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La vita sta cambiando pelle

Signoraggio e Banche

Signoraggio e banche: signoraggio primario e secondario; Derivati, Banca d'Italia; Banche Centrali; Monete complementari; creazione del denaro dal nulla

L’euro, una moneta che funzionerebbe solo se fosse … la lira

di 

Il cambio forte col dollaro ci strangola: per Prodi "la quotazione giusta è a 1,1-1,2". Significa svalutare di più del 20%, cioè quel che succederebbe uscendo dall'eurozona

La strada sbagliata non può portare nel posto giusto. La storia dell’euro è tutta qui, in questa frase la cui banale veridicità è stata fino a ieri negata dai politici tutti. Poi, però, sono cominciati i distinguo, che fra un po’ saranno una valanga, fino al classico “contrordine, compagni!”: “Ma non eri tu quello che diceva che senza l’euro?…” “Chi! Io?”

Padoan lascia in eredità 170 miliardi di maggior debito pubblico

ex Ministro Pier Carlo Padoan

Giuliano Balestreri

I signori del Debito pubblico: nei tre anni della gestione Padoan, il rosso cumulato dallo Stato è cresciuto di 119 miliardi di euro. Ma il peggio deve ancora arrivare. Secondo l’Osservatorio di Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, nei prossimi tre anni il debito pubblico crescerà “di ben 55 miliardi in più di quanto sarebbe spiegato dall’andamento del deficit”. Come a dire che l’eccesso di spesa non giustifica il peggioramento dei conti pubblici.

Il ministero dell’Economia ha provato a fare chiarezza spiegando che i 55 miliardi “includono le partite finanziarie, le stime riguardanti la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione, la spesa per interessi sugli swap, la spesa per interessi sui Buoni Postali fruttiferi, gli introiti delle aste delle frequenze UMTS (conteggiate nel triennio solo nei dati di competenza)”.

Leggi anche Bilancio record per la Cdp grazie all’aiuto di Padoan

Una risposta che lascia diversi interrogativi sul reale stato di salute delle finanze pubbliche e che – di certo – complica la vita del prossimo governo. Anche perché in eredità al prossimo governo sono già stati lasciati 26,5 miliardi di clausole di salvaguardia da disinnescare entro il 2019 per evitare l’aumento dell’Iva.

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Giuseppe Guarino: Un Golpe Chiamato Euro

50 euro

Se la moneta unica fosse tecnicamente un “colpo di stato” contro paesi membri e cittadini?

Pubblichiamo un saggio di Giuseppe Guarino, già ordinario di Diritto pubblico alla Sapienza di Roma, già ministro delle Finanze (1987) e dell’Industria (1992-’93).
La tesi del professore è che all’origine della moneta unica si sia realizzato un “colpo di stato”, attraverso un preciso regolamento comunitario, il numero 1466/97. Approfittando della fortissima volontà dei governi del tempo di superare a tutti i costi “l’esame” – sul fronte dei conti pubblici, per esempio –  necessario a entrare nella nuova area valutaria, la Commissione fece approvare infatti un regolamento che avrebbe vincolato in maniera decisa le leve della politica economica fino ad allora in mano agli stati membri. 

Il ragionamento di Guarino è lungo ma non oscuro, narrato con stile piano, a disposizione – per volontà dello stesso autore – di chi lo volesse confutare. Qualcuno potrebbe sostenere, forse non a torto, che non di soli formalismi giuridici è costituito il processo d’integrazione europea. Ciò detto, è un fatto che pezzi d’establishment guardino con ansia crescente alle prossime elezioni europee, ritenute facile terreno di caccia per “populisti” anti moneta unica. Ieri pure l’agenzia di rating Moody’s ha parlato di rischi “non trascurabili” che in Italia “i partiti anti-euro prendano il potere con un programma di uscita dall’euro”. Guarino obbliga a confrontarsi con una lettura critica ma acuta, nient’affatto dozzinale, del tipo di mentalità dominante nella storia dell’integrazione europea. A meno di non accontentarsi di vivere in un’èra in cui tutte le vacche sono populiste, buona lettura.

Cassa Depositi e Prestiti, Di Maio la vuole trasformare in banca ma farle cambiare mestiere non è facile. Questi gli ostacoli

 

L'operazione, se portata a termine, rischia di essere addirittura controproducente per effetto delle stringenti regole comunitarie sugli accantonamenti che le banche sono obbligate a fare in proporzione agli investimenti. Per non parlare del fatto che la trasformazione di Cdp in istituto di credito, fondazioni bancarie permettendo, comporterebbe l'obbligo di separare (e quindi cedere) le attività industriali da quelle bancarie

Una banca pubblica di investimenti sotto il cappello di Cassa Depositi e prestiti. È una promessa di realizzazione davvero difficile quella del leader 5 Stelle Luigi Di Maio  che l’ha fatta con l’idea di superare così la stretta creditizia che soffoca il sistema produttivo delle pmi. Peccato però che l’operazione, se portata a termine, rischi di essere addirittura controproducente per effetto delle stringenti regole comunitarie sugli accantonamenti che le banche sono obbligate a fare in proporzione agli investimenti. Per non parlare del fatto che la trasformazione di Cdp in istituto di credito, fondazioni bancarie permettendo, comporterebbe l’obbligo di separare (e quindi cedere) le attività industriali da quelle bancarie.

MES: 5 MILIARDI L'ANNO PER SALVARE LE BANCHE!

