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La vita sta cambiando pelle

Ambiente e Ecologia

Ambiente Ecologia: raccolta di notizie, informazioni e opinioni nazionali e internazionali su ambiente, natura, ecologia, inquinamento. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

"Il tempo a disposizione dell'uomo sta per finire": 15 mila scienziati scrivono una disperata lettera all'umanità

A 25 anni dal primo appello c'è stato un solo miglioramento ambientale: la riduzione del buco dell'ozono

Non è bastato il primo appello lanciato 25 anni fa. I progressi fatti per limitare i danni provocati dall'uomo al pianeta con cambiamento climatico, deforestazione, mancanza di accesso all'acqua, sovrappopolazione e animali in estinzione, sono stati troppi pochi. Per questo l"Unione degli scienziati preoccupati ha deciso di lanciare sulla rivista Bioscienceun secondo allarme, accompagnato dall'hashtag #ScientistsWarningtoHumanity, perché si agisca prima che i danni diventino irreversibili.

Il primo avviso, lanciato nel 1992, fu sottoscritto da 1.700 firmatari, tra cui molti premi Nobel. Quello lanciato oggi, a un quarto di secolo di distanza, dai due ricercatori William Ripple, dell'Oregon State University, e Thomas Newsome, dell'università di Sydney, ha avuto un'eco maggiore, grazie anche alla campagna che è diventata virale sui social, finendo per raccogliere finora le adesioni di ben 15.000 ricercatori di 184 Paesi.

La Russia ora conferma la nube radioattiva

Centrale Nucleare

Valori anomali di rutenio-106 erano stati rilevati in Italia del nord e nel resto d'Europa tra settembre e ottobre. Anche se la concentrazione era bassissima e priva di rischi, era rimasto il dubbio sull'origine della contaminazione. Oggi Mosca ha ammesso la presenza dell'elemento "fino a mille volte oltre alla norma" vicino al confine con il Kazakhistan

di ELENA DUSI

MOSCA ora ammette (ma solo a metà). La nube di rutenio-106 che ha sorvolato l’Italia del Nord e l’Europa tra la fine di settembre e la prima settimana di ottobre è stata osservata anche in Russia. Il servizio meteo Roshydromet ha fatto sapere ieri che negli Urali meridionali, al confine con il Kazakhistan, sono stati rilevati nell'aria livelli dell'elemento radioattivo mille volte oltre la norma. “E’ un grado di contaminazione estremamente alto” era scritto nel comunicato. Ma Rosatom, l’agenzia responsabile del nucleare in Russia, emanazione diretta del governo, si è affrettata a fare marcia indietro, negando ogni possibile incidente entro i suoi confini. In Italia la presenza di rutenio-106 era stata minima: pochi microbecquerel per metro cubo.

Manifesto per il Po, conferenza per il Po: Triennale di Milano, Sala Agorà 21 novembre 2017 14.00 -19.00

Conferenza per il Po: coordinare le risorse per valorizzare il territorio
Urbanpromo, Triennale di Milano, Sala Agorà 21 novembre 2017 14.00 -19.00 

I sottoscrittori del Manifesto per il Po indicono una conferenza per illustrare contenuti e obiettivi del Manifesto con una breve cronistoria della sua formazione, sottoscrizione e diffusione, per richiamare aspetti salienti e criticità inerenti lo stato del territorio e le attuali strutture di governo del Po, per avanzare richieste e proposte per l’attività delle istituzioni e delle associazioni volte alla tutela e allo sviluppo del nostro maggior fiume. Informazioni sul “Manifesto” e sulla rete dei sottoscrittori sono disponibili sul sito web https://manifestoperilpo1.wordpress.com/

La Conferenza prevede la partecipazione delle quattro Regioni attraversate dal Po, dei Ministeri interessati, di enti locali, autorità che operano sul fiume e di quanti sono interessati alla sua tutela e al suo sviluppo. Scopo della Conferenza è raccogliere contributi per l’individuazione e il coordinamento delle risorse economiche e di quelle amministrative e per dare concreto avvio a un piano strategico per il Po.

