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La vita sta cambiando pelle

Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Grano made in Italy: Barilla firma accordo triennale

Partner saranno 65mila aziende del Paese per un indotto indiretto di quasi 200mila lavoratori

E' stato presentato, oggi a Marcianise (Caserta), nello stabilimento della Barilla, dove si produce la pasta Voiello, l'accordo siglato dalla multinazionale di Parma con gli agricoltori italiani per l'acquisto di 900mila tonnellate di grano duro per la produzione dei vari tipi di pasta.

L'intesa, che per la prima volta avrà durata pluriennale - durerà tre anni dal 2017 al 2019 - e vede come partner della Barilla 65mila aziende del Paese per un indotto indiretto di quasi 200mila lavoratori, ruota attorno, in particolare, all'acquisto del grano duro di tipo Aureo, prodotto di alta qualità e di livello proteico elevato - pari al 15,5% - con cui si realizza la totalità delle tipologie di pasta Voiello, vanto della gastronomia campana.

L'accordo premia gli agricoltori del Centro-sud, quelli di Abruzzo, Molise, Campania e Puglia, che in tre anni dovranno produrre 210mila tonnellate di grano duro, tra Aureo (130.000 tonnellate; 97% indice di glutine) e Svevo (80 mila tonnellate; 85% indice di glutine), per un investimento totale da parte di Barilla di circa 62 milioni di euro; per le aziende la remunerazione sarà elevata, pari a 270 euro a tonnellata come prezzo minimo di vendita rispetto ai 150 euro di qualche anno fa.

"La Campania - ha spiegato il responsabile del Settore Acquisti del Gruppo Barilla Luigi Ganazzoli - è la Regione in cui i contratti di coltivazione del grano duro hanno avuto lo sviluppo più significativo: nel nuovo accordo i volumi di acquisto del grano Aureo da parte di Barilla sono infatti aumentati del +30% (33.000 tonnellate) rispetto al 2016. La durata triennale dei contratti permette poi alle aziende di programmare e crescere". (ANSA).

Parmigiano-Reggiano preda delle lobby alimentari. Il prodotto agroindustriale italiano più contraffatto tra tracciabilità, cancerosità e sostenibilità

Non solo dubbi sulla tracciabilità, ma certezze sulla sua cancerosità come tutti i prodotti del latte vaccino e i suoi derivati. Per non parlare degli allevamenti lager di vacche ammalate e ormonate che costituiscono una ormai insostenibile filiera. LB 

Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente della Camera ha presentato una preoccupata interrogazione su uno dei simboli dell’agroalimentare italiano: il Parmigiano Reggiano, che rischia di diventare un “ibrido”.

Realacci spiega l’intricata situazione: «Il Parmigiano Reggiano è un campione nazionale e una delle eccellenze dell’agroalimentare made in Italy. Il Parmigiano Reggiano è infatti uno dei nostri 259 prodotti riconosciuti tra Dop e Igp, è uno dei formaggi italiani più conosciuti nel mondo ed anche un ottimo biglietto da visita per il nostro agroalimentare di qualità. Così noto e di successo da suscitare interessi poco limpidi, compresi gli appetiti di quanti si arricchiscono scorrettamente con l’italian sounding. Per tutelare questo campione del made in Italy dalla minaccia imitazioni ho depositato una interrogazione ai ministri dell’Agricoltura, dello Sviluppo Economico e delle Politiche Comunitarie.

«Stare in Apple? Come in monastero Il nuovo Steve Jobs sarà un italiano»

Colloquio con il manager Luca Maestri: «Qui conta il lavoro del team»

«A parte le levatacce — la mattina comincio alle 4.30 e il nostro capo, Tim Cook, spesso è già in pista alle 3.45 — lavorare alla Apple significa essere in mezzo a un esercito e vivere, al tempo stesso, in un monastero» racconta il direttore finanziario del gruppo di Cupertino, Luca Maestri, durante un incontro al Consolato italiano di New York moderato dalla giornalista Maria Teresa Cometto. Primo di una serie di dibattiti con dirigenti italiani che hanno raggiunto posizioni di vertice a livello mondiale, promossi dal console Francesco Genuardi. «Esercito», spiega questo manager considerato l’italiano di maggior peso nell’economia internazionale dopo Mario Draghi, «perché per sviluppare e mettere insieme prodotti complessi con parti di provenienza diversa che poi vanno consegnati tempestivamente ovunque nel mondo, ci vuole una disciplina militare. “Monastero” perché alla Apple l’ego lo devi mettere da parte: conta il lavoro del team, l’armonia del gruppo».

