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La vita sta cambiando pelle

Archive - Feb 11, 2018

I FAGIOLI DALL’OCCHIO

Un nome curioso che ben ne descrive l’aspetto di questa famosa varietà di fagioli: i semi presentano, infatti, una macchiolina nera attorno al punto in cui si attaccano al baccello. 

Origine dei fagioli dall’occhio
Il fagiolo dall’occhio viene spesso confuso con il fagiolino, ma si tratta di una specie diversa. È l’unico fagiolo autoctono del Vecchio Mondo, infatti è originario di Africa e Asia; conosciuto già dagli antichi Greci e Romani e diffusamente coltivato nel nostro Paese durante il Medioevo. Un tempo, i fagioli dall’occhio erano molto consumati e, fino a qualche decennio fa, apparivano sulle nostre tavole; ora, invece, sono quasi scomparsi e vengono coltivati solo in alcune zone di Puglia, Toscana e Veneto. 

Proprietà e benefici
Come i loro parenti borlotti, i fagioli dall’occhio sono molto ricchi di proteine (allo stato secco ne contengono circa il 23%), ma presentano anche importanti elementi minerali e diverse vitamine. Inoltre, possiedono un’elevata quantità di fibre (circa il 18%), la cui insufficienza, assai comune nell’alimentazione odierna, è all’origine di parecchie malattie come stitichezza, diverticoli intestinali, emorroidi, varici, diabete, malattie cardiovascolari. Numerose ricerche hanno confermato che una modesta quantità di fagioli, consumata con regolarità, può contribuire a prevenire e a curare parecchie malattie degenerative come il diabete, l’aumento del colesterolo nel sangue, l’ipertensione arteriosa, diversi tipi di cancro, ecc. 

IMPARIAMO IL CONCERTO VALENTINA LO SURDO RACCONTA LA GRANDE MUSICA AMERICANA DEL NOVECENTO mercoledì 14 febbraio 2018 ore 18

Valentina Lo surdo


PER IMPARIAMO IL CONCERTO VALENTINA LO SURDO

RACCONTA LA GRANDE MUSICA AMERICANA DEL NOVECENTO

La conferenza mercoledì 14  febbraio alla Sala Prove del Paganini -  inizio alle 18

 

Duke Ellington, Leonard Bernstein e George Gershwin sono tre giganti della musica americana del Novecento, celebri per l’inimitabile ritmo delle loro composizioni che assorbe in quelli che sono orami capolavori della musica “colta” le tradizioni e i generi “popolari” americani. Mercoledì 14 febbraio, come sempre alle 18 presso la sala conferenze dell’Auditorium Paganini, sarà Valentina Lo Surdo a raccontare all’affezionato pubblico diImpariamo il concerto, il ciclo delle conferenze introduttive alla stagione sinfonica della Filarmonica Toscanini, i segreti, gli aneddoti e i dettagli delle musiche in programma nei due concerti del 15 e del 16 febbraio diretti daJohn Axelrod.

11 febbraio, Beata Vergine Maria di Lourdes

Beata Vergine Maria di Lourdes

In un secolo tutto incredulità, in una nazione pervasa di ateismo, quale era la Francia nel secolo xix. Maria si proclama Immacolata, e inizia una serie di miracoli che sono la più eloquente apologia del soprannaturale. 

Il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria SS. era stato proclamato da appena quattro anni, ma le discussioni in pro ed in contro continuavano tuttavia: Maria pone loro termine, confermando il dogma pontificio. 

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: «Se vuoi, puoi guarirmi!»

Guarigione

Don Umberto Cocconi

Allora venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte (Vangelo di Marco).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: anche Gesù va in collera

Pannello del soffitto dipinto, Chiesa di san Martino, Zillis (svizzera),1109-1114.

11 febbraio 2018
VI domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mc  1,40-45

In quel tempo, 40venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». 41Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». 42E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 43E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito 44e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 45Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.


Nel vangelo di questa domenica leggiamo un racconto che ha un inizio improvviso, senza precisazione di tempo e di luogo, un racconto che facilmente ci appare attuale, collocabile qui è ora: è l’incontro tra Gesù e un uomo affetto da lebbra.

Il lebbroso era allora ed è ancora adesso un malato ripugnante, a tal punto che lo si qualificava come un uomo morto. Per un giudeo, poi, la lebbra era segno di un preciso castigo di Dio, una malattia mediante la quale erano stati colpiti per i loro peccati la sorella di Mosè, Miriam (cf. Nm 12,9-10), il servo del profeta Eliseo (cf. 2Re 5,27) e altri peccatori. Grande è l’orrore, terribile la reazione di fronte a questa malattia che devasta fino alla putrefazione della carne il volto e il corpo dei malati.