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La vita sta cambiando pelle

Salsomaggiore l'è malata e Orlandi l'è 'l dutur

Matteo OrlandiEcco come il mago Matteo Orlandi curerebbe Salsomaggiore

Paolo Frambati

Scomparse dalla scena parlamentare nazionale, le formazioni minori del centro-sinistra temono di fare una brutta fine nei parlamentini locali, i consigli comunali, provinciali e regionali per i quali si voterà nel 2009. Per salvare la ghirba, da qui a quella data li sentiremo perciò parlare parecchio. Persino straparlare. Ma tutto è lecito, quando è in gioco la propria sopravvivenza. È iniziata l'operazione «Separati in casa», detta anche «Mi smarco ma non mollo», che consiste nel prendere le distanze dal fratello maggiore, il Pd, per non beccarsi le sberle a questi destinate.

Per distinguersi, qualsiasi intervento è lecito. Anche laddove non si voterà il prossimo anno. Come a Salsomaggiore. Che però innaffia in consiglio comunale una pianta d'appartamento che si adatta a qualsiasi tipo di ambiente. Parlo del loquace e versatile Matteo Orlandi che, ora in veste di ballerino, ora in quella di mago, ora come presidente del parco dello Stirane, ora come consigliere comunale dei Verdi, ci tiene quotidianamente informati sulla stampa locale dell'andamento del suo punto di vista. Una sorta di bollettino del presenzialismo. Un prezzemolo inestirpabile. Ovunque ti giri, lui spunta. Un po' come l'ailanto, quella pianta infestante che cresce ovunque, anche nelle crepe dei muri, e se la lasci crescere più di quattro dita non la sradichi più.

In ambasce per la crisi della città termale, Mister Ailanto ha affrontato in maniera pensosa, questa volta dalla pagina locale dell'Informazione di Parma, l'argomento del giorno: «Miss Italia sì o Miss Italia no?». Bella domanda. Amletica. Un'apertura che lascia presagire una grande partita a scacchi. Un film pensoso. Cerebrale. Per fortuna la suspense dura solo un paio di colonnini. Il regista Orlandi inizia con una scena catastrofica. «Salso è aggrappata a Miss Italia come all'ultimo sostegno prima di sprofondare definitivamente in un baratro ». Poi fa una panoramica sulla caducità della gloria televisiva con toni che ci rammemorano l'Ungaretti di «si sta come d'autunno sugli alberi, le foglie» e dubbi da giovane Bergman: «Siamo certi che quei passaggi televisivi di settembre portino maggiori presenze e attrattiva durante tutti i 12 mesi? Dai dati turistici non sembra evidente questo effetto "trascinamento".

Dobbiamo allora chiederci se vale la pena di investire tutte le risorse in Miss Italia, lasciando poi tutto il resto dell'anno la città senza altri eventi di grande richiamo. Sono molti in città a pensare che andrebbero trovate alternative alle Miss, ma poi la paura di perdere tutto è grande, visto che finora non è mai stata presentata una proposta diversa». L'attento lettore avrà già capito a questo punto dove va a parare l'emulo salsese del Luchino Visconti di La morte a Venezia. «Predisporre un programma di eventi alternativo comprendente festival, convegni, raduni e iniziative di rilevanza nazionale nell'arco dei 12 mesi e confrontarlo con l'evento Miss Italia». Cominciato come film apocalittico, il giallo di Salso altro non è che un colossal: Va dove ti porta l'evento.

E qui sorge anche a noi qualche dubbio con relative domande: siamo proprio sicuri che quella degli eventi sia la strada maestra della rinascita?

Crollato il termalismo, i medici al capezzale della moribonda città termale cercano di salvarla con decotti ed elisir della giovinezza di dubbia efficacia: casa da gioco, tornei di bridge, mondanità paesana, cosmonauti già sovietici, figli di Gheddafi, importazione di calabresi anche nelle versioni meno appetibili, edilizia a man bassa, raduni pastorali, prosseneti con cortigiane al seguito, mercatini a gogò... Insomma, ogni cosa andava (e va bene) purché serva a riempire gli alberghi che chiudono (o hanno già chiuso da tempo) e a sbrodolare cemento sulle incolpevoli colline.

Soluzioni a volte effimere, a volte discutibili, a volte in odore di traffici loschi.

E l'acqua? Quel miracoloso liquido salsobromoiodico, che sgorga e cura fin dai tempi di Maria Luigia, che fine ha fatto? Nessuno più ne parla. Nessuno che suggerisca soluzioni diverse da una versione casereccia dell'Aquafan di Riccione. Eppure, per decenni, la spina dorsale dell'economia salsese, il suo prodotto numero uno, è stata la sua acqua dalle virtù terapeutiche.

Sarebbe ora di smetterla con i sogni da perdigiorno anni Sessanta e cominciare a smuovere un po' quelle acque. Non dico in modo scientifico. Ma più serio, questo sì.

Senza spaccarsi la testa, caro Orlandi, con dilemmi del tipo: sarà meglio la velina bionda o quella mora?

A meno che l'ultima risorsa, da tutti temuta e sperata, non sia un'incursione del Gabibbo nella cosiddetta Città della salute. (21 settembre 2008)                       

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