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Signoraggio e Banche

Signoraggio e banche: signoraggio primario e secondario; Derivati, Banca d'Italia; Banche Centrali; Monete complementari; creazione del denaro dal nulla

Gillet gialli contro La truffa bancaria della moneta a debito. La politica e la Magistratura devono intervenire senza protrarre oltre gli interventi nel debellare questa truffa strutturale che impoverisce gli italiani

I soldi sono dei cittadini, non delle banche. Sono i cittadini che rimborsando i debiti (illegali) contratti con le banche attraverso moneta scritturale digitale, creata dal nulla, trasferiscono ricchezza reale agli istituti di credito. Realtà economiche basate sulla truffa non possono più avere il "red carpet" istituzionale. Mettiamo i gillet gialli contro questa truffa bancaria monetaria. Sovvertiamo questa situazione che impoverisce tutti e arricchisce solo i ladri di vita. Cosa aspettano i politici ad intervenire drasticamente! Non si può continuare con questa truffa all'infinito. La Politica, la Magistratura e tutti gli altri poteri hanno il dovere costituzionale (art.1; art.11; art.41; art. 43; art47) di intervenire, diversamente divengono correi. Le banche esercitano attività non conforme al loro fine istituzionale che è quello di intermediazione del credito e non quello di emissione di denaro scritturale creato dal nulla. (Parma 12/12/2018)

Luigi Boschi

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DOSSIER SIGNORAGGIO E BANCHE

Una sciagurata scelta monetaria e economica impoverisce l'Italia e molti Stati. L'Europa è stata attraversata da una guerra mondiale con armi finanziarie di distruzione di massa

Guerra Finanziaria la strage di Stati e popoli Bombardamenti atomici Bimba che fugge

Don Luigi Ciotti nella sua lectio doctoralis a Parma: "dobbiamo restituire l'economia alla vita. Dobbiamo ricostruire i legami sociali... ridare speranza. Occorre una rivoluzione culturale educativa... Una ribellione delle coscienze per i diritti umani, sociali, civili e ambientali... L'intervento sociale come etica della responsabilità". Vi è la necessità di prendere posizione: "Di fronte ai bivi della vita, a quelli grandi e a quelli piccoli, che incontriamo ogni giorno, dobbiamo prendere posizione... con coraggio e perseveranza. Decidere da che parte stare. Questa è responsabilità, senza sconti per nessuno... perché gli uomini possano esistere hanno bisogno di partecipazione". Senza partecipazione si acuisce il senso di sfiducia nella società e nelle istituzioni. 

Tito Boeri, Stefano Bonaccini, i Servizi Sociali

Essendo ogni persona un essere economico fin dal suo concepimento, le istituzioni, stampando moneta sovrana (come recita la Costituzione art.117), dovrebbero provvedere a fornirgli i mezzi economici necessari alla sua vita dignitosa indipendentemente dal lavoro svolto. La moneta (come sostiene Auriti - Link) è un diritto perché sovrana, quindi del popolo, non delle Banche Commerciali, né delle Banche Centrali (centri di ganster finanziari "banksters"-Maurizio Ferraris -Link). La moneta è uno strumento necessario, indispensabile, per vivere, come l'aria e l'acqua. Non si vive per produrre moneta, né come bestie per il dio mercato, ma per liberarsi dalla schiavitù. Vi è l'esercizio del sé, del proprio talento, nel contesto territoriale e sociale. In questo cresce la società. Altrimenti è solo consumo e tecnologia senza progresso (lettura consigliata "il lavoro nel XXI secolo" di Domenico De Masi per avere anche un excursus storico della liberazione dalla schiavitù fin dall'antica Grecia, dove esistevano schiavi e uomini liberi. Modello di società condannato da Socrate e dagli Stoici). Se la moneta è sovrana all'atto della emissione è del popolo. Lo Stato ha il dovere di utilizzarla per la vita dignitosa delle persone. (Art.3 Costituzione: "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana..."). 

Il mondo senza contanti è una truffa… e dietro c’è la Grande Finanza

Una acuta analisi di Brett Scott su The Guardian, smaschera l’apparente neutralità del passaggio ai sistemi di pagamento esclusivamente digitali, che sarebbe ingenuo vedere semplicemente come un’alternativa “più comoda” al contante.

In realtà, una società priva di contante presenta seri pericoli sul fronte del controllo sociale e impedisce qualsiasi forma di pagamento “fuori dalla rete, mentre l’abolizione del contante gioca a favore delle istituzioni finanziarie e delle aziende che gestiscono sistemi di pagamento, per questo intente a una pervasiva opera di persuasione, volta a convincerci che l’eliminazione del contante non solo vada a nostro vantaggio, ma risponda a una richiesta che viene da noi.

