Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Signoraggio e Banche

Signoraggio e banche: signoraggio primario e secondario; Derivati, Banca d'Italia; Banche Centrali; Monete complementari; creazione del denaro dal nulla

Sacco Bancario: il grande imbroglio

Sacco Bancario

"Storie di oggi, che raccontano un sistema mille volte denunciato eppure tuttora perfettamente funzionante, in barba agli aggirabilissimi vincoli normativi italiani e soprattutto europei."

Dalla prefazione di Marco Travaglio

Manager e gole profonde, documenti rivelatori e testimonianze inedite – incredibili e toccanti – di risparmiatori che lottano per salvare i propri soldi. Dal caso Deiulemar (società che ha distrutto un intero paese) ai mancati controlli di Consob e Banca d’Italia. Vincenzo Imperatore racconta dall’interno il grande sacco bancario di cui finora ci è stata mostrata solo la superficie, con gli scandali del Monte dei Paschi di Siena, di Banca Etruria, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Ma l’intreccio tra finanza, politica e interessi personali è più profondo e capillare. Solo entrando nelle segrete stanze del potere bancario possiamo capire come, ancora oggi, tutto funzioni in modo perfettamente uguale. Il sistema del malaffare ha i suoi anticorpi. La politica è servile, anche per necessità (le banche hanno in cassaforte miliardi di titoli di Stato e un forte potere di ricatto). Negli Stati Uniti, a dieci anni dallo scandalo Lehman Brothers, simbolo della crisi che ha cambiato il mondo, sono state inasprite le sanzioni (penali e non) per i reati finanziari, fior di manager sono finiti in galera con pesanti pene da scontare, tutti gli istituti di credito più importanti hanno pagato il conto. In Italia, invece, il conto lo stanno pagando i cittadini e i risparmiatori. Ma c’è una nuova pagina che aiuta a comprendere come profitto e gestione etica possono (e devono) vivere insieme. Grazie alla collaborazione del presidente di Banca Popolare Etica Ugo Biggeri, Imperatore racconta un cambiamento possibile, tuttora in corso, eppure colpevolmente taciuto dai media.

Egregio prof. Conte, non basta risarcire i risparmiatori. Bisogna annientare gli squali della malafinanza

Egregio prof. Conte,

ho ascoltato in diretta tv il suo discorso programmatico al Parlamento e, forse distratto dal lavoro, avevo avuto la sensazione che l’argomento non fosse stato trattato. Poi l’ho letto (e riletto) attentamente e quella sensazione è diventata una conferma: non c’e’ un solo riferimento diretto alla lotta alla malafinanza.

Quel tumore, mi consenta il termine forte, radicato e diffuso in maniera omogenea in tutto il paese che ha prodotto scandali, tracolli finanziari e contribuito alla distruzione del sistema della piccola e media impresa (il 85% del tessuto produttivo del nostro paese) che lo stesso governo dichiara poi di voler tutelare attraverso la creazione di una banca pubblica (non citata nell’orazione parlamentare ma presente nel contratto di governo).

Vendita massiccia di BTp nel 2011: Deutsche Bank indagata a Trani. «Chiarito a Consob»

La procura di Trani, secondo quanto si apprende, ha aperto un’indagine per manipolazione di mercato contro Deutsche Bank e l'ex management. L'inchiesta, che prende le mosse da una denuncia dell'Adusbef, riguarda la vendita di titoli di Stato italiani per sette miliardi da parte dell'istituto di credito tedesco nel 2011. Nei giorni scorsi la Guardia di finanza di Bari, che si è occupata dell'indagine, ha operato sequestri di documenti e mail negli uffici milanesi dell'istituto di credito.

Gli indagati sono cinque: l’ex presidente di Deutsche Bank Josef Ackermann, gli ex co-amministratori delegati Anshuman Jain e Jurgen Fitschen (attualmente co-amministratore delegato uscente della Banca), l’ex capo dell’ufficio rischi Hugo Banziger, l’ex direttore finanziario ed ex membro del board di Deutsche Bank, Stefan Krause.

«Deutsche Bank sta collaborando con le Autorità in questa inchiesta - replica la banca in una nota - Nel 2011 la Banca aveva risposto a una richiesta fatta da Consob in relazione a questa vicenda e aveva fornito le informazioni e i documenti relativi. Riteniamo l'indagine priva di fondamento e siamo fiduciosi di avere agito correttamente. L'Italia è un'economia di primo piano in Europa e un mercato molto importante per noi. Continueremo certamente a collaborare con le autorità in ogni fase di questa vicenda».

Agenzie di rating, la mappa degli azionisti

Fondi, banche d'affari e grandi capitalisti i proprietari delle tre principali società americane: S&P' S, Fitch, Moodys

MILANO - Società di investimento, banche d'affari, gestori, grandi capitalisti come Warren Buffet, hedge fund speculativi ma anche fondi pensione conservativi. Questo il panorama dei proprietari delle due maggiori agenzie di rating: Standard and Poor's e Moody's mentre la terza, Fitch fa capo invece a un imprenditore francese. Entrambe sono quotate in Borsa (S&P attraverso la controllante Mc Graw Hill), con un azionariato polverizzato e quindi teoricamente contendibili e indipendenti. I loro consigli di amministrazione sono composti da personalità del mondo accademico, dell'impresa e finanziario a garanzia di autonomia. Tuttavia l'accusa di conflitto di interesse a loro mossa fa leva, più che una connivenza con un singolo azionista, sugli interessi del sistemà finanziario anglosassone nel suo complesso.