Parola chiave: «Engage»

Maestri non rivela nulla dei progetti futuri di Apple, ma si sofferma sulle sfide dell’era Trump. L’azienda si oppone a ogni misura limitativa dell’immigrazione: «Per noi sono steccati inconcepibili: siamo una società aperta con dipendenti di tutti i Paesi del mondo. Sono tutti uguali: contano solo le loro capacità, il talento che portano in America e alla Apple». Ma se altri in California si isolano o, addirittura, costruiscono rifugi antiatomici, «noi non abbiamo piani d’emergenza per la fine del mondo, non costruiamo bunker. Per noi la parola chiave è “engage”: confrontarsi, discutere, spiegare, cercare di convincere».

Conti pubblici: Italia commissariata e svenduta

Allarme spread! Bisogna tagliare il debito pubblico e attuare nuove privatizzazioni!

Ci risiamo, con il pretesto di uno starnuto dei ‘mercati’, la politica è pronta a mettere nuovamente le mani in tasca allo Stato, replicando gli interventi già sperimentati in passato e che si sono rivelati utili per la finanza internazionale, e dannosi per la collettività.

Dall’inizio della crisi l’Europa ha posto in essere una serie di provvedimenti finalizzati a tutelare, a tutti costi, “la stabilità finanziaria della zona euro” (principio introdotto nell’art. 136 del Tfue e richiamato nel trattato istitutivo della Troika, il Mes). Come? Trasferendo i costi del fallimento del mercato unico sui conti pubblici degli Stati e sulle spalle dei cittadini che hanno dovuto subire pesanti riforme in senso peggiorativo: riforma del sistema pensionistico, privatizzazioni, drastica riduzione dei diritti dei lavoratori, tagli ai salari, aumento della pressione fiscale e sempre minori risorse per il welfare e i servizi pubblici.

Risultato? La crisi è sempre più acuta, la ‘ricetta’ europea si è rivelata un clamoroso fallimento, eppure continuano ad utilizzarla, come se niente fosse.

Repubblica Parma, intesa cdr-azienda per la prosecuzione

Scongiurata la chiusura della redazione di Repubblica Parma. Al termine dell'incontro chiesto dal comitato di redazione all'azienda è stato sospeso il progetto di chiusura previsto dal primo aprile.

L'azienda ha convenuto sull'importanza strategica di una presenza in una città e in una provincia di primo piano dal punto di vista economico e politico.

Cdr e azienda hanno altesì convenuto che ogni altra iniziativa che dovesse riguardare la redazione di Repubblica Parma farà parte di un piano editoriale di più ampio respiro e che tenga conto dell'evoluzione del prodotto giornalistico e la salvaguardia dei posti di lavoro.

Fonte Link http://parma.repubblica.it/cronaca/2017/02/09/news/repubblica_parma_intesa_cdr-azienda_per_la_prosecuzione-157930109/ 


Comunicazione di Giorgio Pagliari

Parma ha rischiato di perdere una testata online che si è indubbiamente affermata nel panorama cittadino. La notizia del proseguimento delle attività di Parma Repubblica oltre la data che pareva fatidica del primo aprile non può essere dunque che accolta con grande soddisfazione. La chiusura avrebbe significato un pesante depauperamento della pluralità dell'informazione in città, oltre alla perdita di diversi posti di lavoro. Essere riusciti a salvaguardare questa realtà è una importante conquista, ma soprattutto è fondamentale l'avere raggiunto l'obiettivo del mantenimento degli attuali livelli occupazionali. E' un giorno positivo dunque non solo per Parma Repubblica ma per l'intera città.  Parma, 9 febbraio 2017

