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La vita sta cambiando pelle

Opinioni Interviste Inchieste

Opinioni Interviste Inchieste: Opinioni interviste inchieste con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

I Veneratori del Sistema

Media

La smania di sopprimere la verità e altri eventi organizzati, così come la cospirazione in generale, ha favorito la nascita di una bella combriccola che annovera tra le sue fila, la classe dirigente del mondo: banchieri, lobbysti, politici (di sinistra o di destra), accademici, giornalisti.

Questi raggruppamenti apparentemente concorrenti si sono riuniti insieme per mettersi al servizio del sistema e per programmare la loro personalissima visione del mondo. Il requisito essenziale all’instaurazione di ogni genere di tirannia, è il controllo dell’informazione e la tirannia globale dei nostri giorni lo conferma. I media più conformisti sono di proprietà delle multinazionali, più media le lobby riescono a possedere, più cospicuo diventa il loro sostegno politico e di conseguenza, maggiore è l’influenza sui governi.
Per correttezza bisogna dire che persino per i giornalisti onesti è quasi impossibile dire la verità dovendo sottostare ai pregiudizi e alle restrizioni su ciò che può essere riportato, e comunque vengono passati al vaglio e scartati. I padroni dei media vogliono chi è stupido e ignorante, e chi ritiene che la carriera e la fama siano più importanti della verità.

Le intimidatorie querele-vendetta di Sergio Pellegrini contro Luigi Boschi

Taci o ti querelo

Le initimidatorie querele-vendetta di Sergio Pellegrini e del suo avvocato Ambrosini

L’udienza del processo intentato da Sergio Pellegrini contro Luigi Boschi è stata rinviata al 31 ottobre 2018.
Ma  qual è lo scopo di Sergio Pellegrini con queste querele (due individuali DOC.PDF e una dell’avvocato Michele Ambrosini Doc.PDF), in cui si chiede addirittura il sequestro del mio socialblog? Non certo a fare chiarezza, né per amor della musica.

Un miliardo e mezzo di euro pubblici dati ai giornali che non leggi.

INTANTO LA LIBERTÀ DI STAMPA CROLLA

Nonostante i recenti tagli, ce n'è davvero per tutti i gusti. Ma a pagarli sono tutti i contribuenti italiani, senza distinzioni: parliamo dei giornali che ricevono aiuti di Stato. 
L’ultimo aiuto prevede per il 2015 oltre 39 milioni e mezzo di euro di contributi diretti, praticamente soldi cash erogati dallo Stato. 

UN MILIARDO E MEZZO DI EURO
Dal 2004 al 2015 il Caffè ha potuto ricostruire buona parte degli importi stanziati, in base ai dati pubblicati dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria presso la Presidenza del Consiglio: quasi un miliardo e mezzo di euro. Ci sono poi gli aiuti erogati sotto forma di agevolazioni fiscali su utenze telefoniche, spedizioni postali, rimborsi per la carta e per la spedizione degli abbonamenti, interessi sui mutui ed altro ancora. Questi ultimi li chiamano contributi indiretti e ne usufruiscono di solito i grandi gruppo editoriali, come quelli che ad esempio pubblicano “La Repubblica”, “Il Corriere della Sera” o “Il Sole 24 Ore”. Il noto quotidiano di economia e finanza, edito dalla Confindustria, purtroppo è alla canna del gas, sull'orlo del fallimento: “Dall’ultimo miglio – scrivono i suoi giornalisti – siamo passati all’orlo del baratro”. Eppure anche loro hanno attinto alla mammella pubblica: ad esempio nel 2004 tre milioni di euro li ha presi “Il Sole 24 Ore”, emblema dell'imprenditoria italiana e organo della Confindustria, che evidentemente non disdegna l'aiuto dello Stato, nonostante la vocazione al libero mercato e alla imprenditorialità, che dovrebbe significare andare avanti con le proprie forze. Un miliardo e 469 milioni e 770mila e spicci è il totale assegnato dai vari governi alla carta stampata dal 2004 al 2015. Ma solo come contributi diretti. Ma ne andrebbero aggiunti tanti altri.

