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Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria

Causa OTR - Fondazione Teatro Regio: udienza rinviata a maggio 2014

La prima udienza della causa per presunti danni intentata da OTR  (orchestra Teatro Regio) nei confronti della Fondazione Regio di Parma, presso il Tribunale di Parma, è stata rinviata al maggio 2014. (Parma, 20/05/2013)

Luigi Boschi 

Catania, straordinari fasulli: ottanta indagati al Teatro Bellini

La Guardia di finanza ha accertato l'uso scorretto dei badge di entrata e uscita dal 2007 al 2009. L'accusa è di truffa aggravata ai danni dello Stato. L'imbroglio scoperto con telecamere nascoste

(palermo.repubblica.it) Ottanta dipendenti del Teatro Bellini di Catania sono indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato, con l'accusa di aver falsamente attestato straordinari. La Guardia di finanza ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini, che hanno riguardato un lungo arco temporale. Ai lavoratori viene contestato in particolare di aver certificato manualmente straordinari falsi dal 2007 al luglio 2009, e negli anni successivi di avere usato scorrettamente i badge in entrata e in uscita. Questo nel 2011 è stato documentato da immagini di telecamere nascoste.

Un altro filone investigativo, per il quale pure sono stati emessi avvisi di conclusione delle indagini, riguarda appalti di sgombero dei materiali scenici, senza le necessarie procedure e con previsioni di spesa largamente inferiori al reale, in modo da procedere senza gare. Questi fatti risalgono al 2006. Rilevata anche l'inesistenza di qualunque documentazione sul valore dei materiali di scena avviati al macero. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura generale della Corte dei conti per la valutazione del danno erariale. (10 maggio 2013)

Comune di Parma, consulenza ad Aiello: Vignali dovrà risarcire l'ente

Corte dei Conti: illegittimo l'incarico esterno da 47.736 euro affidato nel 2006 alla Alfa ingegneria, società all'epoca presieduta da Giorgio Aiello poi entrato in Giunta con l'ex sindaco. La fetta più grande del risarcimento, il 60% (28.600 euro), la dovranno pagare l'ex primo cittadino e gli allora responsabili del settore Mobilità Emanuele Moruzzi e Paolo Gabbi che diedero il via libera

(parma.repubblica.it) La Corte dei Conti dell'Emilia-Romagna ha condannato l'ex sindaco Pietro Vignali, altri membri della Giunta e alcuni dirigenti comunali per la consulenza illegittima da 47.736 euro affidata nel 2006 alla Alfa ingegneria, società all'epoca presieduta da Giorgio Aiello che in seguito sarebbe diventato assessore ai Lavori pubblici dell'esecutivo Vignali. Vignali è al momento indagato dalla Procura di Parma nell'indagine Public Money. 

La Croce Rossa e Greenpeace "vittime" dei professionisti dell'evasione fiscale

La truffa scoperta nel Regno Unito riguarda decine di associazioni di beneficenza tra cui tre italiane: erano false intestatarie di fondi di investimento offshore in paradisi fiscali, una situazione che permette di sfuggire ai controlli del fisco

ENRICO FRANCESCHINI

(repubblica.it) LONDRA - Decine di associazioni di beneficenza, incluse tre italiane, vengono sfruttate a loro insaputa da evasori fiscali per nascondere i propri fondi all'estero e non pagare le tasse. Lo ha scoperto il Sunday Times, grazie alla soffiata di un anonimo informatore che ha fatto pervenire al giornale londinese 2 milioni e mezzo di documenti da uno dei paradisi fiscali usati dai grandi evasori.

La truffa funziona così: si crea un "offshore trust", un fondo di investimenti collocato presso uno dei luoghi divenuti noti come paradisi fiscali, e si nomina come beneficiario un'associazione di carità. Tale status permette di sfuggire alla maggior parte dei controlli delle autorità del Regno Unito, così come di altri paesi. Ma in realtà l'associazione citata come beneficiario non ne sa nulla, e ovviamente non riceve alcun denaro dal fondo. Tra le associazioni strumentalizzate dall'imbroglio ci sono la Croce Rossa, Amnesty International, Greenpeace, Cancer Research e molte altre. Fra queste, il Sunday Times ha trovato nei documenti che gli sono arrivati anche tre associazioni di carità del nostro paese: l'Unione Italiana Ciechi, il Centro Bambino Maltrattato e la Lega Italiana per la Lotta all'Aids. Tutte e tre, interpellate dal giornale britannico, hanno dichiarato che non erano a conoscenza del "trust" creato a loro presunto beneficio e che non hanno mai ricevuto da esso alcuna donazione.

