Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Storia

Storia: Raccolta di articoli, informazioni, racconti di Storia e archeologia. Con il contributo di redattori volontari che possono inviare i loro scritti a luigiboschi@gmail.com

19 Luglio 1992 strage di via D'Amelio in cui muore il Giudice Paolo Borsellino e la sua scorta

Strage di via D'Amelio

19 Luglio 1992 

L’agenda rossa non ti ha protetto, perché dalla borsa qualcuno, non identificato, ma certamente appartenente ad uno Stato considerato parallelo e deviato, poco dopo la strage, dalla tua Borsa ha trafugato. 

L’intento è stato rendere vani i sacrifici ed il lavoro di anni.

A portare  avanti  la tua opera  ci pensano pochi Magistrati,

consapevoli dei rischi di cui, vengono loro malgrado gravati e senza essere soggetti di decoro, anzi, a volte massacrati prima che dai delinquenti, dalle malelingue a cui ci siamo rassegnati. 

A 27 anni di distanza da quel giorno maledetto, in cui anche lo Stato non ti ha protetto, resta solo la speranza.

Ad onorarti, assieme a tutte le altre vittime che ti hanno preceduto e quelle che, per proteggerti fino all’ultimo, hanno dato la vita e sono decedute assieme a te, è sempre presente il ricordo, il pensiero, la memoria e non mancherà mai, da ogni italiano per bene,

Anche solo questo semplice e caro saluto.

Enrico Maria Lamoretti

Dedicata al sacrificio del Giudice Paolo Borsellino

Degli Agenti:

Emanuela Loi,

Craxi nel ‘90: cancelliamo il debito del terzo mondo, ed entro il 2020 sparirà la piaga della miseria sulla Terra

«Proporre ai paesi poveri del mondo un “contratto di solidarietà” che rompa, entro il 2020, il ciclo infernale della miseria e della fame». Così parlava Bettino Craxi a Parigi nel lontanissimo 1990. La proposta: cancellare il debito del Terzo Mondo. Noi cos’abbiamo fatto, in trent’anni, su quel fronte? Meno di zero. Il 2020 è praticamente arrivato, e quei paesi (sempre più poveri) vomitano disperati sulle sponde del Mediterraneo. Rileggere oggi le parole di Craxi – riportate all’epoca dai quotidiani – fa semplicemente piangere: qualcuno ricorda una sola sillaba, di tenore paragonabile, pronunciata negli ultimi decenni da uno qualsiasi dei famosi campioni dell’Unione Europea? Siamo sgovernati da infimi ragionieri e grigi yesmen al servizio del capitale finanziario neoliberista che i tipi come Craxi li ha esiliati in Tunisia, trasformandoli in profughi politici – corsi e ricorsi, nell’amara ironia della storia: importiamo derelitti, dopo aver cacciato leader autorevoli e dotati di visione strategica. Nel ‘90, Craxi intervenne nella capitale francese in qualità di rappresentante personale del segretario generale dell’Onu per i problemi del debito del Terzo Mondo, dinanzi alla Conferenza parigina dei 41 paesi più poveri del pianeta.

Inaugurazione delle celebrazioni per il CENTENARIO DELLA MORTE DI ARRIGO BOITO (1918-2018). Sabato 9 giugno 2018, dalle ore 15.00, Auditorium del Carmine

Inaugurazione delle celebrazioni per il

CENTENARIO DELLA MORTE

DI ARRIGO BOITO (1918-2018)

A cura del Comitato nazionale

per le celebrazioni boitiane

Sabato 9 giugno 2018, dalle ore 15.00

– Auditorium del Carmine –

Ingresso libero

 

