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AFGHANISTAN: ELEZIONI; COLPO DI KARZAI, TORNATO DOSTUM

(ansa.it)  KABUL - Il generale Abdul Rashid Dostum, leader della comunità uzbeka nel nord dell'Afghanistan e considerato un Signore della Guerra, è tornato a Kabul dalla Turchia dove si trovava ufficialmente per "cure mediche". Secondo gli analisti locali il suo arrivo avvantaggia il presidente Hamid Karzai che cerca una riconferma dell'incarico nel voto del 20 agosto, assicurandogli l'appoggio della importante comunità uzbeka afghana. In dichiarazioni alla stampa dopo il suo arrivo Dostum ha detto che "davvero ero ad Ankara per cure mediche e non in esilio", mentre l'ufficio stampa della presidenza confermava che lui, "come un qualunque cittadino afghano, gode del diritto di muoversi liberamente fuori e dentro il paese". Conosciuto con il soprannome di 'Heavy D', combatté prima con i sovietici contro i mujaheddin afghani ma poi passò nel campo contrario contribuendo alla caduta del regime filosovietico di Kabul. Combatté poi contro i talebani riuscendo ad estrometterli dall'Afghanistan settentrionale dopo l'arrivo delle truppe internazionali alla fine del 2001. In questo ambito gravano su di lui sospetti di pesanti violazioni dei diritti umani. L'11 luglio The New York Times ha scritto che otto anni fa, a pochi giorni dalla conquista di Kabul, "almeno 1.500 prigionieri talebani furono uccisi dagli uomini di Dostum, signore della guerra sul libro paga della Cia". Candidato nelle elezioni presidenziali del 2004, ottenne il quarto posto e circa il 10% dei voti.

ALTA TENSIONE PER LE MINACCE DEI TALEBANI
Le prossime elezioni presidenziali del 20 agosto non saranno una passeggiata. Almeno questo e' quanto hanno assicurato i talebani afghani che alcune settimane fa hanno rivolto un appello al boicottaggio del voto ma che oggi hanno alzato il tiro, minacciando per la prima volta di portare la violenza direttamente nei seggi. Manifesti e volantini circolati in alcune province meridionali dell'Afghanistan hanno messo in guardia chiunque voglia recarsi alle urne che lo fara' a suo rischio e pericolo perche' sara' considerato di fatto alleato del governo afghano e delle truppe straniere, e quindi ''nemico dell'Islam''. Alla vigilia della fine della campagna elettorale (dopo le 24 di domani ogni propaganda politica sara' proibita) la nuova minaccia dei seguaci del Mullah Omar e' stata presa con grande serieta' dal governo e dai responsabili dell'Isaf, la forza militare multinazionale in Afghanistan, attualmente comandata dal generale statunitense Stanley McChrystal. Essa si aggiunge infatti all'incredibile attentato suicida di 24 ore prima contro il quartier generale delle forze Nato a Kabul che e' stato rivendicato dai talebani e che ha ridicolizzato un meccanismo di sicurezza che si credeva invalicabile, causando sette morti e 91 feriti. Un kamikaze alla guida di un lussuoso fuoristrada, infatti, e' riuscito ad arrivare indisturbato fino davanti all'ingresso della base militare, facendosi saltare in aria nell'impossibilita' di proseguire fino all'ambasciata degli Stati Uniti, suo obiettivo finale. Per dare un segnale contrastante e rassicuranti, comunque, il governo ha annunciato oggi di avere ucciso ''oltre 30 talebani'' nella provincia orientale di Khost e soprattutto di aver fatto nuovamente sventolare, dopo anni di dominio talebano, la bandiera afghana nel distretto di Nawzad (provincia meridionale di Helmand). Da parte sua l'Isaf ha fornito i particolari di una audace operazione che ha permesso di disarticolare nella provincia di Paktya (Afghanistan meridionale) una base di addestramento di uomini legati al comandante filo-talebano Jalaluddin Haqqani. Il clima resta di grande incertezza, sottolineano qui gli analisti afghani, perche' ne' il presidente Hamid Karzai che cerca una riconferma dalle urne, ne' la comunita' internazionale potrebbero assorbire senza battere ciglio un eventuale fallimento del voto, frutto delle violenze talebane. Un chiaro sintomo di questo e' ad esempio la difficolta' con cui il governo di Londra e' riuscito ad andare oltre la 200/a vittima britannica in questo conflitto cominciato nel novembre 2001. Ma la campagna elettorale non si ferma, ed i 35 candidati presidenziali, di cui solo pochissimi con reali possibilita' di vittoria, si giocano le ultime carte nei comizi finali tenuti in ogni angolo del paese. Karzai ha partecipato oggi ad un dibattito televisivo disertando una manifestazione di massa preparatagli nel sud, a Kandahar, dal potente fratello Ahmed Wali Karzai. Il suo piu' diretto sfidante, l'ex ministro degli Esteri Abdullah Abdullah, e' stato invece accolto da trionfatore a Taloqan, nella regione nord del paese, suo bastione elettorale. Portato in trionfo dai suoi sostenitori in delirio, Abdullah (dato dai sondaggi in forte crescita dietro a Karzai) ha dichiarato ai giornalisti: ''Scrivete pure che il vincitore sono io!''.