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Don Antonio Moroni: la pubblicistica parmense tra il 1859 e il 1925

Prof. Antonio Moroni

  1. 4.     Una prima analisi dei contenuti della pubblicistica parmense tra il 1859 e il 1925                                                                             

4.1 Un quadro generale[1] 

Parma nei secoli, pure nella limitatezza del suo territorio e delle sue risorse umane ed economiche, ha espresso alcuni indirizzi culturali importanti che la storia ci ha consegnato. Il Medioevo è stato il periodo in cui, su iniziativa dello Studium Vescovile e dei Monasteri ha preso consistenza l’Università e, in essa, per la prima volta, la figura dello studente universitario e dell’intellettuale. Già in questo tempo, erano presenti a Parma, sostanzialmente, due culture: la popolare e la borghese-nobiliare.

Le espressioni della cultura popolare sono rimaste sostanzialmente costanti nei secoli e negli ultimi decenni hanno rappresentato, per persone ormai mature o anziane, un tesoro da difendere mentre pare che questo interesse si stia dissolvendo nei giovani. La cultura borghese, invece, si è tendenzialmente adattata ai vari cambiamenti di regime e non ha espresso, come è stata per quella popolare, una sua specifica identità parmigiana continuativa, a fronte di questo o di quel cambiamento. 

Nel corso dei secoli i poteri forti hanno sviluppato un atteggiamento di noncuranza, se non di ostilità, verso gli intellettuali, considerati persone scomode, scarsamente produttive, fino a marginalizzarli, o a ridurli ad intellettuali di palazzo.  

Il processo di formazione a Parma di una società civile e di una pubblica opinione, la nascita dei sindacati e dei primi nuclei di idee, che poi sarebbero confluite nei partiti, hanno avuto inizio nel periodo 1859–1900 con la conquista dei parmigiani dello statuto di cittadini. Uno sviluppo che già dai primi anni dell’unità d’Italia è stato favorito da una pubblicistica che, come è stato più volte ricordato, per titoli e per temi affrontati ha del prodigioso, costituendo l’humus sul quale questo processo ha potuto svilupparsi. 

Per facilitare un’analisi di questa evoluzione sociale (che può essere condensata paradigmaticamente), sono stati analizzati, anche se in modo forzatamente sintetico, gli indirizzi delle pubblicazioni di un secolo e mezzo, divise in due periodi, 1859–1900, 1900–1925, 1944-2003:[2]

  • il quarantennio 1859–1900 offre contributi vivaci e molto vari alla conoscenza dello sviluppo del senso di appartenenza ad una comunità, anche se resterà viva la diversità tra la gente dell’Oltretorrente e dei rioni della Trinità, di Borgo delle Colonne e il ceto borghese di Parma nuova;
  • il periodo 1900–1925 è un’epoca in cui si completa l’acquisizione dell’identità di una società civile e la formazione di una pubblica opinione che si esprime in modi sempre più vivaci grazie all’azione dei partiti, dei sindacati, dei primi movimenti cattolici, supportati da quotidiani e da periodici che con l’avvento del regime fascista saranno messi in silenzio.  

4.2 Cenni sulla cultura intellettuale e popolare a Parma nel periodo ducale 

Nel periodo ducale le espressioni culturali che avevano fatto di Parma una “piccola Atene” erano promosse da personalità (filosofi, letterati, economisti, architetti, scultori, etc.) anche provenienti dall’esterno. Tra questi ultimi anche il Du Tillot è stata la personalità più eminente.

La linea che fu assunta nella gestione della città fu accettata con riserva dall’intellettualità locale. Cosi, quando fu esonerato dal Duca, il Du Tillot lascio la città, e con lui se ne andarono quegli stranieri –alcuni di grande prestigio– che lui stesso aveva chiamato a Parma, ma che però non avevano saputo creare una scuola. Cosi finì il grande slancio dell’illuminismo a Parma, almeno nelle forme più vistose all’esterno, non certamente negli indirizzi etici e sociali del ceto borghese, nobiliare e degli intellettuali.

Il popolo, soprattutto nell’Oltretorrente, invece, in assenza d’interventi edilizi, (frequenti invece in Parma Nuova) ha continuato per secoli ad abitare in tuguri dove la miseria e le malattie erano quotidiane, ma dove la parmigianità assumeva espressioni uniche e caratteristiche.

  

Nei secoli XVIII – XIX non sono emerse figure rappresentative nelle arti e nelle lettere che non fossero a servizio del Principe. Ma ciò, non ha significato cha la società civile di Parma fosse stata  “anestetizzata” dai Farnese e dai Borbone.

Già in questo periodo ci si trova di fronte ad una pubblicistica organizzata dalla piccola borghesia e indirizzata all’emancipazione del popolo, soprattutto attraverso periodici che interpretavano i cambiamenti che stavano avvenendo nella società parmense.[3]

Tra il 1686 e il 1859, data della fine del Ducato, sono stati segnalati 56 titoli di pubblicazioni periodiche, di cui quattro quotidiani, Giornale dei letterati (1686-1697) fondato e diretto da don Benedetto Bacchini, (cui va il merito di aver fondato una scuola di giornalismo a Parma) Gazzetta di Parma (dal 1735 ad oggi), Bollettino delle ultime notizie (1848), Gazzettino giornaliero degli spettacoli (1858).

Seguono periodici scientifici (medicina, astronomia), d’informazione, pubblicazioni giuridiche in occasione dell’emanazione di leggi del Ducato e ancora, periodici di formazione sociale e professionale riguardanti il commercio, l’economia, l’agricoltura, annunci di pubblicazioni, etc.

Per quanto riguarda i periodici religiosi, l’unico titolo accertato è la Rivista Israelitica (1845-1847).

 

4.3            1859-1900: Parma alla ricerca di una sua identità socio-culturale, politica, economica e religiosa[4]

 

Nel quarantennio 1859-1900 la coscienza dei cittadini, dopo l’eclissi  avvenuta nel periodo ducale, è stata oggetto di un risveglio vorticoso e complesso, in ciò favorita da un salto quantitativo e qualitativo registrato nel settore delle pubblicazioni periodiche dopo il crollo del Ducato (1859).

In quel periodo sono state edite circa 188 testate periodiche, indicative di una società in movimento. Si tratta di pubblicazioni spesso di breve durata, ma che hanno avuto il tempo necessario per lanciare una proposta, sondare reazioni e magari, di scomparire per uno o due anni e riapparire con un altro titolo per rispondere ad altre domande.

Si stampano a Parma vari quotidiani: L’amico del popolo (1848, giornale di educazione, arti, scienze e lettere che, dopo la soppressione, rinasce con il titolo di Vero amico del popolo, 1857-58); Gazzetta di Parma (iniziata già nel 1760); Bollettino ufficiale della guerra (1859); Il Patriota (1859-70 che stampa due edizioni, mattutina e serale); Il presente (1867-94, giornale quotidiano politico, letterario ed economico, soggetto a frequenti cambiamenti d’indirizzi e di periodicità).

Scorrendo la Gazzetta di Parma di questo periodo, la pubblicità libraria è sempre presente ed esprime due indirizzi: le edizioni di origine piemontese, impegnate culturalmente e socialmente, con testi e manuali professionali per le scuole e per l’affrancamento attivo delle persone dal bisogno, mentre la produzione lombarda volgeva soprattutto allo svago.

Negli stessi anni cominciano a circolare nelle riviste i racconti a pie’ di pagina e poesie. Nascono i primi fogli con interessi sociali, legati al passaggio a una democrazia risorgimentale, legata a Garibaldi, che si esprime con le Società di Mutuo Soccorso a carattere laico, diffuse anche nel parmense, (ad esempio a Felino) e anche con pubblicazioni espressione del socialismo anarchico.[5]

 

Sempre in questo periodo si registra la comparsa delle prime pubblicazioni a indirizzo spiccatamente sociale, segno dell’avvio ad una democrazia civile e responsabile, anche se ancora alle prime armi. Questi periodici confluiranno in seguito nei partiti politici (partito socialista, repubblicano, anarchico, etc.)[6] Tra questi: Il reduce (1879); Il lavoratore (1882); La speranza (1883); L’artigiano (organo della Società di Mutuo Soccorso, 1861); Il miserabile (periodico socialista, 1873); Il Mutuo Soccorso (1879-1881) giornale popolare d’istruzione e beneficenza, d’impostazione garibaldina in concorrenza con la Società cattolico-conservatrice di S. Bernardo, i cui membri per irrisione vennero chiamati dalla Società di Mutuo Soccorso “la covasa”.

