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La vita sta cambiando pelle

Cibus&Food

Cibus&Food: informazioni e opinioni su alimenti e bevande. industria alimentare Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

"Antibiotici e soda in Parmigiano e Grana falsi": 27 indagati.

Forme di Formaggio

"Antibiotici e soda in Parmigiano e Grana falsi": 27 indagati

"Utilizzavano latte per la produzione di formaggio atto a divenire Parmigiano Reggiano Dop e Grana Padano Dop contenente residui di antibiotici, aflatossine, nonché immettevano nella panna della soda (idrossido di Sodio), detenendo tali prodotti per la loro successiva commercializzazione".
Sono queste le lapidarie parole pronunciate dal sostituto Procuratore di Reggio Emilia Maria Rita Pantani: le accuse sono nei confronti di 27 persone che, secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero gestito un presunto giro di formaggio contraffatto. Tra gli indagati ci sono anche due casari della provincia di Parma, oltre ai dipendenti di una ditta, semplici casari ma anche due rappresentanti del Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, all'epoca dei fatti, Giuseppe Alai e Stefano Berni. Dodici dei ventisette indagati sono accusati di associazione a delinquere e hanno quasi tutti ruoli in una ditta che si occupa di esportare il Parmigiano Reggiano, il principale esportatore italiano. 

Gli italiani tornano a spendere per mangiare. E si dividono: 31 milioni per i cibi pronti, 26 per quelli salutisti

La ricerca del Censis dice che il 91 per cento dei consumatori è "interessato" alla spesa alimentare. A differenza del resto del mondo, a guidare le scelte sono la trasparenza delle informazioni, la qualità e la marca

Gli italiani hanno accentuato le loro doti di "formichine" con la crisi, stringendo la cinghia e rinunciando a una buone di acquisti: non è un caso che l'obiettivo per il rilancio del Paese sia stimolare i consumi, cercando di mettere in circolo quei 133 miliardi cash accumulati in via cautelativa dalla crisi ad oggi. Secondo il Censis, la disponibilità a spendere per il cibo può fare da traino a questo recupero.

L'istituto lo ha indagato nella ricerca "Il futuro dell'alimentazione: tra stili di vita contemporanei e nuovi modelli di fruizione", presentata stamane a Milano. Secondo i ricercatori, il cibo occupa una fetta maggiore nella spesa delle famiglie rispetto a quanto accada nel resto d'Europa (il 14,3% sul totale delle uscite per consumi contro l'11,4%). E' sintomo di un'attenzione culturale particolare, anche se gli economisti sanno bene il nesso tra l'incidenza della spesa alimentare e la possibilità di uscire dal semplice livello di "sussistenza" nelle proprie scelte di consumo.

La cena-tipo negli ospedali è una follia nutrizionale. Parola dell’oncologa Di Fazio

I consigli dell'oncologa Maria Rosa Di Fazio estratti dal suo libro "Mangiare bene per sconfiggere il male" (Mind)

A molti di voi sembrerà un paradosso. Non lo sembra: purtroppo lo è. Consiste nell’amara constatazione che uno dei peggiori “luoghi comuni” alimentari è rappresentato proprio dalla cena-tipo che nel 99,9% dei casi viene data ai degenti in ospedale. Vorrei che direttori sanitari e amministrativi delle case di cura, ma ancor di più il ministro della Sanità mi ascoltassero: il tradizionale menù delle cene ospedaliere è quanto di peggio si possa dare da mangiare anche a una persona sana. Figuriamoci a un malato!

Per fortuna c’è chi a queste cose ci pensa, come ha fatto l’Artoi (Associazione per la ricerca di terapie oncologiche integrate, della quale faccio parte) che ha stilato e presentato all’Unione Europea quello che dovrebbe essere il modello di dieta ideale per il malato ospedaliero e per il bambino. Sorvolerò, quindi, sulla pizza o sul piattone di spaghetti come abitudine serale di chi per sua fortuna non è ricoverato. Non me ne occuperò, limitandomi tuttavia a dire che si tratta comunque di un genere di cena che caldamente sconsiglio a tutti, sani o malati, quantomeno come menù abituale. Facendo sempre salvo, è ovvio, l’innocente strappo di una volta ogni tanto, i piattoni di pasta e le pizze riservatele al pranzo. Sarà molto meglio.

