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La vita sta cambiando pelle

Alla Ricerca dell’Elisir di lunga vita

Giacomo Bo

(riflessioni.it) Alcuni mesi fa i principali quotidiani hanno pubblicato un grafico che rappresenta l'aspettativa di vita secondo i più recenti studi scientifici, e, come sempre, subito si è acceso un intenso dibattito sulla veridicità di questi valori e sulle loro implicazioni per la nostra vita personale e sociale.

aspettativa di vita

Il grafico mostra in modo inequivocabile che l'aspettativa di vita - ossia gli anni che una persona si può ragionevolmente aspettare di vivere - è notevolmente aumentata nel corso della storia. In parole semplici, mentre nel remoto passato l'uomo viveva al massimo fino a 30 anni, oggi può ragionevolmente aspirare a 100 anni.
Alla medicina e ai medici in generale è stato attribuito il merito di essere riusciti a prolungare la vita umana nel corso della storia, grazie ad una strabiliante ricerca scientifica e un incredibile progresso tecnologico che oggi permettono cose che solo dieci anni fa erano impossibili. Ma è proprio vero ciò che mostra questo grafico?
Occorre prima di tutto precisare che il valore dell'aspettativa di vita non rappresenta l'età massima che una persona può vivere, bensì una media matematica. Si considerano cioè le persone nate, si vede quanti anni vivranno tutti complessivamente, si sommano questi anni e si divide il tutto per il numero delle persone. Il risultato finale è l'aspettativa di vita.
Facciamo un semplice esempio: nascono 4 persone, di cui 1 muore subito, un'altra a 20 anni, un'altra ancora a 40 e l'ultima a 60 anni. La somma degli anni è 120, che divisa per 4 (persone) fa 30 anni. Questa è l'aspettativa di vita. Da questo semplice esempio, si deduce che l'aspettativa di vita sia notevolmente influenzata in senso negativo dai bambini che nascono morti o muoiono nei primi anni. Quindi, un valore che dovremo tenere in stretta considerazione è il tasso di mortalità infantile, perché questo ci permetterà di capire meglio i numeri della tabella. Con questa premessa possiamo interpretare correttamente i dati del grafico. Circa cinque secoli prima di Cristo, l'aspettativa di vita si aggirava intorno ai 22-25 anni. Il tasso di mortalità infantile era del 75% circa, che significa che per ogni 4 persone nate, 3 morivano subito. Quindi, seguendo il calcolo matematico, abbiamo 3 persone che portano 0 anni al conteggio, ed una che inevitabilmente dovrà vivere fino a quasi 100 anni. Difatti 100 anni diviso 4 (persone) fa proprio 25 anni. Nel 1900 il tasso di mortalità infantile era circa al 50%, che significa che per 4 persone nate, 2 muoiono subito. L'aspettativa di vita era leggermente inferiore ai 50 anni. Quindi, se due persone sono morte appena nate, le altre due dovranno vivere entrambe fino a 100 anni. Oggi, il tasso di mortalità infantile è al 4%, per cui su 4 persone nate, probabilmente tutte vivranno a lungo. L'aspettativa di vita è intorno ai 100 anni, che significa che ognuna di queste persone vivrà quasi cento anni.
Questo notevole incremento dell'indice di mortalità infantile si spiega per il fatto che in questo ultimo secolo sono migliorate le condizioni igieniche dell'ambiente in cui si viveva. Le principali cause di morte prematura erano infatti legate ad infezioni dovute a batteri e virus di cui non si conosceva nulla. Se pensiamo che Pasteur - vissuto nel 1800 - fu tra i primi a dire che bisognava arroventare i ferri prima di operare e che era necessario lavarsi le mani spesso durante il giorno, capiamo che fino all'inizio del XX secolo erano ancora in molti coloro che si infettavano facilmente a causa di uno stile di vita che non conosceva questi aspetti.
Quindi, grazie prima di tutto al miglioramento delle condizioni igieniche, dovuto all'introduzione in massa di saponi, detersivi, detergenti, disinfettanti e così via, i bambini - i più soggetti alla sporcizia - hanno smesso di morire prematuramente.
Anche la medicina ha dato il suo contributo, con vaccini e potenti medicinali in grado di uccidere questi microrganismi, ma il suo ruolo è stato comunque secondario rispetto a quello dell'igiene.
Tutto ciò ha permesso di ridurre drasticamente il tasso di mortalità infantile e più in generale anche quello degli adulti. Comunque, da questi semplici esempi matematici emerge un dato sconcertante: nel corso della storia umana, dalla preistoria ad oggi, la vita massima è sempre stata intorno ai 100 anni. L'unica differenza è il tasso di mortalità infantile, che mostra come in passato era più difficile sopravvivere, ma se ci si riusciva, si raggiungevano i cento anni, proprio come nei tempi moderni. Questo dato quindi confuta l'idea generale che oggi si viva più a lungo che in passato. Sarebbe più corretto dire che oggi vivono a lungo più persone che in passato.

