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La vita sta cambiando pelle

Amministrative di Parma 2017, Bizzi: “Proposta chiara e coraggiosa di centrosinistra”

Per il consigliere comunale di Possibile difficile un'alleanza con il Pd formato Renzi. “Percorso per intercettare chi si astiene e i delusi tra i 5 Stelle e i democratici. Una coalizione che punta  ad accontentare tutti è un errore già visto”

di RAFFAELE CASTAGNO

Una proposta innovativa, coraggiosa, chiaramente di centro-sinistra. Un centrosinistra dove però non c’è spazio per il Pd targato Renzi e formato Partito della nazione. Il consigliere comunale Giuseppe Bizzi di Possibile traccia la rotta verso le Amministrative 2017, valutando come difficile la possibilità di una ‘grosse koalition’ delle forze di sinistra. Almeno nello scenario politico attuale. 

Una proposta alternativa dunque, che miri a recuperare l’esercito degli astenuti e con loro i delusi sia tra le fila dei 5 Stelle che dei democratici. Un progetto incentrato sull’attenzione verso i più deboli, che punti su welfare, cultura, mobilità sostenibile e favorisca l’effettiva partecipazione dei cittadini al governo della città.

Consigliere Bizzi, a meno di un anno dalle elezioni, si presenta una Parma a due facce. C’è stata per esempio la rinascita del Parma calcio 1913. Ma recentemente nuovi episodi giudiziari che hanno coinvolto importanti realtà industriali come Parmacotto e Bormioli. Che città è quella che va verso la tornata amministrativa del 2017?
“Parma vive una fase di transizione e trasformazione. È passata dal modello precedente di civismo, alleato della destra, alla frattura, determinata dalla vittoria dei 5 Stelle. Ma non ha ancora trovato una nuova identità. Ci sono code e ombre del sistema precedente, come inducono a pensare le inchieste che stanno toccando il mondo economico. E ci sono novità, come appunto il nuovo Parma calcio e i tentativi di rilancio dell’aeroporto Verdi. La Giunta Pizzarotti è uno specchio di questa situazione: accompagnata da molte attese per innovare la politica, ha saputo dare solo una risposta parziale. Restiamo una città alla ricerca di un’identità e di un’idea di sviluppo”.

Nel 2012 Parma è stata "la Stalingrado d’Italia". Oggi il sindaco Pizzarotti è sospeso dal Movimento pentastellato, in attesa di una risposta sulla sua posizione, che non sembra arrivare. Vista da un consigliere di minoranza è una vicenda che segna la fine di un’avventura politica o il primo cittadino potrà ancora giocare un ruolo?
“Forse entrambe le cose. Di sicuro sembra finita l’esperienza che lo legava ai 5 stelle. Le non risposte da parte di Grillo e del Movimento sono già una risposta. Il sindaco dovrebbe trarne le conseguenze e fare un passo avanti. Perché i cittadini hanno diritto di sapere a quale forza politica appartiene il primo cittadino e la maggioranza che governa Parma. D’altra parte potrebbe essere pure un’inizio, a patto che Pizzarotti riesca a formulare un progetto che sappia marcare una discontinuità rispetto a questi quattro anni. Se invece pensa di andare avanti in questo modo e senza il simbolo 5 stelle, non vedo nulla di significativo per Parma”. 

In un’intervista a Repubblica Paolo Scarpa ha detto che la palla delle prossime Amministrative è nuovamente in mano al centro-sinistra. C’è il rischio di sbagliare di nuovo un rigore a porta vuota?
“Su alcuni punti ero poco ascoltato già quando ero dentro al Pd, quindi ora da fuori non voglio giudicare. A livello generale osservo che le primarie sono subordinate a dinamiche nazionali - il referendum costituzionale - e tattiche personali che non guardano ai percorsi amministrativi locali. Le primarie possono essere chiare solo se lo sono la coalizione e il programma. Due elementi che mancano. Leggo di un’idea di alleanza da Sinistra italiana a Parma unita, per la quale però si dovrà trovare un programma in grado di accontentare tutti. Mi sembrano errori già visti”.

Proprio Sinistra italiana ha lanciato un appello all’unità, proponendo un patto con il Pd. Possibile sarà della partita?
“Se la politica ha ancora un senso, mi chiedo come si possa attaccare ogni giorno Renzi e poi pensare di essere alleati a livello locale. Noi siamo usciti dal Pd, perché il partito ha subito una mutazione genetica verso un moderatismo culturale e politico, che si è manifestato con una serie di scelte sulla scuola, il lavoro, l’ambiente e con una riforma costituzionale che rappresenta un modello pasticciato e accentrato sul potere esecutivo, con una chiusura alla partecipazione inaccettabile. Quindi, ripeto, se la politica ha ancora senso, di fronte a questo Pd non possiamo che essere alternativi sia a livello locale che nazionale. Finché coincide con il Partito della nazione, un accordo è difficile”.

