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Economia e Finanza

Economia e Finanza: informazioni e opinioni di economia, finanza, mercati finanziari, banche, industria, artigianato, agricoltura. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

"LE TASSE SONO UN FURTO" - dott. Varone e prof. Padovani

Un grande successo per la numerosa partecipazione all’incontro/dibattito dal titolo “ Euro contro Costituzione” che si è svolto domenica 12 ottobre a Pescara ed al quale abbiamo presenziato. Oltre 150 persone presenti fisicamente e 1528 utenti collegati via internet, stando ai dati di www.abruzzolive.tv che ha curato  la diretta streaming.

In “cattedra” c’erano il dott. Gennaro Varone, magistrato della Procura di Pescara, ed il prof. Cesare Padovani, docente dell’Università de L’Aquila (nonché membro del Comitato Scientifico della nostra Scuola di Studi Giuridici e Monetari ).

 L’impegno del dott. Varone nel diffondere la conoscenza sulla truffa ed incostituzionalità dell’Eurosistema è davvero encomiabile e a tale impegno si è aggiunto il supporto del prof. Cesare Padovani  che ha dimostrato come sia matematicamente impossibile ripagare gli interessi sull’Euro che ci viene prestato e , di conseguenza, come le tasse vanno a “succhiare” sangue dall’economia reale per ripagare Debito Pubblico alle banche detentrici dei titoli di Stato. Un prelievo fiscale “usurante” dovuto a leggi ratificate per accontentare i voleri dei soci della BCE, come ha dimostrato il dott. Varone che su questo aspetto si è molto soffermato evidenziando l’impossibilità di poter rispettare il pareggio di bilancio dello Stato con l’Euro.

L’impossibilità di consentire ad una comunità sociale chiamata RES PUBBLICA di essere “sovrana” a tutti gli effetti e soddisfare i fabbisogni della propria economia ,senza una politica monetaria che impedisce di svolgere funzioni primarie sociali, di sicurezza, sanitarie, educative e di servizi.

Debito Pubblico Comune di Parma e sue Partecipate

Palazzo Comune di Parma

- il debito bancario delle Società partecipate è aumentato di 12.751.000 euro;

- il patrimonio netto delle partecipate ha subito una perdita di quasi 14.900.000 euro;

-il Comune ha trasferito alle Partecipate tra il 2012 e il 2015 ben 162 milioni di euro, pari al 27% delle tasse versate dai cittadini;

-Il Comune di Parma nel quadriennio 2012-2015 ha incassato in tutto 597,5 milioni di euro attraverso tasse e imposte comunali: nel 2014 ogni cittadino ha corrisposto ben 941 euro di tasse, la leva fiscale più alta in assoluto di tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna fra i 50.000 e i 200.000 abitanti e ben al di sopra della media nazionale (650 euro pro capite). Nel 2011, con 474 euro pro capite, erano invece i meno tassati in assoluto fra i cittadini dei Comuni equiparabili in Regione.

- il Comune di Parma ha ceduto patrimonio immobiliare e soprattutto azioni IREN 18 milioni di azioni sono passate dalle mani pubbliche a quelle delle grandi banche che, per pubblica ammissione dell’amministratore delegato di STT, «non ci hanno rimesso quasi nulla». Bella ristrutturazione del debito! Le tasse dei cittadini sono invece aumentate in quattro anni del 100%.

-La Commissione Audit sul debito pubblico di Parma chiede che venga istituita una COMMISSIONE DI INCHIESTA pubblica e popolare sul debito

Caso Mps, Deutsche Bank accusata di “crimanilità organizzata”

 Daniele Chicca

Dopo essere stata giudicata colpevole di manipolazione di mercato, Deutsche Bank è ora accusata di aver gestito un’organizzazione criminale internazionale. Stiamo parlando del caso legato a MPS di cui si sta occupando il tribunale di Milano. Ora sulla testa dei vertici della banca rischia di pendere anche l’aggravante dell’attività di stampo mafioso.

