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La vita sta cambiando pelle

Armi Guerre Terrorismo

Armi guerre Terrorismo: informazioni e opinioni su conflitti armati, spese militari, atti di terrorismo. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

La Siria. Forse non tutti sanno che ...

Siria

La famiglia Assad appartiene agli alawiti. La parte più tollerante dell'Islam.

Le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini nella sanità e nell' istruzione.

Nei Paesi dell’area mediorientale, la Siria è annoverata fra i più progressisti in termini di diritti di genere.

In Siria le donne non sono obbligate a indossare il burqa. La Sharia (la legge islamica) è incostituzionale.

La Siria è l'unico paese arabo con una costituzione laica e non tollera movimenti estremisti islamici.

Circa il 10% della popolazione siriana appartiene ad una delle molte denominazioni cristiane presenti sia nella vita politica che sociale. Questa tolleranza religiosa è unica nella zona.

In altri paesi arabi la popolazione cristiana è inferiore all'1% a causa dell'ostilità sostenuta.

Difesa, Cresce la spesa militare italiana: nuove armi e costi per il nucleare


Rapporto MIL€X 2018: 25 miliardi, 1,4% del Pil, più 4% rispetto al 2017. Colpa dei programmi di riarmo: nuova portaerei , F35 da 150 milioni, 766 autoblindo. «Ecco la prova che Ghedi ospita atomiche»

Luca Liverani

L'Italia è l'11° paese nel mondo per spese militari, prima di paesi militaristi come Turchia (16°), Israele (17°), Iran (24°). Per le Forze armate spende l'1,4% del Pil, cioé più di paesi Nato come Germania, Spagna, Olanda (tutti all'1,2%) Canada (1%) e Belgio (0,9%). In termini assoluti si tratta di 25 miliardi di euro l'anno, qualcosa come 68 milioni al giorno. E la spesa per il comparto militare italiano con i governi Renzi e Gentiloni è cresciuta del 9%. Sono i dati che emergono dall'analisi del secondo Rapporto MIL€X 2018, presentato alla Camera da Francesco Vignarca (Rete Disarmo), Lisa Clark (Beati i costruttori di pace), Daniele Santi (Senzatomica), alla presenza di Daniel Högsta, coordinatore della campagna Ican per abolire le armi nucleari, premiata col Nobel per la pace 2017. Il rapporto pubblica anche un'immmagine scattata nella base dell'aeronautica militare italiana di Ghedi (Bs), che mostra un missile a testata nucleare B-61 davanti a un Tornado italiano. La prova fotografica della presenza di armi atomiche sul territorio italiano, a Ghedi come nella base Usa di Aviano, mai confermata ufficialmente.

Missioni militari 2018 meno uomini schierati ma sui fronti più caldi

L’Italia si troverà in prima linea nelle coalizioni Nato, Onu e Ue Dal Niger ad Afghanistan e Libano: rischio jihadisti e nodo migranti

gianluca di feo,

ROMA Si prepara un anno difficile per i militari in missione all’estero. Tra la nuova spedizione in Niger e il mantenimento delle operazioni in Libano, Afghanistan e Libia, ci ritroveremo in prima linea nelle zone più calde del pianeta sotto tre diverse coalizioni — Nato, Onu ed Ue — spesso, come accade nel Mediterraneo, sovrapposte tra loro. Oggi il Consiglio dei ministri discuterà il piano elaborato dai vertici della Difesa che prevede la riduzione delle truppe in alcune aree, come il dimezzamento del contingente in Iraq dopo la sconfitta dell’Isis e il prossimo ritiro dei missili anti-aerei dislocati in Turchia per conto dell’Alleanza Atlantica. Alla fine del 2018, quindi, ci saranno meno soldati in azione ma le nostre forze armate si troveranno impegnate in situazioni ancora più rischiose.

