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Regio, Rolli e Pertusi presentano il loro progetto. "Situazione gravissima" L’INTERVISTA

(parmasera.it) Non hanno padroni, non hanno alcun interesse economico e non cercano di fare favori a nessuno. Ma allora perchè spendersi tanto da strutturare un progetto artistico, di rilancio del Teatro Regio e del Festival Verdi, nel dettaglio? Il maestro Sebastiano Rolli, autore del progetto insieme al basso parmigiano di fama mondiale Michele Pertusi, risponde senza mezzi termini. "La situazione del Teatro Regio è gravissima - dice Rolli - abbiamo solo dato il nostro contributo a disposizione della città e di chi dovrà amministrare il Teatro dopo Meli. L’operazione è uno strumento che non richiede, nè noi la pretendiamo, la nostra collaborazione".
 
Quindi non ha a che fare con il bando annunciato da Ciclosi per scegliere il successore del sovrintendente.
"Del bando proposto da Ciclosi ancora non si sa nulla, a parte che dovrebbe uscire il 16 febbraio. Non si conosce la commissione e non si sa bene qual è la figura richiesta. Sicuramente non è quella del direttore artistico. Questo è un programma artistico indirizzato all’attenzione di un direttore artistico e non di un sovrintendente o di un direttore o segretario generale".
 
Eppure siamo stati abituati per anni alla figura di un sovrintendente che fa anche da direttore artistico.
"Siamo in effetti abituati a questa strana figura che fa quadrare i conti da una parte e pure l’organizzatore degli eventi e degli spettacoli dall’altra. Per rinnovare il nostro Teatro Regio una delle prime cose da fare sarebbe proprio superare questa ambiguità. Meli dice di essere direttore artistico e sovrintendente, ma è una sciocchezza che abbiamo solo a Parma. E’ come dire che il controllore è anche il controllato".
 
Dunque il progetto segnerebbe per voi la svolta dal modo di fare di Meli?
"La nostra idea prende l’esempio di Pesaro, in cui si esegue Rossini come in nessun’altra parte del mondo. Noi vogliamo poter dire che solo a Parma si esegue Verdi come si dovrebbe, e cioè come il grande compositore prevedeva. Ci vuole uno studio musicologico dietro e prima di raccogliere i frutti di un lavoro che comunque sarebbe lungo ci vorrebbero anni. Ma è quello che serve per un vero festival monografico. Per questo una delle prime cose da istituire sarebbe un’Accademia da cui fa uscire nuovi interpreti specializzati nel repertorio verdiano".
 
Dunque un’operazione sicuramente di grande prestigio. Ma a Parma abbiamo le eccellenze, come insegnanti e studiosi che possano mettere in atto un’operazione di queste proporzioni?
"A Parma esistono prima di tutto le strutture e le teste per dar vita a un movimento in grado di inaugurare il rinnovamento. Poi non è mica deto che dobbiamo fare tutto in casa, anzi. Però usufruire del Conservatorio per quanto riguarda l’accademia di cui parliamo nel progetto è più che fattibile e sul versante musicologico non dimentichiamo l’Istituto studi verdiani, che avrebe un ruolo centrale. Il comitato scientifico dell’istituto è presieduto dai massimi esperti internazionali di Verdi come Gosset, Pietrobelli e Conati per non parlare dell’inestimabile valore del materiale autografo di Verdi che lì è custodito". 
 
Ma perchè questi studiosi non si sono mai sollevati contro la gestione del Teatro Regio?
"Secondo me il motivo sta nel fatto che bisogna sempre fare i conti con la politica. Cambiare la mentalità di chi va al potere è l’unica soluzione perchè poi le risorse economiche vengano sfruttate nel modo più opportuno".
 
Voi avete provate a portare la vosra proposta a chi di dovere?
"Abbiamo incontrato l’entusiasmo di quasi tutti quelli con cui abbiamo parlato. E non sono pochi: Bernazzoli, Guarnieri, Villani, Ubaldi, l’unione industriali solo per citarne qualcuno. Ma vede, nel gioco della politica la libertà è relativa, devi dar conto a chi ti ha sostenuto. Insomma l’entusiasmo preliminare potrebbe sfociare in un nulla di fatto nel momento in cui, una volta sulla poltrona, si devono prendere decisioni a seconda anche dell’opportunità".
 
LETTERA DI PRESENTAZIONE AL PROGRAMMA - In questi (quasi) due anni di dibattito e di riflessioni sul Teatro Regio, e’ nato un progetto artistico e gestionale. Il progetto artistico (che qui presentiamo) e’ il frutto di colloqui, scambi, approfondimenti, ripensamenti. Vuole cercare in tutta umiltà di tracciare una linea d’indirizzo per quelle che potranno essere le strategie future adottate dal Teatro per rilanciare la propria infangata immagine nel mondo musicale e culturale. In questi mesi di incontri, colloqui e confronti abbiamo toccato con mano la distanza che separa l’universo degli ’intellettuali’ da quello degli amministratori del potere. Questa distanza e’ essenzialmente interprete di una diversa ottica sulla realtà cittadina, di diversi interessi e vantaggi. Non siamo tanto ingenui da credere che la ’Chiesa si gestisca con le Ave Maria’ come disse Paul Marcinkus, ma non siamo nemmeno tanto cinici da credere che queste non servano (se ci passate il parallelismo). Oggi ci troviamo di fronte ad una svolta abbastanza epocale. Il mondo sta drammaticamente cambiando, la nostra città ha vissuto un periodo senza precedenti, il nostro Teatro (simbolo ed espressione istituzionale della cultura cittadina) sta passando un momento che non ha eguali nella propria storia. I responsabili dell’attuale situazione non sono le contingenze internazionali, che’ allora tutti i teatri sarebbero nello stato in cui versa il Regio, bensì l’attuale team dirigente (recentemente sfiduciato da tutti i dipendenti del Teatro stesso - cosa mai successa prima!!). Va da se’ che la proposta culturale da noi elaborata può avere un seguito solo nel momento in cui queste persone verranno rimosse. Allo stesso tempo il progetto culturale (al quale verra’ affiancato un progetto economico-amministrativo in fase di ultimazione) non e’ una bacchetta magica, ma solo una proposta credibile che sentiamo di dovere alla città. Infatti e’ nello spirito di servizio a questa che mettiamo sul piatto le nostre proposte: per condividerle, per ricevere critiche costruttive, per metterci in discussione, per poter integrare nello spirito di un dialogo aperto ciò che si ritiene migliorabile.
Crediamo che il nostro compito sia questo; lontani dai giochi politici, lontani da legittime obbedienze di partito, e soprattutto lontani da quelli che possono essere i legami di interesse economico e quindi politico che attanagliano la città, rimaniamo cittadini liberi! Non abbiamo padroni, non siamo sudditi e non abbiamo debiti con nessuno: e’ nello spirito di questa libertà che ci sentiamo di presentare le nostre idee sulla strada che il Regio potrà intraprendere. 

