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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Policlinico di Modena, chiesto il processo per 50 persone. “Giro di tangenti per assegnare lavori a coop rosse”

Secondo la procura, l'ex direttore generale Stefano Cencetti intascò mazzette per assegnare appalti senza bando a imprese conosciute. Contestati a vario titolo i reati di turbativa d'asta, corruzione, abuso d'ufficio. Le intercettazioni tirano in ballo anche il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini

di David Marceddu e Gianmarco Aimi

24 maggio 2016 - Al centro dell’inchiesta c’è un vero e proprio sistema di turbativa d’asta e corruzione che coinvolge manager di spicco delle più importante cooperative rosse emiliane. Almeno questa è la convinzione della procura della Repubblica di Modena, che ha inviato una cinquantina di richieste di rinvio a giudizio per il caso del Policlinico della città. Al centro dell’indagine, partita all’inizio del 2014, c’è Stefano Cencetti, ex direttore generale della struttura ospedaliera. Secondo il procuratore capo Lucia Musti e i sostituti Pasquale Mazzei e Marco Nicolini, l’ex manager faceva in modo che i lavori (spesso milionari) finissero in mano ad aziende, nella maggior parte dei casi coop, in cambio di denaro che transitava attraverso società intestate allo stesso Cencetti. Il tutto “nel quadro di una sistematica spartizione delle commesse”, avevano ribadito più volte i pm al momento della chiusura dell’inchiesta un anno fa. Sarà ora il giudice per le udienze preliminari a decidere chi dovrà andare a processo e chi invece sarà prosciolto. I reati contestati – tutti in ipotesi commessi fino al 2012, quando Cencetti lasciò la poltrona – sono diversi a seconda degli imputati: i più ricorrenti sono turbativa d’asta, corruzione, abuso d’ufficio. ù

Carife, la procura indaga per bancarotta fraudolenta

l crac dell'istituto di credito ferrarese fu provocato da un buco di 433 milioni di euro

La Procura di Ferrara ora indaga anche per bancarotta fraudolenta su Carife, una delle quattro banche coinvolte con BancaEtruria, Carichieti e Banca Marche nel decreto Salvabanche del governo. Il reato è già rubricato nel registro della procura, articolo 216, bancarotta fraudolenta.

Come riporta oggi il quotidiano "La Nuova Ferrara", dopo aver ricevuto la relazione di Antonio Blandini, commissario liquidatore di Vecchia Carife dichiarata insolvente, la procura cittadina ha aperto la nuova inchiesta per bancarotta per valutare chi, tra dirigenti e membri dei vari cda che si sono susseguiti almeno negli ultimi 10 anni, abbia deciso o avallato le scelte della banca che l'hanno poi portata al crac: un buco stimato nella dichiarazione di insolvenza di 433 milioni di euro, al 22 novembre 2015, data del decreto Salvabanche che ha azzerato azioni e obbligazioni.

L'inchiesta ha già mosso i primi passi e dovrà accertare - come recita la legge fallimentare, articolo 216 - "chi ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto e dissipato in tutto o in parte i beni, oppure allo scopo di recare pregiudizio ai creditori ha esposto o riconosciuto passività inesistenti". Dal punto di vista giuridico è il salto dell'inchiesta, destinata ovviamente a complicarsi e a complicare le indagini, ma che al tempo stesso permetterà agli inquirenti - il pool di pm, procuratore capo Bruno Cherchi e i sostituti Barbara Cavallo e Stefano Longhi che coordinano gli ispettori della Guardia di finanza - più margini investigativi. E soprattutto di indagare a 360 gradi sul passato di Carife.

Usura bancaria, gli ex manager Unicredit Alessandro Profumo e Piergiorgio Peluso indagati a Torino

L'ex amministratore delegato di Piazza Gae Aulenti e l'allora numero uno di Unicredit corporate banking, figlio dell'ex ministro Cancellieri, sono coinvolti nell'inchiesta nata dalla denuncia di Giuliano Besson. L'ex campione di sci, diventato imprenditore, ha ricevuto finanziamenti dalla banca. Che gli ha però addebitato tassi oltre soglia oltre a fargli firmare contratti derivati che gli hanno causato perdite

