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La vita sta cambiando pelle

Google sperimenta servizio ricerca tv

Con operatore Usa. A Firenze accordo per biblioteca digitale

(ansa.it) NEW YORK - 09 marzo- La frase e' impossibile da capire, confermando che per i traduttori automatici il cammino e' ancora lungo. ''In un incontro a Google nel 2004, la discussione si rivolse ad un messaggio di posta elettronica che la societa' ha ricevuto da un fan in Sud Corea''. Google punta sempre piu' sui traduttori automatici attraverso il sistema Google Translate, ma non ci siamo ancora, come conferma qui sopra il lead di un articolo su Google del New York Times, tradotto automaticamente dall'inglese con le tecnologie, molto veloci, del colosso di Mountain View.

''In una riunione presso (la sede di) Google nel 2004, un messaggio che la societa' aveva ricevuto da un fan in Corea del sud fini' al centro della discussione'': questa e' la traduzione 'umana', forse imperfetta, ma comprensibile, del giornalista dell'Ansa. Google stesso, che sta lavorando inoltre ad un nuovo servizio di ricerca dei programmi tv, riconosce che non ci siamo ancora, ma e' vero che da una traduzione imperfetta il senso talvolta si puo' cogliere senza troppe difficolta'. ''Puo' fare la barriera linguistica andare via'', la traduzione automatica della didascalia della foto dell'articolo, significa, chiaramente, ''puo' abbattere la barriera linguistica''. Rispetto al 2004, quando il traduttore automatico era agli albori, Google Translate e' ora in grado di lavorare in 52 lingue, con risultati, certo imperfetti, ma decisamente piu' precisi.

L'idea e' di andare sempre piu' lontano: essere in grado, per esempio, di tradurre immediatamente in inglese un menu' in tedesco fotografato da un cellulare. Contrariamente ai suoi predecessori (e non sono pochi) Google non sfrutta l'approccio linguistico (cioe' il tentativo di insegnare al computer le regole grammaticali fornendo anche i dizionari), ma un cosiddetto approccio statistico. Si offrono cioe' al 'cervellone' milioni di passaggi tradotti dall'uomo in modo che possa imparare ad indovinare il senso della frase: tra i documenti di lavoro preferiti ci sono quelli delle istituzioni multilaterali come il Parlamento europeo o l'Onu. ''La nostra infrastruttura e' perfetta per l'approccio statistico - spiega al Nyt Vic Gudonatra, uno dei responsabili di Google - e possiamo avere un approccio che gli altri non si sognano neppure''.

Nonostante le palesi approssimazioni Google Translate ha sempre piu' successo, trasformandosi in un servizio di traduzione che in pochi minuti permette di leggere un articolo in una lingua sconosciuta, catturandone il senso nella maggiora parte dei casi, ma non sempre. Abbiamo tradotto dal tedesco un articolo della Faz, dedicato alla battaglia per le informazioni locali tra Wall Street Journal e New York Times. Abbiamo appreso, tra le altre cose, che ''il documento e' stato crivellato di grigio - sia il contenuto e l'aspetto''. O anche che ''il rallentamento degli annunci e la concorrenza da Internet ha preso il suo pedaggio nel 1997, la marea e' stata forte per la perdita prima a memoria d'uomo per l'editore''. Secondo il Wall Street Journal, il futuro motore di ricerca tv messo a punto in collaborazione con l'operatore satellitare Dish Network si basera' sul sistema operativa Android e permettera' agli utenti di creare una programmazione personalizzata, finanziata ovviamente dalla pubblicita'.

FIRENZE, ACCORDO FATTO CON MIBAC PER BIBLIOTECHE - Accordo tra il ministero dei beni culturali italiano e Google per la digitalizzazione di una parte dei volumi conservati nelle due biblioteche nazionali di Roma e Firenze. Presentata domani alla stampa dal ministro dei beni culturali Sandro Bondi insieme con il Presidente, Global Sales Operations and Business Development di Google, Nikesh Arora e il direttore generale valorizzazione del Mibac Mario Resca, l'intesa riguarda per il momento circa un milione di volumi delle biblioteche nazionali di Roma e Firenze, volumi storici pubblicati fino al XIX secolo e quindi non protetti dal diritto d'autore.

Le biblioteche gestite direttamente dal ministero dei beni culturali sono 45 e custodiscono in totale circa 6-7 milioni di libri ai quali vanno aggiunti circa 30 mila tra manoscritti, incunaboli e carte sciolte. A questi si sommano i circa 9 milioni di volumi conservati nelle due biblioteche nazionali. Un vero e proprio tesoro di capolavori -ha spiegato qualche tempo fa Resca anticipando l'intesa- che il ministero sente il dovere di mettere a disposizione di tutto il mondo, "per diffondere la lingua e la cultura italiana e fare in modo che chiunque sia interessato ai nostri capolavori possa avervi accesso, nel rispetto delle leggi sul diritto d'autore". Da qui l'idea di partecipare al progetto Google per la digitalizzazione dei libri con una partnership che il direttore valorizzazione del ministero ha fortemente voluto fin dai primi giorni della sua nomina, ad agosto 2009. "Vediamo l'accordo con Google come un modo importante non solo per preservare e promuovere il ricco patrimonio culturale italiano ma anche per promuovere l'immagine stessa del nostro Paese", spiegò allora. Tra le ragioni della scelta, quella di diffondere nel mondo il patrimonio italiano, ma anche conservarlo: l'alluvione di Firenze, ricorda Resca, provocò la distruzione di tanti testi preziosi, "ora perderemmo ancora quei gioielli ma non il loro contenuto"; terza ragione, promuovere la conoscenza, renderla accessibile a tutti.

Nel mondo sono già una trentina le biblioteche nazionali e universitarie che hanno raggiunto un accordo con Google Books per la digitalizzazione dei propri libri. All'inizio sono state le biblioteche universitarie di Oxford e Harvard, cui si sono unite quelle di Stanford e dell'università del Michigan, oltre alla New York Pubblic Library. Aperta la breccia dell'innovazione, l'elenco ha cominciato ad allungarsi e hanno aderito al progetto la Biblioteca Nazionale Catalana, la Biblioteca pubblica bavarese, la biblioteca nazionale francese. Accese anche le polemiche: contro l'accordo di digitalizzazione realizzato da Google Books sono scesi in campo Microsoft, Yahoo! e Amazon dando vita ad una coalizione insieme all'Internet Archive, associazione no profit di San Francisco che lavora alla realizzazione di una libreria libera di contenuti internet chiamata Open Book Alliance. Tra i contrari all'esportazione in Europa del modello Usa, anche la Federazione degli editori europei, tanto che la commissione Ue ha dato vita nei mesi scorsi ad una serie di audizioni per valutare la possibilità di mettere a punto interventi normativi per adattare le norme del copyright alle esigenze dell'era digitale. Un problema che l'accordo fatto dal ministero italiano dei beni culturali di fatto supera, mettendo in gioco solo le opere più antiche non tutelate da diritto d'autore.