Sen. Giorgio Pagliari                                                                           

Enna, piastrelle tossiche dalla Cina: migliaia di pezzi sequestrati

Le mattonelle contengono sostanze come arsenico, nichel, piombo e cromo: cambiano colore e si degradano rivelandosi tossiche per la salute

Scoppia il caso "piastrelle tossiche" a Enna, in Sicilia. La Gdf ne ha sequestrate migliaia, contenenti sostanze come arsenico, nichel, piombo e cromo. Si tratta di piastrelle per pavimenti, provenienti dalla Cina, che cambiano colore e si degradano, rivelandosi altamente tossiche e nocive alla salute. Secondo l'Arpa "l'esposizione delle persone alle polveri generate dal calpestio delle mattonelle è causa di danno nel lungo periodo".

Dieselgate, Delrio: “Da noi nessun privilegio a Fiat”. E il report omissivo del ministero diventa provvisorio

Secondo il ministro sui veicoli della casa italoamericana che sono stati testati “non è stato riscontrato alcun sistema di manipolazione 'defeat device' non ammesso dalla vigente normativa". Ma la sua definizione di defeat device vietato è diversa da quella che ne danno le norme europee

di Luigi Franco 

PAOLO SCARPA: PARMA DIFENDA IL LAVORO IN COPADOR

Copador è un'azienda storica, strategica per tutto il nostro territorio e importante per la filiera dell'agroalimentare che, da due anni, sta vivendo una drammatica crisi. È a rischio il lavoro per 120 dipendenti e 450 stagionali. In Regione, a Bologna, si sta facendo molto soprattutto per garantire interventi pubblici rapidi in grado di consentire la semina di marzo e la continuità del lavoro, ma i lavoratori Copador debbono sentire di avere al loro fianco l'intera città. Quando parliamo di Copador ci riferiamo a una realtà che dal 1987 ha contribuito in modo sostanziale, stagione dopo stagione, all’integrazione del reddito di migliaia di famiglie. Il Comune di Parma può risollevare da solo le sorti di un’azienda, per di più collecchiese? No di certo, ma neanche può voltarsi dall’altra parte, non solo perché alla Copador hanno lavorato generazioni di suoi cittadini, ma perché se si sfilaccia il tessuto produttivo della provincia anche il capoluogo ne soffre. Su questo punto, richiamo le dichiarazioni del nostro deputato Giuseppe Romanini, sulla necessità, per questa come per altre realtà strategiche, di una regia ampia per il mantenimento della continuità produttiva, che coinvolga anche Governo e Regione e plaudo alle inziative dei Consiglieri Regionali e dell'assessore Simona Caselli. E che, spero da quest’estate in avanti, veda protagonista anche il Comune di Parma.

Parma, Reggio, Piacenza: unificate le Camere di Commercio

Decisione ratificata dai tre consigli degli Enti. 160 mila imprese iscritte, 200 dipendenti: sarà una delle prime tre in Italia

Via libera al cammino di accorpamento che porterà alla nascita di una delle più grandi realtà camerali italiane, forte della presenza in tre province di quasi 160.000 imprese iscritte, 200 dipendenti e altissimi livelli di informatizzazione dei servizi.

La decisione è stata assunta, individualmente, in contemporanea e all'unisono, dai Consigli delle tre Camere di Commercio di quell'Emilia occidentale che si estende dal fiume Secchia al Po su una superficie di 8.325 chilometri quadrati.
 
La volontà sancita dalle delibere dei Consigli camerali sarà ora comunicata ad Unioncamere e passerà al vaglio del ministero dello Sviluppo Economico, chiamato a pronunciarsi con specifico decreto sull'accorpamento, la cui piena realizzazione avverrà presumibilmente nelle prime settimane del 2018.
 
“Con le delibere assunte dai Consigli - sottolineano Stefano Landi, Andrea Zanlari e Alfredo Parietti, rispettivamente presidenti delle Camere di Commercio di Reggio Emilia, Parma e Piacenza - si conclude un percorso di approfondimento e di confronto complesso ma molto soddisfacente sia negli esiti che in tutti i passaggi che hanno consentito di evidenziare i tanti elementi di omogeneità che si riscontrano nei nostri territori, i comuni bisogni delle imprese e le più marcate vocazioni che li contraddistinguono". Proprio per questo - proseguono i presidenti delle tre Camere di Commercio -  le decisioni di oggi non ottemperano soltanto a norme stabilite dalla riforma delle Camere di Commercio, ma  gettano le fondamenta per una nuova "casa comune" delle organizzazioni e delle imprese dei nostri territori, caratterizzata da alti livelli di efficienza e da una condivisa visione delle azioni necessarie allo sviluppo".
 

