)- diretta dal procuratore Giuseppe Creazzo. (Dire) 

ANAC dà ragione al ricorso di Allegri e De Angelis nei confronti dell'Inceneritore di Parma

decisione Anac sull'inceneritore PDF 

INTERVISTA AUDIO ALL'AVV. ARRIGO ALLEGRI

Deliberazione ANAC (Agenzia Nazionale Anticoruzione) sull'esposto degli avvocati Allegri e De Angelis: il Paip è un'opera privata di interesse pubblico e il Comune deve riscuotere gli oneri da Iren. Il teleriscaldamento è una rete pubblica. Sollecitato nuovo bando per la gestione dei rifiuti. Rvisione del Tariffario.

CONCLUSIONI AUDIO DELL'AVVOCATO ARRIGO ALLEGRI 

Procura di parma chiede fallimento del Parma calcio per debiti col fisco: 18 mln

I pubblici ministeri Paola Dal Monte, Giuseppe Amara e Umberto Ausiello della Procura di Parma hanno chiesto il fallimento del Parma football club per i molti debiti accumulati nei confronti del fisco. Il Parma deve allo Stato italiano oltre 18 milioni di euro. La notizia è stata data oggi da Sport Mediaset, nella stessa giornata in cui Equitalia ha effettuato il pignoramento di auto e pulmini della squadra, prelevati col carroatrezzi a Collecchiello.

Secondo indiscrezioni, all’interno del fascicolo della Procura sono già tutti i conti della società, mandati alla procura dallo stesso giudice fallimentare che alla fine di gennaio ha tenuto un’udienza chiesta da alcuni creditori minori del Parma, che avevano però ritirato la loro richiesta dopo aver ricevuto dalla societù quanto dovuto. In tempi recenti, il Tribunale fallimentare di Parma ha fatto saltare diverse società per i molti debiti scaduto verso il fisco. Per il Parma c’è stato un passaggio in più, in Procura.

Il Parma di Manenti è ancora convinto di poter salvare la situazione pagando tutto il dovuto prima che il caso arrivi di nuovo davanti al giudice, che ha fissato un’udienza per il 19 marzo prossimo.

Ma quanto deve il Parma Fc all’erario italiano? Al 30 giugno 2014, i debiti tributari della società di calcio ammontavano a 16.746.682 euro euro, circa 4,7 milioni di euro in più rispetto ad un anno prima. Ad oggi, è probabile che la somma si sia incrementata, probabilmente di un paio di milioni. Il Parma deve versare al fisco 8.443.982 euro di trattenute sulle buste paga dei dipendenti, altri 565.559 euro da trattenute sul compensi dati a lavoratori autonomi e 520.827 da quelle su compensi a collaboratori. C’è poi un debito Irap da 7.218.189 euro.

La mostra Mater a Palazzo del Governatore di Parma per l'8 marzo 2015, si farà? A Torino il curatore Elena Fontanella della Fondazione DnArt è stata condannata in primo grado per un reato di 700.000 euro. Nei guai anche Riccardo Bertollini

Una mostra interamente dedicata al tema della maternità, alla sua storia, alla sua lettura da parte degli artisti nei secoli. Arriva a Parma la mostra Mater, a Palazzo Governatore a partire dal prossimo 8 marzo, ma la Fondazione Dnart, organizzatrice della mostra, è nell’occhio del ciclone. Perché se la mostra ha il nobile compito di raccontare la maternità “attraverso quel valore ancestrale e antico che da sempre accompagna il destino dell’Umanità, ricreando l’emozione del mistero più immenso e profondo della nostra esistenza”, per ora al centro delle cronache ci sono le vicende giudiziarie della Presidente della Fondazione DnArt Elena Fontanella. Condannata in primo grado, la Fontanella ha infatti rimediato una condanna a due anni di carcere.
Al centro di tutto, una eredità contesa, quella della zia della Fontanella, deceduta nel 2008. L’imputata era in possesso di un testamento olografo del 2002, ma nella abitazione della donna ne era stato rinvenuto uno più recente. Ovviamente, a valere è il secondo. Ovviamente l’eredità non arriva. E non avendola ricevuta, la Fontanella avrebbe scritto il valore su due assegni in bianco di proprietà della parente deceduta, intestandoli ad un complice, e poi avrebbe richiesto l’emissione di un decreto ingiutivo nei confronti di quanti avevano incassato l’eredità. Valore degli assegni, più o meno lo stesso dell’eredità, ossia 700mila euro. Una bella somma.
Nei guai c’è anche un membro del CdA della Fondazione, Riccardo Bertollini, sotto indagine per le sue possibili responsabilità nella vicenda. Del resto, la “complice”, ossia l’intestataria degli assegni, era l’anziana madre di Bertollini. Secondo i giudici, una prestanome.

