Giorgio Pagliari il Razzi Parmigiano a proposito di conflitti di interesse

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Scrive il Senatore: “Ringrazio i Dipendenti del Teatro Regio: il coraggio di indignarsi è una virtù sempre più rara e farlo nella loro situazione è un esempio fortissimo, che non può lasciare indifferenti. Con i loro cartelloni hanno liricamente richiamato, in modo politicamente avveduto, l’evangelico “via i mercanti dal tempio”.
Certo, ne so qualcosa che vuol dire scrivere il pensiero libero non conformista nella terra della lunga conservazione. Ma quei dipendenti non pensavano di essere strumentalizzati come fa lei Senatore!!

Anche Parma ha il suo Razzi, non se lo poteva far mancare. Crozza però ancora non se ne è accorto, eppure viste le sue uscite su Report nel 2012 e i numerosi scritti pubblicati sui diversi media locali pieni di inesattezze, per arrivare financo alle menzogne (vedi articolo). E’ Giorgio Pagliari il Razzi parmigiano (docente ordinario E-Campus PDF).  Scrive il Senatore nella sua ultima sequela di idiozie:  “via i mercanti dal tempio”. Pagliari, a  proposito , quante volte ha perorato la causa di suo nipote Matteo Pagliari (Direttore d’orchestra in Perù ora in giro per Parma) presso la tanto da lei vituperata Arturo Toscanini?

“in vista del 2017 nel caso nefasto di cambio del Sindaco”… ma lei pensa che ci possa essere ancora qualcuno che lo confermerebbe? Che il problema di Parma oggi si chiami Federico Pizzarotti, è fuor di dubbio, lui stesso sa di esserlo… e nessun Grillo 2.0 sarà in grado di farlo rieleggere. E quindi la sua attività è tutta orientata al nazionale… dove spera di potersi infilare. Qui è finito. La città, ora, è solo funzionale al suo interesse politico. Vedi recentemente le risposte a Mauro Nuzzo del tutto “esaustive” sull’ OdG della Commissione cultura (vedi documento). Certo le frequentazioni conviviali Chez Maxim’s con l’ergastolano Eugenio De Paolini (già noto a questo blog per il default di Banca Monte di Alberto Guareschi- vedi articolo) e Leonardi potrebbero aprirgli nuove mete.  

Ma lei Senatore, insieme a Gabriele Ferrari e a Alessandro Cardinali, solo poco tempo fa volevate fare la lista unica con lui alle provinciali (vedi articolo). Poi Federico si ritirò (vedi articolo1). (vedi articolo2)
A proposito di Cardinali, perché non racconta ai suoi concittadini la gestione SOPRIP (-28.000.000,00)  del suo segretario PD provinciale, ora per premio Consigliere Regionale PD? Lei sulle malefatte di  questo figuro non solo tace, ma lo sostiene pure!  

C’è da dire però, Senatore, che lei non sbaglia un colpo nel dimostrare tutta la sua goffaggine disinformativa.
“la Direttrice del Teatro Regio firmerà il contratto di servizio tra Regio ed Aterconsorzio come rappresentante delle due parti contraenti, essendo diventata amministratore unico di quest’ultima società, che fornisce al Teatro i servizi di biglietteria e di booking”
La dottoressa Meo è già Amministratore Unico di Aterconsorzio dal 27/02/2015. Nominata dall’Assemblea dei soci (Fondazione Arturo Toscanini; Fondazione Teatro Regio; Ater; Compagnia Nazionale Danza).
Aterconsorzio è uno strumento delle realtà culturali dell’Emilia Romagna che permette di avere in comune dei servizi partecipando alla realizzazione degli stessi e suddividendo i costi.
Esempi:
-paghe; biglietteria; software gestionali.

Aterconsorzio non vende servizi, ma mette a disposizione dei soci e loro partecipate (come la Fondazione Cherubini partecipata dalla Toscanini) strumenti e risorse gestionali contenendo i costi.

Per altre forniture il centro di acquisti è il Consip e Intercenter
Parafrasando Pagliari: Richiamando le sue prese di posizione, potrei dire: come volevasi dimostrare!” le sue son tutte stupidità!