Si terrà nel Conservatorio di Parma, sabato 9 giugno 2018, l’inaugurazione delle celebrazioni per il Centenario della Morte di Arrigo Boito a cura del Comitato Nazionale per le celebrazioni boitiane. La giornata si articolerà in un concerto, una tavola rotonda e visite guidate allo “Studio Boito”. Il Conservatorio di Parma è intitolato al letterato, musicista e librettista perché egli contribuì al consolidamento della scuola in un momento particolarmente delicato, quando da Regia Scuola di Musica, nel 1888, fu trasformata in Conservatorio. Boito accettò di ricoprire la carica di Direttore onorario, per seguire la gestione dell’Istituto durante la malattia dell'amico Franco Faccio, designato Direttore. Questo legame è stato confermato e rafforzato quando gli eredi di Boito, della famiglia Albertini-Carandini, hanno donato al Conservatorio il suo Studio, ora ricostruito nelle dimensioni reali nel Museo storico “Riccardo Barilla” che contiene una documentazione unica, comprendente la biblioteca privata del letterato, gli appunti e gli abbozzi per il Nerone, strumenti musicali, oggetti artistici, strumenti scientifici, a testimoniare l’ampiezza dei suoi interessi e della sua cultura.

 

1968 Cinquant’anni da quel maggio

LOCANDINA PDF

1968 CINQUANT’ANNI DA QUEL MAGGIO

Il Comune di Parma promuove un ricco calendario di iniziative condivise con la città: letture, incontri, proiezioni, concerti, spettacoli e visite guidate grazie a cui avviare una riflessione su un momento cruciale del Novecento.

Parma, 11 maggio 2018 - Il Comune di Parma promuove uno speciale programma di appuntamenti in occasione dei cinquant’anni dal Sessantotto con cui si vuol proporre un’analisi culturale, sociologica e storica di un anno cruciale per la storia mondiale e una riflessione su cosa ne resta oggi.

Il ricco calendario è stato presentato questa mattina in conferenza stampa alla presenza dell’assessore Michele Guerra e da Marco Minardi, direttore dell'Istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Parma, e Marco Adorni per il Centro Studi Movimenti che hanno collaborato nella realizzazione del calendario.

Il programma comprende incontri, letture, concerti, proiezioni di filmati, visite guidate ai luoghi del Sessantotto a Parma, si rivolge sia a chi ha vissuto in quegli anni di profondi cambiamenti, sia alle nuove generazioni che vivono di riflesso ciò che ne è scaturito.

L'inconfessabile verità sul delitto Moro nascosta dietro Mani Pulite e Cinquestelle

Paolo Guzzanti

La regia di quel delitto? La stessa che tiene in pugno l'Italia da 40 anni

Quarant'anni fa come oggi eravamo tutti in via Caetani, a metà strada fra piazza del Gesù sede della Democrazia Cristiana e le Botteghe Oscure allora sede faraonica del Partito comunista. Il cadavere smagrito nell'angoscia di Aldo Moro era nel bagagliaio della famosa Renault rossa.
Aveva il pollice fracassato da uno dei colpi sparati, nel tentativo disperato di coprirsi il volto. I carnefici non ebbero nemmeno la pietà di coprirgli il volto prima di tirare il grilletto. Moro fu assassinato per impedire che il Partito comunista si sganciasse dall'Unione Sovietica, come tutto l'Occidente sperava. Per impedire questo risultato avevano già tentato di far fuori il segretario comunista Enrico Berlinguer in Bulgaria investendolo con un camion che uccise il suo autista. Moro fu catturato, spremuto e liquidato secondo un copione che poi tutti si sono dati da fare per insabbiare per far credere che un gruppo di sconsiderati boyscout comunisti le sedicenti Brigate rosse lo avesse catturato per fargli un processo del popolo. Una contraffazione ridicola, ma buona da dare a bere alle folle, allora come oggi. La storia di quel delitto è la storia di mille insabbiamenti. Francesco Cossiga che era stato il braccio destro di Aldo Moro e poi uno dei fautori del sacrificio umano sotto l'etichetta del «partito della fermezza» - a cose fatte andò a visitare tutti i brigatisti in galera con cui strinse un accordo: sarebbero stati rimessi tutti in libertà, purché tenessero la bocca chiusa.

Pier Carlo Padoan e la fine dell’euro: finirà come lo Sme nel 1992?