20 maggio 2016 - L’ex amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo e l’ex numero uno di Unicredit corporate banking Piergiorgio Peluso, figlio dell’ex ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri e oggi direttore finanziario di Telecom Italia, sono indagati dalla procura di Torino con l’accusa di usura bancaria. L’inchiesta coordinata dal pm Cesare Parodi è nata dalla denuncia di Giuliano Besson, ex campione della Valanga azzurra che dopo l’addio allo sci agonistico si è dato all’imprenditoria fondando con il compagno di squadra Stefano Anzi un’azienda di abbigliamento sportivo e diversificando poi nel settore alberghiero. Besson, nei cui confronti l’istituto di piazza Gae Aulenti ha fatto emettere tra 2007 e 2014 numerosi decreti ingiuntivi sfociati in pignoramenti, ha querelato la banca per usura ed estorsione lamentando, come si legge nella querela presentata dall’avvocato Biagio Riccio, di essere stato vittima di una speculazione “brutale, divorante e famelica”. E il procuratore torinese, esaminate le consulenza tecniche sui contratti derivati che gli erano stati fatti firmare contestualmente ai finanziamenti, ha bloccato le procedure espropriative. Per poi iscrivere nel registro degli indagati cinque ex manager di Unicredit tra cui appunto Profumo.

Le incognite giudiziarie che pendono sul Comune di Parma

In corso un'inchiesta per disastro colposo per la calamità di ottobre 2014, accertamenti sull'attività di Parma Gestione Entrate, un esposto sull'assegnazione dello stabile ex Stimmatini. Sindaco e assessori possono chiedere il certificato dei carichi pendenti

Non solo Teatro Regio. La notizia di un avviso di garanzia per abuso d'ufficio ricevuto lo scorso 18 febbraio da Federico Pizzarotti ha scatenato una bufera non ancora sopita: il primo sindaco 5 Stelle di una città capoluogo è a un passo dall'espulsione dal Movimento, sconfessato dal direttorio e dallo stesso Beppe Grillo dopo la sospensione comunicata via blog e twitter. 

Ora la domanda è d'obbligo: ci sono altri procedimenti penali in capo al primo cittadino o agli assessori? Indagato non significa condannato,  né colpevole. Verissimo, ma l'aver taciuto dell'avviso di garanzia alla città e al Movimento è stata giudicata una mancanza di trasparenza contraria ai valori dei 5 Stelle.

LAV. TRIBUNALE DI MONZA CONDANNA SPETTACOLO DI ANIMALI DEL CIRCO MIRKOVIC

TRIBUNALE DI MONZA CONDANNA SPETTACOLO DI ANIMALI DEL CIRCO MIRKOVIC: MULTA DI 10.000 EURO  PER L’IMPUTATO, ACCUSATO DI MALTRATTAMENTO DI ANIMALI,  ORDINATA LA CONFISCA DEGLI ANIMALI OLTRE ALLA  SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’ PER 4 MESI

LAV (www.lav.it): IMPORTANTE CONFERMA DELLA NECESSITA’ DELLA CONFISCA  E DEL   TRASFERIMENTO DI TUTTI GLI ANIMALI , PER GARANTIRE LORO UN FUTURO SENZA MALTRATTAMENTI

Condanna al pagamento di 10.000 euro di multa, confisca degli animali e sospensione dell'attività per 4 mesi: è questa la sentenza di condanna emessa oggi dal Tribunale di Monza a carico del circense Radojica Mirkovic, imputato, ai sensi dell’art. 544 ter del Codice Penale, per il maltrattamento degli animali di sua proprietà, Impiegati in spettacoli circensi. 

Parma, Pizzarotti indagato. Fico: "Se ha agito contro i principi del M5s chiederemo passo indietro"

Il sindaco e l'assessora alla Cultura Ferraris con tre membri del cda della Fondazione Teatro Regio sono sotto inchiesta per abuso d'ufficio per il caso della nomina del direttore generale Anna Maria Meo. Renzi: avviso di garanzia non è una condanna

di M.C.PERRI, R.CASTAGNO, B.PINTUS

Il sindaco Federico Pizzarotti e l'assessora alla Cultura Laura Ferraris sono indagati per abuso d'ufficio per la nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Teatro Regio e di Barbara Minghetti consulente per lo sviluppo e i progetti speciali.

Altri tre membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio all'epoca dell nomina, nel gennaio 2015, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti sono stati iscritti nel registro degli indagati per lo stesso reato. La notizia è stata anticipata dalla Gazzetta di Parma.