PROGRAMMA

14.00 Registrazione dei partecipanti

14.15 Saluto introduttivo

Stefano Stanghellini, URBIT

 

14.30 Relazioni di apertura

Gioia Gibelli e Sergio Malcevschi, Manifesto per il Po

 

15.00 Tavola rotonda con la partecipazione di:

Cristiano Corazzari, Assessore al territorio cultura e sicurezza di Regione Veneto;

Paola Gazzolo, Assessore alla difesa del suolo e della costa, protezione civile e politiche ambientali e della montagna di Regione Emilia Romagna;

Giorgio Bonalume, Assessorato all’ambiente, energia e sviluppo sostenibile di Regione Lombardia;

Un manifesto per salvare il Po ferito da clima e burocrazia

GIUSEPPE SALVAGGIULO

Una ventina di associazioni chiedono che il fiume diventi questione nazionale Troppi enti sovrapposti, ma mancano regole comuni. Appello alle istituzioni

Ci ricordiamo del Po solo quando esonda o va in secca con l’acqua salata che risale dal mare per dodici chilometri. Affetto da malattie naturali e burocratiche, il grande fiume che taglia e accarezza il Nord è negletto. «Clinicamente morto, uscito sia dall’agenda politica che dall’immaginario collettivo», dice Paolo Pileri, urbanista del Politecnico di Milano. Il Po è trattato come un gigantesco serpente burocratico, non come una risorsa preziosa da proteggere, curare, valorizzare. Non come una questione politica nazionale. Per questo una ventina di associazioni ha promosso un «Manifesto per il Po», un grido di denuncia e di proposta senza precedenti che sarà discusso con le istituzioni martedì prossimo a Milano.  

«L’idea è nata durante un convegno - racconta Luca Imberti, presidente lombardo dell’Istituto nazionale di urbanistica -. Ci siamo detti: al Po non serve un altro ente, ma una cosa nuova, una visione strategica e una rete leggera ma forte che tenga insieme le realtà già esistenti». Il lavoro che ha coinvolto esperti e associazioni ha prodotto un dossier («lo stato di salute del Po presenta aspetti critici, destinati ad acutizzarsi in conseguenza dei cambiamenti climatici») e la richiesta di «una presa di coscienza che non può essere demandata alla sommatoria di interventi frammentari».  

Flash mob di Greenpeace contro lo smog: "Il diesel è la vera minaccia per i nostri polmoni"

Flash mob dei volontari di Greenpeace contro lo smog: "Il diesel è la vera minaccia per i nostri polmoni"
Volontari in azione in 23 città italiane, tra cui Pescara, per denunciare l’impatto ambientale e sanitario dei veicoli diesel sulle nostre strade: "Raggiunte soglie critiche che impongono azioni immediate"

I volontari di Greenpeace hanno organizzato ieri vari flash mob in 23 città italiane, tra cui Pescara, per denunciare l’impatto ambientale e sanitario dei veicoli diesel sulle nostre strade. Ai semafori delle vie più trafficate o congestionate i volontari hanno ironicamente fatto pubblicità a un nuovo prodotto, un detersivo di nome “Diesel”, testato sui nostri polmoni, che lava più grigio di ogni altro sapone. Hanno poi distribuito volantini e piccoli ritagli di stoffa, brandelli di tessuti stesi all’aperto per settimane e ingrigiti dallo smog, per evidenziare quanto l’aria che respiriamo nelle nostre città possa scurire anche i capi più bianchi.

Greenpeace sta in particolare puntando la sua attenzione su un inquinante specifico della mobilità a gasolio, il biossido di azoto, che secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente è responsabile nel nostro Paese di oltre 17 mila casi di morte prematura l’anno.

Fabrizio Pezzuto (PUC) sulla classifica di Parma per Legambiente

Parma risulta quarta nella classifica nazionale delle performance ambientali stilata da Legambiente [LINK], un risultato davvero buono di cui essere orgogliosi pur tenendo conto del fatto che le classifiche rappresentano sempre e necessariamente uno specchio deformato della realtà, sia quando ci dicono cose piacevoli che quando evidenziano criticità.

A questo proposito resto un poco sorpreso dal fatto che il Sindaco e la sua Giunta abbiano deciso di cavalcare il dato alla grande, attribuendosi senza se e senza ma i meriti di questo risultato.

Ci sta, è una scelta, però coerenza vorrebbe che allora si commentassero e ci si prendesse la responsabilità dei posizionamenti che ci vengono assegnati da tutte le classifiche, non solo quelle che ci piacciono. Ad esempio quella sulla qualità della vita stilata nel 2016 dal Sole 24 Ore e che ci posizionava al 22° posto, ben nove in meno rispetto al 2015.