Quando nel 2009 il Prefetto di Parma Paolo Scarpis definì le infiltrazioni mafiose a Parma delle "sparate di Saviano" e sosteneva "non vi fossero indagini su possibili infiltrazioni"

Libro 'Ndrangheta all'EmilianaIl Prefetto di Parma Paolo Scarpis
Alla luce del libro sull''ndrangheta  all'Emiliana" distribuito da La Repubblica e le 8 pagine sulle intercettazioni pubblicate dalla Gazzetta di Parma il 14/02/2015  si può dire che il Prefetto Paolo Scarpis*, nella migliore delle ipotesi, stesse mentendo perché non poteva non sapere, o ha voluto depistare l'opinione pubblica, visto che dopo queste dichiarazioni è passato a capo dei Servizi Segreti militari italiani (AISE - Agenzia informazioni Sicurezza Esterna). Claudio Fava (vicepresodente commissione antimafia): "La mafia in Emilia non è una sorpresa. Stupisce il bisogno di far finta di nulla".
Scriveva Guy Debord in "La società dello spettacolo": "La mafia trova dappertutto le condizioni migliori sul terreno della società moderna. La sua crescita è rapida quanto quella degli altri prodotti del lavoro col quale la società dello spettacolo integrato plasma il suo mondo. La mafia aumenta con gli enormi progressi dei computer e dell'alimentazione industriale, della ricostruzione urbana integrale e delle bidonville, dei servizi speciali e dell'analfabetismo".  LB


Giacomo Talignani

IL TAR DEL LAZIO DICHIARANDO ILLEGITTIMO IL NUOVO DECRETO SULL'ISEE

Importante sentenza del TAR del Lazio sul nuovo ISEE: le indennità di disoccupazione, le pensioni d'invalidità e tutti gli altri emolumenti connessi alle situazioni di disabilità non fanno reddito!Quindi avanti, il nuovo ISEE è tutto da riscrivere.
Cordiali saluti,
Associazione CartaCanta onlus


L'INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO, LE PENSIONI D'INVALIDITÀ E TUTTI GLI ALTRI EMOLUMENTI CONNESSI ALLA SITUAZIONE DI DISABILITÀ NON FANNO REDDITO!

LO HA STABILITO IL TAR DEL LAZIO DICHIARANDO ILLEGITTIMO IL NUOVO DECRETO SULL'ISEE PER LA “NOZIONE DI REDDITO DISPONIBILE ECCESSIVAMENTE ALLARGATA”.

Parma, sospesa attività commerciale cinese in zona stazione e denunciati i titolari

Sospesa attività commerciale cinese in zona stazione e denunciati i titolari. Azione congiunta di Guardia di finanza e Polizia Municipale

In data odierna si è svolto un servizio congiunto della Guardia di Finanza e della Polizia Municipale di Parma, con la collaborazione del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione dell’AUSL di Parma, mirato al controllo delle attività commerciali nella zona della Stazione FFSS della città.

Nello specifico, l’intervento ha riguardato un’attività commerciale gestita da cinesi, sulla quale vi erano numerose segnalazioni di irregolarità.

Già all’atto dell’ingresso, sono emerse numerose violazioni inerenti all’etichettatura dei prodotti ed alla loro conformità alle direttive comunitarie. Grande è stato poi lo stupore degli accertatori, al momento del controllo dei generi alimentari immagazzinati in 3 congelatori ubicati in un locale a parte dell’esercizio commerciale: carne ed altri alimenti non etichettati e senza la tracciabilità obbligatoria, confezionati artigianalmente, in cattivo stato di conservazione, presenza di cristalli di ghiaccio e di brina evidenzianti un cattivo stato di conservazione e sporco diffuso e pregresso sulla pavimentazione e sulle superfici dei banchi frigo.

Anche i giocattoli posti in vendita non erano conformi alla normativa CE.