Altro dato sconcertante: nell'antichità, senza medici, terapie, cure, medicinali e tecnologie, chi giungeva a cent'anni ci arrivava contando unicamente sulle proprie forze. Oggi invece, prendendo un campione di anziani centenari, quanti possono affermare di esserci arrivati senza qualche aiuto? Probabilmente una percentuale piccolissima. La maggior parte invece deve la propria longevità ad un farmaco, una cura, una macchina di qualche tipo.
Ipotizziamo infatti di abolire all'istante tutti i medici, le medicine, gli ospedali, le terapie e così via. Quanti riuscirebbero a superare i cinquant'anni?
Se basta una semplice carie non curata a distruggere prima la bocca e poi l'intero organismo, come facevano gli antichi a curarsi le carie?
Probabilmente dobbiamo porre la questione sotto un'altra prospettiva: gli antichi non avevano carie, così come non soffrivano delle nostre malattie comuni. In effetti, osservando in un museo di storia naturale i teschi conservati, si vede chiaramente che tutti i denti sono sani. Confutiamo quindi la seconda conclusione degli esperti: non è vero che oggi si vive meglio del passato, ma al contrario, i cento anni degli antichi erano qualitativamente superiori ai nostri.
Gli anziani di oggi sono pieni di malattie e disturbi più o meno gravi. Molte malattie, come l'osteoporosi e le carie vengono date così per scontato da non essere più considerate tali, ma semplicemente una condizione inevitabile. Si stima che tra pochi anni la percentuale di persone oltre i cinquant'anni che contrarrà una qualche forma di tumore sarà superiore a coloro che non lo avranno, per cui in effetti la condizione più nella norma sarà la malattia e non la salute. Dobbiamo quindi accettare un'amara conclusione: oggi ci si ammala probabilmente più che in passato. In effetti, mai come in questo periodo storico e sociale si è vista una così alta presenza di medici, farmaci, case di cura, ospedali, psicologi, cliniche per problemi mentali e così via.
Gli Indiani che vivevano negli attuali Stati Uniti solo due secoli fa erano circa 1,5 milioni, più o meno l'attuale popolazione di una città come Torino, ma non sono mai stati trovati ospedali, farmaci e quant'altro perché essi non si ammalavano e vivevano ben oltre i cento anni. Quando invece entrarono in contatto con i bianchi ed iniziarono ad assorbire il loro stile di vita, la loro vita si accorciò e iniziarono ad ammalarsi delle stesse malattie che oggi conosciamo molto bene. Occorre quindi ridimensionare la nostra visione ottimistica della salute odierna: i nostri farmaci e le nostre cure, più che aver allungato la vita, stanno solo allontanando la morte. Oggi con certi macchinari si possono tenere in vita persone oltre i loro tempi biologici, ma questa è vita?
Un anziano che appassisce in una casa di risposo, e che dipende giornalmente dalle cure dei medici, può considerarsi ‘vivo'. Più che vivere, egli sopravvive.
Nessuno parla più di qualità della vita, ma solo di quantità. Vogliamo cioè vivere più a lungo possibile, e non ci occupiamo di come saranno questi anni in più. Attratti dal mito dell'eterna giovinezza, ci interessa solo rimanere giovani e belli, e disprezziamo l'anzianità considerandola una fase decrepita e malata, quando invece per gli antichi era davvero l'Epoca d'Oro. Siamo consapevoli che le nostre ultime affermazioni possono essere confutate facilmente perché non abbiamo nessuna prova che gli antichi vivessero meglio di quanto riusciamo a fare noi con la nostra medicina. Risalire allo stile di vita di uomini e donne di migliaia di anni fa e stabilire se essi si ammalassero o se morissero in modo naturale è un compito di grande difficoltà, ed è in effetti il punto debole della nostra visione.
Se avessimo, in qualche modo, potuto studiare un popolo che vive oltre i cento anni in buona salute, avremmo scoperto quali sono i veri fattori della longevità, il cosiddetto ‘elisir di lunga vita' e avremmo compreso anche in modo chiaro e definitivo gli errori della nostra società. Per nostra fortuna, questo popolo esiste. Anzi, porteremo ad esempio ben 4 popolazioni che oggi, proprio in questo momento, stanno vivendo in salute ben oltre i cento anni.
