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La vita sta cambiando pelle

Archive - Ott 4, 2018

Carlo Levi: Paura della Libertà

Paura della libertà di Carlo Levi

Francesca Avanzini 

Non è di facile lettura o collocazione “Paura della libertà” di Carlo Levi. Di taglio antropologico, il saggio è necessariamente politico per le conclusioni a cui giunge.

Fu scritto tra il 1939 e il 1940 sulla spiaggia atlantica di La Baule, dalla quale l’autore assisteva agli inizi della guerra, sbocco inevitabile di “quella crisi che aduggiava la vita d’Europa da decenni” e del contrasto tra il leviatano nazista e altri assetti di governo.

Più che analizzare le cause della crisi, Levi intende trovare il minimo comune denominatore di tutte, e lo rinviene “nell’animo stesso dell’uomo”. Quello che scrive è un “poema filosofico”, appassionato e profetico, ricco di spunti ancora attuali.

È il terrore dell’indifferenziato, della massa informe, del caos, dell’oscuro prenatale, del sacro, in una parola, che spinge l’uomo a “a far dei miti, riti; del desiderio, matrimonio”, a tradurlo in leggi, preghiere, formule, incanalarlo in un ordine e un dicibile. La religione muta il sacro in sacrificale, crea idoli, simboli visibili di un inesprimibile. E chi più sacro, e come tale sacrificabile, dello straniero e dell’ospite? E ancora, se lo Stato è dio, tutti gli uomini sono servi, ma qualcuno più di altri “dovrà …portare sulle sue spalle, vittima consacrata, la divinità dello Stato”. Di nuovo  lo faranno gli stranieri, che lo siano per origine o per esercitare una funzione considerata estranea e servile, per esempio il commercio in tempi in cui l’unica disciplina nobile è la guerra. Gli ebrei erranti e senza idoli furono schiavi in Egitto come stranieri e come pastori.

A casa di Jane Austen

A Casa di Jane Austen

Francesca Avanzini

Jane Austen era rimasta nel grembo materno più a lungo dei canonici nove mesi. Sembra che ciò determini un busto lungo e cagionevolezza nei primi anni di vita. La prima caratteristica la Austen la mantenne  nel tempo, dato che era una donna alta e magra, un metro e settanta contro una media femminile del tempo di 1.57.  Il dato si ricava dallo studio svolto da una storica della moda su una pelisse (specie di vestaglia da casa e da esterno) marrone quasi certamente appartenuta alla  scrittrice. Il prolungato soggiorno nell’utero sembra sia causa anche di un carattere difficile, e se Jane lo mostrò raramente agli altri, con sporadici scoppi d’ira, certo il rapporto con la madre non fu idilliaco (mai le madri sono figure positive nei suoi romanzi, mentre lo sono le pseudo –madri o madri di elezione) al punto che a  soli otto anni fu mandata a studiare fuori casa, come già era stato allontanato-ma lui definitivamente-uno dei  fratelli sofferente di epilessia. D’altra parte l’istituto dell’adozione era frequente in epoca georgiana.

È ricchissimo di particolari “A casa di Jane Austen” di Lucy Worsley, curatrice del palazzo di Kensington e di altre dimore storiche, un volume di 477 pagine scorrevole come un romanzo che ricostruisce nei dettagli la vita della scrittrice a partire dalle case che occupò. La preoccupazione e l’interesse che molte delle sue eroine mostrano per le case, rispecchiano  quelli dell’autrice. “Zitella” e non economicamente indipendente, poteva sempre essere scacciata da casa sua. Cosa che difatti avvenne quando dovette lasciare l’amata canonica di Steventon dove era nata alla numerosa famiglia del fratello James, e vagare in cerca di ospitalità fino a nuova sistemazione

Noi l’avevamo detto anni fa: le Fondazioni Lirico-Sinfoniche sono fallite

C.N.F.L.S. Comitato Fondazioni Lirico Sinfoniche

Enrico Votio Del Refettiero

Noi l’avevamo detto anni fa: le Fondazioni Lirico-Sinfoniche sono fallite 

L’occasione è davvero troppo ghiotta per non saltarci sopra: l’audizione dell’avv. Gianluca Sole (Doc.PDF), Commissario Straordinario per le Fondazioni Lirico-Sinfoniche dall’Aprile 2016, accompagnato dal Prof. Michele Costabile (Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese) del 26 Settembre 2018 davanti alla Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato. Nell’epoca felice della trasparenza assoluta voluta dal Governo giallo-verde – ma io preferisco chiamarla del “Grande Fratello” – l’intera seduta è resa disponibile sul sito del Senato: è sufficiente cliccare sul link per avere l’impressione di averci assistito, ai 48 minuti della seduta: http://webtv.senato.it/4621?video_evento=354.

Nel suo intervento l’avv. Sole racconta quel che ha constatato nello studio dei bilanci e dal controllo della gestione (i dati sono relativi allo stato dell’arte al 31 Dicembre 2017), iniziando con metodo ed elencando le Fondazioni Lirico-Sinfoniche che hanno avuto accesso al fondo di salvataggio della Legge Bray (ben 158 milioni di Euro) che sono state nove: inizialmente il Teatro Petruzzelli di Bari, il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Comunale di Firenze, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro di San Carlo di Napoli e il Teatro Massimo di Palermo, poi seguite dalla Fondazione Arena di Verona che ha preso al volo il rifinanziamento di 10 milioni di Euro.