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Carlo Consiglio, PIEMONTE: LEGGE REGIONALE SULLA CACCIA IMPUGNATA DAL GOVERNO

Carlo Consiglio

PIEMONTE: LEGGE REGIONALE SULLA CACCIA IMPUGNATA DAL GOVERNO

L’articolo 6, comma 7, della legge regionale del Piemonte n. 5 del 2018 prevede la facoltà  per il proprietario o conduttore di un fondo, che intenda vietare sullo stesso l’esercizio dell’attività  venatoria, la possibilità di inoltrare al Presidente della provincia e al sindaco della Città metropolitana di Torino e, per conoscenza, all’ambito territoriale di caccia o comprensorio alpino di competenza, una richiesta motivata, che ai sensi dell’articolo 20 della legge 241/90, in assenza di risposta entro i termini ivi contenuti, deve intendersi accolta. 
La sopracitata norma si pone in contrasto con l’articolo 842 del Codice Civile che stabilisce che il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l'esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso, nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno, poiché, per sancire la chiusura dei fondi, l’articolo 15 della legge 157/92 stabilisce che gli interessati presentino richiesta in tal senso al Presidente della Giunta Regionale, a pena decadenza, entro il termine di 30 giorni dalla pubblicazione del piano faunistico venatorio regionale. 
Si precisa, inoltre, che l’istituto del silenzio-assenso di cui alla legge 241/90, applicato dalla norma in esame ad un ambito ambientale escluso ai sensi della medesima legge da tale forma di semplificazione procedurale, esorbita dalle competenze regionali trattandosi di questione afferente all’ordinamento civile dello Stato. 
La citata disposizione regionale, violando le predette norme interposte, risulta quindi invasiva della competenza esclusiva riconosciuta allo Stato in materia di ordinamento civile e di tutela dell'ambiente dall' articolo 117, secondo comma, lettere l) ed s) della Costituzione. 

Inoltre, l’articolo 13, comma 1, della medesima legge regionale del Piemonte n. 5/2018 demanda genericamente alla Giunta regionale, sentiti l’Ispra e la Commissione consultiva regionale, l’adozione del calendario venatorio con cui determinare le specie cacciabili ed i periodi di caccia. Considerato che la disposizione regionale non si limita, compatibilmente con la normativa nazionale, a precisare le modalità  che si intendono mettere in atto per la definizione delle specie cacciabili, la stessa norma risulta quindi invasiva della competenza esclusiva riconosciuta allo Stato in materia di ordinamento civile e di tutela dell'ambiente dall'articolo 117, secondo comma, lettere l) ed s) della Costituzione. 

Per questi motivi la legge regionale del Piemonte n. 5/2018, limitatamente alla norme sopra indicate, è stata impugnata dal Governo ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione.

Il Governo ha però omesso d’impugnare gli articoli 20 e 22 della legge regionale 5/2018 che consentono il controllo della fauna affidandolo ai cacciatori, in violazione dell'art. 19 della L. 157/1992, argomento sul quale esistono ben 4 sentenze della Corte Costituzionale! (LAC Piemonte, 9 agosto 2018).

GLIFOSATO, MONSANTO CONDANNATA

La Monsanto, multinazionale di biotecnologie agrarie, è stata condannata a pagare un risarcimento milionario a favore di un uomo che ha denunciato l’azienda affermando che un suo prodotto usato come erbicida ha contribuito a farlo ammalare di un tumore rivelatosi terminale. Lo ha stabilito un giudice di San Francisco ordinando il pagamento di 289 milioni di dollari in quanto l’azienda non avrebbe adeguatamente avvertito sui rischi nell’utilizzo del prodotto contenente glifosato, una sostanza già al centro di polemiche e dispute legali in quanto considerata nociva. La Monsanto respinge le accuse e ha già annunciato che farà appello. Dewayne Johnson, custode di siti scolastici nella zona di San Francisco, aveva utilizzato l’erbicida della Monsanto nel suo lavoro e aveva sviluppato un’eruzione cutanea nel 2014, all’età di 42 anni, con la successiva diagnosi di un linfoma non-Hodgkin. I legali della multinazionale sostengono da parte loro che quel tipo di linfoma impiega anni per manifestarsi e che quindi Johnson deve esserne stato affetto da prima del suo incarico nel distretto scolastico. Si tratta della prima denuncia che arriva in tribunale in cui si sostiene il legame fra il glifosato e una diagnosi di cancro. Fatto che la Monsanto contesta: “La giuria ha sbagliato”, ha reagito a caldo il vicepresidente dell’azienda. Esistono tuttavia fino a 5000 denunce negli Usa simili a quella al centro del caso di Dewayne Johnson che potrebbe quindi costituire un precedente importante con possibili centinaia nuove denunce contro la Monsanto, di base a St. Louis e recentemente acquistata dal conglomerato tedesco Bayer AG (Nel cuore, 13 agosto 2018). 

VIETATA CACCIA IN DEROGA IN LIGURIA

Con ricorso notificato il 26 luglio 2017 la Regione Liguria impugnava, chiedendone l’annullamento, la nota ISPRA n. 2674/T – A61 del 31 maggio 2017, laddove la medesima omette la determinazione della cosiddetta “piccola quantità” nei confronti della specie storno (Sturnus vulgaris), fringuello (Fringilla coelebs), frosone (Coccothraustes coccothraustes) e tordela (Turdus viscivorus).

La ricorrente esponeva nella narrativa di avere comunicato ad ISPRA la volontà di attivare, nel periodo settembre-novembre, il regime di deroga al divieto di prelievo venatorio previsto dall’art. 9, comma 1, lett. c) della Direttiva Uccelli e dell’art. 19 bis della L. n. 157/1991 per le quattro suddette specie, ed aveva chiesto per tali specie la determinazione della “piccola quantità”.

Con sentenza n. 668 del 18 luglio 2018, pubblicata il 1° agosto 2018, il TAR per la Liguria (sezione seconda) respingeva il ricorso, pertanto la caccia in deroga alle quattro citate specie rimaneva vietata (LAC Liguria, 13 agosto 2016).

CONSIGLIONEWS N. 103
15 agosto 2018