Le ricordo poi:

  • ha mentito su Chiarot; quali i due testimoni presenti alla lite?
  • non ha ancora rivelato il nome a lei noto del DG del Regio in grande anticipo (quando aprirà la sua letterina, a Natale?)

Ovviamente non si limita a Aterconsorzio, prosegue anche per il Consorzio Paganini:

“Ciò che interessa al “consorzio” è esclusivamente la conclusione dell’operazione della svendita (per la verità, assomiglia sempre più ad un’espropriazione) del Teatro Regio e del Festival Verdi a tutto danno di Parma, di Busseto e della Provincia tutta”.

Metaforicamente, interessa solo arrivare a “mettere la ciliegina sulla torta”. Bisogna occupare tutte le poltrone per controllare la filiera. E non importa se si cade nel paradossale (per non dire nel ridicolo): “Consorzio Paganini, costituito per la gestione dell’Auditorium omonimo”. Conflitto d’interessi: per carità!”

“Così i più importanti contenitori artistici di Parma saranno tutti nelle stesse mani.
Il Consorzio Paganini è formato da due Fondazioni, quale sarebbero le stesse mani?
Il Regio (contenitore artistico), è della Fondazione Regio, e la partnership artistica tra le due Fondazioni  per l’utilizzo dell’orchestra penso rientri in una normale rapporto di lavoro, visto che l’orchestra stabile Toscanini ha sede a Parma e il Comune è tra i soci fondatori.  

“Mi auguro che il Sindaco, almeno in coscienza, si vergogni. Sul piano politico, dovrebbe fare molto di più che vergognarsi: la stagione chiusa nell’ottobre 2011 con le dimissioni dell’allora Sindaco è stata riaperta per “merito” suo”.
Pagliari qual è stato il suo contributo al Teatro Regio quando era Consigliere comunale durante l’Amministrazione Vignali? Sarebbe interessante sfogliare l’antologia dei suoi interventi sul merito. Eppure in quel periodo lei era l’interlocutore della Toscanini nei confronti di Vignali. Cosa rammenta? Ce lo racconti, possibilmente epurato dalle bugie inventate, ma da lei sostenute, e ancora non rettificate, come quella della lite tra Pizzarotti e  Chiarot, per parma.repubblica.it rivelata a un giornalista di Nuova Venezia.
Vede lo statuto del Consorzio Paganini prevede la gestione degli immobili (Auditorium, CPMAT- Centro Produzione Musicale Arturo Toscanini, Sala Ipogea).
Il consorzio Paganini non è interessato alla gestione di produzioni artistiche, come lei paventa, ma a queste fornisce semmai la logistica. Forse dovrebbe leggere attentamente l’oggetto presente nello statuto (Documento PDF) che non prevede invece le sue dietrologie.
Certo che per lei Luigi Ferrari è un incubo. La disturba, forse, la sua competenza? Non c’è luogo in cui lei non lo tiri in ballo. Non mi risulta però sia tra coloro che hanno portato Parma al fallimento? Anzi, forse ha salvato il Regio da un profondo rosso e certamente la Toscanini dalla “oculata” gestione Baratta in cui, guarda un po’, ma nel consiglio sedevano suo colleghi di partito (il prof.Luigi Allegri ad esempio e  Corrado Truffellivedi articolo). Mentre, forse, proprio a lei, Senatore, si può riportare l’inizio dei mali di questa città, quando disse a Stefano Lavagetto che con Ubaldi non si doveva nemmeno parlare e così perse le elezioni. Lei stava poi seduto tra i banchi del Consiglio Comunale con una opposizione da fantocci escludendo Mario Tommasini, e fu pure Assessore in Provincia, all’ambiente. E lì fu costretto a dimettersi (conflitto di interessi). Qualche responsabilità per come è finita la città l’avrà pure anche lei (che ha sempre cavalcato la politica locale), piuttosto di Luigi Ferrari.
Sul Verdi Festival fin dall’inizio, Andrea Borri lo pensò (riprendendo la primissima edizione del 1913 di Cleofonte Campanini) come una iniziativa internazionale che doveva essere gestito da un soggetto giuridico diverso rispetto alla Fondazione Regio (fu costituita infatti la Fondazione Verdi Festival-Comitato per l’organizzazione del Festival Verdi- vedi articolo) perché il Regio da solo non ha le risorse economiche e finanziarie per la gestione di un Festival internazionale, semmai di ospitarlo. A mala pena riesce a gestire la stagione lirica. Il Ministro Franceschini suo collega di partito (PD) così com’è, il VF lo ha declassato a iniziativa paesana, localistica. Ma nessuno vuole impadronirsi del Festival Verdi. I suoi fantasmi notturni li può scacciare. Questa iniziativa deve divenire una azione corale della città che raccoglie intorno a sé una pluralità di realtà nazionali e internazionali. Un progetto culturale internazionale deve vertere su un sistema organizzativo capace di mobilitare media, ascolti e partecipazione di pubblico. Oggi nonostante i budget degli anni migliori, non lo è. Non è tra i festival musicali in calendario tra i musicofili, perché?  