La protesta per il fallimento degli Enti Lirici Italiani

Pietro Acquafredda

Sabato di protesta, Cultura e Spettacolo alla riscossa. Manifestazione a Roma

Si sono dati appuntamento a Roma per un corteo che attraverserà la città partendo da Porta San Paolo  per concludersi in Piazza Mastai.  L'iniziativa è stata presentata nei giorni scorsi al Conservatorio di Santa Cecilia ( per pura comodità; e per questo non si capisce perchè il direttore del Conseravtroio  romano ha pontificato sul  Fatto, l'unico giornale a dare spazio alla protesta).Le istituzioni culturali e di spettacolo, fra le quali,  le cosiddette Fondazioni liriche - che Veltroni, solo lui però, vedeva già con la fila di sponsor pronti a finanziarle, che versano nella situazione più critica. Mancano i soldi e la crisi è nera.

Noi l’avevamo detto anni fa: le Fondazioni Lirico-Sinfoniche sono fallite

C.N.F.L.S. Comitato Fondazioni Lirico Sinfoniche

Enrico Votio Del Refettiero

Noi l’avevamo detto anni fa: le Fondazioni Lirico-Sinfoniche sono fallite 

L’occasione è davvero troppo ghiotta per non saltarci sopra: l’audizione dell’avv. Gianluca Sole (Doc.PDF), Commissario Straordinario per le Fondazioni Lirico-Sinfoniche dall’Aprile 2016, accompagnato dal Prof. Michele Costabile (Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese) del 26 Settembre 2018 davanti alla Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato. Nell’epoca felice della trasparenza assoluta voluta dal Governo giallo-verde – ma io preferisco chiamarla del “Grande Fratello” – l’intera seduta è resa disponibile sul sito del Senato: è sufficiente cliccare sul link per avere l’impressione di averci assistito, ai 48 minuti della seduta: http://webtv.senato.it/4621?video_evento=354.

Nel suo intervento l’avv. Sole racconta quel che ha constatato nello studio dei bilanci e dal controllo della gestione (i dati sono relativi allo stato dell’arte al 31 Dicembre 2017), iniziando con metodo ed elencando le Fondazioni Lirico-Sinfoniche che hanno avuto accesso al fondo di salvataggio della Legge Bray (ben 158 milioni di Euro) che sono state nove: inizialmente il Teatro Petruzzelli di Bari, il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Comunale di Firenze, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro di San Carlo di Napoli e il Teatro Massimo di Palermo, poi seguite dalla Fondazione Arena di Verona che ha preso al volo il rifinanziamento di 10 milioni di Euro.

il mondo sta impazzendo!

Mondo Impazzito

Ebbene sì, è sotto gli occhi di tutti ma pochi hanno il coraggio di dirlo o di prenderne coscienza: il mondo sta impazzendo!

Non è una constatazione maniaco-depressiva, semplicemente un dato di fatto obiettivo… Vi basta aprire un giornale, guardare la tv, parlare con una persona qualsiasi, andare a scuola, a lavoro o all’università per rendervene conto… La gente non ci sta più con la testa… veramente…

Tutti soffrono di depressione, di allergie, di malattie varie, di stanchezza cronica e di svogliatezza. Ci sono i single che soffrono perchè non hanno una ragazza, ci sono quelli con la ragazza che ne hanno le palle piene di stare con la ragazza. Poi ci sono quelli che hanno smesso di sognare dall’età di 15 anni e ora a 30-40 anni conducono una vita infame, degna di essere paragonata a quella di una formica: lavoro-mangiare-televisione-dormire, finti piaceri e divertimenti mondani, che li inducono ancora di più in depressione… sempre più depressi!