Da Quarto a Livorno, i guai giudiziari dei 5Stelle

Parma, Federico Pizzarotti indagato: “Parleranno i fatti. Solidarietà da sindaci M5s. Direttorio? Non mi ha chiamato”

Il primo cittadino è iscritto nel registro insieme a Laura Ferraris, assessore alla Cultura, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti, membri del cda della Fondazione, per abuso d'ufficio in merito alle nomine al Teatro Regio. Lui: "Sono tranquillo, è un atto dovuto". "il sindaco ha subito avuto un atteggiamento collaborativo - ha spiegato il procuratore capo Antonio Salvatore Rustico - ha chiesto di essere sentito dagli inquirenti per chiarire la sua posizione, anche se non è ancora stato sentito"

di Silvia Bia 

“E’ un atto dovuto, per me parleranno i fatti”. Federico Pizzarotti, al pari dell’assessore alla Cultura di Parma Laura Ferraris, è indagato per abuso d’ufficio in merito alle nomine dei vertici del Teatro Regio. “Ho ricevuto la solidarietà di molti sindaci M5s. Il direttorio? Non mi ha chiamato nessuno”, ha poi precisato a ilfattoquotidiano.it. E’ tranquillo il primo cittadino emiliano. Anche perché, come ha spiegato il capogruppo M5s in consiglio comunale, i vertici del partito sapevano tutto e hanno garantito l’appoggio in virtù della correttezza dell’operato del sindaco. L’indagine andrà avanti e si capirà. Resta il fatto che dopo il caso di Filippo Nogarin, Pizzarotti è il secondo sindaco dei Cinque stelle a finire sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati. Insieme a lui nel registro degli indagati compaiono i nomi degli altri membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti.

Parma, Pizzarotti indagato per abuso d’ufficio. «Tranquillo, vado avanti»

L’inchiesta sulle nomine al Teatro Regio. Insieme al sindaco, eletto con il M5S, risulta indagata l’assessore alla Cultura, Laura Ferraris. Renzi: «Avviso di garanzia non è una sentenza di condanna». Fico: «Se condotta contraria alla legge, chiederemo un passo indietro»

di Emanuele Buzzi e Annalisa Grandi 

Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, risulta indagato per abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta della Procura cittadina sulle nomine al Teatro Regio. La notizia è stata data dalla Gazzetta di Parma. Insieme al sindaco, eletto con il M5S, risulta indagata l’assessore alla Cultura, Laura Ferraris. Coinvolti anche gli altri tre membri del consiglio d’amministrazione del Regio, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti.

«Tranquillo, mio impegno continua»

«Sono tranquillo - ha detto il sindaco di Parma - perché è un atto dovuto che rispetto pienamente. Era già emerso che ci fossero indagini in corso in ragione degli esposti del senatore Pd Pagliari. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la Procura mantengo il consueto atteggiamento collaborativo. Il mio impegno continua senza esitazione»

L’indagine

Roberto Ghiretti (PU) in merito alle indagini della magistrautra sul sindaco di Parma Federico Pizzarotti

Ho una storia politica, lavorativa e culturale legate a principi di grande libertà e di garantismo vero  ma le indagini avviate dalla Procura sulle nomine al Teatro Regio, tralasciando per un momento la loro stretta valenza giudiziaria, raccontano prima di tutto di un modo di amministrare la città che il sindaco Pizzarotti ha messo in atto fin dal primo giorno del suo mandato.

Una modalità che ha fatto della prepotenza, dell'arroganza e della spregiudicatezza i suoi cavalli di battaglia. Dal rispetto del programma elettorale alle promesse sull'inceneritore, dalla gestione delle partecipate alle varie nomine effettuate in questi anni sempre il Sindaco si è distinto per un approccio dirigistico che non ho mancato mai di contestare dentro e fuori dal Consiglio comunale.

Sulla gestione del Teatro Regio poi da tempo lamento quella mancanza di trasparenza che mi pare il vero segno politico di queste indagini.

Verranno poi i giudizi nel merito e la formalizzazione di eventuali accuse ma un dato non può essere a questo punto sottaciuto: dopo quattro anni la città si trova ancora esposta ad indagini, inchieste e contestazioni che non fanno certo il bene di questa comunità. Dalle dimissioni del precedente comandante della Polizia Municipale Patrizia Verrusio, all'inchiesta su Parma Gestione Entrate per arrivare a quest'ultima gravissima ipotesi di reato che, pur augurandomi che possa trovare chiare ed esaustive spiegazioni, rimane un fatto grave che mina la credibilità dell'intera maggioranza.