 

Come è facile intuire, la società post ducale è in forte fermento ed evoluzione, stimolata anche da queste pubblicazioni, a prendere coscienza della propria identità personale e sociale, e a rispondere a bisogni specifici.

-   E’ significativo che molteplici attività dell’editoria siano state indirizzate a servizio dell’educazione e della pedagogia: Il mentore delle famiglie (tip. Fiaccadori 1888-‘89, continuazione con La sveglia 1890-‘94); Annuario pubblica istruzione della Provincia di Parma (1867); Patria, scuola, famiglia (periodico politico, didattico e ricreativo, quindicinale, 1878-‘79); La frusta pedagogica (quindicinale, 1895); Il lavoro educativo (quindicinale illustrato, 1899-1900).

 

-   E’ presente anche un’attenzione al mondo culturale e intellettuale: Atti e memorie delle R. R. Deputazioni (1863); Atti e memorie delle R. R. Deputazioni di Storia Patria per le province parmensi e modenesi (1877); Il Letterato moderno (mensile di critica letteraria, 1866); Libero pensiero (rivista dei razionalisti, 1866-‘71); Il movimento letterario italiano (quindicinale, 1881-‘82); Prime armi (trimestrale di scienza, letteratura, arte, 1878-‘79); Rivista italiana di paleontologia (1897- ad oggi, varie sedi di stampa); Annali del Conservatorio di musica di Parma (1899-1901).

 

-   Non mancano i periodici di svago e satirici, indicatori della vivacità di una società che cercava di leggere ciò che avveniva nelle stanze del potere: L’uomo che ride (1887); Il cantastorie (1866); Il Barabba (1871-‘76, giornale serio-faceto); Il diavoletto (settimanale antipolitico, umoristico, letterario, artistico, 1871-‘75); L’onorevole sugaman (1890); L’onorevole canela (settimanale, 1891); Il postprandio (gazzettino di genialità cittadina, 1879); El furlon (settimanale satirico illustrato, 1880); Sior bonierba ad bon umor (“giornel capas ad tut, con figuri e figureini”, 1895).

 

-   Ma particolare rilievo assumono i periodici politici per l’orientamento dei cittadini nella scelta elettorale. Sono già presenti in nuce le idee e la fisionomia dei grandi partiti politici. L’apostolato popolare (settimanale repubblicano, 1896-‘98); La battaglia (periodico repubblicano, 1905); La battaglia, (organo dell’unione dei partiti popolari della città e della provincia, settimanale, 1909); La battaglia elettorale (organo della democrazia parmense, 1889-‘91); Il pensiero socialista (settimanale della federazione operaia socialista di Parma e provincia, 1893-‘94); Lettore politico (quotidiano del comitato liberale-costituzionale della provincia di Parma, 1874); L’elettore cattolico. Bollettino della società elettorale parmense, supplemento alla Realtà (1906-‘07).

 

-   Una particolare attenzione è stata data a due nuove voci:

                                          alle donne: sorprende la presenza di un bisettimanale edito da sole donne, La Voce delle donne (bisettimanale scientifico, politico, letterario, 1865-‘66)

                                          ai giovani: particolarmente vivace negli ultimi decenni del secolo (impensabile a Parma nell’epoca attuale!) è stata la pubblicistica edita dai giovani universitari e dagli studenti delle scuole medie superiori, indirizzati verso la politica e la poesia: Sentinella della libertà, organo della gioventù (settimanale, 1873); Il convittore (quindicinale d’istruzione e di educazione, Notiziario del Collegio Ferrari Agradi 1872-‘76); Lo studente veterinario (Gazzetta degli studenti di veterinaria e agricoltura, 1875-‘78); Il Goliardo (giornale politico, letterario, artistico, 1883-‘84. Un numero è stato sequestrato dall’autorità pubblica); I nuovi goliardi (quindicinale scientifico-letterario, organo degli studenti socialisti, 1894); Voce della gioventù (quindicinale dei giovani socialisti parmensi, 1907-‘08); L’avvenire (periodico studentesco, 1917); A voi giovani (organo della federazione giovanile parmense, 1918).

                                           Del tutto innovativo è l’interesse alle vallate: L’Eco del Taro (1879); Val d’Arda (1892); Cronaca di Val d’Arda (1894).

 

Fatto significativo è stata anche la pubblicazione dei lunari e dei pianeti della fortuna, piccoli foglietti che i mendicanti offrivano in cambio di un pezzo di pane o di un soldo; il testo era in italiano o in dialetto, accompagnato dagli immancabili numeri per il gioco del lotto.

 

Alcune riflessioni sulla pubblicistica colta e popolare a Parma nel primo periodo risorgimentale [7]

In questo cinquantennio non si è affermato un ceto intellettuale promotore di grandi opere, ad eccezione dell’attività di A. Cavagnari (1831-‘81, di cui si ricorda La Fata di Montechiarugolo); P. Bettoli (1835-1907) pittore, giornalista e poligrafo, dedito soprattutto al teatro; di cui si ricorda il romanzo storico Elena Salvà.

A Parma nel primo periodo post risorgimentale esisteva una decina di tipografie, che erano spesso anche case editrici; stampavano giornali, settimanali, manuali inediti. Le tipografie sono state vere e proprie scuole, come ad esempio la Casa di Provvidenza, dove ai ragazzi veniva insegnato il mestiere, l’uso delle tecniche tipografiche e fotografiche. Diretta da P. Dall’Olio, cui si debbono le prime fotografie sull’opera del Correggio. Questo laboratorio sarà poi rilevato dall’editore L. Battei che all’epoca si era specializzato in testi scolastici.

 

Alla fine del secolo inizia una corrente di autori che si affermeranno poi nel ‘900: A. Rondani, L. Sanvitale, J. Bocchialini, A. Barilli, etc. Ma, a fianco di questi intellettuali, numerosi quotidiani e periodici hanno continuato lo sforzo della trasmissione di idee con lo scopo di far emergere una coscienza civile nella società.

 

Dopo l’unità d’Italia, come si è già ricordato, il movimento garibaldino ha giocato anche a Parma un certo ruolo nello sviluppo della presa di coscienza di quanto stava mutando. Parma, dopo Bergamo, è la seconda città ad offrire il maggior numero di volontari al movimento garibaldino. L’obiettivo di queste forze era l’alfabetizzazione delle masse attraverso l’insegnamento scolastico, anche in considerazione del fatto che saper apporre la propria firma, significava poter accedere al voto.[8]

L’educazione era vista come un importante obiettivo civile e sociale da raggiungere, anche con lo sviluppo di nuove professionalità.

Non è infrequente la presenza in giornali e in riviste di articoli e testi di divulgazione sulla produzione del pomodoro, della patata e sull’origine della pellagra, etc.

 

L’internazionale, organo della Camera del Lavoro, ospita spesso le poesie di A. De Ambris e di I. Cocconi, (chiamato l’avvocato dei poveri). In occasione dei festeggiamenti a Parma al De Ambris, eletto deputato nel parlamento nazionale, si trovano accomunati Marx, Engels, Lenin e Cristo con la chioma bionda e la tunica rossa, visto come rivoluzionario e redentore delle masse oppresse.

In tutta questa produzione culturale, si è cercato inutilmente la traccia di un salto dalla dimensione locale alla cultura nazionale (significativamente si è parlato “di socialisti da campanile”).

 

Vi è la tendenza degli storici che indagano sul sistema Italia a relegare a memorie marginali lo studio di quei fattori locali che pure hanno concorso a creare una coscienza civile e quel sentire comune da cui è nato il contratto di cittadinanza.

Dalle molteplici proposte avanzate dai giornali e dai periodici è emersa la preoccupazione da parte di forze sociali aperte, laiche e cattoliche, della promozione di coloro che erano fuori della storia, di quel sottoproletariato della città che aspirava ad una dignità e a un mondo diverso.[9]

Attraverso queste molteplici attività progrediva nel frattempo la costruzione di un sapere diffuso.

 

 

4.4            1900-1925: A Parma matura la percezione di essere cittadini di una società civile e politica

 

L’inizio del nuovo secolo XX è stato salutato in Europa come il trionfo degli ideali dell’illuminismo e del progetto dell’identità della modernità. Il mito di un progresso scientifico e tecnologico e l’affermazione di una crescita economica illimitata sono temi che hanno conferito sicurezza e forza ad una classe borghese, custode attenta e gelosa del proprio potere e delle proprie prospettive a fronte di numerose masse popolari che stavano acquisendo il senso della propria identità, e che si stavano organizzando in strutture politiche e sindacali individuate in nuce già nella seconda metà dell’‘800.