Inoltre, sono stati rinvenute numerose etichette adesive di stampo artigianale con le traduzioni in italiano di vari prodotti (alimentari e non), tali da lasciar intendere un’attività di etichettatura della merce, in breve una vera e propria frode in commercio.

In considerazione dell’accertamento di una serie di violazione anche di natura penale, il controllo veniva esteso ad un appartamento ubicato sopra il negozio, adibito anche a magazzino.

MOZZARELLA DI BUFALA: INCHIESTA DELLA PROCURA SULLA DOCUMENTATA UCCISIONE BUFALOTTI

MOZZARELLA DI BUFALA: INCHIESTA DELLA PROCURA SU UCCISIONE BUFALOTTI DOCUMENTATA DA VIDEO FOUR PAWS

A seguito della video investigazione di Four Paws sulla uccisione dei vitelli maschi delle bufale da latte, da noi diffusa in Italia lo scorso settembre, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un’inchiesta per accertare fatti e responsabilità.

E’ quanto leggiamo oggi da un articolo pubblicato su “Controcorrente”, l’inserto del lunedì de Il Giornale.

Esprimiamo la nostra soddisfazione per la decisione della Procura di avviare questa indagine e  ci auguriamo che si faccia chiarezza su una prassi zootecnica tollerata ma illegale, che presenta profili di indicibile crudeltà nei confronti degli animali.

Le immagini che abbiamo diffuso, infatti, riprendevano vitelli caricati a calci nella pala di un trattore, colpiti con pesanti mazze, annegati nelle pozze di conferimento dei liquami, lasciati morire di fame e sete nel fango, sotto gli occhi delle loro stesse madri: questa è la drammatica fine dei cuccioli maschi delle bufale da latte.

Dopo quel video, da parte dei produttori della filiera e della Regione Campania abbiamo registrato soltanto parole. Dietro un prodotto di presunta eccellenza come la mozzarella di bufala, ci sono consolidate prassi illegali che le istituzioni e la Magistratura non devono lasciare impunite.

ALLEVAMENTI: CITATI A GIUDIZIO A BRESCIA I RESPONSABILI DELLA MATTANZA DEI PULCINI

ALLEVAMENTI: CITATI A GIUDIZIO A BRESCIA I RESPONSABILI DELLA MATTANZA DEI PULCINI, SCHIACCIATI CON I PIEDI, TRA ATROCI SOFFERENZE LAV, CUSTODE GIUDIZIARIO DEGLI ANIMALI SUPERSTITI: BENE L’ESITO DELL’INCHIESTA, ORA ATTENDIAMO CONDANNA. NECESSARIO VIGILARE SU VIOLAZIONI DEGLI ORGANISMI DI CONTROLLO CHE CHIUDONO GLI OCCHI Sono stati chiamati a giudizio con decreto immediato il veterinario e i proprietari di un’azienda di produzione di polli del Bresciano, che uccideva i pulcini giudicati “non idonei”, tra atroci sofferenze. Il reato ipotizzato dalla Procura della Repubblica è di maltrattamenti e di “uccisione senza necessità”. La citazione fa seguito all’inchiesta avviata dopo il blitz dello scorso giugno, quando il Sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, lo stesso del caso giudiziario Green Hill, insieme agli uomini del Corpo Forestale dello Stato, aveva fatto irruzione nell’allevamento, filmando la mattanza dei pulcini che venivano brutalmente schiacciati sotto i piedi degli operai dell’azienda. In quella occasione venne disposto il sequestro dei 74 pulcini superstiti, che furono affidati alla LAV in qualità di custode giudiziario. “Un sequestro esemplare – commenta Roberto Bennati, Vice Presidente LAV – 74 pulcini destinati alla macerazione, perché considerati inutili o difettosi, proprio come i beagles uccisi a Green Hill, furono salvati.” Una storia che la LAV aveva raccontato in un proprio video. “Oggi esprimiamo la nostra soddisfazione per gli esiti dell’inchiesta, che ha portato all’accusa di maltrattamento di animali e di uccisione non legale per i proprietari dell’azienda ed il veterinario responsabile – prosegue Bennati, sottolineando – è più che mai necessario contrastare la violazione dei diritti degli animali, proprio in quegli ambiti economici dove tutto viene considerato normale, come l’allevamento a fini di macellazione o a fini di sperimentazione, come nel caso Green Hill.