Scontro totale in Spagna

Il tribunale Costituzionale spagnolo sospende la seduta del Parlamento catalano di lunedì. La partita tra Madrid e Barcellona nel caos. Il Banco Sabadell decide oggi il trasferimento della sede a Alicante o Madrid

Che succede in Spagna? Si sta per aprire un altro fine settimana ad alta tensione. Il Tribunale Costituzionale spagnolo ha sospeso la seduta del Parlamento catalano di lunedì, quella che avrebbe dovuto dichiarare l'indipendenza. Siamo allo scontro totale, la tensione è altissima e l'esito finale di questa partita politica mortale è incerto. Come sono messi i pezzi sulla scacchiera? Il titolare di List vede questo schema di gioco: 

Appello all'Onu: "Fermate i soldati-robot, sono un pericolo per l'umanità"

Elon Musk (Tesla) e altri 116 fondatori di aziende di robotica e intelligenza artificiale chiedono di bloccare la corsa agli armamenti autonomi. Si rischiano conflitti destabilizzati da queste tecnologie

di GIULIANO ALUFFI

"Fermate i soldati-robot" è l'appello che 116 fondatori di aziende di robotica e intelligenza artificiale - tra cui Elon Musk, da sempre sensibile a questo tema e Mustafa Suleyman, fondatore di DeepMind (Google) - lanciano all'Onu da Melbourne, dove sono riuniti nella International Joint Conference on Artificial Intelligence (IJCAI). La lettera è l'accorata reazione dell'industria dell'intelligenza artificiale alla notizia che il primo meeting del gruppo di esperti governativi (Gge) sui sistemi di armi letali autonome, che avrebbe dovuto aver luogo ieri, è stato rimandato a data da desinarsi. "Invitiamo i partecipanti ai lavori del GGE a sforzarsi di trovare modi per prevenire una corsa agli armamenti autonomi, per proteggere i civili dagli abusi e per evitare gli effetti destabilizzanti di queste tecnologie" recita la lettera aperta. "Le armi letali autonome minacciano di essere la terza rivoluzione in campo militare. Una volta sviluppate, permetteranno ai conflitti armati di essere combattuti su una scala più grande che mai, e su scale temporali più veloci di quanto gli umani possano comprendere: sono armi che despoti e terroristi potrebbero rivolgere contro popoli innocenti, oltre che armi che gli hacker potrebbero riprogrammare per comportarsi in modi indesiderabili. Non abbiamo molto tempo per agire: una volta aperto il vaso di Pandora, sarà difficile richiuderlo".

Terrorismo, il fenomeno è globale. Armi e strategie devono essere trasnazionali

Loretta Napoleoni

Per capire davvero la minaccia che il terrorismo jihadistarappresenta a casa nostra bisogna avere una visione di grand’angolo. Gli eventi di Barcellona, anche se non collegati direttamente a quelli di Ouagadougou in Burkina Faso, fanno parte di una strategia del terrore nuova perché globalizzata. E’ paradossale che nessuno ci abbia pensato prima, in fondo quello che stiamo vivendo è un film dell’orrore iniziato l’11 settembre del 2001 quando al Qaeda ha lanciato il più spettacolare attacco terrorista transnazionale. Che è stato anche l’ultimo.

Da allora l’elemento globalizzante del terrorismo – finanziamenti da un paese, organizzazione dell’attacco in un altro ed azione in un terzo –  è diventato ideologico. Il denaro non si muove più da un paese all’altro, non ci sono più i grossi sponsor, né esiste una regia centralizzata, una sorta di grande vecchio del terrore jihadista che muove soldi ed attentatori su una scacchiera mondiale. Esiste però un ombrello ideologico con venature nazionaliste, anti-imperialiste, un ombrello dove la lotta armata contro “gli infedeli” – termine volutamente generico – è lo strumento per riscattare secoli di alienazione.

Usa, “super soldati con la stimolazione elettrica del cervello”

Anche se il meccanismo dell’effetto non è ancora interamente noto sembra che gli stimoli, impartiti da una specie di cuffia i cui impulsi raggiungono la corteccia motoria, riescano a portare il cervello in uno stato di 'iper-plasticità' che rende più facile l’apprendimento

Super soldati come se ne vedono negli action movie statunitensi. Ed è dagli Usa che arriva la notizia che l’esercito a stelle strisce sta sperimentando una particolare stimolazione elettrica del cervello per migliorare le prestazioni dei militari, in particolare su alcuni reparti d’élite. Una tecnologia, già usata da diversi atleti olimpici, che dovrebbe nelle intenzioni migliorare le prestazioni che implicano gesti ripetitivi, come il prendere la mira. La stimolazione, spiega il sito military.com che ha pubblicato la notizia due settimane fa, fa parte di un pacchetto di strategie allo studio che coinvolge anche l’uso di alcuni farmaci, ma finora si è rivelata quella più promettente. Anche se il meccanismo dell’effetto non è ancora interamente noto sembra che gli stimoli, impartiti da una specie di cuffia i cui impulsi raggiungono la corteccia motoria, riescano a portare il cervello in uno stato di ‘iper-plasticità’ che rende più facile l’apprendimento.