La notizia è di quelle che i giornali inseriscono nei trafiletti, come se fosse acqua. Ma un indebitamento di cinque miliardi all’anno per tre anni, più altri 110 sicuri da corrispondersi a insindacabile giudizio di Monti, più chissà quanti altri dai quali non ci si può in alcun modo sottrarre, se fossi un direttore di giornale io la metterei in prima pagina. Lo so, vi avevo detto che erano tre miliardi all’anno per cinque anni, ma la situazione precipita ed hanno bisogno di soldi subito, dei nostri soldi: per cui hanno stretto i tempi.

Mi riferisco al MES (in inglese ESM), il trattato europeo che eufemisticamente chiamano fondo salva-stati. A gestirlo saranno diciassette super-governatori. Saranno immuni a qualsiasi atto giudiziario e i loro documenti, compresi i loro pc, saranno assolutamente inviolabili. E potranno decidere di chiedere quanti soldi vorranno, di averli nei tempi che vorranno, senza che gli stati aderenti – tra cui l’Italia – possano in alcun modo opporsi. Avevano cominciato con 500 miliardi ma, è notizia di oggisiamo già a 800.

La partecipazione al Fondo Monetario Internazionale: la Constituency italiana

La rappresentanza al FMI: come funziona?

Gli Stati che aderiscono al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale organizzano la propria rappresentanza nel Consiglio di amministrazione attraverso raggruppamenti, o meglio Constituency.
La composizione di questi raggruppamenti viene effettuata sulla base di omogeneità linguistiche, geografiche o di interessi e ogni raggruppamento esprime un Direttore esecutivo.
Il raggruppamento, dei Paesi aderenti al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e alla Banca mondiale (BM) che fanno capo all’Italia si è riunito per la prima volta a Roma nei primi giorni di febbraio.
La riunione si è svolta al Palazzo delle Finanze ed è stata guidata dal Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan e dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

I Paesi che aderiscono al raggruppamento dell’Italia al FMI

Ecco come funziona la rivalutazione di Bankitalia

Il suo valore passerà, per legge, da 156mila a 7,5 miliardi di euro. Per alcuni una creazione di denaro dal nulla che è un regalo alle banche. Per altri una mossa che conviene a tutti

Immaginate che la Banca d’Italia valga 156mila euro. Più o meno quanto un monolocale a Milano. Ecco, è su questo paradosso che si gioca una decisione che negli ultimi giorni ha suscitato diverse polemiche, ma le cui ricadute rischiano di essere soffocate, a livello di risonanza mediatica, tra una notizia sulla Boldrini e un’altra su Berlusconi. Alle origini della discordia vi è la legge 5 del 29 gennaio 2014, con la quale vengono rivalutate le quote di partecipazione al capitale sociale di Bankitalia. Così il valore di Banca d’Italia sale da 156mila a 7,5 miliardi di euro, una cifra che sicuramente rappresenta una stima più adeguata del “valore” dell’ente nazionale. Dov’è il problema, allora? Secondo diverse parti politiche (e non), la rivalutazione rappresenterebbe un “regalo” verso le banche private che detengono la maggior parte delle azioni di Bankitalia. E c’è addirittura chi teme che la riforma possa aprire la strada a una privatizzazione dell’istituto nazionale, o alla sua acquisizione da parte di istituti stranieri.

L’Italia in realtà non ha nessun debito pubblico – anzi e’ in credito di oltre 1000 miliardi di euro (IL DEBITO ESISTE Perché è UNA TRUFFA)

Facendo due conti molto semplici potremmo accorgerci di un’anomalia piuttosto bizzarra nel computo del famigerato debito pubblico italiano.

La cosa richiede una certa concentrazione e la ferrea volontà di capire a fondo cosa diavolo sia questo ”debito”, che tutti abbiamo nel groppone, che però nessuno di noi ha mai contratto ma che dobbiamo, per misteriosi motivi, ripagare interamente con le nostre tasche e con il nostro lavoro.

Il debito pubblico non è una cosa da poco in quanto è la causa principale del costante aumento della pressione fiscale nel nostro Paese. Persino nel 2014, anno della ”finta ripresina” con i bluff economici del governo Renzi, le tasse sono aumentate comunque dello 0,2%, arrivando alla soglia record imbattuta del 44% (senza contare le tasse indirette come l’IVA, le accise sui carburanti o le imposte sui beni come il bollo auto, l’IMU, il canone RAI ecc… che fanno schizzare il totale dei balzelli da pagare allo Stato a ben oltre il 68% del proprio guadagno!).

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire cos’è il debito pubblico e perché aumenta sempre.

Come funziona, economicamente parlando, una Nazione o un Gruppo di Nazioni?

Immagina, per semplicità, che una Nazione sia rappresentabile come una piramide divisa in tre fasce: la punta, in alto, è il Governo. La fascia centrale sono gli ”statali”, ovvero tutti quei soggetti che vengono pagati direttamente dal Governo, mentre la terza fascia (la base della piramide) sono i privati cittadini, le aziende private, i negozi, i commercianti ecc…

Il denaro ”filtra” dall’alto verso il basso, per poi tornare in cima attraverso le tasse.

In altre parole, i soldi, all’interno di una Nazione (o di un gruppo di Nazioni) devono circolare, ovvero devono partire dal punto ”A”, girare di tasca in tasca stimolando la produzione di beni e servizi, e ritornare poi nel punto ”A” per ricominciare il giro.

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