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La vita sta cambiando pelle

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Libri: recensioni e presentazione libri. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Notti al circo di Angela Carter

 Notti al Circo di Angela Carter

Francesca Avanzini 

Si rivela un classico, “Notti al circo” di Angela Carter (pp.428, € 18) appena ripubblicato da Fazi a trentatré anni dall’uscita. Con un di più di speranza in un mondo migliore rispetto al cinismo odierno, la carica iconoclasta, ribelle e femminista tipica delle scrittrici anglofone degli anni ’80 (cfr., per non citarne che due,  Jeannette Winterson o Fay Weldon) la  spinta egualitaria, l’attenzione a emarginati, freak e outsider che avrebbero dovuto portare la fantasia al potere, i personaggi della Carter si librano (è il caso di dirlo) tra il mito e immortali creature della fantasia quali Gargantua o Morgante.

Fevvers è una gigantessa di “un metro e ottantacinque senza calze” per ottantotto chili, nata da un uovo e dotata di un paio d’ali di proporzionale apertura, tinte di cremisi e viola per potersi più efficacemente esibire nel circo di cui è l’attrazione principale. La Venere Cockney, abbandonata nei bassifondi e venuta su in un bordello, è tanto pronta ad aiutare i più sfortunati e commuoversi per le loro vicende, quanto avida, pragmatica e terra terra sebbene, come tutti i personaggi del libro, incline a filosofeggiare. Londra è ai suoi piedi, ricchi e potenti le offrono preziosi regali tra tonnellate di fiori, caviale, champagne e carrozze foderate di zibellino. (La vicenda è ambientata tra l’ultimo anno dell’ 800 e l’inizio gravido di aspettative del nuovo secolo).

L’ETÀ DELLA GUERRA di Giancarlo Bocchi

 L'Età della Guerra

Francesca Avanzini

Bosnia, Libia, Somalia, Palestina, Kosovo, Egitto. Dappertutto mozziconi di case anneriti, muri crepati, stracci, sacchi a pelo, pentole di latta, i paraphernalia delle ordinarie storie di miseria che i conflitti lasciano dietro di sé, anche quelli di cui siamo a malapena al corrente, come i persistenti scontri etnici in Birmania, o la persecuzione in Kurdistan degli yazidi, seguaci di una misteriosa religione misterica.

Immagini a cui la TV ci ha abituato, a cui purtroppo siamo quasi assuefatti. Eppure vedersele tutte una in fila all’altra, fotografate nero su bianco, le ingiustizie del pianeta, con protagonisti loro, i bambini- vittime ovvie, frequenti e non più innocenti delle guerre, dato che l’innocenza gli è stata strappata a forza, sostituita da una amara consapevolezza-riesce a scalfire anche le corazze più dure.

Maria Rosa Di Fazio: Mangiare bene per sconfiggere il male

Mangiar bene per sconfiggere il male

"Fa' che il cibo sia la tua medicina", ammoniva Ippocrate, padre della scienza medica. Oggi, in un'epoca di cibi sempre più industriali, manipolati, prodotti con materie prime modificate geneticamente e imposti dalla pubblicità e dal marketing, noi possiamo e dobbiamo andare oltre affermando che "stiamo" bene o male in base a "che cosa" mangiamo o non mangiamo. Non solo: perché la nostra salute e quella dei nostri figli dipendono anche dal "quando" consumiamo un determinato alimento, dal "come" lo cuciniamo, senza mai sottovalutare "insieme a che cosa" lo abbiniamo e lo portiamo in tavola. Sono tutte informazioni che troverete in questa guida pratica e di facile lettura allo stare bene, ma anche alla prevenzione più naturale, nonché più semplice e perfino più economica, delle peggiori malattie. Informazioni che nascono dall'esperienza ultraventennale di un'affermata oncologa italiana. Dobbiamo decidere se vogliamo continuare a essere azionisti occulti, inconsapevoli e senza nemmeno diritto di voto di qualche grande corporation alimentare o piuttosto ridiventare i ben informati unici proprietari della nostra salute, ovvero del più importante patrimonio di cui disponiamo - gratuitamente, per dono divino - fin dalla nascita. Dopo aver letto il libro Mangiare bene per sconfiggere il male. La battaglia contro i tumori inizia a tavola. Rivoluzioniamo le nostre - troppe! - cattive abitudini 