Di seguito l’articolo di Brett Scott:

In tutto il mondo occidentale le banche stanno chiudendo sportelli bancomat e filiali. In questo modo stanno cercando di spingerci a utilizzare i loro sistemi di pagamento digitali e i loro servizi di “digital banking”. Proprio come Google vuole che tutti accedano e navighino nel più ampio mondo di Internet attraverso il suo portale di ricerca, che è controllato privatamente, così le istituzioni finanziarie vogliono che tutti possano accedere e navigare nel più ampio mondo dell’economia, attraverso i loro sistemi.

L’Europa riconosce ufficialmente le valute virtuali

Marco Cavicchioli*

Tra una ventina giorni la UE riconoscerà ufficialmente le valute virtuali.

Infatti, entrerà in vigore la Direttiva UE 2018/843 del Parlamento e del Consiglio europeo, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea come L 156 del 19.06.2018.

La direttiva dovrà essere recepita dai vari Stati entro il 10 gennaio 2020, visto che sono vincolati a introdurla come canone interpretativo, ma di fatto inizierà ad essere applicata già da fine luglio 2018.

Ciò implica necessariamente che tutti gli Stati membri UE entro il gennaio 2020 debbano per forza riconoscere le valute virtuali.

Ecco la definizione data ad esse dalla UE:

“Una rappresentazione di valore digitale che non è emessa o garantita da una banca centrale o da un ente pubblico, non è necessariamente legata a una valuta legalmente istituita, non possiede lo status giuridico di valuta o moneta, ma è accettata da persone fisiche e giuridiche come mezzo di scambio e può essere trasferita, memorizzata e scambiata elettronicamente“.

Di fatto questa definizione è solo una constatazione di un dato di fatto, visto che non introduce alcuna novità.

Il testo della direttiva sottolinea anche che “Le valute virtuali non dovrebbero essere confuse con la moneta elettronica. […] Sebbene le valute virtuali possano essere spesso utilizzate come mezzo di pagamento, potrebbero essere usate anche per altri scopi e avere impiego più ampio, ad esempio come mezzo di scambio, di investimento, come prodotti di riserva di valore o essere utilizzate in casinò online“.

Banche commerciali: ABC della creazione di euro e depositi

Nicoletta Forcheri

Premessa: il denaro bancario (elettronico) è tutto creato dalle banche, unici soggetti che hanno accesso ai circuiti di movimentazione dello stesso (MOTI, SWIFT, CLEARSTREAM, EUROCLEAR, RTGSS, etc.).

Stato, Moneta sovrana e Politica

Schiavi in stiva ai remi

Liberare l’uomo dalla schiavitù della catena monetaria, sembriamo tutti come schiavi incatenati in stiva sui galeoni a remi dell'oligopolio bancario.

La politica dovrebbe liberare l’uomo dalla schiavitù volontaria, mentre ne incentiva la radicalizzazione. I politici divengono i tiranni di un perverso modo di vivere o meglio “non vivere”.  L’uomo si è autoridotto a schiavo.
In una democrazia avanzata si dovrebbe avere come obiettivo l’autorealizzazione democratica. Ma per arrivare a questo occorre uno Stato con propria moneta sovrana non a debito. L’uomo fin dal suo concepimento è un essere economico, ossia ha dei costi per vivere e come tale, in questo tipo di società, necessita di denaro, che assume valore proprio attraverso chi lo accetta non da chi lo emette.

Giappone, banca centrale dà una lezione all'Europa

Michele Crudelini

La principale banca di Tokyo ha la funzione di “prestatrice di ultima istanza”, ovvero ha l’obbligo di essere garante del debito pubblico dello Stato

Una Banca Centrale che fa il suo mestiere. Così può essere definito il principale isituto di credito nipponico di proprietà pubblica.
Perché? La risposta starebbe proprio nella natura pubblica dell’istituto e nel suo legame imprescindibile con il Tesoro giapponese. La principale banca di Tokyo ha infatti la funzione di “prestatrice di ultima istanza”, ovvero ha l’obbligo di essere garante del debito pubblico dello Stato. Dunque quando quest’ultimo emette i titoli, quelli che noi conosciamo come Bot, la Banca nipponica si riserva la facoltà di acquistarne in maniera illimitata, finanziando così la spesa pubblica dello Stato. In pratica è come se il Giappone si indebitasse con se stesso. Si aggiunga inoltre che la maggior parte dei titoli di Stato nipponici è detenuta da investitori domestici, fattore che ostacolo la volatilità dei tassi d’interesse e favorisce una sicurezza delle aspettative sul futuro economico del Paese.

La montagna del debito americano a quota 20mila miliardi di dollari

Pubblichiamo un post di Paolo Migliavacca, esperto di geopolitica, collaboratore del Centro Einaudi di Torino –

Grecia? Italia? Portogallo? Tra i Paesi che destano i maggiori timori in materia di debito pubblico, pochi pensano siano compresi gli Stati Uniti. Che invece stanno per tagliare il traguardo cruciale dei 20mila miliardi di dollari (al netto di altri 3.125 miliardi dovuti dai singoli stati e dalle municipalità locali). La data fatidica, giorno più giorno meno, è fissata nelle prossime settimane. Al di là della cifra assoluta, pur in sé molto significativa, sono una serie di raffronti ad acuirne il rilievo.

