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La vita sta cambiando pelle

Cronaca Nera e Giudiziaria

Cronaca Nera e Giudiziaria: vicende di giustizia, delitti, accuse, nuove leggi, magistratura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Parma, 5 punti di penalizzazione nella prossima serie A. Due anni a Calaiò

Roberto D'Aversa allenatore del Parmacalcio1913

Sentenza emessa in data odierna dal Tribunale Federale Nazionale, Ingiustizia sportiva compiuta, ma la serie A è salva. La società farà ricorso in Appello. Una condanna eccessiva per i fatti veri. Rimanendo così, la salvezza dovrebbe essere a 45/50 punti. Ma speriamo che in Appello qualcosa venga modificato, non essendoci un riscontro oggettivo per il tentato illecito, sia per la totale estraneità della Società, sia per il calciatore. Il Parma ha meritato la Serie A sul Campo con un percorso sportivo straordinario in tre anni. LB

Parma, Serie A a rischio. E la Procura chiede 4 anni di squalifica per Calaiò

Tifosi parmacalcio

Questa non può chiamarsi Giustizia sportiva!! Ma soprusi di una Procura. Mi ricorda il film DOGVILLE. Una vergogna. Aspettiamo ora la sentenza che vogliamo sperare voglia prendere in considerazione i fatti sportivi del campo e non sciocchezze /o ingenuità di una persona Calaiò che non ha prodotto alcun danno e non ha alterato nulla, né tentato di corrompere alcuno. Una richiesta sproporzionata, sia per la società, sia per il calciatore. Semmai si esamino meglio le gestione di Zamparini a Venezia e a Palermo. O si vorrebbe usare il Parma calcio per altri scopi, non certo di giustizia sportiva che, forse, diventa strumento per altri interessi. 
Nemmeno l'ingiustizia sportiva toglierà al Parma Calcio l'impresa storica che si vorrebbe infangare. Da sportivo e non da tifoso, voglio credere ancora che prevalga, alla fine, la verità. E dopo questo tentato scippo sarà ancora più grande la scalata dalla D alla A in 3 anni consecutivi: "Come noi, nessuno mai". Sono convinto che il Parma giocherà in serie A il prossimo campionato. Lo ha sancito il campo. LB

Gratteri: «Anche magistrati nelle logge con i mafiosi»

Massoneria, magistrati, ‘ndrangheta, Vibo Valentia….luoghi, mafie, istituzioni, connivenze di una pericolosità inaudita infiltrate nel sistema economico e sociale, non solo italiano ma in tutto il pianeta. Un sistema che non accenna a diminuire ma che anzi, si rafforza sempre di più! Lo conferma il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri ma questo stato di cose è palpabile dal quotidiano, dagli arresti e dai rilasci, dall’ammontare dei sequestri sempre più alto e dal livello di corruzione che in Italia e nel mondo dilaga, e c’è sempre un’unico comune denominatore, la ‘ndrangheta!!!

Il procuratore della Repubblica di Catanzaro sentito dalla Commissione Antimafia. Vibo la provincia a più alta densità massonica

«C’è un rapporto tra massoneria deviata e ‘ndrangheta ancora oggi, anzi forse è ancora più stringente, in termini numerici, di prima». Lo ha detto il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro Nicola Gratteri, a margine dell’audizione che si è svolta in Antimafia. La provincia con più alta densità massonica d’Italia è quella di Vibo.
Con la nascita dell’organizzazione segreta “Santa”, dal 1970 «c’erano anche magistrati che partecipavano alle riunioni» delle logge massoniche con gli ‘ndranghetisti, «per questo la ‘ndrangheta ha sempre cercato punti di contatto e ucciso solo quando necessario». Lo ha aggiunto Gratteri davanti alla Commissione Antimafia. «Attraverso la Santa è stata regolamentata la doppia affiliazione, fra ‘ndrangheta e massoneria deviata: ce lo hanno raccontato diversi collaboratori», ha specificato il magistrato. 23 FEBBRAIO 2017

Fonte Link: http://www.pinomasciari.it/?p=36951 

INPGI / CORTE DI CASSAZIONE: E’ ATTIVITA’ GIORNALISTICA ANCHE QUELLA SVOLTA NEI SITI WEB

Con una recente sentenza del 25 giugno la Corte di Cassazione ha ribadito, ancora una volta, la ricorrenza dell’obbligo di iscrizione all’INPGI per i giornalisti che operano presso siti web, dando rilievo alla natura giornalistica dell’attivita’ prestata indipendentemente dal mezzo d’informazione usato e a prescindere dall’esistenza di una specifica regolamentazione contrattuale.

