Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Società e cronaca

Società e cronaca: raccolta di notizie, informazioni con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

Valanga Hotel Rigopiano, la sconvolgente verità: “struttura abusiva, lì non si doveva costruire”

Iniziamo subito chiarendo le cose: la catastrofe dell’Hotel “Rigopiano”, dove sono già stati recuperati tre cadaveri e risultano ancora disperse circa 30 persone, non è stata provocata dal terremoto. Le scosse che ieri hanno colpito la zona di Campotosto, Montereale e Capitigliano si sono verificate molte ore prima rispetto alla valanga, e in una zona molto distante dall’Hotel Rigopiano, al confine tra l’Abruzzo e il Lazio, in provincia di L’Aquila, mentre l’Hotel Rigopiano sorge a monte di Penne, in provincia di Pescara, sul versante Adriatico dell’Abruzzo. Non conosciamo ancora con precisione l’orario della valanga, ma sappiamo che il primo SMS con  la richiesta di soccorso risale alle 17:40 di Mercoledì pomeriggio. Verosimilmente la valanga si era appena verificata, comunque dopo le 17:15/17:20. Le scosse di terremoto, invece, si erano verificate al mattino, la più forte di magnitudo 5.5 alle 11:14, poi quella di magnitudo 5.4 alle 11:25, infine l’ultima di elevata intensità (magnitudo 5.1) alle 14:33, circa tre ore prima della valanga-killer . E’ già difficile immaginare che un terremoto di questa magnitudo (forte, ma non fortissimo) possa innescare una valanga, ancor più improbabile che possa farlo a così tanti chilometri di distanza dall’epicentro. Scientificamente impossibile che ciò accada con svariate ore di ritardo. Invece valanghe di questo tipo rientrano nella relativa “normalità” di grandi nevicate come quelle delle ultime ore sull’Appennino. 

Studio di Piergiacomo Ghirardini: circa 27mila poveri a Parma

Nel 2014 in provincia di Parma le famiglie e le persone in condizione di povertà relativa potrebbero attestarsi, rispettivamente, intorno alle 8 mila e alle 27 mila unità, con una corrispondente incidenza su famiglie e persone residenti del 4,1% e del 6,0%.

I dati sono frutto di un dettagliato report dal titolo "Il bisogno, il lavoro, la famiglia" a cura di Pier Giacomo Ghirardini presentato lo scorso maggio nel corso di un incontro organizzato nel centro pastorale diocesano di viale Solferino.

Spunti e dati numerici che tornano utili mentre l'Oxfam rileva l'aumentare dello squilibrio tra super ricchi e un numero crescenti di persone disagiate.

Le famiglie povere sono soprattutto le famiglie con un maggior numero di componenti. In base a una quantificazione della povertà per i comuni afferenti la Diocesi di Parma, le famiglie e le persone in condizione di povertà relativa potrebbero attestarsi, rispettivamente, intorno alle 7 mila e alle 22 mila unità, circa l’83% della povertà stimata per la provincia presa nel suo complesso; una concentrazione del tutto in linea coi dati demografici, da cui l’esercizio resta sostanzialmente determinato.

Il record di Alfano jr alle Poste: 200mila euro l'anno senza firmare neanche un atto

Il rapporto della guardia di finanza sul tavolo della Corte dei Conti. L'ex ad Sarmi, che aveva affermato di non aver riconosciuto il fratello del ministro al momento dell'assunzione, smentito dal suo braccio destro Picucci

di GIUSEPPE SCARPA

ROMA - Quattro anni in Poste. E nessun documento firmato. È quanto emerge dal rapporto che la guardia di finanza ha consegnato nei giorni scorsi alla procura presso la Corte dei Conti. L'indagine riguarda l'assunzione e la carriera record di Alessandro Alfano, il fratello del potentissimo Angelino, ex ministro della Giustizia nel governo Berlusconi, ex ministro dell'Interno nei governi Letta Renzi, ora ministro degli Esteri nel governo Gentiloni, nonché ex segretario politico del Pdl e ora leader di Ncd.

Disuguaglianze in aumento, otto super Paperoni hanno stessa ricchezza di metà dell'umanità

Il rapporto Oxfam: colpa di miliardari e multinazionali. In Italia in sette hanno i beni del 30% della popolazione

di BARBARA ARDU'

ROMA. A furia di deregulation e libero mercato, viviamo in un mondo dove più che l’uomo conta il profitto, dove gli otto super miliardari censiti da Forbes, detengono la stessa ricchezza che è riuscita a mettere insieme la metà della popolazione più povera del globo: 3,6 miliardi di persone. E non stupisce visto che l’1% ha accumulato nel 2016 quanto si ritrova in tasca il restante 99%. È la dura critica al neoliberismo che arriva da Oxfam, una delle più antiche società di beneficenza con sede a Londra, ma anche una sfida lanciata ai Grandi della Terra, che domani si incontreranno a Davos per il World Economic Forum.

