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Noi l’avevamo detto anni fa: le Fondazioni Lirico-Sinfoniche sono fallite

C.N.F.L.S. Comitato Fondazioni Lirico Sinfoniche

Enrico Votio Del Refettiero

Noi l’avevamo detto anni fa: le Fondazioni Lirico-Sinfoniche sono fallite 

L’occasione è davvero troppo ghiotta per non saltarci sopra: l’audizione dell’avv. Gianluca Sole (Doc.PDF), Commissario Straordinario per le Fondazioni Lirico-Sinfoniche dall’Aprile 2016, accompagnato dal Prof. Michele Costabile (Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese) del 26 Settembre 2018 davanti alla Commissione Istruzione pubblica, beni culturali del Senato. Nell’epoca felice della trasparenza assoluta voluta dal Governo giallo-verde – ma io preferisco chiamarla del “Grande Fratello” – l’intera seduta è resa disponibile sul sito del Senato: è sufficiente cliccare sul link per avere l’impressione di averci assistito, ai 48 minuti della seduta: http://webtv.senato.it/4621?video_evento=354.

Nel suo intervento l’avv. Sole racconta quel che ha constatato nello studio dei bilanci e dal controllo della gestione (i dati sono relativi allo stato dell’arte al 31 Dicembre 2017), iniziando con metodo ed elencando le Fondazioni Lirico-Sinfoniche che hanno avuto accesso al fondo di salvataggio della Legge Bray (ben 158 milioni di Euro) che sono state nove: inizialmente il Teatro Petruzzelli di Bari, il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Comunale di Firenze, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro di San Carlo di Napoli e il Teatro Massimo di Palermo, poi seguite dalla Fondazione Arena di Verona che ha preso al volo il rifinanziamento di 10 milioni di Euro.

Nate con un difetto genetico, ovvero senza un vero patrimonio (altro che il diritto d’uso perpetuo del teatro che gestiscono, che quindi non produce alcun reddito, anzi costa), le nove Fondazioni oggetto di esame da parte della struttura commissariale hanno accumulato al 31 Dicembre 2017 un debito complessivo di 290 milioni di Euro: ed è la prima volta che un dato chiaro e indiscutibile è reso ufficialmente disponibile. Evviva! Questo debito si compone per quasi il 50% della quota residua del credito erogato dallo Stato (chiamato con una felice definizione “debito paziente”) e per un ulteriore 10-20% da debiti fiscali: le Fondazioni si sono infatti, nel corso degli anni, autofinanziate non pagando contributi previdenziali e ritenute d’acconto. Arriviamo così a una percentuale altissima – tra il 60 e il 70% - di debito complessivo nei confronti dello Stato. Il Commissario ricorda poi che il termine per fare le valutazioni finali ed eventualmente mettere in liquidazione coatta le Fondazioni Lirico-Sinfoniche che non abbiano dimostrato di saper stare sulle proprie gambe è stato spostato alla fine dell’esercizio 2019 (inizialmente era il Dicembre 2018). Ma questa liquidazione coatta – ci avverte l’avv. Sole – potrebbe scattare anche prima, se un qualsiasi creditore di una fondazione si rivolgesse al Tribunale Fallimentare per denunciarne l’insolvenza … E c’è dell’altro: allibiti, scopriamo che la funzione commissariale scade il 31 Dicembre 2018: e chi allora – mi viene da chiedere – si occuperà di esprimere un giudizio, se il commissario non esisterà più alla fine del 2019? “Si porrà un rimedio anche a questo”, sono le parole “illuminate” del nostro radioso Commissario.