Tempi più rapidi per i processi civili Così Torino è diventata un'eccellenza

Pasquale Notargiacomo

Prima le cause vecchie e poi quelle nuove. Il Tribunale è riuscito a smaltire il 26 per cento dei fascicoli arretrati grazie al sistema applicato dal presidente della Corte d'Appello Mario Barbuto. A costo zero con gli elogi di Strasburgo. Milano all'avanguardia per la telematica e per efficienza nel penale con i riti alternativi

Spip: c'è anche Elvio Ubaldi fra i 14 indagati

Georgia Azzali

(gazzettadiparma.it) Quattordici indagati per il crac di Spip. Ci sono i vecchi amministratori della società, affondata in 115 milioni di debiti, ma spunta anche il nome di Elvio Ubaldi, alla guida della città dal '98 al 2007. C'è l'ex sindaco, ma non il suo successore, Pietro Vignali.

Nella lista compaiono, però, oltre all'ex presidente della società, Nando Calestani, e all'ex vice sindaco e assessore alle Società partecipate, Paolo Buzzi, anche l'ex dg del Comune, Carlo Frateschi, e l'ex grande capo di Stt, Andrea Costa. Il lungo elenco prosegue con i nomi di sette ex consiglieri d'amministrazione (Cristina Bazzini, Federico Palestro, Mario Mantovani, Marco Trivelli, Nello Maccini, Paolo Manelli, Roberto Brindani), ai quali si aggiunge anche quello di Pietro Gandolfi, ex direttore generale di Spip.

Tra gli indagati, come era già emerso, figura infine l'immobiliarista Paolo Borettini. Per tutti l'ipotesi di reato è bancarotta fraudolenta...

Tirreno Power, perizia choc in Procura

La centrale di Vado Ligure (Savona) sotto accusa

Da Il Secolo XIX

http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2013/04/10/APYrhHEF

Giovanni Ciolina

Le emissioni delle ciminiere della Tirreno Power di Vado Ligure sarebbero alla base di molti casi di cancro nella popolazione vadese e zona limitrofe alla centrale. Ma soprattutto ci sarebbe nesso di causalità tra l’inquinamento e i decessi per malattie cancerogene da inquinamento.

È l’inquietante (usando un eufemismo) conclusione a cui sono arrivati i periti incaricati dalla procura per accertare eventuali responsabilità dell’azienda nell’incremento di malattia nell’ambito di un’inchiesta condotta contro ignoti dal procuratore Francantonio Granero e dal sostituto Chiara Maria Paolucci.

Se la conferma dell’inquinamento delle aree circostanti la Tirreno Power era arrivata già l’anno scorso dall’esame dei licheni, ieri mattina il pool di esperti ha illustrato ai due pm le conclusioni a cui sono arrivati. E il lavoro a questo punto sarebbe ancora più delicato ed approfondito.

Dal sesto piano del palazzo di giustizia è impossibile avere la benché minima indiscrezione anche se gli esperti sono rimasti chiusi nella stanza del procuratore per tutta la mattinata. Nel corso del faccia a faccia durato oltre 4 ore i periti avrebbero fornito dati e numeri a sostegno della loro tesi, anche se per la relazione definitiva bisognerà attendere ancora qualche settimana.

Violazioni diritti, multe record all'Italia. "Nel 2012 pagati indennizzi per 120 milioni"

(repubblica.it) STRASBURGO - L'Italia nel 2012, a causa delle violazioni dei diritti dei propri cittadini riscontrate dalla Corte di Strasburgo, è stata condannata a versare indennizzi per 120 milioni di euro, la cifra più alta mai pagata da uno dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa. Lo si legge in un rapporto reso noto oggi a Strasburgo.