Poi ci sono quelli che hanno 50 anni e vivono di rimpianti per le cose che non hanno fatto, per aver vissuto una vita mediocre e monotona, hanno una famiglia di cui non gliene frega nulla o quasi, un lavoro che li deprime, magari stanno tutto il giorno dietro una scrivania a dire cazzate con i colleghi come se avessero 8 anni, hanno dei figli che non li considerano e, anzi, che fanno i padroni di casa. Altro che… “questa casa non è un albergo!”, ormai le case sono dei mega alberghi super accessoriati, dove i genitori sono i camerieri, i facchini e le donne delle pulizie e dove i ragazzi la fanno da padroni.

GIÙ LE MANI DA MOZART!

Mozart

Carlo Vitali

Un evento squalificante a Mondomusica 2018

Abbiamo appreso della presentazione del secondo tomo del fantasioso pamphlet Mozart. La caduta degli dei, che si terrà il 29 settembre 2018 nel quadro di Mondomusica, presenti gli autori Luca Bianchini e Anna Trombetta.

Una manifestazione seria come quella che si tiene a Cremona – ne fa fede il patrocinio, tra gli altri, del MIUR-AFAM e del Ministero dei Beni culturali – non dovrebbe inserire tra i suoi eventi, al prezzo di perdere credibilità, la presentazione di un lavoro dilettantesco, mistificatorio e revisionista. In quelle pagine scolorite si contesta il genio di Mozart negando financo l’evidenza, come hanno fatto alcuni irresponsabili con l’Olocausto. Il libro in questione, inoltre, è retto da un meccanismo tipico di chi vuole a tutti i costi dimostrare l’impossibile, usando a piacere citazioni, spacciando per verità inconfutabili semplici ipotesi infondate, nascondendo fonti e documenti e traendone conclusioni false sin nelle premesse. In tal modo gli autori non gettano solo fango, pretestuosamente, sulla figura di Mozart, ma sull'intera comunità musicologica italiana, e in primo luogo su un’Istituzione prestigiosa che onora la città di Cremona, come il Dipartimento di Musicologia e beni musicali, che i due, dopo la laurea, contestano a più riprese con argomenti capziosi, mal posti e indegni di attenzione. 

La caduta di Luca Bianchini e Anna Trombetta

Ahinoi, ché cadiamo, n. 154
Diseredato? Supercazzole prematurate  nella spezieria di Sondrio
Lettera aperta di Carlo Vitali all’Accademico Feraspe

Caro Feraspe,

il tuo contributo multimediale sulle esternazioni televisive di Bianchini & Trombetta (LINK) suscita in me un divertito sgomento, e con esso un paio d’interrogativi. Primo: dove trovi il tempo e lo stomaco per trascrivere codeste ciance ventose? Secondo: ma ti pare caritatevole mostrare nella cruda evidenza del body language la miseria spirituale di personaggi che in fondo sono esseri umani? Come noi e come Mozart, verso cui nell’intervista all’emittente Telemonteneve Livigno, rubrica “Grandangolo”, i due Bufalari ostentano un’affettata pietas: “Poi Mozart di per sé è un uomo, è una persona umana che è stata sfruttata”. Certo, soprattutto da loro due per impiantare una manifattura casalinga di bufale scadute. La quale, tutto sommato, deve rendergli benino, poiché nelle immagini catturate dal video si rivela una sperticata dilatazione della sfera corporea che mi viene spontaneo mettere in relazione con la rossiniana Società dei Pappataci: “Le guance tumide, le pance piene/ fanno conoscere che vivon bene”. Per inquadrarli serviva appunto un grandangolo; mai nome di rubrica televisiva fu più azzeccato.

L’esterno del Battistero di Parma nella lordura.

