Roberto Ferrari, nel libro L'era del Fintech, racconta l'evoluzione tecnologica iniziata negli anni Duemila con i pagamenti digitali. In seguito, dopo la crisi, hanno preso sempre più piede prestiti peer to peer, crowdfunding, trading online, consulenza automatizzata. Per sopravvivere gli istituti tradizionali, alle prese con problemi di costi e efficienza, acquisteranno dalle aziende più innovative servizi e tecnologie

di Chiara Brusini

Si chiama Fintech ed è tra le cause del taglio di migliaia di posti di lavoro nelle banche italiane. Si parla della progressiva digitalizzazione dei servizi finanziari: il bancomat è stato solo il primo passo, poi sono arrivati i conti correnti online, dopo ancora i servizi di trasferimento di denaro via web tipo Paypale insieme le monete virtuali, i prestiti peer-to-peer e ilcrowdfunding, che fanno diretta concorrenza agli istituti tradizionali sul fronte della concessione di credito. Per chi vuole investire, poi, ci sono il trading online, i robo advisor (consulenti automatizzati) e il “trading sociale”. Uno scenario che va nella direzione di rendere superflui gli sportelli fisici e, nel lungo periodo, potrebbe rendere obsoleta l’industria bancaria come la conosciamo. Ma secondo Roberto Ferrari, che in L’era del Fintech (Franco Angeli editore) fa una panoramica completa delle nuove tecnologie in campo finanziario, l’ultima tappa non sarà un mondo senza banche: quel che accadrà è che per sopravvivere le banche dovranno trasformarsi e digitalizzarsi, “pena l’estinzione”.