Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Religioni e Spiritualità

Religioni e Spiritualità: informazioni e riflessioni mistiche Religiose Laiche Vaticano Commenti ai Vangeli(vedi anche rubriche di Don Luciano Scaccaglia, di don Umberto Cocconi, di Enzo Bianchi Priore di Bose) Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

CONOSCI TE STESSO E DIVENTA CIÒ CHE SEI

IL PRINCIPALE COMPITI NELLA VITA DI OGNUNO E' DARE ALLA LUCE SE STESSO (Erich Fromm)

don Curzio Nitoglia

Chi è l’uomo?
L’uomo è un composto di anima e corpo; il corpo è lo strumento di cui si serve l’anima per conoscere ed amare, infatti “nulla si trova nell’intelletto e nell’appetito razionale, se prima non è passato attraverso i sensi” (Aristotele).

Cristo Senza Mani: Chesa San Pietro alla Porta Piazza Banchi - Genova

Cristo Senza Mani - Genova - Piazza Banchi - Chiesa di San Pietro alla Porta Scalinata Chiesa piazza Banchi di Genova Chiesa Piazza Banchi - Genova

Cristo non ha mani,
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi le sue opere

Cristo non ha piedi,
ha soltanto i nostri piedi
per andare oggi agli uomini.

Cristo non ha voce,
ha soltanto la nostra voce
per parlare oggi di sé.
Cristo non ha forze
ha soltanto le nostre forze
per guidare gli uomini a sé.

Noi siamo l'unica Bibbia
che i popoli leggono ancora.
Siamp lì'unico Vangelo
scritto in opere e parole.
(anonimo sec. XV)

Nella cappella di destra si trova il calco in gesso di un Cristo senza mani recuperato abbandonato nello studio di un marmista, che è diventato emblema della preghiera dell’anonimo fiammingo del XV secolo: “Cristo non ha mani – ha soltanto le nostre mani – per fare oggi le sue opere”. La statua e la storia connessa sono care al mondo del Cursillo perché sono un evidente richiamo ad esercitare la carità per essere noi stessi le mani di Cristo operanti nel mondo di oggi.
Per meglio capire la storia del Cursillo genovese può essere utile leggere quanto hanno scritto a quarant’anni di distanza padre Angelo Costa e don Marco Granara, che il primo cursillo di Genova lo hanno vissuto.


Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: "non vivere la vita con competizione"

competizione misericordia

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna … Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?» (Vangelo di Matteo).

Santo Volto: più antica icona di Cristo, chiesa di San Bartolomeo degli Armeni Genova

Sacro Volto: allestimento attuale nella chiesa di S. Bartolomeo

La storia del Santo Volto, il lino dipinto a tempera considerato il primo ritratto di Cristo. La reliquia è esposta all'adorazione dei fedeli permanentemente, negli orari di apertura della chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, a Castelletto“

Si chiama Santo Volto ed è il lino dipinto a tempera ritenuto il più antico ritratto di Cristo, nonostante le sue origini siano ancora fonte di discussione tra gli studiosi. Più noto ai genovesi come "Santo Mandillo", termine dialettale proveniente dal greco mandylion, è custodito nella chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, che si trova in piazza San Bartolomeo degli Armeni nel quartiere di Castelletto.

Ma qual è la sua storia? Secondo un’antica tradizione del III sec.d.C. Abgar, re di Edessa in Armenia, malato di lebbra ed avendo udito delle qualità taumaturgiche di Gesù che predicava in Palestina, mandò il pittore Anania perché raffigurasse il suo volto.

Non riuscendo però l’artista a ritrarre il Messia, Gesù prese il telo appoggiandovi il volto intriso di sudore e lasciandovi così impressa la sua immagine. Tornato in patria, Anania toccò il Re con quel sudario che miracolosamente lo guarì. Da qui ebbe origine l’adorazione della sacra effigie.

