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La vita sta cambiando pelle

Distruggere il bosco, per legge

Bosco tagliato

Giuliano Serioli

E' alla firma del presidente Mattarella il decreto legislativo n° 154 "recante disposizioni concernenti la revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali". Una legge forestale che punta a "valorizzare il nostro enorme patrimonio boschivo".
Una valorizzazione economica, ovviamente, per "togliere i boschi dall'abbandono", come dicono politici, stampa e addetti del settore biomasse e combustione.

In pratica, per salvarli e toglierli dall'abbandono bisognerebbe tagliarli e farne legna e cippato. Tagliarli a livello industriale, si intende, cioè taglio massivo ed estensivo, non certo un diradamento controllato per scegliere le piante più vecchie e mature. Con un corredo di nuove strade forestali onde permettere il passaggio lungo i versanti di trattori, caterpillar ed altri macchinari industriali.

Sono le industrie della filiera del legno a pretendere questo, quelle, per intenderci, che producono stufe a pellet, centrali a cippato e camini, oltre a quelle che producono arnesi industriali di taglio e trattori.

E' tutto un mondo economico cresciuto con la green economy che spintona politici e giornali affinchè mettano i boschi a loro disposizione. E' dal 2010 che la Bresso, presidente della Regione Piemonte di allora, prevedeva un taglio più massiccio per produrre energia elettrica dalla legna. Ma anche l'attuale presidente della Regione Toscana, Rossi (di LEU), ha proposto la stessa cosa per la sua Regione.

Mentre in tutta Europa i boschi sono protetti e diventano foreste, da noi impera il liberismo. Regioni e sindaci vogliono trasformare i cedui invecchiati, che stanno trasformandosi in alto fusto per processo naturale, in cedui normali da tagliare lasciando qua e là qualche matricina.

Come dice il presidente della Federlegno Arredo, un'industria dello sfruttamento forestale, "se facesse manutenzione dei suoi boschi( sottinde l'Italia), l'industria del settore avrebbe materia prima da utilizzare e allo stesso tempo l'ambiente verrebbe protetto."

E' un’iperbole che ancora non si era sentita: tagliare di più i boschi per proteggere l'ambiente!

Come se il manto boschivo non proteggesse dalle piogge e dalle piene dei torrenti, come se le radici delle piante non trattenessero i versanti Appenninici soggetti a frane.

Ma sull'onda liberista ci si mettono anche giornali come La Stampa, "basta col bosco-museo, intoccabile, lasciato in completo abbandono, esposto a fenomeni di dissesto idrogeologico. Col nuovo testo unico si punta ad una gestione sostenibile del bosco, dice il viceministro dell’agricoltura".

Ma c'è anche la voce del presidente dell'Unione dei Comuni, "ora il bosco non è più un patrimonio solo da contemplare, bensì da gestire per evitare desertificazione, crisi idriche e dissesto idrogeologico".

Questi signori degli enti locali e dei giornali hanno mai visto un bosco messo in mano ad una ditta di taglio? Dopo che ci è passata sembra proprio un deserto.

Hanno idea di quanta acqua trattiene una foresta o anche solo un bosco d'alto fusto? Evidentemente no. Ma a loro non interessa davvero il dissesto e la crisi idrica.

A questi signori interessa solo dare una spinta all'industria del legno e della filiera della combustione. 

 

L’appello lanciato dall’Isde 

https://goo.gl/njVeJs 

Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
salvaguardia e sostenibilità del territorio 

venerdì 2 marzo 2018

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