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rubrica sul blog di Franco Calzolari

         DOSSIER PARMA CALCIO

PELLEGRINER COCOPRO

Più che “in fin dei conti” bisognerebbe mandare la Corte dei Conti al Teatro Regio, caro Jenner, conosciuto tra le vie del Cibus tra spaghetti al cioccolato e cadaveri stagionati.
Niccolò Paganini prima di un co.co.pro era un grande musicista, cosa che né il signor Maghenzani né il clarinettista Pellegrini sono. Che tempi!! Eh, caro Meletti, cosa ti tocca scrivere per far quadrare la famosa pagnotta. Prova a chiedere anche ai tuoi colleghi di Milano…..cosa ne pensano, visto che di musica e gruppi musicali ne scrivono spesso! Un osso di pubblicità cosa vale di questi tempi!
Capisco i legami con il Cannon d’or di Parma, dove un grande amico, Cerati, sapeva accogliere con piatti creativi chi arrivava nel suo ristorante. Ma il vecchio Cerati non so cosa avrebbe dato da mangiare a Pellegrini o a Maghenzani: non so quale sorpresa si sarebbero trovati nel piatto!! Il grande “Cero”, uomo di mondo, sapeva scorgere da lontano i tipi modello “Gatto e la Volpe”!

Prima di vantarsi di ciò che attraverso lo sfruttamento di giovani musicisti (vedi caso Buzi!) fanno risparmiare al Teatro Regio, così impegnato nel cachet di Meli (30.000 euro mese, senza i 70.000 di Ravello), saremmo interessati a conoscere gli esiti del controllo da parte dell’ENPALS (sembra 50.000 euro di multa) e le indagini svolte dalla Guardia di Finanza per varie vicende. Guarda caso, l’intrigante Meli si affianca sempre, nel suo peregrinare, il fidato Liuzzi (non si sa bene con quale incarico, ma pare pargolo di famiglia della Guardia di Finanza), sovrintendendo e contribuendo il caro Mauro alle perdite economiche dei Teatri Italiani (Cagliari semper docet!).

Ma il coro dei musicisti intervistati da Meletti, i Paganini di oggi, quale similitudine ricercano affermando che il grande Niccolò era stato chiamato dalla Duchessa Maria Luigia? Che, loro, sono chiamati dalla Duchessa Vignali tramite il marchese Pellegrini? Non so, non capisco, forse sono confuso, di questi tempi!!
“Basta essere bravo” secondo Scalvini, ma chi decide? L’orecchio di Pellegrini, visto che non esiste una commissione, una audizione e un concorso pubblico? Per essere un “direttore artistico” basta un diploma di clarinetto? Anche gli altri strumentisti hanno tutti un diploma, quale il pedigrée?

“Una Srl nel mondo della musica è una novità in Italia”, sostiene Pellegrini!
Proprio una orchestra a responsabilità limitata, non solo giuridicamente, ma di fatto, limitata dal suo stesso Sovrintendente, il mai adeguatamente retribuito chitarrista maestro Mauro Meli, che la scrittura per la stagione concertistica dell’Auditorium Paganini per soli tre programmi, affidandone sei ad orchestre ospiti, di cui quattro straniere, di fama internazionale. Insomma Robin Hood alla rovescia: si toglie agli indigeni per darlo ai foresti!

