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La vita sta cambiando pelle

Roberta Roberti a Parma è stato acceso l'inceneritore che nessuno vuole

L’ACCENSIONE DEL FORNO INCENERITORE, GIORNO NERO PER PARMA”

Il 28 agosto per Parma è stato un giorno nero: l’inceneritore che la cittadinanza assolutamente non vuole e che a breve, anche per le normative europee, sarà illegittimo, è stato acceso.

Per decisione dei giudici, si dice: in realtà quei giudici sono stati chiamati a sentenziare su questioni che risultavano perdenti in partenza, specie se non sostenute da una strategia alternativa da imporre con fermezza al tavolo delle trattative coi soggetti economici e finanziari interessati.

Ecco dunque perché quella di accendere il forno risulta, sopra e prima di tutto, non una decisione della magistratura, ma dei potentati economici e politici, a vantaggio di una Multiutility e delle Istituzioni locali (parmigiane e non) che essendone socie ne condividono gli interessi, quantomeno in termini di profitto.

Le forze politiche locali si attaccano reciprocamente a colpi di sterile sarcasmo, rinfacciandosi connivenze da un lato e promesse dall’altro. Argomenti quali la salute e il riconoscimento della volontà della cittadinanza (ben nota a tutti, e strumentalmente utilizzata dal Movimento 5 stelle in campagna elettorale un anno e mezzo fa) sono stati completamente stralciati dal dibattito ufficiale.

“Affamare il forno” e “governarne le emissioni”, “evitare che il forno diventi la pattumiera dell’Emilia Romagna” e “ottenere un abbassamento della tariffa rifiuti a carico dei cittadini” sono le misere idee ancora in campo.

Anzi, più che idee appaiono come diversivi: semmai si dovessero ottenere risultati in tal senso, sarebbe immediata - anche su quel fronte – l’evocazione dello spettro di multe, ammende, risarcimenti danni e così via …

E di nuovo cittadine e cittadini si troverebbero di fronte al tragico rituale ricatto (denaro contro salute): una drammatica linea d’ombra che accomuna l’inceneritore di Parma all’Ilva di Taranto.

Nulla rimane delle promesse sbandierate prima delle elezioni amministrative che hanno incoronato il primo cittadino a 5 stelle: non è stato avviato alcun intervento reale nei confronti di Iren dal punto di vista legale, come suggerito dagli avvocati Allegri e De Angelis; è scomparsa nel nulla qualunque ipotesi di riconversione del forno; nulla è stato fatto per mettere Iren di fronte all’ipotesi di perdere almeno la gestione dell’acqua e della raccolta differenziata in città.

Si è piuttosto assistito, fin dallo scorso anno, al balletto della spartizione delle poltrone nel CdA della Multiutility, coinvolgendo tra le altre cose persone non propriamente al di sopra di ogni sospetto, e ciò è apparso particolarmente difficile da digerire da parte di una città che ha avuto il coraggio di votare per un cambiamento che si dichiarava radicale almeno in tale direzione.

Dopo l’accensione del forno ci siamo sentiti dire che ora non conviene acquistare il prosciutto, il formaggio e i prodotti alimentari che hanno reso famosa ed economicamente florida la Food Valley, perché essi saranno avvelenati dalla diossina: “cornuti e mazziati”, direbbe qualcuno osservando dall’esterno la situazione.

L’amministrazione comunale afferma di non avere più alcuna possibilità di fermare il forno, istituzionalmente parlando. Toccherà allora alle cittadine e ai cittadini di Parma - che invece continuano a ritenere possibile, urgente e imprescindibile fermarlo - mobilitarsi, senza se e senza ma, contro un inceneritore che minaccia la salute della popolazione, l’economia locale e la democrazia. Auspichiamo che la loro mobilitazione possa trovare supporto da parte di chi, seppure sprovvisto di prerogative istituzionali per decidere sul forno, continua a condividere la necessità di fermarlo. Parma, 2 settembre 2013

Roberta Roberti
 A.L.B.A. Parma - Parma Bene Comune