“Dall’inizio dell’anno – spiega Jason Salata, un portavoce dell’esercito – le unità speciali della Marina hanno iniziato un programma di miglioramento cognitivo su un piccolo gruppo di volontari per valutare la possibilità di migliorare le performance con la neurostimolazione. Gli elementi che stanno testando questa tecnologia includono personale del Naval SPecial Warfare Develoment Group, meglio conosciuto come il Seal Team Six. I risultati preliminari sono incoraggianti, e ci spingono ad andare avanti nella ricerca”.

Trump lancia la corsa al riarmo: "Arsenale nucleare Usa va ampliato"

Il presidente contesta la decisione di Mosca sui missili Cruise: "Ne parlerò a Putin". E minaccia: "Stati Uniti non cederanno la supremazia sugli armamenti"

di ALBERTO FLORES D'ARCAIS

NEW YORK - Aumentare l'arsenale nucleare per fare degli Stati Uniti il "top of the pack", la più potente di tutte le nazioni che hanno l'atomica. In una intervista nello Studio Ovale data ieri alla Reuters, Donald Trump è tornato a parlare - questa volta con il timbro della Casa Bianca - della corsa al riarmo nucleare sostenendo che gli Usa sono adesso indietro rispetto alle proprie capacità ed attaccando la Russia per il missile 'cruise' recentemente dispiegato dal Cremlino in violazione del trattato sul controllo delle armi ("ne parlerò con Putin al primo incontro").

Si è detto "molto arrabbiato" per i test missilistici della Corea del Nord e ha sottolineato come una delle diverse opzioni disponibili per fronteggiare la minaccia di Pyongyang sia quella di accelerare la realizzazione di un sistema di difesa missilistico per gli alleati Usa nella regione quali Giappone e Corea del Sud. Il presidente americano si rivolge quindi anche alla Cina spiegando che "se volesse" potrebbe risolvere le sfide sul fronte della sicurezza poste dalla Corea del Nord "molto facilmente", alzando il livello di pressione sul regime di Pyongyang.

Un'intervista a tutto campo, in cui ha parlato di Cina (definita un "grande campione nella manipolazione della valuta") della 'border tax', la tassa doganale ("incoraggerà le aziende americane a tornare negli Usa e a costruire fabbriche qui") e si è detto "totalmente in favore" di un governo dell'Unione Europea.

L’ETÀ DELLA GUERRA di Giancarlo Bocchi

 L'Età della Guerra

Francesca Avanzini

Bosnia, Libia, Somalia, Palestina, Kosovo, Egitto. Dappertutto mozziconi di case anneriti, muri crepati, stracci, sacchi a pelo, pentole di latta, i paraphernalia delle ordinarie storie di miseria che i conflitti lasciano dietro di sé, anche quelli di cui siamo a malapena al corrente, come i persistenti scontri etnici in Birmania, o la persecuzione in Kurdistan degli yazidi, seguaci di una misteriosa religione misterica.

Immagini a cui la TV ci ha abituato, a cui purtroppo siamo quasi assuefatti. Eppure vedersele tutte una in fila all’altra, fotografate nero su bianco, le ingiustizie del pianeta, con protagonisti loro, i bambini- vittime ovvie, frequenti e non più innocenti delle guerre, dato che l’innocenza gli è stata strappata a forza, sostituita da una amara consapevolezza-riesce a scalfire anche le corazze più dure.