Stesso discorso per l'indice di sportività sempre del Sole 24 Ore, che nel 2016 ci ha collocato al 16° posto dopo che nel 2011 eravamo saliti al 1°.

E come non citare una classifica particolarmente scomoda, quella sui reati stilata sulla base delle statistiche fornite dal Ministero dell'Interno. In questo caso il dato è recente e ci vede scalare l'indice delle città meno sicure passando dal 19° posto del 2016 al 15° del 2017.

Purtroppo non mi pare di ricordare lunghi commenti da parte del Sindaco o dei suoi assessori ed è un peccato perché per ognuno di questi posizionamenti ci sarebbero state ampie considerazioni da fare.

Ecosistema Urbano 2017, Parma è la quarta nella classifica delle città italiane. Prima in Emilia Romagna

Ecosistema Urbano 2017, la nostra città quarta nella classifica delle città italiane. Prima in Emilia Romagna. 

Il Sindaco Pizzarotti: “Parma ha fame di grandi risultati” 

Parma, 30 ottobre 2017 – Parma rimane in testa alla classifica delle città con un Ecosistema Urbano green risalendo ben due posizioni dallo scorso anno: ora è la quarta città italiana.

L’indagine, promossa da Legambiente e Ambiente Italia, analizza 16 parametri divisi nelle macroaree aria, acqua, rifiuti, energie rinnovabili, mobilità e ambiente urbano. Parma risulta pertanto essere competitiva e virtuosa nelle politiche innovative, nel recupero e nella gestione delle acque, nella gestione dei rifiuti, nell’efficienza della gestione del trasporto pubblico e in quella che viene definita la mobilità nuova, legata all’alto tasso di spostamenti in bicicletta.  

Il commento del sindaco Pizzarotti: “Essere diventati la quarta città italiana è la dimostrazione che il lavoro e l’impegno portano sempre a buoni frutti. Abbiamo un obiettivo chiaro, diretto e senza tanti giri di parole: fare di Parma una realtà che se la gioca alla pari con le più importanti città nord europee. Mobilità innovativa, qualità ambientale, città verde e visione internazionale. La quarta posizione in classifica ci dice che stiamo andando nella giusta direzione. Parma oggi ha fame di grandi risultati, nel turismo, nella cultura, nello sviluppo sostenibile, nella rigenerazione urbana e soprattutto nella mobilità urbana, quest’ultimo tema molto attuale: da domani ci aspettano grandi sfide, e noi le affronteremo con la giusta convinzione”. 

Monsanto dà il 'bacio della morte' all'Europa, proteste contro il produttore mondiale di Glifosato

L'Europarlamento boccia il glifosato: "Via in 5 anni", con un bando dall'agricoltura che avverrà soltanto a partire dal 2022. Decisione che delude le aspettative delle associazioni italiane che speravano in uno stop immediato. Intanto, un nuovo studio californiano ha fatto emergere dati inquietanti: la concentrazione di glifosato nel sangue, dei pazienti sottoposti al test, è aumentata di 13 volte dal '93 al 2016 -

"L'idea di rinnovare la licenza dell'erbicida glifosato è un trucco, che non modifica nulla", avverte Greenpeace Europa che attacca la proposta della Commissione Europea - approvata dal Parlamento europeo - sull'eliminazione in 5 anni del glifosato e del progressivo bando della sostanza entro la fine del 2022. Per la coalizione #stopglifosato, che raccoglie 45 associazioni italiane che si sono schierate contro l'utilizzo dell'erbicida, si tratta di una truffa. 

L'alluvione di Parma, tre anni dopo: convegno all'Astra e cassa di espansione aperta

Il 13 e 14 ottobre l'Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPo), col patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma e Autorità di bacino distrettuale del fiume Po, organizza a Parma una “due giorni” di eventi dedicati alla “Sicurezza dalle piene nel nodo idraulico Parma – Colorno”, nel terzo anniversario dell’esondazione del Baganza. L’attenzione verterà in particolare sul progetto di cassa di espansione del torrente Baganza e sugli interventi realizzati e programmati lungo il corso d’acqua.