I dati del Rapporto 2016, dal titolo significativo, “Un’economia per il 99%” (la percentuale di popolazione che si spartisce le briciole), raccontano che sono le multinazionali e i super ricchi ad alimentare le diseguaglianze, attraverso elusione e evasione fiscale, massimizzazione dei profitti e compressione dei salari. Ma non è tutto. Grandi corporation e miliardari usano il potere politico per farsi scrivere leggi su misura, attraverso quello che Oxfam chiama capitalismo clientelare.

Emergenza senzatetto, Paolo Scarpa: “Comune fa scaricabarile”

Il sindaco Pizzarotti ha lanciato lo slogan “Parma che cammina”, ma io non posso che chiedermi dove la nostra città stia andando e se questo percorso ci accomuni davvero tutti. L'attacco alla Chiesa di Parma è evidentemente un modo per scaricare le responsabilità del Comune nella gestione dell'emergenza freddo e attesta l'assoluta mancanza di coordinamento con chi si occupa degli ultimi. Tra tanti meriti, va a riconosciuto alla Caritas anche quello di aver pubblicato un report serio sulle situazioni di disagio che a Parma negano il futuro alla vita. Lo studio di Pier Giacomo Ghirardini fotografa una città a due velocità ed è giunto il momento di ridurre questo divario drammatico. Sono tanti gli attori impegnati su questo fronte, penso al progetto di welfare generativo di comunità della Fondazione Cariparma, ma serve più sussidiarietà con gli organismi che si fanno carico delle persone più in difficoltà. In una città ricca come Parma, il Comune deve impegnarsi a risolvere quelli che sono problemi strutturali anziché spacciarli per emergenze. Serve un censimento delle nostre fragilità e percorsi di integrazione reali da attivare mediante collaborazioni tra pubblico e privato nel riconoscimento del ruolo ricoperto dalle associazioni.

NO AL MES (MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA'), NO AL FONDO SALVA STATI

NO MES Pandora Tv

LA PRIMA CAMPAGNA COMUNE CONTRO IL SILENZIO DEI MEDIA MAINSTREAM:
NO AL "FONDO SALVA STATI " - "NO AL MES - MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA'"

Proposta Ue: "Offerte commerciali al telefono arrivino con un prefisso speciale"

La Commissione europea vuole che le chiamate di telemarketing siano subito riconoscibili dalle persone, che potranno decidere se rispondere o meno. Ma l'idea, semplice ed efficace, sarà ignorata dagli ordinamenti più permissivi, come il nostro

di ALDO FONTANAROSA

ROMA - L'Europa ha avuto un'idea semplice ed efficace per metterci al riparo dalle continue chiamate che riceviamo a casa oppure sul telefonino. Queste chiamate - con offerte mirabolanti per la luce, il gas, il cellulare, l'acqua, l'assicurazione auto - ci arrivano all'improvviso. Ed è molto difficile, soprattutto per i nostri anziani, capire che subiranno a breve l'assalto di un centralinista agguerritissimo.

Ora la Commissione Ue chiede proprio questo: che le telefonate (con delle offerte) siano precedute da un prefisso speciale e sempre uguale. In questo modo le persone - letto il prefisso - capiranno subito quale minaccia sta prendendo corpo decidendo se rispondere o meno. La proposta è contenuta nella bozza di regolamento sulla riservatezza nell'era di Internet e dei cellulari che la Commissione europea ha presentato martedì.

Il problema è che il regolamento lascia liberi i singoli Paesi di adottare norme più o meno severe, in questo ambito. Dunque nazioni come l'Italia - molto permissive nei confronti delle società che ci bombardano di offerte al telefono - avrà facile gioco a dribllare la proposta dell'Europa.

