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DPEF, VIA LIBERA DEL GOVERNO PREMIER: BILANCIO OK DA UE

(ansa.it) ROMA  - Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2010-2014. Lo si apprende da fonti governative.

Il bilancio italiano è stato ritenuto da tutte le istituzioni internazionali e dal presidente della Commissione europea "affidabile e credibile". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, rimarcando il riconoscimento della tenuta dei nostri conti a livello internazionale.
"In tutti i rapporti che abbiamo avuto con presidenti e direttori delle istituzioni finanziarie internazionali e con il presidente della Commissione europea Barroso, in tutti i casi, c'é stata grande considerazione per la tenuta e la conduzione del bilancio italiano che è stato da tutti ritenuto affidabile e credibile", ha detto Berlusconi al termine del Cdm che ha dato via libera al Dpef. "Questo in un momento di crisi - ha aggiunto - è qualcosa che vorrei sottolineare come merito del governo, ma soprattutto del ministro Tremonti".


"Negli ultimi due-tre mesi si sono ripetuti segnali non negativi, per l'economia mondiale e per quella italiana. Le tensioni sui mercati finanziari si sono gradualmente allentate. L'incertezza sulle prospettive economiche rimane legata, ma si sta evidenziando un'attenuazione delle spinte recessive. In varie sedi e forme si ipotizza la ripresa a partire dal 2010". Comincia così il primo capitolo del Dpef che è stato sottoposto all'esame del Consiglio dei Ministri. Il documento, che prevede per quest'anno una contrazione del Pil del 5,2%, quantifica anche la ripresa con un Pil a +0,5% nel 2010 e al +2% per ciascuno degli anni 2011-2013.

Il Governo conferma nel Dpef "l'impegno" a portare i conti verso il pareggio di bilancio e per una costante riduzione del rapporto debito pil "non appena la ripresa sarà consolidata". E' l'indicazione contenuta nel primo capitolo del Dpef. Senza nascondere che "la crisi economica ha messo sotto pressione l'equilibrio dei conti pubblici" spiega che "risulta essenziale ristabilire sin d'ora un percorso di risanamento solido e credibile per il dopocrisi" con l'ottica anche di "continua a dare stabilità e fiducia agli operatori economici e ai mercati finanziari". Il documento conferma le indiscrezioni della vigilia con un Pil 2009 a -5,2%, il deficit 2009 -5,3% che però se viene corretto per il ciclo cala al 3,1% (2,8 nel 2010 e 2,5% nel 2011) e di un debito al 115,3%. Ma già indica miglioramenti per il futuro, con il pil in crescita già il prossimo anno (+0,5%) e ancora di più in futuro (+2% per ciascuno anno del triennio 2011-2013). Il deficit, che scende dal 5,3% di quest'anno al 2,9% del 2012, si assottiglia dal 3,1% al 2,1% se si guarda al valore corretto per il ciclo e senza una tantum. Ma l'impegno contenuto nel Dpef va oltre il quadro macro riportato in base alle elaborazioni più aggiornate. "Gli obiettivi - afferma il governo nel documento - rimangono quelli di una convergenza verso il pareggio di bilancio in termini strutturali e verso una graduale ma costante riduzione del rapporto debito/pil non appena la ripresa si sarà consolidata, per continuare a dare stabilità e fiducia agli operatori economici e ai mercati finanziari. L'impegno al riguardo è confermato".

"Il Governo intende agire per trasformare l'attuale crisi in un'opportunità di sviluppo e di rilancio per l'economia italiana, e più in generale di progresso sociale per il Paese". E' quanto prevede il Dpef che nel primo capitolo "Sintesi e Conclusioni" delinea gli obiettivi di politica economica del governo.

"L'economia italiana risulta meno esposta ai fattori specifici della crisi finanziaria". E' quanto afferma il Dpef che analizza "l'indebitamento delle famiglie inferiore rispetto all'area dell'euro (60% del reddito disponibile contro il 93% a fine 2008)" e, soprattutto, riporta i dati del "debito aggregato", che riunisce il debito cumulato dal settore pubblico e da quello privato, per mostrare che l'Italia, che nel 1995 era sopra la media dell'Ue è ora sotto questa soglia. L'ammontare del "debito aggregato" pubblico-privato dell'Italia si attesta nel 2009 al 221% del Pil, ampiamente sotto la media dell'Ue che è invece del 246,7% del Pil. Ma - spiega il Dpef - "la posizione relativa dell'Italia rispetto ai paesi europei è significativamente migliorata dal 1995 al 2009. Nel 1995, infatti, il debito aggregato italiano era al 193,4% del Pil contro una media europea del 183,4%. Un confronto sul "debito aggregato" degli altri Paesi mostra che - mentre la Germania si attesta nel 2009 al 200,1% del Pil - Francia, Regno Unito e Germania hanno una esposizione peggiore dell'Italia (e gli ultimi due anche della media Ue). La Francia nel 2009 aveva un debito aggregato del 229% del Pil, il Regno Unito al 277,5%, la Spagna del 265,3%.