regio

cari  Sebastiano e Michele, ci state mettendo la faccia, vi fa onore. Ora andrò a leggere il vostro progetto quando lo trovo, ma permettetemi di esprimere alcune perplessità sull'intervista di cui sopra. Anzitutto una precisazione: Meli è al massimo un PR, non si può dire che sia un direttore artistico in senso stretto (i titoli sono quasi obbligati, i cast li fanno le agenzie...), me nemmeno un sovrintendente, posto che i contratti li firma Carra, altrimenti altro che 7 milioni...Ecco, l'anomalia vera è che abbiamo un PR da 330mila euro l'anno + benefit. Dal punto di vista strettamente artistico mi pare che il punto di partenza, fare a Parma con Verdi ciò che Pesaro fa con Rossini, sia per lo meno discutibile. La renassaince rossianiana ha significato riscoprire e riscrivere opere totalmente sconosciute ai più e mai rappresentate nel '900. Possiamo dire la stessa cosa di Verdi? Non direi. Mi pare poi molto pericoloso, se non velleitario, perseguire il vecchio sogno di eseguire finalmente a Parma e solo a Parma Verdi come si dovrebbe eseguire. Già, come si dovrebbe eseguire?? Così o cosà una volta per sempre?? che ppalle! Io sono un modesto compositore, sai che noia fare un pezzo sempre nello stesso modo? Ho capito, un conto è la (cattiva) tradizione, un altro l'interpretazione rispettosa del testo. Ma, alla fine, come si dovrebbe fare Verdi?? Forse che alla Scala di Milano o i naltri grandi teatri  non ci si pongono certi problemi?  Infine un ultima notazione: e così avreste parlato dei vostri progetti con Villani, Ubaldi, Bernazzoli, Guarnieri e compagnia cantante, cioè con i primi responsabili dello scempio: sono sempre più perplesso! Comunque spero di sbagliarmi. Vi auguro buona fortuna, non sarà facile!

Giuseppe         

Chiarimento

Vorrei rispondere a Giuseppe per una precisazione: sono assolutamente d'accordo con lui sulla figura professionale di Meli, volevo infatti significare e sottolineare la particolarità da lui notata. L'intervista che mi e' stata fatta e' avvenuta per telefono e sicuramente mi sono espresso male e frettolosamente in modo da non chiarire il mio pensiero. Per quanto riguarda le diversità fra Pesaro e Parma vorrei sottolineare che il parallelismo da applicare riguarda l'approccio alla partitura. Di Verdi si e' già eseguito (quasi) tutto quindi il lavoro filologico deve rivolgersi al 'come' e non al 'cosa'. Con questo siamo convinti che i grandi teatri si pongano certi problemi, siamo altresì consapevoli che una strada filologica sul repertorio verdiano non e' ancora stata tentata da nessuno in modo sistematico e programmatico. Potrebbe essere curioso e stimolante sentire certe pagine in modo diverso grazie al ripristino di una certa prassi. Ma non vogliamo essere fraintesi! Non siamo degli integralisti, non vogliamo cominciare a portare strumenti barocchi al Regio o cose del genere. Semplicemente ci poniamo (anche noi come tanti altri) il problema di un approccio storicistico al melodramma verdiano.
Il fatto di aver discusso del nostro progetto con i candidati sindaco e gli esponenti delle forze politiche e' stato la conseguenza di un loro invito. Chiunque ci chieda di discutere con noi le nostre idee viene senz'altro accontentato. Mi sembra il segno che c'è la voglia di cambiare (almeno lo speriamo). Cambiare non significa dare il Regio in mano al sottoscritto; non vorrei mai! Non ho l'esperienza, il talento, il curriculum per pensare di propormi come l'uomo del cambiamento. Sono solo un cittadino che, occupandosi di musica, ha voluto dire la sua proponendo una strada solo ed esclusivamente culturale (delle cifre, come scritto nella lettera che precede il progetto, se ne sta occupando qualcun altro) che ritiene a valida. Ovviamente e' migliorabile, non ha la pretesa di essere la novità del secolo, ed e' aperta a qualsiasi contributo. Pensiamo pero' che sia un punto di partenza positivo, tutto qui.
Io ho detto la mia... Ben vengano interventi propositivi che cercano di portare un punto di vista differente al quale non avevamo pensato.

Sebastiano

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