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A zonzo in una città sconosciuta

LA RIFLESSIONE DI UN LETTORE DI CORRIERE.IT. Milano lascia avvertire tutto il suo afflato profondo nelle notti d'estate, quando si lascia accarezzare lungo i viali alberati, schiudendo la sua bellezza nelle zone del centro

(corriere.it) «Luna di città d'agosto che sembri solamente mia in questo asfalto posto con la gente che se n'è andata via»: iniziava così il testo di una canzone di Jovanotti che ricorda la mia adolescenza pugliese. Oggi questo motivetto mi ritorna in mente in queste splendide serate milanesi di chi, come me, è rimasto in città per lavoro. Milano d'estate svela il suo volto più bello e magico, quando l'affollamento dei mesi invernali lentamente, a partire da fine giugno, lascia spazio alla calma e alla calura estiva: è proprio con l'arrivo dell'afa che, paradossalmente, la città inizia a respirare, liberandosi dalla calca che la opprime durante gli altri periodi dell'anno.

Milano è così, sembra chiudersi su se stessa quando è soffocata dal traffico e dal baccano delle auto, dal chiasso dei suoi abitanti che si rincorrono tra i mille locali della città consumando l'ennesimo happy hour, affrettandosi per arrivare in tempo all'ennesima cena e non mancare la chiusura della serata con il classico (milanesissimo) after hour. Milano allora sembra quasi nascondersi, infastidita da tutto questo rumore, sembra voler proteggere la sua magia al sicuro da chi la consuma tra un aperitivo e un pezzo di focaccina; Milano si chiude a riccio davanti a chi la sporca, seminando ovunque bottiglie e tovagliolini in zona Colonne, da chi sgomma con l'auto a pochi passi dall'Arco della Pace, magari esibendosi anche in qualche improbabile testacoda.


(Fotogramma)
(Fotogramma)

La città, invece, lascia avvertire tutto il suo afflato profondo nelle notti d'estate, quando si lascia accarezzare lungo i suoi viali alberati, schiudendo tutta la sua bellezza nelle stradine del centro, quando il traffico si dirada completamente e si spengono i semafori. Viene fuori una Milano malinconica e al tempo stesso romantica, una Milano che ti lascia toccare con mano la sua sofferenza, negli occhi dei barboni che dormono nei parchi, nello sguardo delle prostitute lungo viale Isonzo, nelle scritte sui muri di corso di Porta Ticinese, ma che nello stesso tempo sa concedersi in tutta la sua bellezza nei luoghi più inaspettati e sconosciuti: un baracchino in piazza Po che vende anguria fino a notte fonda, i vicoli e i localetti del quartiere Isola, custodi di una città che sopravvive al ritmo infernale del progresso e della globalizzazione, difendendo la sua storia e le sue tradizioni. Milano è viva e ha i muscoli forti, ma è costretta in panchina da chi la maltratta affogandola sotto fiumi di cocaina, da chi la umilia sotto metri cubi di cemento e da chi se la beve tra un cocktail e l'altro, giusto perché non sa come altro godersela. Eppure forse il mese di agosto è il mese in cui la città offre il meglio di se stessa: nei musei che si lasciano visitare gratis, nei parchi non affollati, dove fare jogging diventa un vero piacere, nelle rassegne cinematografiche all'aperto, nelle mille iniziative delle varie associazioni e fondazioni che offrono un'opportunità unica per scoprire luoghi altrimenti inaccessibili negli altri periodi dell'anno, nella quiete dei giardini interni dei suoi palazzi signorili, che durante l'anno sembrano quasi volersi nascondere per proteggersi dal ritmo frenetico e caotico della città.

Qualche piccolo consiglio per l'uso: munitevi di una bicicletta (uno scooter sarebbe meglio, perché vi condurrebbe più lontano, ma anche una bici fa egregiamente il suo dovere), una buona guida della città (per chi ormai la vive da diversi anni, vanno benissimo anche le pagine locali dei quotidiani nazionali, un vero pozzo di informazioni su tutto ciò che di interessante accade in città) e mettetevi a girare, preferibilmente da soli: scoprirete una città sconosciuta e unica, che vi regalerà emozioni straordinarie, mostrandovi tutto il suo seducente fascino, sotto forma di una bellezza che non ha bisogno di abiti succinti e scollature esagerate per apparire, non volgare come quei modelli che si vogliono proporre di grattacieli eccessivi e fuori luogo, ma una bellezza elegante, quasi timida, estremamente riservata, che sa far innamorare solo chi è davvero capace di coglierla appieno nel silenzio delle sue strade, nel tepore delle notti di agosto.
P.S. Dall'angolo tra via Santa Lucia e via Beatrice D'Este si vede la "Madunina", una pattuglia sfreccia veloce su viale Bligny squarciando il silenzio della notte, ancora pochi isolati e sarò a casa, tra poche ore si torna al lavoro: ma quanto è bella Milano!

Vito Manfredi Latilla
05 agosto 2010 (ultima modifica: 09 agosto 2010)

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