Usa, prodotta carne sintetica di pollo e anatra. ''Entro 5 anni nei supermercati''

Ad annunciarlo è Memphis Meats, una startup californiana attiva nel settore delle biotecnologie alimentari. In attesa di una regolamentazione per la sicurezza dei prodotti sintetici

di DAVIDE MICHIELIN

ROMA - Dopo che nel 2013 era stato servito il primo hamburger da carne 'in provetta', ora è la volta delle carni sintetiche di pollo e di anatra, ottenute da cellule coltivate in laboratorio. A presentarle nel piatto è l'azienda statunitense Memphis Meats. Il risultato è riportato sul sito della rivista Science dove si fa accenno anche alle possibili conseguenze legali. Finora, nessuno di questi alimenti sintetici ha raggiunto il mercato ma sono sempre più numerose le aziende che in tutto il mondo stanno percorrendo questa strada. 

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Per produrre le carni sintetiche di pollo e anatra, l'azienda con base nella Silicon Valley ha usato una tecnica simile a quella con cui l'Università di Maastricht aveva prodotto la carne di manzo: ha prelevato le cellule staminali dal muscolo degli animali e le ha coltivate su speciali impalcature fino a formare un numero di filamenti sufficiente (circa 20.000), per fare una polpetta o un hamburger.

Prodotti alimentari: torna l'obbligo di stabilimento in etichetta. Critiche da Federalimentare

Il Consiglio dei ministri approva il provvedimento. Il ministro Martina: "Vogliamo dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano"

Sulle etichette dei prodotti alimentari dovrà essere indicato lo stabilimento di produzione o confezionamento: lo stabilisce il decreto attuativo passato dal Consiglio dei Ministri odierno. Si tratta di un ritorno al passato: l'obbligo era già sancito dalla legge italiana, ma poi abrogato in seguito al riordino della normativa Ue sull'etichettatura. L'Italia ha stabilito la reintroduzione per garantire, spiega il Mipaaf, oltre che una corretta informazione al consumatore, "la rintracciabilità immediata degli alimenti da parte degli organi di controllo".

Il provvedimento prevede un periodo transitorio di 180 giorni, per lo smaltimento delle etichette già stampate, e fino a esaurimento dei prodotti etichettati prima dell'entrata in vigore del decreto ma già immessi in commercio. "Questo provvedimento - ha commentato il ministro Martina - si inserisce nel lavoro che stiamo portando avanti per dare massima informazione ai cittadini sugli alimenti che consumano. Diamo una risposta anche alle tantissime aziende che hanno chiesto questa norma e hanno continuato a dichiarare lo stabilimento di produzione nelle loro etichette". "Il nostro lavoro - conclude Martina - non si ferma qui, porteremo avanti la nostra battaglia anche in Europa, perché l'etichettatura sia sempre più completa. La valorizzazione della distintività del nostro modello agroalimentare passa anche da qui".

Batterio killer nella torta ricotta e pera: prodotta nel salernitano

Ritirata dal mercato nazionela. L'allerta alimentare diramata dal ministero della salute

SARNO. Il Ministero della salute venerdì 10 marzo ha diramato un comunicato che invita i cittadini a non consumare la "Torta ricotta e pera" Dolce Voglia commercializzata da Effepi Srl Regione Bona 2, frazione Meridiana, Settime (AT). Il ritiro riguarda tutti il territorio nazionale del lotto P1190/16 della confezione da 1300g con scadenza minima 30.09.17. Il dolce è prodotto da ICE CATERING sas di Criscuolo Maria & Co. via Ingegno area Pip con stabilimento a Sarno. La scheda sulla Listeria e le indicazioni sulla prevenzione sono tratte dal sito del Ministero della salute.

La presenza nel cibo è tollerata entro precisi limiti dalle norme europee. Quando si superano i limiti prescritti scatta l’allerta e il prodotto viene ritirato dal mercato, perché le persone immunodepresse, anziane o in cura con farmaci immunosoppressori rischiano seriamente di ammalarsi. Le contaminazioni da Listeria sono molto diffuse. Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, associazione ormai punto di riferimento per la sicurezza alimentare in Italia,non esclude che l'ingerimento del prodotto gastronomico possa provocare un pericolo per la salute, e mette perciò in guardia la popolazione. La listeriosi è un’infezione che si trasmette prevalentemente per via alimentare e può avere effetti gravi nell’uomo. Il germe (Listeria monocytogenes), è un batterio largamente diffuso nell’ambiente, nel terreno e nelle acque di superficie, che tollera gli ambienti salati e le basse temperature (+2/+4°C). Alcune categorie di persone sono più a rischio di contrarre la malattia se presentano un sistema immunitario indebolito: anziani, neonati, donne in gravidanza, soggetti con altre malattie in corso che compromettono il sistema immunitario.