Al caffè degli esistenzialisti” di Sarah Bakewell, Fazi Editore

Al caffè degli esistenzialisti” di Sarah Bakewell, Fazi Editore

AL CAFFÈ DEGLI ESISTENZIALISTI

Non mantiene forse tutte le promesse implicite nel titolo “Al caffè degli esistenzialisti” di Sarah Bakewell (Fazi Editore, € 20, pp.470) e tuttavia è un libro che vale la pena leggere, se non altro per vedere se hanno ancora qualcosa da dirci oggi gli esistenzialisti.

Le pagine più coinvolgenti sono quelle dedicate a Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, e ricostruiscono la loro complessa vita e rete di relazioni nella Parigi a cavallo dell’ultima guerra e oltre. Immersi nel flusso multiforme e cangiante dell’essere, convinti che il compito del filosofo non sia trovare la causa ultima delle cose, ma descrivere il qui e ora, il fenomeno, sono anche convinti che l’intellettuale debba essere engagé, prendere parola e partito circa le questioni scottanti della sua epoca. Una bella distanza dalla letteratura d’intrattenimento -o gastronomica che dir si voglia- prevalente oggi!

La vedova Van Gogh di Camilo Sánchez

La vedova Van Gogh di Camilo Sanchez

Francesca Avanzini 

Camilo Sánchez è un giornalista e poeta argentino. Colpito dalla figura della moglie di Theo e cognata di Vincent, Johanna Van Gogh Bonger, fuggevolmente citata in un documentario della BBC, decide di indagare su di lei e comincia a battere musei e biblioteche.

Il risultato è “La vedova Van Gogh” (Marcos y Marcos, 2016, pp 189, € 16) la storia vera, poco e male raccontata prima, avvincente come un romanzo e in verità un poco romanzata, di come Johanna sia riuscita a imporre al mondo l’arte del cognato, diventando l’artefice della sua fama. Più per ideale che per soldi, convinta com’era di trovarsi di fronte a un grande artista che, per il bene dell’umanità, non doveva restare sconosciuto.

Dopo la morte di Theo, mercante d’arte di successo, avvenuta, com’è noto, a neanche un anno da quella del fratello per legame simbiotico, depressione e nefrite causata da una sifilide mal curata, Johanna rimane sola nell’appartamento di Pigalle con un bambino appena nato, circondata dalle tele esuberanti del cognato. Impara a conoscerle e amarle nei dettagli, così come legge e ama le lettere di Vincent a Theo. È lei a selezionarle ed editarle. Van Gogh è un poeta, ancora prima che un pittore, e i commenti alle opere sue e di altri contenuti nella corrispondenza, gettano nuova luce sulla sua pittura. Lettere e pittura formano un tutt’uno inscindibile.

Nel 1891 Johanna è già ritornata in Olanda, suo paese natale, dove apre una graziosa locanda a Bussum, villaggio a pochi chilometri da Amsterdam. Le pareti sono adorne delle tele mandate a prendere a Pigalle. Sfortunatamente, delle 600 che erano, 300 sono rimaste là, e non si saprà mai che fine hanno fatto.

Governare con la crisi di PIERRE DARDOT e CHRISTIAN LAVAL

Guerra alla Democrazia

Pierre Dardot e Christian Laval dopo la pubblicazione de La nuova ragione del mondo e Del comune pongono ora alla nostra attenzione Guerra alla democrazia, da poco uscito in italiano per DeriveApprodi. Qui ne pubblichiamo il primo capitolo, per gentile concessione della casa editrice, che ringraziamo.

