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Cassa sul Baganza: No grazie! Meglio le antiche briglie.

Il Baganza presso Ravarano di Calestano Il Baganza presso Calestano e Ravarano

Presidente Stefano Bonaccini venga a fare un sopralluogo. La sua visita sarebbe molto apprezzata

55 milioni di euro per la cassa di espansione sul Baganza è una cifra troppo importante per un’opera che risolve il problema parzialmente: tutelando la città di Parma, ma senza positive ripercussioni per i paesi a monte. In particolare un’opera fortemente impattante per il luogo in cui verrebbe costruita (Casale di Felino). Tutti esperti, tecnici e molti Sindaci non la condividono. Ma i 55 milioni stanziati sono una bella tombola!.. per chi la costruisce. 
Vi è un progetto della Provincia del 2015, che prevede 3 piccole casse lungo l'alveo [LINK], di impatto minore e con metà spesa, sostiene Giuliano Serioli di Rete Ambiente Parma, che purtroppo non viene preso in adeguata considerazione.

Vi sarebbe poi un’altra soluzione a minori costi e di grande positivo intervento su tutti i paesi che sono lungo l’asta del torrente. 
Vi è un gruppo di esperti, stimati professionisti e conoscitori del luoghi del nostro Appennino che, vista la morfologia del torrente e la sua portata d’acqua, propongono a partire dal boscho di smettere con il taglio a raso per la pratica invece dell'alto fusto (vi è su questa pratica uno studio di Ricci e del Prof. Don Antonio Moroni).
Realizzare
quindi briglie idrauliche lungo il torrente Baganza, in particolare a monte e vicino agli sbocchi dei suoi torrentelli affluenti tra il ponte di Berceto 780 m slm e quello tra Calestano e Terenzo 400m slm. Una discesa in dislivello di circa 380 metri lungo un percorso di circa 30 km stretto incavato nelle pareti della montagna che imprime all’acqua una forte velocità. Con 100 briglie circa (da calcolare, senza eccedere, per diminuire la portata d’acqua e la sua velocità da 20 kmh a 15 kmh). Il torrente sarebbe così domato all’inizio del suo percorso, evitando pericolose situazioni ai paesi collinari che nonostante l’imponente opera, prevista dalla Regione, non verrebbero da questa tutelati in caso di piene. Potrebbe poi essere realizzata per una maggior sicurezza un piccola vasca di espansione dopo Calestano e prevedere aree di esondazione. verso la pianura dove il letto è piano e abbastanza largo. 

briglia idraulica  lavori in corso per costruzione briglia idraulica Briglia idraulica

Queste briglie sarebbero realizzate con materiale del posto e manodopera locale sostenendo quindi l’economia della montagna e le imprese del luogo. Costo stimato per ogni briglia 100/200.000 euro dipende dalla dimensione in funzione del posizionamento. Realizzarne nella massima ipotesi 100, significherebbe un risparmio sui 55 milioni stanziati di circa la metà. La rimanenza da destinare a opere di sistemazione idrogeologica o adeguamento antisismico degli edifici.
Caro Presidente Stefano Bonaccini venga a fare un sopralluogo, con un gruppo di esperti competenti e conoscitori dell'Appennino le faremo da guida, e avrà modo di valutare di persona la validità di questa nostra proposta migliorativa rispetto alla Cassa di espansione, e con grande risparmio di risorse... e troverà pure un ampio consenso. (30/05/2017)