Foto Luigi boschi: Il Battistero Antelamico di Parma nell'immondizia

Giuseppe De Filippo

Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l'ignoranza.
Socrate

Alla voce inascoltata di MARIO BOTTA [LINK]sul degrado della Pilotta va ad aggiungersi quella di  LUIGI BOSCHI, parmigiano amareggiato per la mancanza di “civitas” che circola all’esterno del Battistero di Parma “ridotto a luogo dell’immondizia”. La civitas, invenzione dell’antica Roma, sembra deceduta in tutte le sue propaggini, mentre le sopravvissute  Indifferenza e  Maleducazione spadroneggiano.[LINK]

Per essere cittadino non “di Atene o della Grecia, ma del mondo”, per come desiderava Socrate, non bastano gli editti di ordine politico del genere Caracalla, imperatore romano che concedeva la  cittadinanza romana (la “civitas”) a tutti i domiciliati nell’impero, ma ci vuole la Conoscenza e un altissimo grado di sensibilità civica. Con un passaporto di questo genere, dove al cognome cum segua il nome scire, è possibile non solo percorre intelligentemente e responsabilmente spazi di bellezza incommensurabile, nel nostro caso quegli ottagonali del Battistero in marmo rosa di Verona, ma anche contravvenire alla guerra postmoderna tra cum e scire. Una guerra solo apparentemente senza morti il cui portato è l’inciviltà!

Perchè Gentiloni ha regalato i giacimenti di petrolio alla Francia?

(Claudio Antonelli per la Verità) – Nove giorni e poi il trattato di Caen entrerà in vigore anche se il nostro Parlamento non l’ ha ratificato. Nel 2015 l’ allora ministro degli esteri, Paolo Gentiloni, incontra in Francia il suo omologo Laurent Fabius. Sottoscrivono un accordo per ridefinire i nuovi confini marittimi tra i due Paesi. Le acque territoriali francesi in prossimità della Corsica passano da 12 a 40 miglia, mentre il confine al largo della parte nordoccidentale della Sardegna si allarga addirittura fino alle 200 miglia. Tutto mare in più che finisce a Parigi con tutto ciò che c’ è dentro: soprattutto il pesce.

L’ accordo ha già fatto scandalo. Soprattutto perché non se ne comprende in alcun modo la logica sottostante. Quale è la contropartita? Apparentemente non si vede. Ma la notizia ancor più scandalosa l’ ha riportata ieri il quotidiano Italia Oggi. Dentro il trattato c’ è un cavillo che – di fatto – regala ai cugini d’ Oltralpe anche lo sfruttamento di gas, petrolio e idrocarburi.

Stradella, bolognese per caso. Nuovi documenti biografici scoperti da Davide Mingozzi

Falsi ritratti di Stradella

Carlo Vitali

Stradella, bolognese per caso. Nuovi documenti biografici scoperti da Davide Mingozzi

Il 25 febbraio 1682 Alessandro Stradella moriva a Genova pugnalato da un sicario rimasto ignoto. Il protocollo di seppellimento nella chiesa di Santa Maria delle Vigne lo definisce “musicus romanus” e non menziona la sua età. In alcuni documenti legali che lo riguardano, redatti fra il 1659 e il 1682, egli è variamente identificato come nativo di Nepi (cittadina nei pressi di Viterbo) oppure “de civitate Bononiae”. Nessuna di queste indicazioni è radicalmente erronea perché il grande musicista, romano di formazione, era figlio di un benestante cittadino di Nepi, dove la famiglia tornò stabilmente ad abitare nel 1644. Anche la sua “bolognesità” è ora testimoniata dall’atto di battesimo che il dottor Davide Mingozzi, dottorando di ricerca presso l’ateneo felsineo, ha scoperto nel locale Archivio arcivescovile. Come d’uso a quell’epoca, a Bologna vigeva lo jus soli, per cui Alessandro avrebbe potuto richiedere il riconoscimento della cittadinanza bolognese con tutti i diritti e i doveri ad essa connessi.ù

L’INASCOLTATO E TRADITO MARIO BOTTA

Pubblico la lettera giunta questa sera (10/09/18) dall'amico artista e scrittore Giuseppe De Filippo in risposta al mio articolo e fotoreportage sulla Pilotta di Parma [LINK]