Deutsche Bank, la prima banca di Germania, è già accusata di aver aiutato MPS a falsificare i conti per poter nascondere le perdite. Ora deve rispondere di accuse ancora più pesanti. Nel periodo a cui si riferiscono i fatti incriminati, la banca è sospettata di aver messo in piedi una organizzazione criminale internazionale.

I procuratori si sono serviti di documenti interni e di una serie di email di Deutsche Bank per convincere i tre giudici della Corte della presenza di circostanze aggravanti da tenere in conto nei capi d’accusa rivolti contro l’istituto di credito tedesco e che riguardano alcune operazioni sospette legate a strumenti derivati.

Come riportato da Bloomberg il materiale citato in aula include anche il messaggio “ben fatto!” inviato da un trader a un banchiere che ora è sotto processo. Il motivo per cui la procura cerca di dimostrare la presenza di nuovi capi d’accusa contro il gigante bancario è che se si dimostrasse che i crimini di manipolazione di mercato e falso di bilancio sono stati commessi da un’organizzazione internazionale attiva in diversi paesi, le multe comminate sarebbero molto più salate e le pene in carcere più lunghe.

MONETA NOSTRA, GIUSTIZIA LORO

Marco Della Luna

Stiamo conducendo una campagna culturale e giudiziaria per portare i giudici a riconoscere (o a rifiutarsi di riconoscere) l’incostituzionalità e illegalità dell’attuale sistema monetario, in cui le banche esercitano – senza autorizzazione legale e senza pagarci sopra le tasse – il potere monopolistico di creare denaro dal nulla, e in cui tutti gli altri soggetti, Stato compreso, sono costretti a prenderlo a prestito a interesse composto, subendo così un preordinato processo di indebitamento a strangolo di tutte la società, che la spreme fino a spogliarla dei beni, dei redditi, dei risparmi, della possibilità di fare politica, in favore del capitale finanziario, e attua così esattamente l’opposto di quanto prescritto dalla Costituzione, la quale letteralmente si fonda sul lavoro e sulla realizzazione dell’eguaglianza sociale.

Stiamo spingendo i magistrati a compiere una scelta riconoscibile da tutti: o dichiarano l’illegalità di questo sistema, oppure si schierano con esso, rendendo percepibile a tutti che might is right, cioè la forza fa il diritto, il diritto è la canonizzazione dei rapporti di forza materiale e di interesse economico, mentre la legge e i giudici servono a dare una parvenza di legittimità e di moralità al sistema risultante. In realtà, la legalità, lo stato di diritto, la giustizia, non possono esistere, sono chimere, perché i detentori del potere reale, materiale, dirigono sempre, nel complesso, l’azione del potere giudiziario come di quello legislativo, esecutivo, informativo.

Stt, collocate sul mercato azioni Iren per 18 milioni di euro

Stt Holding, la società partecipata interamente controllata dal Comune di Parma, ha collocato sul mercato azioni Iren per un valore di 18 milioni di euro. L'operazione è stata seguita da Unicredit Corporate & Investment banking, come sole bookrunner, in collaborazione con Kepler Cheuvreux.

Il collocamento, con procedura di accelerated bookbuilding rivolto ad investitori istituzionali, si è chiuso ad un prezzo finale di 1,98 euro per azione. Il Comune di Parma detiene il 2,6% di azioni Iren. Stessa operazione, pe run valore di 7,7 milioni di azioni, ha fatto il Comune di Reggio che detiene il 7,7% dell'azienda.

