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La vita sta cambiando pelle

LOVE STORY INFINITA TRA GAZZETTA DI PARMA E ORCHESTRA TEATRO REGIO

DIECI ANNI DI MUSICISTI ON DEMAND E UNA REDAZIONE APPIATTITA SUGLI INTERESSI DEI CENTRI DI POTERE

"Una impresa a suon di musica", titolava la Gazzetta di Parma il 21/10/2009, per la promozione stampa dell'iscritta tra gli associati del suo editore: l'UPI (Unione Industriali Parmense), ruolo rimarcato pure con vigore nel testo dell'articolo.
Mi è d'obbligo una ampia premessa. Proprio il 20 ottobre invitato a Parma c'era De Bortoli, direttore del Corriere della sera. Cito alcuni passi del suo editoriale quando ritornò a Milano in quelli di via Solferino. Un pensiero illuminato, credo, del giornalismo moderato, giusto per interpretare i tempi che corrono:
"... Si discute poco sui costi della non informazione. Dove c'è opacità il merito non è riconosciuto; quando c'è poca trasparenza le aziende e i professionisti migliori sono penalizzati, i lavoratori onesti posti ai margini, i talenti esclusi. I diritti calpestati. La qualità della cittadinanza modesta.
...Molti confondono l'informazione con la comunicazione di parte o la considerano la prosecuzione della pubblicità con altri mezzi.
Una classe dirigente che non riconosce il ruolo di garanzia dell'informazione dimostra una scarsa maturità e una discreta miopia. La leadership nei processi globali, in particolare in questi momenti di profonda inquietudine e disorientamento, è fatta di informazioni corrette, tempestive e credibili. Il dibattito vero fa emergere le politiche migliori, quello falso o reticente solo quelle che appaiono in superficie le più percorribili e all'apparenza le meno costose.
Insomma, con i cantori a pagamento e gli spin doctors improvvisati non si va da nessuna parte".

Meli concorda? Pellegrini e Maghenzani che ne dite? E cosa ne dicono della lezione lor signori del giornale locale, Gazzetta di Parma, usato in particolare per far propaganda, pompare ciò che interessa solo al gruppo di potere e far dimenticare spesso a chi vi opera di essere giornalisti?... a prima vista sembran più ormai dei pubblicitari di un house organ. Una testata storica, che rincresce veder utilizzata in questo modo! Non basta farla a colori anziché in bianco e nero... per divenire giornale degno di città capitale d'Europa!... né di quella vantata cultura liberale, ma si direbbe più incline per affari di famiglia. L'autorevolezza e la legittimazione di ciò che vi passa, conquistata per vari motivi, non è certo opera di questi anni bui che tradiscono il ruolo del giornale in città. E dico questo con l'amarezza di chi vorrebbe fosse altro, come potrebbe essere, perché anche la mia famiglia ha partecipato da numerosi anni e partecipa ancora a questo progetto editoriale.
Rincresce vedere costretti bravi giornalisti fare markette. Non trovare quel fermento, di cui vi sono le potenzialità, quel dibattito vivo della città che dovrebbe essere colto, reso aperto, disponibile... pur nella linea moderata da sempre assunta. Giusto per non divenire quel giornale di parte o di partito con cui De Bortoli polemizzava recentemente con Scalfari. Un giornale che dovrebbe alimentare la discussione nel merito degli argomenti, delle diversità, potrebbe sviluppare inchieste, essere di stimolo e collante tra il nuovo pensiero e la tradizione, una critica dovuta per essere motivazione a dare il meglio, non essere giornale ridotto e vissuto nella gestione di interessi e fazioni del Palazzo Caprazucca e suoi collegati.
Troppo spesso ormai e sempre più di frequente si vede una vera e propria disinformazione e una forma di pubblicità redazionale sugli argomenti di interesse per i centri di potere. E questo comportamento porta a ciò che De Bortoli sostiene. Mi sembra una chiara descrizione di come opera a Parma la classe dirigente che mortifica l'informazione e di conseguenza la città decade.

Prendiamo come la Gazzetta ha trattato in questi anni alcuni aspetti della cultura musicale parmigiana:
-è stato pompato l'arrivo di Meli, quando si sapeva chi era e abbiamo visto cosa ha combinato!
-è stata decantata "Parma capitale della musica" senza entrare nel merito, ma con funzione solo di grancassa, un progetto fallito miseramente già nei suoi capitoli costitutivi: il piano economico parlava da sé;
-è stata redatta una pagina intera per Proczynski in occasione dell'anniversario Toscanini, una vergogna etica.
-è stata costruita una campagna di propaganda per il Festival Verdiano di palese misera consistenza;
-è stata più volte costruita una ridicola cassa di risonanza per l'orchestra del Teatro Regio, di fatto una orchestra a chiamata di Pellegrini e Maghenzani che specula su ignari iniziati e si avvale di musicisti di altre orchestre.