Carlo Consiglio: LA GIUSTIZIA PERDE UN FARO il giudice Maurizio Santoloci

Carlo Consiglio

È morto all'ospedale di Terni, dopo una grave malattia, il giudice Maurizio Santoloci. Magistrato di Cassazione, 60 anni, è stato consigliere di diversi ministeri per l'Ambiente per il contrasto dei crimini ambientali, settore nel quale si era molto impegnato, anche come membro della Commissione per la revisione del Testo unico e dell'Osservatorio sui crimini ambientale. Inoltre Santoloci era stato recentemente consulente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite connesse e, da circa 30 anni insegnava, come docente titolare, presso le Scuole nazionali del Corpo forestale. Direttore dell'Ufficio legale della Lav, il giudice è stato anche autore di più di 30 pubblicazioni sulle tematiche del diritto ambientale adottate da pubbliche amministrazioni e scuole di polizia. A Terni, dove era molto apprezzato anche per le sue doti umane, aveva seguito come gip alcune delle vicende giudiziarie più gravi degli ultimi anni, come l'omicidio di David Raggi (ANSA, 7 gennaio).

CONSIGLIONEWS 33
27 dicembre 2016

 

E' morto Fabio Roncaglia, conosciuto come il farmacista di Sorbolo, un grande amico, impegnato nella tutela dei diritti degli animali, sempre vicino agli ultimi

3 gennaio 2017 arriva la telefonata di Anna, una cara amica animalista (con cui ho scritto pezzi indimenticabili di satira e denuncia sul tema animali, canili a Parma e politici e dirigenti coinvolti), ad annunciarmi una ferale notizia: “E’ morto Fabio” mi dice. “Fabio chi?” le rispondo. “Fabio di Sorbolo, il farmacista amico tuo”. Mi conferma. Resto con il cuore e la mente per un attimo smarriti. Da diverso tempo non lo sentivo più. E poi affronto la realtà e riconduco a me nel presente tutti i ricordi con lui. E scoppio al telefono in un pianto a dirotto. Fabio era in classe con me il primo anno delle medie. Lui veniva da Sorbolo, io da Felino. Condividevamo entrambi la campagna in città… e stavamo entrambi male in quell’”ambientino sacrificale”. Molti anni dopo ricordammo insieme quei giorni con grandi risate.  Era bravo nello studio, ma con disinvoltura. Ed era pure un campioncino a calcio un classico 10, assist e goal, elegante nelle giocate.

 “Ciao Luigi” mi disse una sera incontrato per caso in uno studio a Parma- “tu non ti ricordi di me!... sono Fabio”...
“Sì non ricordo, un po’ smarrito, li per lì gli risposi, ma poi mi ripresi il ricordo e gli dissi, con sua sorpresa, il suo cognome, Roncaglia... di Sorbolo”. Era in effetti molto cambiato fisicamente, appesantito, ma lo sguardo, la voce e l’imprintig del viso mi riportarono subito indietro ai tempi della scuola. 
Ci eravamo ritrovati dopo molti anni condividendo a insaputa l'uno dell'altro- la scelta etica vegan.

Roberto Ghiretti (PU): Concerto di capodanno a Parma made by Pizzarotti

Quest'anno si chiude con le ultime repliche della sceneggiata di Pizzarotti sul “mi candido o non mi candido”. Come ampiamente prevedibile si candiderà con buona pace di tutti. Del resto bastava guardare attentamente il bilancio presentato in Consiglio comunale per capire che questo ero lo sbocco naturale di un Sindaco ormai perennemente afflitto da ansie da prestazione.

L'annuncio faraonico del risanamento del debito condito con opere pubbliche a pioggia sono solo la punta dell'iceberg di un progetto che mira a far dimenticare in un colpo solo quattro anni di immobilismo e scelte politiche sbagliate che hanno portato il Sindaco ad erodere il proprio consenso in città.

Si spiegano così alcune iniziative come questo concerto di capodanno all'insegna dello spreco che Pizzarotti ha pensato bene di regalare alla città. Un conto salatissimo, ben più alto di quello già alto pagato per Moroder accompagnerà la calata del Dj Fatboy Slim a Parma.

Ho preso qualche informazione sul musicista inglese e devo dire che un dato mi ha un poco preoccupato: questo signore qualche tempo fa ha radunato per un suo concerto ben 250mila persone per un concerto a Brighton. Alla luce di questa come di altre analoghe notizie che si trovano facilmente in rete viene da chiedersi se la scelta di posizionare il palco in piazzale della Pilotta sia delle più felici. Qualcuno ha calcolato quante persone aspettarsi il 31 dicembre al concerto?

Mi auguro davvero che tutto sia in ordine a funzioni per il meglio ma visti i precedenti di questa amministrazione avere qualche dubbio è forse più che comprensibile. 