Ma, nella maggior parte dei luoghi, nelle campagne, nelle officine, nei cantieri, negli stessi quartieri popolari e proletari di Parma, come di altre città europee, le condizioni di vita erano ben lontane da quelle idee di sviluppo e di emancipazione sociale di cui la borghesia si faceva ambasciatrice.

Nell’Oltretorrente in particolare, come già più volte ricordato, nei vicoli e in case anguste si svolgeva una vita precaria;  e si poteva toccare con mano il divario esistente tra i proclami delle nuove teorie sociali, politiche e la dura realtà quotidiana.

Come nel cinquantennio precedente, l’occasione per leggere un quadro – laboratorio della nuova identità di Parma è offerto dalla pubblicistica che nel periodo 1900 – 1929 ha prodotto 259 testate. Si è trattato spesso di periodici di breve durata, ma indicatori, come si è visto nel cinquantennio precedente, di una ricerca di confronti, di valutazione di soluzioni, che operano come supporto socio-culturale dei movimenti sindacali, politici e religiosi dell’epoca.[10]

Il periodo 1900–‘25 è il tempo in cui si percepisce la presenza di una pubblica opinione, che si esprime in modi sempre più vivaci, grazie anche a quei quotidiani e a quei periodici che propongono le linee guida e il pensiero dei principali gruppi politici e che subiranno una drastica riduzione dal 1925 in poi, con l’insediamento del regime fascista.

 

 

L’attività della pubblicistica e dell’editoria politica, radicale e religiosa 

L’idea, ripesa dagli ultimi anni dell’‘800, si configura nel ‘900 come lo sviluppo di una pubblicistica finalizzata a preparare l’appuntamento elettorale.

L’Elettore Cattolico ne è un esempio (1899, supplemento n°6 per le elezioni provinciali. Riprende l’attività nel biennio 1906-‘07 come supplemento della Realtà); Unione Popolare (settimanale elettorale, 1906); La Battaglia (settimanale repubblicano per le elezioni amministrative, 1905).

La stampa quotidiana presenta sei testate: la Gazzetta di Parma (che continuerà fino al 1925, quando assumerà nel ventennio fascista il titolo di Corriere Emiliano); La Cronaca Parmense (quotidiano indipendente, 1908); La Patria (quotidiano politico dal 1922); Giornale di Parma (diretto da N. Nevicati, 1904); Parma teatrale (quotidiano del 1910); L’Epoca (quotidiano del 1910).

Sono editi alcuni periodici indipendenti: La Cronaca (settimanale, 1915) e il Meridiano (giornale d’informazione del lunedì, 1923-‘24); La Democrazia (periodico bisettimanale politico, 1902-’03). Dal 9 sett. 1903 diventa Giornale Politico (quotidiano, e prosegue nel 1904 come Giornale di Parma, ancora a periodicità quotidiana).

 

Negli anni tra la fine del secolo XIX e l’inizio del sec. XX a Parma, i movimenti politici si sono organizzati gradualmente in partiti, i Socialisti, i Repubblicani, i Liberali e poco più tardi anche il Partito Popolare. A parte dovranno essere considerate due forze popolari, i sindacati e il mondo cattolico.

 

I socialisti sono presenti a Parma tra il 1900 e il 1925 con 17 testate, tra le quali:

Propaganda socialista (settimanale, 1904-‘07, organo del Centro Socialista Autonomo); Il Lavoratore (settimanale di Fidenza, 1905-‘07, vi collaborano F. Bernini e L.Tridenti); Il novelliere del popolo (“periodico letterario mensile per l’educazione dell’anima socialista”, 1908; che prosegue come Lettura socialista – mensile - 1904-1911, con la collaborazione di A. Negri); La Riscossa (mensile socialista di Casalmaggiore, 1908-‘09); Sorgiamo (giornale di battaglie del blocco elettorale socialista di Fidenza, 1909); La gioventù socialista (1910-‘13, quindicinale della Federazione Nazionale Giovanile Socialista di Parma, con la collaborazione di A. De Ambris, F. Corridoni, L. Razza); La Fiaccola (bollettino della Federazione Socialista di Parma, 1918); Bandiera Rossa (settimanale della Federazione Provinciale Socialista di Parma, 1920); L’Ordine (giornale politico del circondario di Borgo S. Donnino, 1908-‘09); La cultura socialista (quindicinale, con la collaborazione di P. Savani e F. Bernini, 1921); Il rinnovamento (quindicinale di revisionismo socialista, diretto da A. De Ambris, 1920-‘24); Ricostruzione (diretto da G. Faraboli, 1923); L’Avanguardia (settimanale sindacale, diretto da A. De Ambris, coll. F. Corridoni e Masotti, 1913).

Ma, quando il Fascismo prende il sopravvento, già negli anni 1925-‘26 non si hanno più notizie di pubblicazioni socialiste specializzate.

 

I liberali parmensi, che già nel 1900 presentano un indirizzo maturo e dispongono di un loro tradizionale bacino di elettori nella borghesia, hanno concorso con alterne vicende a dar vita a un indirizzo di gestione, quale la città di Parma richiedeva. Una pubblicistica liberale era gia presente a Parma all’inizio del secolo con il periodico La lotta (organo dei Comitati liberali monarchici, 1900). Nello stesso anno, con una periodicità irregolare dal 24 maggio al 2 giugno Battei edita Parma liberale, diretto da E. Faelli; La scintilla (settimanale liberale 1901-1911, a cui collaborano, tra gli altri, J. Bocchialini e L. Lusignani); L’Araldo liberale di Parma (quindicinale, 1904-‘06, organo dei giovani liberali di Parma); Il grido liberale (1911-‘13, settimanale monarchico–liberale); La luce liberale (1912); L’unione (1920-‘21, giornale dell’Unione democratico–liberale). Era nuova (settimanale politico, 1923-‘25, diretto da D. Fossa, coll. A. Morselli, G. d’Andrea, R. Ranieri, P. Orano, L. Panico).

Durante il periodo fascista non sono state realizzate pubblicazioni ad indirizzo specificatamente liberale. I collaboratori delle riviste liberali hanno prestato la loro opera a testate indipendenti.

 

Il movimento repubblicano–mazziniano già dall’inizio del ‘900 disponeva di notevoli pubblicazioni: Ça ira (settimanale repubblicano–monarchico, 1903-‘04); La battaglia elettorale (1904, organo del Partito Repubblicano); Il Corriere (1905-‘07, nato come quotidiano e diventato settimanale); L’emancipazione (1909-‘11, a cura del Circolo Mazzini); La giovane Italia (1912, settimanale della Federazione Giovanile Repubblicana Italiana); Dalli al tronco (1912-‘13, mensile); L’edera (1923, mensile della Federazione Repubblicana Italiana).

Dall’anno 1923 non sono più citati periodici repubblicani.

Un nuovo partito, il Partito Comunista Italiano si forma in Italia e a Parma nel 1921 dalla scissione interna al congresso di Livorno del Partito Socialista. A Parma, vengono pubblicati: L’idea comunista (organo della Federazione Provinciale Comunista di Parma, 1922, settimanale, diretto da P. Villari con la collaborazione di G. Picelli).

 

Due movimenti politici fanno il loro ingresso nella stampa; il movimento anarchico con La Barricata (quindicinale anarchico, organo del Circolo Libertario di studi sociali, 1912-‘13) e il movimento Corridoniano con Il Nuovo Sindacalismo (quindicinale dei corridoniani, 1922-‘23).

 

Accanto ai partiti, trovano posto nel fermento che percorre la società dell’epoca altre due fondamentali istituzioni: i sindacati e il mondo cattolico per l’emancipazione delle masse e la promozione dei valori della persona.

 

  • Il movimento sindacale. Già sul finire del secolo XIX e all’inizio del ‘900, il sindacato ha manifestato una forte penetrazione negli strati proletari urbani e rurali tramite una pubblicistica di stimolo, oltre che di promozione culturale (non erano infrequenti le poesie all’interno di questi periodici sindacali).

L’internazionale (1908-1916, periodico dei lavoratori organizzati della Camera del Lavoro di Parma e provincia, e del Comitato Nazionale della Resistenza. Vi collaborano G. Faraboli, C. Prampolini); L’avanguardia (1909, periodico sindacale di propaganda e di polemica, edito in varie città); Il faro (1912, mensile di propaganda elementare sindacale, organo di Azione diretta); La protesta (1913, organo per la candidatura al parlamento di A. De Ambris); Il proletario (1920-‘21, quindicinale, organo dell’Unione sindacale italiana); La gioventù sindacalista (1920-‘21, quindicinale dell’Unione sindacalista); Sindacato operaio (1920-‘22, settimanale dell’Unione italiana del lavoro, con la collaborazione di A. De Ambris).

