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SALVI I CINGHIALI A BRESCIA

Carlo Consiglio

SALVI I CINGHIALI A BRESCIA 

Il Tar di Brescia ha accolto la richiesta presentata da LAC e LAV assistite dallo studio Linzola di Milano, pubblicando ieri il testo di un provvedimento che, anche a fronte di una lettura profana, smonta scientificamente i presupposti e smaschera la pretestuosità di quel decreto 3695 del 3 marzo con cui la Regione aveva autorizzato il controllo del cinghiale sul territorio provinciale di Brescia dal 2018 al 2021. 

Ancora una volta la Regione è stata costretta a rimettere la doppietta nell’armadio, fermata dalla logica e anche dal rigore scientifico che trovano evidentemente un posto di rilievo nelle aule giudiziarie ma non nella mente di politici abituati solo al populismo, sempre pronti a sostenere solo gli interessi di una minoranza armata. È avvenuto con la concessione di una sospensiva a quello che per la Lac e la Lav, che hanno sostenuto il ricorso, è semplicemente un piano di eradicazione del cinghiale, e insieme una «porta di servizio» per consentire la presenza dei cacciatori sul territorio tutto l’anno. 

Nel frattempo il neo assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi ha partorito un altro mostro faunistico-giuridico, autorizzando gli agricoltori con licenza di caccia a farsi giustizia da soli sparando ai cinghiali sorpresi attorno alle rispettive cascine, e naturalmente Lac e Lav si augurano che, proprio in seguito alla bocciatura del provvedimento precedente, in Regione vivano un breve momento di lucidità mentale fermando questa novità. 

La LAC dichiara: ”l’ordinanza pur non ignorando l’esistenza di un problema cinghiali sottolinea, partendo dalle stesse e pietose ammissioni del Pirellone, che non è stato fatto nulla per contenere la specie con metodi ecologici e incruenti, e che la «pulizia etnica» concepita a Milano non ha capo né coda, non prevedendo minimi e massimi negli abbattimenti e neppure nei danni tollerabili e lasciando spazio a una possibile eliminazione di questa specie anche dove potrebbe continuare a esistere”. Prosegue la LAV: “Non ci stanchiamo di ribadire che la caccia non solo non risolve i problemi, ma addirittura li incrementa, per l’evidente conflitto di interessi dei cacciatori stessi; per questo continueremo ad agire per le vie legali e politiche, al fine di bloccare ogni possibile tentativo di introdurre provvedimenti strumentali alla lobby dei cacciatori e degli agricoltori, in violazione delle leggi nazionali, che non producono alcun risultato, se non quello di alimentare stragi di animali innocenti” (Ufficio stampa LAC, 14 giugno 2018). 

CONSIGLIONEWS N. 98
14 giugno 2018