Due o tre cose da sapere su Vincent Bolloré

 

Berlusconi ha pagato 13  olgettine fino a pochi mesi fa”, dicono  i giornali.  La magistratura riapre il fascicolo. Benchè senza  alcuna simpatia per questo imbecille, non posso far a meno di notare la coincidenza   di questa scoperta degli inquirenti milanesi con la scalata di Bolloré a Mediaset.  Nei momenti cruciali  per  il saccheggiatore globale, si può sempre far conto sulla magistratura  nostrana.

Qualche curiosità  su Vincent Bolloré, questo capitano d’industria che si è fatto le ossa nella Compagnie financière Edmond de Rothschild,  ed oggi è  maggiore azionista di Havas, sesto gruppo mondiale di telecomunicazioni, primo azionista di Vivendi,  secondo azionista di Mediobanca,  padrone di fatto di Telecom Italia, ora  scalatore delle  residuali ricchezze del Berlusconi.

Una puntuta biografia di Le Point, risalente al 2003,  lo dice “capace del peggio e del meglio” e “fervente cattolico”  perché, dice lui, “amo questa religione perché ci si può  far perdonare” .

Cattolico certo. Ma con una nonna materna di nome Nicole Goldschmidt:  donna di gran carattere “che ha contato molto per lui,  fino a farlo dubitare della sua propria identità” (sic). Sposata all’industriale cartario Henry Follot, nonna Goldschmidt (1899- 1993)  si  mise immediatamente dalla parte di De  Gaulle; lo seguì nel “governo”  in esilio a Londra, entrò nella resistenza e divenne una colonna dei servizi di spionaggio del Generale. Dopo la guerra, sotto  la copertura di dama della Croce Rossa, ha continuato “una lunga carriera di agente segreto in  seno ai servizi operativi dello Sdece, specialmente assicurando i collegamenti del servizio con i suoi  omologhi israeliani”.

Palazzo Pallavicino donato alla Fondazione Cariparma

Palazzo Pallavicino in piazzale Santa Fiora a Parma

Palazzo Pallavicino di piazzale Santafiora a Parma passa alla Fondazione Cariparma.

L'importante donazione verrà ufficializzata mercoledì nel corso di uan conferenza stampa convocata a palazzo Bossi Bocchi a cui parteciperanno Maria Gabriella Pallavicino e Paolo Andrei, presidente della Fondazione Cariparma.

L'immobile di proprietà della casata parmense è dal 1977 sede distaccata del Tar dell'Emilia-Romagna, con giurisdizione, in materia di giustizia amministrativa, sulle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Modena.

La Parma di Giò - A Casa Pallavicino

Il palazzo, fra i più grandi di Parma, è stato edificato tra il 1400 e il 1500 dalla nobile casata degli Sforza di Santa Fiora che poi lo cedettero nel 1644 ai parenti Pallavicino, marchesi di Zibello. Fu il marchese Alfonso Pallavicino ad avviarne una radicale ristrutturazione compresa l'attuale facciata barocca.

Fonte Link parma.repubblica.it 

La Brexit cancella il lavoro di economista: previsioni tutte sbagliate

Stando ai dati economici dei primi sei mesi dal voto in favore della Brexit, risulta che il Paese non solo non si è arrestato, anzi ha iniziato a crescere più di prima aggiudicandosi la palma del miglior Paese del G7 nel 2016. L'economista è una professione in crisi

di ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA – Le Cassandre hanno sbagliato tutto: davanti ai risultati dell’economia dopo la Brexit, gli economisti devono sentirsi “in crisi” e ripensare il proprio mestiere. Lo dice la Banca d’Inghilterra, battendosi per prima il petto in un simbolico mea culpa, di fronte alle cifre sull’andamento del pil: la Gran Bretagna ha chiuso il 2016 come l’economia più forte del G7 e dunque del mondo, con una crescita per l’anno intero del 2,2 per cento, superiore a Germania, Stati Uniti e Francia, i paesi con il pil più solido alle sue spalle, per tacere degli altri, Canada, Italia e Giappone, ancora più indietro. 