I trafficanti di cibo dalla Cina a Milano

A dicembre la Procura di Milano sequestra 21 tonnellate di prodotti destinati alla ristorazione etnica della città. L’operazione — il valore stimato del carico è di circa 200 mila euro — risulta una delle più importanti per quantità e per «importanza stra

ANDREA GALLI

E forse l’anatra importata illegalmente dall’Asia non era nemmeno un’anatra. Come del resto agli investigatori non è apparso per niente scontato che i pezzi di maiale fossero appartenuti a un maiale oppure che il latte per bambini fosse in verità latte, e ugualmente è rimasto e rimarrà un mistero la carne di quale animale — sempre che di un animale si stesse parlando — componesse i würstel, e infine se le lumache gialle selvatiche fossero in precedenza realmente esistite. Sicché l’analisi sulle 21 tonnellate sequestrate a dicembre a Milano in un’inchiesta della Procura (valore complessivo: 200 mila euro), in una delle principali operazioni in Italia sia per quantità sia per «importanza strategica», ci permette di capire non tanto e non soltanto il drammatico livello di alcune cucine etniche cittadine ma anche e forse soprattutto quanto forte e dominante sia il «sistema» dei trafficanti di cibo.


Un «sistema» planetario che fa forza sull’assenza, all’origine, di qualsiasi tipo di controllo, su nazioni deboli all’interno dell’Unione europea utilizzate dai mercati illeciti d’ogni sorta compreso quello alimentare, e sull’influenza progressiva e determinante della domanda. È sempre la domanda che modula l’offerta. La gente affolla i ristoranti dove con prezzi bassi si mangia fino a gonfiarsi a sproposito? Eccola servita.

MANGIANDO IL PESCE INGERIAMO 11MILA PEZZI DI PLASTICA ALL'ANNO!

Inquinamento dei mari e plastica nei pesci. E anche nel nostro organismo.

Proprio così: chi consuma abitualmente pesce (e mitili) ingerisce più di 11mila frammenti di plastica ogni anno.

È l'allarme lanciato dagli scienziati della University of Ghent in Belgio, secondo i quali le microplastiche si accumulano nel nostro corpo nel corso del tempo e potrebbero rappresentare un rischio per la salute a lungo termine.

LEGGI anche: LE MICROPLASTICHE UCCIDONO I PESCI, LA CONFERMA IN UN NUOVO STUDIO

Che gli oceani fossero inondati di plastica è, ahinoi, una notizia che rimbalza da tempo: secondo uno studio, tra 35 anni gli oceani potrebbero contenere addirittura più bottiglie di plastica che pesci. Il bello è che non ci vuole poi molto, per gli scienziati, calcolare che più del 99% di questi frammenti (i rifiuti di plastica passando dai fiumi ai mari si scompongono in pezzi sempre più piccoli, fino a diventare microplastiche) arrivano nel nostro organismo attraverso il cibo che mangiamo.

Per esempio, le cozze filtrano circa 20 litri di acqua al giorno e ingeriscono plastica. Parte di questa viene espulsa ma, in media, ogni cozza contiene un piccolo frammento di plastica, sebbene assorbito nei tessuti.

Dalle nocciole turche alle arachidi cinesi, la lista nera dei cibi pericolosi per la salute

Le nocciole e l’altra frutta secca dalla Turchia contaminate da aflatossine cancerogene hanno fatto scattare l’allerta nei Paesi comunitari. Poi ci sono le arachidi dalla Cina, il peperoncino e le altre spezie dall’India, per la presenza di contaminazioni microbiologiche e di residui chimici. Coldiretti ha messo a punto una «lista nera» di dieci prodotti importati che possono causare danni alla salute di chi li consuma, soprattutto di quei «9,7 milioni di italiani che regolarmente abbinano ingredienti nostrani con prodotti provenienti da altri paesi, come ad esempio la curcuma originaria dell’India o le bacche di goji, i fagioli azuchi e lo zenzero che sono in gran parte di provenienza cinese”»

Coldiretti ha elaborato il rapporto del ministero della Salute sul sistema di allerta europeo per rischi alimentari. Al quarto posto di questa black list per contenuti fuori norma di metalli pesanti per tonno e pesce spada provenienti dalla Spagna mentre preoccupante è la situazione della frutta e verdura proveniente dalla Turchia con fichi secchi fuori norma per la presenza di aflatossine e i peperoni per i pesticidi.