La cessione di quote, già annunciata da Iren e dal Comune di Parma, serve a garantire la copertura del debito maturato dalla holding. 17/05/2017

Fonte Link parma.repubblica.it

Mps, i pm chiedono il giudizio per Viola, Profumo e Salvadori

La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, ex presidente ed ex ad di Mps e di Paolo Salvadori, ex presidente del Collegio sindacale dell’istituto, accusati di falso in bilancio e aggiotaggio, per i quali lo scorso aprile il gip Livio Cristofano ha respinto l’istanza di archiviazione della loro posizione. I pm Stefano Civardi, Giordano Baggio e Mauro Clerici hanno inviato all’ufficio gip la richiesta di processo per i tre manager dopo che il giudice aveva disposto l’imputazione coatta. Sempre nell’ambito di questo filone di indagine, il sostituto pg Felice Isnardi, che in seguito alla archiviazione disposta dalla Procura di Mps, indagata in base alla legge sulla responsabilità degli enti, aveva disposto come prevede il codice nuovi accertamenti sulla banca, ha trasmesso gli atti ai pm affinché chiudano l’inchiesta con il deposito degli atti in vista di una riunione del procedimento con quello di Profumo, Viola e Salvadori. La tranche d’indagine, trasmessa da Siena la scorsa estate, riguarda la contabilizzazione a ‘saldi aperti’ dei derivati Santorini e Alexandria, operazioni strutturate la prima con Deutsche Bank e la seconda con Nomura. I pm Civardi, Baggio e Clerici, coordinati dal procuratore Francesco Greco, sostenevano che Viola, ora ad della Popolare di Vicenza, e Profumo, visti il ‘restatement’ del bilancio di Mps da loro effettuato e la scoperta dei vari ‘trucchi’ che sarebbero stati adottati da chi li ha preceduti per abbellirlo e nascondere ‘buchi’, avrebbero agito senza alcuna intenzione di falsificare i bilanci ne’ di occultare le perdite.

Ghizzoni e l’affaire Etruria: "Un problema dei politici lo risolvano loro, non io. In Parlamento dirò tutto"

Nella sua casa in Val Trebbia il manager ex Unicredit rifiuta il ruolo di arbitro: "Se il governo regge non può dipendere da me"

dal nostro inviato ANDREA GRECO

SCRIVELLANO (PIACENZA). "Se mi convocheranno parlerò alla commissione d'inchiesta: in Parlamento, non sui giornali, risponderò ovviamente a tutte le domande che mi faranno". Il muro del no comment regge, ma un forellino per guardarci attraverso si nota. Federico Ghizzoni, il banchiere più inseguito d'Italia, dribbla i tanti giornalisti venuti ad aspettarlo sotto la casa di campagna. Ma a chi insiste di più fa capire meglio il suo stato d'animo, la sua voglia di togliersi quello che è diventato un peso. Quando il campo sarà sgombro dalle strumentalizzazioni mediatiche, che a ore alterne lo vogliono ariete dell'opposizione o parafulmine del governo, darà il suo contributo di cittadino perché si chiariscano i rapporti tra la maggioranza, la sua icona Maria Elena Boschi e la Banca dell'Etruria, saltata nel 2015 mentre il padre e il fratello dell'allora ministra operavano ai piani alti. "Adesso non parlo, perché non si può mettere in mano a un privato cittadino la responsabilità della tenuta di un governo - si è sfogato Ghizzoni dopo il pranzo domenicale, consumato prudenzialmente in casa -. E' un caso della politica, sarebbe dovere e responsabilità della politica risolverlo ".

George Soros, l'uomo che gettò sul lastrico (anche) l'Italia

Augusto Rubei

Tutti lo ricordano per aver piegato la sterlina. L'uomo che gettò sul lastrico la Banca d'Inghilterra. Era il 16 settembre del 1992 quando George Soros salì improvvisamente alle cronache internazionali, dopo aver venduto sterline allo scoperto per un equivalente di circa 10 miliardi di dollari statunitensi. L'operazione gli valse un guadagno di oltre 1 miliardo.

Ma il 16 settembre 1992 è una data che resta scolpita anche nella memoria del nostro Paese. La stessa operazione, quello stesso giorno, fu infatti condotta contro la Banca d'Italia: vendendo lire allo scoperto (con il suo fondo Quantum) Soros contribuì a causare una perdita valutaria pari a 48 miliardi di dollari. Le conseguenze dell'azione speculativa furono devastanti: la Lira italiana riportò una perdita di valore del 30% e l'uscita dal Sistema monetario europeo. Per rientrarvi, il governo fu obbligato a una delle più pesanti manovre finanziarie della sua storia - circa 93 mila miliardi di lire - al cui interno, tra le tante misure, fece per la prima volta la sua comparsa l'imposta sulla casa (Ici), oggi divenuta Imu.