Possibile può essere l’alternativa e Bizzi il suo candidato?
“Possibile può essere uno dei protagonisti del progetto, di un dialogo con le altre forze di sinistra, con un percorso indipendente dalle primarie e incentrato sui contenuti e le risposte da offrire alla città, dando voce a quella spinta all’innovazione che già si era manifestata nel 2012. Per quanto mi riguarda punto a dare un contributo sulla base della mia esperienza come consigliere comunale per costruire un programma”.

Ricordava la spinta innovativa del 2012. C’è ancora in città o lo scenario è cambiato?
“Sì c’è ancora, l’ho vista nella vivacità delle proposte dei comitati cittadini. E lo si è notato nella ultime Amministrative. A Torino, il governo più che sufficiente dell’ex sindaco Fassino non è bastato a vincere. Resta la richiesta di pensare con categorie nuove. C’è una sostanziale omogeneità tra le forze politiche e le loro proposte, che induce a rifugiarsi nell’astensionismo, perché il voto appare inutile”.

Le ultime Amministrative hanno manifestato una sorta di rivolta delle periferie che ha punito il centro-sinistra. Il disagio e il voto di protesta, a livello internazionale, si sono tradotti nella Brexit e nell’ascesa di Donald Trump negli Stati Uniti. Può succedere qualcosa di simile a Parma?
“Proprio per questo è importante dare una via d’uscita politicamente coraggiosa al disagio delle persone. Ecco perché occorre una proposta chiara e coraggiosa di centro-sinistra, che intercetti gli astenuti e i delusi sia del M5 che del Pd. L’elettorato altrimenti non vede le differenze e sceglie il cambiamento per il cambiamento, sperando che accada davvero”. 

In questo senso uno dei temi che potrebbe monopolizzare la campagna elettorale è la sicurezza, finendo col favorire magari le forze di centro-destra e quei movimenti civici che ne hanno fatto una bandiera.
“Se il Pd si sposta verso politiche di centro-destra, l’effetto che se ne ottiene è che sia proprio la destra a raccoglierne i frutti. La sicurezza è un tema reale, ma andrebbe pensata non solo in termini di controlli e ordine pubblico. In una visione di sinistra, vuol dire una città che si cura della qualità degli spazi urbani, della qualità della vita delle persone, del livello di legalità in tutti i settori della società.

Qual è la sfida principale che deve affrontare la politica oggi a Parma?
“Un tema centrale deve essere quello delle politiche rivolte alle persone, mostrando la capacità di leggere i nuovi fenomeni e proponendo soluzioni innovative. Negli ultimi 15 anni a Parma gli stranieri sono quadruplicati, passando da ottomila a 30mila. I minori seguiti dai servizi sono saliti da 897 a 4.585. In sette anni gli abbandoni scolastici sono passati da 38 a 300. E siamo la città con il più alto insuccesso scolastico in regione nei primi due anni delle superiori. Ci sono undicimila poveri. Siamo di fronte a un’emergenza sociale, che, se non cogliamo, ha ricadute in tanti settori, compresa la sicurezza. Ci deve essere attenzione alla qualità della vita dei cittadini, considerando la spesa per il welfare centrale”. 

Se dovesse suggerire tre proposte per Parma, su cosa punterebbe?
"La prima si lega a quello che dicevo. Creare un bilancio sociale da affiancare a quello comunale, che affronti le  ricadute delle scelte politiche sulla città non solo in termini di costi e risparmi. Prendiamo per esempio il lavoro. L’Amministrazione non ha una competenza diretta. Però se continuiamo ad appaltare all’esterno, abbassando il costo del lavoro, sul bilancio dell’ente abbiamo un risparmio, ma per la città si può tradurre in ripercussioni sulla qualità del servizio". 

“Un bilancio sociale inoltre - prosegue - insieme a quello partecipato può rappresentare una nuova modalità di relazione con i cittadini. Il rapporto non può essere limitato a un voto ogni cinque anni, serve un loro coinvolgimento reale nelle decisioni. E credo che uno dei primi atti da compiere, per riconoscere il loro fondamentale contributo al risanamento dei conti del Comune, sia un abbassamento delle tariffe, a cominciare da quelle dei servizi educativi”. 

Gli altri punti?
“La cultura deve diventare un fattore di sviluppo della città, in particolare attraverso la musica e il teatro, con possibilità di produzioni e proposte culturali realmente diffuse. E deve diventare fare cultura la stessa cura del patrimonio architettonico-artistico, evitando scempi come la Ghiaia e il Ponte Nord”. 

“Quindi - conclude - una coraggiosa proposta di mobilità sostenibile, con la pedonalizzazione del centro, accompagnato da proposte che lo rendano vivo e da un ripensamento del servizio di trasporto pubblico”.

Fonte Link parma.repubblica.it