Dicembre, come se non bastasse, ha registrato nel Regno Unito l’attività economica più florida dell’ultimo anno e mezzo; e in generale l’economia britannica ha accelerato dopo il referendum sull’Unione Europea del 23 giugno scorso, anziché rallentare o addirittura crollare come pronosticavano molti analisti. Il pil, infatti, è cresciuto dello 0,3 e dello 0,6 per cento nei primi due trimestri del 2016, e dello 0,6 e dello 0,5 per cento negli ultimi due, cioè nei sei mesi successivi alla consultazione referendaria con cui la Gran Bretagna ha deciso di uscire dalla Ue.

Il ruolo dei cavi nei sistemi robotizzati

Sempre più complesse e veloci sequenze di movimenti dei moderni sistemi robotizzati nelle applicazioni industriali richiedono cavi flessibili resistenti alla torsione con lunga durata di esercizio, ma non solo.

Quando si guarda un sistema industriale di una certa complessità, soprattutto se con parti mobili che eseguono velocemente sequenze di operazioni diverse, l’attenzione è soprattutto attirata dall’insieme dei movimenti, dalla rapidità e precisione delle azioni. Si ha quindi una percezione di insieme che porta a un’incompleta valutazione dei componenti di dettaglio costituenti la macchina, con priorità a quelli più appariscenti.

E’ il caso dei robot, per il quale si valuta la dinamica complessiva, concentrandosi semmai sul braccio mobile o sugli elementi di presa anche perché incuriosisce e stupisce il modo in cui la tecnologia sia riuscita a imitare movimenti tipici dell’uomo, per esempio afferrare e spostare. Più precisamente il riferimento è a una delle differenti categorie di robot, i cosiddetti robot antropomorfi, caratterizzati da una struttura cinematica aperta, con sei gradi di libertà e un inviluppo di lavoro sferico, il cui nome evoca la riproduzione della sembianza e del movimento di un braccio umano. Per curiosità, i sei gradi di libertà prima citati si possono associare a mano, polso, gomito, braccio, spalla e corpo (quest’ultima parte è la base cui il robot è ancorato). I movimenti si basano su complessi algoritmi di cinematica, gestiti da un controllo elettronico centrale, e gli elementi meccanici costituenti sono tra loro collegati da giunti e movimentati da motori elettrici che vanno ovviamente alimentati, senza dimenticare il flusso di segnali e dati da e verso il robot, e qui entrano in gioco i cavi, che non sono normali cavi elettrici, ma con caratteristiche adatte all’impiego in sistemi robotizzati.

Banche, “Monte dei Paschi nel 2015 ha fatto 107 milioni di utili in paradisi fiscali. Per Veneto Banca 103 milioni in Irlanda”

Un'inchiesta del sito dell'Espresso rivela che sia gli istituti in crisi sia i più sani hanno guadagnato decine o centinaia di milioni attraverso filiali registrate nei Paesi a bassa fiscalità. Unicredit e Intesa hanno realizzato rispettivamente il 23% e il 15% dei profitti pre-tasse in nazioni dove il carico fiscale è a livelli minimi. Per Mediolanum la percentuale supera il 50%

La grande malata Monte dei Paschi, che ha ancora bisogno del soccorso dello Stato. Veneto Banca e Popolare di Vicenza, affossate dagli ex vertici e finite in pancia al fondo Atlante di cui è azionista anche Cassa depositi e prestiti. Ma anche i big Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mediolanum. Passando per Ubi e Banca Generali. Tutte accomunate, come emerso da un’analisi del sito dell’Espresso sui bilanci 2015, dal fatto di aver guadagnato decine o centinaia di milioni attraverso filiali registrate nei paradisi fiscali europei o nei più noti Paesi a bassa fiscalità del resto del mondo. Il timore è “che questi fondi possano essere spostati all’estero invece che tornare nelle casse dello Stato, tramite utili tassati in Italia, una volta che le banche si saranno rimesse in carreggiata”, è il commento dell’esperto di fiscalità internazionale Tommaso Faccio, riferito in particolare alle banche che stanno per ricevere aiuti pubblici.