In particolare, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un’azienda che, opponendosi ai rilievi accertati dall’INPGI in sede ispettiva, aveva sostenuto che non si potesse qualificare come giornalistica l’attivita’ svolta nel settore dell’editoria elettronica in epoca antecedente all’entrata in vigore della L. 62/2001 e dell’allegato N del CCNLG, che ne hanno espressamente disciplinato gli aspetti giuridici e contrattuali.

A prescindere dallo specifico caso esaminato dalla Corte, la sentenza offre una completa disamina normativa e giurisprudenziale degli elementi che contraddistinguono l’attivita’ giornalistica, sviluppando un percorso argomentativo che – in totale adesione all’orientamento giuridico dominante in materia – si conclude con l’equiparazione dei giornali telematici a quelli tradizionali, con riferimento alla natura dell’attivita’ lavorativa svolta al loro interno.

Quindi, in assenza di una definizione legislativa di giornalismo o di informazione on-line, rimane valida, qualunque sia il mezzo di comunicazione usato, la definizione tradizionale di attivita’ giornalistica intesa come prestazione di lavoro intellettuale diretta alla raccolta commento ed elaborazione di notizie volte a formare oggetto di comunicazione attraverso gli organi d’informazione (carta stampata, TV, radio, siti internet).

I genitori si separano? Il minore ha diritto di dire la sua ed essere ascoltato

La Cassazione ha fatto chiarezza sulla modalità in cui un giudice deve interpellare un ragazzo coinvolto nella separazione dei genitori
di FEDERICA MENDOLA *

"I miei genitori non si vogliono più bene. Discutono. Urlano. Parlano di separazione, ma io non so cosa significa. Ho paura, penso che non potremo più stare sempre tutti e tre insieme. Dicono che io starò un po' con la mamma e un po' con il papà. Non mi chiedono con chi vorrei stare. Io, dentro di me, so con chi vorrei addormentarmi e in quale casa vorrei svegliarmi. Vorrei poter scegliere, vorrei essere ascoltato".

Questo è solo parte dei possibili pensieri che ronzano nella testa di un bambino che diventa complemento, inconsapevole e inerme, di complesse dinamiche familiari quando i suoi genitori decidono di separarsi. Un bambino così angosciato e confuso, esprime una richiesta di aiuto. Una  richiesta di ascolto. Il nostro legislatore, seppur a "scoppio ritardato" rispetto al resto del mondo (Convenzione ONU sui diritti del fanciullo di New York del 20 novembre 1989), ha previsto e disciplinato il c.d. "diritto all'ascolto del minore" agli artt. 315bis336bis e 337octies del codice civile, introdotti dal D. Lgs. 154/2013.

Migranti: lucravano su accoglienza, 5 arresti

Anche funzionario pubblico e impiegato ministero Giustizia

La Polizia di Stato di Benevento, dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Benevento e del Nas di Salerno ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Benevento nei confronti di 5 persone tra cui un funzionario pubblico, un impiegato del Ministero della Giustizia e un appartenente alle forze dell'ordine, accusati di truffa ai danni dello Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode in pubbliche forniture, corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio.
    L'indagine, coordinata dalla Procura di Benevento, ha avuto origine da un esposto e ha fatto luce su una serie di gravi comportamenti illeciti riguardanti la gestione dei centri di accoglienza per migranti della Provincia di Benevento. Le investigazioni hanno permesso di ricostruire un sistema criminale che lucrava sulle assegnazioni pilotate dei migranti, sul sovraffollamento dei centri e sulla falsa attestazione di presenze degli ospiti, con la connivenza di alcuni pubblici dipendenti. 21 giugno 2018

Fonte Link: ansa.it

Parma, terza indagine coinvolge Federico Pizzarotti per abuso d'ufficio

Inchiesta sulla riconferma senza bando del direttore generale, portavoce e capo di gabinetto

"C'è una nuova indagine a mio carico arrivata nei giorni scorsi. Il fatto ? Avere deciso di riconfermare come direttore generale (Marco Giorgindr), portavoce (Marcello Frigerindr) e capo di gabinetto (Francesco Cirillondr) le stesse persone che mi hanno seguito nei primi cinque anni di mandato".