Nel 639 Edessa fu occupata dagli Arabi, che offrirono la reliquia a Bisanzio in cambio di denaro e prigionieri. Da Bisanzio, poi, nel 1362 la reliquia arrivò a Genova a seguito di Leonardo Montaldo che l’aveva ricevuta in dono dall’imperatore Giovanni V Paleologo. Montaldo donò il “Sacro Volto di Edessa” al monastero dei Basiliani armeni (dal 1650 ai Barnabiti) dove ancora oggi è custodito e venerato.

Maschio e femmina La strada dell’umanità

Jan Brueghel II (Anversa 1601 - 1678) Il Giardino dell’Eden

La Genesi valorizza la differenza sessuale quale via al completamento e mette in guardia dalla possessività

Enzo Bianchi

Nel libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, il libro dell’in-principio (be-re’shit: Gen 1,1) troviamo due racconti della creazione, composti da autori e redattori umani, dunque segnati da una precisa cultura, in un tempo definito della nostra storia. Appartengono a un genere letterario che qualifichiamo come mitico.   

Il mito è un racconto situato culturalmente, dotato di una visione specifica, ma che vuole significare ciò che è universale, costitutivamente antropologico; ovvero, nel nostro caso, cosa ne è dell’ ’adam, dell’essere umano, il «terrestre». Sono redazioni diverse e non contemporanee della creazione, ma sono stati posti intenzionalmente l’uno dopo l’altro dai redattori finali della Torah: non giustapposti, ma collocati in successione, in modo che apparisse la dinamica dell’umanizzazione.   

Nel primo racconto (Gen 1,1-2,4a), un vero e proprio inno, una narrazione ritmata e ripetitiva, è contenuta la creazione dell’’adam, dell’umano, descritta con un testo che nella sua armonia poetica scandisce il cuore del messaggio biblico su Dio e l’umanità nei suoi rapporti con Dio e con gli animali. Ascoltiamola in una versione calco dell’ebraico: «Ed ’Elohim disse: Facciamo ’adam in nostra immagine, come nostra somiglianza: dominino i pesci del mare, i volatili dei cieli, il bestiame, tutta la terra e ogni strisciante sulla terra. Ed ’Elohim creò ha-’adam in sua immagine, in immagine di ’Elohim lo creò, maschio e femmina li creò» (Gen 1,26-27).  

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: Perdonare fino a settanta volte sette

Netwerch Architetti, Padiglione svizzero, Expo Milano 2015

17 settembre 2017
XXIV domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  18,21-35

In quel tempo, 21Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». 27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. 

Enzo Bianchi: La fede si fa accoglienza e l’accoglienza suscita la fede!

Bartolomeos I Arcivescovo di Costantinopoli e Patriarca ecumenico e fr. Enzo Bianchi

di ENZO BIANCHI

in occasione della XXV edizione del Convegno internazionale di spiritualità ortodossa

Un segno dei tempi, un luogo teologico

Noi cristiani, nella storia che è la storia dell’umanità e del mondo, abbiamo un compito preciso da assolvere, un compito assolutamente necessario per nutrire la nostra fede e adempiere alla vocazione ricevuta: leggere i segni dei tempi (tema sul quale si veda l’acuta riflessione del teologo Giuseppe Ruggieri), cioè saper scorgere nelle diverse emergenze e negli eventi la presenza del Signore in mezzo all’umanità, discernendo dunque “il momento della visita” (ho kairós tês episkopês: Lc 19,44).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: l’arte della correzione fraterna

Michael Rakowitz, Enemy Kitchen, dal 2003 in corso, laboratorio di cucina itinerante.

10 settembre 2017
XXIII domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:« 15 Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18 In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19 In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Nel capitolo 18 del vangelo secondo Matteo leggiamo diversi insegnamenti di Gesù riguardanti la vita della sua comunità, la comunità cristiana. L’evangelista li raccoglie e li raduna qui per consegnare ai cristiani degli orientamenti in un’ora già segnata dalla fatica della vita ecclesiale tra fratelli e sorelle in conflitto, da rivalità e patologie di rapporti tra autorità e credenti. Il messaggio centrale di questa pagina indica la misericordia come decisiva, assolutamente necessaria nei rapporti tra fratelli e sorelle.