Chissà se Pier Carlo Padoan quando rifletteva ad alta voce sulla necessità di liberarsi dei vincoli strutturali che zavorrano l’Italia da 20 anni si riferiva all’entrata dell’Italia nella moneta unica. Se prendiamo per buoni i riferimenti temporali citati dal ministro tutto sembra ricondurre a quei vincoli strutturali oggetto della questione. Nel 1996 infatti siamo entrati nuovamente nello Sme, agganciando la lira al cambio fisso con l’Ecu, così da produrne una consistente rivalutazione nei confronti delle altre valute europee. Non è affatto un caso che da quell’anno in poi sia iniziato il lento declino della produttività italiana, dal momento che ci siamo difatti vincolati a untasso di cambio troppo forte per le nostre esportazioni prima di fare il nostro ingresso in un’altra unione di cambi fissiirreversibile, qual è l’euro.

Sappiamo fin troppo bene come l’euro sia la moneta della Germania. Il dato di fondo che sta nelle osservazioni di Padoan, sta nel riconoscere che l’euro così com’è non ha molte prospettive di lunga durata, e che se la Germania “non condivide i rischi” dell’unione monetaria, tanto vale non continuare e finirla qui. Quello che il ministro ci sta dicendo, in altre parole, è che abbiamo superato da un pezzo il punto di non ritorno. La Germania si trova in questo momento nella migliore posizione possibile, e non ha alcun interesse a cambiare né a rinunciare al suo bonus di competitività sugli altri paesi europei. Se l’euro non dovesse essere più l’espressione degli interessi tedeschi, la Germania stessa sarebbe pronta ad uscirne. Per capire in che modo e con quali esiti potrebbe concludersi questa storia, è utile ricordare il precedente dello Sme, il cosiddetto serpentone monetario europeo padre dell’euro, al quale l’Italia si legò nel 1979 prima (il primo Sme) e nel 1986 poi, il secondo Sme,noto anche come Sme credibile.

L'autunno nero del '92 tra tasse e svalutazioni

Dino Pesole

Bancarotta, crisi finanziaria, insolvenza: scenari inquietanti per la Grecia a un passo dal baratro, come avvenne da noi nel 1992, se pur in un contesto europeo e globale non comparabile con l'attuale. Le similitudini sono molteplici, come ricorda Giuliano Amato, che in quell'estate-autunno di 18 anni fa guidava un governo nel pieno della tempesta di Tangentopoli. Anche l'Italia si trovò di fronte al dilemma se intervenire per riportare i conti pubblici entro un sentiero di sostenibilità, oppure scivolare lentamente nell'abisso. L'imperativo categorico era recuperare un minimo di credibilità sui mercati, alleggerire il peso degli interessi che cresceva a ritmo esponenziale facendo volare il deficit. Una spirale infernale, poiché l'alto debito costringeva il Tesoro a offrire rendimenti sui propri titoli che superavano il 12,5 per cento. In questa situazione di grande fragilità partì l'attacco alla lira.

Golpe Di Stato: La Lista Nera Dei Traditori Della Patria

Golpe di stato: la lista nera dei traditori della patria

Di Alessandro De Angelis

Se ci troviamo, come dimostrato nei precedenti articoli, sotto un regime di dittatura da parte dell'oligarchia bancaria, dove la BCE e la Commissione Europea decideranno le politiche sociali degli stati, imponendo loro tasse e licenziamenti, lo dobbiamo a una strategia che parte da lontano nel tempo e che si è potuta estrinsecare grazie all'aiuto di politici con loro collusi.

2 giugno 1992, Il complotto del Britannia: il saccheggio di un'economia nazionale

Il 2 giugno 1992, a pochi giorni dall'assassinio del giudice Giovanni Falcone, si verificava in tutta riservatezza un altro avvenimento che avrebbe avuto conseguenze molto profonde sul futuro del Paese. Il «Britannia», lo yacht della corona inglese, gettava l'ancora presso le nostre coste con a bordo alcuni nomi illustri del mondo finanziario e bancario inglese: dai rappresentanti della BZW, la ditta di brockeraggio della Barclay's, a quelli della Baring & Co. e della S.G. Warburg. A fare gli onori di casa era la stessa regina Elisabetta II d'Inghilterra. Erano venuti per ricevere alcuni esponenti di maggior conto del mondo imprenditoriale e bancario italiano: rappresentanti dell'ENI, dell'AGIP, Mario Draghi del ministero del Tesoro, Riccardo Gallo dell'IRI, Giovanni Bazoli dell'Ambroveneto, Antonio Pedone della Crediop, alti funzionari della Banca Commerciale e delle Generali, ed altri della Società Autostrade.