Così il sindaco Federico Pizzarotti dà conto, su facebook, di una terza indagine a suo carico dopo quelle relative all'alluvione del 2014 e alla vendita delle quote comunali detenute nella società partecipata Stu Pasubio.

Arresti stadio Roma: tutti i nomi coinvolti nell'inchiesta

Progetto Stadio Roma

Ecco la lista di tutte le persone coinvolte nell'inchiesta sull'impianto di Tor di Valle.
Gli arrestati  Luca Parnasi, presidente Eurnova , Luca Caporilli, Simone Contasta, Nabor Zaffiri, Gianluca Talone, Giulio Mangosi suoi collaboratori. 
Ai domiciliari Adriano Palozzi, vice presidente del Consiglio regionale del Lazio, Michele Civita, ex assessore regionale all'Urbanistica del Lazio, Luca Anzalone presidente Acea e consigliere dei 5S sul progetto di Tor di Valle
Tra gli indagati. Davide Bordoni, capogruppo al Comune di Forza Italia,  Paolo Ferrara capogruppo al comune dei 5S, Francesco Prosperetti direttore della Soprintendenza speciale archeologica, Giovanni Malagò presidente del Coni, il faccendiere Luigi Bisignani. 15 giugno 2018

Fonte Link: repubblica.it

DOCUMENTO ORDINANZA PDF

Processo Public Money, il pm Paola del Monte richiede «8 anni a Costa, 4 anni e otto mesi a Villani».

Processo Public Money. Il «conto» di Paola del Monte per i nove imputati: in tutto richiesti 31 anni di reclusione. Otto anni chiesti per Andrea Costa, 4 anni e otto mesi per Luigi Giuseppe Villani. Prescrizione per Marco Rosi.
Il Comune ha chiesto tre milioni di risarcimento. 16 Giugno 2018

Record di Comuni sciolti per mafia, sono già 12 da inizio anno

ANDREA FIORAVANTI

A questo ritmo il 2018 sarà l’anno peggiore da quando esiste la legge. Nove su dieci sono in Campania, Calabria e Sicilia. I sindaci: “la norma del 1991 è troppo severa”

Torino - La mafia uccide solo d’estate ma si infiltra nei piccoli Comuni italiani tutto l’anno. L’allarme l’ha lanciato Avviso pubblico, associazione di enti locali per la formazione civile contro le mafie [LINK] Solo nei primi quattro mesi del 2018 il Consiglio dei ministri ne ha già sciolti dodici. Gli ultimi cinque, il 26 aprile, tutti nel Sud Italia. Tra questi ci sono anche Platì, in provincia di Reggio Calabria, già sciolto quattro volte per infiltrazione mafiosa e Limbadi, nel vibonese, dove lo scorso 9 aprile un’autobomba piazzata su una Ford Fiesta uccise Matteo Vinci che aveva denunciato la sorella di un boss dopo una lite per questioni di vicinato. 

Dal 1991 a oggi sono stati 308 gli enti locali commissariati per infiltrazioni mafiose. Più di un terzo negli ultimi sei anni (101). Solo l’anno scorso sono stati 21, ovvero una media di due scioglimenti al mese. E se il buongiorno si vede dal mattino, a questo ritmo il 2018 rischia di superare il record storico di Comuni sciolti: 34 nel 1993. In quell’anno ci furono sette attentati mafiosi, tra cui uno agli Uffizi di Firenze che provocò cinque morti.  