Il primo evento in programma è un convegno, aperto a tutti, venerdì 13 ottobre dalle 10 alle 13 al Cinema Astra. Interverranno l'assessore regionale alla difesa del suolo e protezione civile Paola Gazzolo , il Sindaco di Parma Federico Pizzarotti, il Segretario generale dell'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po Meuccio Berselli, il Direttore di AIPo Bruno Mioni, il Dirigente dell'Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e protezione civile Francesco Capuano.
Nel pomeriggio di venerdì 13 ottobre (ore 15-18,30) e nella mattina di sabato 14 ottobre (ore 9,30-13), presso il Centro giovani Montanara di via Pelicelli, è previsto un "Open Day" in cui i cittadini potranno informarsi direttamente sul progetto di cassa di espansione del Baganza e su altri interventi idraulici. Oltre a materiali da visionare, saranno presenti tecnici a disposizione dei visitatori. 

Inquinamento dellʼaria, lʼItalia è il Paese con più morti in Europa

Secondo uno studio, ciò che respiriamo causa 91mila decessi allʼanno. La situazione più grave nella Pianura Padana

L'Italia è il primo grande Paese europeo per numero di morti legati all'inquinamento dell'aria. Questo è quanto emerge da uno studio presentato al Senato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, presieduta dall'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi.

Fonte Link http://www.tgcom24.mediaset.it/green/inquinamento-dell-aria-l-italia-e-il-paese-con-piu-morti-in-europa_3097844-201702a.shtml

Norvegia, il paradiso delle auto elettriche. Ora non bastano le colonnine di ricarica

ricarica auto elettriche

Il paradosso europeo: il più grande produttore di petrolio del Vecchio Continente è anche il numero uno tra i veicoli a zero emissioni. Un'auto immatricolata su tre è elettrica. Un'esplosione così rapida che gli strumenti di ricarica non riescono a stare al passo

di ANDREA TARQUINI

MILANO - Sapete qual è nel mondo il paradiso delle auto elettriche? Incredibile a dirsi, un PetroStato, anzi l´unico PetroStato europeo: la Norvegia, il felice regno giudicato dalle Nazioni Unite paese al mondo con la massima qualità della vita. In Norvegia ormai un´auto immatricolata nuova su tre è elettrica, e in un paese di poco piú di 5,2 milioni di abitanti, per prospero che sia, il numero di immatricolazioni di auto elettriche o ibride spesso plug-in cresce del 100 per cento. Fin qui tutto bene: l´obiettivo bipartisan, condiviso dal centrodestra al governo e dalle opposizioni di sinistra, è di arrivare all´ormai vicino 2025 con il permesso di immatricolare solo auto elettriche. Strategia condivisa dalla vicina Svezia, potenza egemone-soft del grande Nord.

Cassa espansione sul Baganza, Barbara Lori: "Fortissimo impatto ambientale, va rivista"

La consiglera regionale del Pd Barbara Lori, ex sindaco di Felino, invita la Regione a rivalutare l'opera di sicurezza idraulica prevista a Felino

Punto a favore delle associazioni ambientaliste nel percorso verso la cassa di espansione sul torrente Baganza. La consigliera regionale del Pd Barbara Lori ha infatti presentato una interrogazione alla Regione perché nella realizzazione si tenga conto "dell'impatto ambientale e paesaggistico" dell'opera.

Il progetto, presentato nei mesi scorsi dall'assessora regionale Paola Gazzolo, punta alla sicurezza idraulica dei territori di Parma e Colorno. Il progetto definitivo è ultimato: l’opera si estenderà su un’area di circa 860 mila metri quadrati, per buona parte ex area di cava; potrà contenere fino a 4,7 milioni di metri cubi di acqua e richiederà un investimento di 55 milioni di euro. La procedura di valutazione di impatto ambientale è già partita: il 6 marzo si è riunita per la prima volta la Conferenza dei Servizi, che dovrà concludere i lavori entro l’autunno per consentire la progettazione esecutiva.