In questo senso il fallimento di questa amministrazione è evidente e sotto gli occhi di tutti.

Corruzione, Davigo: "Non tutti rubano, ma la pratica è molto diffusa. Ecco come combatterla"

Il presidente dell'Anm a Taranto per un seminario: "Vanno comprese le cause e studiati i possibili rimedi. Lo stipendio non può concorrere con le mazzette, ma è fondamentale liberare i dipendenti della P.A. dal bisogno. Premiare il merito e creare l'orgoglio dell'appartenenza"

TARANTO - Dopo il "costruttivo" incontro con il ministro della Giustizia Andrea Orlando, Piercamillo Davigo aggiusta ulteriormente il tiro rispetto al durissimo attacco portato a una classe politica che continua a rubare con la differenza che ha smesso di vergognarsi. Adesso il discorso sulla corruzione riguarda non direttamente i politici ma chiunque abbia un ruolo nella pubblica amministrazione. E anche in questo caso "non tutti rubano, non lo penso. Ma la corruzione è una pratica molto diffusa. Quindi, bisogna comprenderne le cause e studiare i possibili rimedi".

Il fresco presidente dell'Associazione nazionale magistrati lo ha puntualizzato a Taranto, relazionando al seminario organizzato dalla locale Asl, dall'Università degli studi "Aldo Moro" di Bari e dall'Ordine dei giornalisti della Puglia su "Trasparenza e Anticorruzione nella Pubblica Amministrazione". La repressione, ha aggiunto Davigo, "serve, ma la legislazione dovrebbe essere più efficace. E bisognerebbe parlare di corruzioni e non di corruzione, perchè ce ne sono di diversi tipi".

Condizionavano l'economia reggina: 7 fermi, anche ex deputato imprenditore. Indagato presidente Provincia

Inchiesta che coinvolte avvocati, commercialisti, imprenditori e politici locali. Mente e cuore del gruppo era Paolo Romeo, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa

di ALESSIA CANDITO

REGGIO CALABRIA - Per i più, erano noti avvocati, commercialisti, imprenditori. Ma per la Dda sono la mente e l'anima criminale di una rete che ha condizionato l'economia reggina, costruendo una fitta rete di professionisti e amministratori che per anni hanno gestito in esclusiva affari e finanziamenti. E tra gli indagati c'è anche il presidente della provincia di Reggio Calabria

Per questo motivo, sette persone sono state fermate per ordine della Dda di Reggio Calabria, con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, tutti aggravati dalle modalità mafiose. Fra loro ci sono l'ex deputato del Psdi Paolo Romeo, l'avvocato Antonio Marra, gli imprenditori Emilio Frascati, Giuseppe Chirico, Natale Saraceno, Domenico Marcianò e Antonio Idone.

Camorra, arresti per estorsioni anche a Parma

I destinatari dei provvedimenti sono ritenuti affiliati al gruppo Caterino Ferriero del clan dei Casalesi

Operazione anti estorsione della direzione distrettuale Antimafia di Napoli in cinque province: nelle prime ore di oggi - nelle province di Caserta, Napoli, Latina, Parma e Sassari - i carabinieri del reparto territoriale di Aversa stanno dando esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Napoli, nei confronti di otto indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione tentata e consumata, lesioni personali e porto di armi, tutti con l'aggravante del metodo mafioso.

Le indagini hanno consentito, tra l'altro, di accertare negli anni dal 2008 al 2012, numerosi episodi di estorsione, tentati e consumati, perpetrati dagli indagati nei confronti di imprenditori del settore edile e commercianti dell'agro aversano. I destinatari dei provvedimenti sono ritenuti affiliati al gruppo Caterino Ferriero del clan dei Casalesi.

Fonte Link parma.repubblica.it

Crac Parmalat, Cassazione accoglie il ricorso di Tonna

Per l''ex direttore finanziario e braccio destro di Calisto Tanzi si aprirà il processo d'appello ter

ROMA - Per la seconda volta, la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per Fasto Tonna, l'ex direttore finanziario di Parmalat e braccio destro di Calisto Tanzi, nel processo per il crac.