Al sesto posto la frutta secca proveniente dall’India con l’allarme salmonella scattato nei semi di sesamo, mentre irregolarità per le aflatossine sono state trovate nei pistacchi dall’Iran. Nella frutta e verdura proveniente dall’Egitto – continua la Coldiretti -, che gode di un regime agevolato per l’esportazione in Italia, è stata segnalata la presenza irregolare di pesticidi in prodotti come le olive e le fragole, ma hanno creato problemi anche i pistacchi provenienti dagli Usa per le aflatossine cancerogene e il pesce dal Vietnam con un eccessivo contenuto di metalli pesanti, che chiude la lista dei dieci cibi più pericolosi.

Peperoni ai pesticidi, maxi sequestro a Genova. L’Arpal: «Mai viste quantità così elevate»

francesco margiocco, alessandro ponte

Genova - Una così alta concentrazione di pesticidi e in dosi così massicce Nicola Dell’Amico non l’aveva mai vista. Eppure di frutta e verdura il direttore del laboratorio Arpal della Spezia ne ha analizzata parecchia. «Questa volta però la quantità di sostanze era davvero significativa». Diverse tonnellate di peperoni sono state così fermate all’ingresso in Italia, prima di approdare sul mercato nazionale. Arrivavano dall’Egitto ed erano sbarcate pochi giorni fa al porto di Genova. Difficile immaginare cosa sarebbe accaduto se quei peperoni fossero finiti sulle nostre tavole.

L’Arpal è l’agenzia regionale che, su mandato del governo, svolge queste analisi. Lo fa in modo programmato su una quantità prestabilita. Nei suoi laboratori, alla Spezia e a Genova, viene controllato a campione il 3% dei prodotti agro-alimentari d’importazione, il che corrisponde a 400 controlli l’anno. Il 2% di questi, vale a dire 8 campioni, risulta in media ogni anno positivo alle analisi. Maurizio Garbarino, direttore del laboratorio Arpal di Genova spiega che «quando facciamo i controlli la merce viene bloccata e viene poi sbloccata soltanto se l’analisi dà esito negativo», se quindi il livello delle sostanze nocive è sotto una certa soglia.

I controlli riguardano la merce d’importazione extra-europea, in arrivo da Paesi come Egitto, Turchia o Iran dove la disciplina dell’uso dei pesticidi è molto lasca al contrario di quella europea che invece impone soglie basse. I laboratori liguri dell’Arpal svolgono una funzione cruciale a livello nazionale dato che nei porti liguri sbarca il 70% della frutta e della verdura d’importazione in Italia.

Ridurre il consumo di zucchero, anche le aziende dolciarie pensano alla salute

È delle ultime ore la notizia che entro il 2020 Nestlé escluderà almeno diciottomila tonnellate di zucchero dai prodotti che finiranno sugli scaffali dei supermercati europei. Ciò equivale a dire che, da qui a tre anni, la gamma dei prodotti Nestlé ne conterrà in media il 5% in meno. Il tutto, confermano dall’azienda, senza alterare la sapidità dei propri prodotti.  

Le conseguenze dell’eccessivo introito di zuccheri  

La notizia conferma la volontà di supportare la Commissione Europea nell’azione che mira a migliorare i prodotti alimentari di origine industriale nel prossimo futuro. È una necessità incombente, d’altronde, visto che sulle nostre tavole finiscono quotidianamente alimenti e bevande che apportano una quantità eccessiva di zuccheri semplici.  

 

Grano made in Italy: Barilla firma accordo triennale

Partner saranno 65mila aziende del Paese per un indotto indiretto di quasi 200mila lavoratori

E' stato presentato, oggi a Marcianise (Caserta), nello stabilimento della Barilla, dove si produce la pasta Voiello, l'accordo siglato dalla multinazionale di Parma con gli agricoltori italiani per l'acquisto di 900mila tonnellate di grano duro per la produzione dei vari tipi di pasta.