Sono popolazioni che vivono in luoghi semisconosciuti del pianeta, e che sono sotto attento studio da oltre trent'anni da parte di ricercatori che hanno proprio come obbiettivo quello di verificare prima di tutto l'autenticità dell'età di queste persone e secondariamente di individuare quali siano i fattori di questa longevità straordinaria.
Non ci sono dubbi che siano tra le popolazioni più sane e longeve del mondo, e anche se spesso non è possibile stabilire l'esatta età di questa gente, perché mancano registri e documenti, tutti i ricercatori concordano che la maggior parte di loro supera - e di molto - i cento anni, fino a punte di 130-140 anni. Agli inizi degli anni Settanta, il National Geographic chiese ad Alexander Leaf, medico di fama mondiale, di identificare quali fossero le popolazioni più sane e longeve del pianeta. Quando egli iniziò il suo studio e i suoi viaggi, esistevano tre zone sulla terra dove i propri abitanti diventavano vecchi in piena salute superando abbondantemente i cento anni: la valle di Vilcabamba nell'Equador, la regione di Hunza in Pakistan e la regione dell'Abkhazia, nel Causaso. Successivamente il dr. Leaf studio anche gli abitanti delle isole Okinawa in Giappone, famosi anche loro per la salute e la longevità. Attraverso uno studio molto completo durato più di un decennio e che ha coinvolto centinaia di ricercatori, emersero chiaramente alcuni punti fondamentali che erano alla base della longevità di tutti e quattro questi popoli.
Il primo elemento fondamentale era l'alimentazione, basata quasi esclusivamente su frutta, verdura, cereali, legumi e noci, con una dieta molto varia che però non superava le 2.000 calorie al giorno. Tutto il cibo veniva consumato fresco e quasi sempre crudo. Il consumo di cibo animale era essente o minimo come per la popolazione di Okinawa che si nutriva saltuariamente del pesce che pescava.
Un secondo elemento era l'attività motoria: questa gente si muoveva a piedi, anche per lunghi tratti tra le montagne, senza mostrare eccessivo affaticamento e superando prove notevoli di resistenza. Inoltre, il loro lavoro quotidiano consisteva nell'agricoltura, il fare la legna, il trasporto e altre attività fisiche. Tutto questo intenso esercizio fisico contribuiva a mantenere forte e robusto il loro corpo.
L'ambiente quasi incontaminato - ad eccezione delle isole Okinawa, tristemente famose per una delle più cruente battaglie della II Guerra Mondiale e oggi occupate da numerose basi militari americane - contribuiva a fornire una base eccezionale per la salute.
Infine, forse l'aspetto più sorprendente, il profondo rispetto che queste culture avevano per l'anziano, considerato l'apice, il punto più alto della vita. La qualità dei rapporti umani, la profondità dei loro sentimenti, l'acutezza dei loro pensieri e la profonda spiritualità che emanavano le loro anime, convinsero il dr. Leaf che questa gente era in salute perché aveva uno stile di vita sano, basato su principi naturali eterni, che la nostra società aveva da tempo perduto. Contemporaneo del dr. Leaf, un famoso dentista americano, il dr. Weston A. Price, girò il mondo lo scopo di studiare il rapporto tra l'alimentazione e la salute dei denti. Durante i suoi viaggi egli visitò soprattutto quelle popolazioni che mangiavano ancora il cibo originario della loro terra.
I risultati furono sorprendenti: le persone che seguivano le loro diete originarie avevano pochissime malattie dentali, nessuna carie e godevano di splendida salute, mentre quelli che avevano introdotto nella propria alimentazione cibi raffinati e trattati - come pane bianco, riso brillato, farina, zucchero, caffè - provenienti dall'occidente avevano denti guasti e malformazioni delle arcate dentali, oltre che una pessima salute. Ancora oggi è disponibili il suo ampio archivio fotografico dove il dr. Price con la sua macchina fotografico immortalò centinaia di bocche sane.