Gasdotto Tap, la procura di Lecce sequestra un'area del cantiere: dubbi sull'espianto di 448 ulivi

In località Le Paesane era stato recentemente avviato l'espianto di 448 ulivi che si trovano sul tracciato del gasdotto. Lunedì scorso sopralluogo del sindaco con i parlamentati M5S che avevano presentato un esposto

La Procura di Lecce ha posto sotto sequestro una parte del cantiere per la realizzazione del gasdotto Tap, a Melendugno. Si tratta dell'area in località Le Paesane, in cui era stato recentemente avviato l'espianto di 448 ulivi che si trovano sul tracciato del gasdotto.

Lunedì scorso alcuni parlamentari del Movimento Cinque Stelle avevano visitato il cantiere insieme al sindaco di Melendugno, Marco Poti, e avevano poi presentato un esposto alla magistratura per valutare la legittimità degli ulteriori espianti, dopo i 200 circa effettuati nella scorsa primavera in località San Basilio.

A seguire, i carabinieri forestali avevano effettuato un sopralluogo sul  cantiere, dal quale è scaturito il provvedimento di sequestro, firmato dal Procuratore della Repubblica, Leonardo Leone de Castris, è dalla pm Valeria Farina Valaori.

Infrastrutture Lombarde: i contatti tra Mori, De Donno e Formigoni

Dalle pagine dell'inchiesta che ha portato all'arresto di 8 persone, tra cui Antonio Rognoni, emergono strani dialoghi tra l'allora presidente della Regione e i due ex ufficiali del Ros imputati nel processo sulla trattativa Stato-mafia. Il già colonnello al generale: "Iniziano a uscire problemi di ’ndrangheta”

di  

Appalto Expo. Quello della cosiddetta Piastra. Dietro la sua assegnazione nel 2012 si consuma una guerra di potere. Da un lato il dg di Infrastrutture Lombarde Antonio Rognoni, dall’altro i vertici di Expo spa capitanati da Giuseppe Sala. Con l’impresa Mantovani, inizialmente avversata dai vertici Ilspa a favore di Impregilo, che vince inaspettatamente. Il dato, clamoroso, emerge dalle 600 pagine dell’informativa della Finanza messa agli atti dell’inchiesta della procura di Milano che giovedì scorso ha coinvolto otto persone. Annotazioni e migliaia di telefonate. Tante parole. La più diffusa è “inventare”. Perché di questo si è trattato per anni. Inventare consulenze e incarichi per milioni di euro. O ancora, in codice, con le prestazioni che vengono “gonfiate” “spupazzate” oppure “rinciccionite”. Da un lato Expo. Le gare, i bandi. Pioltati. Tanto che, intercettati, Rognoni e il direttore lavori (sospeso) Alberto Porro, a proposito di alcuni documenti artefatti (legati alla Piastra) commentano: “Tanto poi li trituriamo”.

Trattativa Stato-Mafia, sentenza storica: Mori e Dell’Utri condannati a 12 anni. 8 anni a Giuseppe De Donno

Ai vertici del Ros inflitta la stessa pena del fondatore di Forza Italia. Otto anni per De Donno. Assolto Mancino. Condanna a 8 anni anche per Massimo Ciancimino, 28 anni per il boss Leoluca Bagarella. Prescritto Brusca

di  

Sette minuti e cinquanta secondi. Tanto ci ha impiegato il giudice Alfredo Montalto per dire che non solo la Trattativa tra Cosa nostra e pezzi dello Stato c’è stata, ma che ad averla fatta sono stati i boss mafiosi, tre alti ufficiali dei carabinieri e il fondatore di Forza Italia. È una sentenza che riscrive la storia della fine della Prima Repubblica e l’inizio della Seconda quella emessa dalla Corte di Assise di Palermo.