Le sentenze emesse dalla Corte di Strasburgo che l'Italia deve ancora eseguire sono ben 2569. Dietro di noi ci sono la Turchia con 1780 sentenze non eseguite e la Russia con 1087. A causa delle sentenze inapplicate l'Italia è inoltre nel gruppo di testa dei Paesi 'sorvegliati speciali' dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa (10 aprile 2013)

ANDREA COSTA dovrà risarcire ad Alfa oltre 600mila euro

L'ex presidente di Stt condannato dal collegio che ha deciso sull'azione di responsabilità intentata dal suo successore Varazzani

(parma.repubblica.it) L'ex presidente di Stt Andrea Costa dovrà rendere ad Alfa oltre 626mila euro, più le spese processuali. La sentenza del collegio arbitrale che ha deciso sull'azione di responsabilità intentata contro il manager da Massimo Varazzani, suo successore alla guida della partecipata. Ad anticipare la decisione era stato l'assessore al Bilancio Capelli nel corso della conferenza stampa sul fallimento della Spip.
 
Il collegio ha condannato Costa a risarcire interamente ad Alfa (controllata da Stt e ora in liquidazione) gli oltre 98mila euro più 21mila di benefits elargiti a Tiziano Mauro, ex presidente della Tep, per una consulenza che secondo alcuni testimoni non è mai stata prestata. Altre due consulenze fittizie sarebbero state quelle richeiste ad A.A.ster. per 60mila euro e a Riccardo Ragni per 20mila 800 euro. Inoltre dovranno essere restituiti dall'ex presidente 400mila euro versati da Alfa alla società del Macello di Parma come caparra a titolo di indennizzo, poi trattenuti a causa di adempimenti da parte di Alfa che "il collegio ha ritenuto pienamente riconducibili alla condotta di Andrea Costa".

(09 aprile 2013)

PARMA, FALLIMENTO SPIP, COMUNICAZIONE DEL SINDACO PIZZAROTTI E DELL'ASSESSORE CAPELLI

Fallimento SPIP, la posizione del Comune di Parma

Il sindaco Federico Pizzarotti e l’assessore al Bilancio e Partecipate Gino Capelli, in un’affollata conferenza stampa in Municipio, hanno illustrato la posizione del Comune in ordine al fallimento della società partecipata SPIP, decretato dal Tribunale nei giorni scorsi.

In particolare, il sindaco ha affermato che “il Comune avrebbe preferito evitare il fallimento, puntando sul concordato, perché quest’ultima soluzione avrebbe consentito al Comune di mantenere la situazione sotto controllo. Ora tutto passa in altre mani”.

“Inoltre – ha puntualizzato ancora Pizzarotti - questa vicenda è destinata a protrarsi per anni, anche se, dal punto di vista comunale, va detto che la Corte dei Conti ha considerato “debole” le lettere di patronage inviate a suo tempo dal Comune alle banche”.

Sempre a proposito del rapporto con le banche, il Sindaco ha ricordato che gli Istituti di Credito locali erano pronti a collaborare per evitare il fallimento, ma le banche nazionali si sono opposte a tale soluzione.

L’assessore Capelli, da parte sua, ha ripercorso il lungo iter della vicenda, rispondendo punto per punto anche alle critiche avanzate in questi giorni da più parti dalle opposizioni, ma ha anche chiarito che – per quanto a sua conoscenza – il concordato preventivo non avrebbe affatto compromesso le azioni verso i precedenti amministratori per bancarotta fraudolenta”.

Nel corso dell’incontro, l’assessore ha ricordato che l’Amministrazione sta onorando i debiti di sua competenza con i fornitori, e che l’allentamento del patto di stabilità potrebbe consentire di rifinanziare anche la Società Parma Infrastrutture con conseguenze positive per tutti.

