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Florance: news sul cinema, fotografia, TV, moda, editoria, costume. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Eredità Longari Ponzone, non ammesso il ricorso del comune casalese

CASALMAGGIORE – Il primo atto di un’annosa vicenda, iniziata nel 2010 con il decesso (il 4 giugno) del nobile Pietro Longari Ponzone, ha visto il comune di Casalmaggiore andare sotto in Tribunale a Cremona. “Ma ce l’aspettavamo” glissa Paolo Antonini, l’avvocato scelto dal comune per difendere la propria posizione “e abbiamo comunque un secondo ricorso, ritenuto invece ammissibile dal giudice”.

Andiamo con ordine, perché la questione è nota a molti ma forse non a tutti. IL 26 febbraio 2004 il nobile Pietro Longari Ponzone redige un testamento olografo nel quale, oltre a ricordarsi dei suoi eredi, lascia al comune di Casalmaggiore una buona percentuale di beni immobili, ubicati per la maggior parte a Rivarolo del Re, ma anche nello stesso comune casalese. Nel giugno 2009 il testamento viene però revocato e in quel momento Longari Ponzone, che morirà un anno dopo, risulta ricoverato in una clinica geriatrica. Il nobile nato nel 1922 non può firmare la revoca a causa, come spiega un primo certificato medico, della rigidità della mano malata. A quel punto, con la revoca, scatta la successione ex lege, a vantaggio dei fratelli Michele e Anna Maria Micheli, notai, già noti al comune di Casalmaggiore per la controversia riguardante tre statue, poste nella cappella di famiglia dello stesso Longari Ponzone, il cui trasferimento è stato “bloccato”, tramite l’intervento della Sovrintendenza ai Beni Culturali, dalla stessa amministrazione.

Un miliardo e mezzo di euro pubblici dati ai giornali che non leggi.

INTANTO LA LIBERTÀ DI STAMPA CROLLA

Nonostante i recenti tagli, ce n'è davvero per tutti i gusti. Ma a pagarli sono tutti i contribuenti italiani, senza distinzioni: parliamo dei giornali che ricevono aiuti di Stato. 
L’ultimo aiuto prevede per il 2015 oltre 39 milioni e mezzo di euro di contributi diretti, praticamente soldi cash erogati dallo Stato. 

UN MILIARDO E MEZZO DI EURO
Dal 2004 al 2015 il Caffè ha potuto ricostruire buona parte degli importi stanziati, in base ai dati pubblicati dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria presso la Presidenza del Consiglio: quasi un miliardo e mezzo di euro. Ci sono poi gli aiuti erogati sotto forma di agevolazioni fiscali su utenze telefoniche, spedizioni postali, rimborsi per la carta e per la spedizione degli abbonamenti, interessi sui mutui ed altro ancora. Questi ultimi li chiamano contributi indiretti e ne usufruiscono di solito i grandi gruppo editoriali, come quelli che ad esempio pubblicano “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera” o “Il Sole 24 Ore”. Il noto quotidiano di economia e finanza, edito dalla Confindustria, purtroppo è alla canna del gas, sull'orlo del fallimento: “Dall’ultimo miglio – scrivono i suoi giornalisti – siamo passati all’orlo del baratro”. Eppure anche loro hanno attinto alla mammella pubblica: ad esempio nel 2004 tre milioni di euro li ha presi “Il Sole 24 Ore”, emblema dell'imprenditoria italiana e organo della Confindustria, che evidentemente non disdegna l'aiuto dello Stato, nonostante la vocazione al libero mercato e alla imprenditorialità, che dovrebbe significare andare avanti con le proprie forze. Un miliardo e 469 milioni e 770mila e spicci è il totale assegnato dai vari governi alla carta stampata dal 2004 al 2015. Ma solo come contributi diretti. Ma ne andrebbero aggiunti tanti altri.

L’Espresso in stato d’agitazione per chiusura sito e tagli agli stipendi.

L'Espresso in stato di agitazione

La protesta nasce dall'annuncio del management del gruppo Gedi di voler applicare a "tutta la redazione un contratto di solidarietà che comporterebbe un taglio del 30% degli stipendi dei giornalisti, e alla chiusura di fatto della piattaforma web del giornale"

I giornalisti del settimanale L’Espresso sono in stato d’agitazione, dopo che l’editore (gruppo Gedi) ha annunciato pesanti tagli e la chiusura del sito internet della testata. A darne l’annuncio è stata proprio la redazione dello storico settimanale che con un comunicato sul loro sito ricorda come l’organico abbia subito negli anni una diminuzione del personale che ha dimezzato la squadra di giornalisti e riduzioni a foliazione e budget: “Oggi il management del gruppo Gedi, editore de L’Espresso, ha comunicato al comitato di redazione la volontà di applicare a tutta la redazione un contratto di solidarietà che comporterebbe un taglio del 30% degli stipendi dei giornalisti, e alla chiusura di fatto del sito Internet del giornale – si legge nel documento firmato dal Cdr – Nel corso degli ultimi dieci anni la redazione de L’Espresso è stata falcidiata da tagli e prepensionamenti, tanto da essere stata più che dimezzata nel personale. Il giornale ha subito anche pesanti riduzioni alla foliazione e al budget. Contestualmente l’azienda non ha mai avviato alcun serio piano di rilancio e di investimenti”.