L'articolo in pdf

È una storia greca. Una storia che getta una luce singolarmente viva sul nostro presente. Più precisamente, è una commedia di Aristofane andata in scena nel 388 a.C. e intitolata Pluto. Colui che viene indicato con questo nome non è nient’altro che il dio della ricchezza e del denaro1. Che qui si presenta nelle sembianze di un vecchio coperto di stracci, accecato da Zeus, errante per le strade. Mentre in genere Pluto è raffigurato come un cieco, perché distribuisce ricchezza in funzione del caso, sui ricchi come sui poveri, il personaggio della commedia di Aristofane riserva le proprie buone azioni solo ai ricchi, preferendo tra questi truffatori e malfattori. Guarito della propria infermità dalle cure del dio Asclepio, a tutti promette abbondanza. Penia (la povertà) ha un bel da fare nell’obiettare che se i poveri diventassero ricchi, nessuno più lavorerebbe: la promessa della ricchezza universale ha comunque la meglio. Così si festeggia la guarigione di Pluto e la commedia si chiude con «un’apoteosi rovesciata»: una processione solenne si reca all’Acropoli, ritmata da una danza e illuminata dalle torce, per insediare Pluto nell’abside del tempio di Atena e della polis.

Oligarchia contro democrazia

Novita Amadei: Finché notte non sia più

Finché notte non sia più - libro di Novita Amadei

Francesca Avanzini

Novita Amadei 

Un libro in qualche modo contro corrente “Finché notte non sia più” (pp 236, € 16.50) appena uscito per Neri Pozza e scritto dalla parmigiana risiedente a Parigi, dove lavora nella cooperazione, Novita Amadei.
Il suo romanzo d’esordio “Dentro c’è una strada per Parigi”, si era piazzato tra i finalisti nel concorso “per voci nuove” indetto dalla casa editrice, e questo secondo, come si diceva, si stacca dalla moda corrente. Niente frustini e tacchi a stiletto, niente sangue o morti orribili, niente ambienti patinati, bensì storie di gente più povera che ricca, più normale che eccezionale, ciascuna con una mancanza da compensare, una punta di freddo nel cuore. Caterina fa l’infermiera, anche se ha talento come parrucchiera, e la madre la vorrebbe con sé nel suo salone romano. Ma come molti giovani di oggi, Caterina ha bisogno di andarsene per trovare se stessa, e approda in un piccolo paese della Francia del sud, dove la sorella della madre ha pure un negozio di parrucchiera. Nel villaggio Caterina trova due mentori, l’anziano Delio, anche lui italiano, che vive col suo cane in una casa isolata di campagna, impregnata dell’assenza della moglie morta e di quella, rancorosa e priva di notizie, del figlio Daniele, e il geniale, un tantino eccentrico professore in pensione Mathelot, vedovo anche lui, che le dà lezioni di francese.

Massaggia cuti, taglia con garbo capelli Caterina, quando il sabato aiuta la zia, molce e lenisce, ascoltando sfoghi più di uno psicanalista, fedele alla sua vocazione d’infermiera-mestiere che pure esercita gli altri giorni della settimana- di dare e aiutare.

La « Congiura dei Mediocri »

La mediocratie di Alain Deneault

di Enrico Votio Del Refettiero

Una « Congiura dei Mediocri » in salsa francese 

Ecco un libro che davvero vorrei aver scritto io: “La Médiocratie” di Alain Deneault, pubbicato in terza edizione in formato tascabile dall’editore canadese LUX nel settembre 2016 dopo due fortunate edizioni apparse nel 2013 e nel 2015. L’autore è dottore in filosofia all’Università Paris-VIII e, se il buon giorno di vede dal mattino, val davvero la pena di approfondire e leggere le sue precedenti opere, tutte dedicate a vario titolo a Economia e Finanza – o meglio quello che il mondo d’oggi intende per Economia e Finanza – ovvero Offshore (2010), Paradis sous terre (2012), Gouvernance (2013) e Paradis fiscaux (2014). 

