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La vita sta cambiando pelle

Riso, pronta la norma per l'obbligo di scrivere l'origine in etichetta

L'annuncio è stato dato dal ministro Martina, di fronte all'agitazione della Coldiretti che denuncia l'invasione del prodotto straniero e il crollo dei prezzi per gli agricoltori, mentre per i consumatori il costo è costante

L'Italia, regina del riso in Europa con il 49% della produzione continentale, si prepara a difendere il suo made in Italy e il lavorto dei tanti agricoltori della Penisola. Dopo il latte e il grano, infatti, anche per il riso arriva l'obbligo di indicazione dell'origine in etichetta. Una chiara mossa per cercare di marcare il territorio rispetto all'invasione di 244 milioni di chili importati dall'Asia a dazio zero nel Vecchio continente nel corso del 2016. E anche uno strumento in più perché i consumatori possano decidere con maggior trasparenza.

Ad annunciare l'etichetta distintiva per il riso made in Italy è stato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, in risposta a un sit-in organizzato dalla Coldiretti che da sempre ha condotto questa battaglia per tutelare un primato tutto italiano. "In accordo con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda - ha detto ieri Martina - è pronto il decreto per la sperimentazione dell'obbligo di indicazione di origine in etichetta e lo chiederemo a livello europeo pronti ad introdurre questo strumento in Italia". Tra le altre misure annunciate dal ministro, la richiesta a Bruxelles dell'attivazione delle clausole di salvaguardia, in modo da prevedere meccanismi più forti di tutela dei redditi dei produttori; la possibilità di estendere al settore risicolo, dopo quello del grano, la sperimentazione dell'assicurazione agevolata salva-ricavi per i produttori. Verranno infine investiti 2 milioni di euro sulla promozione delle qualità del riso tricolori.

La denuncia della Coldiretti è a tutto tondo. Parte dal fatto che "un pacco di riso su quattro, venduto in Italia, è straniero ma non si vede" proprio per la mancanza dell'obbligo di provenienza. E l'affondo riguarda anche lo stato economico della filiera: nel dossier #sosrisoitaliano l'associazione ha spiegato che con l'introduzione da parte dell'Ue del sistema tariffario agevolato a dazio zero per i Paesi che operano in regime Eba, le importazioni sono schizzate e passate in meno di 10 anni dal 35% al 68%. Tutto questo facendo crollare la produzione in Italia. E anche i prezzi sfavoriscono gli agricoltori, mentre rincarano di cinque volte nel passaggio dalla risaia alla tavola: il risone italiano da dicembre è crollato del 33,4%, mentre sugli scaffali è rimasto stabile, con un danno per i consumatori e per i produttori che hanno subito perdite per 115 milioni di euro nell'ultimo anno. "Il riso made in Italy - ha detto il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo - è un primato per qualità, tipicità e sostenibilità da difendere".

La reazione all'annuncio del ministro Martina è stata differenziata nel mondo politico: da una parte il Pd parla di "grande vittoria", dall'altra il M5S lo definisce "ennesimo decreto uscito dal cilindro del Governo". Gelmini di FI ha parlato di "un primo passo", ma "l'eccellenza italiana non merita di essere svenduta". Positiva la reazione della Cia-Agricoltori italiani, anche se rimarca che "le problematiche connesse al mercato e alla commercializzazione del riso italiano non si superano con interventi precipitosi e spot, che sembrano di propaganda. Piuttosto occorrono politiche di lungo respiro e interventi ponderati come una campagna promozionale sul "riso italiano", una buona legge sul commercio interno, misure ad hoc sulle importazioni selvagge e maggiore attenzione nelle concessioni tra le aree di libero scambio per un prodotto considerato sensibile dalla stessa Commissione europea". 14 aprile 2017

Fonte Link repubblica.it 

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