Parma, No al concordato del tribunale. Spip al capolinea: fallimento

I giudici, raccolte le istanze delle parti, hanno deciso di revocare la procedura e dichiarato il default

(parma.repubblica.it) Spip addio. La Società per  gli insediamenti produttivi di cui il Comune di Parma detiene la maggioranza è fallita. La richiesta di concordato avanzata dal socio pubblico è stata revocata per decreto dei giudici del tribunale fallimentare Roberto Piscopo, Pietro Rogato e Nicola Sinisi. Contestualmente al deposito del provvedimento è stata depositata la sentenza che dichiara il fallimento di Spip e nomina come curatori fallimentari gli stessi commissari che avevano valutato il piano concordatario, Roberto Perlini e Antonella Lunini. I motivi della decisione sono esposti in dettaglio nelle ventun pagine del decreto di revoca: come previsto nei giorni scorsi, il piano è stato giudicato "non fattibile" perché le banche non hanno dato alcuna garanzia sulle erogazioni necessarie alla capofila holding Società di trasformazione del territorio (Stt) necessari per il salvataggio di Spip.

A questo punto ai giudici del tribunale di Parma non è rimasto altro da fare che decretare il fallimento per la società gravata da oltre 100 milioni di debiti. Nei giorni scorsi l'assessore al Bilancio Gino Capelli ha rassicurato che anche in caso di default di Spip il municipio non corre rischi di downgrading.

Spip, Procura di Parma chiede fallimento. Si cercano soldi all'estero, partono le rogatorie internazionali

Via al concordato preventivo o strada aperta verso il default ? Oggi l'udienza in tribunale, nei prossimi giorni la decisione dei giudici. Ma la strada sembra segnata dopo il no delle banche. Intanto partono le rogatorie internazionali per monitorare passaggi di denaro

(parma.repubblica.it) Nei prossimi giorni il collegio di giudici presieduto da Roberto Piscopo scioglierà la riserva sul destino di Spip. Ma, a giudicare dai volti dell'amministratore unico Luigi Bussolati e dai legali della società partecipata all'uscita dell'udienza per la revoca del concordato, qualsiasi accordo per il rientro del debito è ormai un miraggio. Uno scenario già disegnato in commissione dall'assessore comunale al Bilancio Gino Capelli. Il procuratore Gerardo Laguardia, presente all'incontro, ha già presentato istanza di fallimento per la partecipata.

"Non c'è nessuna novità rispetto a quanto detto ieri in commissione" commenta Bussolati. Ovvero, le banche non hanno dato nessuna garanzia per l'erogazione del finanziamento a Stt necessario al salvataggio di Spip. Era questa la motivazione che aveva spinto i giudici al avviare la revoca del concordato, a metà febbraio. Da allora non solo non sono arrivati i soldi, ma neppure un impegno futuro.

Oggi i legali della partecipata non hanno potuto fare altro che produrre un documento che mette nero su bianco il voltafaccia degli istituti di credito. Una lettera ricevuta il 23 marzo dai legali rappresentati del "ceto bancario", in risposta ai solleciti di Stt dopo la relazione dell'advisor finanziario sull'operazione: "Prima di assumere ogni decisione si ritiene necessario attendere la decisione del tribunale il 26 marzo".

Mafia, sette anni a Dell'Utri il pg ne avrebbe chiesto l'arresto

Concorso esterno in associazione mafiosa, confermata in Appello la pena di primo grado. Secondo l'Ansa il pg Patronaggio avrebbe chiesto l'arresto dell'ex senatore del Pdl, per il pericolo di fuga. La sentenza che ha condannato oggi l'ex senatore del Pdl giunge a 17 anni dall'avvio delle indagini, aperte nel 1994 dalla Procura di Palermo e sfociate nell'ottobre del 1996 nel rinvio a giudizio. L'ex senatore: "Romanzo criminale continua"


(repubblica.it)
PALERMO -
La Corte d'Appello di Palermo ha condannato  l'ex senatore Pdl Marcello Dell'Utri imputato di concorso esterno in associazione mafiosa confermando la pena di 7 anni.
Secondo l'Ansa e l'Agi il pg Luigi Patronaggio ne avrebbe chiesto l'arresto, paventando il pericolo di fuga. Non è ancora nota la decisione della Corte. La sentenza che ha condannato oggi l'ex senatore del Pdl giunge a 17 anni dall'avvio delle indagini, aperte nel 1994 dalla Procura di Palermo e sfociate nell'ottobre del 1996 nel rinvio a giudizio. Il primo processo, apertosi il 5 novembre del 1997 davanti al Tribunale di Palermo presieduto da Leonardo Guarnotta, era durato sette anni e si era concluso l'11 dicembre del 2004 con la condanna dell'imputato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, più due anni di libertà vigilata, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento per le parti civili, il Comune e la Provincia di Palermo. Sulla circolazione delle notizia relative alla richiesta di arresto il neo-presidente del Senato, Pietro Grasso, intervenuto alla trasmissione "Piazza pulita" su La7, si è detto "stupito": "Non credo che Dell'Utri scappi - ha detto Grasso - ma è una normale prassi cautelativa procedere alla richiesta di arresto e poi diffondere la notizia".