L’INASCOLTATO E TRADITO MARIO BOTTA

Luigi,
è trascorso un “millennio” da quel 05/05/2016 quando riportavi le seguenti parole dell’architetto  Mario Botta. “Sono tramortito di come è stato ridotto l'insieme monumentale straordinario della Pilotta con il suo fascino del non finito... Pensare che portavo questo esempio di Parma nel mondo. Ho provato malessere visitando oggi Parma”. [LINK]

Oggi, trascorso un millennio (Il tempo è un’illusione-Albert Einstein)  di incurie, di malcostume…  scrivi: “L’area verde del progetto Botta nel complesso monumentale della Pilotta di Parma, area verde anch’essa parte integrale monumentale, dopo il Terzo Paradiso di Pistoletto, è divenuta un campo di patate, in gran parte cementificato…”.

Temevo che tale area verde, all’interno del complesso monumentale della Pilotta, potesse  diventare, con il trascorrere dei secoli e analogamente a quanto nel frattempo è accaduto nell’arte, qualcosa di peggio!

(Ad esempio: un remake duchampiano; un rifacimento  del Piss Christ (Cristo nell’urina) di   Andres Serrano! Ad esempio: un Paradiso, terzo ed ultimo, di merda! Un Paradiso senza redenzione, di raggiri estetici e di marketing alla Pistoletto; di prosaica violenza artistica in nome di una postmodernità turbolenta, ingannatrice. Un Paradiso sicuramente remunerativo!).

La lettera di un insegnante di Pordenone a Matteo Salvini

Matteo Salvini

A pochi giorni dall’inizio delle scuole, pubblichiamo la lettera inviata a Matteo Salvini da Enrico Galiano, insegnante di Pordenone.

Caro Ministro dell’Interno Matteo Salvini ,

ho letto in un tweet da Lei pubblicato questa frase: “Per fortuna che gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”.

Bene, allora, visto che fra pochi giorni ricominceranno le scuole, e visto che sono un insegnante, Le vorrei dedicare poche semplici parole, sperando abbia il tempo e la voglia di leggerle. Partendo da quelle più importanti: io faccio e farò sempre politica in classe.

Il punto è che la politica che faccio e che farò non è quella delle tifoserie, dello schierarsi da una qualche parte e cercare di portare i ragazzi a pensarla come te a tutti i costi. Non è così che funziona la vera politica.

La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero?

Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica. Spiegare al ragazzo che non deve urlare più forte e parlare sopra gli altri per farsi sentire è fare politica. Parlare di stelle cucite sui vestiti, di foibe, di gulag e di tutti gli orrori commessi nel passato perché i nostri ragazzi abbiano sempre gli occhi bene aperti sul presente è fare politica.

Fotocopiare (spesso a spese nostre) le foto di Giovanni Falcone, di Malala Yousafzai, di Stephen Hawking, di Rocco Chinnici e dell’orologio della stazione di Bologna fermo alle 10.25 e poi appiccicarle ai muri delle nostre classi è fare politica.

Roberta Roberti, "Caso Pesci": il divertimento senza valori giustifica violenze e abusi

Foto Luigi Boschi: Roberta Roberti

Il “caso Pesci” : il divertimento senza valori giustifica violenze e abusi

Quello che ormai è tristemente noto come “il caso Pesci” continua a restare al centro dell’attenzione e a suscitare reazioni e prese di posizione. E’ lecito domandarsi il perché, quando purtroppo femminicidi, stupri e gravi abusi sulle donne fanno parte della cronaca quotidiana. Proprio per questo, confesso di aver avuto all’inizio qualche perplessità sul presidio tempestivamente organizzato dai sindacati davanti al Tribunale di Parma per chiedere giustizia senza attenuanti. Riflettendo a mente lucida, tuttavia, credo che quel presidio sia stato necessario. Il caso della giovane 21enne stuprata e torturata da Federico Pesci e dal suo complice Wilson Ndu Aniyem induce infatti ad una riflessione profonda non solo sulla questione di genere, ma sulla situazione sociale in generale.

