Italia, la rivincita delle foreste: si moltiplicano nelle terre abbandonate

Spread the love

Il “Rapporto sullo stato delle foreste in Italia” presentato in occasione della Giornata Internazionale dedicata ai polmoni verdi del mondo. E’ il primo monitoraggio di scienziati, tecnici e amministratori guidato dal Ministero per le politiche agricole in cui si fa il punto sullo stato dei nostri boschi

di GIACOMO TALIGNANI

SILENTI, anno dopo anno, gli alberi mettono radici e si riappropriano degli spazi di cui li abbiamo privati. Quella che sta accadendo in Italia è una sorta di rivincita della natura. Le foreste crescono, sono sempre di più: “Non per politiche azzeccate ma semplicemente perché gli alberi invadono zone abbandonate, terreni una volta coltivati e oggi dimenticati a causa dello spopolamento e la corsa verso le città. Da noi c’è un magnifico patrimonio forestale, solo che dobbiamo imparare a gestirlo e preservarlo” spiega Giorgio Vacchiano, ricercatore torinese di Scienze Forestali all’Università Statale di Milano indicato dalla prestigiosa rivista Nature tra gli undici migliori scienziati emergenti al mondo.

Anche lui ha partecipato al primo “Rapporto sullo stato delle foreste in Italia” che sarà presentato oggi in occasione della Giornata Internazionale delle foreste. E’ il primo monitoraggio, frutto di una iterazione fra scienziati, tecnici e amministratori e guidato dal Ministero per le politiche agricole, in cui si fa il punto sullo stato dei nostri boschi. “Per la prima volta dal Medioevo – spiega Vacchiano – le foreste hanno superato in superficie le aree agricole. Contiamo 10,9 milioni di ettari che occupano quasi il 40% della superficie nazionale. E la cosa straordinaria è che crescono molto velocemente”.
Dal 1936 ai nostri tempi si sono espanse per un confortante +72,6%. Ci sono immagini in bianco e nero che mostrano, ad esempio nel bellunese, paesini come Cencenighe Agordino: nel 1900 nelle colline e le montagne che si scorgono sopra il campanile c’erano per lo più campi coltivati e qualche sparuto albero, oggi invece è tutta foresta. Lo stesso accade in Trentino, Emilia Romagna, Piemonte. “Dalla Seconda guerra mondiale in poi è cambiato l’uso del suolo e aumentato l’abbandono di campagne e città. Gli alberi hanno iniziato così ad espandersi e moltiplicarsi, ma ora manca una pianificazione per gestirli. Soltanto il 9% delle foreste italiane è certificato, è una piccola parte e non basta per avere una visione più ampia di come potremmo gestire la risorsa foresta”

Gli alberi sono fondamentali per gli ecosistemi e da soli assorbono fra il 25 e il 30% delle emissioni di CO2 prodotte dall’uomo: combattere il cambiamento climatico significa  conservarli. “Anche io ero in manifestazione al #FridaysForFuture per ribadire l’impegno necessario nel ridurre l’emissioni. Io per lavoro osservo cambiamenti veloci nei boschi: gli alberi sono organismi che si sanno adattare, ma quando temperature e incendi aumentano non sempre ci riescono. Dopo un incendio la prima volta ricrescono ma se per siccità e calore si verifica ancora un rogo nello stesso luogo spesso non sono più in grado di recuperare. Sia noi che loro dobbiamo adattarci ai cambiamenti”.

Adattarsi, per Vacchiano, significa anche saper sfruttare meglio le risorse. L’Italia, certifica il report, è un importatore netto di legname: compra legno dall’estero sfruttando i bassi costi di lavoro di altri Paesi. Importiamo più di 20milioni di tonnellate di legno anche da paesi extra europei, creando danni alla nostra economia: dall’inizio della crisi del 2008 le imprese del legno ad oggi sono calate di oltre il 25%. “Eppure abbiamo legno di ottima qualità, ma continuiamo a delocalizzare l’approvvigionamento. Prendendolo magari dall’est Europa, penso alla Romania, dove le ultime foreste verdi vengono distrutte e consumate”.
Per cercare alternative ai combustibili fossili e all’uso della plastica “dobbiamo cogliere opportunità di bio-economia anche  legate al nostro legno – continua Vacchiano -. Ci sono modi per tagliare alcuni alberi nelle nostre foreste in modo che queste continuino a vivere. Accade già in molti paesi, come quello da dove viene Greta Thunberg. Lì sono avvantaggiati: tante foreste e pochi abitanti. Qui il rapporto è diverso, ma con il supporto della scienza e non in modo indiscriminato, si può fare un importante piano razionale e sostenibile sull’uso del legname”. Un piano sostenibile in grado di capire come conservare, curare e prelevare materiale legnoso, magari con una visione a lungo periodo, è anche ciò che viene indicato negli aspetti da sviluppare riportati dal nuovo report. 
Intanto, per la giornata internazionale delle foreste, in diverse zone di Italia si terranno eventi per riavvicinare i cittadini ai boschi: dalle poesie lette fra gli alberi in Abruzzo ad iniziative didattiche dei singoli comuni. Wwf ricorda che “preservare gli alberi” significa combattere il global warming e conservare così l’habitat del 75% della biodiversità terrestre. Il Pefc, organo che certifica le foreste italiane, volge invece lo sguardo a quelle foreste perdute, come gli oltre 42mila ettari colpiti dalla tempesta di Vaia lo scorso autunno. “Dobbiamo sostenere le comunità forestali, le aziende e le aree interne del Nord-est duramente colpito. Abbiamo lanciato un progetto di Filiera Solidale con un logo per il legname che proviene dalla foresta abbattuta dal vento: chiediamo alle imprese di utilizzare quel legno, sostituendo in parte le importazioni, per aiutare così il ripristino delle foreste distrutte” spiega Maria Cristina d’Orlando, presidente del Pefc Italia. 21 marzo 2019

Fonte Link: repubblica.it

Lascia una recensione

Please Login to comment
  Subscribe  
Notificami