I PROCESSI E LA SENTENZA
"Vi è la prova -aveva scritto il collegio nella motivazione - che Dell'Utri aveva promesso alla

Spip in fallimento? Le rassicurazioni di Gino Capelli

Certo che la vicenda SPIP è ben conosciuta a casa dell'avv.Paolo Buzzi, ex vicesindaco con delega alle partecipate e l'attuale sua  moglie Maria Grazia Pontremoli che era impiegata in SPIP ai tempi di Nando Calestani presidente prima di essere poi assunta in STT.
Dottor Capelli, non c'è solo l'azione di rendicontazione amministrativa, ma vi è pure quella politica e quest'ultima esige che i responsabili del disastro amministrativo consapevolmente  voluto con SPIP, al di là dei benefici amministrativi immediati, siano resi evidenti e pubblici. Lo esige la storia che non è solo composta  di "dare" e "avere", ma di chi ha voluto condurre una città, in questo caso, non una speculazione privata, su quel percorso. E come strenuamente lo ha voluto e difeso, compreso lei avv.Paolo Buzzi. Lei avvocato, non ha attenuanti! né da un punto di vista politico, né amministrativo. Immagino che saprà avvocato da chi ha tratto il suo slogan elettorale per le Amministrative del 2012? "Chi ha il coraggio della verità non abbia paura, ma cammini a testa alta con dignità e fermezza". Si chiamava Gramsci! LB

Alcuni articoli su SPIP presenti in questo blog che ha sempre denunciato, documentando ciò che avveniva nel Palazzo:

-AFFAIRE SPIP: I CAIAZZO DEL PALAZZO!

- LA BANDA DEL BUCO IN STT E SPIP

ALLA CORTE DI VIGNALI I CONTI NON TORNANO

PARMACONNECTION: STT, "CASA NOSTRA" DELLA CRICCA PARMIGIANA

Caselli su scontro Grasso-Travaglio: “Io ho subito un’ingiustizia”

(ilfattoquotidiano.it) “Non ho visto lo scontro tra Travaglio e Pietro Grasso, ma a me interessa soltanto il discorso della Procura Nazionale Antimafia, perché questa è storia”. Sono le parole del Procuratore Capo di Torino, Giancarlo Caselli, contattato telefonicamente dalla trasmissione “Un giorno da pecora”, su Radio Due. “Io sostengo di aver subito un’ingiustizia” – afferma il magistrato – “ci fu una legge contro di me. Per due volte il Csm ha bandito un percorso per il successore di Vigna, e per due volte con un intervento ad personam, per punirmi del processo che avevo fatto ad Andreotti, sono stato estromesso dal concorso“. E aggiunge: “La seconda volta accadde quando ero vicino al traguardo”. Caselli spiega: “Sia io, sia Grasso avevamo ricevuto tre voti, ma a quel punto interviene la legge contro la mia persona, vengo cancellato dal concorso e in plenum ci va soltanto Grasso”. E sottolinea: “Non so chi avrebbe vinto, io so solo che quella legge contro di me fu dichiarata incostituzionale. Ma intanto i giochi erano fatti”. Il magistrato poi ricorre a una metafora calcistica per spiegare quello che avvenne: “Diciamo che le regole del gioco sono state cambiate a partita iniziata, e il cambiamento è valso solo per una squadra. Non so se il capitano della squadra preferita avrebbe potuto rifiutare quell’aiuto” – conclude – “Il mondo del calcio non è mica quello della giustizia”