Non si tratta di giudicare dal punto di vista etico certe pratiche erotiche estreme, liquidandole come un problema di nicchia, sintomo di disturbi psicologici di una minoranza, magari abituata ad abbinare sesso, alcol e cocaina. Sarebbe un modo ipocrita e del tutto inefficace di porsi domande, visto che il proliferare del mercato dedicato, dai siti web ai festini a domicilio, dovrebbe indurci quantomeno a rivedere le nostre valutazioni. Si tratta piuttosto di valutare se effettivamente gli individui coinvolti in certe pratiche siano consenzienti e fino a che punto possano spingersi nell’infliggere lesioni personali. Gli avvocati di Pesci, parafrasando la triste chiosa popolare “la ragazza se l’è cercata”, stanno cercando di liquidare la vicenda e sminuire le responsabilità del loro cliente alla luce del fatto che la giovane sia stata pagata.

Insaziabili questi Benetton

Emiddio Novi

Insaziabili questi Benetton, più guadagnavano meno spendevano per la manutenzione delle autostrade che avevano avuto in regalo dal centrosinistra.
Fortunati questi Benetton. In pieno delirio privatizzatore comprano dall'IRI la catena Gs. La comprano con i soldi delle banche e subito la rivendono, guadagnandoci 4500 miliardi di lire. In euro sarebbero due miliardi e 250 milioni.
Fantasiosi questi Benetton. Prodi, Ciampi e Giuliano Amato s'erano impegnati con Bruxelles e soprattutto con francesi e tedeschi a smantellare l'Iri. Massimo D'Alema li prende in parola e nel 1999 decide di privatizzare la rete autostradale di proprietà dell'Iri e quindi dello Stato. Ancora una volta i Benetton non si perdono d'animo. Una lira delle loro non la rischiano, non sia mai. Bussano a Banca Intesa e gli viene aperto. Chiedono un piccolo prestito che in euro è di 8 miliardi e l'ottengono. Con questi soldi comprano dall'Iri Autostrade. Per due, tre anni la manutenzione della rete è quasi inesistente. Con i soldi rastrellati ai caselli e l'aumento delle tariffe restituiscono i soldi a Intesa.
Le Autostrade sono una Zecca che produce moneta sonante. I Benetton semifalliti come imprenditori del tessile-abbigliamento hanno diversificato e incassano tanti di quei soldi da diventare investitori globali.

Retroscena su Autostrade per l’Italia

Giornalista d’inchiesta svela importanti retroscena su Autostrade per l’italia:
Partiamo dall'inizio. Perché una società strategica per gli italiani, con un fatturato annuo di oltre 6 miliardi di euro e introiti certi - che sono aumentati vertiginosamente negli anni com’era prevedibile - sia stata ceduta ad imprenditori privati?
Facciamo un passo indietro: è’ il 1992 il Cartello finanziario internazionale mette gli occhi e le mani sul nostro paese con la complicità e la sudditanza di una nuova classe politica imposta dal Cartello stesso. Il loro compito è quello di cedere le banche ed i gioielli di Stato italiani ai potentati finanziari internazionali anche attraverso il filtro di imprenditori nostrani. E’ l’anno della riunione sul Britannia quando il gotha della finanza internazionale attracca a Civitavecchia con uno yacht della Corona inglese.