I giudici hanno condannato a pene comprese tra 8 e 28 anni di carcere gli ex vertici del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, l’ex senatore Marcello Dell’Utri e i mafiosi Antonino Cinà e Leoluca Bagarella. A quest’ultimo è stata inflitta la pena di ventotto anni di carcere. I pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene avevano chiesto per lui una sentenza a 16 anni di carcere. 20 aprile 2018

Fonte Link: ilfattoquotidiano.it

"Il cane non ha abbaiato": come l'Emilia Romagna è diventata terra di mafia

Il dossier curato dall’associazione Mafie sotto casa presentato all’assemblea della Filcams a Parma

“L’Emilia Romagna è terra di mafia”. Parole del procuratore antimafia Roberto Pennisi. “La ‘ndrangheta si è infiltrata in Emilia Romagna senza colpo ferire”. Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia. È successo perché il “Cane non ha abbaiato”. È questo il titolo del dossier curato da Mafie sotto casa, un’associazione di volontari da anni impegnata a raccogliere dati e notizie sul fenomeno mafioso, rese liberamente  consultabili on-line (http://mafiesottocasa.com)

MAFIE SOTTO CASA: LA MAPPA DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA 

“È uno strumento per raccontare fino a che punto le mafie siano radicate sul nostro territorio. In questo modo abbiamo voluto renderle visibili” spiega la presidente dell’associazione Rebecca Righi, che ha presentato il volume nel corso dell’assemblea generale della Filcams a Parma. 

Padoan lascia in eredità 170 miliardi di maggior debito pubblico

ex Ministro Pier Carlo Padoan

Giuliano Balestreri

I signori del Debito pubblico: nei tre anni della gestione Padoan, il rosso cumulato dallo Stato è cresciuto di 119 miliardi di euro. Ma il peggio deve ancora arrivare. Secondo l’Osservatorio di Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, nei prossimi tre anni il debito pubblico crescerà “di ben 55 miliardi in più di quanto sarebbe spiegato dall’andamento del deficit”. Come a dire che l’eccesso di spesa non giustifica il peggioramento dei conti pubblici.

Il ministero dell’Economia ha provato a fare chiarezza spiegando che i 55 miliardi “includono le partite finanziarie, le stime riguardanti la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, la spesa per interessi sugli swap, la spesa per interessi sui Buoni Postali fruttiferi, gli introiti delle aste delle frequenze UMTS (conteggiate nel triennio solo nei dati di competenza)”.

Leggi anche Bilancio record per la Cdp grazie all’aiuto di Padoan

Una risposta che lascia diversi interrogativi sul reale stato di salute delle finanze pubbliche e che – di certo – complica la vita del prossimo governo. Anche perché in eredità al prossimo governo sono già stati lasciati 26,5 miliardi di clausole di salvaguardia da disinnescare entro il 2019 per evitare l’aumento dell’Iva.

Leggi anche Con l’aumento dell’Iva, il nuovo governo ha le mani legate

Nucleare, acqua contaminata nel mar Jonio. Sequestrato impianto Itrec di Rotondella (Matera): 5 indagati

Rotondella

I reati ipotizzati nell’inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire. L’impianto di Rotondella è gestito dalla Sogin e il sequestro riguarda anche l’impianto "ex Magnox", che si trova nella stessa area

Per evitare che continui lo scarico nel mare Jonio di acqua contaminata proveniente dall’impianto nucleare Itrec di Rotondella (Matera), la Procura della Repubblica di Potenza ha fatto eseguire stamani il sequestro di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico.

I reati ipotizzati nell’inchiesta sono: inquinamento ambientale, falsità ideologica, smaltimento illecito di rifiuti e traffico illecito di rifiuti. Ma lo smantellamento del sito potrà proseguire. L’impianto di Rotondella è gestito dalla Sogin e il sequestro riguarda anche l’impianto “ex Magnox”, che si trova nella stessa area. Le indagini sono cominciate dal “grave stato di inquinamento ambientale causato da sostanze chimiche” – cromo esavalente e tricloroetilene, che sono cancerogene – in cui si trova la falda acquifera sottostante il sito nucleare. Le sostenze sono usate per il riprocessamento di barre di uranio-torio. Nell’impianto sono custodite dagli anni Sessanta 64 barre di uranio provenienti da Elk River (Stati Uniti): il sito è in fase di decommissioning, ma il sequestro “non bloccherà queste attività”.