Poste, il risparmio tradito da quattro fondi immobiliari

Si chiamano Invest Real Security, Obelisco, Europa Immobiliare 1, Alpha. Collocati tra il 2002 e il 2005, sono tutti in difficoltà. Allo studio un possibile risarcimento

di WALTER GALBIATI

MILANO. C'è un caso di risparmio tradito che ha fatto meno scalpore del Monte dei Paschi o dell'Etruria, ma che sta per deflagrare con numeri da capogiro. Riguarda migliaia di risparmiatori che hanno pensato bene di lasciarsi incantare dalla tradizionale sicurezza che garantivano i prodotti di risparmio postali, associati con un altro investimento "sicuro" come il mattone.

Banche in paradiso, contribuenti all'inferno: salvate dallo Stato eludono il fisco

Dall’istituto di Siena a Intesa, da Unicredit a Mediolanum: ecco come i grandi gruppi  del credito eludono il fisco italiano attraverso le loro controllate in Lussemburgo,
a Bermuda e nelle Cayman. 
Ma quando le cose vanno 
male, lo Stato deve intervenire con miliardi di soldi pubblici

DI STEFANO VERGINE

Hanno incassato all’estero decine di milioni di euro. Hanno gonfiato di profitti filiali registrate nei più aggressivi paradisi fiscali. Uffici senza nemmeno un dipendente. Eppure, lo Stato italiano corre in loro soccorso. Le aiuta mettendo a disposizione denaro pubblico. Soldi di chi ha pagato le tasse in Italia usati per salvare chi le tasse le ha pagate spesso fuori dai confini nazionali. È il paradosso di Monte dei Paschi di Siena, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Too big to fail, direbbero gli americani. Troppo importanti per essere lasciate al loro naturale destino, è l’argomentazione del governo italiano. Fatto sta che le tre grandi banche salvate al grido di «tuteliamo i risparmiatori» fanno parte della lista degli istituti con il vizietto dell’offshore. Big del credito che per anni hanno dichiarato buona parte dei propri guadagni in Stati o Staterelli dove le imposte sono basse, bassissime, a volte addirittura inesistenti. Dai grandi classici europei come Irlanda e Lussemburgo ai paradisi esotici a sovranità britannica tra cui Cayman e Bermuda. Fino a Singapore ed Emirati Arabi, le nuove piazze asiatiche tax-free.

CONVENZIONE MONETARIA TRA L'UNIONE EUROPEA E LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

CONVENZIONE MONETARIA TRA L'UNIONE EUROPEA E LO STATO DELLA CITTA' DEL VATICANO 

 

(2010/C 28/05)

L’UNIONE EUROPEA, rappresentata dalla Commissione europea e dalla Repubblica italiana,

e

LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, rappresentato dalla Santa Sede ai sensi dell’articolo 3 del trattato del Laterano,

considerando quanto segue:

(1) Il 1 o gennaio 1999 l’euro ha sostituito la moneta di ciascuno Stato membro partecipante alla terza fase dell’Unione economica e monetaria, tra cui l’Italia, ai sensi al regolamento (CE) n. 974/98 del Consiglio, del 3 maggio 1998.

(2) Prima dell’introduzione dell’euro l’Italia e lo Stato della Città del Vaticano erano uniti da accordi bilaterali in materia monetaria, in particolare la convenzione monetaria tra la Repubblica italiana e lo Stato della Città del Vaticano, conclusa il 3 dicembre 1991.

(3) Nella dichiarazione n. 6 allegata all’atto finale del trattato sull’Unione europea si dichiara che la Comunità deve facilitare la rinegoziazione degli accordi vigenti con lo Stato della Città del Vaticano che risultasse necessaria a seguito dell’introduzione della moneta unica.

(4) Il 29 dicembre 2000 la Comunità europea rappresentata dalla Repubblica italiana in associazione con la Commissione e la BCE ha concluso una convenzione monetaria con lo Stato della Città del Vaticano.

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