Roberto Ghiretti
Parma Unita

articoli correlati

150.000 EURO CIRCA PER IL CAPODANNO A PARMA CON FATBOY SLIM, FABIO DE LUCA E DJ ROCCA. IL DEGRADO IN PILOTTA CONTINUA

Istat, Italia sempre più un Paese di anziani

Nel suo Annuario l’Istat ha raccolto tutte le statistiche più recenti sul nostro Paese. Emerge che l’Italia è sempre più un Paese di anziani. Al 31 dicembre 2015 ogni 100 giovani c’erano 161,4 over 65, rispetto ai 157,7 dell’anno precedente. Per quanto riguarda il confronto con gli altri Paesi europei, secondo gli ultimi dati disponibili (dicembre 2014), l’Italia era al secondo posto nel processo di invecchiamento della popolazione, preceduta solo dalla Germania. Sul territorio - informa l’Istat - è la Liguria la regione con l’indice di vecchiaia più alto (246,5 anziani ogni 100 giovani) mentre quella con il valore più basso è la Campania (117,3%) ma in entrambi i casi i valori sono in aumento rispetto all’anno precedente.

In calo le nascite  

Sempre in calo le nascite: nel 2016 i nati sono scesi sotto quota 500mila, a 485.780 unità. La differenza tra nascite e morti è stata pari a -161.791 unità, il che ha comportato un calo della popolazione residente che a fine 2015 si attestava a quota 60.665.551 persone. Il numero dei morti nel 2015 è cresciuto (49.207 in più rispetto all’anno precedente) e la speranza di vita, dopo anni di crescita costante, ha subito una battuta d’arresto, passando da 80,3 a 80,1 anni per gli uomini e da 85,0 a 84,7 per le donne.

Comuni sotto quota 8mila  

Il numero dei Comuni italiani è sceso sotto quota ottomila. Ad aprile 2016 erano esattamente 7.999, «un numero inferiore a quello rilevato dal censimento del 1961». È quanto si legge nell’Annuario 2016 dell’Istat. L’istituto di statistica calcola che 7 Comuni italiani su 10 hanno una popolazione inferiore a cinquemila abitanti. «Questa frammentazione amministrativa - rileva l’Istat - è comunque in via di riduzione per effetto della politica di contenimento della spesa pubblica che sta incidendo sul numero dei Comuni».

Salute  

Affidamento condiviso, i figli non sono di proprietà esclusiva della madre

Marcello Adriano Mazzola* 

Il Tribunale di Catania ha scritto un provvedimento assolutamente rivoluzionario per un Paese arretrato e conservatore come il nostro. Addirittura ha osato spingersi sino ad affermare che i genitori (padre e madre) siano uguali dinanzi al figlio e che in caso di separazione nessuno possa dirsi preferibile a prescindere.

In una frazione di secondo ha demolito decenni di cultura mammista delle Corti italiane (sia ben chiaro, a prescindere dalla identità sessuale dei giudici), secondo cui la madre è sempre preferibile e il padre sempre deferibile.

In barba a qualsiasi sacro e fondamentale principio di uguaglianza, ribadito da ogni Convenzione internazionale. L’uguaglianza all’italiana. A sessi alterni. Se durante il matrimonio o la convivenza entrambi i genitori si ritengono adeguati, improvvisamente appena si rompe la cristalleria, il padre diviene inadeguato, al più relegato in panchina in attesa di giocarsi qualche minuto allo scadere del tempo o ai supplementari.

Lo dicono i numeri impietosi: circa il 5% dei figli “collocati” presso il padre, circa il 15% dei tempi di frequentazione genitore/figlio riconosciuti al padre, putacaso però gravato il padre anche del 70/80% di spese del mantenimento del figlio. Uno spettatore, lautamente pagante però. Un caso (aberrante) di onanismo genitoriale.

Giornalismo, lanciata petizione per riconoscere legge Bacchelli a Riccardo Orioles: fondò I Siciliani con Pippo Fava

Il giornalista e scrittore riceve una pensione di anzianità "che non gli consente di continuare le cure per le sue patologie cardiache e gli acciacchi dovuti all’età". L'autore della petizione: "Lo Stato riconosca in vita il valore e l’importanza di un intellettuale"

E’ partita su Change.org una petizione per chiedere l’applicazione della legge Bacchelli allo scrittore Riccardo Orioles, fondatore de I Siciliani, insieme a Pippo Fava, ucciso il 5 gennaio 1984. Il giornalista è nato a Milazzo 67 anni fa e attualmente riceve una pensione di anzianità “che non gli consente di continuare le cure per le sue patologie cardiache e gli acciacchi dovuti all’età”, si legge nella petizione lanciata dal giornalista Luca Salici.