Si tratta, nel caso del libro in questione, di un approfondita analisi della conquista del potere da parte dei mediocri, come con molta chiarezza l’autore annuncia fin dalla folgorante apertura dell’introduzione, che qui cito per intero (la traduzione in italiano è la mia): “Non siate ne’ fieri ne’ spirituali e nemmeno a vostro agio, rischierete di sembrare arroganti. Attenuate le vostre passioni, fanno paura. E soprattutto nessuna ‘buona idea’, la pattumiera ne è piena. [...] I tempi sono cambiati. Non c’è stata alcuna presa della Bastiglia, nulla di comparabile all’incendio del Reichstag e l’Aurora non ha tirato nessuna cannonata. Eppure, l’assalto è ben iniziato e anzi già coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere. La principale competenza del mediocre? Riconoscere un altro mediocre”. 

La credibilità di Renzi, dal Referendum al Ponte sullo Stretto: come ti fotto lo Stato.

La credibilità di Renzi: dal Referendum al Ponte sullo Stretto: come ti fotto lo Stato.

Dopo gli arresti del progettista Michele Longo e di Ettore Pagani uomo del gruppo Salini Impregilo,
che riprendo da Il Fatto quotidiano del  27 ottobre 2016:Michele Longo ed Ettore Pagani. Due uomini espressione del gruppo Salini-Impregilo. Il primo, Longo, ne è una delle figure apicali essendo general manager domestic operation e avendo quindi la responsabilità non solo delle opere del cosiddetto Terzo Valico, ma anche di tutte le altre operazioni italiane che coinvolgono il gruppo. Di più, è l’uomo del Ponte, colui con il quale lo Stato deve parlare se l’argomento è la maxi opera tra Sicilia e Calabria. E Pagani è il suo braccio destro, nonché “responsabile del progetto Ponte sullo Stretto” per conto di Impregilo, come recita il suo curriculum”.

Ritengo sia utile pubblicare stralci del capitolo 4 del libro di Marco Lillo “Il potere dei segreti” che rivela come il sistema fotte i soldi agli italiani.
Testo tratto dal libro di Marco Lillo:

“L’opera infinita”

Enzo Bianchi: "Quando Gesù rese libera la donna"

Enzo Bianchi, Gesù e le donne, 136 p., 2016

di ENZO BIANCHI

Gesù andò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio, e tutto il popolo veniva da lui; e sedutosi, insegnava loro. Ora, gli scribi e i farisei gli conducono lì una donna sorpresa in adulterio e, postala in mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora, Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu dunque che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova, per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi giù, scriveva per terra con il dito. Ma poiché continuavano a interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma essi, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Ora, Gesù, alzatosi, le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ella disse: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch'io ti condanno. Va' e d'ora in poi non peccare più».

“I tragediatori”, Forgione racconta il lato oscuro del movimento antimafia

I Tragediatori di Francesco Forgione

Nel libro dell'ex presidente della Commissione parlamentare un ventennio di successi, sconfitte, contraddizioni, faide tra i paladini della lotta ai clan. Fino all'annus horribilis dei casi Saguto, Montante, Helg... E degli attacchi a Libera. “Per troppo tempo", scrive l'ex deputato di Rifondazione, "l’antimafia non ha discusso di se stessa, della sua vita, del suo modo d’essere"

di Giuseppe Pipitone

Un ventennio di successi, sconfitte, contraddizioni, faide interne che sono alla fine approdate in quello che verrà ricordato come l’annus horribilis dell’antimafia. Due decenni segnati da scontri aspri, dibattiti al vetriolo e spaccature che adesso non indicano vie di fuga, ma soltanto quale è la strada da abbandonare. È l’inverno del movimento antimafia quello che prova a indagare Francesco Forgione (nella foto con don Ciotti) ne I Tragediatori, il saggio dato alle stampe per Rubbettino dall’ex deputato di Rifondazione comunista.

Chi sono i tragediatori? Per provare a spiegarlo Forgione cita il pentito Tommaso Buscetta. “Quando gli uomini d’onore parlano fra loro di fatti che attengono a Cosa nostra – diceva il boss dei due mondi – hanno sempre l’obbligo assoluto di dire la verità. Chi non dice la verità noi lo chiamiamo tragediaturi”. Tragediatore, cioè uomo che dice o finge di essere ciò che non è. Un fenomeno che da tempo si è infiltrato nel mondo dell’antimafia, producendo quel singolare cocktail di slogan e impostura che è alla base dell’ultima indagine della Commissione parlamentare Antimafia: quella sulle contraddizioni dello stesso movimento.