Tutti questi periodici, dopo il 1922 hanno cessato l’attività, e gli spazi rimasti vuoti sono stati subito occupati dai Fascisti.

 

  • Il movimento cattolico a Parma nasce a cavaliere di due secoli con l’obiettivo di dare a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio.

La presenza di forze cattoliche organizzate nel Partito Popolare Italiano, che si rifacevano all’etica cristiana nella concezione della persona e nei rapporti sociali, ha seguito una vicenda complessa.

A differenza delle forze politiche che nascevano ex novo, interpretando i bisogni della popolazione in cerca di referenti, la Chiesa di Parma è entrata nel Novecento appesantita da una tradizione di sudditanza verso il Ducato, da ritardi culturali e, dopo il ‘70, dal non expedit.

Questa chiave di lettura dovrà essere tenuta presente quando si analizzeranno e valuteranno gli atteggiamenti e gli interventi della Chiesa a fronte dei grandi avvenimenti socio–politici, quali lo sciopero del 1908, le elezioni del 1913 che videro l’elezione di De Ambris al parlamento, il delinearsi dei sindacati e la nascita di un mondo giovanile cui ha prestato una specifica attenzione –già dalla seconda metà dell’’800– il movimento socialista.

 

 

Nel periodo 1900–1925 la pubblicistica a Parma affronta altri problemi

 

-         Le Donne. L’interesse ai problemi della donna ha trovato espressione in due periodici, che tra l’altro erano composti e diretti esclusivamente da donne: Il giornale della donna (istruzione, passatempo, moralità, 1925-‘39); La Donna libertaria (mensile del gruppo libertario Maria Riglier).

 

-         Problemi costituzionali: Il Crivello (giornale della Democrazia Costituzionale, settimanale, 1905); A noi (giornale democratico–costituzionale, Borgotaro, 1906).

 

-         Problemi dei combattenti, dei reduci e dei mutilati: La libera parola (settimanale dei mutilati, dei combattenti e delle nuove conoscenze. Dal 1918 edito con diverse denominazioni);

Il Giornale (pubblicazione dell’associazione di Parma dell’Associazione Nazionale dei Mutilati e Invalidi. Dal 1920 edito con diverse denominazioni; anche organo della Federazione Provinciale dei Combattenti di Parma, 1922-23); L’Azione (rivista dei problemi sociali dei reduci, mensile 1922-1923).

-         Prime sperimentazioni di localismo. Compare per la prima volta l’attenzione al territorio e specificatamente alle vallate, come spazi per una migliore gestione del territorio stesso.

Della Giovane Montagna, organo delle vallate appenniniche si è detto già a sufficienza; Val Ceno (rivista per l’incremento economico–sociale della Val Ceno, bimestrale 1908); La Lunigiana (bimestrale, 1910); Il Corriere dell’Appennino (organo della democrazia delle Valli del Taro e del Ceno, settimanale, 1913); Giornale della Val d’Arda (settimanale agricolo, industriale, commerciale e cronaca di Fiorenzuola, 1922); Il Taro (quindicinale, 1914).

 

-         Compaiono anche le comunità di paese a proporre la loro identità e i loro servizi:

Salsomaggiore Termale (Fidenza, 1905-1908); Gazzettino di Salsomaggiore (Salsomaggiore 1905-‘26); Il Pensiero salsese (Fidenza, 1906); La voce di Salsomaggiore (giornale balneare illustrato, settimanale, 1905-‘26); Tabiano e le sue sorgenti (quindicinale, 1914); S. Andrea Bagni (1917-‘22); La Citrona (Salsomaggiore, 1902).

 

-         La società civile si scopre interetnica. Il mondo politico (i collaboratori sono prevalentemente ungheresi, quindicinale 1909); Corrispondenza (organo politico, stampa periodica italo–rumeno e rumeno–Italia, 1914).

-         Alcuni problemi specifici. La Pietà (bollettino del cimitero comunale di S. Lazzaro p.se in Marore, 1924-‘25); Bollettino dei possessori di case in Parma e provincia (1922).

 

 

Come già nel periodo 1859–1900, la pubblicistica mostra uno specifico interesse per l’educazione e la formazione

 

-         Formazione dei formatori

Dall’inizio del secolo si sviluppa e si specifica l’impegno formativo, soprattutto nelle scuole elementari, e con qualche accenno alle scuole secondarie di primo grado. Testimonianza di questo impegno sono nove periodici che, pure nella brevità della loro presenza sul mercato (non vanno oltre, eccetto alcuni casi, ai due anni e alcuni non oltrepassano i tre mesi di vita), si propongono di mobilitare maestri e opinione pubblica sull’importanza strategica dell’impegno formativo.

La Voce dei Maestri (bollettino della Federazione Parmense, 1906-‘12); Associazione Magistrale Italiana (Movimento magistrale cattolico Nicolò Tommaseo, 1912-‘16. Quest’associazione aveva un suo organo ufficiale nell’ Istruzione Primaria, 1918-‘19); Azione Magistrale (organo mensile dell’Associazione Magistrale Albertina Sanvitale, 1912-‘19); La nostra battaglia (organo della Federazione Nazionale dei Professori di Scuola Media di ruolo e fuori ruolo, 1921); Scuola e Popolo (pensiero e azione dell’Associazione Magistrale Parmense, 1923); Battaglie Magistrali (diretto da R. Pezzani, 1925).

Da evidenziare una rivista di alto profilo culturale e metodologico stampata a Parma: Istruzione Media (giornale della Federazione Nazionale Insegnanti Scuole Medie. Coll. C. Barbagallo, A. Galletti, R. Mondolfo, 1924-‘25).

 

-         Presenza e attività degli studenti

Scorrendo le riviste studentesche più rappresentative di questo periodo, si avverte la vivace prosecuzione a Parma di quella presenza di studenti già avviata dal 1859 al 1900. Una vitalità alla quale oggi non siamo abituati, se si eccettuano i movimenti studenteschi del ’68 e del ’77 e, più di recente, l’attività dei giovani studenti nel settore del volontariato assistenziale e in quello socio-politico dei new global.

L’Avvenire (periodico mensile studentesco, febb.–lug. 1917); La Voce degli studenti (settimanale, dic.1917–giu.1918); Primavera (quindicinale studentesco, edito a cura dell’Associazione Studenti Liceali, dic. 1922 – nov. ‘23); La Gran Cassa (periodico goliardico – dinamico, 1924); Risveglio goliardico (quindicinale dinamico–studentesco, 25 nov.–10 dic. 1925); La Voce della gioventù (quindicinale dei giovani socialisti parmensi, 1907-‘08); A voi giovani (organo della Federazione Giovanile Parmense, 1916-19).

 

-         Periodici di formazione della società civile e delle professionalità

Notevole rilievo nella pubblica opinione di Parma ha avuto la prima riunione nazionale della Nuova Società Italiana per il progresso delle Scienze, tenuta a Parma nel 1907 sotto la direzione del prof. P. Cardani. I temi trattati nei periodici che seguono sono di alto profilo e di risonanza nazionale.

Mannelli (rassegna di studi, bimestrale, sett.–dic. 1908, sett.–dic. 1910); Gazzetta illustrata parmense (tratta temi di lettere, scienze, arti, teatro, sport, varietà, mondanità, attualità. Settimanale, 1909-‘10; inserto del 5 marzo 1910, inaugurazione delle tramvie elettriche); L’Arduo (rivista mensile di scienze, filosofia, storia, 1921-‘23; coll. G. Bianchi, G. Lombardo Radice, D. Gobetti, G. Saitta, G. de Ruggero); Il Rovente (periodico d’arte futurista di “difesa artistica”, mensile, 15 gen.–15 feb. 1923, diretto da P. Illari).

 

-         Teatro e musica

A Parma nel periodo 1900-‘25 la vita sociale, quale appare dai giornali e dai periodici, evidenzia un forte interesse culturale verso la musica e il teatro. La citazione di una decina di periodici, sembra confermare questa analisi.