Il debito americano, benché costituisca una parte non eccessiva del totale mondiale (poco più del 9% dell’astronomico cumulo di 217mila miliardi stimato all’inizio di gennaio dall’Institute for International Finance, pari al 325% del Pil mondiale), è pur sempre il primo in assoluto. Ma anche la classifica in rapporto al Pil vede ormai gli Usa piazzati all’ottavo posto, dinnanzi a casi comunemente ritenuti assai più gravi, come quello della Spagna. Se si considera poi il cruciale “debt-to-revenue ratio” (cioè il rapporto con le entrate del governo federale, il denaro con cui il debito andrebbe onorato), si entra in un vero campo minato: il passivo è quasi dieci volte superiore alle entrate.

SE NON CI LIBERIAMO DELL’EURO SIAMO CONDANNATI ALL’AUSTERITÀ

Buoni del Tesoro

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

M5S e Lega hanno vinto le elezioni dicendo basta all’austerità e proponendo 130 miliardi di spese per reddito di cittadinanza e flat tax. Entrambi hanno promesso pensioni dignitose con il superamento della legge Fornero.

Il Pil dell’Italia è oggi di 1.600 miliardi. All’incirca come 10 anni fa. Se invece avesse continuato a salire della percentuale media del periodo 1950-2000 (tra il 4 e il 5%, inclusa inflazione) sarebbe oggi oltre i 2.000 miliardi. Una politica espansiva dell’ordine di 100 miliardi l’anno è quindi adeguata a un Paese che ha perso 400 miliardi di Pil potenziale. Il problema di fondo è che le economie avanzate oggi hanno molto debito, sia pubblico che privato. In media pari a circa 3 volte il Pil. Le Banche Centrali hanno stampato migliaia di miliardi per comprare debito sul mercato e alleggerirne il peso. La Bce ha stampato (elettronicamente) 3 mila miliardi. Ha comprato e fatto comprare alle banche italiane e Bankitalia circa 700 miliardi di Btp riducendone i rendimenti fino a zero sulle scadenza a uno o due anni.

Il Ministro dell’Economia Tria parla solo di ridurre i deficit per restare dentro i vincoli Ue: dal 2,3% del 2017 all’1,6% nel 2018. Secondo quanto concordato dai governi precedenti, andrebbe ridotto a zero nel 2020.

PROMESSE

Grecia: l’operazione è riuscita, il paziente è morto

Il partenone greco

di  Roberto Pecchioli

Il debito pubblico era attorno al 100 per cento del PIL, adesso sfiora il 190, molti vivono di carità privata. Queste sono le macerie che lascia la dittatura quasi decennale delle “istituzioni finanziarie”.

Suonano a distesa le campane euro entusiaste: la Grecia è fuori della crisi che la attanaglia da dieci anni, la Troika (BCE, Fondo Monetario, Commissione Europea) che l'ha commissariata si ritira. Paolo Gentiloni, già primo ministro italiano, ha ringraziato commosso il suo omologo Tsipras, l'ex beniamino della sinistra fattosi massacratore del popolo greco.

La gioia del conte Gentiloni Silverj è assai sospetta e merita mostrare i dati socio economici. Il primo dato che sgomenta è l'ampiezza degli interventi dei "benefattori". Gli aiuti hanno superato i 241 miliardi di euro, una parte dei quali uscita da tasche italiane. La maggior parte di questa cifra è servito per salvare l'enorme esposizione delle banche tedesche e francesi (oltre 90 miliardi), il resto sono andati in interessi.

Cerchiamo di capire che cosa è accaduto dal 2008-2009, allorché il precipizio si è aperto sotto i piedi del popolo ellenico.

STORIA SEGRETA DELLA BANCA D'INGHILTERRA - LA BATTAGLIA DI WATERLOO - USURA

Con una sottile manipolazione consentita dalla loro ricchezza unificata, sarebbe stato possibile creare condizioni economiche di tale gravità da ridurre, con la disoccupazione, le masse a condizioni di fame e miseria. Con l’uso di un’accorta propaganda, poi, sarebbe stato facile far ricadere la colpa di questa tragedia sul Re, sulla sua Corte, sui Nobili, sulla Chiesa http://dioni.altervista.org/NWO/dioni_0286.html 

«Si può considerare ormai come accettato che la rivoluzione bolscevica del 1917 è stata finanziata e sostenuta, principalmente, dall’alta finanza ebraica, attraverso la Svezia: ciò non è che un aspetto della messa in atto del complotto del 1773». (“Times” del 10 marzo 1920) 

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