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Archive - Nov 5, 2018

Data

Giuseppe Berto: a 40 anni dalla morte è forse finalmente giunto il suo tempo?

Giuseppe Berto

Enrico Votio del Refettiero

Ricorrono in questi giorni i 40 anni dalla morte di una delle figure più affascinanti e controverse della letteratura italiana del secondo dopoguerra, Giuseppe Berto: amato dai lettori, molto meno dalla critica, soprattutto quella militante e dai “colleghi”, molti dei quali ne invidiavano il successo e la bravura. Berto moriva infatti il 1 Novembre 1978, nel giorno che la Chiesa dedica ai Santi e alla vigilia della celebrazione dei Defunti, una data significativa per uno scrittore che si congedava dalla vita con una delle sue opere più alte “La gloria”, una sorta di Vangelo secondo Giuda Iscariota, e che nel corso della sua attività aveva affrontato a più riprese la tematica religiosa da “Le opere di Dio” (1948) a “L’uomo e la sua morte” (1964) a “La passione secondo noi stessi” (1972). Tutte opere in varia forma dedicate al tema universale dell’uomo di fronte al proprio destino, alla propria libertà di scegliere e al proprio ruolo nel mondo.

Personalità complessa e tormentata quella di Berto, che arrivava al vero e indiscutibile successo nel 1964 con il suo romanzo più importante, una sorta di autobiografia psicologica significativamente intitolata “Il male oscuro”, con il quale vinceva nello stesso anno sia il Premio Viareggio che il Premio Campiello. Un’opera capitale per la storia della letteratura italiana del Novecento, nella quale prosegue l’originale cammino dell’indagine interiore sulla scia dell’Italo Svevo della “Coscienza di Zeno” e ancora di più del Carlo Emilio Gadda della “Cognizione del dolore”, per approdare allo stile originalissimo del “flusso di coscienza” grazie al quale il rapido rincorrersi dei pensieri viene fissato sulla carta con una chiarezza e un virtuosismi della scrittura degni della migliore letteratura psicanalitica.