Inquinamento da Pfas in Veneto, Greenpeace pubblica un grafico interattivo con la situazione in oltre 90 comuni. Livelli di inquinamento che negli Usa e in Svezia non sarebbero consentiti

Beniamino Bonardi

Dall’analisi dei dati ufficiali ottenuti da alcune ULSS della Regione Veneto, Greenpeace ha rilevato che oltre 130 mila cittadini veneti sono stati esposti ad acqua potabile contaminata da Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) Si tratta di acqua che negli Stati Uniti non sarebbe considerata sicura. Il numero sale a circa 200 mila abitanti se i valori vengono confrontati con i livelli di sicurezza svedesi. Secondo l’associazione ambientalista acqua che supera le soglie stabilite da questi paesi sarebbe arrivata nelle case di tanti veneti almeno una volta nel corso del 2016.

Dopo aver presentato nei mesi scorsi un’istanza pubblica di accesso agli atti alla Regione Veneto, Greenpeace ha pubblicato un grafico interattivo, con una sintesi dei dati ufficiali del 2016 ottenuti da cinque ULSS e relativi a oltre 90 comuni veneti. Per ogni località viene riportata la concentrazione minima, media e massima di Pfas oltre a un confronto con i livelli consentiti in Svezia e Stati Uniti. Proprio negli Stati Uniti una concentrazione superiore a 70 nanogrammi per litro del Pfoa (acido Perfluoroottanoico) e del Pfos (Perfluorottansulfonato), non è considerata sicura per la salute umana e nei casi in cui si superi questo valore viene sospesa l’erogazione.

Allarme Pfas in Veneto: cos'è, cosa fa e in quali prodotti si trova

La sostanza presente nell'area tra Padova, Verona e Vicenza viene adoperata per impermeabilizzanti, tappeti, divani, sedili delle auto e rivestimenti antiaderenti delle pentole.

Le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) sono composti chimici che rendono le superfici trattate impermeabili all'acqua, allo sporco e all'olio. Vengono adoperate per numerosi prodotti come per esempio impermeabilizzanti per tessuti, pelli e carta oleata oppure tappeti, divani, sedili delle auto e contenitori per alimenti. Ma l'utilizzo più noto è probabilmente quello che se ne fa come rivestimento antiaderente delle pentole e dei tessuti impermeabilizzanti e tecnici.

RICONOSCIUTI COME CANCEROGENI. Legambiente in un rapporto spiega come «a livello medico i Pfas siano riconosciuti come cancerogeni e responsabili di una serie di altre gravi patologie». In Veneto, viene osservato, la contaminazione delle acque superficiali e le acque di falda da Pfas ha come «principale fonte» lo scarico industriale. «La scoperta dell'inquinamento in corso», osserva Gigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, «è avvenuta a seguito di uno studio del Cnr: i ricercatori nel 2013 evidenziavano come le elevate concentrazioni di Pfas destassero preoccupazione dal punto di vista ambientale e un possibile rischio sanitario per le popolazioni che bevevano quest'acqua».

Clima: troppa CO2 nell’aria, le verdure diventano meno nutrienti

Chi sostiene che i cambiamenti climatici non influiscano su ciò che ci circonda si sbaglia di grosso. Una recente ricerca infatti ha scoperto che la maggiore concentrazione di CO2, anidride carbonica, nell’aria modifica persino le caratteristiche alimentari delle piante che mangiamo trasformandole in cibo spazzatura.

Secondo la ricerca del biologo e matematico Irakli Loladze la CO2 favorisce la fotosintesi clorofilliana, è vero, ma allo stesso tempo l’eccesso di anidride carbonicarischia di minacciare la disponibilità di legumi e cereali nei prossimi anni. Lo scienziato ha scoperto, nel corso di diversi esperimenti, che alcune alghe, proprio per l’eccesso di CO2, aumentavano in quantità, ma erano sempre meno nutrienti.

=> Scopri l’impatto dei cambiamenti climatici sulle città secondo Legambiente

 

La stessa cosa sembra stia succedendo anche su frutta e verdura il cui apporto di sali minerali, vitamine e proteine negli ultimi anni è diminuito sensibilmente proprio perchè i vari gas serra peggiorano la qualità dei prodotti. Il grano ha una capacità nutritiva inferiore del 9,3% per lo zinco e del 5,1% per quanto riguarda il ferro.

=> Leggi il rapporto tra pesca e cambiamento climatico

 

CAMBIAMENTI CLIMATICI E CONSUMO DI CARNE

Franco Libero Manco

Non ci vuole un genio per capire che il nostro limitato pianeta non può metabolizzare la progressiva antropizzazione dell’uomo, l’inquinamento che produce e la crescita esponenziale della popolazione. Le metropoli invadono la natura e la conseguente cementificazione riduce a vista d’occhio gli spazi verdi vitali. Le porzioni della “torta” da dividere si fanno sempre più esigue e solo i furbi e i “predatori” riescono a farla franca. Ma per quanto?

