Albertini: “Basta ipocrisie: con i fondi sauditi la Scala crescerà e il Teatro resta comunque a noi”

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L’ex sindaco di Milano favorevole all’ingresso di Riad nel Cda: “Regione e Comune smettano di litigare. E Salvini sbaglia”
DI PIERO COLAPRICO

Gabriele Albertini, lei è stato sindaco di Milano e primo presidente della Fondazione teatro alla Scala, che cosa ne pensa dell’ingresso dell’Arabia Saudita nella sala-comando del nostro teatro?

“Per me va bene, ma servirebbe una premessa un po’ lunga. Posso?”.

Ci mancherebbe…
“Ci sono civiltà e comunità che hanno avuto la Rivoluzione Francese come influenza basilare e sono entrate nell’epoca moderna. Altri popoli hanno avuto diverse storie e oggi, dovendo sintetizzare in una sola frase, noi occidentali crediamo al “diritto delle differenze”, in Arabia si crede alla “differenza dei diritti”. Cioè l’uomo credente li ha tutti, il non credente meno, la donna ancora meno, la donna infedele se la passa peggio. Sono per liberté, egalité e fraternité, ma sul punto della questione resto favorevole affinché Milano, con un marchio come la Scala, eccellenza mondiale, porti il nostro mattone al cantiere della civiltà globale”.


Dunque porte aperte?
“Stavo per dire “accoglienza”, ma l’accoglienza si riserva di più a chi è in difficoltà. L’emiro del Qatar s’è comperato Porta Nuova, il principe ereditario Mohammed bin Salman non è che si compera la Scala, ma contribuisce con 15 milioni al bilancio e il rappresentante di Riad resterebbe in minoranza, cioè ognuno ha lo spazio secondo le regole dello Statuto”.

Contributo a parte, lei che si aspetta?
“Innanzitutto, non sottovaluterei le tournée della nostra Scala nei Paesi del Golfo. Non c’entrano nulla le Crociate e noi ci consideriamo una società aperta, ma non possiamo dimenticare che sino al ‘600 abbiamo bruciato gli eretici. Come noi siamo cambiati, così tutti gli esseri umani possono cambiare. E se noi ci abbiamo messo secoli, gli arabi potrebbero metterci decenni, oggi tutto è più veloce. Aprirei le finestre, non le terrei chiuse, lo direi anche se fossi arabo”.

Regione e Comune non hanno perso l’occasione di litigare, a occhio sembra aver ragione il sindaco Sala quando accusa Fontana di aver cambiato idea…
“Probabilmente si sono sovrapposte visioni personali e visioni politiche. Fontana è persona colta e con una storia professionale da avvocato di livello, inizialmente aveva avuto un atteggiamento possibilista da liberale, poi siccome il concetto anti-islamico paga dal punto di vista elettorale, ha cambiato registro e s’è allineato al segretario Salvini”.

Il sovrintendente Alexander Pereira ha “fatto il suo” o no?
“Aliae sunt legati partes, atque Imperatoris… non voglio essere dotto, ma come scrisse Giulio Cesare, il comandante supremo deve sovrintendere la strategia generale, il luogotenente realizzare ciò che è stato deciso. Il sovrintendente scaligero è più di un legatus, anzi conoscendo il mondo della Scala, il sovrintendente è una specie di sovrano, che su alcuni temi potrebbe esprimersi quasi come il marchese del Grillo, io sò io e voi… Chiunque sia stato una volta alla Scala, sa quanto i nostri spettacoli siano sfarzosi, quanto il teatro sia danaroso, ma tutto ciò è anche dispendioso”.

Non sempre pecunia non olet, anzi.
“Ma il mitico avvocato Agnelli, simbolo dell’imprenditoria nazionale, non aveva chiamato i libici di Gheddafi nel Cda della Fiat? Se dal petrolio o dalle banche svizzere, il capitale gli serviva. E il tasso d’ipocrisia non si applica a chiunque, o no?”.

Che vuol dire?
“Se sei integralista sui valori, e a me in teoria può andare bene, allora in Cina c’è la pena di morte e si applica ai minorenni. Ma la Pirelli è cinese e quanti smaniano per un partner cinese o per avere le loro infrastrutture e ingegneri che costano un decimo che da noi?”.

Dalla cultura non ci si aspetta una riflessione in più?
“Mettiamola in positivo. La tournée della Scala, se viene pagata dai petrodollari, consente alla Scala di navigare e svilupparsi nei prossimi dieci anni. Non voglio dire che il melodramma sia un simbolo della civiltà europea, ma la Scala è il tempio mondiale della lirica. Siamo il massimo al mondo e anche i più critici dell’operazione dovrebbero pensare che possiamo realizzare una contaminazione al contrario, portando il racconto di chi siamo a chi non ci conosce. Non vedo alcun rischio. Se mai, se posso esagerare con i termini, dal punto di vista culturale sarebbe come un’evangelizzazione, la diffusione di una straordinaria eccellenza italiana”. 11 MARZO 2019


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