La Suprema Corte ha infatti annullato con rinvio, alla Corte di Appello di Bologna, il verdetto d'appello bis del 20 gennaio 2015, che rideterminò la pena di Tonna in 7 anni, 9 mesi e 20 giorni di reclusione. Era stata la Cassazione, nel 2014, a chiedere un nuovo processo di appello solo per Tonna, giudicando eccessiva la condanna a 9 anni, 11 mesi e 20 giorni del primo processo d'appello che già aveva ridotto i 14 anni di reclusione inflitti dal Tribunale di Parma nel 2010.

A difendere l'ex manager, gli avvocati Oreste Dominioni e Concetta Miucci che si sono sempre lamentati per il trattamento sanzionatorio che, a loro avviso, non teneva conto della collaborazione prestata nelle indagini sul dissesto da 14 miliardi di euro con 38mila risparmiatori truffati. La condanna definitiva per Tanzi, del marzo 2014, è stata pari a 17 anni e 5 mesi. Ora per Tonna si aprirà il processo d'appello ter. (ANSA)

Fonte Link parma.repubblica.it 

Parma, teleriscaldamento, Anac: "La rete è opera pubblica del Comune"

Secondo una bozza del regolamento comunale si tratta di "oper privata di interesse pubblico" ma l’Anticorruzione avanza rilievi e invita l’ente a coinvolgere l’Antitrust e l’Autorità per l’energia. E sulla realizzazione del  Pai parla di "disordine amministrativo"

Opera pubblica di proprietà del Comune? Oppure opera privata di interesse pubblico? Questo è il nodo da sciogliere.

Di chi è la rete del teleriscaldamento che si dirama nel territorio del Comune di Parma, dell’ente o di Iren? Un  pasticcio amministrativo al quale, nonostante anche diversi passaggi in commissione consiliare, non si è riusciti a dare una risposta sicura. Almeno fino a oggi.

Della questione, infatti, è stata interessata, grazie a un esposto degli avvocati Arrigo Allegri e Pietro De Angelis, da anni impegnati in questa battaglia, l’Autorità anticorruzione (Anac) di Raffaele Cantone, che già si era pronunciata sul termovalorizzatore con una delibera nel febbraio 2015.

Il due maggio ad Allegri è arrivata una nuova risposta, questa volta firmata da un dirigente dell’Area vigilanza. In sostanza secondo Anac, la rete è un’opera pubblica di proprietà del Comune.

Fallimento Parma calcio: cause da 16 milioni con squadre di A e di B

Presentate in Tribunale dieci distinte citazioni per il recupero crediti derivanti da cessioni di calciatori . Ci sono anche Lazio, Inter e Milan

I curatori fallimentari dott. Angelo Anedda e il dott. Alberto Guiotto, comunicano che il Fallimento Parma FC ha presentato al Tribunale di Parma dieci distinte citazioni nei confronti di altrettante squadre di calcio professionistiche di Serie A e di Serie B - per il recupero di crediti derivanti da cessione di calciatori. Tale recupero è consentito dallo scioglimento del rapporto associativo con la Lega Calcio serie A a seguito della revoca dell'affiliazione del Parma FC alla Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) intervenuta nel giugno 2015, e dalla conseguente inapplicabilità del meccanismo della stanza di compensazione gestito dalla Lega Nazionale Professionisti serie A (LNPA).
Le società calcistiche convenute in giudizio sono S.S. Lazio, F.C. Internazionale Milano, A.C. Milan, U.S. Sassuolo Calcio, Cagliari Calcio, Atalanta Bergamasca Calcio, Genoa Cricket and Football Club, U.S. Città di Palermo, Frosinone Calcio e U.S. Latina Calcio L'importo complessivo dei crediti reclamati dal fallimento Parma FC ammonta a circa 16 milioni di euro.

Fonte Link parma.repubblica.it 

Camorra a Roma, confiscato impero dei clan da 80 milioni di euro

Tre dei quattro imprenditori coinvolti erano stati arrestati dai carabinieri nel gennaio 2014 nell'ambito dell'indagine "Margarita", meglio nota come "Pizza Ciro"

di FEDERICA ANGELI

ROMA- Nel 2014 i carabinieri del Comando provinciale di Roma sequestratono tutte le attività commerciali nel centro storico di Roma che facevano capo agli imprenditori Righi, il volto pulito della camorra, in particolare del clan Contini. Oggi quell'impero di 28 tra ristoranti pizzerie e gelaterie é diventato patrimonio dello Stato. Ottanta milioni di euro che dalla mafia, dall'antistato, sono passati nelle disponibilità dello stato con la confisca. Un colpo durissimo quello del tribunale nei confronti degli imprenditori Luigi, Antonio e Salvatore Righi e di Alfredo Mariotti, i primi tre arrestati nel gennaio 2014 nel contesto dell'indagine "Margarita", meglio nota come operazione "Pizza Ciro". Una nuova ordinanza per misure cautelari nei confronti di Antonio e Salvatore Righi era stata disposta nel marzo del 2015.

