Marcello Adriano Mazzola* 

Il Tribunale di Catania ha scritto un provvedimento assolutamente rivoluzionario per un Paese arretrato e conservatore come il nostro. Addirittura ha osato spingersi sino ad affermare che i genitori (padre e madre) siano uguali dinanzi al figlio e che in caso di separazione nessuno possa dirsi preferibile a prescindere.

In una frazione di secondo ha demolito decenni di cultura mammista delle Corti italiane (sia ben chiaro, a prescindere dalla identità sessuale dei giudici), secondo cui la madre è sempre preferibile e il padre sempre deferibile.

In barba a qualsiasi sacro e fondamentale principio di uguaglianza, ribadito da ogni Convenzione internazionale. L’uguaglianza all’italiana. A sessi alterni. Se durante il matrimonio o la convivenza entrambi i genitori si ritengono adeguati, improvvisamente appena si rompe la cristalleria, il padre diviene inadeguato, al più relegato in panchina in attesa di giocarsi qualche minuto allo scadere del tempo o ai supplementari.

Lo dicono i numeri impietosi: circa il 5% dei figli “collocati” presso il padre, circa il 15% dei tempi di frequentazione genitore/figlio riconosciuti al padre, putacaso però gravato il padre anche del 70/80% di spese del mantenimento del figlio. Uno spettatore, lautamente pagante però. Un caso (aberrante) di onanismo genitoriale.