Certo il CDA del Regio aveva rappresentanti di diverse istituzioni locali, a differenza di ora, ma il risultato al 31/12/20011 era -1.931.397,00 il capitale fondativo; i debiti a 11.271.917,00 e una perdita di esercizio a 2.660.000,00. Sa che la proporrei per il seminatore d’oro di ipocrisie e menzogne? I fatti, Senatore Pagliari, l’ hanno sempre, dico sempre, smentita, confermando la sua disinformazione (Già ripresa da Maurizio Roi un’altra volta- vedi articolo) Cerchi di trovare lavoro a Matteo, suo nipote, in altra organizzazione concertistica. Viste le sue frequentazioni romane non dovrebbe essere difficile per lei accasarlo in Santa Cecilia.

Vista la sua perorazione poi contro la Toscanini, chiederei al suo collega di partito Bonaccini di trasferire l’orchestra stabile a Bologna, così scompariranno da Parma i finaziamenti regionali e statali per circa 6.500.000,00 all’anno e non avremo più l’orchestra che a lei sta tanto a cuore e il Maestro Luigi Ferrari si fermerebbe a Bologna, più vicina a Pesaro (sua residenza).
Pensi un po’ che bello! Sparirebbe il suo incubo, ritornerebbe il binomio Pellegrini Maghenzani a praticare di nuovo il caporalato, lievitazione dei costi per il Regio con una convenzione voluta e firmata da lei anziché da Carra via Ubaldi, come avvenne nell’agosto 2003. Sparirebbero i finanziamenti regionali e nazionali. E vissero tutti felici e contenti. E’ la presenza a Parma dell’ICO nazionale che toglierebbe la città dalle difficoltà in cui si è cacciata? Che restituirebbe al Regio la dimensione degli anni d’oro? Ci penserebbero i Pellegriner diretti da suo nipote Matteo a rimpiazzarla? Il Parco della musica destinato a musicisti a chiamata e l’auditorium dedicato alle sue orazioni politiche in diretta dal Senato per le registrazioni Decca. Senatore, secondo il Razzi pensiero, lei pensa che senza la Toscanini la città ne guadagnerebbe? Ci sarebbe più qualità e scelta musicale e il teatro Regio ritornerebbe sulla buona strada?
Senta Senatore, e occupare meglio il suo tempo pagato dagli italiani anziché dedicarsi alle menzogne, incubi notturni e dietrologie sull’Ico nazionale di Parma? Non trova proprio niente di meglio da fare? Queste risorse potrebbero rientrare in una spending reviw qualitativa. Ai Razzi come lei viene tolto l’indennizzo. Sarebbe come remunerare i docenti universitari non per la docenza e la ricerca, ma perché giocano a briscola con gli studenti. Sappiamo come risponderebbe Razzi: “Amico caro te lo dico da muezin turco Fattiiiii liiii cazziiiii tuaaaaa”(Parma, 12/03/2015)

Luigi Boschi

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