Parma, Assunzione Sandei in Provincia, Bernazzoli e ex amministratori di giunta devono risarcire

La Corte dei conti di Bologna, per l’incarico all’ex capo di gabinetto, ha condannato al pagamento l’ex presidente dell'ente, diversi ex assessori e dirigenti. Non accolta la tesi dell’occultamento del danno, ma riconosciuta una "grossolana imperizia"

La Corte dei Conti di Bologna ha riconosciuto un danno da 150.982,29 euro alla Provincia di Parma, come risarcimento per l’assunzione di Genoveffa Sandei a capo di Gabinetto dell’ente.

A dover corrispondere l’importo sono l’ex presidente della Provincia, il democratico Vincenzo Bernazzoli, gli ex membri della Giunta Pier Luigi Ferrari, Manuela Amoretti, Filippo Carraro, Giancarlo Castellani, Emanuele Conte, Ugo Danni, Ettore Manno - oggi consigliere comunale dei Comunisti italiani nel Comune di Parma - Gabriella Meo, Tiziana Mozzoni, Andrea Fellini, Gabriele Ferrari, Giuseppe Romanini - attualmente senatore del Pd - Marcella Saccani e Roberto Zannoni. Dovranno pagare anche alcuni dirigenti, ritenuti sempre responsabili dalla Corte.

Fisco, Soru si dimette dopo la condanna a tre anni per evasione fiscale

L'europarlamentare e patron di Tiscali lascia la carica di segretario regionale del Pd sardo. L'accusa è aver sottratto al fisco 2,6 milioni di euro. "Sentenza ingiusta, mi aspettavo di essere assolto". M5s ai dem: "Dimettetevi"

CAGLIARI - Si è dimesso da segretario regionale del Pd sardo Renato Soru. La decisione è arrivata subito dopo la condanna a tre anni di reclusione per evasione fiscale. La sentenza è stata emessa dal giudice del tribunale di Cagliari Sandra Lepore. Il pm Andrea Massidda aveva sollecitato una condanna a quattro anni dell'europarlamentare e segretario regionale del Pd, accusato di una evasione di 2,6 milioni di euro nell'ambito di un prestito fatto dalla società Andalas Ldt (sempre di Soru) a Tiscali.

"Una sentenza ingiusta dal mio punto di vista, non me l'aspettavo, mi aspettavo di essere assolto", ha commentato Soru appena uscito dall'aula del tribunale di Cagliari, anticipando l'idea di dimettersi da segretario dem: "Penso a tante cose, tra cui questa. È un momento molto grave della mia vita. Adesso andrò a casa, voglio stare un poco da solo. Non credo di aver commesso reati credo sia una sentenza che spero venga ribaltata nelle altre fasi del processo".

Subito dopo la sentenza è arrivato l'attacco dl Movimento 5 stelle e l'invito a dimettersi indirizzato non solo al segretario ma a tutto il Pd: "Oggi tocca a Renato Soru, europarlamentare e capo del Pd in Sardegna: tre anni di reclusione per evasione fiscale" recita un post sul blog di Beppe Grillo dal titolo 'l'#eurocondannatopd del giorno: Renato Soru'. "Dopo l'euroindagato per voto di scambio mafioso Caputo, il gruppo del Pd a Bruxelles si ingrossa con un eurocondannato. Cosa aspettano a dimettersi? l'epopea immorale del Pd continua. Chi sarà il prossimo?"