L'intesa, che per la prima volta avrà durata pluriennale - durerà tre anni dal 2017 al 2019 - e vede come partner della Barilla 65mila aziende del Paese per un indotto indiretto di quasi 200mila lavoratori, ruota attorno, in particolare, all'acquisto del grano duro di tipo Aureo, prodotto di alta qualità e di livello proteico elevato - pari al 15,5% - con cui si realizza la totalità delle tipologie di pasta Voiello, vanto della gastronomia campana.

L'accordo premia gli agricoltori del Centro-sud, quelli di Abruzzo, Molise, Campania e Puglia, che in tre anni dovranno produrre 210mila tonnellate di grano duro, tra Aureo (130.000 tonnellate; 97% indice di glutine) e Svevo (80 mila tonnellate; 85% indice di glutine), per un investimento totale da parte di Barilla di circa 62 milioni di euro; per le aziende la remunerazione sarà elevata, pari a 270 euro a tonnellata come prezzo minimo di vendita rispetto ai 150 euro di qualche anno fa.

"La Campania - ha spiegato il responsabile del Settore Acquisti del Gruppo Barilla Luigi Ganazzoli - è la Regione in cui i contratti di coltivazione del grano duro hanno avuto lo sviluppo più significativo: nel nuovo accordo i volumi di acquisto del grano Aureo da parte di Barilla sono infatti aumentati del +30% (33.000 tonnellate) rispetto al 2016. La durata triennale dei contratti permette poi alle aziende di programmare e crescere". (ANSA).

Dagli ''affari ungheresi'' rischi per il Parmigiano-Reggiano: Giuseppe Alai (Presidente del Consorzio) in possibile conflitto di interessi

Giuseppe Alai

di Fabio Filippi

Gli agricoltori emiliani sono preoccupati per l’annuncio della prossima realizzazione in provincia di Reggio Emilia di un mega-magazzino di stagionatura del Parmigiano-Reggiano (alto 27 metri, avrà le dimensioni di un campo da calcio) da parte della Nuova Castelli spa. Il nuovo contenitore sarà in grado di stoccare 500mila forme (circa metà della produzione del Parmigiano-Reggiano della provincia reggiana, dove vengono prodotte quasi un milione di forme l’anno, mentre la produzione totale in tutto il comprensorio supera di poco i 3 milioni di forme).

Il mondo agricolo si chiede da dove sarà reperita una quantità così elevata di formaggio tale da giustificare l’investimento milionario, tenuto conto che operano nel territorio reggiano altre società che hanno da poco ristrutturato i propri magazzini e che i magazzini esistenti sono già in grado di stagionare tutto il formaggio prodotto.

La Nuova Castelli, società leader nel settore dell’export di formaggi e pesce, da recenti visure ha fra i propri soci la famiglia Dante Bigi (con il 43%) e, con il 25%, Tavole Emiliane, a sua volta partecipata da Parco, Unieco e Ccfs di Legacoop e alcune latterie sociali, oltre ad altri soci, in un reticolo di partecipazioni che arriva a società operanti anche in paesi stranieri. Fra le varie società estere spicca un’azienda ungherese, la Magyar Sajt Kft, che si occupa di prodotti lattiero-caseari, partecipata al 100% da un’azienda mantovana riconducibile in termini di quote societarie a Itaca Società Cooperativa.

Parmigiano-Reggiano preda delle lobby alimentari. Il prodotto agroindustriale italiano più contraffatto tra tracciabilità, cancerosità e sostenibilità

Non solo dubbi sulla tracciabilità, ma certezze sulla sua cancerosità come tutti i prodotti del latte vaccino e i suoi derivati. Per non parlare degli allevamenti lager di vacche ammalate e ormonate che costituiscono una ormai insostenibile filiera. LB 

Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera ha presentato una preoccupata interrogazione su uno dei simboli dell’agroalimentare italiano: il Parmigiano Reggiano, che rischia di diventare un “ibrido”.