Festival Verdi 2016: perché non ricordare il libro "la musica al rovescio" dell'indimenticabile divin Maestro Mauro Meli, nell'esilarante intervista di Mara Pedrabissi?

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Quarta di copertina del libro
Nell’oscurità di una sala settecentesca ovattata dai velluti o sugli spalti di un teatro greco, nelle comode poltrone di una moderna sala da concerti: la magia del teatro e della musica è cosa nota, ognuno nella vita almeno una volta ne ha goduto, si è innamorato di un brano, di un compositore, di un musicista. Pochi hanno la fortuna, invece, di sbirciare dietro le quinte, dove la magia viene tessuta con sapienza, dove decine di persone lavorano perché lo spettacolo sia perfetto, così vivido e irreale da diventare autentico ed emozionare coloro che sono abbastanza furbi da farsi ingannare da quella finzione. Mauro Meli ama a tal punto il gioco del teatro e della musica che ha scelto di fare l’organizzatore teatrale: è colui che concretamente – programmando, trovando i fondi, scritturando gli artisti, comunicando, coordinando e dirigendo – rende possibile i cartelloni dei grandi teatri musicali italiani. In questo libro racconta con grandissima passione le sue gesta di manager: trent’anni di musica al rovescio, cioè dalla parte di chi la musica la fa, accanto ai più grandi musicisti e artisti di questi anni. Da Carlos Kleiber a Lucio Dalla passando per Placido Domingo, una galleria di protagonisti della scena culturale e musicale raccontati con generosità e umorismo. E di questi personaggi, di questi incontri, di queste emozioni ci regala un affresco divertente e acuto, svelando un po’ di quel “rovescio” che gli spettatori non conoscono.

Ricordo Caprotti con il suo libro: "Falce e Carrello"

Falce e Carrello di Barnardo Caprotti

Non ho trovato di meglio che ricordare Bernardo Caprotti con il suo libro “Falce e Martello” una denuncia antesignana al sistema Cooperativo italiano, appoggiato da quello politico. Anche lui colpito dalla censura giudiziaria.* 
Riprendo una sintesi del testo dai risguardi di copertina del libro:
“Bernardo Caprotti è l’imprenditore che ha portato all’eccellenza i supermercati in Italia. Ne ha fatto un caso di rinomanza internazionale nel settore. A 81 pubblica un libro denuncia: “Falce e Carrello in cui racconta ciò che ha dovuto subire per mano delle COOP. Dai primi contatti con il gigante “rosso” della grande distribuzione fino alle polemiche con il fondatore di Esselunga. In questo libro Caprotti ricostruisce un confronto pluridecennale scambiato per normale concorrenza. Mettendo insieme le tessere del mosaico, a Caprotti è appqarso un disegno preciso: far sparire la sua azienda dal mercato.

Connectography: Le mappe del futuro ordine mondiale

Connectography Parag Khanna

Connectography: Le mappe del futuro ordine mondiale

Dalla sua città di residenza, Singapore, il famoso stratega geopolitico indiano Parag Khanna si è spostato verso le mete più disparate, dall’Ucraina all’Iran, dalle miniere della Mongolia a Nairobi, dalle coste atlantiche al circolo polare artico. Grazie ai suoi viaggi ha avuto modo di osservare i mutamenti epocali che stanno investendo il mondo. Migrazioni, megalopoli, Zone Economiche Speciali, comunicazioni e cambiamenti climatici stanno ridisegnando la geografia planetaria: gli Stati non sono più definiti dai loro confini, bensì dai flussi di persone e di legami finanziari, commerciali ed energetici che quotidianamente li attraversano. In questo scenario anche lo scontro fra potenze assume nuove forme, trasformandosi in un forsennato tiro alla fune: gli eserciti vengono usati tanto per difendere i territori quanto le risorse e le infrastrutture che vi sono custodite. Sono i prodromi della definitiva scomparsa delle guerre? Connectography, che chiude la trilogia di cui I tre imperi e Come si governa il mondo sono i primi due volumi, è una mappa dettagliatissima che non solo ci offre una lucida analisi del presente, ma ci propone una visione molto ottimistica del futuro che ci attende: un mondo in cui le linee che lo connettono sono molte di più di quelle che lo separano.

