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La vita sta cambiando pelle

FERMIAMOCI TUTTI DAVANTI AL BUS con la PEDANA DISABILI NON FUNZIONANTE

Maurizio Vescovi

L'immagine del giovanissimo in carrozzina che, non potendo salire su un autobus cittadino perché la pedana non era funzionante, si è posto di fronte al mezzo per impedirne la partenza dall'area di sosta,è lì davanti ai nostri occhi. 

A quella fermata del bus dovremmo arrestarci in tanti, a centinaia e a migliaia, in silenzio   col pensiero di un ragazzo, di un cittadino che, forse per l’ennesima vota, in quanto disabile, ha dovuto fare i conti con uno “stop” diverso da quello degli altri passeggeri.

È facile  derubricare l’accaduto – il guasto, il mancato funzionamento del dispositivo meccanico di salita delle carrozzine – come un evento spiacevole ma possibile.

È semplice minimizzare il fatto, attribuirlo ad un malaugurato accidente, a chissà quale inciampo meccanico che ha reso indisponibile la pedana montata sul bus.

È comodo leggere distrattamente la notizia sui quotidiani locali, di carta ed online, e poi passare subito ad altro argomento, alle occupazioni personali, ai fatti propri.

È scontato dire che il mondo politico deve interrogarsi per il gesto eclatante di un cittadino esasperato.

A quella fermata di autobus, però, c'era un ragazzo di sedici anni, seduto sulla sua carrozzina, che chiedeva – con rabbia? Con orgoglio? Con la ferma e ostinata volontà di chi deve lottare ogni giorno contro mille, inutili e ingiuste difficoltà  il rispetto del proprio diritto a salire su un mezzo pubblico.

A quella fermata di autobus- metafora del nostro arresto culturale, della marcia sul posto di una comunità che continua a segnare il passo verso un’acquisizione piena di diritti e di uguaglianze per tutte le persone-ci siamo anche noi, persone “abili” che non abbiamo bisogno di ausili per salire le scale, per accedere all’autobus o all’auto e che non patiamo per la presenza, ancora, di barriere architettoniche. Cosa stiamo guardando mentre attendiamo l’arrivo del bus? Ci accorgiamo di quanto ci circonda, riusciamo a vedere e a comprendere che i bisogni e i problemi di altri, identici nei diritti, attendono ancora risposte concrete?E'”normale”che funzionino le pedane e che siano controllate ogni giorno.Girerebbe in città un autobus con le porte d'accesso non funzionanti?

Risposte che non possono prescindere da un scatto avanti, da parte di ciascuno, nella capacità di operare un rovesciamento nell’ordine delle priorità che vada nel senso di una maggiore uguaglianza di tutti i cittadini. Risposte concrete e tangibili che possono scaturire solo da una  virata delle politiche sociali e assistenziali delle Amministrazioni locali – non esclusa la nostra – così come di tutti gli organi di governo, a qualsiasi livello.

Detto questo, poi però ci sono le responsabilità oggettive di chi gestisce il servizio dei trasporti pubblici, che non può nascondersi dietro il dito del guasto tecnico, né dietro la foglia di fico del fatto che i bus sono dotati regolarmente di pedana per la salita delle carrozzine. Non basta, non è sufficiente. Se l’ottica è quella – come deve essere – del cambiamento di prospettiva – e di visione del proprio ruolo nella comunità – allora le giustificazioni date da Tep  sono irricevibili. Le pedane devono funzionare regolarmente, sempre, ogni volta che un mezzo esce dal deposito, previa verifica e controllo attento. Perché le persone disabili non possono scegliere se fruirne o no. Devono semplicemente poterne fruire, quando le portiere del bus si aprono davanti a loro e alle loro carrozzine. Le persone disabili, come qualunque altro passeggero, devono – hanno il diritto – di salire a bordo del bus che viaggia anche per loro, e devono potervi salire quando credono, dopo aver atteso come gli altri l’arrivo del mezzo, non quando è disponibile un mezzo in grado di prenderli a bordo.

L’episodio in questione costringe, come purtroppo ancora avviene, a dover rimarcare l’elementare principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte al diritto di accesso ai servizi pubblici. Fortunatamente, nonostante il ripetersi di fatti sgradevoli, non siamo all’anno zero. Ci sono, infatti, i tanti traguardi raggiunti da associazioni come Alba, la cui presidente, Bruna Bucci Guerra, è infaticabile nel mantenere viva l’attenzione su questi temi. Tuttavia l’impegno deve essere comune e di tutti, non solo delle associazioni e dei soggetti che, dal di dentro, cioè dall’interno del mondo della disabilità operano con pazienza e con intelligenza a tutela dei diritti di cittadinanza delle persone con handicap.