Brunetta, lei che è così feroce nello stigmatizzare (e liquidare banalizzando) i musicisti che stipendiati dalla loro orchestra si prestano per altre realtà, che aspetta ad intervenire qui dai suoi amici... La prossima volta che viene a Parma, me lo faccia sapere che vengo io a raccontarle le cose come stanno, poi vediamo che emoticon (faccina) colorata applichiamo al Comune, al Teatro, all'Orchestra a chiamata. Le illustro io come questo sovrintendente ex CGIL poi DS arrivato a Parma via Confalonieri, fa uso delle risorse pubbliche. Meli è l'espressione a Parma dell'inciucio nazionale!

Notiamo altresì, cosa positiva, che nelle lettere al direttore vengono pubblicati testi anche di delusione sul Festival Verdi e che dissentono rispetto ai contenuti della redazione, intenta a far passare ben altra musica, e ciò fa pensare!... qualche nota di malcontento fa breccia pure nell'editore?

Ma veniamo ora all'intervista della povera Formica che pur preparata in materia è costretta a fare markette di redazione. Sono però anche stanco di tutti questi "tengo famiglia" che si prestano e non hanno il coraggio di ribellarsi... appiattiti su quelle quattro lenticchie che passan loro per sopravvivere! Come se chi si ribella, come il sottoscritto, non avesse medesime necessità! Rimango sempre dell'idea che se non ci fossero pesci non ci sarebbero pescatori! Tempi duri per coltivare dignità!

La Gazzetta di Parma celebra i dieci anni della orchestra on demand! Questa però è la storia che a noi risulta.

Nel 1999 compare in scena, grazie all'intuito del talent scout Rubiconi, direttore del Teatro Regio, il nostro prof. Sergio Pellegrini. La sua invenzione è di costituire associazioni onlus (la più nota è Opera Ensemble, ma se ne possono citare altre: Terre Verdiane, Etneiro Oriente e Occidente) attraverso cui reperire fondi pubblici per remunerarsi, gestirsi in modo personale il fatturato (in gergo mi pare si chiami elusione fiscale) e dare una parvenza organizzativa alla fantomatica Orchestra a chiamata del Teatro Regio. Ed eccolo, dieci anni dopo, il nostro clarinettista "tosto" che ottiene una pagina intera di giornale il giorno stesso del concerto. A Milano avrebbe avuto forse lo spazio di un necrologio. Ma qui, in provincia il richiamo bisogna farlo... per gli iscritti, sempre! Come mai solo per questa formazione? Non mi risulta si sia fatto lo stesso per altre! Voi come la chiamereste? Un modus operandi già visto sempre con la stessa orchestra e lo stesso personaggio. Ma guarda un po'! Poi ci sarà la recensione dello spettacolo. Questi spazi pre recensione come li consideriamo? Rientrano forse nei costi publiredazionali del Festival? O è un plus derivante dall'iscrizione dell'Orchestra srl all'Unione Industriali Parmense? O all'amicizia di Maghenzani con il direttore Cesare Azzali?

Una intervista, quella a Pellegrini, autocelebrativa, senza dibattito, che non svela nulla, sull'orma di altre già pubblicate con domande quasi inserite in un testo già scritto... quasi messe dopo... opera di Maghenzani il fantasma dell'opera? L'uomo dietro le quinte... ma non troppo. L'amministratore della società che più volte, in qualità di consigliere provinciale (conflitto di interessi?) reclamava fondi pubblici per il Regio. E sì, perché come fa a campare se non arrivano i finanziamenti? Caro Pellegrini la sua affermazione "il complesso non ha mai ricevuto finanziamenti diretti di denaro pubblico" è quanto mai infelice, lei di finanziamenti pubblici ne riceve da sempre, eccome, e ci specula pure, ovviamente via Regio che firma il borderau... Senza il Regio lei andrebbe a suonare il clarinetto sotto i portici!