«A chi teme che il mondo stia diventando sempre più chiuso, Connectography offre una nuova prospettiva, più ottimistica».
«The Economist»

"Poveri italiani" di Giovanni Papini

Edoardo Natale

Analisi culturale del testo “ Poveri italiani” di Giovanni Papini tratto dal libro "Le felicità dell'infelice" pubblicato da Vallecchi Editore di Firenze, 1956.
Il libro è stato ristampato nel 2006 da Edizioni di storia e letteratura. 

Questo brano si ritrova nelle pagine 80-81 del libro Le Felicità dell'infelice.

Questo brano consente di analizzare i comportamenti collettivi di tanti italiani individuati da Papini in contraddizione con l'idea ricorrente nella storia d'Italia di paese sostanzialmente povero. Questa rappresentazione degli Italiani come “poveri” rientra in una forma di auto-definizione come aderente alla dimensione culturale di tipo “ costrizione” perché prevale un sentimento di abbandono  nel mio vivere quotidiano come conseguenza di una impossibilità di aver il mio destino nelle mie mani in termini di spazio temporale a lungo termine. Il mio destino si racchiude nella possibilità di essere “ soddisfatto” all'interno di una cornice temporale di breve termine con delle azioni come ad esempio l'abitudine di spendere tanti miliardi per trasformare in cenere il tabacco. In altri termini fumare consente di aderire all'idea che spendere soldi per i consumi nella vita sociale rappresenta un comportamento importante per vivere la propria vita. Lo stesso bisogno di spostarsi in macchina rientra nella possibilità di aver un maggiore controllo della propria vita come modalità di aderire alla dimensione di tipo “ soddisfatti”.

Martini e noi. Come un romanzo

Martini e Noi

È la buona notizia che cambia la vita, riempie di gioia, è corona invece di cenere, olio di letizia invece di abito di lutto, canto di lode invece di cuore mesto. È l’evangelo, è la perla preziosa per la quale, pieni di gioia, senza riflettere si vende tutto, è il tesoro nascosto nel campo per il quale si fanno follie pur di poterlo acquistare.

CMM, La Parola che cresce, EDB, Bologna 1981, p. 194. 

All’appello a scrivere sul cardinale Carlo Maria Martini hanno risposto in centoundici. Centoundici fra cardinali, vescovi, intellettuali, teologi, giornalisti e soprattutto uomini e donne che sono stati segnati dal rapporto con le sue parole, con i suoi scritti, con la sua persona. Alcuni hanno scoperto o impresso una nuova direzione alla propria vita proprio nell’incontro con lui, nell’ascolto del suo magistero episcopale a Milano durato 22 anni, continuato dalle cattedre di Gerusalemme e Gallarate.

La gestazione del libro “Martini e noi”, uscito in coincidenza con il III anniversario della morte, è stata l’occasione per misurare come la lezione del Cardinale sia ancora viva e capace di scaldare i cuori. Cuori pensanti.

Le edizioni Piemme hanno accolto con coraggio la proposta di pubblicare un libro di un gesuita che di nome non fa Jorge Maria Bergoglio, i cui scritti stanno spopolando nel mercato editoriale (non soltanto quello religioso). Del resto a legare i due personaggi di scuola ignaziana ‒ pur nella diversità di temperamento, di formazione e di curriculum ecclesiastico ‒ ci sono molti tratti: la passione per l’evangelo, la parresia, l’invito a uno stile di Chiesa sinodale, la lotta per la giustizia e il perdono, l’attenzione ai poveri.