Enzo Bianchi: Un tempo di dialogo e comunione

Marc Chagall, Accoglienza di Abramo

di ENZO BIANCHI
in occasione della XXV edizione del Convegno internazionale di spiritualità ortodossa

Un’occasione d’incontro fraterno

Il desiderio di offrire un tempo di dialogo e comunione, un luogo in cui ciascuna tradizione cristiana possa definirsi in ciò che ha di più caro e testimoniare la propria fede, è all’origine dei Convegni ecumenici internazionali di spiritualità ortodossa, che la Comunità monastica di Bose organizza dal 1993, in collaborazione con le Chiese ortodosse.

Riflessioni sul Vangelo di don Umberto Cocconi: «Lungi da me, satana!

Don Umberto Cocconi

Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria vita? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria vita?» (Vangelo di Matteo).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Se qualcuno vuole venire dietro a me…”

“Se qualcuno vuole venire dietro a me…”

3 settembre 2017 XXII domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  16,21-27

In quel tempo, 21 Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22 Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». 24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? 27 Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.


Nel brano evangelico di domenica scorsa, che precede immediatamente quello odierno, Pietro rispondeva a Gesù, che interrogava i suoi discepoli sulla sua identità, con una confessione di fede: “Tu sei il Cristo, il Messia, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). Proprio per questa rivelazione ricevuta dal Padre che è nei cieli, Simone, il pescatore di Galilea, viene istituito da Gesù come Roccia (pétra), la prima pietra della costruzione della sua chiesa (cf. Mt 16,18).

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Tu sei il Cristo”, “tu sei Pietro”

Albrecht Dürer, Salvator Mundi (incompleto), 1505 circa, olio su tavola, 58.1 x 47cm, The Friedsam Collection, Metropolitan Museum of Art, New York.

27 agosto 2017
XXI domenica del tempo Ordinario
di ENZO BIANCHI

Mt  16,13-20

In quel tempo, 13 Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14 Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15 Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18 E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?»

Don Umberto Cocconi

Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Vangelo di Matteo).

Carlo Maria Martini: Vedete, sono uno di voi

Ermanno Olmi

Scarne immagini in un silenzio irreale: una camera vuota, una flebo, la sveglia, il crocifisso, una finestra che si apre. È un inizio che coincide con la fine, il film che racconta la vita di Carlo Maria Martini, il cardinale che dalla diocesi di Milano ha fatto da sentinella alla cristianità in un Paese in crisi di esempi. Ermanno Olmi parte dalla nuda essenzialità dei fatti e dalla solitudine dell’addio, all’Aloisianum di Gallarate, per ricomporre il mosaico pubblico e privato di un padre della Chiesa, capace di interrogare le coscienze e di interrogarsi lui stesso, su Dio, sulla fede, su credenti e non credenti. Su questo affresco, che lascia intuire anche la scelta del cardinale malato contro le cure inutili, si inserisce la voce narrante del regista, vero e proprio transfert, quasi una complicità nella definizione della religiosità oggi, umana, pensante, attenta ai deboli, critica con il potere e con la ritualità di certe liturgie.

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Donna, grande è la tua fede!”

“Donna, grande è la tua fede!” 

XX domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  15,21-28

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. 22 Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». 23 Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». 24 Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele». 25 Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27 «È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28 Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

Assunzione di Maria in cielo: l'omelia del vescovo di Parma Enrico Solmi

All’inizio della celebrazione il richiamo ad alcuni drammi che stiamo vivendo diventa appello alla conversione e invito alla richiesta di perdono.

Maria è assunta in cielo: “Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della Vita”. Oggi è festa della Chiesa perché Maria ne è singolare membro e ne è figura.

È festa del Cristiano e di ogni persona umana.

È festa d’estate. Un’estate torrida, secca, e arida. Il cuore piange a vedere così arse le nostre campagne e colline e forse questo ci fa toccare più da vicino la situazione di tante terre che soffrono perché non hanno acqua o sono stati privati di questo bene così prezioso. La mancata responsabilità, la non preveggenza, il disinteresse sono certamente complici di una situazione che ci vede, in forme diverse, colpevoli. Preghiamo perché il Signore ci dia la pioggia, l’acqua che ci serve, perché i cuori si convertano e chi governa compia scelte coraggiose.