Che – ci dice – appena entrato in funzione con tutte le Fondazioni che abbiano aderito al programma ha battuto sul tema del patrimonio, ovvero sul fatto che i soci hanno l’obbligo di patrimonializzare le Fondazioni: in alcuni casi questa insistenza ha avuto un effetto positivo (come nel caso del Maggio Musicale Fiorentino, che ha visto una ri-patrimonializzazione in denaro liquido da parte dei fondatori, principalmente Comune e Regione). E solleva in questo specifico contesto il tema della cattiva abitudine dei soci – in particolare quelli pubblici – di promettere contributi, che poi non vengono effettivamente erogati per mesi o addirittura per anni: il che provoca l’iscrizione in bilancio di una massa creditoria che se poi non viene effettivamente erogata strangola finanziariamente la Fondazione. Oppure, ancora peggio, di ricapitalizzare con immobili dalla gestione costosa oppure dal valore commerciale inesistente. Come è stato il caso – davvero eclatante – della Fondazione Teatro Regio di Torino, della quale ci siamo occupati ampiamente nel recente passato. Oppure la discrepanza di contributi annui da parte dei Comuni che hanno oscillazioni da capogiro, ovvero da 15'000'000 di Euro a 300'000 Euro… e il medesimo vale per le Regioni, e questo senza alcun criterio o valutazione di merito. Duro anche l’attacco alla gestione del rapporto da parte di certi Enti Locali (sempre gli stessi Comuni e Regioni) che troppo spesso erogano i contributi solo alla fine dell’anno e che addirittura a volte li decurtano pure: e questo dopo che le Fondazioni quei soldi li hanno già spesi nel corso dell’esercizio.

Tra le operazioni auspicate dal Commissario Sole c’è poi l’invito all’uso di una pratica barbara e per il creditore spesso foriera di drammatici problemi, ovvero quella del “saldo e stralcio” dei debiti; tradotta in soldoni: ti devo 100 Euro da un anno, due anni o più, ma te ne offro 40 e stai contento, altrimenti non vedi più niente. E tu creditore, che da anni hai in bilancio un credito al valore nominale, che hai dovuto finanziare presso la tua banca con la pratica dell’anticipo fatture magari fino all’80% del valore medesimo, ti ritrovi con una perdita di bilancio consolidata. Insomma … cornuto e mazziato! Attenti, creditori delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche, quel che si prepara non è un bel regalo di Natale!

Tra gli aspetti positivi evidenziati dal Commissario vi è invece il fatto che la gestione commissariale ha portato a un oggettivo maggior controllo dei costi da parte delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche: ovvero al fatto che esse sembrano non generare più debiti. Accanto a questa constatazione una proposta: le rate di rimborso semestrale che le Fondazioni pagano allo Stato per ripianare il debito (ricordiamo che si trattava di un prestito agevolato a 30 anni e non di un regalo!) ammontano tra i 600'000 e un milione di Euro a volta; riutilizziamo quindi questi incassi del Ministero per rifinanziare le Fondazioni.

L’audizione del Commissario Sole volge al termine, non senza un intervento della Senatrice Montevecchi, che solleva quesiti per i quali chiede risposte: Genova, Verona e Firenze sembrano essere i casi più scottanti… Ma non c’è tempo di continuare e la seduta viene aggiornata.

Il “Fatto Quotidiano” di ieri ha dato ampio risalto a quest’audizione nell’articolo di Alessia Grossi dal titolo significativo “L’Opera fantasma e i lavoratori invisibili. Le Fondazioni a picco”. A mio avviso lo ha fatto troppo presto, dato che non ha potuto relazionare sulla seconda audizione, avvenuta proprio il 3 Ottobre 2018, dedicata alle domande dei componenti della Commissione con le relative risposte. Anche questa seconda audizione, durata ben oltre un’ora e mezzo, è stata ripresa dalle telecamere ed è disponibile sul sito del Senato (http://webtv.senato.it/4621?video_evento=380#): agli interessati suggerisco caldamente di vedersela.