La terra è ammalata e a farla ammalare è la specie umana che come un cancro distrugge l’ambiente in cui vive. E così avveleniamo la terra  con la chimica, inquiniamo l’ambiente, sventriamo le montagne, deprediamo i mari, e come se non bastasse bruciamo i boschi. Le prospettive sono allarmanti e quello che si sta verificando è solo l’inizio di un’era contro cui l’umanità si troverà a combattere per sopravvivere. Se non ci sarà  una forte volontà politica a livello globale di invertire la rotta, ed una presa di coscienza individuale, occorre prepararsi al peggio, rassegnarsi a siccità sempre più roventi, a sbalzi climatici e a conseguenti frequenti  inondazioni. Ma la vera rivoluzione può venire solo dalla massa attraverso la responsabilità individuale che deriva dalle scelte quotidiane.

Il lato nero del cioccolato. "Così stanno morendo le foreste dell'Africa"

La denuncia dell'ong Mighty Earth: 80% delle foreste scomparse in Costa d'Avorio. E molto del cacao che mangiamo è "illegale"

di GIACOMO TALIGNANI

MENTRE noi ci gustiamo la nostra barretta di cioccolato migliaia di ettari di foreste africane sono già scomparsi uccidendo animali ed interi ecosistemi. Alberi appartenenti a parchi nazionali e zone che dovevano essere protette sono diventate vittime della deforestazione per lasciar spazio all'industria del cacao.

La denuncia, multipla, che punta il dito contro la complicità del governo ivoriano e le disattenzioni delle principali aziende produttrici di cacao internazionali, arriva da un dettagliato report dell'organizzazione non governativa Mighty Earth (.pdf). Per l'ong l'80% delle foreste della Costa d'Avorio, principale esportatrice di fave di cacao dato che è da lì che arriva il 40% del cioccolato al mondo, sono scomparse negli ultimi 50 anni. Non basta: il cioccolato che giunge sulle nostre tavole è spesso "illegale", dato che parte delle fave proviene da aree che dovevano essere protette ma, grazie a un sistema di corruzione e favoritismi, viene mischiato alle partite legali di fave. 

Nel report vengono citate decine di aziende, dalla Mars alla Nestlè, la Lindt, Olam, Cargill, Barry Callebaut o l'italiana Ferrero che, come ha specificato il Guardian, testata che ha diffuso i dati in anteprima, non negano il problema spiegando di esserne a conoscenza e si dicono impegnate a fare di tutto per mettere fine alla deforestazione delle riserve.

Cambiamenti climatici e impatto sulle città nel dossier di Legambiente

cambiamenti climatici stanno mettendo alla prova duramente le nostre città. Su questo tema Legambiente ha presentato un interessante dossier dal titolo “Le città alla sfida del clima”. L’obiettivo è quello di analizzare e classificare le informazioni sui danni che nel nostro Paese provocano i fenomeni meteo violenti.

Dalle alluvioni alle piogge torrentizie, dalle ondate di calore ai periodi di siccitàestrema: spesso le nostre città e i nostri territori non sono preparati ad affrontare sfide di questo genere imposte dai cambiamenti climatici. Molti sono indietro nelle politiche di adattamento ai mutamenti del clima. Per questo motivo i cittadini ne pagano le conseguenze sia per quanto riguarda la loro salute che nei casi più gravi la loro stessa incolumità.

=> Cambiamenti climatici colpa dell’uomo secondo rapporto USA, leggi perché

Dal dossier presentato da Legambiente risulta che dal 2010 al 2017 su 126 comuni italiani si sono registrati impatti significativi con 242 manifestazioni meteo dannose, che hanno colpito il territorio e la salute di chi abitava in queste città.

Clima: isole del Pacifico stanno sparendo per l’innalzamento del mare

Cinque isole facenti parte dall’arcipelago delle isole Soloman sono scomparse nell’Oceano Pacifico. Queste cinque isole sono state completamente sommersedall’acqua per colpa di un aumento dei livelli del mare. Alcune di queste non erano abitate, ma altre invece sì e ben due villaggi sono stati distrutti. Questa tendenza del livello del mare ad aumentare non è finita, anzi, sembra che stia aumentando facendo così preoccupare gli scienziati.