Appalti, arrestato sindaco Pd di Lodi: "Pilotò bando delle piscine comunali per avere consenso politico"

Simone Uggetti ha preso il posto di Lorenzo Guerini come sindaco dopo essere stato per due volte suo assessore. Il vicesegretario del Pd: "E' persona corretta". Gli investigatori: "Gara cucita addosso alla Sporting Lodi". La denuncia di una funzionaria del Comune: "Subìto pressioni"

di SANDRO DE RICCARDIS e MAURO RANCATI

Il sindaco di Lodi, Simone Uggetti (Pd), è stato arrestato dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza per turbativa d'asta. E' accusato di aver favorito, facendo confezionare "un bando su misura", la società Sporting Lodi nella gestione delle piscine comunali scoperte della città. Insieme a lui è stato arrestato anche l'avvocato Cristiano Marini, consulente della Sporting. L'accusa che viene mossa loro è turbata libertà degli incanti: avrebbero "alterato il libero svolgimento della gara" attraverso "il confezionamento del bando con l'espresso riconoscimento di punteggi che potessero in concreto favorire la Sporting Lodi SSD e garantirle il buon esito dell'appalto". La finalità: "ottenere vantaggi per sé in termini di consenso politico elettorale e per la società aggiudicataria". Severo il giudizio che il gip di Lodi Isabella Ciriaco esprime su di lui nell'ordinanza di custodia. Uggetti viene descritto come "un soggetto autoritario che riesce a imporsi" ed è in grado "di intimidire i testimoni". Non solo: "Il ruolo pubblico - prosegue - gli ha consentito di intessere rapporti privilegiati con vertici politici e anche delle forze dell'ordine". E ancora: "Ha tradito l'alta funzione e l'incarico attribuitogli dai cittadini gestendo la cosa pubblica in maniera arbitraria e prepotente".

Polesine-Zibello, indagato l'ex sindaco Censi

La notizia è stata data dall'ex primo cittadino, in corsa per il municipio, in un incontro pubblico

Andrea Censi, già sindaco di Polesine per due mandati e di Zibello per un mandato, è iscritto nel registro degli indagati. A rendere noto di essere indagato è stato lo stesso Censi, il giorno dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia, in seguito alle attività portate avanti dai carabinieri, disposte dalla Procura di Parma nei municipi di Polesine e Zibello.

In un incontro pubblico Censi - che proprio a inizio mese ha comunicato la sua volontà di ricandidarsi con la lista civica "Polesine Zibello: il domani è per tutti" per il nuovo municipio di "Polesine Zibello"nato dalla fusione tra i due Comuni, riconosciuto così dalla Regione - ha consegnato ai presenti un comunicato dal titolo "La calunnia è un venticello" in cui ha precisato che la verifica in corso sui documenti pubblici presi in analisi riguarda "contributi elargiti ad associazioni non specificate, l'uso dell'automobile del Comune, e i rimborsi per un paio di viaggi".

"Personalmente sono tranquillo - ha commentato Censi - e mi metto a totale disposizione della magistratura pronto a collaborare e ad essere sentito su tutto quello che sarà necessario chiarire".

Fonte Link parma.repubblica.it 

Sentenza Aemilia, tutti i beni confiscati a Parma

Il gup Zavaglia ha ordinato che gran parte dei beni dei condannati già poste sotto sequestro passino sotto il controllo dello Stato, tra cui tutte le palazzine di Sorbolo

di MARIA CHIARA PERRI

Nella sentenza pronunciata venerdì scorso al termine dell'udienza preliminare a Bologna per l'inchiesta Aemilia, il gup Francesca Zavaglia ha ordinato la confisca di numerosi beni dei condannati per associazione mafiosa.

Tra questi ci sono anche varie società con sede a Parma e nel parmense: tutti i loro valori mobili e immobili sono ora sotto il controllo dello Stato, dopo essere state poste sotto sequestro preventivo nel corso del 2015. 

E' stata confiscata la T.r.s. Srl con sede a Sorbolo in via Torino, azienda di commercio all'ingrosso di legname riconducibile a Giuseppe Giglio, il pentito condannato a 12 anni e 6 mesi per associazione mafiosa, e al fratello Giulio.

Camorra e appalti, le intercettazioni: «Io tengo al Pd, portiamo Graziano»

Zagaria al telefono con l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere fa riferimento al presidente regionale dei democratici: «Ho un santo in paradiso che mi protegge». Arrestato l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere insieme a 8 persone

Il nome del presidente del Pd della Campania Stefano Graziano spunta in un’intercettazione ambientale del 15 novembre 2014 che registra una conversazione tra Alessandro Zagaria, l’imprenditore arrestato oggi con l’accusa di far parte del clan dei Casalesi, e l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro, finito in carcere anch’egli nell’ambito della stessa inchiesta condotta dalla Dda di Napoli. Zagaria e Di Muro - scrive il gip Anna Laura Alfano nella sua ordinanza - parlano di «imprenditori favoriti da piazzare». «Poi Zagaria - sottolinea il giudice - mostra di attivarsi direttamente per sostenere la campagna elettorale di un candidato alle competizioni elettorali di quel periodo (tale Graziano, candidato per il consiglio regionale) e di questo fatto rimprovera Di Muro che, a suo dire, non si sta attivamente impegnando».