Una terza inconfutabile prova della superiorità, in termini di salute, benessere e longevità, ci viene dalla dr.ssa Ruth Benedict, antropologa di fama mondiale, che studiò ben 700 culture diverse con lo scopo di identificare quale fosse l'elemento comune alla loro salute e alla loro malattia. La sua ricerca si basò su un fattore fondamentale: la produzione e la distribuzione della ricchezza. Identificò agli estremi due tipologie di culture: quella ‘sinergica' basata sulla collaborazione, la generosità e la compassione, dove la ricchezza circola continuamente e non si accumula nelle mani di pochi, e quella ‘sgarbata e cattiva' dove invece predominano i comportamenti egoistici e dove la ricchezza si accumula in poche persone che vengono a possedere più di tutti gli altri.
I suoi risultati furono sorprendenti: quanto più era profondo il divario tra ricchi e poveri, tanto più quella società era malata. In parole semplici, dove la disuguaglianza della distribuzione della ricchezza diviene estrema - come ad esempio negli Stati Uniti dove l'1% dei ricchi possiede più del 90% della restante popolazione - le persone tendono a combattersi tra loro, e la società spende sempre meno in salute, istruzione e sicurezza. Aumenta parallelamente il tasso di criminalità - Washington è la città più violenta del mondo - un acuirsi della violenza ed un aumento impressionante della maggior parte delle malattie, come quelle cardiovascolari, tumori, diabete, ma anche depressione e suicidio.
Ad ulteriore conferma dei suoi studi possiamo notare che Giappone e Svezia, che sono i paesi occidentali con la più alta aspettativa di vita, sono anche quelli con la migliore distribuzione della ricchezza, mentre gli Stati Uniti sono ultimi in entrambe le classifiche. Diversamente da come si potrebbe pensare, ossia che la longevità sia un fattore genetico, questi popoli ‘selvaggi' vivevano a lungo perché vivevano in modo naturale, avevano un grande interesse per la vita, la gioia del condividere con altri ogni piacere ma anche ogni dolore, il profondo rispetto per la vita e l'amore che li teneva uniti.
A dimostrazione di ciò, ossia che la genetica conti poco, possiamo vedere che ogniqualvolta uno di questi popoli è entrato in contatto con l'uomo occidentale assumendone i costumi e lo stile di vita, poi ha iniziato ad ammalarsi e a vedersi accorciare la vita secondo valori identici a quelli dell'uomo bianco. L'esempio vivente di ciò è ad Okinawa, dove i giovani affascinati dallo stile di vita americano giunto sulle isole con le basi militari, oggi si nutrono di hamburger, patatine fritte, gelati, bevande gassate e cibo del supermercato, vanno al cinema, guardano la tv e fumano. Tra di loro le malattie sono in costante aumento e la loro eccezionale longevità si sta così accorciando che capita sempre più spesso che gli anziano seppelliscano i propri figli. L'esempio vivente di questa gente ci mostra un dato così semplice da apparire scontato e quindi escluso dai nostri calcoli per l'eterna giovinezza: la salute deriva da uno stile di vita sano basato sull'equilibrio dei ritmi naturali dell'esistenza e sul rispetto profondo per la vita in sé.
Ogni qual volta ci si allontana da questo, il prezzo che si paga viene misurato in termini di salute: l'uomo paga perdendo una parte di ciò che avrebbe potuto essere.Ci permettiamo quindi di modificare secondo la nostra visione il grafico iniziale:

aspettativa di vita reale

Per ‘aspettativa di vita reale' intendiamo il numero di anni che una persona riesce a vivere contando solo sulle proprie forze, senza quindi alcun intervento medico o farmacologico.
Considerando che oggi tra i più giovani gravi malattie come diabete, obesità, cancro e malattie dentali sono in pauroso aumento, dobbiamo chiederci come si potrebbe sopravvivere senza l'enorme sostegno che viene dato dalla medicina e dalla tecnologia.
In conclusione quindi, anche alla luce di questi ultimi dati, appare evidente che gli studi sull'aspettativa di vita sono fondamentalmente falsi perché mostrano una realtà inesistente.
Non solo oggi l'uomo non vive di più che in passato; non solo la qualità della vita moderna è peggiore di quella antica; oggi l'uomo potrebbe vivere di più e meglio di quanto gli sia dato, e se questo non avviene è perché egli vive lontano dalla natura e dalle sue leggi.

 

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