Negli anni successivi, in più di un'intervista Soros definì quella contro l'Italia "una legittima operazione finanziaria. Mi ero basato sulle dichiarazioni della Bundesbank, che dicevano che la banca tedesca non avrebbe sostenuto la valuta italiana. Bastava saperle leggere". Del resto, aggiunse, "gli speculatori fanno il loro lavoro, non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie".

SOROS INCONTRA GENTILONI

Soros

Giulietto Chiesa

SOROS INCONTRA GENTILONI

Non è che, per caso, viene in Italia per fermare le inchieste contro i suoi traffici di migranti?

Basta fare qualche conto e qualche nome. 
Prendi il MOAS (Migrant Offshore Aid Station) che ha preso almeno mezzo milione di dollari dalla benemerita AVAAZ, quella che lancia sondaggi "umanitari" a ritmo vertiginoso. 
Solo che AVAAZ ha, tra i suoi fondatori, la famosa "Move-on", 
la quale prende soldi da Soros.

Poi prendi "Save the Children", che ha come partner, direttamente la "Open Society Fondations", che è una creatura di Soros. Ma che ha anche tra i suoi numi tutelari la "Fondazione Carlyle" (uno dei più importanti trust "benefici" , e non solo, degli USA.

Sempre alla "Open Society Foundation" di Soros attinge i suoi contributi l'altra famosa ONG che porta il nome di "Medici Senza Frontiere". Che tra non molto prenderà il premio Nobel, battendo per fama i "Caschi Bianchi" di Siria, che, guarda caso, prendono soldi da Soros, oltre che godere dell'Oscar cinematografico.

A questo punto non sarebbe fuori di luogo che qualche magistrato italiano spiccasse un mandato di cattura contro Soros, incriminandolo per i suoi reiterati tentativi di turbare l'ordine pubblico in Italia. Invece il capo del nostro governo lo riceve come amico. 
Resta da sapere di cosa hanno discusso.

Vediamo se si trova un giornalista italiano che lo chiederà al nostro primo ministro.

Gliulietto Chiesa
Pandoratv.it 

GENTILONI RICEVE SOROS ( CERCANDO DI NON FARLO SAPERE).

 Maurizio Blondet

Soros si è fatto ricevere da Gentiloni,   a Palazzo Chigi. Nei giorni della polemica sulle ONG scafiste,  alcune ampiamente finanziate dal miliardario speculatore, Palazzo Chigi ha cercato di far passare la cosa sotto silenzio, non diffondendo alcun comunicato ufficiale, non confermando la   visita ai giornalisti del Tg7 che  hanno chiesto informazioni. “Gentiloni conosce Soros da tempo”, ha detto Mentana nel suo tg.

“Elvira Savino di Forza Italia annuncia addirittura un’interrogazione parlamentare sui motivi della visita di Soros a Palazzo Chigi”, ha scritto Huffington Post, “ Roberto Calderoli chiede a Gentiloni di spiegare perché abbia ricevuto “il miliardario che, attraverso le sue associazioni, è sospettato di finanziare l’immigrazione di massa dai Paesi africani verso l’Europa utilizzando l’Italia come porta di accesso”. Mi sembra il minimo dovuto: questa losca visita è uno scandalo intollerabile. Uno in più di questo Gentiloni che, non essendo eletto da nessuno, sta posizionando la politica  estera dell’Italia estremamente discutibili e contrarie all’interesse nazionale: basti ricordare il “caso Regeni” per cui ha rotto i rapporti con l’Egitto – dove non ha ancora rimandato l’ambasciatore.   Che giochi gioca Gentiloni?  Da agente straniero?  Che cosa si sono detti con Soros? Ha assicurato il miliardario che le indagini  sulle sue ONG-scafiste saranno insabbiate? Dopotutto il ministro della ‘giustizia’  Orlando aveva cercato di mettere sotto inchiesta il magistrato Zuccaro, quindi la domanda è lecita.. Tocca ancora una volta dar ragione a Salvini al Cara di Mineo:

”Gentiloni tace e per me è complice, pronti a chiederne le dimissioni’‘

“Gentiloni tace sui dossier dei servizi segreti relativi al business dello scafismo di Stato, per me quindi è complice. Trovo allucinante questo silenzio del Presidente del consiglio“.

Consorzio Agrario di Parma: diciassette richieste di rinvio a giudizio

L'inchiesta per bancarotta fraudolenta

Gli ex presidenti Fabio Massimo Cantarelli e Luigi Malenchini, gli ex consiglieri Paolo Bandini, Guido Baratta, Enrico Bilzi, Lorenzo Bonazzi, Gianni Brusatassi, Celeste Cavaciuti, Davide Guareschi, Ezio Pederzani, l'ex direttore generale Umberto Colla, gli ex sindaci Genesio Banchini, Massimo Bianchi, Gianluca Broglia, Michele Pellizziari e infine gli ex revisori dei conti Maurizio Magri e Marco Menegoi.

Sono le persone per cui la Procura di Parma, dopo le indagini portate avanti dalla Finanza, ha chiesto, come scrive la Gazzetta di Parma, il rinvio a giudizionell'inchiesta aperta per bancarotta fraudolenta relativa al Consorzio Agrario di Parma. Per altri tredici, inizialmente indagati, è stata fatta istanza d'archiviazione.

Secondo la Procura, ex amministratori, sindaci e revisori, a vario

 titolo, avrebbero messo in atto operazioni dolose, plusvalenze fittizie e falsi per non far emergere il dissesto economico che nel 2011 ha portato al commissariamento del Consorzio a fronte di un buco di 80 milioni di euro. Dal 2014, superato il commissariamento e grazie al lavoro dei nuovi amministratori, la realtà agricola è di nuovo pienamente operativa04 maggio 2017
 
Fonte Link parma.repubblica.it 

LE MENZOGNE SULLA RISERVA FRAZIONARIA E I SOLDI DEI RISPARMIATORI INVESTITI IN FINANZA

Anticipo subito che l’argomento che affronteremo oggi è un po’ lungo e spinoso dal punto di vista concettuale, ma rappresenta la base indispensabile per capire come funziona il sistema bancario e monetario moderno nel suo complesso. Una volta capito il meccanismo di funzionamento della riserva frazionaria, non esiste in effetti altro ambito teorico o procedurale che non possa essere spiegato utilizzando la falsa e ingannevole applicazione del concetto in questione. Dalla distorta impostazione del processo di creazione della riserva frazionaria discendono infatti a cascata tutte le anomalie e storture del sistema monetario basato sul regime fiat money (creazione di denaro dal nulla senza vincolo di convertibilità in oro o altro bene reale di scambio), che ricordiamo è stato avviato a partire dal 1971, anche se la maggioranza degli addetti ai lavori ha preferito nascondere e trascurare gli effetti pratici del grande cambiamento avvenuto e sono stati sempre troppo pochi quelli capaci di comprendere le conseguenze di questa incredibile rivoluzione epocale.
In maniera molto sintetica, la riserva frazionaria rappresenta quella parte di denaro depositato dai clienti o raccolto tramite emissione di titoli obbligazionari che la banca è costretta ad accantonare e mettere da parte per evitare di trovarsi a corto di liquidità nei momenti di necessità. Questa pratica discende dalla constatazione puramente statistica fatta dagli antichi orafi e banchieri, secondo la quale soltanto una parte minima dei clienti che depositavano l’oro in cambio di banconote o di certificati di deposito tornava poi in banca per ritirare materialmente l’oro depositato e riconsegnare le banconote.

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