Vi immaginate il Teatro alla Scala che appalta ad un'associazione no profit o a una srl la propria orchestra così come se fosse un servizio pulizie? Beh, qui a Parma si può! L'immagine e la cultura musicale del Teatro Regio, che paga un direttore artistico musicale, dopo Bartoletti, Temirkanov, non molto presente nel ducato, è affidata di fatto ad una agenzia interinale musicale!!... perché il Teatro non ha una sua orchestra. E' o non è "Capitale della Musica" per auto proclamazione già in liquidazione? Qui abbiamo un sovrintendente che per gestire 16 persone costa 336.000 euro l'anno... immaginiamoci se avesse anche le masse artistiche a carico!

"Non abbiamo mai avuto cause di lavoro". Lei dice? Questa è molto bella. E la protesta del musicista Buzi? E la multa Enpals da 84.000 euro? E il contenzioso incipiente col violinista Bellini?... E quelle civili e penali per diffamazione del 2001, miseramente perse ma promosse a mo' di minaccia, contro gli ex colleghi Canuti, Torrembini e Serpini? Da qui partirono anche alcuni interventi dell'Enpals e, soprattutto, l'inspiegabile radicamento del clarinettista nella buca del Regio al servizio di quei politici che tramavano per i finanziamenti a loro funzionali! C'è sempre chi si presta per una "giusta" causa!

Certo una carrellata di nomi comparse fa sempre bene, rivedere i biglietti da visita raccolti... un album dei ricordi in stile "volemose bene" nonostante tutto!!... Pellegrini, è così sicuro che Schiavi, direttore artistico della Filarmonica della Scala, da lei citato, sarebbe altrettanto entusiasta di esserlo per una orchestra a chiamata come la sua? Strano non abbia citato, tra i nomi famosi che sciorina, Zeffirelli e la sua "Congiura dei pazzi"! A ben vedere si deve dire oggi che il regista aveva ragione!!

Leggere la sua intervista, professore, sembra una chiamata: scarseggiano le entrate? Certo hanno suonato con voi prime parti importanti di altre orchestre... disponibili nei giorni buchi... e venite a parlare di un "suono verdiano" (ma che vuol dire ??), vi paragonate ai Wiener?

Ma si rende conto che non sta costruendo niente se non del precariato senza speranza? E che specula culturalmente ed economicamente su questi ignari ragazzi e ragazze? Certo, che cosa vogliamo? Che alcuni celebri e stagionati maestri d'orchestra vengano a dirigervi ricevendo cachet ricchissimi, oltre i massimi stabiliti per legge, e poi parlino anche male del teatro e dell'orchestra? Voglio dire, ci provino Lorin Maazel o anche Temirkanov ad andare a Bologna o alla Scala o al Maggio e ricevere 60/70mila euro a concerto...! Solo qui riescono certi miracoli!

Lei parla di stabilità, ma cosa intende, la stabilità del suo contratto? Del suo ritorno su ogni musicista per ogni performance? Basterebbe guardare un pochino gli organici dei programmi di sala di questi ultimi anni per verificare quella che lei chiama "stabilità". Da un calcolo che risale a due anni fa, abbiamo contato 44 diversi violini primi, 58 secondi, 42 viole, 23 contrabbassi quando ne vengono utilizzati 4 di media per ogni produzione, così come per i corni che sono anch'essi 23. Alla faccia degli organici stabili! Questo è un caravanserraglio! E i dati andrebbero aggiornati... ma sono sufficienti per capire.

Lei parla di un organico fisso di 50 elementi, come avevo già scritto in altro articolo, l'attuale organico dell'orchestra di riferimento del Regio, ormai, sembra composto quasi soltanto da donne che percepiscono un compenso inferiore a quello dei colleghi uomini e certo ben diverso da quello del primo violino Mazza, da lei scoperto, inidoneo però pare per Santa Cecilia. Molti dei bravi se ne sono andati e quelli che sono rimasti vengono pagati poco e male (con un ritardo di diversi mesi). Difficile ottenere dai precari ciò che han fatto le masse artistiche a Milano!!... capaci di cacciare Meli. Senza contare poi il tipo di inquadramento contrattuale di questi presunti professori stabili: possibile che siano degli eterni co.co.co. retribuiti a furia di note di prestazioni occasionali? Nell'ambiente dei musicisti, reso reticente dalla precarietà lavorativa, tutti sanno, ma bocche cucite sulle malefatte, altrimenti son guai. Si mormora di clamorose elusioni contributive, per non dire peggio... non parliamo poi delle spedizioni all'estero, roba da farwest! Nella vostra storia decennale, pare, non venissero pagati ai professori d'orchestra i contributi per le giornate di prova, ma ci si limitasse a quelle di spettacolo. Già dal primo concerto del 28 ottobre 1999 risulta che proprio quella sera nel certificato di agibilità presentato per conto dell'orchestra da una società di Maghenzani (eh... tempi pionieristici, non c'era ancora la s.r.l) circa la metà degli orchestrali non sia stata inserita! Un'esenzione di fatto avallata dal Regio di Rubiconi, che mai si è sognato di effettuare i dovuti controlli preventivi. Ma sì, in fondo quella serata delineò perfettamente i tratti essenziali del vostro programma artistico.