Realacci spiega l’intricata situazione: «Il Parmigiano Reggiano è un campione nazionale e una delle eccellenze dell’agroalimentare made in Italy. Il Parmigiano Reggiano è infatti uno dei nostri 259 prodotti riconosciuti tra Dop e Igp, è uno dei formaggi italiani più conosciuti nel mondo ed anche un ottimo biglietto da visita per il nostro agroalimentare di qualità. Così noto e di successo da suscitare interessi poco limpidi, compresi gli appetiti di quanti si arricchiscono scorrettamente con l’italian sounding. Per tutelare questo campione del made in Italy dalla minaccia imitazioni ho depositato una interrogazione ai ministri dell’Agricoltura, dello Sviluppo Economico e delle Politiche Comunitarie.

Barilla cfn 7th Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione

Scoppia la “guerra dei biscotti” tra Ferrero e Barilla. La nostra campagna contro l’invasione dell’olio di palma all’origine dello “scontro”

Roberto La Pira e Dario Dongo

Ferrero all’incontro di Milano ha rigettato tutte le accuse contro l’olio di palma

La “guerra dei biscotti” ha preso il via il 27 ottobre 2016 a Milano all’hotel Westin Palace durante l’incontro sull’olio di palma organizzato dalla Ferrero. Il motivo dello scontro è la decisione presa da Barilla di stampare sulle confezioni dei biscotti la frase “senza olio di palma” e di avere promosso una campagna pubblicitaria per fare sapere ai consumatori che i prodotti non contengono più l’olio tropicale (quello, per intenderci, accusato di contenere sostanze cancerogene e responsabile della deforestazione e degli incendi e in Malesia e Indonesia).

Insalata già tagliata e lavata: rischio salmonella

Uno studio pubblicato sulla rivista "Applied and Environmental Microbiology"

18 Novembre 2016 - Spiacevoli e pericolose sorprese potrebbero trovarsi nelle buste di insalata già lavata e tagliata che chi ha poco tempo per cucinare non fa mai mancare nel frigorifero. Infatti uno studio pubblicato sulla rivista Applied and Environmental Microbiology, mostra che proprio il taglio delle foglie favorisce la crescita del batterio Salmonella causa di pericolosissime infezioni intestinali.

La crescita accelera fino a 2400 volte per via del liquido che viene rilasciato normalmente dalle foglie quando vengono recise; inoltre sempre questo liquido fa sì che il batterio si attacchi tenacemente sia alle foglie stesse sia alla confezione di plastica dell’insalata, spiega l’autore del lavoro Primrose Freestone della University of Leicester.

I microbiologi hanno studiato la crescita di Salmonella su tanti tipi di insalata in busta disponibili sul mercato, dai mix alla lattuga allo spinacino e molto altro. Hanno così osservato il "fenomenale" sviluppo del batterio a ritmi velocissimi in presenza del liquido rilasciato dalle foglie, e visto che neanche un processo di lavaggio molto intenso e la refrigerazione del prodotto e rimuovono il batterio. Significa non solo che i produttori devono darsi alti standard di sicurezza sul prodotto, ma anche che il consumatore deve consumare il prima possibile l’insalata in busta, dopo averla comprata e ancor più dopo aver aperto la confezione, perché pochi "esemplari" di salmonella al momento dell’acquisto possono trasformarsi in una fitta colonia batterica qualche giorno dopo.

Ecco perché le farine modificate ci fanno ammalare

di Gioia Locati

C’è un cibo che fa male, un cibo che fa bene e un cibo che cura. Molti di noi lo hanno già sperimentato: aggiungendo o togliendo nutrienti si riesce a fare a meno dei farmaci. E si guarisce. Succede con le intolleranze, con la sindrome metabolica, con la pressione alta, con i disturbi gastrointestinali, con l’artrosi, con il diabete di tipo 2, con varie malattie della tiroide. Cliccate qui e qui. Ma la rosa dei mali che si possono tenere a bada, o addirittura risolvere, mangiando è certamente più ampia.

Pensiamo ai tumori. Va detto che il legame alimentazione-cancro, in certi ospedali e da certi luminari, è ancora ignorato. “Dia retta a me, mangi quello che vuole, la vita è una sola”. Consigliato assieme a l’ennesimo farmaco antinausea a chi sta facendo la chemioterapia. Oppure, riferito dai pazienti: “Se sei ricoverato per un tumore rischi di mangiare latticini per cena e merendine confezionate e zuccherose a merenda”. “E se stai assumendo un anti estrogeno che indebolisce le ossa ti viene ancora consigliato di mangiare formaggi, nonostante fior di studi suggeriscano il contrario”.

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