Enzo Bianchi ricorda il Cardinal Carlo Maria Martini: Così corre la parola

Cardinal Carlo Maria Martini


ENZO BIANCHI

A tre anni dalla morte esce un volume che raccoglie 111 ritratti inediti del cardinale. Pubblichiamo in anteprima quello di Enzo Bianchi

Il significato fondamentale della nostra vita consiste nella vita di Cristo stesso donataci nel battesimo, 
nella giustizia e nell’amore di Cristo che operano in noi a servizio dei fratelli e danno un senso diverso, gioioso, 
a ogni tipo di esperienza o di incontro quotidiano
.

Da Messaggio per l’ingresso nell’arcidiocesi di Milano, 10 febbraio 1980 
(in Le ragioni del credere. Scritti e interventi, Mondadori, Milano 2011, p. 6)

È a Gerusalemme che ci siamo incontrati di persona la prima volta: padre Carlo Maria Martini era professore al Pontificio Istituto Biblico e teneva il consueto semestre di insegnamento in Terrasanta; io stavo vivendo alcuni mesi sabbatici in cui approfondivo la conoscenza dell’ebraico biblico. All’epoca già ero familiare con i suoi studi esegetici, che sempre mi impressionavano per la rara capacità di mettere in risalto la “lettera” così da andare con maggior penetrazione allo “spirito” dello “sta scritto”.

Elbabook

Meta ideale per chi ama il mare. E c'è anche anche l’autore concittadino Giovanni Bertani, tra i sostenitori dell'evento Elbabook

di MATTEO BIANCHI

La comunità di Parma non si è smentita nemmeno ieri, al Museo archeologico del Distretto minerario per la conferenza stampa di ElbaBook (29-31 luglio), il primo festival isolano dell’editoria indipendente, che ha visto partecipi oltre al sindaco Claudio De Santi, anche l’autore parmigiano Giovanni Bertani , tra i sostenitori più accaniti dell’evento. Tanto che Bertani presenterà sul Passo della Pietà (), venerdì 31, alle 17.30, il suo nuovo Il Grisbì (Forme Libere - Gruppo Tangram), un giallo d’esordio che ripercorre gli spunti di una vita intera, a partire dai portici di Strada Farini, da lui vissuti sin dai tempi del Liceo.

Di Parma c’è la lena, ma di più, il problema italiano dell’immobilità: «Di quest’aria – ha inciso Bertani – c’è l’insofferenza di una situazione che non riesce a cambiare. È come un’incubatrice che ogni giorno ti inietta il veleno dell’abitudine, poco a poco, senza accorgertene. E i personaggi perdono la forza di esprimere le loro opinioni, fiaccati dai fatti». Nel corso della storia non ci sono garanzie, se non il fatto di cronaca a cui l’autore si è ispirato, la carcassa di un DC3 Dakota (in copertina) abbattuto dalla DIA sui cieli di Cuba, mentre trasportava merce illegale: «Ne avevamo un esemplare addirittura in famiglia – ha aggiunto lo scrittore – portato da mio nonno tra Mogadiscio e Chifimaio, per controllare le piantagioni di banane e papaie». Quali merci, però, sarà dato scoprirlo solamente al lettore, siccome la sua più grande ricchezza di certo non è il denaro, bensì il rispetto di sé e del gruppo di appartenenza: «Ieri era di qualcuno, oggi è mio, domani sarà di altri mille. Inutile ciarpame che posso rubare tutte le volte che voglio», parola di Bobby Lago.

Mercoledì 8 luglio presentazione alla Feltrinelli di Parma del libro di Michelle Rivera "Ricettario vegan per cani"

Documento PDF

Al termine dell'incontro un aperitivo vegan con cous cous alle verdure ai partecipanti (6 euro cad

Presentazione del libro
IL PRIMO RICETTARIO VEGAN PER CANI 

di Michelle Rivera
Animalista della Peta

 Alla Libreria Feltrinelli
Via Farini 17 Parma

8 luglio 2015 ore 18

Saranno presenti

Dott. Enrico Moriconi, medico veterinario, autore della prefazione al libro  e di diversi libri e saggi sul benessere animale. 

Dott.ssa Elena Bertolazzi, medico veterinario, esperta in Omeopatia, Licensed Associate of the Faculty of Homeopathy UK

Dottoressa Tiziana Nicola, Educatore e istruttore conofilo 

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