Dettagli in corso d’opera: si dimenticano gli intervistati CoCoPro e l’estensore del testo che la Philarmonica Toscanini da tempo aveva anticipato il modello “libero mercato” conclusosi con un libero buco di bilancio nella Fondazione ai danni dell’Orchestra Toscanini? Vedi gestione trombone Baratta che, fatto uscire come Sovrintendente dopo trent’anni dalla Fondazione, ha proseguito nel suo modello di imprenditore musicale con la Symphonica Toscanini, attualmente, sembra, in difficoltà a saldare il dovuto ai propri musicisti…e la bacchetta di Maazel, va solo dopo la copertura dell’assegno. Un altro esempio di libero mercato è pure l’Orchestra Verdi di Milano, che non naviga certo in buone acque pur essendo una orchestra tra le più operose d’Italia, dove esistono almeno pubbliche audizioni e non chiamate sugli accordi di un clarinettista.
Forse si vuole omettere cosa sia il vero libero mercato in quanto risulterebbe che, tra i componenti dell’Orchestra del Teatro Regio, diversi hanno un rapporto a tempo indeterminato in qualità di insegnanti di Conservatorio…altri già retribuiti in altre orchestre stabili…altri zampettano tra il Regio e la Toscanini.
Ma forse si vuole incentivare il precariato e il caporalaggio che rende…e il “gatto e la volpe” ben conoscono. Sarebbe interessante paragonare il 730 di Pellegrini o Maghenzani con quello dei musicisti! Una differenza nemmeno giustificata dal rischio di impresa visto che gli stessi musicisti sono soci.
E i due milioni di euro arrivati dal Ministero dei Beni Culturali sono un incentivo per il libero mercato? Glielo hanno detto questo Meletti? Un piccolo dettaglio economico… da non citare!

Qualcuno mi potrebbe spiegare come sia possibile affidare il nome del Teatro Regio a una srl privata senza alcuna gara di concessione? L’utilizzo di questo prestigioso nome, patrimonio collettivo, già in uso (impropriamente?) dalle varie associazioni di Pellegrini, ha reso più facile piazzare i suoi programmi musicali e coltivare propri interessi. Tema già sollevato nei miei precedenti articoli a cui mai nessuno ha dato risposta…nemmeno l’avvocato Villa che però faceva intravedere una possibile ridefinizione dell’assetto societario e degli organi di controllo artistico.

Visto che a conferma della qualità artistica dell’orchestra a chiamata si cita Muti, 80.000 euro per la direzione via Procynski, sembra che il Maestro non fosse poi così entusiasta dell’organizzazione del Teatro Regio.

“Nell’orchestra che applica il vecchio contratto nazionale degli enti lirici e sinfonici – spiega l’amministratore Enrico Maghenzani – si lavora quindici giorni al mese”.
Dove risulterebbe scritto questo nel contratto nazionale? E’ così sicuro che ogni strumentista di orchestra stabile lavori solo sei mesi l’anno? Lo vada a dire ai professori d’orchestra del Teatro alla Scala di Milano, che non credo sia Orchestra di “garantiti e dove -sostiene Mazza il primo violino di spalla- il merito conta poco e prevale l’anzianità”.
I sindacati di categoria, sempre così zelanti, con comodo, leggeranno l’articolo? Avranno voglia di rispondere?

“Più lavori più guadagni”, vogliamo chiamarlo un incitamento al cottimo! A questo forse si vuol tornare… Semplifichiamo, allora, mettiamo un CD musicale e un bell’ologramma dell’orchestra!…o comparse travestite… Azzeriamo i costi! Per la colta audience pavloviana non sarebbe poi una perdita così grave. Potremmo poi andare oltre, basta con gli auditorium, i teatri, tutto via internet.

Insomma Parma sembra sia all’avanguardia non solo nella cultura musicale, ma nelle sue forme organizzative, una città modello presa ad esempio da Strasburgo, Milano, Parigi, Londra…una città dove si tengono master diretti dal professor Maghenzani, così acuto nella gestione della cosa pubblica, in cui si formano i migliori operatori e imprenditori musicali, dove i curricula sono scelti per meriti, dove la lottizzazione delle fazioni partitiche è ormai un immaginario collettivo, dove l’oligarchia di comando e la borghesia barocca sono un ricordo del passato.

Suona però strano, caro Jenner, sapere che una così ben amalgamata orchestra abbia un turnover così elevato? Tu che dici? Questione di mercato?
Ma Niccolò sarebbe orgoglioso di suonare nella cocopro di Pellegrini e Maghenzani? Chi gli farebbe l’audizione? (Parma, 08/01/2008)

Luigi Boschi

articolo di Jenner Meletti pdf

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