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La vita sta cambiando pelle

Teatro Regio di Torino, le 5 verità sulle dimissioni di Vergnano

di Gabriele Ferraris

La sindaca Appendino ha detto in Consiglio comunale «la verità» sull’addio dell’ex sovrintendente. In realtà in un mese di «verità» ce ne ha regalate almeno altre 4

TORINO - Ieri, giovedì, Chiara Appendino ha narrato in Consiglio comunale la verità e nient’altro che la verità, sulla tormentosa e tormentata guerra di successione del Regio, e sulle misteriosissime dimissioni di Walter Vergnano.

In merito alle dimissioni, Appendino — ventriloquizzante tramite Leon — ha sottoposto al nobile consesso una definitiva “verità” che per praticità mi permetto di definire «la verità del 3 maggio». Con questa, infatti, sono cinque le «verità» sulle dimissioni di Vergnano che lorsignori ci hanno sbolognato in meno di un mese e mezzo: ciascuna in contraddizione con le altre. E prima di archiviare la deplorevole vicenda e lanciarci verso nuovi e più esaltanti destini, vorrei riesaminarle, queste cinque «verità». Giusto perché lorsignori non ci credano ancor più fessi di quello che siamo. Partiamo dalla «verità del 3 maggio» scodellata ieri da madamin Appendino.

La «verità» del 3 maggio -Delle dimissioni anticipate di Vergnano — ha detto Leon e ha confermato Appendino — si discuteva già da ottobre: l’accordo era che il sovrintendente lasciasse a fine stagione, a giugno, lasciando il tempo per una successione soft. Ma il 6 aprile avviene un «fatto nuovo»: si scopre lipperlì che il Regio rischia il passivo di bilancio e Vergnano decide di dimettersi seduta stante, «per il bene del teatro». Curioso che un disavanzo con cause remote (carenza di liquidità, interessi passivi, indebitamento con le banche e con i fornitori) s’appalesi tanto all’improvviso. Ma questa è la verità certificata da Appendino. Che concorda in parte con la «verità del 29 aprile», e in parte con quella del 18 aprile.

La «verità» del 29 aprile - Il 29 aprile Vergnano aveva sorpreso tutti con un’inedita narrazione della vicenda: «Venerdì 6 aprile sono stato informato di un fatto nuovo... il bilancio consuntivo del 2017 potrebbe non chiudere in pareggio. Ho subito telefonato alla sindaca, che ho incontrato lunedì 9 aprile: ho deciso di assumermi la responsabilità di questo fatto che non conoscevo fino al venerdì precedente, e ho rassegnato le dimissioni». In effetti il 30 marzo ci fu un incontro con i sindacati e in quell’occasione Vergnano presentò dei dati economici positivi. Il 30 marzo, dunque, Vergnano non sapeva nulla del “fatto nuovo” e stava saldo sulla sua poltrona, come da sua dichiarazione del 27 marzo.

La «verità» del 27 marzo - È quello il giorno in cui un quotidiano annuncia che Vergnano potrebbe dimettersi con un anno d’anticipo e ciò «secondo indiscrezioni trapelate dal consiglio di indirizzo sarebbe stato chiesto dal diretto interessato». Vergnano smentisce: «Io dimissionario? Non mi risulta nel modo più assoluto. Ho un ottimo rapporto con la sindaca Appendino e lei non mi ha chiesto niente». Accanto alla smentita di Vergnano i giornali pubblicano agiografiche biografie di Giancarlo Del Monaco, che le stesse «autorevoli fonti interne al Consiglio d’indirizzo» indicano come successore designato. Insomma: il 27 marzo Vergnano non sa nulla dei «fatti nuovi» del 6 aprile, né gli «risultano» gli accordi di ottobre citati da Appendino. Eppure «autorevoli fonti» del Consiglio d’indirizzo sanno già tutto: compreso il nome del successore. Formidabile.

La «verità» del 10 aprile - Martedì 10 aprile il Corriere Torino pubblica una biografia un po’ meno agiografica di Giancarlo Del Monaco; e nel pomeriggio si apprende che «proprio alla fine della scorsa settimana» quella candidatura è caduta. Ma guarda che combinazione. Le solite «autorevoli fonti» assicurano che «gli ultimi passi verso le dimissioni di Vergnano si sarebbero svolti negli ultimi cinque giorni con serrati dialoghi tra Vergnano e Appendino». Ovvero: Vergnano scopre il «fatto nuovo» il 6 aprile e decide di dimettersi; ma già dal 27 marzo si conosce il nome del suo successore, Del Monaco, che viene «abbandonato» non più tardi di martedì 10 aprile, e forse già tra venerdì 6 e domenica 8 aprile. Mancano il Gatto con gli stivali e la Fata Smemorina, e il caravanserraglio è al completo.

La «verità» del 18 aprile - Spunta il nuovo candidato alla sovrintendenza, William Graziosi, che adesso Appendino sostiene di aver scelto con una «ponderata riflessione»: ponderata forse, ma certo breve, se il 10 aprile girava ancora il nome di Del Monaco. Ma finalmente lorsignori, dopo tre settimane di gabole, si degnano di informare anche noi fessi che paghiamo: l’Ansa annuncia ufficialmente l’addio di Vergnano e Appendino dichiara che è «una scelta maturata da ottobre ad oggi in modo condiviso». Per la prima volta, saltano fuori gli «accordi di ottobre». Ma se ancora il 27 marzo Vergnano cadeva dalle nuvole a sentir parlare di dimissioni, con parlava fin da ottobre Chiarabella? Con il Vergnano del caffè? Fine della favola. Buonanotte. 4 maggio 2018

Fonte Link: torino.corriere.it

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