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La vita sta cambiando pelle

MILANO: QUARTO OGGIARO NELLE MANI DEI PADRINI

Pestaggi, scarcerazioni e vendette. Il quartiere alla periferia di Milano è controllato da due famiglie. Su 4mila appartamenti popolari ce ne sono 700 occupati abusivamente

Andrea Galli

(Corriere.it) MILANO — A modo loro, coi loro modi, controllano pure l'immigrazione. E d'accordo che su 4 mila appartamenti popolari — l'80% sono del Comune — ce ne sono 700 occupati abusivamente, e dunque li si potrebbe affittare agli stranieri ad alto prezzo. E però, prima, le case vanno destinate a parenti e parenti dei compagni in carcere, e vanno usate come fabbriche e smercio di droga. L'elenco è lungo, le priorità sono altre, la famiglia viene prima di tutto. A Quarto Oggiaro, unica periferia tra le periferie di Milano e d'Italia, niente extracomunitari. A meno che non siano gli albanesi e slavi clienti delle due bische clandestine nascoste dietro l'insegna «circolo privato» in via Lopez e via Concilio Vaticano II: arrivano, giocano forte coi soldi — la pistola sul tavolo —, e se ne vanno senza far casino. Duri e silenziosi. Durissimi. Silenziosissimi. Binomio perfetto. Binomio richiesto, amato, preteso da 'ndrangheta e camorra che hanno in mano il quartiere. Passi il carcere, ci si è abituati. Passino i giornali, tanto nell'organizzazione ci sono perfino gli addetti a catalogare gli articoli. Ma le parole, il denunciare, il — sia mai — collaborare con la polizia, no. E se non lo si capisce, minacce, auto bruciate, e via via, fino ai pestaggi.

Siano cittadini stanchi, siano preti coraggiosi come don Edy Cremonesi, siano poliziotti, non fa differenza: intimidire, intimidire, e ancora intimidire. Nella Milano che invoca la tolleranza zero contro gli zingari che rubano il rame dai binari, i peruviani ubriachi che invadono i parchi pubblici armati di barbecue, i piccoli nomadi che borseggiano fuori dalla stazione Centrale, nella Milano delle marce del sindaco Letizia Moratti a favore della legalità, ci si è dimenticati degli italiani, gli italiani cattivi che vivono in questo incrocio di malaffari e ma-lavita, di sensi unici, di pitbull che sbranano barboncini, di denunce rare e sempre anonime, di balconi delle case dei boss di colore diverso rispetto alla tinta del caseggiato, di centinaia di persone a libro paga delle cosche, 3 mila euro al mese in cambio di soffiate, rifugi, favori. Italiani. Italiani di Petilia Policastro, Crotone, e di Casaluce, Caserta. Italiani come i calabresi Carvelli e come i campani Tatone. Due cognomi. Due dinastie. Le mani su Quarto Oggiaro. Dopo la pulizia degli Anni Novanta, con le maxi- operazioni da decine di arresti a botta, scontati i 15-16 anni di cella i boss sono usciti. Sono tornati. Hanno ricominciato. Arruolamento delle giovani leve.
Addestramento per far sì che riescano a dominare la strada. Convocazione ufficiale per debuttare con lo spaccio. E, sancito da una cena, un vertice per far ripartire i lavori del cantiere-delinquenza. Dividiamoci il quartiere. Alla 'ndrangheta via Capuana, via Traversi, via De Pisis. Alla camorra via Lopez, via Pascarella, via Concilio Vaticano II, via Graf, via Simoni. Alla malavita, la geografia di Quarto Oggiaro. Eccetto via Satta, dove c'è il commissariato guidato da Angelo De Simone, giovane, bravo, tosto. La scorsa settimana, De Simone ha chiuso un'indagine anti-droga. Dodici in manette. Di questi, facendo piangere la brava gente, i povericristi che non sanno più a che santo votarsi, i (pochi) che resistono e non han paura di urlarlo, dieci sono stati scarcerati dal gip Federica Centonze. Raccontano che alcuni ragazzini, per due giorni, dopo la decisione del giudice, han girato il quartiere con copie dell'ordinanza in mano, per far vedere, documentandolo, se qui comanda lo Stato o l'anti-Stato. «Lo sa — domanda una signora con un foulard nero, bisbigliando — cosa succederà? Che il Comune correrà ai ripari annunciando: metteremo più telecamere ». Difficile. Nemmeno dopo il blitz di De Simone e il suo racconto d'un quartiere malato, eccetto l'omni-presente vicesindaco Riccardo De Corato che quantomeno s'è congratulato con gli agenti, dal Comune nessuno, tra maggioranza e opposizione, è intervenuto. Nessuno.
Dal più integralista garantista all'accecato dalla passione per i disperati. Nessuno. Nemmeno fosse Milano, Quarto Oggiaro. Manco fosse un qualunque paese della provincia, Quarto Oggiaro. Domenica, nell'omelia, don Edy ha detto che «non ci sono solo i boss, ci siamo anche noi, ce la faremo». Certo che «vedere che li arrestano e poi li scarcerano...». Così ha deciso il gip Centonze. Un nuovo gip, Guido Salvini, ha per intanto convalidato le manette per Daniele La Face, classe 1984, dopodiché ha rigirato le carte ai pm e fatto resuscitare l'inchiesta, che potrebbe portare a un giro di vite. Scrive Salvini, a conferma della bontà dell'azione della polizia, supportata da un articolato materiale audiovisivo: «L'attività ha costituito un significativo intervento nei confronti di soggetti che rischiavano di controllare in modo stabile il territorio ». Controllare. Territorio. Al commissariato, i summit si tengono a tapparelle abbassate: dai palazzoni di fronte sbirciano, prendono nota su arrivi, durate degli incontri e, quando vogliono vederci chiaro, meglio, di più, ecco, inseguono in auto il visitatore fino a via Vialba. Dove comincia l'hinterland. Dove Quarto Oggiaro finisce. Qui, in questo punto. Un campetto spelacchiato. Una bottiglia di birra in frantumi. Un pacchetto di sigarette accartocciato. Il ciglio della strada. Un cartello stradale. Sopra c'è scritto «Milano». (01 agosto 2007)