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La vita sta cambiando pelle

UN PROGETTO INDUSTRIALE PER LA MONTAGNA

Giuliano Serioli

Il manifesto di Rete Ambiente Parma 

L'oggi desolante

La montagna parmense è un corollario di disastri.

Frane, frazioni abbandonate, strade interrotte e quasi sempre sfondate.

La frana di Capriglio, quella di Boschetto, quella di Pietta, sono lì a suggerirci che la nostra montagna è per sua struttura molto franosa.

Alla franosità si somma sempre più il cambiamento climatico, che oggi alle alte quote ha portato la pioggia a sostituirsi alla neve.

La neve per la montagna ha un effetto benefico fondamentale. Con la percolazione lenta all'interno della roccia permette la ricarica delle sorgenti ma, allo stesso modo, ricoprendo tutto e sciogliendosi lentamente, impedisce il dilavamento violento e massiccio causato dalle piogge limitando così l'innesco delle frane.

Con la crisi economica si va a sommare a questo il taglio massiccio dei boschi causato dalla speculazione sulla legna da ardere che determina le quantità di ettari di bosco da tagliare, non certo  per l'autoconsumo delle genti dei borghi, ma per gli introiti di chi la commercia.

Pesanti camion percorrono le strade delle valli, per portare chissà dove la legna tagliata, contribuendo  allo sfondamento del manto stradale e a rendere precaria la viabilità.

La devastazione in atto ricorda certe foto di inizio Novecento.

Il taglio generalizzato di interi versanti boschivi e la loro denudazione provoca dilavamento e asportazione del soprasuolo, innescando frane e accrescendo enormemente il trasporto solido dei torrenti, capace a sua volta di innescare altre frane lungo il corso dei rii.

La politica di prevenzione degli smottamenti messa in atto dalle amministrazioni è praticamente inesistente.

Un esempio significativo è stato il rifacimento della Massese.

Dei 20 milioni di euro spesi la quasi totalità è andata ad opere di immagine ad uso della rielezione degli amministratori. Di tutte le varianti e correzioni di curve effettuate, la sola variante di Ranzano ha visto la sistemazione della frana dei Tre Laghi con opere di canalizzazione.

In sostanza la metà di quei 20 milioni poteva essere utilizzata per mettere in sicurezza la strada da frane storiche e da punti pericolosi come Boschetto e Antognola.

In tal modo si sarebbe evitata l'interruzione attuale della provinciale a Boschetto.

Senza un'economia è impossibile fare prevenzione.

Tutta la nostra montagna, tranne forse la Valtaro, non ha più un'economia che tale possa dirsi.

In questi trent'anni l'industria ha distrutto l'artigianato e l'agricoltura di sussistenza, costringendo le genti a trovare occupazione altrove.

Oggi l'80% degli abitanti delle terra alte sono anziani, mentre i giovani lavorano nella pedemontana.

Prato Spilla, con l'impianto di risalita e l'albergo, è la testimonianza lampante degli errori fatti in passato dalle amministrazioni, dei soldi buttati al vento per un progetto turistico impossibile.

Ora invece tutti i finanziamenti si concentrano sulla legna.

Soldi per finanziare centrali a cippato, teleriscaldamento e produzione di energia elettrica e soldi per finanziare cooperative di taglio e rifornirle di mezzi meccanici.

Questo nuovo filone si aggiunge alla devastazione causata dalla speculazione sulla legna da ardere.

Si finge che il taglio della risorsa bosco crei un'economia, inondi di soldi i borghi e impedisca che negozi e servizi chiudano.

I soldi invece sciamano lontano, come i camion verso la pianura, per giungere nelle tasche di chi commercia la legna.

Ancor meno economia creano le centrali a cippato, né lavoro.

Sono solo soldi per la lobby degli inceneritori e i soliti interventi di immagine degli amministratori.

Centrali che sono veri e proprio impianti industriali, senza filtri, molto inquinanti, di cui solo i residenti nei capoluoghi possono usufruire, mentre le frazioni sono totalmente escluse. 

 

L'economia necessaria

Per contrastare i disastri  e fermare l'abbandono della montagna occorre creare un'economia.

Canalizzare tutti i finanziamenti nell'edilizia per il recupero dei borghi col risparmio energetico, capace di costruire una ricezione dignitosa, oggi inesistente, per un turismo diffuso.

Un turismo basato su una serie di piccole strutture nei borghi capaci di supportare a livello di accoglienza e logistica i percorsi turistici della alte vie, coordinati ai rifugi esistenti e soprattutto a quelli abbandonati e da ripristinare.

Un turismo collegato ai parchi e alla possibilità che questi si facciano portavoce della praticabilità della natura nelle scuole e nell'università.

Lo scoutismo è un'esperienza positiva che va allargata alla scuola dell'obbligo, con una leva di guide volontarie capaci di  organizzare e condurre i ragazzi, anche dal punto di vista descrittivo e culturale.

Tramite le unioni di comuni occorre costruire le condizioni infrastrutturali (ad esempio strutture intercomunali), gli incentivi finanziari e locativi e la disponibilità bancarie ad iniziative per la produzione e la stagionatura artigianale di eccellenze alimentari che l'aria pulita e l'elevata umidità possono garantire con un livello superiore di qualità rispetto alla loro produzione industriale.

E' pensabile trasformare dei giovani senza lavoro in artigiani di montagna, dei laureati senza occupazione in imprenditori di se stessi con idee giuste per un agroalimentare di eccellenza. 

Reteambienteparma

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