Il Soffietto (giornale settimanale teatrale, 1904-‘05); Parma musicale (rivista illustrata dei teatri, varietà, spettacoli sportivi e mondani, 1907); Parma teatrale (quotidiano, 30 sett.–22 dic.1910); Falstaff (Busseto, quindicinale illustrato dei festeggiamenti verdiani, maggio–dicembre 1910); Il Centenario Verdiano (organo ufficiale autorizzato dal Comitato esecutivo permanente per le esposizioni e i festeggiamenti verdiani, 1913); Il piccolo bollettino dell’Associazione dei musicologi italiani (1913-‘16); I Filodrammatici (periodico gratuito della scuola di recitazione di Parma, quindicinale, 1921-‘23, diretto da R. Pezzani); Rivista dei congressi e dei festeggiamenti (sett.–ott. 1907, trimestrale); Il Cavaliere cortese (arte, letteratura, cronaca mondana, teatro, sport; settimanale, 7 aprile–26 maggio 1907).

 

-         Informazioni sui divertimenti, con particolare riferimento allo sport

Il Corriere del lotto (settimanale, dic.1906–gen.1907); Lo sport colombofilo (organo ufficiale della Federazione Colombofila Italiana; mensile, 1911–1923); Parma illustrata (rivista settimanale, 1913); Lo Sport educativo (1913); Gazzetta sportiva (settimanale di tutti gli sport, 27 marzo–9 aprile 1914); Varietas (rivista mensile illustrata, 1918).

 

-         Dall’analisi di un certo gruppo di periodici emerge la persistenza di uno spirito vagamente canzonatorio che caratterizza la cultura, a volte maliziosa, dei parmigiani.

Giuli Bonbon (settimanale umoristico, “Giuli Bonbon al bacaia tut i sabot”, 1905-‘06); L’Apostata (settimanale umoristico “pupazzettato”, 1907); Riccio da Parma (settimanale, coll. L. Larini, 1907-‘25); La ronda (settimanale umoristico “pupazzettato”, 1908); La doccia (settimanale umoristico indipendente, illustrato, apolitico, 1911); Il Rigoletto (“el gobet”, settimanale, 1913); Al lovet (settimanale satirico, umoristico e “pupazzettato”, 1914-‘15); La puntura (giornale apolitico, indipendente, “pupazzettato”, 1911-‘19); Al dsevod (settimanale, maggio–novembre 1919); Il Satiro (rivista settimanale umoristica senza colore, settembre–novembre 1920); L’arzigogolo (settimanale satirico, umoristico in pillole, 1923).

Periodici d’informazione e di formazione relativi alla struttura e al funzionamento dei pubblici servizi

 

-         Attività delle pubbliche amministrazioni

Autonomia Comunale (rivista mensile dell’Associazione dei Comuni, 1906-‘08); Bollettino amministrativo della Provincia di Parma (quindicinale, 1907-‘18, diretto da L. Alessandrini); Bollettino dell’Ufficio Idrografico del Po (mensile, dal 1913 a oggi); La Provincia Parmense (settembre 1918); Bollettino dell’Ufficio del Lavoro (1915-‘16); Lavoratore ascoltami (1918); Rivista critica in materia di infortuni sul lavoro (1920-25).

 

 

Organizzazione della società civile

 

Le pubblicazioni esaminate evidenziano tre gruppi di persone organizzate nell’ambito della società civile.

      Pubblico impiego. La squilla (organo quindicinale della Camera del Pubblico Impiego tra impiegati e salariati di Parma e Piacenza, 1920-‘21); La parola del Segretario (periodico mensile di impiegati e segretari comunali delle province di Parma e Piacenza, 1904-‘05); Notiziario dell’Associazione Provinciale dei Segretari e degli Impiegati dei Comuni della Provincia e delle Opere Pie (1911-‘15, resp. U. Tommasini; continuerà in Notiziario dei Sindacati Fascisti fra segretari e impiegati comunali della provincia di Parma, 1924).

 

      Alcune categorie di operai. Il Grido del Commesso (bollettino mensile della Lega tra commessi e impiegati di Parma; direzione Camera del Lavoro, 1905-‘06); Il Calzolaio (organo della Federazione Italiana dei Lavoratori in Calzature e affini, dal 1906 Il lavoratore delle pelli); Il Coiffeur italiano (1921).

 

      Alcune organizzazioni professionali. Bollettino dell’Accademia dei Ragionieri (mensile, 1913); Bollettino del Collegio degli Ingegneri e degli Architetti della provincia di Parma (bimestrale, 1912-‘13); Bollettino dell’Ordine dei Farmacisti e del Sindacato Provinciale Farmacisti della provincia di Parma (mensile, 1924-‘26).

 

            Un approfondimento a sé merita la medicina, uno dei temi in cui tra il 1900 e il 1925 la ricerca e l’attenzione al territorio sono in evidente evoluzione.

Rendiconti dell’Associazione Medica Chirurgica di Parma (mensile che segue l’Ateneo medico parmense, 1887-‘90) e continuato dal Bollettino della Società Medica di Parma (1908-‘25); Autoriassunti e riviste dei lavori italiani di medicina interna e di argomenti prossimiori (1903-‘25, 1926-‘28); Bollettino della Società Medico Idrologica (Salsomaggiore, 1907); Parma Sanitaria (periodico mensile di medicina e d’interessi professionali. Omaggio della farmacia Corradini, 1908); Rassegna di Pediatria (rivista mensile delle pubblicazioni intorno alla medicina infantile, 1910-‘14); L’ospedale dei bambini di Milano (mensile a cura del Corpo Sanitario, 1912-‘14); La medicina italiana (a cura dei docenti universitari di chirurgia e medicina, mensile, gen. 1923–dic. ‘25).

 

 

Organizzazioni agricole, industriali e del terziario

 

Relativamente numerosi i periodici riguardanti l’agricoltura, alcuni dei quali hanno giocato un forte ruolo nello sciopero del 1908. Tra questi sono da segnalare: Bollettino dell’Associazione Agraria Parmense (organo ufficiale della Società proprietari e conduttori di fondi, 1902-‘24, diretto da L. Lusignani); Bollettino dell’Agricoltura (organo della Federazione parmense Sindacato agricoltori, 1924); Rivista di Agricoltura, già Cooperazione Popolare (organo dell’Ufficio Federale delle Unioni Agricole Italiane, 1904; suppl. n°47 del 1906: La morte di Stanislao Solari; coll. J. Bocchialini, S. Savazzini, G. Bianchedi, V. Cimatti); Bollettino Agricolo (organo della Federazione Sindacati Fascisti degli agricoltori della provincia di Parma, quindicinale, 1925-‘31).

 

Più contenuto l’interesse al mondo industriale: Gazzetta industriale (dal 1900 al 1904, settimanale); L’Araldo meccanico, elettromeccanico, industriale (mensile, 1911).

Il terziario è rappresentato dal forte sviluppo della propaganda data alle stazioni idrotermali di Salsomaggiore Terme, Tabiano, e in minor misura di S. Andrea Bagni.

Accentuato, invece, è l’interesse per il commercio, sia a livello locale che nazionale e internazionale. Gazzetta commerciale italiana (giornale commerciale–agricolo, settimanale, 1901-‘02); Il macchinario d’occasione (rivista tecnica, 1915).

Economia: l’interesse all’economia è frequente in riviste, periodici politico–sindacali–commerciali, etc. Da ricordare, Vita Sociale e Finanziaria (mensile, 1908).

 

 

Il tempo della poesia

 

Già nella seconda metà dell’’800, in quel crogiuolo di passioni, domande, diversità socio–culturali sempre più accentuate, la poesia è stata presente nei periodici di vari indirizzi. Ma è nei primi decenni del secolo XX che prende corpo la personalità del poeta e delle scuole letterarie, contestualmente all’identità dei sindacati e dei partiti politici.

I. Cocconi (Parma 1877–Sivizzano di Rivalta 1943) è la prima figura rappresentativa di quella schiera di poeti che all’inizio del ‘900 hanno percepito e vissuto i drammi del loro tempo, provocati da Pubbliche Amministrazioni e da gruppi detentori del potere indifferenti alle miserie dell’Oltretorrente e dei Borghi delle Colonne, della Trinità, etc. essendo immersi in un inebriante senso di sicurezza dato dalla scienza, dalla tecnologia e dall’industria.

In realtà questi poeti percepivano che tutto questo materialismo della modernità causava un profondo malessere, ponendo a rischio il senso della bellezza, il rapporto tra il singolo e il mondo, e i rapporti sociali tra le persone. Insieme a diversi intellettuali amanti del teatro e dell’arte, Cocconi ha dato risalto alla simbologia del viandante. Il viandante è una figura sociale che in modo autonomo, anche piuttosto anarchico, rifiuta il materialismo imperante e una società priva di valori, mettendosi alla ricerca del senso delle cose, del silenzio, della bellezza, dell’etica, della condivisione.