Alessandro Guardamagna replica a Marco Maria Freddi

Replica a Marco Maria Freddi

Mentre il consigliere di Più Europa-Effetto Parma Freddi rivendica comprensibilmente la libertà sua e della sua famiglia di impegnarsi politicamente in ciò che crede - ci mancherebbe altro! - affianca periodi storici diversi e non assimilabili (l'immigrazione italiana dell'800-‘900 in l'America era verso una nazione in via di sviluppo, diversa da quella attuale da Africa e Medio Oriente verso stati Europei a crescita economica zero le cui popolazioni da anni sostengono costi sociali elevatissimi) e si "dimentica" alcuni fatti. Non ricorda che coloro che digiunano un giorno per i migranti - scelta rispettabile per sé - e deprecano un immaginario governo di “clericofascisti”, non hanno perso un pasto né emesso un fiato per i 285.000 Italiani costretti ad emigrare nel 2016 (a fronte di 186.000 migranti accolti nello stesso anno) perché non trovavano lavoro, né si sono preoccupati per il 1.900.000 Italiani che hanno lasciato le regioni del Sud negli ultimi 16 anni. Il "Paese", che a suo dire è naufragato sulla Diciotti, è in realtà quello di chi ha fatto la passerella a Catania, firmato contratti di appalto autostradale apponendovi il segreto di stato, e che è supportato dal sistema di partiti ed amministrazioni in cui lei, consigliere Freddi, purtroppo, ora si ritrova.

Come ti rieduco quel razzista di Mozart

Carlo Vitali

Dalla liberale Olanda ci giunge ai primi di giugno l’eco di una polemica. La regista Lotte de Beer, una bella signora di 36 anni che ha già allestito opere a Vienna e New York, si è accorta che il libretto del Flauto magicocontiene espressioni razziste e misogine. Ad esempio: «weil ein Schwarzer hässlich ist» (perché un Negro è brutto; Monostatos), oppure «ein Weib tut wenig, plaudert viel» (Una donna fa poco, ciarla molto; il Sacerdote), e tante altre.

Tagli boschivi e perdita di suolo adatto alla crescita dei funghi porcini

funghi porcini

La diffusione di tagli boschivi in montagna provoca un altro danno significativo per il turismo e l'economia della montagna, la perdita di suolo adatto alla crescita di porcini.
Il taglio raso matricinato, con i sentieri trasformati in carraie per mezzi pesanti e soprattutto con l'abbandono a terra delle ramaglie, provoca un degrado
del suolo che non si risolve in pochi anni come per le matricine.
L'assetto micologico di un territorio boschivo è molto più fragile ed il processo di diffusione delle spore molto più lungo e complesso.
Insomma dove si taglia in quel modo non crescono più funghi per molto tempo.
Si dirà, è una sciocchezza che non mette neanche conto di menzionare e di cui preoccuparsi di fronte al degrado economico e all'abbandono della montagna.
Invece no!

Bufale pseudomassoniche dei dottori Bianchini e Trombetta

Antiporta

Ahimé che noi cadiamo 167
di Carlo Vitali e Mario Tedeschi Turco

Non ne sanno una beata:
bufale pseudomassoniche dei dottori Bianchini e Trombetta

“L'identificazione del Flauto magico con la massoneria non poteva apparire, tra estate e autunno del 1791, così evidente e sicura come la garantiscono oggi orde di sedicenti esperti, ermeneuti e chiromanti, nelle cui chiacchiere è divenuta uno stracco e assordante luogo comune".

Lo stile è l’uomo. La frase appartiene al compianto Piero Buscaroli, autore di cui sono ben noti il ragionevole argomentare e l’amabile capacità discorsiva. I due Sondrioti se ne sono innamorati al punto di clonarla paro paro in due riprese: nel Rotolone II (p. 347 e n. 1182) e nel Rotolone III (p. 79 e n. 156). Buscaroli scriveva nel 1996; supponiamo che fra i “chiromanti” vadano annoverati anche studiosi di varia caratura e tendenza come Alberto Basso, Lidia Bramani, Angelo Sebastiani, Francesco Attardi e – fuori d’Italia – Jacques Chailley, Peter Horvath o Peter Paul Fuchs. Lungi da noi la velleità di soppesarne i relativi meriti e il grado di conoscenza iniziatica; il fatto si è che Bianchini e Trombetta ne sono totalmente digiuni. In basic Sicilian: non ne sanno una beata. Al punto di affermare ogni due per tre con asfissiante sicumera che Mozart padre e figlio erano massoni deviati, Illuminati, Frankisti, Fratelli asiatici e via strologando.

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