Si trattava di discutere i preparativi per liquidare, cedere a interessi privati multinazionali, alcuni dei patrimoni industriali e bancari più prestigiosi del nostro paese. Draghi avrebbe detto agli ospiti inglesi: "Stiamo per passare dalle parole ai fatti". Da parte loro gli inglesi hanno assicurato che la City di Londra era pronta a svolgere un ruolo, ma le dimensioni del mercato borsistico italiano sono troppo minuscole per poter assorbire le grandi somme provenienti da queste privatizzazioni. Ergo: dovete venire a Londra, dove c'è il capitale necessario.

I professori che dissero "NO" al Duce

di Simonetta Fiori

"Sublimato all'un per mille", titolò sprezzantemente un giornale d'obbedienza littoria. Gli esiti del giuramento di fedeltà al fascismo - imposto ai professori universitari nel 1931 dalla regia di Giovanni Gentile - furono per Mussolini assai lusinghieri. Seppure sotto ricatto, su oltre milleduecento accademici, soltanto dodici opposero un rifiuto. Sopra questi isolati viaggiatori che attraversarono la terra del no è scesa per settant'anni una nebbia densa di rimozione e imbarazzo. Come se l'insidioso orizzonte da loro - soltanto da loro - varcato rimarcasse l'ipocrisia, la fragilità, lo spirito di accomodamento, anche la pavidità di cui diede prova larghissima parte degli intellettuali italiani.

Ippolito Pizzetti i giardini e la storia

Ippolito Pizzetti

Figlio di Ildebrando, nasce a Milano nel1926 – muore a Roma,il 15 agosto 2007.

La laurea in architettura l' ha presa solo nel 2004. Honoris causa. Ippolito Pizzetti, il più illustre fra i progettisti di giardini, disegnatore di forme e di profili paesaggistici, oltreché botanico, in realtà si era laureato in Letteratura italiana con Natalino Sapegno, anno accademico 1950. Argomento: Cesare Pavese. E la formazione umanistica ha sempre condizionato il suo sguardo sulla natura. Pizzetti è morto ieri a Roma. Aveva ottantun anni.

Due lettere storiche inedite (1959) sulla nascita dell'Istituto di Studi Verdiani a Parma

Pietro acquafredda

In una copia del primo volume degli 'Studi verdiani' - uscito nel 1960, e dedicato, come era negli intenti del neonato istituto, ad un'opera del catalogo verdiano che, nel caso particolare, era Un ballo in maschera - che abbiamo acquistato anni fa nel mercatino domenicale di Porta Portese, a Roma, abbiamo trovato, con grande sorpresa - ce ne siamo accorti soltanto ora, quando per ragioni di studio siamo andati a sfogliare quel volume - due lettere che hanno a che fare con la fondazione dell'Istituto di Studi Verdiani, inaugurato alla presenza dell'allora ministro della Pubblica Istruzione, sen. Giuseppe Medici, l'11 aprile 1959, affidato per la direzione al m. Mario Medici, omonimo del ministro, ma non suo parente neanche lontano, che si era battuto a lungo per la sua nascita.

La prima lettera, datata: Parma, 23 aprile 1959, su carta intestata del neonato 'Istituto di Studi Verdiani - Via del Conservatorio, 27 - Parma', è battuta a macchina, ma con firma autografa: Luciana e Mario Medici, ed è indirizzata a destinatario sconosciuto, al quale appartiene invece la minuta manoscritta della seconda lettera che altro non è che la risposta al direttore dell'Istituto, suo amico, che l'aveva informato della nascita della istituzione verdiana a Parma, per la quale s'era tanto prodigato.