 

Le poesie di questi viandanti si trovano sparse all’interno di quotidiani e di periodici dalla vita breve, appena il tempo di lanciare un messaggio, spesso un grido di rivolta contro una società di indifferenti e di opportunisti.

Si è già ricordato il Piccolo Corriere (settimanale artistico, letterario, politico e teatrale con un’edizione serale), il mensile La Poesia (rassegna internazionale, 1908-‘10, diretto da Sem Benelli e da F. T. Marinetti); Per l’Arte (mensile letterario e artistico, 1894-1902, a cui collaboravano A. Del Prato e A. Berillo); Aurea Parma (rivista di lettere, scienze, dal 1920 ad oggi, con contributi di A. Barilli, J. Bocchialini, I. Cocconi, F. Morabito e con una sezione dedicata ai giovani poeti, tra i quali F. Bernini, A. Ravasi, R. Pezzani).

 

In questo panorama socio–culturale, Cocconi evidenzia i pericoli delle nuove idee e dei nuovi comportamenti sviluppati nel clima della modernità. A Parma negli anni ’90 dell’’800 si sviluppa tra i giovani intellettuali una corrente d’ispirazione “carducciana”, che rivolge l’attenzione al poeta P. B. Shelley, il cui messaggio poetico era assimilato al socialismo, come strumento per un radicale rinnovamento della società.

Tra la fine del sec. XIX e l’inizio del XX un nutrito gruppo di giovani intellettuali aveva acquisito visibilità attraverso giornali e periodici, per una spiccata attenzione alla memoria storica di Parma e un marcato impegno verso il territorio. Si sviluppa una ribellione, soprattutto da parte dei giovani, verso una società divisa in classi, verso un insopportabile degrado edilizio e verso l’abbandono dell’Oltretorrente; il tutto in contrasto con l’indifferenza dei giovani delle classi elevate e l’incertezza per un futuro più umano.[11]

Le grandi affermazioni di trionfo della scienza e della tecnologia di fine ottocento sono state percepite in senso critico nell’opera di Cocconi e dei giovani poeti che svolgevano anche un’attività sindacale.[12] I giovani letterati si esprimevano con una certa aggressività, ma non si deve dimenticare il contributo che essi, occupandosi di poesia, hanno apportato allo sviluppo sociale e culturale di questo periodo.

 

Ma lo sciopero del 1908, le conseguenze della guerra e delle barricate del ’22 hanno creato un clima incerto.

Vi sono poeti come F. Zanetti (Carpedasco di Solignano, 1870–Roma 1939) e A. Rondani (Parma 1846–1911) che affrontano il tema dell’immersione dell’uomo nella natura. Tra gli altri poeti parmensi, diversamente orientati, ma accomunati da una partecipazione ai drammi e alle gioie del proprio territorio è da ricordare F. Bernini, (S. Secondo Parmense 1881–Bologna 1954) il cui comportamento e impegno politico si è fuso con una particolare sensibilità poetica e un’attenzione alla realtà sociale di Parma, densa di problemi e pervasa da forti contrasti. La sua stessa storia di Parma esprime un grido d’amore per questa città. In questo indirizzo poetico verso la natura, di cui con stupore ne percepisce l’armonia, si colloca A. Bertolucci, che con la sua forte personalità di poeta e di prosatore inaugura a Parma un nuovo indirizzo poetico.

 

 

 

 

 

 

 

Due nuovi indirizzi culturali a Parma: D’Annunzio e il Futurismo

 

Nel marzo del 1910 G. D’Annunzio ha dimorato a Parma e nella conferenza “Perché il dominio dei cieli” tenuta al teatro Reinach, aveva usato parole forti e impegnative nei confronti della città, alimentando così progetti e speranze dei giovani intellettuali parmensi.[13]

Un contributo allo sviluppo del dibattito culturale dell’epoca lo si deve alla rivista Medusa, quindicinale musicale e artistico, diretto da M. Silvani (1911-1923). Questa pubblicazione era stata preceduta da una conferenza sul tema “bellezza e necessità della violenza” di F. T. Marinetti, il riconosciuto fondatore del Futurismo italiano, fortemente contestato dai giovani borghesi parmensi e sponsorizzato invece dalla Camera del Lavoro. In Medusa (1911) ha trovato spazio di espressione il gruppo futurista formatosi nella nostra città, che annoverava S. Cervi, G. Silvani, L. Cavalli, S. Copertini, R. Pezzani, I. Pizzetti, B. Barilli e altri intellettuali aderenti al movimento futurista. L’obiettivo era quello di sfidare i “passatisti”, la piattezza della vita culturale parmigiana con un fronte di lotta in nome della bellezza.[14]

Nel frattempo si riduceva il rimpianto per la piccola capitale, sostituita da una società nella quale, come scriveva Cocconi, “il vecchio era entrato in agonia e il nuovo incalzava sulla soglia dei loro giorni”. Si stava proponendo una nuova società civile percorsa dalla volontà di differenziarsi dai valori del sistema politico dominante; fatti rilevanti come lo sciopero del 1908 e l’elezione al parlamento del De Ambris hanno posto importanti tasselli per l’identità di una nuova società civile di Parma.[15]

Il conflitto mondiale 1914-18 vide I. Cocconi, A. De Ambris e altri intellettuali come interventisti in quella che loro chiamarono “una guerra liberatrice.”

L’avvento del fascismo ha segnato la fine di un sogno tenacemente perseguito: ne sono testimonianza le poesie di R. Pezzani e l’ultima poesia di I. Cocconi composta in occasione dell’inaugurazione del monumento a Corridoni.[16]

 

 

La produzione dialettale

 

Una premessa. Il dialetto è espressione di una cultura popolare, situata in un dato spazio e in un dato tempo: nel caso del dialetto parmigiano il riferimento corre all’Oltretorrente e ai borghi popolari di Parma Nuova.

Il vero principe del dialetto parmigiano è stato A. Galaverna (1858-1944).

Con la massiccia diffusione dell’italiano a tutti i livelli sociali, questa particolare cultura si è dissolta sotto l’assalto dei cambiamenti degli stili di vita, dei mutamenti agro-industriali delle nuove generazioni (si pensi alla seconda-terza generazione di parmigiani che nel 1936 sono passati dai borghi angusti e malsani dell’Oltretorrente ai “capannoni” e di qui, negli anni ’50 nella maggior parte delle case popolari del quartiere Montanara).

La poesia di R. Pezzani (Parma 1898–Castiglione Torinese 1951) –in cui i temi religioso e sociale sono fondamentali– è il modello del rinnovamento del dialetto parmigiano in cui si parla in italiano e si traduce in dialetto; al contrario di quanto è successo nelle scuole dell’Oltretorrente, nelle campagne e in montagna, dove fino ai primi decenni del ‘900 i ragazzi pensavano in dialetto e traducevano in italiano.

In questa linea si colloca –sia pure con alcune differenze– la poesia di A. Zerbini (originario dell’Oltretorrente, Parma 1895–1955), di L. Vicini, di G. Casalini (Parma 1878–1969) e di F. Bertozzi.

Accanto alla poesia dialettale hanno operato le compagnie di recitazione in dialetto e il diffuso Teatro dei Burattini, esso pure in dialetto. Quest’ultimo ha avuto in I. Ferrari (Fossa di Roccabianca 1877 – Parma 1961) un interprete di alto profilo.

 

 

La Narrativa

 

Già negli ultimi decenni del 1800 sono degni di ricordo le espressioni narrative a sfondo parmigiano di A. Cavagnari (1831-1901), di P. Bettoli (1835-1907), di A. Rondani (1846-1911), di L. Sanvitale (1859-1916), di J. Bocchialini (1879-1905). Già nel nuovo secolo operano A. Credali (1888-1972), M. Musa (1883-1973), B. Barilli (1890-1952, musicista, critico musicale e narratore), R. Pezzani prevalentemente poeta, ma anche prosatore, e U. Betti come commediografo.

Accanto a questi autori, nel nuovo secolo operano C. Zavattini (Luzzara 1902-        ) e G. Guareschi (Fontanelle di Roccabianca 1908-Cervia 1968) che hanno scritto numerose pagine di affetto verso l’ambiente rurale della “bassa”; spesso ignorati dalla critica ufficiale nazionale, (soprattutto Guareschi) ma che con un grande successo di pubblico e con uno stile spesso ironico e polemico, hanno messo in guardia dal pericolo della perdita dei punti di riferimento in un mondo post bellico in rapida evoluzione.