Luigi Boschi

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FUNZIONE DEL BOSCO NEL MITIGARE LE PORTATE DI PIENA

FUNZIONE DEL BOSCO NEL MITIGARE LE PORTATE DI PIENA

Per spiegare il disordine idrogeologico dovuto al disboscamento
dissennato e quindi alla riduzione dell'efficienza del bosco,serve
aver presente l'azione che lo stesso esercita sul ciclo dell'acqua
piovana e quindi considerare il sistema integrato vegetazione-suolo. 
Il bosco ha la capacità di ridurre le portate di piena nei corsi d’acqua. 
Le piante intervengono per limitare l’azione della pioggia battente sia 
intercettando le precipitazioni coi loro apparati fogliari che riducendo 
la velocità delle gocce di acqua che penetrano attraverso esse.
Con l'intercettazione l’acqua piovana viene trattenuta dalle foglie e 
scorre lungo rami delle piante,per poi tornare per evaporazione nell’atmosfera. 
L’entità dell’intercettazione dipende dalla quantità della pioggia, dalla 
densità della massa fogliare, dalla specie arborea, dall'età delle piante e 
dagli interventi colturali effettuati. 
All’inizio di una pioggia,con le chiome asciutte, una notevole parte dell’acqua 
caduta può restare intercettata; col crescere della quantità di pioggia, 
vale a dire della sua durata o intensità l’intercettazione va attenuandosi, 
fino a diventare minima o nulla. Nel caso di eventi pluviometrici eccezionali, 
essa diventa trascurabile.
Ma l’azione frenante dell'apparato fogliare ha il potere di ridurre la velocità 
e quindi la forza di penetrazione delle gocce di pioggia, impedendo che la maggior 
parte di esse percuota direttamente e violentemente la superficie del suolo. 
In tal modo le foglie, i rami e i fusti rallentano e distribuiscono l’afflusso 
dell’acqua al suolo riducendo lo scorrimento superficiale, moderando le punte 
delle piene e contenendo l’erosione del suolo. 
L’acqua trattenuta dall'apparato fogliare delle piante e quella che cade direttamente 
a terra viene poi ulteriormente rallentata nel suo moto dalla base dei fusti, dai cespi, 
da rami caduti, dalla lettiera grossolana. Per cui riesce raramente a formare rivoli 
di una certa consistenza. 
La ritardata e impedita confluenza di questi rivoli in rigagnoli giova a 
prolungare i tempi di corrivazione.
Ma l’effetto regimante dell’ecosistema bosco si sviluppa soprattutto a 
livello del suolo, dove il deflusso superficiale e l’infiltrazione delle gocce 
che scivolano lungo i fusti approfittano dei piccoli vuoti ai piedi degli stessi per 
penetrare nel suolo favorendola ancora di più e dove avviene la ritenzione 
dell’acqua all’interno del suolo.
Il bosco ceduo, anche invecchiato 30 0 40 anni, è talmente fitto ed intricato da non riuscire
a sviluppare un apparato arboreo in grado di garantire una superficie fogliare consistente.
Ha difficoltà, inoltre, a trattenere il suolo in aree argilloso-calcaree o flyschoidi, come dimostrrano 
le troppe frane del nostro territorio Appenninico.
Si presta al taglio raso matricinato, oggi sempre più diffuso e pericoloso a livello idrogeologico.
In quanto accresce a dismisura il tempo di corrivazione dell'acqua piovana, favorendo le piene
improvvise dei torrenti di montagna.
L'unica forma di taglio, valido anche dal punto di vista economico, è il DIRADAMENTO DEL CEDUO 
per L'AVVIAMENTO ALL'ALTO FUSTO.
Lasciando circa 2.000 piante ogni ettaro, come suggerisce lo studio di Ricci-don Moroni, riesce a 
produrre circa 30 quintali di legna per ettaro, porta ad uno sviluppo omogeneo della superficie
fogliare e fa si che un apparato radicale rafforzato trattenga meglio il suolo.

serioli giuliano

Il secco no di sindaci e popolazione alla cassa Aipo

Il secco no di sindaci e popolazione alla cassa Aipo
Giovedì scorso a Felino l’assemblea
per discutere della cassa di espansione sul Baganza

Positiva assemblea giovedì 25 al cinema di Felino: tanta gente, tanti sindaci della val Baganza, politici come il deputato Giuseppe Romanini del Pd ed anche Cesare Azzali dell'Upi.
Ma, soprattutto, interventi veri sulla cassa d'espansione, sul torrente Baganza, sull’alveo disastrato e sui problemi della valle, dei suoi versanti boscati.