Tirreno Power, 26 rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo

Tutti gli imputati, dirigenti e membri del cda dell'ex centrale a carbone di Vado Ligure, andranno a processo. Lo ha stabilito il giudice di Savona. L’inchiesta era culminata con il sequestro della centrale nel marzo 2014 per presunte violazioni all’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale

I dirigenti e i membri del consiglio d’amministrazione di Tirreno Power saranno processati per le accuse di disastro ambientalee sanitario colposo. Lo ha stabilito il giudice di Savona che ha accolto le richieste di rinvio a giudizio di tutti i 26 imputati che erano state formalizzate dai pm Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi. Il processo all’ex centrale a carbone di Vado Ligure, che vedrà come parti civili sei associazioni ambientaliste – Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana – e il Ministero dell’Ambiente, inizierà il prossimo 11 dicembre.

Borotalco e mesotelioma: Johnson & Johnson dovrà pagare 95 milioni di euro di risarcimento


Nel 2016 il 46enne Stephen Lanzo ha fatto causa all'azienda dopo che gli è stato diagnosticato il tumore, che è in genere associato all'esposizione all'amianto

di Simona Marchetti

La Johnson & Johnson e il suo fornitore Imerys Talc dovranno dare altri 80 milioni di dollari (65 milioni di euro) al 46enne Stephen Lanzo, che nel 2016 fece causa alle due aziende dopo che gli venne diagnosticato un mesotelioma (un tipo di cancro che colpisce il rivestimento di alcuni organi e che è in genere associato all'esposizione all'amianto), a suo dire provocato dal borotalco che aveva usato per oltre 30 anni (il talco è un minerale che si trova spesso vicino alle miniere di amianto e diversi studi hanno dimostrato che esiste un rischio di contaminazione incrociata durante l'estrazione). La scorsa settimana una giuria aveva stabilito un primo risarcimento di 30 milioni di dollari (24 milioni di euro) per Lanzo (che è il primo uomo a fare causa per un cancro provocato dal borotalco, visto che le altre denunce riguardavano una possibile correlazione col cancro alle ovaie nelle donne) e di altri 7 milioni (5,7 milioni di euro) per la moglie Kendra, ma mercoledì una seconda giuria ha quasi triplicato l'entità del pagamento.

Le aziende faranno ricorso

Wind Tre, multa Antitrust di 4,25 milioni per pubblicità su fibra ottica e traffico dati: “Condotta omissiva e ingannevole”

Secondo il garante della concorrenza, la società di telecomunicazioni ha omesso "le informazioni sui costi del traffico extrasoglia una volta esauriti i giga inclusi nell’offerta". Nel mirino anche le campagne pubblicitarie per i servizi da rete fissa

Pubblicizzava offerte che garantivano di poter navigare online con lo smartphone senza limiti (ma non era proprio così). E ometteva di indicare tutte le condizioni (e i limiti) della sua fibra ottica. Ora è intervenuta l’Antitrust, che ha multato Wind Tre Spa per 4,25 milioni di euro e ha definito “omissiva e ingannevole” la sua condotta.

Secondo il Garante della concorrenza e del mercato, la società di telecomunicazioni ha omesso “le informazioni sui costi del traffico extrasoglia una volta esauriti i giga inclusi nell’offerta”. Le pubblicità incriminate sono “Free Unlimited Plus” e “Naviga senza pensieri alla massima velocità con la rete 4G Lte di 3” che, sottolinea l’Antitrust in una nota, “hanno lasciato erroneamente intendere ai consumatori che il servizio fosse caratterizzato da un traffico dati illimitato sia in download che in upload“. Una volta finiti i gigabyte proposti da questi pacchetti, infatti, gli utenti si vedevano addebitare dei costi aggiuntivi non segnalati in modo chiaro.

Ma nel mirino dell’Authority sono finite anche le campagne pubblicitarie per la connettività da rete fissa in fibra ottica. Wind Tre, evidenzia l’Antitrust, non ha fornito informazioni sufficienti sulle caratteristiche di questi servizi: dalle aree di copertura della fibra, alle differenze in termini economici e di velocità delle varie offerte. Una condotta, definita “omissiva e ingannevole”, perché “il consumatore, a fronte dell’uso del termine onnicomprensivo ‘fibra’, non è stato messo nelle condizioni di individuare gli elementi che distinguono, in concreto, le diverse tipologie di offerta”.

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