22 marzo 2013

Spip, la Procura chiederà il fallimento Si indaga per abuso d'ufficio

Il 26 marzo è prevista l'udienza per la revoca del concordato per la partecipata da 115 milioni di debiti. Se il tribunale fallimentare decreterà il default, l'accusa procederà per bancarotta fraudolenta Si avvicina il giorno del giudizio per Spip, la partecipata del Comune finita sull'orlo di un baratro da 115 milioni di debiti. Il 26 marzo è prevista l'udienza del tribunale fallimentare, chiamato a decidere sulla revoca della procedura di concordato preventivo. E il procuratore Gerardo Laguardia annuncia che, se i giudici decideranno che nessun accordo con i creditori è possibile, la Procura chiederà il fallimento della società

(parma.repubblica.it) "Non saremo presenti all'udienza, aspetteremo il provvedimento del tribunale con le motivazione  -  dichiara il procuratore capo  -  se il concordato sarà revocato chiederemo il fallimento di Spip".

Se sarà decretato il default della partecipata, i risvolti penali saranno pesanti: "L'inchiesta per abuso d'ufficio sulla compravendita di terreni a prezzo gonfiato diventerà un'indagine per bancarotta fraudolenta  -  dice Laguardia  -  un reato che ha tempi di prescrizione ben diversi".

Crac Parma Ac, filone Hellas Verona chiesto sequestro di 16,7 mln di euro

Il pm Paola Dal Monte ha chiesto il rinvio a giudizio per Calisto Tanzi, proprietario occulto della squadra veronese, e per Giambattista Pastorello. Avrebbero distratto milioni dal Parma Calcio tramite compravendite fittizie di calciatori

(parma.repubblica.it) Dopo più di un anno dalla conclusione delle indagini sui rapporti tra Calisto Tanzi e l'Hellas Verona, la Procura di Parma chiede il rinvio a giudizio per l'ex patron della Parmalat e per l'ex presidente della società calcististica Giambattista Pastorello. L'accusa è concorso in bancarotta fraudolenta. Come riporta la Gazzetta di Parma, il pm Paola Dal Monte ha anche chiesto al gip Maria Cristina Sarli di disporre il sequestro di 16,7 milioni di euro di beni riconducibili al Verona calcio e di 1.807.000 di beni di Pastorello. Denaro che, ipotizza l'accusa, è stato distratto dalle casse del Parma Calcio a beneficio dell'Hellas, il cui proprietario occulto era Calisto Tanzi, benché la Figc vieti di possedere due società calcistiche.

Azioni di responsabilità: Spip chiede la sentenza

Gli ex amministratori chiamati a risarcire 28 milioni di danni alla partecipata hanno chiesto che il procedimento per l'accertamento di responsabilità prosegua con un'istruttoria. Il giudice deciderà nei prossimi giorni

(parma.repubblica.it) Mentre su Spip aleggia lo spettro del fallimento, che potrebbe già essere decretato alla fine di questo mese, procede il contenzioso promosso dalla società partecipata contro l'ex presidente Nando Calestani, l'ex vicepresidente Marco Trivelli, l'ex direttore generale Pietro Gandolfi e sette membri del consiglio d'amministrazione in carica fino all'anno 2008. Con le azioni di responsabilità per una presunta "malagestione" che avrebbe condotto Spip sull'orlo del dissesto, il Comune chiede che gli ex amministratori rispondano in solido, di tasca propria, dei danni. Vengono chiesti complessivamente oltre 28 milioni di euro, di cui 2,8 dovrebbero confluire nel piano di concordato preventivo.

La conclusione del procedimento potrebbe non essere molto lontana: nell'udienza di martedì mattina l'avvocato di Spip, Gustavo Ghidini, ha chiesto al giudice Marco Vittoria di decidere allo stato degli atti. Opposta la richiesta dei legali degli ex amministratori, che vorrebbero procedere con un'istruttoria e hanno chiesto l'ammissione di prove documentali e di liste di testimoni. Il giudice si è riservato, depositerà la decisione nei prossimi giorni.