Esercito dell’Unione europea: Strasburgo dice sì

Difesa comune: gli eurodeputati chiedono anche la creazione di un quartiere generale per le forze multinazionali

ROMA – L’esercito dell’Unione europea presto potrebbe diventare realtà. Il Parlamento europeo, oggi, ha approvato una risoluzione sulla difesa comune che va proprio in questa direzione. Il testo sull’Unione europea della difesa è stato approvato con 369 voti a favore, 255 voti contrari e 70 astensioni.

Nella risoluzione gli eurodeputati propongono di destinare il 2% del PIL alla difesa, di creare forze multinazionali e un quartiere generale operativo Ue per pianificare il comando e il controllo delle operazioni comuni. Quest’ultimo aspetto dovrebbe consentire anche all’Unione di agire laddove la NATO non sia disposta a farlo.

L’esigenza della creazione di un esercito dell’Unione deriva dalla crescente minaccia del terrorismo internazionale. Negli ultimi anni la situazione della sicurezza all’interno e attorno all’Europa è infatti considerevolmente peggiorata e nessun Paese è in grado di affrontare da solo.

Secondo il Parlamento europeo, il terrorismo e le minacce ibride, l’insicurezza informatica ed energetica, costringono i Paesi Ue a intensificare i loro sforzi nel campo della sicurezza e della difesa, aprendo così la strada a un’Unione europea della difesa.

«La nostra Unione non è in grado di affrontare le travolgenti sfide della difesa. Per quasi 30 anni, la maggior parte dei suoi Stati membri ha tagliato i propri bilanci per la difesa, riducendo di fatto le forze armate. La cooperazione tra gli Stati membri è occasionale e l’Europa continua ad affidarsi pesantemente sulle capacità della NATO e sulla solidarietà degli Stati Uniti», ha affermato il relatore Urmas Paet (ALDE, ET).

Spese militari: quei 64 milioni al giorno per caccia, missili e portaerei

La corsa agli armamenti è aumentata negli ultimi anni. Stimati in più di 23 miliardi gli investimenti per il 2017. Il record di Bersani: dal 1993 è  il ministro che ha destinato più risorse

di GIANLUCA DI FEO

SULLA CARTA nascono come navi a doppio uso, un ibrido destinato un po' ad aiutare la Protezione civile in caso di calamità e un po' a combattere. E così vengono presentate al Parlamento. Ma poco alla volta il progetto prende la forma di una nuova portaerei e i pattugliatori si trasformano in agguerrite fregate. Oppure sono prototipi di aereo ideati dalle aziende come iniziativa privata, senza che l'Aeronautica ne abbia manifestato l'esigenza; poi dopo qualche anno di tira e molla vengono acquistati a decine dallo Stato. Il tutto sotto gli occhi di senatori e deputati, molte volte distratti ma in alcuni casi fin troppo interessati. Tanto alla fine il conto tocca ai contribuenti. Già ma quanto paghiamo per le spese militari? La risposta non è semplice. Perché nei bilanci della Difesa ci sono anche i finanziamenti per i carabinieri e per altre attività che vanno dalla manutenzione dei fari al rifornimento idrico delle isole. Mentre gli armamenti si comprano grazie a consistenti elargizioni di altri ministeri e ci sono gli stanziamenti extra per le missioni all'estero. Un labirinto dove ora l'Osservatorio sulle spese militari italiane Mil€x (www.milex.org) cerca di trovare un filo grazie a un dossier elaborato da Enrico Piovesana e Francesco Vignarca. Con conclusioni sorprendenti.

Ex Ucraina, ritratto di Donetsk, indietro non si torna

di Giulietto Chiesa

A notte fonda qualcuno, dotato di permesso speciale, mi aiuta a superare il coprifuoco e mi porta nei pressi della linea del fronte. L’auto vola nelle strade periferiche della città completamente deserte. I semafori funzionano, ma ci si ferma al rosso. “Perché?”, chiedo. “Ci sono le telecamere in funzione e mi arriverebbero le multe a casa”. Ride. Non incontriamo né pattuglie, né posti di blocco. Più avanti i lampioni sono spenti e si procede nel buio più totale.

“La civiltà è rimasta alle nostre spalle”, ghigna l’autista. Da qualche parte, alla nostra destra, ci sono le macerie dell’aeroporto. L’altro lato della stradina è una fila di case distrutte, i cui spuntoni di ferro appena si vedono nel riflesso lontano della città. La notte senza luna offre un cielo impareggiabile con la Via Lattea quasi in rilievo.