Dai certificati di agibilità Enpals 2005/6 si evince che uno strumentista di fila guadagnasse 45 euro lordi al giorno (29 netti), mentre una prima parte solista 90 lordi (58 netti); risulterebbe poi non vi fosse alcuna tutela per la malattia, che non venissero certificati i giorni di lavoro ai fini dell'indennità di disoccupazione. E' questa l'orchestra stabile? Altro che "dinamicità e duttilità": questo si chiama caporalato stabile! I contratti, se si fanno, non sono certo quello collettivo nazionale di lavoro dei professori d'orchestra! Ma allora, mi chiedo, quale sia l'etica progettuale dell'Ente pubblico (anche se Fondazione privata, ma partecipata da Comune e Provincia) che affida a lei e alla sua creatura organizzativa la propria credibilità e tradizione culturale? Che non si preoccupa delle logiche di lavoro che consentono di maturare una professionalità. E ambite pure, per voce di Maghenzani, al riconoscimento di Ente lirico per il Regio! Le ripeto una orchestra non è una impresa di pulizie, né una agenzia interinale! Lei parla di progetto innovativo per l'Italia? Lei sta in piedi perché altre orchestre si sobbarcano il costo dei migliori... e gli altri ingenui sono disposti al lavoro precario... Altrimenti rimarreste tra gli amatori!! Tremonti che dicevi del lavoro fisso?

Chi è il vostro agente? Aspirate ad entrare nel giro Valentin? I bambini hanno bisogno del bagno a Montecarlo per sciacquare le note dolenti?

Piuttosto con quale diritto avete utilizzato il nome Teatro Regio per la vostra società srl oltre all'uso del marchio? E quali i termini della concessione? Da tempo l'ho chiesto, ma ancora non avete risposto... Bisogna far fare le interrogazioni comunali al Sindaco e Presidente della Fondazione, vista la reticenza? In linea con la non trasparenza gestionale che regna nell'affaire musicale parmigiano.

Abbiate decenza! smettetela di raccontar balle!!

Caro Pellegrini, lei più che tosto, mi appare ora decisamente tostato. Non ricorda nemmeno i particolari qualificanti del primo concerto della sua orchestra. Lei -sarà che è già proiettato in California e sta passando dal dialetto allo studio dell'inglese- parla vagamente di un concerto con la Izzo il 28 ottobre 1999. Le ricordo che era in realtà una serata dedicata alla memoria di uno dei più grandi direttori italiani del dopoguerra, Giuseppe Patanè. Alla presenza della moglie e della figlia del maestro, Francesca (noto soprano che si esibì a sua volta in quella circostanza), il maestro Rabaglia, cacciato ora da Meli, diresse la sua neonata orchestra insieme ad alcuni grandi cantanti fra cui, oltre alla Izzo D'Amico, Bonaldo Giaiotti e l'indimenticata Ghena Dimitrova.

Bartoletti, il suo appello ad amare questa orchestra è toccante, ma lei sa che amore è disinteressato... Lei pensa che Maghenzani e Pellegrini li siano? Lei pensa che si siano scritte pagine di storia economica culturale virtuosa in questi anni? Cosa ne è stato fatto delle ingenti risorse arrivate? Parma Capitale della musica? Le vicende musicali non possono certo collocarsi tra le iniziative da ricordare di Ubaldi... in particolare le scelte fatte nel suo secondo mandato!
Certamente l'orchestra potrebbe svolgere un ruolo importante per le nuove generazioni, specie per i giovani talenti del conservatorio, operando anche in sinergia con la Toscanini. Quel che si mette in discussione sono le modalità gestionali e il monopolio arrogante di chi guida l'Orchestra del Teatro Regio che vanificano un possibile valore di progetto e viene meno lo spirito con cui era nata a seguito della deriva che Baratta stava imprimendo alla Fondazione Arturo Toscanini. O riteniamo che la performance dello spettacolo mercenario sia l'unico parametro di giudizio e  sostituisca l'impegno e la passione per la cultura musicale?
Dal palco, maestro, avrebbe dovuto comunicare al pubblico quel che ha detto a Meli nei corridoi del teatro! Avrebbe fatto bene alla musica. Capisco che è scomparso pure il senso della vergogna, quando ogni forma culturale è usata per scopi che con la cultura non hanno nulla a che vedere.
E si tace!!... In Sicilia regna l'omertà, si dice, e qui a Parma?
Battiato: La linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito.