Gli ex amministratori hanno chiamato in causa la compagnia di assicurazioni "Chubb Insurance", con la quale avevano stipulato una polizza, perché risponda di eventuali risarcimenti in caso di condanna. Il giudice dovrà decidere anche se unificare i due procedimenti. I difensori della "Chubb Insurance" sarebbero intenzionati a contestare l'efficacia

Chiusa l'indagine Spot Money Savi e Benecchi, accusa è concussione

I due ex dirigenti di Stt, accusati di aver chiesto tangenti per gli appalti del Wcc, saranno interrogati nei prossimi giorni. Vi era incertezza sull'ipotesi d'accusa, ma il pm Dal Monte ha deciso di procedere per il reato più grave

Consob e pm in pressing su Parmalat

Passa dalla nostra Procura un partita intenazionale che sembra la sceneggiatura di un film. Non escluso anche uno stop alla vendita alla azienda  francese. "Su Lactalis Usa sconto da 144 milioni" Il cda può rivedere il prezzo

SARA BENNEWITZ

Parmalat, l'analisi di Sapelli "Roba da Totò e Peppino"

L'economista a Teatro Due per un confronto tra Enron e crac dell'Impero del latte. "Due mondi lontanissimi. La vostra? Una truffa fatta in casa"

 ALESSANDRO TRENTADUE

(parma.repubblica.it) Capire il crac Parmalat? Basta guardarsi il film "La banda degli onesti", dove Totò e Peppino si mettono a stampare banconote false. Fine. Lapidaria l'analisi di Giulio Sapelli su uno dei maggiori crac finanziari del secolo scorso, partito da Collecchio. L'economista, martedì sera a Teatro Due, la espone davanti a un pubblico che non sa se sorridere o aspettarsi una lunga spiegazione finanziaria. Che invece non arriva. Invitato dai sostenitori del teatro, l'associazione Amici di Teatro Due, per fare un confronto tra il crollo dell'Impero del latte e il fallimento della Enron - quello sì roba grossa, che la compagnia di viale Basetti mette in scena fino al 3 marzo - Sapelli torna a parlare del grande bluff di casa nostra. Perché qui da noi, dici crac e pensi alla Parmalat.

Ma il confronto è presto fatto. "Non c'è nessuna analogia, sono due mondi totalmente diversi", esordisce l'ospite. Che elabora: da una parte, quella americana, un "raffinatissimo stratagemma di ingegneria finanziaria, truffa colossale di un capitalismo evoluto ad altissimo rischio". Dall'altra, quella parmigiana, una truffa fatta in casa alla Totò e Peppino. "Una truffa di campagna e di povera gente - argomenta - portata avanti con la complicità dei dipendenti, del paese, delle banche, del collegio sindacale:

La Croce Rossa e Greenpeace "vittime" dei professionisti dell'evasione fiscale

La truffa scoperta nel Regno Unito riguarda decine di associazioni di beneficenza tra cui tre italiane: erano false intestatarie di fondi di investimento offshore in paradisi fiscali, una situazione che permette di sfuggire ai controlli del fisco  

L'ex ministro Giulio Tremonti indagato per finanziamento illecito

L'accusa si riferisce ai 250mila euro di lavori di ristrutturazione pagati da Angelo Proietti, titolare della Edil Ars, tra il 2008 e il 2009 per l'appartamento in via Campo Marzio 24 a Roma dove abitava l'allora capo del dicastero dell'Economia


di DOMENICO LUSI

(repubblica.it) Tremonti è indagato a Roma per finanziamento illecito insieme al suo ex consigliere Marco Milanese e ad Angelo Proietti, titolare della Edil Ars. La vicenda giudiziaria, al vaglio del pm Angelo Ielo, si riferisce ai 250mila euro di lavori di ristrutturazione pagati da Proietti tra il 2008 e il 2009 per l'appartamento in via Campo Marzio 24 a Roma dove abitava il ministro.

La storia salta fuori nell'estate del 2011, nell'ambito dell'inchiesta di Napoli sulla P4. Si scopre che nel'appartamento, affittato da Milanese per 8.500 euro al mese dal Pio Sodalizio dei Piceni nel 2009, abita l'allora ministro dell'Economia. Che dichiara prima pubblicamente e poi ai pm di avere utilizzato l'abitazione come appoggio temporaneo, visto che nella casera romana della Gdf dove era solito dormire temeva di potere essere spiato.