Il sostegno alle elezioni

Roberto Formigoni, non risarcirà il danno a Report. Salvato da una legge del 1965

Dopo avere perso la causa contro il programma di Rai3, l'allora goverantore lombardo fu condannato a pagare un risarcimento danni per 5mila euro. Ma grazie alla legge sull'indennità ai parlamentari non ci sarà alcun pagamento

Non ha fatto a tempo a cantare vittoria che il team di Report ha dovuto incassare il colpo: Roberto Formigoni non pagherà alla redazione i 5mila euro di risarcimento dopo avere perso la causa contro il programma di Rai3. L’ex governatore aveva denunciato i cronisti guidati da Milena Gabanelli perdiffamazione, ma il giudice ha ritenuto che fosse una lite temeraria e per questo ha condannato lui. Soldi che i giornalisti non potranno mai “incassare” perché lo impedisce una legge del 1965, la numero 1261 del 31 ottobre, che in materia di retribuzione dei parlamentari recita: “L’indennità mensile e la diaria non possono essere sequestrate o pignorate”.

Nella puntata di domenica 24 aprile, e poi sulla sua pagina Facebook, Report ha raccontato il seguito della vicenda che, qualche anno fa, aveva portato l’allora presidente della regione Lombardia a denunciare i giornalisti. “Bene – ha detto Milena Gabanelli duranta la puntata “Impignorabili” – la settimana scorsa ci scrive il nostro avvocato, dicendoci che Formigoni non pagherà quei soldi e che purtroppo, da un controllo effettuato presso la Banca Nazionale del Lavoro del Senato, risulta che non è titolare di conto corrente, per cui apparentemente non ha fondi aggredibili. Firmato avvocato Caterina Malavenda”.

'Ndrangheta, processo Aemilia: condanne fino a 15 anni, assolti i politici

Si è concluso a Bologna il processo in rito abbreviato: 71 imputati, quasi tutti legati alla cosca Grande Aracri. Condannata la consulente bolognese Roberta Tattini. Risarcimento da 600mila euro per la Regione

BOLOGNA - Con condanne fino a 15 anni si è concluso a Bologna il processo in rito abbreviato di 'Aemilia', 71 imputati tra cui quasi tutti i punti di riferimento della 'ndrangheta emiliana legata alla cosca Grande Aracri, nel mirino della Dda di Bologna. Il Gup Francesca Zavaglia ha letto la sentenza dopo sette ore di camera di consiglio nell'aula a porte chiuse. Abbassate in generale le richieste dei Pm.

Assolti i politici, condannata la consulente. Dura la condanna inflitta alla consulente dei boss, la bolognese Roberta Tattini (assolto invece il marito): otto anni e otto mesi. Era accusata di aver gestito gli affari del clan Grande Aracri. Assolto il consigliere comunale Fi a Reggio Emilia Giuseppe Pagliani, prosciolto l'ex assessore Pdl di Parma Giovanni Paolo Bernini. Ottiene uno sconto rispetto alle richieste dell'accusa Giuseppe Giglio, collaboratore di giustizia imputato nel processo. Per Giglio, processato con rito abbreviato, i pm avevano chiesto una condanna a 20 anni, ridotti a 12 anni e sei mesi dal gup.

Aemilia: per l'ex assessore di Parma Bernini non luogo a procedere per prescrizione

I primi verdetti del gup Zavaglia a Bologna. Il capoclan Alfonso Diletto condannato a 14 anni, 12 per il pentito Giuseppe Giglio. Non ammesso il patteggiamento di Francesco Falbo

di MARIA CHIARA PERRI

E' iniziata nel tardo pomeriggio, dopo sette ore di camera di consiglio, la lettura della sentenza del procedimento Aemilia in corso a Bologna per i 71 imputati che hanno chiesto il rito abbreviato.

Il giudice per le udienze preliminari Francesca Zavaglia ha deciso il non luogo a procedere per l'ex assessoreGiovanni Paolo Bernini per intervenuta prescrizione. Il proscioglimento riguarderebbe il reato di corruzione elettorale, che non è un reato di stampo mafioso (e prevede una pena massima di cinque anni).

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