Ancora per qualche chilometro svoltiamo in viuzze ancora asfaltate. Qui c’è gente che popola ancora i palazzi di molti piani. Si vedono rare finestre illuminate. E’ tornata la luce, l’acqua, il gas. La linea del fronte è a due chilometri e io faccio fatica a immedesimarmi con i fantasmi che sono rimasti qui a vivere, in mezzo alle macerie, con la prospettiva, tutt’altro che remota, di trovarsi in mezzo a colpi di cannone e di mitragliatrice.

Il Califfo e il fulmine di Zeus sul popolo sovrano

"Stiamo attraversando un periodo amarissimo; il Califfato l'avevamo ormai imparato a conoscere, ma è l'ultimo dei disastri che l'area balcanica e mediterranea sta attraversando. Ci vorrà molta forza d'animo e molta speranza di futuro per attraversare l'Inferno che c'è caduto addosso"

di EUGENIO SCALFARI

SOLTANTO l'Is, il Daesh, il Califfato o comunque vogliate chiamarlo non difendono la democrazia ma un Dio proprio, un proprio Allah che fa giustizia di tutti gli altri Dei, ovunque siano e comunque si chiamino. In realtà il vero Dio per il Califfato è il Califfato medesimo, depositario di tutto il bene e nemico senza quartiere di tutto il male. Il terrorismo è l'arma del Califfato per sterminare il male. Ricordate gli dei olimpici? Zeus aveva il fulmine, Nettuno le tempeste del mare, Vulcano il fuoco e Ade i tartassati degli Inferi. Il Califfato prosegue questa tradizione e il terrorismo ricorda il fulmine di Zeus e gli Inferi di Ade.

In tutti gli altri Paesi, specie quelli del Medio Oriente e della civiltà occidentale, la democrazia è la parola ricorrente sia pure in diversi significati che variano col variare della storia e delle diverse religioni. Noi in America, in Europa e in Italia ci siamo spesso dichiarati tali salvo nei frequenti casi di potere assoluto. In quella situazione però il potere assoluto e accentrato nella mani di una sola persona e del ristrettissimo gruppo dei suoi consiglieri, si diceva venisse usato per il bene del popolo. Ma quale popolo? Quello governato e sottomesso alla sovranità del Capo, che fosse Re o Papa o duca o marchese o cardinale o vescovo. La democrazia era assente nella pratica, ma presente nel ricordo è la speranza di un futuro migliore costantemente perseguito e auspicato. Ma anche la democrazia presupponeva un potere affidato al popolo.

A Istanbul il Sultano e a Nizza il soldato Mohamed

Eugenio Scalfari

C’È il terrorismo e c’è il fallito “golpe” dell’esercito e la schiacciante vittoria di Erdogan in Turchia. Due fatti separati tra loro e geograficamente assai lontani, a Nizza il più recente e sanguinoso atto di terrore rivendicato dall’Is e ad Istanbul la vittoria del dittatore turco sui soldati ribelli. Ma politicamente qualche connessione tra questi fatti c’è, si era già visto ma lo si rivedrà ancora.

Il mondo intero è sconvolto da quanto è accaduto, le ripercussioni si avvertono soprattutto in Europa e in America e incidono anche sulle politiche locali.

Istanbul. Nella tarda serata di venerdì 15 sembrava che lo spirito di Atatürk fosse tornato per rinnovare laicamente e militarmente la Turchia, ma appena due ore dopo la situazione era già capovolta e all’alba di ieri il dittatore era di nuovo in sella più forte di prima. Evidentemente lo spirito di Atatürk non era affatto tornato. La storia non è mai la stessa. Per capire bene dobbiamo ricordare in che modo un secolo fa la Turchia era diventata una nazione pur essendo stata duramente sconfitta nella Prima guerra mondiale.

Kemal Atatürk era nato nel 1881 e morì nel 1938 a soli cinquantasette anni, ma non a caso per celebrare la sua scomparsa fu chiamato Grande Turco e Padre della Patria.

Da studente aveva frequentato associazioni laiche e democratiche che rappresentavano un’infima minoranza di un Paese che era il centro di un impero.

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