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Aria fritta l’indagine della Procura sulle nomine del Regio di Parma

Perché tanto risalto a una non notizia? Direttore Brambilla, una ricaduta da sindrome molossiana? Nulla di nuovo, solo la solita e ritrita polemica della scorsa estate, sulla Commissione che avrebbe dovuto presentare la rosa di nomi da sottoporre al vaglio del CDA. I cosiddetti “faldoni” sono sempre quelli già in possesso della GDF.  
Meglio sarebbe se le indagini la Procura le avesse svolte a suo tempo quando si erodeva il capitale fondativo (-1.900.000 euro e si generavano debiti verso fornitori per 11 milioni, si dichiaravano a bilancio crediti verso il Comune per circa 387.000 euro inesistenti). O sulla Convenzione tra il Regio e l'OTR che consentiva un ingiusto ricarico (vero caporalato) nei confronti di tutti gli orchestrali sempre sotto ricatto e senza alcuna garanzia e tutela di lavoro. Ecco allora la Procura avrebbe dovuto rivolgere la sua attenzione a quel che stava accadendo al Regio di Parma, oltre a ben altro di questa città sull’orlo della bancarotta. Anche l'attuale Senatore Giorgio Pagliari, a quei tempi seduto sui banchi dell'opposizione in Consiglio Comunale, che faceva, pur informato su cosa avveniva al Regio? 
Ormai della Procura di Parma non mi stupisce nulla, dopo aver subito il sequestro del giornale online per il diritto di cronaca e opinione (LINK). Hanno tenuto per anni ad ammuffire le carte su SPIP e STT (e questo lo sa bene anche Pagliari) doviziosamente raccolte dalla Guardia di Finanza che si era insediata con un proprio ufficio stabile in via Conforti ex sede STT e SPIP, a seguito anche del mio articolo Parmaconnection.
L'apertura di un fascicolo su questi fatti delle nomine del Regio, peraltro nemmeno promosse da chi ha partecipato alla manifestazione di interesse, mi lascia personalmente indifferente e sinceramente non comprendo, se non in chiave politica (finito l'idillio con i M5S?), l'articolo a 5 colonne sulla Gazzetta di Parma del 15/12/2015 a pag.9 (LINK).  Mi ricorda molto quello sul credito vantato dall'OTR nei confronti del Regio (LINK). Risultò che l'OTR sbagliò pure il Tribunale di competenza (non Parma, ma competente era il Tribunale delle società a Bologna). Il fiancheggiamento a quei tempi della Gazzetta di Parma all'OTR e a Meli, è stata una vergogna giornalistica. E tale poi si è rivelata a conti in tavola... Unesco! La frenesia di una illusoria vincita al superenalotto attraverso il Tribunale dei Pellegrini fathers, dopo l'incasso di tutti i loro crediti (circa 542.000 euro maturati con la precedente gestione Meli-Carra) offuscò loro la ragione. Dal tono dell'articolo sembrava pure convinto l'ex direttore Molossi di quei contenuti, mi pare scritto proprio da lui poiché non era firmato e nessun altro, se non il direttore può agire in tal senso con un articolo a 5 colonne.
Seguii personalmente quelle assurde accuse sulla commissione, cavalcate, se non promosse,  dal senatore Pagliari;  i fantomatici articoli con dichiarazioni di Chiarot, le liti con Pizzarotti con testimoni: tutta una bufala giornalistica smentita nel giro di 24 ore anche dallo stesso sovrintendente della Fenice con un suo comunicato ufficiale: "In merito ad alcune indiscrezioni giornalistiche, preciso che la Commissione, di cui sono stato componente e non Presidente, ha lavorato in assoluta trasparenza ed autonomia e osservo che il comportamento del Sindaco di Parma è stato sempre cordiale e collaborativo. Il sottoscritto, come del resto gli altri componenti della commissione , non ha mai ricevuto alcuna pressione a proposito del nuovo Direttore Generale del Teatro Regio di Parma e nella riunione del 26 novembre scorso la Commissione ha ritenuto di dover mettere a verbale di aver operato in autonomia”. Speriamo ora di conoscere, attraverso la Procura, il famoso nome che il senatore Pagliari disse di conoscere fin da subito e di averlo scritto e di esserselo inviato in busta chiusa, per certificare con data certa, in quanto appunto lui già conosceva il nome di chi sarebbe stato nominato. Ma dopo le nomine non si è saputo più nulla di quella sua certezza. Aspettiamo ora, con la Procura, l'apertura della busta promessa.