STANDARD AND POOR'S: È controllata dal gigante dell'informazione americano McGraw-Hill, quotato in Borsa e fondato nel 1884. Il presidente Harold III McGraw, della famiglia dei fondatori è anche azionista con una quota dell'1,17%. Fra i principali azionisti, secondo la Bloomberg, vi sono il gestore di fondi Capital World (10,2%) e altre società finanziarie quali Vanguard (4,6%), State Street (4,2%) e BlackRock (2,46%) oltre a Morgan Stanley Investment (2,17%) e Pioneer (1,28%). Da segnalare anche il fondo pensione degli insegnanti dell'Ontario con il 2,33%.

MOODY'S: Il primo azionista della società è la Berkshire Hathaway che fa capo a Warren Buffet, il terzo uomo più ricco del mondo, ascoltato guru della finanza detto 'l'oracolo di Omahà. Anche qui compaiono numerosi gestori finanziari e fondi: di nuovo Capital Investor (12,6%) e Vanguard (5,02%) ma anche Blackrock (2,18%) State Street (3,24%) e molti altri. -

Hanno paura di Borghi & C.

Claudio Borghi

Alberto Medici

Nonostante ci sia ancora chi pensa di vivere in una democrazia, i vari veti che il presidente della repubblica sta mettendo ai nomi di possibili primi ministri o altri ministri, così come i messaggi allarmati che intimano di non tradire quanto fatto fino ad ora (soprattutto in funzione di allineamento all’Europa, ed alla cessione di sovranità ad organismi come la BCE e la Giunta europea che, nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato, NON sono eletti e NON hanno un mandato popolare); tutto questo, dicevo, sta a dimostrare senza ombra di dubbio che questa è soltanto una parvenza di democrazia. Voi credevate di avere la possibilità di scelta, credevate che esistessero regole imparziali, credevate che chi vince ha la possibilità di attuare il programma elettorale… e invece no! Se questi programmi non sono in linea con i desiderata di chi ci controlla, allora si mette il veto, con varie scuse più o meno credibili.

Ma per quale motivo questo governo fa così paura? Il motivo è presto detto, anzi, è proprio ufficiale, state a sentire:

A mettere in allarme i mercati sono le dichiarazioni relative ai mini bond, un controverso strumento con il quale lo Stato dovrebbe riuscire a saldare il suo debito con i fornitori, pagando con questa carta e non con denaro: il responsabile economico della Lega Nord ha confermato che arriveranno presto. Ma si trascura il fatto che l’operazione avrà impatti significativi sul debito pubblico.

Pier Carlo Padoan e la fine dell’euro: finirà come lo Sme nel 1992?

Chissà se Pier Carlo Padoan quando rifletteva ad alta voce sulla necessità di liberarsi dei vincoli strutturali che zavorrano l’Italia da 20 anni si riferiva all’entrata dell’Italia nella moneta unica. Se prendiamo per buoni i riferimenti temporali citati dal ministro tutto sembra ricondurre a quei vincoli strutturali oggetto della questione. Nel 1996 infatti siamo entrati nuovamente nello Sme, agganciando la lira al cambio fisso con l’Ecu, così da produrne una consistente rivalutazione nei confronti delle altre valute europee. Non è affatto un caso che da quell’anno in poi sia iniziato il lento declino della produttività italiana, dal momento che ci siamo difatti vincolati a untasso di cambio troppo forte per le nostre esportazioni prima di fare il nostro ingresso in un’altra unione di cambi fissiirreversibile, qual è l’euro.

Sappiamo fin troppo bene come l’euro sia la moneta della Germania. Il dato di fondo che sta nelle osservazioni di Padoan, sta nel riconoscere che l’euro così com’è non ha molte prospettive di lunga durata, e che se la Germania “non condivide i rischi” dell’unione monetaria, tanto vale non continuare e finirla qui. Quello che il ministro ci sta dicendo, in altre parole, è che abbiamo superato da un pezzo il punto di non ritorno. La Germania si trova in questo momento nella migliore posizione possibile, e non ha alcun interesse a cambiare né a rinunciare al suo bonus di competitività sugli altri paesi europei. Se l’euro non dovesse essere più l’espressione degli interessi tedeschi, la Germania stessa sarebbe pronta ad uscirne. Per capire in che modo e con quali esiti potrebbe concludersi questa storia, è utile ricordare il precedente dello Sme, il cosiddetto serpentone monetario europeo padre dell’euro, al quale l’Italia si legò nel 1979 prima (il primo Sme) e nel 1986 poi, il secondo Sme,noto anche come Sme credibile.

L’euro, una moneta che funzionerebbe solo se fosse … la lira

di 

Il cambio forte col dollaro ci strangola: per Prodi "la quotazione giusta è a 1,1-1,2". Significa svalutare di più del 20%, cioè quel che succederebbe uscendo dall'eurozona

La strada sbagliata non può portare nel posto giusto. La storia dell’euro è tutta qui, in questa frase la cui banale veridicità è stata fino a ieri negata dai politici tutti. Poi, però, sono cominciati i distinguo, che fra un po’ saranno una valanga, fino al classico “contrordine, compagni!”: “Ma non eri tu quello che diceva che senza l’euro?…” “Chi! Io?”

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">

Condividi contenuti