La lingua in italia nel Ventennio fascista

Mussolini 1925

Edoardo Natale

I diversi ingredienti della retorica mussoliniana traggono la loro linfa dall'esperienza della Prima Guerra mondiale con la costruzione dei miti della vittoria mutilata e della nazione proletaria ( formula usata da Corradini e Pascoli per l'impresa in Libia). Durante la sua militanza socialista e rivoluzionaria, Mussolini apprende le tecniche oratorie del D'Annunzio di tipo fiumano popolarizzando ed assorbendo il lessico socialista per poi svuotarlo di senso con il trascorrere del tempo. La pratica giornalistica educa Mussolini ad una sintassi paratattica e giustappositiva, con l'uso dello stile epigrafico di Alfredo Oriani che si presta ad una comunicazione persuasiva in cui si uniscono emotività e argomentazione razionali. Mussolini nella sua retorica discorsiva predilige l'enfasi degli slogan lapidari, in cui ritmo e suggestione eufonica (assonanze, alliterazioni e ripetizioni) hanno la funzione di ipnotizzare l'uditorio, grazie all'uso dell'intonazione, con pause teatrali e stacchi fra le frasi; i campi semantici del magnetismo, del vitalismo e della virilità si accompagnano all'insistenza sulla forza e sulla grandezza; massiccio l'uso delle metafore militari, religiose e medico-chirurgiche.

Emma e il Pd nel ricordo di Giustizia e Libertà

 EUGENIO SCALFARI

Emma Bonino, Benedetto Della Vedova, Francesco Rutelli e, primo tra tutti ma morto ormai da tempo, Marco Pannella hanno occupato in questi giorni la scena politica italiana e infine hanno convinto Renzi a dar loro una mano e ad esortarli a fare un accordo col Pd che consente di accettare una discreta presenza e naturalmente un'alleanza col Partito democratico stesso.
 

Alcuni di loro avevano nel frattempo cambiato casacca, ma lo spirito era rimasto quello, il radicalismo, se ti è entrato nel cuore non ne esce più.
Le vicende di Emma e il suo ingresso nel quadro del Partito democratico mi hanno fatto molto piacere, e mi hanno ricordato un passato del quale ormai sono l'unico testimone e quindi l'unico che possa in qualche modo raccontarlo. Il racconto comincia nientemeno con i fratelli Rosselli, due antifascisti emigrati in Francia dove facevano uno il medico e l'altro l'insegnante di Lettere e filosofia e avevano entrambi coniato lo slogan che avrebbe dovuto appartenere all'antifascismo democratico che non condivideva la dottrina contenuta nel Manifesto comunista diffuso nel 1848 da Marx che proclamava la rivoluzione proletaria.
 
Il motto democratico dei Rosselli conteneva l'indicazione di due valori fondamentali: Giustizia e Libertà. Non era una dittatura di classe come quella marxista. Era invece l'unione di due valori che si rivolgevano a un popolo intero dove tutte le classi esistevano ma potevano confluire attorno a quelle due parole.

Albertina Soliani: la Costituzione Italiana 70 anni fa

Albertina Soliani

La Costituzione 70 anni fa.

Il 22 dicembre 1947 l'Assemblea Costituente approvava la Costituzione della Repubblica Italiana.

Una scelta fondativa per la Repubblica. Era il primo giorno di una storia politica e istituzionale, civile, economica e sociale, nazionale e internazionale che ha costruito la nostra vita. Che ha fatto dell'Italia un Paese guidato da valori morali universali: la libertà, la giustizia, l'uguaglianza, la solidarietà, la pace. La dignità umana, i diritti umani. La responsabilità e i doveri degli uni verso gli altri.

La Costituzione è ciò che ci identifica nella storia dell'umanità, come un tempo di civiltà.

70 anni sono pochi nella storia del mondo. Riguardo alla Costituzione, si può dire che essa non è mai attuata una volta per sempre. Essa continua a vivere se noi la viviamo.

70 anni dopo, nell'Italia cambiata, nel mondo cambiato, tutto è ancora in gioco. Come allora. Ritornano i fantasmi che hanno sconvolto il '900 nel nostro Paese, in Europa e nel mondo. L'orrore nazifascista. Di nuovo è tempo di Resistenza. E' tempo di conoscere e assimilare profondamente le radici della Costituzione. Le radici dell'Etica e dell'Antifascismo dalle quali è nata la Carta Costituzionale.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">

Condividi contenuti