Qual è il vero obiettivo dell'articolo della Gazzetta? Visto che è aria fritta (non me ne voglia la brava Giorgia Azzali) si vorrebbe forse focalizzare l'attenzione pubblica su possibili illeciti, spostando il bersaglio, per il mancato finanziamento della Camera al Verdi Festival, ostacolato proprio da M5S e Lega? Che il Verdi Festival non sia riconosciuto, per la pochezza che esprime, e quindi non meritevole di riconoscimenti pubblici, (ed è cosa diversa dal valore mondiale del compositore di Busseto le cui opere sono cantate in tutto il mondo), non è cosa recente, ma risale ai tempi dei budgets dorati. E nei miei scritti qui pubblicati lo dissi in tutti i modi. Si spese troppo e male, questa è la verità. Il Festival di un personaggio come Verdi non può e non deve essere ridotto a una festa di paese o per il solo beneficio di qualche maggior incasso per il sistema commerciale-turistico. Intervenne pure Michele Pertusi in contrasto con l'allora sovrintendente Mauro Meli: "Possiamo chiamare Festival Verdi una rassegna del genere senza un progetto musicologico serio?... così com'è non si va da nessuna, parte". «VERDI VA SERVITO, NON CI SI PUÒ SERVIRE DI VERDI» (LINK)

L'articolo del 15 dicembre 2015, come presumevo e prevedevo, era solo il preludio a quel che si stava preparando in redazione e pubblicato oggi 16/12/2015. Prima pagina e due pagine interne  della Gazzetta di Parma dedicate al mancato finanziamento del Verdi Festival (LINK). Si potrebbe dire che proprio Verdi fu fatale a Pizzarotti. Se i politici non portano a casa i soldi, son guai. "L'emendamento per il Festival era a firma Pd,-dichiara la Maestri- che il governo aveva dato parere favorevole e che è stato bloccato dalle opposizioni. Sta di fatto che, grazie ai 5 Stelle, questo treno è stato perso".
Andrebbe pure posta questa considerazione: se è vero che i colleghi di Pizzarotti hanno ostruito il passaggio dell'emendamento, insieme a quelli della Lega, è altresì vero che il M5S e la Lega sono pur sempre in minoranza anche in Commissione. Quelli della maggioranza colleghi di Pagliari e della Maestri dove erano?
Ma non finisce qui per la Gazzetta di Parma, dopo aver sparso per l'aere marpigiano la tragedia del melodramma, occorreva rinfrancare gli animi dei melomani  intervistati pronti al "suicidio in scena".
Il 17/12/2015, infatti, il finanziamento al Festival Verdi tiene ancora banco sulla Gazzetta di Parma sempre in prima pagina: "Il governo: Festival Verdi, troveremo i finanziamenti", per proseguire a pag 12 con un articolo su 5 colonne:"Interviene direttamente Franceschini dopo lo stop di M5S e Lega" [LINK] E' Giorgio Pagliari a rivelare di una telefonata personale diretta con il Ministro Franceschini, in cui venivano date rassicurazioni proprio dal Ministro sul finanziamento, cosa che pare, ma non viene scritto, abbia ricevuto pure la dottoressa Anna Maria Meo.
E' evidente che sul Regio Pagliari gioca la sua candidatura per le prossime Amministrative del 2017 o per alzare la sua posta politica in gioco. E se il Regio costituirà l'inciampo finale, ma non solo quello, per Pizzarotti, potrebbe fungere, invece, da trampolino per il Senatore, costituire comunque da accreditamento di consenso popolare per il PD, con elettori molto delusi e fluttuanti, magari anche con altro candidato di maggior gradimento e più disposto all'ascolto e al dialogo. Ma sarà il Senatore a dare le carte non certo Beppe Grillo. Con il Regio Pagliari alza la posta politica e il suo ruolo.... anche lui, pare, si serva di Verdi. (16/12/2015 - aggiornato il 17/12/2015)

Luigi Boschi

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