Dalla seconda metà del secolo XX saranno evidenti sulla produzione artistica, culturale, letteraria e teatrale gli effetti della rivoluzione culturale moderna, che ha prodotto una radicale trasformazione della visione e comprensione dell’uomo, della vita e del mondo.

Anche a Parma i poeti e i letterati hanno percepito questo cambiamento: le composizioni di I. Cocconi ne rappresentano testimonianze eloquenti.

In questo contesto, in cui è sempre più a rischio l’identità di Parma, M. Colombi Guidotti (Parma 1922-1955), attraverso il suo specifico indirizzo culturale, ha cercato di proporre una consapevole risposta, espressa nei suoi romanzi e nelle pagine del primo Raccoglitore. Ma, alla sua morte si è dissolto anche a Parma quel movimento neorealista, che nel primo dopoguerra aveva interessato soprattutto i giovani parmigiani.

 

 

4.5            Il ventennio fascista a Parma: un blocco della libera creatività intellettuale e popolare

 

Per avere un’idea dell’influsso negativo che il fascismo ha esercitato a Parma sulla creatività intellettuale, sia borghese che popolare, è utile ricordare la sistematica censura che ha limitato l’editoria di riviste e di altri periodici e la produzione artistica e culturale durante il ventennio. Parallelamente alla graduale estinzione delle pubblicazioni dei partiti, dei movimenti d’opinione e dei sindacati, si avverte sempre di più la presenza di una pubblicistica fascista che si è gradualmente impossessata di tutti i settori della vita pubblica.

Si ricordano editi a Parma: Mussolini, grido di battaglia per la grandezza imperiale d’Italia (1924); Il Popolo di Parma (settimanale di battaglie parmensi, 1924-‘25); La Fiamma (settimanale della federazione fascista parmense, 1921-‘24); Il Veltro (settimanale fascista, 1922); L’Asso di bastoni (sezione di Borgo S. Donnino del Partito Nazionale Fascista, 1922-‘23); L’Ardente (quindicinale delle avanguardie fasciste emiliane, 1923-‘24, diretto da P. Panicieri); Notiziario dei sindacati fascisti, fra segretari e impiegati comunali della provincia di Parma (1924); Corriere emiliano (quotidiano fascista, dall’11 luglio 1925 che sostituisce la Gazzetta di Parma, diretto da P. Solari nel periodo 1925-‘41).[17]

 

Questi sono soltanto rapidi cenni: ma, un ulteriore approfondimento della pubblicistica fascista relativa al rapporto tra cultura fascista e la composita tradizione parmense, borghese o popolare nel periodo 1925-1943, non sembra possibile.

Il materiale documentario relativo, infatti, era depositato nel Palazzo della Prefettura di Parma, distrutto da bombardamento nel 1943.

 




[1] Si può parlare di cultura in termini astratti e darne una definizione, ma nel concreto la cultura è l’espressione propria delle singole persone, delle varie età della vita, delle varie professionalità, dell’etica, dell’appartenenza religiosa. C’è, di conseguenza, una cultura dei bambini, degli anziani, una cultura degli agricoltori, degli operai e degli artigiani, una cultura di architetti e degli urbanisti, una cultura cattolica e una cultura dei musulmani, etc.

Quando si parla di cultura, è necessario aggettivare il termine o l’indirizzo più appropriato all’ambito a cui ci si riferisce (ad esempio, la cultura dell’infanzia o cultura operaia, etc.). Una persona è individuata attraverso i propri caratteri fisici e biologici, ma la sua identità è percepita e qualificata attraverso le espressioni della sua cultura. Allo stesso modo una città viene individuata attraverso la conoscenza della sua localizzazione geografica, delle sue risorse naturali, delle strutture architettoniche, delle vie di comunicazione, etc. Ma ne è percepita in positivo l’identità attraverso i suoi beni culturali, le espressioni della bellezza, dell’armonia, della cortesia, del gesto gratuito e della disponibilità dei suoi abitanti, di occasioni di occupazione.

[2] Il periodo 1944-2003 entrava nel terzo millennio e rappresenta il processo, non privo di sussulti, dell’ingresso di Parma in una dimensione nuova, di un radicale cambiamento culturale.

[3] Esistono fonti per conoscere una discreta presenza di quotidiani, settimanali o numeri unici stampati a Parma già dalla fine del secolo XVII fino all’avvento del fascismo negli anni ’20 del sec. XX. E’ vero che c’erano differenze socio-culturali ed economiche a Parma, come pure era presente un notevole analfabetismo, ma coloro che leggevano, approfondivano molto. Un'altra caratteristica di queste pubblicazioni era la loro breve durata: corrispondevano a bisogni del momento; oppure accadeva, che per sfuggire alla censura cambiassero di titolo.

Affò I. 1792 – Memoria degli scrittori e letterati di Parma; pag. 345–420.

Lottici S. 1904 – Biblioteca Generale Parmense. Parma.

Dardani U. 1979 – Repertorio parmense della stampa periodica dalle origini al 1925. Luigi Battei. Parma (in questo testo non c’è alcun riferimento a pubblicazioni del Collegio Teologico di Parma.)

[4] Nel percorso storico di Parma si sono susseguiti periodi di autenticità della società civile (Parma medioevale, per alcuni aspetti Parma post unitaria e, soprattutto il periodo dopo l’ultima guerra mondiale) alternati con periodi di incertezza dell’identità sociale e civile della città, provocati dal fatto, ad es. che nella società ducale erano le persone autorevoli che provenivano da contesti culturali esterni, immettendo Parma entro la grande cultura e politica europea, ma al prezzo del cambio di statuto dei suoi abitanti: da cittadini a sudditi.

Ciò ha concorso per buona parte, a creare nella società civile di Parma:

-          un’ indifferenza verso la gestione politica dei problemi della città da parte della popolazione, degli stessi ceti colti e offuscamento del senso civico del mondo cattolico;

-          una frammentazione della memoria socio-culturale in questi secoli a fronte però della persistenza della cultura popolare e delle tradizioni ad essa collegate.

Questi aspetti hanno pesato sull’identità di Parma, a differenza di quanto è capitato in altre città, che hanno fruito di una continuità di gestione politica e culturale del territorio.

[5] L’informazione riguardante le professionalità e i mestieri si dirige preferenzialmente, tra l’altro, verso due categorie:

  • periodici per l’agricoltura: L’agricola (1878); L’agroparmense (1881); Il mestiere agricolo (1893);
  • per l’industria: Gazzetta industriale (1898); Cooperazione popolare (1894);
  • per il commercio: Bollettino della Camera di Commercio (1869); Il commerciante (1890); L’indicatore commerciale (1868); Bollettino commerciale e agrario (1864), etc.

[6] Affo I. 1797, Memoria degli scrittori e letterati di Parma. V: 345-420.

[7] Dall’eliminazione dell’asse ecclesiastico era nata una proletarizzazione delle campagne. I parroci chiedevano affitti bassi rispetto a quelli di mercato, tenendo conto della condizione delle famiglie, ma di fronte ai nuovi proprietari molti contadini lasciano le terre per emigrare in città, stabilendosi nell’Oltretorrente, come già avevano fatto nel Medioevo i servi della gleba. L’Oltretorrente ha sempre rappresentato la terra di frontiera dove gli immigrati cercano rifugio, ieri come oggi. Questa proletarizzazione trova condizioni assai dure, “si fa la fame”. Le guardie sulla beneficenza osservando lo stato nutritivo e igienico - sanitario degli abitanti dei quartieri, intuirono le concause del colera del 1866.

[8] Occorre segnalare l’istituzione delle scuole domenicali, sia per gli operai che per le fanciulle, per formare un artigianato qualificato. Si moltiplicano i collegi privati: Taverna, le Luigine che assorbono le Vincenzine, la Scuola femminile delle suore della Croce nata a Sala Baganza e poi trasferita in città. A Parma soggiorna per due anni la grande pedagogista Felicita Morandi.

[9] Tra i movimenti cattolici e le forze laiche impegnate a dare una risposta ai gruppi più indigenti, sono stati presenti anche sacerdoti e laici intorno a G. Micheli, personaggio operante a cavallo di due secoli, una figura complessa a cui dobbiamo l’impegno per il riscatto della montagna (il periodico da lui fondato La giovane montagna è stato e resta un eccellente modello di operatività concreta per le nostre vallate). Questi giovani laureati cattolici hanno costituito un fermento “a valle” dei Vescovi, per i quali il non expedit costituiva una frontiera su cui attestarsi.

