Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Archive - Apr 8, 2018

Il Teatro delle Note ai Concerti Aperitivo Domenica 8 un Matinée all’Opera alla Sala Gavazzeni

Bussi Tania

Il Teatro delle Note ai Concerti Aperitivo

Domenica 8 un Matinée all’Opera alla Sala Gavazzeni

In programma i più celebri brani d’opera 

Alert Cgia: al nuovo governo toccherà una manovra da 18,5 miliardi

Dalla clausola Iva al contratto degli statali: ecco i soldi che già mancano all'appello

MILANO -  Il nuovo governo dovrà predisporre entro la fine 2018 una manovra di bilancio da almeno 18,5 miliardi di euro per evitare l'aumento dell'Iva, per correggere i conti pubblici e per far fronte a uscite già impegnate.

Lo rileva la Cgia di Mestre, secondo la quale, in particolare, bisognerà recuperare 12,4 miliardi per sterilizzare l'aumento dell'Iva, che diversamente scatterà dal 1 gennaio 2019, altri 3,5 che l'Ue ci sta per chiedere, al fine di  perseguire il pareggio di bilancio come previsto dal cosiddetto "Six pack". Nel caso non si dovessero trovare 12,4 miliardi di euro, dal 1 gennaio 2019 l'aliquota Iva, attualmente al 10 per cento, salirebbe all'11,5 per cento; altresì, quella attuale del 22 per cento schizzerebbe addirittura al 24,2 per cento.

Il conteggio prevede poi 2,6 miliardi di spese indifferibili: entro la fine del 2018 bisognerà trovare infatti circa 2 miliardi di euro per il rinnovo del contratto di lavoro degli statali, ulteriori 500 milioni di spese "indifferibili" e altri 140 milioni per evitare l'aumento delle accise sui carburanti a partire dal 1 gennaio 2019.

La Cgia ricorda che l'aggravio dello 0,4% del nostro rapporto deficit Pil ascrivibile al salvataggio pubblico delle banche venete e del Monte dei Paschi di Siena, non ha alcun impatto sui conti pubblici degli anni a venire in quanto è una misura una tantum relativa al 2017. 07 Aprile 2018

Fonte Link: repubblica.it

L'autunno nero del '92 tra tasse e svalutazioni

Dino Pesole

Bancarotta, crisi finanziaria, insolvenza: scenari inquietanti per la Grecia a un passo dal baratro, come avvenne da noi nel 1992, se pur in un contesto europeo e globale non comparabile con l'attuale. Le similitudini sono molteplici, come ricorda Giuliano Amato, che in quell'estate-autunno di 18 anni fa guidava un governo nel pieno della tempesta di Tangentopoli. Anche l'Italia si trovò di fronte al dilemma se intervenire per riportare i conti pubblici entro un sentiero di sostenibilità, oppure scivolare lentamente nell'abisso. L'imperativo categorico era recuperare un minimo di credibilità sui mercati, alleggerire il peso degli interessi che cresceva a ritmo esponenziale facendo volare il deficit. Una spirale infernale, poiché l'alto debito costringeva il Tesoro a offrire rendimenti sui propri titoli che superavano il 12,5 per cento. In questa situazione di grande fragilità partì l'attacco alla lira.

Enzo Bianchi: La vera essenza del perdono

Enzo Bianchi
I cristiani che vogliono vivere quotidianamente e concretamente il Vangelo sanno che una delle
difficoltà più grandi che incontrano è la pratica del perdono. Gesù è stato molto chiaro al riguardo:
«Amate i vostri nemici, perdonate a chi vi ha fatto del male, pregate per i vostri persecutori» (Mc
11,25; Mt 5,44-45; Lc 6,27-28.35-37). Il perdono richiesto da Gesù settanta volte sette (Mt 18,22),
cioè sempre rinnovato nei confronti di chi fa il male, è l'apice della legge dell'amore del prossimo, e
dobbiamo essere grati agli ebrei i quali, fondandosi sulle Scritture dell'Antico Testamento,
giudicano questo perdono a volte impossibile per noi, impossibile come l'amore verso il nemico.
Oggi assistiamo addirittura a una mancanza di rispetto e di pudore, quando soprattutto i giornalisti
chiedono alle vittime se perdonano quanti hanno fatto loro del male. Come se il perdono
coincidesse con una dichiarazione verbale fatta pubblicamente e carpita come una confessione di
bontà o una risposta dura, in entrambi i casi a favore di telecamera...
Mi pare; però, che i cristiani non sempre comprendano cosa sia il vero perdono umano, conforme
alla richiesta di Gesù. Innanzitutto il perdono non può essere dimenticanza del male che ci è stato
fatto, perché il male va riconosciuto e giudicato come tale, quindi non va rimosso.
Ma il perdono non significa neanche scusare chi ha compiuto il male: la scusa è richiesta quando il
male è involontario; quando, invece, il male scaturisce da atti responsabili, da parole pronunciate da
parte di chi è pienamente padrone della propria lingua, allora le scuse non valgono.

07 aprile, San Giovanni Battista de La Salle: Sacerdote, Protettore di educatori e insegnanti

San Giovanni Battista De La Salle

S. Giovanni Battista, primo di dieci fratelli, nacque a Reirns il 30 aprile del 1651 e secondo il bell'uso cristiano fu battezzato nello stesso giorno. Il padre, signor Luigi de la Salile, era consigliere del re.

Giambattista non dimostrò nei primi anni nulla di straordinario : godeva dell'affettuosità della madre e cresceva nella bontà e nella pietà. Le sacre funzioni parlavano alla sua fantasia e gli suggerivano l'altarino in casa e l'imitazione infantile delle cerimonie sacre. A sette anni serviva in parrocchia, e a nove frequentava le scuole pubbliche: il tutto in modo diligente, ma ordinario. 

La predicazione sempre attuale di san Bernardino da Siena

Cristina Siccardi

Fra le molte, troppe cose che la Chiesa ha dimenticato c’è senza dubbio un’attività che le è propria per natura: la predicazione. Oggi la maggior parte dei parroci e delle alte gerarchie esternano verbalmente ciò che sentono soggettivamente, ma non prendono a modello il Predicatore per eccellenza, Gesù, seguendo così l’attività primigenia degli Apostoli, ligi al mandato di Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16, 15-16). La predicazione, pertanto, è basilare per chi opera per il Regno di Dio. Fra le guide che hanno eccelso nella predicazione vi è san Bernardino da Siena (Massa Marittima, 8 settembre 1380 – L’Aquila, 20 maggio 1444), del quale la memoria liturgica cade il 20 maggio. Fu canonizzato dopo soli sei anni dal dies natalis, il 24 maggio del 1450.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">