Palermo, Giuseppe Faraone il politico ambasciatore dei padrini. 14 commercianti denunciano il pizzo, 27 arresti

In manette il consigliere comunale Giuseppe Faraone, è accusato di concorso in tentata estorsione: per conto dei boss avrebbe chiesto soldi a un imprenditore. Alle ultime regionali in Sicilia era stato candidato nella lista del governatore Crocetta, risultò il primo dei non eletti. All'alba, il blitz di carabinieri, squadra mobile e nucleo speciale di polizia valutaria

SALVO PALAZZOLO

In campagna elettorale Giuseppe "Pino" Faraone si definiva un "paladino della legalità" e urlava a squarciagola il simbolo della sua lista: "Amo Palermo". Ma poi andava ad abbracciare uno dei boss più in vista della città, Francesco D'Alessandro. Tanta affettuosità non è sfuggita ai carabinieri del Reparto Operativo, grazie alle immancabili intercettazioni. Eccola, l'ultima cartolina da Palermo. Il padrino del potente clan di San Lorenzo e il politico, attualmente consigliere comunale. Questa mattina, Faraone è stato arrestato insieme ad altre 26 persone, accusate di essere i nuovi boss del pizzo. Adesso, deve difendersi da un'imputazione pesante per un incensurato, tentata estorsione aggravata: la procura distrettuale antimafia di Palermo lo accusa di essere stato l'insospettabile ambasciatore dei clan, avrebbe recapitato addirittura una richiesta di pizzo a un imprenditore. E' un nuovo scossone per la politica siciliana. Perché Giuseppe Faraone, 69 anni, è stato deputato regionale e poi assessore provinciale, negli ultimi vent'anni è passato dall'Udc alla lista del governatore Crocetta, il Megafono, risultando nel 2012 il primo dei non eletti al parlamento siciliano. 2.085 voti non gli sono bastati per la Regione. 896 sono stati invece sufficienti per il consiglio comunale, dove Farone aderisce proprio al gruppo del Megafono. 

Spese pazze in Regione Emilia Romagna, verso il processo la maggioranza dei consiglieri indagati

Conclusi gli interrogatori dei politici della passata legislatura: non è escluso che qualcuno possa essere archiviato

Se Stefano Bonaccini è stato archiviato, la maggioranza dei consiglieri regionali dell'Emilia-Romagna indagati per peculato per i rimborsi dei gruppi consiliari, sembrano indirizzati verso la richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm Morena Plazzi e Antonella Scandellari, che hanno coordinato l'inchiesta con la supervisione del procuratore aggiunto Valter Giovannini e del procuratore Roberto Alfonso.

Sono infatti terminati gli interrogatori di chi ha chiesto di essere sentito e a breve le varie posizioni verranno definite dagli inquirenti. Non è escluso, come riferisce l'Ansa, che qualcuno possa uscire dall'inchiesta con una richiesta di archiviazione, ma per la maggioranza degli indagati l'impressione è che si profili la richiesta al Gip di rinvio a processo. A novembre erano stati 42 gli avvisi di fine indagine, 41 consiglieri di tutti i gruppi politici della passata legislatura e un'impiegata.

Fonte link: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/02/04/news/inchiesta_spese_pazze_verso_il_processo_la_maggioranza_dei_consiglieri_indagati-106543524/ 

Roberta Tattini e i capi cosca, i rapporti con il boss cutrese Nicolino Grande Aracri

Roberta Tattini


Gli incontri tra la consulente finanziaria bolognese Roberta Tattini e i capi cosca per discutere affari da milioni di euro e imparare a sparare: «Si fa così...»

Nel suo personale e presunto gioco di mafia, che di virtuale non sembra avere un granché, era previsto che Roberta si esaltasse fino alla pelle d’oca nel vedere il boss cutrese Nicolino Grande Aracri fare irruzione a sorpresa nel suo ufficio bolognese di consulente finanziaria («Il sanguinario! Un grande onore perché lui non va…, anche per ragioni di sicurezza…» dice intercettata al telefono con voce rotta dall’emozione). O che prendesse lezioni di arma da fuoco da un altro pezzo grosso della cosca che spadroneggiava in Emilia, Antonio Gualtieri («Quando ti capita di sparare a qualcuno – le dice il boss nell’insolita veste di istruttore -, spara così…»; e Roberta, che frequenta il poligono di tiro: «Però dà un contraccolpo notevole…»).

Il brivido proibito dell’incontro con il boss

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