PARMADEMOCRATICA

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Una città delle conoscenze e della solidarietà. Conoscere, far conoscere, costruire un circuito conoscitivo virtuoso, partecipato, aperto, non esclusivo. Una città che guarda al mondo, solidale, che coopera, capace di ascolto, di trasmettere la speranza ai giovani e riscoprirne la forza vitale, sensibile all’ambiente, pronta a sostenere le potenzialità individuali e collettive, in grado di intervenire nelle difficoltà della vita, vicina agli anziani, disposta al dialogo multiculturale, multireligioso e alla convivenza multietnica.
Una amministrazione che sappia investire in affettività per la qualità delle relazioni, che sappia darsi rigore etico e farsi carico della questione morale della città.
E’ evidente a tutti che la democrazia è in crisi, spesso schiava degli interessi costituiti, degli interessi forti, più che interprete delle istanze collettive, delle speranze dei deboli. L’oligarchia di Parma è cosa nota, storica che da tempo reprime intelligenze, tarpa risorse e potenzialità alla città. E ciò è ancora più evidente quando si è a cavallo di cambiamenti epocali dove l’esistente vorrebbe impedire l’alba del nuovo.

Chomsky: “La democrazia funziona nella misura in cui gli individui sono in grado di partecipare significativamente alla vita della sfera pubblica pur coltivando nello stesso tempo interessi individuali e collettivi…ma potremmo dire che i cittadini, nella terminologia del pensiero progressista moderno, devono essere spettatori e non attori della scena politica”.
Assistiamo a Parma a una amministrazione chiusa, che ha investito in appalti per infrastrutture, che non è andata oltre il decorativismo, molto presa nelle sue rappresentazioni di intrattenimento, che non ha saputo intraprendere scelte coraggiose strategiche e innovative richieste dalla rivoluzione tecnologica, scientifica, sociale, economica in atto. Si è preferito sostenere la rendita parassitaria e l’economia nostalgica, foriere di consenso, alla società della tecnica, alla economia delle conoscenze. L’innovazione, come l’innovatore non sono mai graditi perché destabilizzano poteri consolidati. Innovazione significa rottura dei modelli stabiliti, non si installa, ma diviene coltivando e sviluppando la capacità progettuale.
Che miglioramento ambientale è stato raggiunto in città nonostante gli ingenti investimenti? Perché non si è adottato un piano costruttivo con criteri di bioarchitettura e risparmio energetico? L’assedio della cementificazione prodotta in questi 40 anni è inqualificabile!  Una vera cultura della bellezzaurbanistica e costruttiva!…degna dell’eredità storica ricevuta.
Parma, una città imbellettata, ma in declino, e con una accresciuta violenza.
I giovani!! Quali attenzioni sono state rivolte ai giovani, alle loro necessità e esigenze? Quale ascolto è stato dato per trasformare il loro potenziale, per recepire le loro espressioni, per consentire loro di interagire con le mutazioni dei tempi? Quali spazi idonei e attrezzati sono stati a loro dedicati in cui elaborare il loro progetto di vita?
Assistiamo invece a una politica che interagisce a colpi di inciuci e trasformismi funzionali solo a logiche di potere, al colonialismo politico, a cui Parma non è nuova, in cui predomina la prepotenza e il cittadino è delegittimato. Le primarie inserite nelle legge elettorale politica e amministrativa costituirebbero il primo passo per restituire al cittadino la sua dignità.
Ma è la crisi manifesta della classe dirigente che ha fallito…e i partiti attuali non sono più la palestra in cui si seleziona la classe politica all’altezza delle nuove sfide, in cui si elabora un cambiamento di mentalità, in cui si genera quel circuito di nuove energie capace di esprimere il ricambio della classe dirigente. Troppo presi nel coltivare poltrone fingendo un interesse per il bene comune!
Un amministratore non può essere monarca e governare all’infinito, occorre il ricambio, presupposto di rinnovo della classe dirigente. A un cittadino responsabile e consapevole non interessa solo che una persona sia capace di amministrare, ma che sappia insegnare agli altri ad amministrare, che condivida con altri il suo metodo, sia disponibile al confronto. Un buon amministratore, “disinteressato”, non può ridurre un incarico pubblico a un affare personale, a un clientelismo che inevitabilmente prende forma ed è prodromo di mali endemici nella società. Ne abbiamo storica e ampia letteratura. Una critica che non rivolgiamo solo al sindaco di Parma, ma a tutto il sistema che produce questo cancro politico e che la sciagurata nuova legge elettorale ha rafforzato.
Parmademocratica forse rimane l’utopia e la speranza di un soggetto politico che deve divenire. Un luogo di discussione aperto a tutti per coltivare una nuova e vera cultura democratica, oggi falsata dalla prepotenza oligarchica. Un viaggio politico con percorsi diversi, una interazione jazz, dove la curiosità dell’intelligenza non sia penalizzata e repressa dallo stereotipo di una cultura politica incapace di andare oltre le fazioni, gli interessi “particulari”, le organizzazioni jurassiche, e non sia travolta dalla cultura nostalgica e dalla insostenibile burokratia, fastidiosa come la forfora e generatrice di calvizie sociale. Le organizzazioni obsolete sono intollerabili come le scarpe strette…non si vede l’ora di togliersele dai piedi!
(Parma, 7 ottobre 2006)

 Luigi Boschi     

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