Giuseppe Micheli e la sua opera sono stati studiati soltanto da cattolici e non da laici, cosi come è accaduto ad  altre figure, per es. esponenti socialisti, che hanno avuto nel mondo laico i loro cultori, senza che gli studiosi cattolici entrassero nel merito. Questa situazione andrebbe indagata, per oltrepassarla, in modo da raggiungere un sinergismo tra tutte le componenti.

[10] La citata pubblicazione di Dardani copre la domanda d’informazione fino al 1925. Visto il valore documentale e interpretativo del contesto socio-culturale, economico e religioso di questa rassegna. Ci si augura che uno sponsor voglia promuovere la continuazione di questa ricerca dal 1926 al 2003.

[11] “Oh i giovani! –scriveva il giovane Cocconi– ma purtroppo giova sperare in questa vergognosa dubbiezza di tempi? Vi passano innanzi con scettico riso sul labbro adolescente senza le febbri, senza gli ardori, senza l’entusiasmo dell’Idea. Atteggiandosi a uomini gravi oggi vi ridono in faccia se loro parlate di patria, domani vi colpiranno nella schiena se loro parlerete di virtù. Eppoi venite fuori a chiamarle “speranze della patria”! Ma fino a quando sarà loro pensiero che è cosa utile meditare sul serio sui figurini della moda, che è necessario strisciare nel fango per non incontrare l’ira dei potenti, che è conveniente il disprezzo per tutto quello che è nobile e generoso oh, no, non chiamiamoli speranze della patria! Chiamiamoli vergogna, rovina, chiamiamoli obbrobrio non speranza! Ecco in questo momento sono preso da un coìi vivo disgusto che mi viene la voglia di lanciare contro il soffitto penna, carta e calamaio; e di correre in piazza, per le strade e frustarli ad uno ad uno sul viso questi Socrati da farsa, questi filosofi comprati, questi parassiti servili”.

(tratto da Officina Parmigiana, la cultura letteraria a Parma nel ‘900. 1994, U. Guanda Editore. Parma)

[12] Sereni D. nel 1991, ha rilevato che il sindacalismo agiva contemporaneamente da collettore e da generatore di un nuovo senso d’identità, era il legame che vincolava il passato al futuro e dava un significato al presente, traduceva le chiliastiche aspettazioni in volontà attiva, assicurava vitalità e credibilità al mito della missione liberatrice di Parma. Un mito pervasivo, una sorta di religione civica fondata sul culto della “città eroica”, titolo che Parma si era conquistata nel campo sovversivo italiano e internazionale grazie alle battaglie condotte dalla sua Camera del Lavoro. Maturava e si diffondeva, sotto la spinta dell’incalzare frenetico degli eventi, una nuova “parmigianità”: al nostalgico rimpianto della perduta condizione di capitale di un piccolo ducato si andava sostituendo l’orgoglio di aver inaugurato la serie delle città del Liberato Mondo. “Quando un popolo esce da un antico silenzio dimostrando di aspirare per mezzo de’ suoi artisti rappresentativi, a una nuova vita, in un desiderio di pensiero e di bellezza, accenna a sorgere l’alba della redenzione.” (S. Cervi, 1911).

[13] G. D’Annunzio aveva collocato Parma nel mito, ne aveva fatto un mito, assegnandole un ruolo decisivo per il compimento dei tempi annunciati dalle imprese degli audaci “solcatori del cielo”. Con queste parole il poeta aveva rivelato in chiusura del discorso, il destino della città: “Parma sembra tratta a promuovere, ad assecondare la nuova conquista da una indicazione del suo fato. Questa città nata dalle paludi, risanata dai consoli di Roma, distrutta e ricostruita sotto la procella barbara, rafforzata e abbellita nella tregua gotica, animata dall’eroico soffio della libertà comunale, traversante i secoli in una vicenda di splendori e di sciagure, dopo la morte della repubblica fino al mirabile fiorire dei suoi commerci, dei suoi costumi, delle sue arti sotto i suoi principi magnifici, non sembra tenda in tutta la sua storia, con tutte le sue forze ideali, dall’umile sua origine palustre a quella meraviglia di aerea bellezza che spazia e splende dalla sommità della sua basilica? Sulle strutture romane, per le volte lombarde, per gli archi gotici, tutta la compagine civica non sembra tendere con l’impeto di una idealità invitta alla gloria dell’assunzione? Il suo divino artefice non ha già rappresentato nell’apice stesso del suo cielo, di là dal limite della cupola, con la potenza della pittura che è musica muta, tutta l’ebbrezza del volo, tutta la gioia della rinnovellata vita?” (Gazzetta di Parma, 7 marzo 1910).

[14] “Questa nostra Parma immemore, antico asilo di artisti e di dotti, e ora placido rifugio di coloro che amano il quieto vivere”, città dove “ogni cosa piccola e ingloriosa, ogni sforzo vano e risibile, ogni impresa senza acume e senza lume veniva consacrata dalla facile acquiescenza della placida mediocrità” e dove le “batracomiomachie più allegre imperversano in ogni istituto dell’Arte ufficiale e gl’idoletti di terracotta s’avevano onori divini per la grandezza e gloria nostra”. “Medusa” era la diana della riscossa degli “spiriti vigili” che “soli, dispersi e randagi, senza fratelli e senza amici … attendevano meditando lungi dalla volgarità trionfante… La torma dei ciurmatori, degl’ipocriti, degl’invidiosi, teneva in ceppi ogni spirito anelante, gettava abilmente la diffidenza tra fratello e fratello e con l’arma dell’intrigo impediva il varco a ogni libero spirito”. Ma, nonostante la soffocante cappa, “cominciò un lievito di vita intellettuale, crebbe e ingagliardì”. Il tempo era giunto: “tutte queste forze che avevano profonde radici in una decisa volontà d’espressione, chiesero di essere chiamate a raccolta, schierate a battaglia, incuorate da una volontà ferma e gagliarda. E per consenso unanime sorse “Medusa” attorno a cui si strinsero, come a un vessillo quanti avessero spirito di combattimento e anima d’artista ”.

[15] Lo scrittore Trespioli G. ha pubblicato nel 1898 il volume – L’atteso. Il romanzo del socialismo. (edito da Ferrari e Pellegrini. Parma): una lettura significativa di Parma, dove i giovani degli anni ’90 trovarono due conferme: la maturità storica del socialismo e il ruolo decisivo, per il trionfo delle idealità redentrici, che sarebbe stato svolto dalla loro città. In Proda, la città da dove partiva l’azione politica che avrebbe condotto al governo della nazione, nessuno aveva difficoltà a riconoscere Parma, cosi come identificava nel familiare Oltretorrente il “quartiere dei galeotti… acquitrinoso, fetido”, dove “il tribuno dei vinti” andava a svolgere opera di redenzione. Esaltante esperienza che Cocconi, De Ambris, Campolonghi, Cantimorri e altri della loro generazione facevano quasi quotidianamente, traendone alimento per la nuova fede e rafforzando la certezza dell’approssimarsi del suo tempo. Il socialismo riempiva la loro vita, le assegnava un senso e uno scopo.

Al pari di Cocconi, De Ambris riconosceva il primato della poesia e giudicava il suo apporto di assoluta importanza per l’esito vittorioso della lotta di liberazione e per la formazione di quell’“uomo nuovo” che avrebbe decretato la fine della società del male. “La poesia e il lavoro sono il tessuto morale della vita”, dirà De Ambris a D’Annunzio a Fiume, in uno dei loro colloqui. (In Sereni V. 1994 – Itinerario poetico parmigiano da Cocconi a Pezzani – In Officina Parmigiana. U. Guanda Editore, pag. 37. Op. cit.)

[16]Adesso, le trasformazioni sono state radicali. Più che nelle cose, negli uomini. Se il paesaggio urbano ha resistito con fermezza all’urto del tempo e ancora riserva scoperte improvvise e tenerissime (una porta, un cortile, un muro nascosto dai rampicanti…), i valori culturali della comunità si sono profondamente modificati, dietro la spinta della standardizzazione del costume e dell’influenza, non più necessariamente contraddittoria, di due capitali, Bologna e Milano, con le quali i parmigiani, forse ormai irrimediabilmente “parmensi”, continuano più di prima a dover fare i conti.” G. Cusatelli, 1991 – Prologo. Un bilancio? in Officina Parmigiana. U. Guanda Editore 1994. Parma 

[17] Per un approfondimento delle idee espresse in questo e nei seguenti capitoli (poesia, narrativa, giornalismo, editoria) vedi P. Lagazzi 1994 – Officina Parmigiana, la cultura letteraria a Parma nel ’900. Guanda Editore. Parma