Organizzata dal Comitato del Casale, da Rete Ambiente Parma e dall'opposizione di sinistra in consiglio comunale, l’incontro ha messo subito al centro la discrepanza tra un manufatto così impattante sul territorio e un'asta di torrente abbandonata a se stessa nella sua parte montana.
Come volere testardamente mettere insieme una scarpa e una ciabatta.
Come se l'alluvione non fosse arrivata proprio dai pendii, da quei versanti ripidi e soggetti a taglio raso, da quel profilo di torrente il cui alveo si è abbassato lasciando terrazzi pensili non più inondabili dalle piene, in cui si è costruito e sottratto spazio all'acqua.
Quello che manca nel progetto Aipo è proprio l’assenza della valutazione dell'impatto territoriale dell’opera.
Gli ingegneri ci hanno frastornato di dati, slides e numeri per raccontarci quanto sia perfetto il loro manufatto, la loro cattedrale nel deserto, ma il problema vero è che non hanno messo nel progetto la riqualificazione dell'alveo del torrente.
Non hanno spiegato come ripristinarlo per metterlo in grado di affrontare le piene di un futuro in cui il cambiamento climatico si farà sentire.
Non hanno tenuto conto minimamente della gente, della necessità di informarla e consultarla in corso d'opera, mentre cresceva l'impianto progettuale.
E soprattutto si è omessa la comparazione tra il loro progetto e altri studi alternativi esistenti, come quello della Provincia del 2015, che prevede 3 casse lungo l'alveo, di impatto minore e con metà spesa.
Ma se il SIA (lo studio di impatto ambientale) è stato così platealmente insufficiente, come’è possibile arrivare a chiudere la VIA (la valutazione di impatto ambientale) con delle semplici osservazioni?
I sindaci sono stati invitati a portare il loro contributo e la risposta è stata un netto rigetto del progetto Aipo di una sola cassa, come mai prima avevano fatto, sostenendo invece lo scenario delle tre casse di espansione.
Perché non dirlo prima?
I sindaci hanno risposto di non avere le competenze per contraddire i progettisti e per scegliere diversamente.
Ma il principio di precauzione è lo strumento affidato proprio a loro per limitare i rischi di salti nel buio.
I sindaci non possono delegare le decisioni sull'ambiente del loro territorio solamente a tecnici.
Devono acquisire i pareri e sulla base di quelli decidere, consultando i cittadini.
La consigliera regionale Barbara Lori non ha saputo spiegare perché non sia stato posto all'assemblea dell’Emilia Romagna il contrasto tra l'opinione del territorio e il progetto di cassa.
Giuseppe Romanini ha espresso l'opinione che a questo stadio dell'iter sia difficile tornare indietro, manifestando così la confusione di posizioni che ci sono all'interno del PD parmense nell'avallare un progetto dettato in ultima analisi dalla Regione.
Un esponente del Comitato alluvionati del Montanara si è detto d'accordo con la posizione degli organizzatori dell'assemblea e disponibile a fare fronte comune nei confronti della Regione.
Con l'appoggio del Comitato alluvionati ora è possibile dispiegare con più forza l’opposizione alla cassa AIPO, presentando in Regione l’istanza sull'alternativa, controfirmata dai sindaci del territorio e divulgata pubblicamente attraverso i mezzi di informazione.
Finalmente è emersa pubblicamente l’opinione diversa del territorio sul progetto della cassa di espansione Aipo.
Un secco no dei sindaci e della popolazione che ora deve essere tenuto in seria considerazione.

Giuliano Serioli

Rete Ambiente Parma

applauso

Pezzo chiaro, facile e convincente.
Applauso a Luigi
Ciao A.

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