Sabbia n.9 intitolata “Tazza”.

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Marco Vettori
marco.vettori.512@psypec.it
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Sabbia n.9 intitolata “Tazza”.

Durante le vacanze estive Eloisa si è recata in America ed è stata molto contenta di questa esperienza , a suo dire, molto interessante dal punto di vista “folcloristico e naturale”. Agli inizi della stagione autunnale la paziente si è iscritta all’Università degli Studi di Parma e ha iniziato a frequentare le lezioni.
Dopo aver bagnato la sabbia la lavora per circa dieci minuti e  termina in tempo relativamente breve l’oggetto costruito. Mi fa presente che è una tazza da tè. Commenta:”Mia madre beve il latte perché non può bere il tè. A me piace scaldarmi il tè. Quando ritorno dall’Università a me piace sorbirmi  una bevanda calda. In  questo periodo sento il bisogno  di questo rito piacevole. Sabina, l’amica di mia cugina Arianna, possiede tanti tipi di tè diversi. Io amo collezionare tazze  e quando, in qualche luogo, vedo una tazza che mi interessa la compro.  Spesso utilizzo la tazza che mi ha regalato mia cugina.

        La tazza, rispetto al vaso, può essere considerata un femminile più concreto.  Il femminile rappresentato dal vaso diventa tazza nella vita del quotidiano. Ipotizzando, anche, il tè come simbolo dell’essenza alla quale si partecipa. Nel caso specifico il Sé.[*] La ritualità del tè diventa modello per condividere, nel quotidiano, l’esperienza del Sé.
[*]Per Jung ‘il Sé’ sta ad indicare l’unità e la totalità della personalità .L’Io è una parte essenziale del Sé. Il Sé è sovraordinato all’Io che è solo il centro della coscienza.
Il Sè è stato definito da Jung come la totalità della psiche conscia e inconscia . Questo centro dell’essere umano è stato contrassegnato con vari nomi: lapis in Alchimia,Tao in Cina e Cristo per il Cristianesimo.

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