Tremonti lascia subito l'appartamento, ma le indagini vanno avanti. Se ne occupa, per competenza Roma. Che iscrive nel registro degli indagati Tremonti, Milanese e Proietti. L'imprenditore avrebbe pagato i lavori di ristrutturazione per ingraziarsi il ministro e alimentare il feeling che lo lega a Milanese: grazie a tale rapporto, secondo i pm, la Edil Ars di Proietti tra il 2002 e il 2010 si è guadagnata dalla Sogei (controllata di via XX settembre) appalti per ben 31 milioni.

Dalle indagini è emerso che Tremonti in realtà ha abitato per 2 anni e mezzo nell'appartamento di via Campo Marzio. I vicini di casa hanno testimoniato che in quel periodo lo hanno visto entrare e uscire quotidianamente.

I 35 diamanti della Lega Nord

20/09/2012 - Il procuratore Robledo scrive nel decreto che gioielli e 350mila euro appartenevano al Carroccio

(giornalettismo.com) Gli 11 diamanti e i 350 mila euro sequestrati nell’aprile scorso nell’ambito dell’inchiesta avviata a Milano sull’ ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, appartengono al partito politico del Carroccio. E’ quanto si legge nel decreto di restituzione di cose sequestrate firmato dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini.

IL DIFENSORE – A presentare una richiesta di dissequestro e’ stato Domenico Aiello ‘nella qualita’ di difensore del partito politico Lega Nord’. Oltre agli 11 diamanti sono state rese anche le somme sequestrate in aprile a Stefano Bonet (un degli indagati, ndr) presso lo studio notarile Alessandro Wurzer. Per la procura di Milano ‘non vi e’ dubbio sull’appartenenza di tali beni sequestrati’ alla Lega.

GLI INDAGATI  -Come si legge nel provvedimento firmato dal procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini, titolari dell’inchiesta che vede indagati, tra gli altri, Umberto Bossi e i due figli Renzo e Riccardo, ‘non vi e’ dubbio’ che la proprieta’ dei beni dissequestrati e’ del ‘Partito Politico ‘Lega Nord” I diamanti, il cui valore si aggira attorno ai 400 mila euro, vennero sequestrati dalla Gdf lo scorso 23 aprile dopo che Belsito, una settimana prima, li aveva restituiti assieme ai lingotti d’oro (il loro valore e’ di 200 mila euro) e a un’Audi A6 in via Bellerio. Secondo gli accertamenti i preziosi e i lingotti farebbero parte degli investimenti ‘creativi’ fatti dall’ex tesoriere con i fondi del Carroccio.

«Con i soldi della Lega Rosi Mauro e Belsito hanno acquistato diamanti per 400mila euro»

l'indagine sul carroccio. La vicepresidente del Senato: «Non c'è limite al peggio»

Le Fiamme gialle in via Bellerio per acquisire documenti

(corriere.it) MILANO - L'indagine sulla contabilità della Lega si arricchisce di un nuovo filone, quello dei diamanti. Nei giorni scorsi era emerso che gli inquirenti erano «a caccia» di lingotti d'oro per il valore di 200 mila euro e di diamanti per 100 mila euro. Ora si è saputo che l'ex amministratore del Carroccio Francesco Belsito avrebbe comprato, insieme a Rosi Mauro e al senatore Stiffoni, con i soldi della Lega diamanti per 400mila euro. Da alcuni atti risulta che i preziosi sarebbero stati consegnati ai 3 e che Belsito avrebbe ricevuto anche 200 mila euro in oro.

LE REAZIONI - «Smentisco categoricamente il presunto acquisto di diamanti e oro con i soldi della Lega e mi vedo costretta ad adire le vie legali per tutelare la mia rispettabilità, onestà e onorabilita». Lo ha detto Rosi Mauro dopo quella che definisce «l'ennesima fuga di notizie infondate, false e gravemente diffamatorie». «Mi sono stancato: credo che seguirò il consiglio del mio avvocato e andrò dai magistrati a spiegare tutto». Replica così, al telefono con l'Ansa, il senatore Piergiorgio Stiffoni, in merito alle accuse sugli acquisti di diamanti con i soldi della Lega che emergerebbero dalle carte delle indagini sulla distrazione di fondi pubblici nel Carroccio. «Io che avrei acquistato diamanti? È un'accusa che mi fa ridere» ha concluso Stiffoni.

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