Orioles nella sua vita professionale ha ottenuto contributi pensionistici solo per pochi anni di lavoro, sebbene abbia dedicato la sua intera esistenza al lavoro di giornalista in diverse testate e alla formazione di nuove generazioni di cronisti: da Nord a Sud dell’Italia centinaia di direttori e redattori di varie testate hanno trovato in lui un maestro della professione, della deontologia, dell’inchiesta, soprattutto antimafia. “In questi anni a poco sono serviti gli appelli all’Ordine dei Giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. L’unica possibilità rimane quella di chiedere formalmente alle istituzioni di far accedere Orioles al fondo a favore di cittadini illustri che versano in stato di particolare necessità”, continua l’appello sulla piattaforma online.

Lettera di un giovane laureato italiano al MINISTRO GIULIANO POLETTI

Giuliano Poletti Ministro del Lavoro ex Governo Renzi e ora nel Governo Gentiloni

Ministro Poletti,
mi permetto di commentare la Sua inaccettabile, per non dire vergognosa frase sulla fuga dei giovani cervelli dall'Italia:
Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”.

Caro Ministro Poletti, dal momento che in quanto studente laureato dall'anno prossimo si sposterà in Giappone a lavorare mi sono sentito parte lesa dalle sue parole e quindi chiamato in causa. Mi permetta, Ministro, alcune mie osservazioni:

Il tema della fuga dei cervelli è un problema serio, da non sottovalutare. E' il simbolo di un Paese che anziché investire su coloro che dovranno sostenerlo in futuro non fa altro che mortificarli e costringerli a una demoralizzante precarietà oppure alla fuga all'estero per sentirsi valorizzati.

Paolo Scarpa su bilancio previsionale 2017 del Comune di Parma

Esce la nuova classifica del Sole 24 Ore che vede Parma riflettere in negativo i suoi problemi, che sono la coesione sociale, la legalità, il degrado, a fronte di una città che è più ricca della media nazionale, ma che soffre di patologie per lei nuove rispetto anche solo a pochi anni fa. I problemi sono arrivati e non sono stati arginati, come si sarebbe potuto.

Vi sono luoghi simbolo, e penso a piazzale della Pace, a viale vittoria, a via San Leonardo, a piazzale Picelli (ma ne potremmo elencare moltissimi altri), dove la città non ritrova più se stessa, dove lo spazio pubblico è espropriato da illegalità e degrado. I pusher che spacciano liberamente tra i sacchetti di rifiuti sui marciapiedi sono un mix inaccettabile per una comunità civile.

E penso al disagio delle famiglie, di chi ha bambini, degli anziani, della povertà che cresce.

Siamo contenti che la fontana di barriera Repubblica sia tornata a splendere, ma chi è in difficoltà vorrebbe che quella fontana non rappresentasse solo il messaggio elettoralistico di un Comune che si è svegliato all’ultimo, ma fosse il segno di una città che affronta complessivamente le sue patologie, i temi reali di un declino che è nei fatti, al di là di ogni classifica dei giornali.

Serve un’inversione di rotta, urgente, ma non ne vediamo i segnali.

Si discute in questi giorni di bilancio preventivo, di numeri e risorse. Al di là dei numeri, quel bilancio appare un documento freddo, distante da una visione di futuro che rilanci le prospettive di Parma.

L’eredità lasciata da Renzi: un italiano su quattro a rischio povertà

Roma, 6 dic – Un quarto degli italiani è a rischio indigenza. Lo si legge in un rapporto dell’Istat, in cui si dice che il 28,7% delle persone residenti in Italia, nel 2015, è “a rischio di povertà o esclusione sociale”. In totale, si tratta di 17 milioni 469 mila persone. È di una quota, scrive l’Istituto, “sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%)”.

Resta invariata anche la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%). Numeri che, scrive l’Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020 “ancora lontani”. Entro il 2020, infatti, l’Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila. Oggi la popolazione esposta è invece “superiore di 4 milioni 587 mila unità rispetto al target previsto”. Inoltre, quasi la metà dei residenti nel Mezzogiorno risulta a rischio povertà o esclusione sociale. Lo stima l’Istat calcolando che nel 2015 la percentuale di esposizione nell’Italia meridionale è pari al 46,4%, in rialzo sul 2014 (45,6%) e notevolmente maggiore rispetto alla media nazionale (28,7%). Al Centro, infatti, la soglia si ferma al 24% e al Nord al 17,4%. “I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni del Mezzogiorno, con valori più elevati – spiega l’Istat – in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%)”. 7 dicembre 2016.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">

Condividi contenuti