Rai, Foa presidente, c'è l'ok della Vigilanza: "Sarò garante del pluralismo"

RAI

Ventisette voti a favore. In mattinata il presidente aveva commesso una gaffe su Twitter: "Sono emozionato, non è una giornata come tutte le altre". Il Pd: "Non partecipiamo"

ROMA - Semaforo verde dalla Vigilanza. Marcello Foa è il nuovo presidente della Rai. Il sì con i voti di M5S, Lega e Forza Italia. "Non ho mai militato in partiti, sarò garante del pluralismo". Così il neopresidente. Il Pd non ha partecipato al voto. I "sì" sono stati 27, 3 i contrari, una scheda nulla e una bianca. Hanno votato 32 componenti della bicamerale su 40. E' stato raggiunto quindi il quorum di due terzi previsto dalla legge per rendere efficace la nomina del presidente.

• L'AUDIZIONE
"Nel gruppo del Corriere del Ticino - continua Foa nel corso dell'audizione - c'erano testate di diverso orientamento politico. Il mio ruolo non era di incidere sui contenuti delle testate ma di far sì che potessero svolgere nel modo migliore e con le risorse adeguate, senza alcuna intromissione"

Foa ricorda di aver voluto lui la collaborazione di De Bortoli nel gruppo che dirigeva. "Sono abituato a discernere tra le mie opinioni e i doveri del mio ruolo di garante del pluralismo e della qualità del giornalismo, principi a cui mi ispirerò se mi sceglierete. Non ho mai militato in un partito politico, non ho mai preso una tessera, non ho mai cercato appoggi politici per far carriera. Sono stato sempre coerente con me stesso, cercando di fare con umiltà il mio mestiere in base agli insegnamenti dei maestri, da Montanelli e Cervi". E aggiunge: "Il mandato che ho ricevuto dal governo non è politico, ma professionale", "fa appello al mio percorso professionale, e io intendo onorarlo in nome dei valori del giornalismo".

Presidenza Rai, dal Cda via libera a Foa per la seconda volta

Marcello Foa

Voto contrario del Pd, si astiene il rappresentante dei dipendenti. Sarà decisivo il passaggio in Vigilanza, dove adesso però il giornalista può contare, all'indomani dell'intesa tra Berlusconi e Salvini, sul sì di Forza Italia

Il consiglio d'amministrazione di Viale Mazzini ha votato la nomina a presidente di Marcello Foa, con 4 voti a favore, un voto contrario e un astenuto. Il voto contrario è quello della commissaria Rita Borioni, in quota Pd, l'astenuto Riccardo Laganà, rappresentante dei dipendenti Rai. Foa, membro del cda, non ha partecipato alla votazione.

Adesso la nomina di Foa passa, o per meglio dire ritorna, al vaglio della commissione di Vigilanza, il cui presidente Alberto Barachini dovrebbe convocare il giornalista per l'audizione a Palazzo San Macuto, presumibilmente tra martedì e mercoledì.

TRISTANOIL

"Tristanoil" e' un film generato attraverso un computer che amalgama in capitoli oltre 150 videoclip sugli effetti distruttivi del petrolio sul pianeta. Il 31 maggio presetazione di "Fight Specific Isola", il libro che ripercorre la lunga storia del quartiere Isola di Milano e di Isola Art Center.

Blade Runner - Io ne ho viste cose, che voi umani non potreste immaginarvi... E' tempo di morire

Bella esperienza vivere nel terrore... vero!
In questo consiste essere uno schiavo.
E' tempo di morire. 

Benetton, spot con i migranti sul barcone. Toscani: “Ho fatto vedere cosa sta succedendo”

Pubblicità Benetton Toscani

La campagna è stata ideata da Oliviero Toscani e ritrae i migranti durante il soccorso di una ong. I leghisti veneti: "Mai più una maglietta del gruppo. Benetton porti i migranti nelle sue belle ville". Il vice ministro attacca su Twitter. Il fotografo: "Salvini non va preso sul serio. Per cosa sarebbe buon testimonial? Per la carta igienica".

POVERO TOSCANI, sempre schiavo del padrone. Utilizza la provocazione per fare soldi lui e Benetton. Visto che predica la comunicazione della realtà, provi a fare una bella immagine pubblicitaria "United Colors", di Soros che abbraccia Benetton!... su un barcone.  anche questa è realtà! 
Quanto è stato depredato il popolo italiano dalla svendita delle nostre autostrade!! degli autogril, al suo padrone di Treviso, complice la cosiddetta "Sinistra", prona a fare regali agli amici. Quanto ha fatto la Benetton in Patagonia e sull'utilizzo di minorenni o manodopera infantile. per il solo profitto di impresa depauperando luoghi, persone e terreni. Si ricorda quando fu attaccato in televisione e dal Corriere della Sera (12 ottobre 1998) dalle accuse di un preparato e documentato giornalista, Riccardo Orizio, mio carissimo amico all'epoca in cui lavoravo a Milano, e lei farfugliava giustificazioni assurde? già ripreso in altra occasione durante il Settembre parmigiano del 2008 [LINK]. Si ricorda quando portò in piazza a Parma i suoi asini? [LINKLB 

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