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La vita sta cambiando pelle

Intervista a Luigi Ferrari autore di "Triade Minore"

Triade Minore romanzo di Luigi Ferrari

Francesca Avanzini

D Mi ha colpito, nella sua biografia, la “polivalenza”.  Lei è musicista, architetto, direttore artistico, manager e ora, col suo recentissimo “Triade minore” uscito per Ponte alle Grazie,  anche scrittore. Mi sembra che il tutto possa essere unificato all’insegna della composizione. E’ corretto?

R Sicuramente la composizione, l’arte del mettere insieme, ha guidato la mia scrittura. Benché la mia prosa sia sobria, è frutto di labor limae, mi viene molto da curare la disposizione delle parole. Anche come direttore artistico, mi interessa curare programmi dove ci siano riverberi, echi tra le proposte che si fanno, vuoi che sia un festival o una stagione. Cose che interagiscano, così che il fruitore abbia suggestioni, rifrazioni.

D Vuole parlarci un altro po’ della sua scrittura?

R Da quando mi sono dedicato di più alla scrittura, ho lasciato altre cose e mi sono messo a fare il manager puro. I miei amici non ci credevano: ‘Dalla gioia di programmare ad aridi numeri, bilanci, incontri con i sindacati….’ Invece era l’ideale, mi lasciava libera la mente per la scrittura narrativa, incanalava lì una creatività che prima si esplicava nella direzione artistica. Sono più narratore che scrittore, più che arzigogolare su situazioni fisse, scrivere una bella pagina di introspezione, mi interessa raccontare storie. Scrivere a modo mio le cose che non potrebbe raccontare nessun altro. Adesso ho riscoperto questo musicista (Medtner n.d.r.) o meglio, l’hanno riscoperto anche altri, è stato un musicista importante, ma a me interessava il modo in cui l’ho scoperto io, comunicare una dimensione imprevedibile e nuova dello spirito. Racconto una vicenda specifica, ma d’altra parte è un tipo di incontro che può fare chiunque quando si trova per la prima volta a tu per tu col genio, per esempio un ragazzo che entra per la prima volta in contatto con Beethoven.Nella direzione del racconto si sente l’autobiografia  intellettuale, spirituale, si cerca di capire le motivazioni del protagonista, ma non come se fosse una seduta psicoanalitica,piuttosto sviluppando una vicenda.

D Parlando di direzione artistica: lei è un uomo cosmopolita,ha lavorato in Spagna, Irlanda e altrove all’estero, sempre con incarichi prestigiosi. Che cosa potremmo copiare noi da quei paesi dal punto di vista dell’amministrazione artistica, della tutela del nostro patrimonio, e che cosa potrebbero copiare loro da noi?

R A livello di amministrazione artistica, loro sono più bravi nel marketing, noi nella qualità intrinseca dei nostri spettacoli. Certo, si può cooperare, scambiarsi, ma resta il loro vantaggio nella conoscenza musicale. Il nostro è un paese molto ignorante, si confonde l’intrattenimento con l’arte, l’uno non esclude l’altra, ma non bisogna fare confusione. Spagna, Inghilterra, Germania, sono musicalmente più avanti di noi, si insegna la musica a scuola. I nostri artisti sono come fiori nel deserto, là c’è una foresta pluviale, si crea un ecosistema, un humus,con il sostegno della collettività. Da noi magari c’è l’evento, ma non si lavora mai sulla base. Questo non è tanto un problema di Parma, che è musicalmente vivace, ma generalmente parlando non c’è una robusta domanda di musica d’arte a livello di collettività.

D Però non tutto l’intrattenimento è da buttare, a volte ci sono prodotti al limite dell’arte

R E’ vero, però ab ovo quella roba lì è fatta per essere intrattenimento. La gente cerca solo in quell’orto lì la frutta che vuole mangiare, mentre dal ‘500 al ‘900 c’è una scelta enorme, al di là di Vasco Rossi. I soldi ci sarebbero anche per una cultura musicale, ma l’industria ha interesse a produrre a bassi costi e vendere ad alti. Fornire a Justin Bieber materiale per una canzonetta e produrla, a costi più bassi di tutto quello che occorre per una sinfonia di Brahms. C’è gente che ci vive, su questa industria, che ha tutto l’interesse a ottenere il massimo ricavo con il minimo costo.Più si produce e più si guadagna. Per mantenere viva la domanda non conviene distogliere l’attenzione. Solo dove ci sono robusti sistemi artistici che si autodifendono si può tenere vivo uno spazio. Da noi questo sistema latita. Lo stesso con i giornali: se si pubblica la recensione di un concerto, la leggono in venti, se si parla dell’ultima polemica di spettacolo, la gente compra. Così non si crea un circolo virtuoso,perché gli aiuti statali arrivano dove c’è già qualcosa, una massa di persone che premono. I nostri conservatori funzionano, ce ne sono tantissimi, anche nelle città più piccole. C’è un’offerta di qualità ma non una domanda. Su questo si deve lavorare.

Il libro “Triade minore” sarà presentato venerdì 30 Novembre 2018 al Ridotto del Teatro Regio di Parma ore 17 [LINK].

Parma, 28/11/2018

TEATRO FESTIVAL PARMA GEORGE GERSHWIN MY TIME IS TODAY DI LUIGI FERRARI A TEATRO DUE DI PARMA