Sabbia n.12 intitolata “Faccia di donna”

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sabbia 12 viso di donna

Marco Vettori
marco.vettori.512@psypec.it
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Sabbia n.12 intitolata “Faccia di donna”.

Dopo aver bagnato la sabbia al centro della sabbiera si mette a lavorare.

Terminato il lavoro dice: “ la faccia di  una donna che esce dall’acqua”.

Questa sabbia mi fa pensare a qualcosa di tranquillo. Mi fa venire in mente

mia madre che oggi dormiva sul divano con questa tranquillità. Volevo mettere nella sabbia ciò che avevo in mente il viso di una donna,  però è venuta l’immagine di Achille ed Agamennone. Avevo in mente un viso

simile al mio.  Sento molto le forme e tendo sempre ad  usare  lo  stesso colore e con quello evidenzio le sfumature. Tendo  ad  evidenziare  le sfumature dello stesso colore.  Il disegno che ho regalato ad una mia compagna era intitolato  ”il mio bambino azzurro” perché era blu nelle parti scure e bianco nelle parti chiare.  Io preferisco le fotografie in bianco e nero. Sono un po’ perfezionista a me piace concentrarmi sulla forma. Non mi dispiace indossare un abito colorato, ma mettere insieme colori diversi è difficile! La mia camera è tutta bianca e nera.  Il mio colore preferito non è il nero, però con questo riesco ad esprimere meglio me stessa.  A me basta una matita nera per dare la forma. 
L’importante è dare la forma dato che ho poco tempo per colorare…!”

In questa sabbia sembrano emergere alcuni aspetti del femminile della paziente: La madre terribile. La dimensione del potere: Morgana (la donna dell’acqua del lago), la dimensione della superficialità e della crudeltà: le ondine e le sirene (il femminile delle acque della terra e del mare); la ferocia e l’aggressività brutale (gli eroi greci Achille e Agamennone). 

La madre buona e l’evoluzione del sentimento. Un aspetto dell’essere donna che pare stia emergendo, in senso positivo,  è quello della sperimentazione ‘empatica’ del femminile nel ruolo di madre e di figlia nello stesso tempo. Tenendo presente che ogni donna e ‘figlia e madre della propria madre’ come dice L.Ravasi nel suo libro ‘Di madre in figlia’ ci sembra importante sottolineare che l’impegno di Eloisa, in questa fase evolutiva, è quello di prendere coscienza che non può limitarsi  a proiettare sulla madre tutte le colpe, ma è necessario riscattare ‘la madre’ dentro di lei. Se questo non avvenisse il rischio grande sarebbe quello di continuare a dare alla luce ‘ bambini bianchi e azzurri’ troppo spostati dalla parte della mente in difetto dal punto di vista delle emozioni.

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