Parte all’attacco la senatrice Montevecchi – quella che è intervenuta pesantemente sul dossier del Teatro Regio di Torino e sulla nomina dell’attuale Sovrintendente William Graziosi – con una serie di domande che vanno dalle dinamiche poco virtuose e ai conflitti di interesse che, secondo la senatrice costituiscono il vero problema delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche, al problema dei costi di gestione delle produzioni, al problema dell’anatocismo degli interessi bancari – non analizzata con correttezza – al “Daspo” per i Sovrintendenti per i quali venisse assodata condotta poco virtuosa prevista dalle nuove disposizioni di legge. In particolare la Montevecchi affronta i casi dell’Arena di Verona, uno degli esempi di peggiore gestione degli ultimi decenni, ora affidata alle (inesperte) mani di Cecilia Gasdia, già cantante di livello internazionale ma da anni ormai inattiva. E poi dell’Opera di Roma, che pare sia la Fondazione che non abbia pagato i debiti tributari, elargendo invece generosi premi di produzione ai propri dirigenti. Nell’intervento successivo, un Senatore che dichiara di essere di Verona e quindi di conoscere il tema molto bene, reitera domande sul caso Arena… Interviene poi il Senatore Iannone di Fratelli d’Italia: le sollecitazioni riguardano l’Opera di Firenze e l’Opera di Roma, che evidentemente fanno parte della “clientela” del senatore. Poi il Senatore Moles di Forza Italia pone questioni relativamente alle attitudini clientelari delle Fondazioni e in generale degli attori del mondo musicale italiano nell’accedere alle erogazioni da parte del FUS…. E via di questo passo. Le risposte del Commissario, che in generale dimostra una indiscutibile competenza sulle questioni finanziarie e gestionali, quando invece entra nel dettaglio delle questioni artistiche e produttive proprie della specificità delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche, manifesta una conoscenza del settore specifico troppo generica e superficiale. E leggendo il suo curriculum la cosa non sorprende davvero.

In fin dei conti, si tratta di tutta evidenza di temi davvero troppo particolari, che denotano la sesquipedale incapacità di questi nuovi pretesi governanti a volare alto per cercare di capire i problemi patologici e strutturali, anziché focalizzarsi su quelli fisiologici e congiunturali… E’ come se di fronte al Titanic che affonda, i tecnici preposti a salvare il transatlantico si soffermassero sul problema della serratura di una toilette che non funziona bene… Una bella occasione di confronto sprecata. Che mette ancora più in evidenza il problema vero, che in effetti solleva anche il Commissario Sole nella sua relazione: quello delle scelte politiche, ovvero se rilanciare o meno le Fondazioni-Lirico Sinfoniche e in che modo. La tenuta ora sembra possibile, non lo è invece pensare che con le medesime risorse esse possano anche rimborsare il debito accumulato nelle gestioni passate.

A margine della grande pagina dedicata dal “Fatto Quotidiano” alla questione ieri, appare il solito intervento delirante di Paolo Isotta, il quale – uscito dalla porta del “Corriere della Sera” – rientra dalla finestra del “Fatto”. La proposta del nostro è quella di chiudere tutte le Fondazioni Lirico-Sinfoniche per cinque anni, beninteso continuando a pagare gli stipendi dei lavoratori relativi. Una provocazione davvero demenziale, che ha l’unico effetto di non servire a nulla e che quindi lascia le cose, come al solito, allo stato di fatto.

A mio modesto avviso è comunque troppo tardi: per riprendere la metafora del Titanic, non posso che ribadire quel che vado ripetendo da anni, e cioè che il punto di non ritorno è stato superato ampiamente: si tratta solo di vedere con quale velocità il sistema musicale italiano si inabisserà definitivamente. E con questa classe dirigente nemmeno le prospettive sui tempi lasciano sperare granché. Si salvi chi può…

apocalisse annunciata

E' l'apocalisse annunciata e programmata fin di tempi del ministro
Bondi.
Andremo in Austria, Germania e Francia per continuare ad ascoltare l'opera lirica?

C. V.