Ecco cara Gazzetta van bene le interviste, far dire quel che ognuno vuole, ne ha il diritto, ci mancherebbe, ma bisogna poi saper fare a parte e con la stessa visibilità la critica ai contenuti... soprattutto se sono manipolati, e il giornale ha il dovere di fare le verifiche e se discordanti, pubblicarle! Questo per non lasciare che gli autoelogi senza timore di essere contraddetti, divengano l'unica fonte informativa e la storia uno spot pubblicitario.
E a voi giornalisti un po' di esercizi alla spalliera!! (Parma, 22/10/2009)

Luigi Boschi

Le sue note sul tetro Regio

Caro Boschi, leggo da tempo le sue note sul tetro Regio, i sui membri. gli spettacoli  ed ora la Gazzetta.
Non nego che lei possa avere ragione al 100 per 100, ma quello che non capisco è ritenere disdicevole il ruolo della Gazzetta:
La Gazzetta è un organo di parte, espressione di un gruppo e tale gruppo difende legittimamente.
Sciocchi sono i lettori cittadini che si lasciano imbonire, almeno secondo lei.
Ho sempre giudicato il ruolo, la funzione della Gazzetta come quello di un pianetino della fortuna di buona memoria: ricorda?  venivano distribuiti dagli orgenetti.
Infine, per chiudere, considero tutta l'enfasi che riguarda Verdi e la lirica come una espressione di una minoranza in progressiva estinzione (tra qualche generazione - posso sbagliarmi peraltro). Non credo che si debba entusiasmarsi per tutto ciò più di tanto.
La cultura musicale in Italia e anche nella nostra città è marginale (Maurizio Alpi non sarà d'accordo)
Per dirla come un mio conoscente, penso che sia tutto molto provinciale,compresa la pretesa di trasformare Parma una centrale della cultura musicale e non.
Legittimo pensare l'esatto contrario e comportarsi di conseguenza.
Cordialità.
 
Carlo Ghidini

L'Intervista

Ho letto con molta attenzione l'intervista sulla gazzetta della signora Formica e devo ammettere che non finisce mai di stupirci il Prof Pellegrini......si dovrebbe collaborare con lui? ...se mai con il Sovraintendente del Teatro o il Sindaco del Comune di Parma...e lui non è ne l'uno ne l'altro.

Grazie Luigi per lo spazio di libertà che ci regali.

 

intervista

L’orchestra del Regio nasce, anche legittimamente, sulla scia dei rapporti sempre più tesi fra comune e Toscanini alla fine degli anni ‘90. Il progetto di usare il marchio del teatro per creare una nuova compagine fu opera di un gruppo di musicisti, in certi casi anche autorevoli, politici e addetti ai lavori da tempo in rotta di collisione con l’andazzo gestionale della Fondazione Toscanini di Gianni Baratta di cui abbiamo visto poi i risultati!
Nelle intenzioni di Flavio Maccagnoni (vice presidente dell’OSER negli anni ‘80 e ‘90), ad esempio, la nuova orchestra avrebbe dovuto costituirsi in cooperativa in modo trasparente (come il coro del Regio da tempo immemorabile del resto) e associarsi alla Confcooperative. Sono da ricordare le polemiche di Lucia Mora o di Luigi Villani contro Baratta sulla Gazzetta di Parma e le loro interrogazioni in Consiglio Comunale e Regionale.
Alla legittima domanda sul perché il Regio non dovesse avere una sua orchestra, la risposta purtroppo, per la prevaricazione degli interessi economici, ha portato alla creazione di una delle più umilianti esperienze di precariato/caporalato musicale in Italia. A cosa è dovuta la mutazione genetica che ha originato una simile mostruosità e visto il marchio di un prestigioso teatro svenduto ad una s.r.l. ? 
E perché oggi quei politici non parlano avallando di fatto questa incresciosa realtà?
AF

Complimenti!!!! Uno degli

Complimenti!!!! Uno degli articoli più belli che io abbia mai letto!!

Grazie ancora Luigi.

Luca

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