È festa delle donne: ne parliamo tra i contrasti più acuti. Non si può dimenticare la violenza patita, la tratta che porta sulle nostre strade ragazze giovani, quasi bambine alla mercé di sfruttatrici e sfruttatori, e di clienti nostrani che tengono alta la richiesta… Non possiamo dimenticare altre forme di svilimento della donna in un contesto che è arido di umano molto di più dei nostri campi che implorano la pioggia.

Guardiamo Maria, al segno che l’Apocalisse ci offre, preghiamola, chiediamo perdono del male che anche noi facciamo, convertiamo il nostro cuore perché generi atti veri di purezza, di fedeltà, di carità.

Omelia

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Lasciate che la zizzania e il grano crescano insieme…”

Castel Tirolo, Portale d'ingresso della cappella, XIII secolo, Tirolo (BZ)

23 luglio 2017
XVI domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  13,24-43

In quel tempo, Gesù 24 espose alle folle una parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. 25 Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. 27 Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: «Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». 28 Ed egli rispose loro: «Un nemico ha fatto questo!». E i servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». 29 «No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. 30 Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio»».

Commento al Vangelo di Enzo Bianchi: “Il seminatore uscì a seminare…”

Vizi e virtù, Pérignac (Francia), sculture della facciata, XII secolo.

16 luglio 2017
XV domenica del tempo Ordinario

di ENZO BIANCHI

Mt  13,1-23

In quel tempo, Gesù 1 uscì di casa e sedette in riva al mare. 2 Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. 3 Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4 Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5 Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6 ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7 Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8 Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9 Chi ha orecchi, ascolti». 10 Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11 Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12 Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13 Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14 Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Commento al Vangelo di Don Umberto Cocconi: l’amore richiede impegno, responsabilità e dedizione

Seminatore

Don Umberto Cocconi

Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Egli parlò loro di molte cose in parabole: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda» (Vangelo di Matteo).

Una comunione priva di carità?

ENZO BIANCHI

Nella chiesa oggi è tornata a farsi udire la presenza dei “tradizionalisti”, cattolici che non hanno accolto come una grazia alcuni messaggi del Vaticano II e della riforma liturgica che i padri conciliari avevano voluto e indicato e che Paolo VI, con coraggio e audacia, operò e portò a completezza, anche se va ricordato che ogni riforma della liturgia non può che prepararne una successiva. Questa riluttanza nell’accogliere le decisioni conciliari ha anche aperto uno scisma nella chiesa cattolica, attraverso mons. Lefebvre e i vescovi che si unirono a lui: scisma che è stato oggetto della sollecitudine pastorale di tutti i papi succeduti a Paolo VI.

Oggi questi tradizionalisti sono meno di un milione in tutto il mondo, su quasi un miliardo e trecento milioni di cattolici, ma riescono ad avere una presenza significativa in alcuni paesi europei. Ma ci sono anche altri cattolici, in comunione con il successore di Pietro, che hanno assunto la stessa critica, gli stessi riti presenti prima della riforma liturgica, le stesse posizioni dottrinali segnate da una continuità senza dinamica né sviluppo della dottrina, presentata insieme alla morale cattolica con spirito intransigente.

Ettore Masina, il coraggio del Concilio, la coerenza del Vangelo, la fedeltà agli ultimi

Valerio Gigante
in “Adista” - Notizie - n.25 dell'8 luglio 2017

È logico e comprensibile rammaricarsi – succede spesso anche su queste pagine – quando una grande personalità del mondo politico, ecclesiale, della cultura muore. Negli ultimi tempi, però, la scomparsa di figure particolarmente significative della storia della Chiesa e della società italiana del‘900 sembrano lasciare un senso di desolazione e vuoto maggiore che in passato. Probabilmente la ragione sta nella consapevolezza che gli ultimi decenni non hanno prodotto ancora un ricambio generazionale in grado di stare al passo di personalità che hanno profondamente segnato il vissuto individuale e collettivo con il loro rigore intellettuale, il coraggio e le coerenza delle idee, la capacità di influenzare le coscienze e l’efficacia dell’azione politica.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">

Condividi contenuti