=> Isola polinesiana in vendita, leggi i dettagli

Un nuovo studio ha scoperto che altre isole in Micronesia sono state sommerse dal mare. A condurre l’indagine è stato Patrick Nunn, professore di Geografia e Direttore Associato dell’Università della Costa del Sole nel Centro di Ricerca per la Sostenibilità dell’Australia. Parlando con la gente del posto e osservando le immagini satellitari, il professor Nunn e il suo team hanno così scoperto che diverse grandi isole erano completamente scomparse. Tra queste anche la famosa isola Nahlapenlohd.

=> Scopri Patch Garbage South Pacific, nuova isola di rifiuti nell’oceano

Tutta la plastica che beviamo

Numerose ricerche mostrano la presenza di fibre di plastica negli oceani, nelle acque dolci, nel suolo e nell’aria. Questo studio è il primo a provare l’esistenza di una contaminazione da plastica nell’acqua corrente di tutto il mondo

Dai rubinetti di casa di tutto il mondo, da New York a Nuova Delhi, sgorgano fibre di plastica microscopiche, secondo una ricerca originale di Orb Media, un sito di informazione non profit di Washington.

Lavorando insieme ai ricercatori dell’Università statale di New York e dell’Università del Minnesota, la Orb Media ha testato 159 campioni di acqua potabile di città grandi e piccole nei cinque continenti. L’ottantatré per cento di questi campioni, compresa l’acqua che esce dai rubinetti del Congresso degli Stati Uniti e della sede dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente, a Washington, e quella del ristorante Trump Grill nella Trump Tower, a New York, conteneva microscopiche fibre di plastica. E se ci sono nell’acqua di rubinetto probabilmente ci sono anche nei cibi preparati con l’acqua1, come pane, pasta, zuppe e latte artificiale, dicono i ricercatori.

«È una notizia che dovrebbe scuoterci», ha scritto Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace 2006. «Sapevamo che questa plastica tornava da noi attraverso la catena alimentare. Ora scopriamo che torna da noi attraverso l’acqua potabile. Abbiamo una via d’uscita?». Yunus, il fondatore della banca di microcredito Grameen Bank, progetta di lanciare un’iniziativa contro lo spreco di plastica nei prossimi mesi.

Verso un sistema agroalimentare sostenibile: appuntamento degli economisti agrari all'università di Parma

Verso un sistema agroalimentare sostenibile, questo il titolo e la sfida del XV congresso triennale dell’associazione europea degli economisti agrari (www.eaae2017.it ).

L’importante appuntamento triennale si svolge per la prima volta a Parma da domani (martedì 29 agosto) a venerdì 1 settembre grazie alla candidatura presentata, a suo tempo, da Filippo Arfini, professore ordinario di Economia dei Network Agroalimentari del dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell'ateneo di Parma.

Durante la quattro giorni – che ha come sponsor principali Crédit Agricole Cariparma e L’Isola d’Oro, Conserve Ittiche - i rappresentanti del mondo agricolo, dell’industria agroalimentare, studiosi ed esperti (circa un migliaio) provenienti da ogni parte del mondo, parteciperanno a incontri e tavoli di lavoro per riflettere sulla sostenibilità del sistema agroalimentare di fronte ai nuovi scenari di mercato e alle istanze dei consumatori.

La sessione di apertura del congresso – in programma alle 17 di martedì 29 agosto all’auditorium polifunzionale del Campus, in via delle Scienze - sarà anticipata, alle 15,30, da una tavola rotonda sul tema L’industria agroalimentare italiana, affrontare le sfide economiche, politiche, sociali e ambientali di dimensione mondiale.

Per l’occasione interverranno Luca Virginio, responsabile della comunicazione e relazioni estere del gruppo Barilla; Giovanni Pomella, direttore generale di Parmalat; Giuseppe Colotto, amministratore delegato di Grandi Salumifici Italiani; Roberta Corrà, direttore generale del Gruppo Italiano Vini; Francesco Mutti, amministratore delegato di Mutti. Modererà l’incontro Domenico Dentoni (Wageningen University & Research).

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